• Arricchimento senza causa: il riconoscimento dell'utilitas non costituisce requisito dell'azione ex art. 2041 c.c. nei confronti della P.A.
  • Il riconoscimento dell'utilità non costituisce requisito dell'azione ex art. 2041 c.c. («Azione generale di arricchimento») esercitata nei confronti della Pubblica Amministrazione; con la conseguenza che, ove il depauperato provi l'oggettivo arricchimento dell'ente pubblico, quest'ultimo non può opporre semplicemente di non averlo riconosciuto, ma deve provare di non averlo voluto o di non esserne stato consapevole.
  • Legge Severino: sulla sospensione dalla carica decide il giudice ordinario
  • Appartengono alla giurisdizione del giudice ordinario le controversie sui provvedimenti di sospensione dalla carica adottati dal prefetto ai sensi dell'art. 11, comma 5, del d.lgs. 31 dicembre 2012, n. 235 («Testo unico delle disposizioni in materia di incandidabilità e di divieto di ricoprire cariche elettive e di Governo conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi, a norma dell'articolo 1, comma 63, della legge 6 novembre 2012, n. 190»), trattandosi di provvedimenti interamente vincolati che incidono sul diritto di elettorato passivo del soggetto interessato.
  • Reati tributari: niente "patteggiamento" per chi non regola i conti col Fisco
  • Non è incostituzionale l'art. 13, comma 2-bis, del d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74 («Nuova disciplina dei reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto, a norma dell'articolo 9 della legge 25 giugno 1999, n. 205»), nella parte in cui ammette il "patteggiamento" (art. 444 c.p.p.) solamente se, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, siano stati pagati i debiti tributari relativi ai fatti costitutivi dei delitti considerati.
  • Misure di prevenzione: anche i titolari di crediti da lavoro subordinato devono essere ammessi a far valere i propri diritti sui beni confiscati
  • È incostituzionale - per violazione dell'art. 36 Cost. - l'art. 1, comma 198, della l. 24 dicembre 2012, n. 228 [«Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di stabilità 2013)»], nella parte in cui non include tra i creditori che sono soddisfatti nei limiti e con le modalità ivi indicati anche i titolari di crediti da lavoro subordinato.
  • Procedure concorsuali: la Suprema Corte chiarisce i rapporti tra fallimento e concordato preventivo
  • In materia di procedure concorsuali, le Sezioni unite della Corte di cassazione hanno affermato i seguenti principi di diritto: 1) qualora la sentenza dichiarativa di fallimento sia stata impugnata con reclamo, allegando sia l'incompetenza del tribunale che l'ha pronunziata sia la mancata instaurazione del contraddittorio, e qualora il diverso tribunale innanzi al quale pende una procedura di concordato preventivo abbia chiesto, ritenendosi competente, il regolamento d'ufficio della competenza, ricorrono le condizioni per l'applicazione analogica dell'art. 48 c.p.c.; ne consegue la nullità della sentenza se la corte di appello dichiara la sospensione del processo solo dopo aver pronunziato sulle questioni diverse da quella della competenza e successivamente, in sede di regolamento, viene dichiarata l'incompetenza del tribunale che ha emesso la sentenza di fallimento; 2) in pendenza di un procedimento di concordato preventivo (ordinario o con riserva), il fallimento dell'imprenditore, su istanza di un creditore o su richiesta del pubblico ministero, può essere dichiarato solo quando ricorrono gli eventi previsti dagli artt. 162, 173, 179 e 180 l. fall., e cioè, rispettivamente, quando la domanda di concordato sia stata dichiarata inammissibile, quando sia stata revocata l'ammissione alla procedura, quando la proposta di concordato non sia stata approvata e quando, all'esito del giudizio di omologazione, sia stato respinto il concordato; la dichiarazione di fallimento, peraltro, non sussistendo un rapporto di pregiudizialità tecnico-giuridica tra le procedure, non è esclusa durante le eventuali fasi di impugnazione dell'esito negativo del concordato preventivo; 3) la pendenza di una domanda di concordato preventivo (ordinario o con riserva) non rende improcedibile il procedimento prefallimentare iniziato su istanza del creditore o su richiesta del pubblico ministero, né ne consente la sospensione, ma impedisce temporaneamente soltanto la dichiarazione di fallimento sino al verificarsi degli eventi previsti dagli artt. 162, 173, 179 e 180 l. fall.; il procedimento, pertanto, può essere istruito e può concludersi con un decreto di rigetto; 4) tra la domanda di concordato preventivo e l'istanza o la richiesta di fallimento ricorre, in quanto iniziative tra loro incompatibili e dirette a regolare la stessa situazione di crisi, un rapporto di continenza; ne consegue la riunione dei relativi procedimenti ai sensi dell'art. 273 c.p.c., se pendenti innanzi allo stesso giudice, ovvero l'applicazione delle disposizioni dettate dall'art. 39, comma 2, c.p.c. in tema di continenza e competenza, se pendenti innanzi a giudici diversi; 5) la domanda di concordato preventivo (ordinario o con riserva), presentata dal debitore non per regolare la crisi dell'impresa attraverso un accordo con i suoi creditori, ma con il palese scopo di differire la dichiarazione di fallimento, è inammissibile, in quanto integra gli estremi di un abuso del processo, che ricorre quando, con violazione dei canoni generali di correttezza e buona fede e dei principi di lealtà processuale e del giusto processo, si utilizzano strumenti processuali per perseguire finalità eccedenti o deviate rispetto a quelle per le quali l'ordinamento li ha predisposti; 6) in tema di concordato preventivo, quando in conseguenza della ritenuta inammissibilità della domanda il tribunale dichiara il fallimento dell'imprenditore, su istanza di un creditore o su richiesta del pubblico ministero, può essere impugnata con reclamo solo la sentenza dichiarativa di fallimento, anche formulando soltanto censure avverso la dichiarazione di inammissibilità della domanda di concordato preventivo.
