• Fisco: spetta al giudice ordinario la cognizione sulle controversie relative all'esecuzione forzata tributaria
  • Ai sensi dell'art. 2 del d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546 (come modificato dall'art. 2, comma 2, della l. 28 dicembre 2001, n. 448, e dal d.l. 20 settembre 2005, n. 203, convertito, con modificazioni, dalla l. 2 dicembre 2005, n. 248), spetta al giudice ordinario - e non a quello tributario - la cognizione sulle controversie concernenti gli atti dell'esecuzione forzata tributaria successivi alla notificazione della cartella di pagamento o, dove prevista, dell'intimazione di pagamento di cui all'art. 50 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602.
  • Processo civile: il mancato deposito dell'avviso di ricevimento determina l'inammissibilità del ricorso per cassazione notificato tramite posta
  • Nel caso di ricorso per cassazione notificato a mezzo del servizio postale, la mancata produzione in giudizio dell'avviso di ricevimento comporta l'inesistenza della notifica (della quale, pertanto, non può essere disposta la rinnovazione ex art. 291 c.p.c.) e l'inammissibilità del ricorso medesimo, in quanto, pur risultando provata la tempestività della proposta impugnazione, non può accertarsi l'effettiva e valida costituzione del contraddittorio.
  • Rito societario: non è ricorribile per cassazione l'ordinanza con la quale il presidente del tribunale dichiara l'inammissibilità dell'istanza di fissazione dell'udienza di discussione
  • Il ricorso per cassazione previsto dall'art. 111, settimo comma, Cost. è proponibile avverso ogni provvedimento giurisdizionale, anche se emesso in forma di decreto o di ordinanza, che abbia i caratteri della decisorietà e della definitività, e cioè che pronunci o comunque incida, irrevocabilmente e senza possibilità di impugnazione, su diritti soggettivi. Tale mezzo non è perciò esperibile contro l'ordinanza con la quale, nel rito societario, il presidente del tribunale dichiari l'inammissibilità dell'istanza di fissazione dell'udienza di discussione (art. 8, comma 5, d.lgs. 17 gennaio 2013, n. 5), trattandosi di provvedimento istruttorio privo di carattere decisorio (giacché non incide con efficacia di giudicato su situazioni giuridiche sostanziali) e non definitivo (potendo l'istanza essere riproposta).
  • Stato civile: se la coppia lo richiede, va cancellata l'annotazione, apposta a margine dell'atto di matrimonio, di cessazione degli effetti civili del matrimonio stesso conseguente alla rettificazione di sesso di uno dei coniugi
  • Per effetto della sentenza della Corte costituzionale n. 170/2014 [sentenza - riconducibile alla categoria delle "additive di principio" - che ha dichiarato l'incostituzionalità delle disposizioni in materia di rettificazione di attribuzione di sesso (artt. 2 e 4 della l. 164/1982; art. 31, comma 6, del d.lgs. 150/2011), «nella parte in cui non prevedono che la sentenza di rettificazione dell'attribuzione di sesso di uno dei coniugi, che provoca lo scioglimento del matrimonio o la cessazione degli effetti civili conseguenti alla trascrizione del matrimonio, consenta, comunque, ove entrambi lo richiedano, di mantenere in vita un rapporto di coppia giuridicamente regolato con altra forma di convivenza registrata, che tuteli adeguatamente i diritti ed obblighi della coppia medesima, con le modalità da statuirsi dal legislatore»], deve disporsi la cancellazione dell'annotazione, apposta a margine dell'atto di matrimonio, di cessazione degli effetti civili del matrimonio stesso per l'intervenuta rettificazione di sesso di uno dei coniugi; e ciò, allo scopo di conservare alla coppia che lo richieda il riconoscimento dei diritti e doveri propri del rapporto matrimoniale, fino a quando il legislatore non disciplini la materia nel senso indicato dalla Consulta.
  • Processo amministrativo: la condanna "sui criteri" non esime la parte dal provare i danni di cui chiede il risarcimento
  • La condanna "sui criteri", prevista dall'art. 34, comma 4, c.p.a., non solleva il creditore dall'onere di provare i danni di cui invoca il ristoro, secondo le comuni regole civilistiche.
  • Espropriazioni per pubblica utilità: la Corte costituzionale fissa i paletti dell'utilizzazione senza titolo di un bene per scopi di interesse pubblico (art. 42-bis d.P.R. 327/2001)
  • L'art. 42-bis del d.P.R. 327/2001, il quale disciplina la «Utilizzazione senza titolo di un bene per scopi di interesse pubblico», dev'essere interpretato nel senso che l'adozione dell'atto acquisitivo ivi previsto è consentita - una volta escluse, all'esito di un'effettiva comparazione con i contrapposti interessi privati, altre opzioni, compresa la cessione volontaria mediante atto di compravendita - solo quando non sia ragionevolmente possibile la restituzione (totale o parziale) del bene, previa riduzione in pristino, al privato illecitamente inciso nel suo diritto di proprietà.
  • Previdenza: è incostituzionale l'azzeramento, per gli anni 2012 e 2013, del meccanismo perequativo delle pensioni superiori a tre volte il minimo INPS
  • È incostituzionale - per violazione degli artt. 3, 36, primo comma, e 38, secondo comma, Cost. - l'art. 24, comma 25, del d.l. 6 dicembre 2011, n. 201 (Disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della l. 22 dicembre 2011, n. 214, nella parte in cui, per gli anni 2012 e 2013, riconosce la rivalutazione monetaria dei trattamenti pensionistici, nella misura del 100%, soltanto alle pensioni d'importo complessivo fino a tre volte il trattamento minimo INPS.
  • Convenzione di Bruxelles (1968): il luogo dei "danni-conseguenza" non rileva ai fini della giurisdizione
  • Ai fini dell'applicazione dell'art. 5, n. 3, della Convenzione di Bruxelles del 27 settembre 1968, resa esecutiva in Italia dalla l. 21 giugno 1971, n. 804 [sostanzialmente trasfuso nell'art. 5, n. 3, del Regolamento (CE) n. 44/2001 del Consiglio, del 22 dicembre 2000], concernente la competenza giurisdizionale e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, il «luogo in cui l'evento dannoso è avvenuto» è quello nel quale l'azione o l'omissione è stata compiuta oppure si è verificato il c.d. "danno iniziale", mentre non rileva il luogo dei c.d. "danni-conseguenza", ossia quello in cui il patrimonio del danneggiato risenta delle conseguenze pregiudizievoli dell'evento di danno lamentato come ingiusto.
  • Libertà di stabilimento: gli Stati membri dell'UE possono imporre alle imprese di assicurazione sulla vita di comunicare ai clienti informazioni ulteriori rispetto a quelle elencate nella direttiva 92/96/CEE
  • L'articolo 31, paragrafo 3, della direttiva 92/96/CEE del Consiglio, del 10 novembre 1992, che coordina le disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative riguardanti l'assicurazione diretta sulla vita e che modifica le direttive 79/267/CEE e 90/619/CEE (terza direttiva assicurazione vita), deve essere interpretato nel senso che non osta a che un'impresa assicuratrice, sulla base di principi generali di diritto interno, sia tenuta a comunicare al contraente talune informazioni supplementari, oltre a quelle di cui all'allegato II della direttiva in parola, a condizione che le informazioni richieste siano chiare, precise e necessarie alla comprensione effettiva da parte del contraente degli elementi essenziali dell'impegno e che garantiscano una sufficiente certezza del diritto.
  • Processo penale: il luogo di consumazione del delitto di accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico (art. 615-ter c.p.) è quello in cui si trova il reo
  • Ai fini dell'individuazione del giudice territorialmente competente, il luogo di consumazione del delitto di accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico (art. 615-ter c.p.) è quello in cui si trova l'autore dell'illecito (e non quello in cui si trova il server).
  • Processo amministrativo: l'Adunanza plenaria sancisce importanti principi di diritto in tema di unicità o pluralità di domande, graduazione delle questioni e assorbimento dei motivi
  • Nel giudizio impugnatorio di legittimità in primo grado: 1) l'unicità o pluralità di domande proposte dalle parti, mediante ricorso principale, motivi aggiunti o ricorso incidentale, si determina esclusivamente in funzione della richiesta di annullamento di uno o più provvedimenti autonomamente lesivi; 2) la parte può graduare, esplicitamente e in modo vincolante per il giudice, i motivi e le domande di annullamento, ad eccezione dei casi in cui, ai sensi dell'art. 34, comma 2, c.p.a., il vizio si traduca nel mancato esercizio di poteri da parte dell'autorità per legge competente; 3) non vale a graduare i motivi di ricorso o le domande di annullamento il mero ordine di prospettazione degli stessi; 4) in mancanza di rituale graduazione ad opera della parte, il giudice amministrativo, in base al principio dispositivo e a quello di corrispondenza fra il chiesto e il pronunciato, è tenuto ad esaminare tutti i motivi e tutte le domande di annullamento, a meno che non ricorrano i presupposti per disporne l'assorbimento, perché imposto dalla legge, per pregiudizialità necessaria o per ragioni di economia processuale.