  • Edilizia e urbanistica: se l'abuso edilizio risale a molti anni addietro, l'ordine di demolizione dev'essere adeguatamente motivato
  • L'ingiunzione di demolizione di un'opera edilizia realizzata in mancanza del necessario titolo abilitativo o in totale difformità da esso, costituendo un atto dovuto, è in linea di principio sufficientemente motivata con l'affermazione dell'accertata abusività dell'opera. Tuttavia, qualora il lungo lasso di tempo trascorso dalla commissione dell'abuso e il protrarsi dell'inerzia dell'Amministrazione preposta alla vigilanza abbiano ingenerato una posizione di affidamento nel privato, si rende necessaria una congrua motivazione in ordine al pubblico interesse - diverso da quello al mero ripristino della legalità - idoneo a giustificare il sacrificio del contrapposto interesse privato, avuto riguardo anche all'entità e alla tipologia dell'abuso stesso.
  • Bilancio e contabilità pubblica: legittima l'estensione al comparto sicurezza-difesa delle procedure informatiche gestite dal MEF per il pagamento degli stipendi
  • Non viola l'autonomia finanziaria della Regione Sicilia, né i principi di certezza delle entrate, di affidamento e di corrispondenza tra risorse e funzioni pubbliche, l'estensione alle amministrazioni del comparto sicurezza-difesa (Corpi di Polizia e Forze Armate, compresa l'Arma dei Carabinieri) del sistema "Service Personale Tesoro" (SPT), ora "NoiPA", gestito dal Ministero dell'economia e delle finanze, per il pagamento al personale delle competenze fisse e accessorie (art. 1, comma 402, l. 147/2013), pur ponendo tale scelta del legislatore statale un problema di equità nella ripartizione del gettito IRPEF.
  • Legge Pinto: costituisce abuso del processo l'artificioso frazionamento dei ricorsi per equa riparazione
  • La condotta di più soggetti che, dopo aver agito unitariamente nel processo presupposto, in tal modo dimostrando la carenza di interesse alla diversificazione delle rispettive posizioni, propongano contemporaneamente distinti ricorsi per equa riparazione, con identico patrocinio legale, dando luogo a cause inevitabilmente destinate alla riunione, in quanto connesse per l'oggetto e il titolo, si configura come abuso del processo, contrastando con l'inderogabile dovere di solidarietà, che impedisce di far gravare sullo Stato debitore il danno derivante dall'aumento degli oneri processuali, e con il principio costituzionale della ragionevole durata del processo, avuto riguardo all'allungamento dei tempi processuali derivante dalla proliferazione non necessaria dei procedimenti. Tale abuso, pur non essendo sanzionabile con l'inammissibilità dei ricorsi, impone per quanto possibile l'eliminazione degli effetti distorsivi che ne derivano, e quindi la valutazione dell'onere delle spese come se il procedimento fosse stato unico fin dall'origine.
  • Manifestazioni sportive: niente DASPO al di fuori dei casi espressamente previsti dalla legge
  • L'art. 6-bis («Lancio di materiale pericoloso, scavalcamento e invasione di campo in occasione di manifestazioni sportive») della l. 13 dicembre 1989, n. 401 («Interventi nel settore del giuoco e delle scommesse clandestini e tutela della correttezza nello svolgimento di manifestazioni sportive») - nella parte in cui prevede la fattispecie di «chiunque, nei luoghi in cui si svolgono manifestazioni sportive, supera indebitamente una recinzione o separazione dell'impianto ovvero, nel corso delle manifestazioni medesime, invade il terreno di gioco» (comma 2) - è applicabile soltanto nel caso in cui vi sia scavalcamento o superamento di un ostacolo materiale, e non anche nel caso di chi pacificamente si sposti da un settore all'altro degli spazi riservati al pubblico, approfittando di un varco occasionalmente lasciato aperto da altri. È perciò illegittimo il divieto di accesso ai luoghi dove si svolgono manifestazioni sportive (DASPO), disposto - ai sensi dell'art. 6 della medesima legge - nei confronti di colui che, in occasione di un incontro di calcio, esercitando un'attività commerciale all'interno dello stadio, consente ad altri soggetti di accedervi attraverso l'ingresso riservato al personale di servizio, in elusione dei controlli, spacciandoli come propri collaboratori.
  • Contratti bancari: la Cassazione bandisce l'anatocismo
  • È affetta da nullità - rilevabile d'ufficio dal giudice - la clausola anatocistica di capitalizzazione (sia trimestrale sia annuale) degli interessi sui saldi passivi, inserita nel contratto di conto corrente bancario.
  • Finanziamento pubblico dei partiti politici: le malversazioni commesse dal tesoriere del partito non rientrano nella giurisdizione della Corte dei conti
  • L'ambito della responsabilità amministrativa rimesso in via esclusiva alla giurisdizione della Corte dei conti - quale soggetto-organo specializzato nella materia della finanza pubblica - non può essere esteso fino al punto di comprendere gli illeciti compiuti dall'amministratore di un partito politico nella gestione delle somme erogate dallo Stato a titolo di rimborso delle spese elettorali, atteso che: a) i partiti politici sono associazioni private non riconosciute, giusta le previsioni del codice civile; b) non sussiste alcun vincolo di destinazione pubblicistica delle predette somme (almeno secondo la normativa applicabile ratione temporis al caso di specie), tale da determinare l'insorgenza di un rapporto di servizio con la pubblica amministrazione; c) il pubblico ministero contabile, nel promuovere i giudizi per danno erariale, svolge una funzione obiettiva e neutrale, rappresentando l'interesse generale al corretto esercizio delle funzioni amministrative e contabili (vale a dire un interesse direttamente riconducibile al rispetto dell'ordinamento giuridico nei suoi profili generali e indifferenziati), sicché deve escludersi che esso possa agire come sostituto processuale del partito politico danneggiato; d) un'eventuale azione di responsabilità esercitata da tale organo in favore dell'erario finirebbe col vanificare la domanda risarcitoria proposta dallo stesso partito politico danneggiato dinanzi al giudice ordinario, il che porrebbe seri dubbi di compatibilità con l'art. 24 Cost. (Fattispecie riguardante l'ex tesoriere del disciolto partito politico de "La Margherita". La pronuncia contiene, fra l'altro, importanti affermazioni in tema di ricorso per regolamento preventivo di giurisdizione).
  • Ordinamento giudiziario: nel conferire gli incarichi direttivi e semidirettivi, il CSM deve tener conto delle pregresse esperienze professionali dei singoli candidati in rapporto alle peculiari caratteristiche dell'ufficio da ricoprire
  • Nel procedimento di nomina dei magistrati ad incarichi direttivi e semidirettivi, il Consiglio Superiore della Magistratura è tenuto a valutare l'attitudine dei singoli candidati attraverso un giudizio comparativo che tenga conto delle diverse esperienze professionali pregresse in ragione della specifica valenza che le stesse possono assumere rispetto alle peculiari caratteristiche del singolo ufficio da ricoprire, ossia valutando in concreto la maggiore attitudine dell'uno o dell'altro candidato a soddisfare le esigenze organizzative e funzionali proprie di quell'ufficio. In tale prospettiva, gli elementi che caratterizzano il profilo professionale di ciascun magistrato sono destinati ad assumere una valenza differenziata, e a rilevare differentemente nel rapporto di comparazione con gli altri concorrenti, a seconda del tipo di incarico da conferire e delle specificità dell'ufficio da ricoprire, in base ad un apprezzamento discrezionale complesso che il Consiglio è chiamato ad effettuare allo scopo di garantire, nei singoli casi, l'individuazione non già del magistrato fornito in astratto di maggiori capacità attitudinali, bensì del magistrato maggiormente idoneo a garantire il soddisfacimento delle esigenze del singolo ufficio di volta in volta considerato. Nell'ambito di tale valutazione comparativa, pur non essendovi automatica preferenza e prevalenza per quei candidati che abbiano già esercitato funzioni direttive o semidirettive, il pregresso svolgimento delle medesime funzioni in maniera effettiva o vicaria, a maggior ragione se presso uffici analoghi a quello da ricoprire, vale nella maggior parte dei casi ad evidenziare nel migliore dei modi le capacità organizzative e l'attitudine alla direzione o, al contrario, il difetto dei necessari requisiti attitudinali. Ne deriva che, qualora al conferimento di un posto direttivo concorrano un candidato che per lungo tempo ha svolto funzioni direttive (per di più omologhe) e un candidato che non ha mai svolto funzioni direttive o semidirettive, se da un lato non dev'essere necessariamente accordata preferenza al primo, dall'altro lato la prevalenza del secondo va ancorata alla valutazione di una pluralità di elementi concreti, integranti una motivazione tale da fornire un'esaustiva rappresentazione del perché lo svolgimento pregresso delle funzioni direttive o semidirettive sia recessivo rispetto agli ulteriori profili di cui, in esclusiva o in misura del tutto prevalente, sia in possesso l'altro candidato: si configura, cioè, un obbligo "rafforzato" di motivazione, nel senso che quest'ultima deve dar conto in maniera convincente di quali siano i profili attitudinali e di merito di cui il candidato privo di pregresse esperienze direttive abbia esclusivo o maggior possesso rispetto all'altro candidato e in che modo tali profili siano idonei ad attribuire allo stesso prevalenza, in quanto lo rendono più idoneo avuto riguardo alle esigenze funzionali da soddisfare (fattispecie relativa alla nomina a Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palermo).
  • Matrimoni omosessuali contratti all'estero: la trascrizione è illegittima, ma soltanto l'autorità giudiziaria ordinaria può disporne l'annullamento
  • Allo stato attuale della legislazione italiana, la trascrizione nei registri dello stato civile di un matrimonio contratto all'estero fra due persone del medesimo sesso non è consentita; onde il provvedimento del Sindaco che la dispone deve ritenersi illegittimo. Tuttavia, l'annullamento di tale trascrizione non può essere ordinato dal Prefetto (che è privo di qualunque potere al riguardo), ma soltanto dall'autorità giudiziaria ordinaria, ai sensi dell'art. 95 d.P.R. 396/2000, in sede di volontaria giurisdizione, con l'intervento del pubblico ministero, cui spetta la tutela dell'interesse pubblico al rispetto della legalità in materia di stato civile. È invece potere-dovere del Ministro dell'interno e del Prefetto quello di sollecitare l'intervento della competente Procura della Repubblica.
  • Concorrenza e mercato: le vittime di un'intesa illecita possono chiedere il risarcimento dei danni dinanzi al giudice del domicilio di uno dei partecipanti all'infrazione
  • L'art. 6, punto 1, del regolamento (CE) n. 44/2001 del Consiglio, del 22 dicembre 2000, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, deve essere interpretato nel senso che la norma di concentrazione delle competenze in caso di pluralità di convenuti stabilita da tale disposizione può applicarsi riguardo a un'azione volta alla condanna in solido al risarcimento del danno e, nell'ambito di tale azione, alla produzione di informazioni, nei confronti di imprese che hanno partecipato in maniera diversa, sul piano geografico e temporale, a un'infrazione unica e continuata al divieto di intese previsto dal diritto dell'Unione accertata da una decisione della Commissione europea, e ciò anche nel caso in cui l'attore abbia rinunciato all'esercizio dell'azione nei confronti dell'unico dei convenuti che sia domiciliato nello Stato membro ove ha sede il giudice adito, a meno che non sia dimostrata l'esistenza di una collusione tra l'attore e detto convenuto allo scopo di creare o di mantenere artificiosamente le condizioni di applicazione di tale disposizione alla data di proposizione di detta azione. L'art. 5, punto 3, del regolamento n. 44/2001 deve essere interpretato nel senso che, quando nei confronti di convenuti domiciliati in Stati membri diversi viene proposta un'azione volta al risarcimento del danno a motivo di un'infrazione unica e continuata all'art. 101 TFUE e all'art. 53 dell'Accordo sullo Spazio economico europeo, del 2 maggio 1992, accertata dalla Commissione europea, alla quale essi hanno partecipato in vari Stati membri in date e luoghi diversi, l'evento dannoso è avvenuto nei confronti di ciascuna asserita vittima considerata individualmente, e ognuna di esse può, in forza di detto art. 5, punto 3, scegliere di proporre la sua azione vuoi dinanzi al giudice del luogo in cui è stata definitivamente conclusa l'intesa di cui trattasi o, eventualmente, del luogo in cui è stato adottato un accordo specifico e identificabile di per sé solo come l'evento causale del danno asserito, vuoi dinanzi al giudice del luogo della propria sede sociale. L'art. 23, § 1, del regolamento n. 44/2001 deve essere interpretato nel senso che esso consente, nel caso di azioni di risarcimento a motivo di un'infrazione all'art. 101 TFUE e all'art. 53 dell'Accordo sullo Spazio economico europeo, del 2 maggio 1992, di tener conto delle clausole attributive di competenza contenute in contratti di fornitura, anche qualora ciò abbia per effetto di derogare alle norme sulla competenza internazionale previste agli artt. 5, punto 3, e/o 6, punto 1, di detto regolamento, a condizione che tali clausole si riferiscano alle controversie relative alla responsabilità derivante da un'infrazione al diritto della concorrenza.