  • Elezioni comunali: la soglia di sbarramento del 3% va calcolata sul numero totale dei voti validi ottenuti dalle liste che sostengono il sindaco
  • In materia di elezioni comunali, la soglia di sbarramento del 3% prevista dall'art. 73, comma 7, del d.lgs. n. 267/2000 («Non sono ammesse all'assegnazione dei seggi quelle liste che abbiano ottenuto al primo turno meno del 3 per cento dei voti validi e che non appartengano a nessun gruppo di liste che abbia superato tale soglia») dev'essere calcolata sul numero totale dei voti validi ottenuti dal raggruppamento di liste che sostiene il candidato alla carica di sindaco (e non già sui voti validi assegnati a quest'ultimo).
  • La nuova disciplina europea sulla sperimentazione clinica di medicinali per uso umano
  • Il 27 maggio 2014, sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione Europea è stato pubblicato il regolamento (UE) n. 536/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 aprile 2014 sulla sperimentazione clinica di medicinali per uso umano e che abroga la direttiva 2001/20/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 4 aprile 2001, concernente il ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative degli Stati membri relative all'applicazione della buona pratica clinica nell'esecuzione della sperimentazione clinica di medicinali ad uso umano (attuata in Italia dal d.lgs. 24 giugno 2003, n. 211). Il regolamento sarà applicabile...
  • Responsabilità civile dei magistrati: l'esercizio dell'azione risarcitoria ex lege 117/1988 non giustifica né la ricusazione del giudice né la rimessione del processo
  • Anche dopo le modifiche introdotte dalla l. 23/2015, la proposizione dell'azione di risarcimento dei danni cagionati nell'esercizio delle funzioni giudiziarie, disciplinata dalla l. 117/1988, non costituisce di per sé: a) valida ragione di ricusazione del giudice [art. 37 c.p.p., in relazione all'art. 36, lett. a) e d), c.p.p.]; b) ove riguardi più magistrati di un medesimo ufficio giudiziario, grave situazione locale idonea ad imporre la rimessione del processo (artt. 45 ss. c.p.p.).
  • Diritto amministrativo: l'Amministrazione risponde del malfunzionamento della piattaforma informatica che gestisce il procedimento
  • Le risposte fornite dal sistema informatico predisposto dalla Pubblica Amministrazione per la gestione del procedimento sono ad essa oggettivamente imputabili. Risponde, pertanto, della sua condotta omissiva il dipendente che, tempestivamente informato del malfunzionamento di tale sistema, non si adopera affinché siano comunque soddisfatte, nel rispetto dei principi di legalità e imparzialità, le legittime richieste avanzate dal soggetto interessato (fattispecie relativa ad una procedura concorsuale per il rilascio di autorizzazioni all'apertura di farmacie).
  • Responsabilità amministrativa: il consigliere regionale che non giustifica le "spese di rappresentanza" ne risponde davanti alla Corte dei conti (anche se la Regione è a statuto speciale)
  • Risponde del danno erariale, davanti alla Corte dei conti, il consigliere regionale che omette di documentare le spese effettuate utilizzando i fondi pubblici assegnati al gruppo consiliare di appartenenza.
  • Tutela dei consumatori: il contratto deve esporre in modo trasparente, preciso e intelligibile il funzionamento del meccanismo di assicurazione, in modo che il consumatore possa valutarne le conseguenze economiche
  • L'articolo 4, paragrafo 2, della direttiva 93/13/CEE del Consiglio, del 5 aprile 1993, concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori, deve essere interpretato nel senso che una clausola stipulata in un contratto di assicurazione, e intesa a garantire la presa a carico delle rate dovute al mutuante in caso di inabilità totale al lavoro del mutuatario, rientra nell'ambito dell'eccezione contenuta in questa disposizione soltanto se: a) tenuto conto della natura, dell'economia generale e delle stipulazioni dell'insieme contrattuale di cui la clausola fa parte nonché del suo contesto giuridico e fattuale, tale clausola fissa un elemento essenziale del suddetto insieme che, in quanto tale, caratterizza quest'ultimo; e b) detta clausola è redatta in modo chiaro e comprensibile, vale a dire che essa è non soltanto intelligibile per il consumatore sul piano grammaticale, ma anche che il contratto espone in modo trasparente il funzionamento concreto del meccanismo al quale la clausola si riferisce nonché la relazione tra tale meccanismo e quello prescritto da altre clausole, in modo che il consumatore sia posto in grado di valutare, sul fondamento di criteri precisi e intelligibili, le conseguenze economiche che gliene derivano.