  • Mercati finanziari: l'investitore che lamenti l'inerzia della Consob deve rivolgersi al giudice amministrativo (ma non è detto che otterrà tutela)
  • La pretesa del privato a che un'autorità amministrativa eserciti i poteri di cui dispone per la tutela di un interesse pubblico è astrattamente configurabile non già come un diritto soggettivo (di colui che quella pretesa voglia far valere in giudizio), bensì come un interesse legittimo. Così è a dirsi con riguardo ai poteri di vigilanza assegnati alla Commissione nazionale per le società e la borsa (Consob) allo scopo di assicurare la correttezza e la trasparenza dei mercati finanziari, a fronte del cui esercizio (o mancato esercizio) non può ipotizzarsi una posizione di diritto soggettivo in capo ai titolari di strumenti finanziari quotati in detti mercati, sia che alla stessa Consob costoro rimproverino genericamente di non aver svolto l'attività di vigilanza che le compete, sia che le imputino di non aver adottato specifiche misure [quali la sollecitazione d'informazioni supplementari al mercato da parte dell'emittente (art. 154-ter, comma 7, t.u.f.), l'impugnazione dei bilanci della medesima emittente (art. 157 t.u.f.), oppure la richiesta di dati alle corrispondenti autorità di vigilanza straniere]. Di conseguenza, spetterà al giudice amministrativo stabilire nel merito se tale interesse legittimo effettivamente sussista (e quindi sia meritevole di tutela), oppure se ci si trovi in presenza di un interesse di mero fatto che non consente l'accoglimento della domanda.
  • Ambiente: in forza del principio di precauzione, i pubblici poteri devono attuare misure di tutela anticipata anche quando i danni siano poco conosciuti o solo potenziali
  • Ogniqualvolta non siano conosciuti con certezza i rischi indotti da un'attività potenzialmente pericolosa per l'ambiente, i pubblici poteri sono tenuti, in forza del principio di precauzione, a porre in essere misure di tutela anticipata rispetto al consolidamento delle attuali conoscenze scientifiche (fattispecie concernente l'attività di estrazione di idrocarburi).
  • Concorrenza e mercato: il Consiglio di Stato conferma la condanna di Telecom Italia per abuso di posizione dominante
  • Costituiscono abuso di posizione dominante quei comportamenti - pur leciti o legittimi rispetto ad altri settori dell'ordinamento, diversi dal diritto della concorrenza - che siano idonei ad incidere sulla struttura di un mercato rilevante dove, per effetto della presenza di un'impresa dominante, il livello della concorrenza è già debole. Essi consistono non solo nell'effettivamente impedire, ma anche soltanto nel tentare di impedire, con mezzi diversi da quelli dell'ordinaria e proporzionata competizione di prodotti o servizi, che permanga il livello di concorrenza ancora esistente o il suo sviluppo, tanto più quando siano posti in essere (come nel caso di specie) dall'ex monopolista, la quale detiene l'infrastruttura essenziale (c.d. essential facilities) ed è verticalmente integrata con la sua attività d'impresa nel mercato a valle (la sentenza contiene, fra l'altro, importanti affermazioni circa il sindacato del giudice amministrativo sulla discrezionalità tecnica dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato).
  • Contratti pubblici: un'importante pronuncia della Suprema Corte in tema di giurisdizione
  • La necessità di trattazione unitaria delle domande di affidamento dell'appalto e di caducazione del contratto concluso per effetto dell'illegittima aggiudicazione (trattazione unitaria imposta dal diritto interno in attuazione dei principi comunitari vigenti in materia) ricorre anche quando si tratti di annullamento in autotutela, confermato in sede giurisdizionale, degli atti di affidamento del servizio posti in essere in violazione delle norme comunitarie e nazionali.
  • Il Parlamento nell'ottica di internet. Democrazia rappresentativa e democrazia diretta alla prova del web (note preliminari)
  • Da lungo tempo e in modo costante, le analisi di giuristi, politologi e sociologi registrano la profonda crisi di legittimazione dei nostri partiti politici, i quali si dimostrano viepiù incapaci di assolvere al fondamentale ruolo di interpreti delle istanze sociali e di mediatori delle stesse all'interno dell'apparato pubblico. Figlia della caduta delle ideologie globali e delle connesse contrapposizioni, tale crisi ha comportato una generale e crescente disaffezione dalla politica (quando non un totale disinteresse verso questa, soprattutto nei più giovani), ampiamente riscontrabile, tra l'altro, nel forte aumento dell'astensionismo elettorale...
  • Imposte e tasse: la riserva di legge ex art. 23 Cost. impone al legislatore di predeterminare sufficienti criteri direttivi di base e linee generali di disciplina della discrezionalità amministrativa
  • È incostituzionale - per violazione degli artt. 3 (irragionevolezza) e 23 (riserva di legge) Cost. - l'art. 62-quater del d.lgs. 504/1995 (testo originario), nella parte in cui sottopone ad imposta di consumo, nella misura pari al 58,5% del prezzo di vendita al pubblico, la commercializzazione dei prodotti non contenenti nicotina, idonei a sostituire il consumo dei tabacchi lavorati, nonché i dispositivi meccanici ed elettronici, comprese le parti di ricambio, che ne consentono il consumo (sigarette elettroniche).
  • Regioni: il Consiglio in regime di prorogatio deve astenersi da qualunque intervento legislativo configurabile, per il suo contenuto, come una forma di captatio benevolentiae nei confronti degli elettori
  • È incostituzionale la legge regionale, approvata dal Consiglio in regime di prorogatio, la quale si configuri, per il suo contenuto, come una forma di captatio benevolentiae nei confronti degli elettori (fattispecie relativa ad una legge della Regione Abruzzo in materia di edilizia residenziale pubblica).