  • Contratti pubblici: è legittima la revoca della gara d'appalto per sopravvenute difficoltà finanziarie
  • È legittimo il provvedimento amministrativo che dispone, a causa di sopravvenute difficoltà finanziarie, la revoca in autotutela (art. 21-quinquies della l. 241/1990) di una procedura di gara per l'affidamento di contratti pubblici, anche quando sia intervenuta l'aggiudicazione definitiva e sempreché non sia stato ancora stipulato il contratto, fermo restando l'obbligo di indennizzare i soggetti cui tale provvedimento abbia arrecato pregiudizio.
  • Responsabilità civile dei magistrati: il mancato esperimento degli ordinari mezzi di impugnazione preclude l'azione risarcitoria
  • In materia di responsabilità civile dei magistrati (l. 117/1988), l'azione di risarcimento del danno nei confronti dello Stato è ammissibile solo quando siano stati previamente esperiti, avverso la decisione che si assume lesiva, i mezzi ordinari di impugnazione previsti dall'ordinamento (fattispecie relativa alla mancata proposizione del ricorso per revocazione ordinaria di una sentenza della Cassazione che aveva omesso l'esame di un motivo di doglianza).
  • Matrimonio: il coniuge divorziato che crea una famiglia di fatto perde l'assegno divorzile
  • Il coniuge divorziato che instaura una nuova convivenza stabile, costituendo così una famiglia di fatto, perde definitivamente il diritto all'assegno divorzile.
  • Processo civile: le astreintes non sono incompatibili con l'ordine pubblico italiano
  • Le astreintes previste in altri ordinamenti (nel caso di specie, quello belga) - le quali consistono nell'imposizione del pagamento di una somma di danaro crescente fintantoché perdura l'inadempimento di un obbligo incoercibile in forma specifica, in modo da indurre l'obbligato ad eseguire la prestazione dovuta - non sono incompatibili con l'ordine pubblico italiano.
  • Regioni a statuto speciale: la misura del concorso alla finanza pubblica non può essere stabilita unilateralmente dallo Stato
  • È incostituzionale l'art. 35, commi 4 e 5, del d.l. 24 gennaio 2012, n. 1 (Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della l. 24 marzo 2012, n. 27, il quale stabilisce una correlazione diretta tra l'incremento del gettito dell'accisa sull'energia elettrica e la maggiorazione del contributo richiesto alle Regioni a statuto speciale Valle d'Aosta e Sicilia, risolvendosi tale previsione in una riserva unilaterale all'Erario dell'anzidetto incremento di gettito.
  • Tutela del paesaggio: le Regioni devono garantire un adeguato coinvolgimento del Ministero per i beni culturali e ambientali nella pianificazione paesaggistica
  • È incostituzionale - per violazione dell'art. 117, secondo comma, lett. s), Cost. - la legge regionale che non prevede un'effettiva partecipazione degli organi del Ministero per i beni culturali e ambientali al procedimento di conformazione ed adeguamento degli strumenti urbanistici alle previsioni della pianificazione paesaggistica (fattispecie relativa ad una legge della Regione Abruzzo).
  • Concorrenza e mercato: la pratica commerciale è ingannevole anche quando lede un solo consumatore
  • La direttiva 2005/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 maggio 2005, relativa alle pratiche commerciali sleali delle imprese nei confronti dei consumatori nel mercato interno e che modifica la direttiva 84/450/CEE del Consiglio e le direttive 97/7/CE, 98/27/CE e 2002/65/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e il regolamento (CE) n. 2006/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio («direttiva sulle pratiche commerciali sleali»), dev'essere interpretata nel senso che la comunicazione, da parte di un professionista a un consumatore, di un'informazione errata dev'essere qualificata come «pratica commerciale ingannevole», ai sensi di tale direttiva, anche qualora tale comunicazione abbia riguardato un solo consumatore (nel caso di specie, un'impresa di telecomunicazioni ungherese aveva fornito un'informazione errata ad un proprio abbonato, causandogli costi aggiuntivi).
  • Diritto amministrativo: non è risarcibile il danno da provvedimento adottato sulla base di una legge successivamente dichiarata incostituzionale
  • L'atto amministrativo adottato sulla base di una legge - statale o regionale - successivamente dichiarata incostituzionale è qualificabile come viziato in via derivata (o sopravvenuta) ed è, perciò, annullabile. Con la conseguenza che non può farsi luogo al risarcimento dei danni cagionati dall'applicazione di tale atto nel periodo precedente la dichiarazione d'incostituzionalità della legge, ove esso sia conforme a quest'ultima (fattispecie relativa ad una gara d'appalto per l'affidamento del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani della Valle d'Aosta).
  • Salute: è incostituzionale la legge regionale che, in contrasto con quella statale, riduce il novero delle prestazioni chirurgiche per le quali gli studi medici e odontoiatrici sono tenuti a munirsi di autorizzazione obbligatoria
  • La disciplina concernente l'autorizzazione e la vigilanza sulle istituzioni sanitarie private dev'essere inquadrata nella più generale potestà legislativa concorrente in materia di «tutela della salute» (art. 117, terzo comma, Cost.), onde le relative scelte del legislatore regionale devono svolgersi nel rispetto dei principi fondamentali stabiliti dallo Stato. È perciò incostituzionale la legge regionale che, in contrasto con quella statale [nello specifico, con l'art. 8-ter, comma 2, del d.lgs. 30 dicembre 1992, n. 502 (Riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma dell'articolo 1 della legge 23 ottobre 1992, n. 421)], riduce il novero delle prestazioni chirurgiche per le quali gli studi medici e odontoiatrici sono tenuti a munirsi di autorizzazione obbligatoria (fattispecie relativa ad una legge della Regione Abruzzo).
  • Processo civile: quando si traduce in un error in procedendo, l'errore compiuto dal giudice di merito nell'interpretazione delle domande delle parti è sindacabile dalla Cassazione
  • Il principio secondo cui l'interpretazione delle domande, eccezioni o deduzioni delle parti dà luogo ad un giudizio di fatto, riservato al giudice di merito, non trova applicazione allorquando si assume che tale interpretazione abbia determinato un vizio riconducibile alla violazione del principio di corrispondenza fra il chiesto e il pronunciato (art. 112 c.p.c.) oppure di quello del tantum devolutum quantum appellatum (art. 345 c.p.c.), trattandosi in tal caso della denuncia di un error in procedendo che attribuisce alla Corte di cassazione il potere-dovere di procedere direttamente all'esame ed all'interpretazione degli atti processuali e, in particolare, delle istanze e deduzioni delle parti.
  • Processo amministrativo: un'importante pronuncia della Plenaria
  • In forza del principio della domanda che regola il processo amministrativo, il giudice - ritenuta la fondatezza del ricorso - non può ex officio limitarsi a condannare l'amministrazione al risarcimento dei danni conseguenti agli atti illegittimi impugnati, ma deve procedere al loro annullamento, se questo era oggetto della domanda e l'istante vi ha ancora interesse; e ciò, pur quando la pronuncia possa recare gravi pregiudizi ai controinteressati, anche per il lungo tempo trascorso dall'adozione di quegli atti, e ad essa debba seguire il mero rinnovo, in tutto o in parte, della procedura esperita (fattispecie relativa ad una procedura concorsuale risalente al 1997).
  • Diritto di accesso ai documenti amministrativi: i consiglieri comunali e provinciali non sono tenuti a motivare le loro istanze
  • L'art. 43, comma 2, del d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali) attribuisce ai consiglieri comunali e provinciali un diritto incondizionato di accesso a tutti gli atti che possano essere utili all'espletamento del loro mandato, anche al fine di permettere di valutare, con piena cognizione, la correttezza e l'efficacia dell'operato dell'amministrazione, nonché per esprimere un voto consapevole sulle questioni di competenza del Consiglio e per promuovere, anche nell'ambito del Consiglio stesso, le iniziative che spettano ai singoli rappresentanti del corpo elettorale locale. Essi, pertanto, non sono tenuti a motivare le richieste di accesso, giacché altrimenti s'introdurrebbe una sorta di controllo dell'ente, attraverso i propri uffici, sull'esercizio del mandato consiliare.