  • Partecipazione procedimentale: chi lamenta la mancata comunicazione ex art. 7 l. 241/1990 deve dimostrare l'utilità del proprio intervento
  • Il soggetto che, in sede di giudizio, lamenta la violazione dell'obbligo di comunicazione dell'avvio del procedimento (art. 7 l. 241/1990) ha l'onere di allegare e dimostrare che, se avesse ricevuto tale comunicazione, avrebbe potuto sottoporre all'Amministrazione elementi tali da condurla ad una determinazione diversa da quella assunta (art. 21-octies, comma 2, l. 241/1990).
  • Responsabilità precontrattuale della P.A.: un'importante pronuncia della Cassazione
  • In materia di responsabilità precontrattuale della Pubblica Amministrazione, la Corte di cassazione ha affermato i seguenti princìpi di diritto: 1) in pendenza o assenza di una condicio juris di efficacia del contratto, come la registrazione o il visto dell'autorità di controllo, il contratto, seppur perfetto nei suoi elementi costitutivi, non è suscettibile di risoluzione per inadempimento, poiché questa presuppone la sua eseguibilità ed efficacia, che è esclusa fintantoché quella condizione non si avveri, salva l'eventuale responsabilità precontrattuale dell'Amministrazione; 2) la responsabilità precontrattuale della Pubblica Amministrazione, anche nell'ambito della procedura pubblicistica di scelta del contraente, non è responsabilità da provvedimento, ma da comportamento e presuppone la violazione dei doveri di correttezza e buona fede nella fase delle trattative e della formazione del contratto; pertanto, non rileva la legittimità dell'esercizio della funzione pubblica espressa nel provvedimento amministrativo di aggiudicazione e in altri provvedimenti successivi (anche emessi in autotutela), ma la correttezza del comportamento complessivamente tenuto dall'Amministrazione durante il corso delle trattative e della formazione del contratto, poiché tutte le fasi della procedura ad evidenza pubblica si pongono quale strumento di formazione progressiva del consenso contrattuale; 3) nel caso in cui, all'esito della procedura di evidenza pubblica, sia stipulato il contratto la cui efficacia è condizionata all'approvazione da parte dell'autorità di controllo (nella specie, alla registrazione del decreto di approvazione da parte della Corte dei conti), l'Amministrazione committente ha l'obbligo di comportarsi secondo buona fede e correttezza (artt. 1337 e 1338 c.c.), cioè di tenere informato l'altro contraente delle vicende attinenti al procedimento di controllo e di fare in modo che non subisca i pregiudizi connessi agli sviluppi e all'esito del medesimo procedimento, essendo in condizioni di farlo, in ragione del suo status professionale nel quale è implicita una posizione di garanzia nei confronti di coloro che si rapportano ad essa; l'Amministrazione è quindi responsabile qualora, avendo preteso l'anticipata esecuzione della prestazione, abbia accettato il rischio del successivo mancato avveramento della condizione di efficacia del contratto a causa della mancata registrazione del decreto di approvazione, in tal modo frustrando il legittimo e ragionevole affidamento del privato nella eseguibilità del contratto; 4) accertare se un contraente abbia confidato colpevolmente o incolpevolmente nella validità ed efficacia del contratto (concluso o da concludere) con la Pubblica Amministrazione - al fine di escludere o affermare la responsabilità di quest'ultima, a norma dell'art. 1338 c.c. - è un'attività propria del giudice di merito, il quale deve verificare in concreto se la norma (di relazione) violata sia conosciuta o facilmente conoscibile da qualunque cittadino mediamente avveduto (e sia quindi causa di invalidità "autoevidente"), tenuto conto della univocità dell'interpretazione della norma e della conoscenza e conoscibilità delle circostanze di fatto cui la legge ricollega l'invalidità; in presenza di norme (di azione) che l'Amministrazione è tenuta istituzionalmente a conoscere ed applicare in modo professionale (come, ad esempio, quelle che disciplinano il procedimento di scelta del contraente), essa ha l'obbligo di informare il privato delle circostanze che potrebbero determinare la invalidità o inefficacia e, comunque, incidere negativamente sulla eseguibilità del contratto, pena la propria responsabilità per culpa in contrahendo, salva la possibilità di dimostrare in concreto che l'affidamento del contraente sia irragionevole, in presenza di fatti e circostanze specifiche.
  • Processo del lavoro: non è incostituzionale l'insussistenza dell'obbligo di astensione per il magistrato investito dell'opposizione avverso l'ordinanza da lui stesso pronunciata (art. 1, commi 49 e 51, l. 92/2012)
  • Nel processo del lavoro, la fase dell'opposizione - ai sensi dell'art. 1, comma 51, della l. 28 giugno 2012, n. 92 - costituisce non già una revisio prioris instantiae della fase precedente, ma soltanto una prosecuzione del giudizio di primo grado. Il fatto che entrambe le fasi di tale unico grado del giudizio possano essere svolte dal medesimo magistrato non confligge con il principio di terzietà del giudice e si rivela, invece, funzionale all'attuazione del principio del giusto processo, per il profilo della sua ragionevole durata; e ciò, a vantaggio anche, e soprattutto, del lavoratore, il quale, in virtù dell'effetto anticipatorio (potenzialmente idoneo anche ad acquisire carattere definitivo) dell'ordinanza che chiude la fase sommaria, può conseguire una immediata, o comunque più celere, tutela dei propri diritti, mentre la successiva, ed eventuale, fase a cognizione piena è volta a garantire alle parti, che non restino soddisfatte dal contenuto dell'ordinanza opposta, una pronuncia più pregnante e completa.
  • Accesso agli atti UE: i documenti scambiati tra la Commissione e un'autorità nazionale antitrust non sono accessibili al pubblico
  • I documenti scambiati tra la Commissione europea e un'autorità garante nazionale nell'ambito di un procedimento d'infrazione alle norme sulla concorrenza non sono, in linea di principio, accessibili al pubblico, in ragione del fatto che la divulgazione di tali documenti potrebbe arrecare pregiudizio alla tutela degli interessi commerciali delle imprese interessate e agli obiettivi delle attività d'indagine.
  • Enti locali: l'assessore comunale illegittimamente revocato ha diritto al risarcimento dei danni
  • L'assessore comunale che sia stato illegittimamente revocato dalla carica ha diritto al risarcimento dei danni (patrimoniali e non patrimoniali) sofferti.