  • Diritto penale: la diversa cultura del Paese d'origine non giustifica la commissione di reati contro la persona
  • Lo straniero imputato di un reato non può invocare, neppure in via putativa, la scriminante di cui all'art. 51 c.p. (esercizio di un diritto) ricollegandola a facoltà asseritamente riconosciute dall'ordinamento del Paese di provenienza, ove la liceità della sua condotta sia senz'altro esclusa dall'ordinamento interno, che si fonda sulla centralità della persona umana (art. 3 Cost.), quale principio in grado di armonizzare condotte individuali rispondenti a culture diverse e di consentire, quindi, l'instaurazione di una società civile multietnica (fattispecie relativa ad un cittadino marocchino imputato di maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale e violazione degli obblighi di assistenza familiare).
  • Regioni: è incostituzionale la legge regionale che istituisce un tributo per la gestione dei rifiuti
  • È incostituzionale - per violazione della competenza esclusiva statale in materia di «tutela dell'ambiente e dell'ecosistema» [art. 117, secondo comma, lett. s), Cost.] - la legge regionale che istituisce un tributo gravante sul presupposto dello svolgimento di attività rientrante nella gestione dei rifiuti (fattispecie relativa ad una legge della Regione Piemonte).
  • Processo amministrativo: è nulla la notifica del ricorso tramite pec, ma la costituzione dell'amministrazione intimata sana il vizio
  • Nel processo amministrativo, è nulla - in quanto non prevista dalla normativa ad esso applicabile - la notifica dell'atto introduttivo del giudizio effettuata tramite posta elettronica certificata. Tuttavia l'avvenuta costituzione dell'amministrazione intimata è idonea a sanare tale vizio.
  • Diritto processuale: il riparto della giurisdizione tra giudice ordinario e giudice amministrativo dipende dal petitum sostanziale
  • Ai fini del riparto della giurisdizione tra giudice ordinario e giudice amministrativo, ciò che assume rilievo è il petitum sostanziale, il quale deve essere determinato non solo e non tanto in funzione della concreta pronuncia richiesta al giudice, quanto soprattutto in funzione della causa petendi, ossia dell'intrinseca natura della posizione dedotta in giudizio e individuata dal giudice alla luce dei fatti allegati dalle parti (fattispecie relativa ad una richiesta di risarcimento dei danni cagionati ad un immobile durante i lavori di realizzazione di una linea ferroviaria ad alta velocità).
  • Sostanze stupefacenti e psicotrope: la condanna per droghe leggere non può comportare automaticamente la revoca della patente di guida
  • A seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 32/2014 e dei successivi interventi legislativi in materia di sostanze stupefacenti e psicotrope, deve ritenersi che l'automatismo della revoca della patente di guida, di cui all'art. 120, commi 1 e 2, del d.lgs. 285/1992 (codice della strada), sia venuto meno in relazione alla fattispecie di lieve entità e alla condanna per detenzione di droghe leggere, purché in quest'ultimo caso la pena irrogata non superi il massimo edittale della fattispecie di lieve entità; con il conseguente obbligo per l'Amministrazione di valutare in concreto la posizione del soggetto interessato, tenendo conto non solo della condanna penale, ma anche della condotta successiva e delle prospettive di reinserimento sociale.
  • Processo civile: la prospettazione di tesi giuridiche errate non giustifica di per sé la condanna per lite temeraria
  • La condanna per responsabilità processuale aggravata, o "lite temeraria" (art. 96 c.p.c.), quale sanzione dell'inosservanza del dovere di lealtà e probità cui ciascuna parte è tenuta, non può derivare dal solo fatto della prospettazione di tesi giuridiche riconosciute errate dal giudice, occorrendo che l'altra parte deduca e dimostri nell'indicato comportamento dell'avversario la ricorrenza del dolo o della colpa grave, nel senso della consapevolezza, o dell'ignoranza, derivante dal mancato uso di un minimo di diligenza, dell'infondatezza delle suddette tesi. Tale indagine circa la sussistenza dell'elemento soggettivo si risolve in un apprezzamento di fatto insindacabile in Cassazione, se congruamente motivato.
  • Giudizio di cassazione: le decisioni del Consiglio di Stato sono ricorribili soltanto per diniego di giustizia
  • Il ricorso per cassazione col quale venga denunciato un rifiuto di giurisdizione da parte del giudice amministrativo rientra fra i motivi attinenti alla giurisdizione, ai sensi dell'art. 362 c.p.c., soltanto se tale rifiuto sia stato motivato con l'estraneità della domanda alle attribuzioni giurisdizionali dello stesso giudice (che quindi non può conoscerne), e non anche qualora si assuma che la tutela giurisdizionale sia stata negata dal giudice speciale in conseguenza di errori in iudicando o in procedendo che si prospettino dal medesimo commessi in relazione al caso specifico. Pertanto, in sede di sindacato di legittimità sulle decisioni del Consiglio di Stato per motivi inerenti alla giurisdizione, è configurabile l'eccesso di potere giurisdizionale con riferimento alle regole del processo amministrativo nel solo caso di radicale stravolgimento delle norme di rito, tale da implicare un evidente diniego di giustizia (la sentenza contiene, fra l'altro, importanti affermazioni in tema di abuso del processo).
  • Ordinamento giudiziario: non può essere sanzionato il magistrato che ha compiuto un illecito disciplinare, se questo non ha compromesso la sua immagine
  • L'art. 3-bis del d.lgs. 23 febbraio 2006, n. 109 (aggiunto dall'art. 1 della l. 24 ottobre 2006, n. 269), stabilendo che «l'illecito disciplinare non è configurabile quando il fatto è di scarsa rilevanza», ha introdotto nella materia disciplinare il principio di offensività (proprio del diritto penale), secondo il quale la sussistenza dell'illecito deve essere riscontrata alla luce della lesione o messa in pericolo del bene giuridico tutelato dalla norma, con accertamento in concreto, effettuato ex post. Tale bene giuridico è unico per tutte le ipotesi di illecito disciplinare ed è identificabile - secondo quanto emerge esplicitamente dall'art. 3, lett. h), e dall'art. 4, lett. d), del suddetto decreto - con la compromissione dell'immagine del magistrato. Ne consegue che, una volta accertata la realizzazione della fattispecie tipica, la condotta disciplinare irrilevante va individuata in quella che non compromette l'immagine del magistrato: occorre, cioè, un giudizio globale volto a riscontrare se, nel caso concreto, l'immagine del magistrato sia stata in effetti compromessa dall'aver posto in essere comportamenti oggettivamente integranti illecito disciplinare.
  • Previdenza e assistenza: i versamenti effettuati dal datore di lavoro ai fondi di previdenza complementare prima della "Riforma Amato" non sono computabili nel TFR
  • Con riferimento al periodo precedente l'entrata in vigore della riforma introdotta dal d.lgs. 21 aprile 1993, n. 124 [che ha dato attuazione alla delega contenuta nella l. 23 ottobre 1992, n. 421 (c.d. "Riforma Amato")], i versamenti effettuati dal datore di lavoro ai fondi di previdenza complementare hanno natura previdenziale, anziché retributiva (a prescindere dalla natura del soggetto destinatario della contribuzione: e cioè sia nel caso che il fondo abbia una personalità giuridica autonoma, sia nel caso che esso consista in una gestione separata nell'ambito dello stesso soggetto datore di lavoro); con la conseguenza che non sussistono i presupposti per l'inserimento di tali versamenti nella base di calcolo delle indennità collegate alla cessazione del rapporto di lavoro.
  • Enti locali: la gestione commissariale del Comune non fa cadere il divieto di rielezione alla carica di sindaco per il terzo mandato consecutivo
  • Il divieto di rielezione alla carica di sindaco per il terzo mandato consecutivo - previsto dall'art. 51, comma 2, d.lgs. 267/2000 (Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali) - vale anche nel caso in cui sia intervenuta medio tempore la gestione commissariale del Comune, indipendentemente dalla durata di questa.
  • Fisco: il contraddittorio procedimentale esclude l'applicabilità del termine dilatorio previsto dall'art. 12 dello statuto dei diritti del contribuente
  • All'accertamento standardizzato mediante parametri e studi di settore non è applicabile il termine dilatorio di sessanta giorni per l'emanazione dell'avviso di accertamento, decorrente dal rilascio al contribuente della copia del processo verbale di chiusura delle operazioni (art. 12, comma 7, l. 27 luglio 2000, n. 212), essendo già prevista, a pena di nullità, una fase necessaria di contraddittorio procedimentale, che garantisce pienamente la partecipazione e l'interlocuzione del contribuente prima dell'emissione dell'avviso stesso.
  • Salute: le Regioni non possono estendere al personale sanitario non medico la facoltà di svolgere attività intra moenia
  • Sono incostituzionali - per violazione dell'art. 117, terzo comma, Cost., in quanto si pongono in contrasto con i principi fondamentali stabiliti dalla legislazione statale nella materia «tutela della salute» - gli artt. 1, 2 e 3 della l.r. Liguria 31 marzo 2014, n. 6 [«Disposizioni in materia di esercizio di attività professionale da parte del personale di cui alla legge 10 agosto 2000, n. 251 (Disciplina delle professioni sanitarie infermieristiche, tecniche della riabilitazione, della prevenzione nonché della professione ostetrica) e successive modificazioni e integrazioni»], i quali estendono al personale sanitario non medico la facoltà di svolgere attività intra moenia.