  • Ordinamento giudiziario: la mancanza di dolo non esclude la responsabilità disciplinare del magistrato
  • In materia di responsabilità disciplinare del magistrato, l'illecito previsto dall'art. 2, primo comma, lett. a), del d.lgs. 109/2006 [ossia l'aver tenuto un comportamento che, violando i doveri di cui all'art. 1 del medesimo d.lgs. («Il magistrato esercita le funzioni attribuitegli con imparzialità, correttezza, diligenza, laboriosità, riserbo e equilibrio e rispetta la dignità della persona nell'esercizio delle funzioni»), ha arrecato ingiusto danno o indebito vantaggio ad una delle parti] sussiste anche in caso di colpa.
  • Società: nell'azione di responsabilità promossa dal curatore fallimentare, la mancata o irregolare tenuta delle scritture contabili, anche se addebitabile all'amministratore convenuto, non giustifica che il danno risarcibile sia determinato e liquidato nella misura corrispondente alla differenza tra il passivo accertato e l'attivo liquidato in sede fallimentare
  • Nell'azione di responsabilità promossa dal curatore del fallimento di una società di capitali nei confronti dell'amministratore della stessa (art. 146, comma 2, l. fall.), l'individuazione e la liquidazione del danno risarcibile dev'essere operata avendo riguardo agli specifici inadempimenti dell'amministratore, che l'attore ha l'onere di allegare, onde possa essere verificata l'esistenza di un rapporto di causalità tra tali inadempimenti ed il danno di cui si pretende il risarcimento. Nelle predette azioni, la mancanza di scritture contabili della società, pur se addebitabile all'amministratore convenuto, di per sé sola non giustifica che il danno da risarcire sia individuato e liquidato in misura corrispondente alla differenza tra il passivo e l'attivo accertati in ambito fallimentare, potendo tale criterio essere utilizzato soltanto al fine della liquidazione equitativa del danno, ove ricorrano le condizioni perché si proceda ad una liquidazione siffatta, purché siano indicate le ragioni che non hanno permesso l'accertamento degli specifici effetti dannosi concretamente riconducibili alla condotta dell'amministratore e purché il ricorso a detto criterio si presenti logicamente plausibile in rapporto alle circostanze del caso concreto.
  • Fisco: spetta al giudice ordinario la cognizione sulle controversie relative all'esecuzione forzata tributaria
  • Ai sensi dell'art. 2 del d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546 (come modificato dall'art. 2, comma 2, della l. 28 dicembre 2001, n. 448, e dal d.l. 20 settembre 2005, n. 203, convertito, con modificazioni, dalla l. 2 dicembre 2005, n. 248), spetta al giudice ordinario - e non a quello tributario - la cognizione sulle controversie concernenti gli atti dell'esecuzione forzata tributaria successivi alla notificazione della cartella di pagamento o, dove prevista, dell'intimazione di pagamento di cui all'art. 50 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602.
  • Processo civile: il mancato deposito dell'avviso di ricevimento determina l'inammissibilità del ricorso per cassazione notificato tramite posta
  • Nel caso di ricorso per cassazione notificato a mezzo del servizio postale, la mancata produzione in giudizio dell'avviso di ricevimento comporta l'inesistenza della notifica (della quale, pertanto, non può essere disposta la rinnovazione ex art. 291 c.p.c.) e l'inammissibilità del ricorso medesimo, in quanto, pur risultando provata la tempestività della proposta impugnazione, non può accertarsi l'effettiva e valida costituzione del contraddittorio.
  • Rito societario: non è ricorribile per cassazione l'ordinanza con la quale il presidente del tribunale dichiara l'inammissibilità dell'istanza di fissazione dell'udienza di discussione
  • Il ricorso per cassazione previsto dall'art. 111, settimo comma, Cost. è proponibile avverso ogni provvedimento giurisdizionale, anche se emesso in forma di decreto o di ordinanza, che abbia i caratteri della decisorietà e della definitività, e cioè che pronunci o comunque incida, irrevocabilmente e senza possibilità di impugnazione, su diritti soggettivi. Tale mezzo non è perciò esperibile contro l'ordinanza con la quale, nel rito societario, il presidente del tribunale dichiari l'inammissibilità dell'istanza di fissazione dell'udienza di discussione (art. 8, comma 5, d.lgs. 17 gennaio 2013, n. 5), trattandosi di provvedimento istruttorio privo di carattere decisorio (giacché non incide con efficacia di giudicato su situazioni giuridiche sostanziali) e non definitivo (potendo l'istanza essere riproposta).
  • Stato civile: se la coppia lo richiede, va cancellata l'annotazione, apposta a margine dell'atto di matrimonio, di cessazione degli effetti civili del matrimonio stesso conseguente alla rettificazione di sesso di uno dei coniugi
  • Per effetto della sentenza della Corte costituzionale n. 170/2014 [sentenza - riconducibile alla categoria delle "additive di principio" - che ha dichiarato l'incostituzionalità delle disposizioni in materia di rettificazione di attribuzione di sesso (artt. 2 e 4 della l. 164/1982; art. 31, comma 6, del d.lgs. 150/2011), «nella parte in cui non prevedono che la sentenza di rettificazione dell'attribuzione di sesso di uno dei coniugi, che provoca lo scioglimento del matrimonio o la cessazione degli effetti civili conseguenti alla trascrizione del matrimonio, consenta, comunque, ove entrambi lo richiedano, di mantenere in vita un rapporto di coppia giuridicamente regolato con altra forma di convivenza registrata, che tuteli adeguatamente i diritti ed obblighi della coppia medesima, con le modalità da statuirsi dal legislatore»], deve disporsi la cancellazione dell'annotazione, apposta a margine dell'atto di matrimonio, di cessazione degli effetti civili del matrimonio stesso per l'intervenuta rettificazione di sesso di uno dei coniugi; e ciò, allo scopo di conservare alla coppia che lo richieda il riconoscimento dei diritti e doveri propri del rapporto matrimoniale, fino a quando il legislatore non disciplini la materia nel senso indicato dalla Consulta.
  • Processo amministrativo: la condanna "sui criteri" non esime la parte dal provare i danni di cui chiede il risarcimento
  • La condanna "sui criteri", prevista dall'art. 34, comma 4, c.p.a., non solleva il creditore dall'onere di provare i danni di cui invoca il ristoro, secondo le comuni regole civilistiche.