  • Processo civile: la sentenza dichiarativa di fallimento depositata dopo il 16 luglio 2006 va impugnata davanti alla corte d'appello
  • Ai sensi dell'art. 18 del r.d. n. 267/1942 (legge fallimentare), l'impugnazione avverso la sentenza dichiarativa di fallimento depositata in data successiva all'entrata in vigore del d.lgs. n. 5/2006 (ossia dopo il 16 luglio 2006), ma su ricorso promosso anteriormente, deve essere proposta dinanzi alla corte d'appello (dal 1° gennaio 2008, sotto forma di reclamo ex art. 22 del d.lgs. n. 169/2007), e non più mediante opposizione dinanzi allo stesso tribunale che l'ha emessa.
  • Lombardia: illegittime le elezioni regionali del 2010 (ma è troppo tardi ormai...)
  • Sono illegittime - in quanto inficiate dalla falsità (acclarata in sede civile e penale) delle sottoscrizioni a sostegno della «Lista per la Lombardia» - le elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale della Lombardia svoltesi nel 2010. Tuttavia, all'accertamento dell'invalidità delle operazioni elettorali in questione non può conseguire il loro annullamento, essendo intervenuto nel frattempo lo scioglimento anticipato, per altra ragione, del predetto Consiglio regionale, con il suo conseguente rinnovo (la sentenza contiene, fra l'altro, importanti affermazioni sulle controversie in materia elettorale).
  • Società partecipate (non in house): sull'azione sociale di responsabilità nei confronti di amministratori e sindaci decide il giudice ordinario
  • Spetta al giudice ordinario (e non a quello contabile) pronunciarsi sull'azione sociale di responsabilità promossa nei confronti degli amministratori e dei sindaci di una società per azioni partecipata da un ente pubblico territoriale, la quale svolge per tale ente servizi pubblici essenziali, senza rivestire i caratteri dell'in house providing.
  • Protezione internazionale: stranieri e apolidi alla frontiera devono essere informati della possibilità di presentare domanda di asilo
  • Qualora vi siano indicazioni che cittadini stranieri oppure apolidi, presenti ai valichi di frontiera in ingresso nel territorio nazionale, desiderino presentare una domanda di protezione internazionale, le autorità competenti hanno il dovere di fornire loro informazioni sulla possibilità di farlo, garantendo altresì servizi di interpretariato nella misura necessaria per agevolare l'accesso alla procedura di asilo, a pena di nullità dei conseguenti decreti di respingimento e trattenimento; nullità che il giudice di pace, in sede di convalida di tali decreti, è tenuto a verificare.
  • Giudizio di cassazione: il ricorso ex art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c. può riguardare soltanto questioni di fatto
  • L'art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c., nel prevedere che una sentenza può essere impugnata per cassazione «per omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti», configura un vizio che può riguardare solamente una questione di fatto, ossia un preciso accadimento o una precisa circostanza in senso storico-naturalistico, e non anche, invece, una questione giuridica (fattispecie relativa alla controversa natura - privatistica o pubblicistica - di un fosso e delle acque in esso confluenti).

Novità normative

Legge 16 aprile 2015, n. 47 - Modifiche al codice di procedura penale in materia di misure cautelari personali. Modifiche alla legge 26 luglio 1975, n. 354, in materia di visita a persone affette da handicap in situazione di gravità (G.U. 23 aprile 2015, n. 94).

Legge 2 aprile 2015, n. 44 - Modifica all'articolo 11-quaterdecies del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248, in materia di disciplina del prestito vitalizio ipotecario (G.U. 21 aprile 2015, n. 92).

Legge 17 aprile 2015, n. 43 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 18 febbraio 2015, n. 7, recante misure urgenti per il contrasto del terrorismo, anche di matrice internazionale, nonché proroga delle missioni internazionali delle Forze armate e di polizia, iniziative di cooperazione allo sviluppo e sostegno ai processi di ricostruzione e partecipazione alle iniziative delle Organizzazioni internazionali per il consolidamento dei processi di pace e di stabilizzazione (G.U. 20 aprile 2015, n. 91).

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