  • Espropriazioni per pubblica utilità: la Corte costituzionale fissa i paletti dell'utilizzazione senza titolo di un bene per scopi di interesse pubblico (art. 42-bis d.P.R. 327/2001)
  • L'art. 42-bis del d.P.R. 327/2001, il quale disciplina la «Utilizzazione senza titolo di un bene per scopi di interesse pubblico», dev'essere interpretato nel senso che l'adozione dell'atto acquisitivo ivi previsto è consentita - una volta escluse, all'esito di un'effettiva comparazione con i contrapposti interessi privati, altre opzioni, compresa la cessione volontaria mediante atto di compravendita - solo quando non sia ragionevolmente possibile la restituzione (totale o parziale) del bene, previa riduzione in pristino, al privato illecitamente inciso nel suo diritto di proprietà.
  • Previdenza: è incostituzionale l'azzeramento, per gli anni 2012 e 2013, del meccanismo perequativo delle pensioni superiori a tre volte il minimo INPS
  • È incostituzionale - per violazione degli artt. 3, 36, primo comma, e 38, secondo comma, Cost. - l'art. 24, comma 25, del d.l. 6 dicembre 2011, n. 201 (Disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della l. 22 dicembre 2011, n. 214, nella parte in cui, per gli anni 2012 e 2013, riconosce la rivalutazione monetaria dei trattamenti pensionistici, nella misura del 100%, soltanto alle pensioni d'importo complessivo fino a tre volte il trattamento minimo INPS.
  • Convenzione di Bruxelles (1968): il luogo dei "danni-conseguenza" non rileva ai fini della giurisdizione
  • Ai fini dell'applicazione dell'art. 5, n. 3, della Convenzione di Bruxelles del 27 settembre 1968, resa esecutiva in Italia dalla l. 21 giugno 1971, n. 804 [sostanzialmente trasfuso nell'art. 5, n. 3, del Regolamento (CE) n. 44/2001 del Consiglio, del 22 dicembre 2000], concernente la competenza giurisdizionale e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, il «luogo in cui l'evento dannoso è avvenuto» è quello nel quale l'azione o l'omissione è stata compiuta oppure si è verificato il c.d. "danno iniziale", mentre non rileva il luogo dei c.d. "danni-conseguenza", ossia quello in cui il patrimonio del danneggiato risenta delle conseguenze pregiudizievoli dell'evento di danno lamentato come ingiusto.
  • Libertà di stabilimento: gli Stati membri dell'UE possono imporre alle imprese di assicurazione sulla vita di comunicare ai clienti informazioni ulteriori rispetto a quelle elencate nella direttiva 92/96/CEE
  • L'articolo 31, paragrafo 3, della direttiva 92/96/CEE del Consiglio, del 10 novembre 1992, che coordina le disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative riguardanti l'assicurazione diretta sulla vita e che modifica le direttive 79/267/CEE e 90/619/CEE (terza direttiva assicurazione vita), deve essere interpretato nel senso che non osta a che un'impresa assicuratrice, sulla base di principi generali di diritto interno, sia tenuta a comunicare al contraente talune informazioni supplementari, oltre a quelle di cui all'allegato II della direttiva in parola, a condizione che le informazioni richieste siano chiare, precise e necessarie alla comprensione effettiva da parte del contraente degli elementi essenziali dell'impegno e che garantiscano una sufficiente certezza del diritto.
  • Processo penale: il luogo di consumazione del delitto di accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico (art. 615-ter c.p.) è quello in cui si trova il reo
  • Ai fini dell'individuazione del giudice territorialmente competente, il luogo di consumazione del delitto di accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico (art. 615-ter c.p.) è quello in cui si trova l'autore dell'illecito (e non quello in cui si trova il server).
  • Processo amministrativo: l'Adunanza plenaria sancisce importanti principi di diritto in tema di unicità o pluralità di domande, graduazione delle questioni e assorbimento dei motivi
  • Nel giudizio impugnatorio di legittimità in primo grado: 1) l'unicità o pluralità di domande proposte dalle parti, mediante ricorso principale, motivi aggiunti o ricorso incidentale, si determina esclusivamente in funzione della richiesta di annullamento di uno o più provvedimenti autonomamente lesivi; 2) la parte può graduare, esplicitamente e in modo vincolante per il giudice, i motivi e le domande di annullamento, ad eccezione dei casi in cui, ai sensi dell'art. 34, comma 2, c.p.a., il vizio si traduca nel mancato esercizio di poteri da parte dell'autorità per legge competente; 3) non vale a graduare i motivi di ricorso o le domande di annullamento il mero ordine di prospettazione degli stessi; 4) in mancanza di rituale graduazione ad opera della parte, il giudice amministrativo, in base al principio dispositivo e a quello di corrispondenza fra il chiesto e il pronunciato, è tenuto ad esaminare tutti i motivi e tutte le domande di annullamento, a meno che non ricorrano i presupposti per disporne l'assorbimento, perché imposto dalla legge, per pregiudizialità necessaria o per ragioni di economia processuale.
  • Elezioni comunali: la soglia di sbarramento del 3% va calcolata sul numero totale dei voti validi ottenuti dalle liste che sostengono il sindaco
  • In materia di elezioni comunali, la soglia di sbarramento del 3% prevista dall'art. 73, comma 7, del d.lgs. n. 267/2000 («Non sono ammesse all'assegnazione dei seggi quelle liste che abbiano ottenuto al primo turno meno del 3 per cento dei voti validi e che non appartengano a nessun gruppo di liste che abbia superato tale soglia») dev'essere calcolata sul numero totale dei voti validi ottenuti dal raggruppamento di liste che sostiene il candidato alla carica di sindaco (e non già sui voti validi assegnati a quest'ultimo).
  • La nuova disciplina europea sulla sperimentazione clinica di medicinali per uso umano
  • Il 27 maggio 2014, sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione Europea è stato pubblicato il regolamento (UE) n. 536/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 aprile 2014 sulla sperimentazione clinica di medicinali per uso umano e che abroga la direttiva 2001/20/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 4 aprile 2001, concernente il ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative degli Stati membri relative all'applicazione della buona pratica clinica nell'esecuzione della sperimentazione clinica di medicinali ad uso umano (attuata in Italia dal d.lgs. 24 giugno 2003, n. 211). Il regolamento sarà applicabile...
  • Responsabilità civile dei magistrati: l'esercizio dell'azione risarcitoria ex lege 117/1988 non giustifica né la ricusazione del giudice né la rimessione del processo
  • Anche dopo le modifiche introdotte dalla l. 23/2015, la proposizione dell'azione di risarcimento dei danni cagionati nell'esercizio delle funzioni giudiziarie, disciplinata dalla l. 117/1988, non costituisce di per sé: a) valida ragione di ricusazione del giudice [art. 37 c.p.p., in relazione all'art. 36, lett. a) e d), c.p.p.]; b) ove riguardi più magistrati di un medesimo ufficio giudiziario, grave situazione locale idonea ad imporre la rimessione del processo (artt. 45 ss. c.p.p.).
  • Diritto amministrativo: l'Amministrazione risponde del malfunzionamento della piattaforma informatica che gestisce il procedimento
  • Le risposte fornite dal sistema informatico predisposto dalla Pubblica Amministrazione per la gestione del procedimento sono ad essa oggettivamente imputabili. Risponde, pertanto, della sua condotta omissiva il dipendente che, tempestivamente informato del malfunzionamento di tale sistema, non si adopera affinché siano comunque soddisfatte, nel rispetto dei principi di legalità e imparzialità, le legittime richieste avanzate dal soggetto interessato (fattispecie relativa ad una procedura concorsuale per il rilascio di autorizzazioni all'apertura di farmacie).
  • Responsabilità amministrativa: il consigliere regionale che non giustifica le "spese di rappresentanza" ne risponde davanti alla Corte dei conti (anche se la Regione è a statuto speciale)
  • Risponde del danno erariale, davanti alla Corte dei conti, il consigliere regionale che omette di documentare le spese effettuate utilizzando i fondi pubblici assegnati al gruppo consiliare di appartenenza.
  • Tutela dei consumatori: il contratto deve esporre in modo trasparente, preciso e intelligibile il funzionamento del meccanismo di assicurazione, in modo che il consumatore possa valutarne le conseguenze economiche
  • L'articolo 4, paragrafo 2, della direttiva 93/13/CEE del Consiglio, del 5 aprile 1993, concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori, deve essere interpretato nel senso che una clausola stipulata in un contratto di assicurazione, e intesa a garantire la presa a carico delle rate dovute al mutuante in caso di inabilità totale al lavoro del mutuatario, rientra nell'ambito dell'eccezione contenuta in questa disposizione soltanto se: a) tenuto conto della natura, dell'economia generale e delle stipulazioni dell'insieme contrattuale di cui la clausola fa parte nonché del suo contesto giuridico e fattuale, tale clausola fissa un elemento essenziale del suddetto insieme che, in quanto tale, caratterizza quest'ultimo; e b) detta clausola è redatta in modo chiaro e comprensibile, vale a dire che essa è non soltanto intelligibile per il consumatore sul piano grammaticale, ma anche che il contratto espone in modo trasparente il funzionamento concreto del meccanismo al quale la clausola si riferisce nonché la relazione tra tale meccanismo e quello prescritto da altre clausole, in modo che il consumatore sia posto in grado di valutare, sul fondamento di criteri precisi e intelligibili, le conseguenze economiche che gliene derivano.
  • Contratti pubblici: è legittima la revoca della gara d'appalto per sopravvenute difficoltà finanziarie
  • È legittimo il provvedimento amministrativo che dispone, a causa di sopravvenute difficoltà finanziarie, la revoca in autotutela (art. 21-quinquies della l. 241/1990) di una procedura di gara per l'affidamento di contratti pubblici, anche quando sia intervenuta l'aggiudicazione definitiva e sempreché non sia stato ancora stipulato il contratto, fermo restando l'obbligo di indennizzare i soggetti cui tale provvedimento abbia arrecato pregiudizio.
  • Responsabilità civile dei magistrati: il mancato esperimento degli ordinari mezzi di impugnazione preclude l'azione risarcitoria
  • In materia di responsabilità civile dei magistrati (l. 117/1988), l'azione di risarcimento del danno nei confronti dello Stato è ammissibile solo quando siano stati previamente esperiti, avverso la decisione che si assume lesiva, i mezzi ordinari di impugnazione previsti dall'ordinamento (fattispecie relativa alla mancata proposizione del ricorso per revocazione ordinaria di una sentenza della Cassazione che aveva omesso l'esame di un motivo di doglianza).
  • Matrimonio: il coniuge divorziato che crea una famiglia di fatto perde l'assegno divorzile
  • Il coniuge divorziato che instaura una nuova convivenza stabile, costituendo così una famiglia di fatto, perde definitivamente il diritto all'assegno divorzile.
  • Processo civile: le astreintes non sono incompatibili con l'ordine pubblico italiano
  • Le astreintes previste in altri ordinamenti (nel caso di specie, quello belga) - le quali consistono nell'imposizione del pagamento di una somma di danaro crescente fintantoché perdura l'inadempimento di un obbligo incoercibile in forma specifica, in modo da indurre l'obbligato ad eseguire la prestazione dovuta - non sono incompatibili con l'ordine pubblico italiano.

Novità normative

Legge 22 maggio 2015, n. 68 - Disposizioni in materia di delitti contro l'ambiente (G.U. 28 maggio 2015, n. 122).

Decreto-legge 21 maggio 2015, n. 65 - Disposizioni urgenti in materia di pensioni, di ammortizzatori sociali e di garanzie TFR (G.U. 21 maggio 2015, n. 116).

Legge 8 maggio 2015, n. 59 - Conversione in legge del decreto-legge 17 marzo 2015, n. 27, recante disposizioni urgenti per lo svolgimento contemporaneo delle elezioni regionali ed amministrative (G.U. 14 maggio 2015, n. 110).

Legge 6 maggio 2015, n. 55 - Disposizioni in materia di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio nonché di comunione tra i coniugi (G.U. 11 maggio 2015, n. 107).

Legge 6 maggio 2015, n. 52 - Disposizioni in materia di elezione della Camera dei deputati (G.U. 8 maggio 2015, n. 105).

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