• Contratti pubblici: la crisi economica può giustificare la revoca del bando di gara
  • Le sopravvenute difficoltà finanziarie possono legittimamente fondare provvedimenti di ritiro in autotutela di procedure di gara per l'affidamento di contratti pubblici, anche dopo l'aggiudicazione definitiva, a condizione che il contratto non sia stato ancora stipulato.
  • Accesso ai documenti amministrativi: è inammissibile il ricorso notificato direttamente all'Amministrazione che ha emesso l'atto impugnato
  • In materia di accesso ai documenti amministrativi, è nulla la notifica del ricorso effettuata direttamente all'Amministrazione che ha emesso l'atto impugnato, anziché presso l'Avvocatura dello Stato territorialmente competente, con conseguente inammissibilità del ricorso stesso, a meno che la nullità della notifica non sia sanata dalla costituzione in giudizio dell'Amministrazione interessata.
  • Diritto civile: alle società non è opponibile la prescrizione presuntiva triennale ex art. 2956, n. 2, c.c.
  • La prescrizione presuntiva triennale del diritto "dei professionisti, per il compenso dell'opera prestata e per il rimborso delle spese correlative" (art. 2956, n. 2, c.c.), trova la sua giustificazione nella particolare natura del rapporto di prestazione d'opera intellettuale, dal quale, secondo la valutazione del legislatore del 1942, derivano obbligazioni il cui adempimento suole avvenire senza dilazione, o comunque in tempi brevi, e senza il rilascio di quietanza scritta. Ne consegue, in un regime nel quale il contratto d'opera professionale sia caratterizzato dalla personalità della prestazione, non solo che ad una società può essere conferito soltanto l'incarico di svolgere attività diverse da quelle riservate alle professioni c.d. protette, ma anche che deve necessariamente essere utilizzato uno strumento diverso dal contratto d'opera professionale e che perciò alla società non può essere opposta la prescrizione presuntiva triennale.
  • Misure di prevenzione: l'esibizione di uno striscione di protesta sul "Cupolone" non giustifica il foglio di via obbligatorio
  • È illegittimo il foglio di via obbligatorio adottato nei confronti di un soggetto incensurato che, eludendo la vigilanza della gendarmeria vaticana, aveva esibito uno striscione di protesta sulla balconata esterna della cupola della Basilica di San Pietro, atteso che tale azione non integra alcuna condotta penalmente rilevante, ma costituisce espressione del diritto, garantito dall'art. 21 Cost., di manifestare liberamente il proprio pensiero.
  • Pubblico impiego: è legittima la destituzione del poliziotto che ignora dolosamente il cittadino
  • È legittimo il provvedimento che infligge la sanzione disciplinare della destituzione dal servizio ad un assistente capo della Polizia dello Stato il quale, nell'esercizio delle sue funzioni all'interno di un commissariato, si era dolosamente disinteressato della presenza di un cittadino che attendeva di sporgere denuncia.
  • Servizi pubblici: è la modalità della remunerazione che fa la differenza tra concessione e appalto
  • La nozione di "servizio pubblico" si fonda su due elementi: a) la preordinazione dell'attività a soddisfare in modo diretto esigenze proprie di una platea indifferenziata di utenti; b) la sottoposizione del gestore ad una serie di obblighi, tra i quali quelli di esercizio e tariffari, volti a conformare l'espletamento dell'attività a regole di continuità, regolarità, capacità tecnico-professionale e qualità. Ciò posto, l'affidamento di un servizio pubblico va qualificato come: a) "concessione", quando l'operatore si assume in concreto i rischi economici della gestione del servizio, rifacendosi essenzialmente sull'utenza attraverso la riscossione di un qualsiasi tipo di canone o tariffa; b) "appalto", quando l'onere del servizio stesso grava sostanzialmente sull'Amministrazione.
  • Servizio civile nazionale: è incostituzionale l'esclusione dei cittadini stranieri regolarmente soggiornanti in Italia
  • È incostituzionale - per violazione degli artt. 2 e 3 Cost. - l'art. 3, comma 1, del d.lgs. 5 aprile 2002, n. 77 («Disciplina del Servizio civile nazionale a norma dell'articolo 2 della L. 6 marzo 2001, n. 64»), nella parte in cui prevede il requisito della cittadinanza italiana ai fini dell'ammissione allo svolgimento del servizio civile (da segnalare che nella sentenza viene riconosciuta, per la prima volta, la legittimazione della Corte di cassazione a sollevare questione di costituzionalità in sede di enunciazione del principio di diritto nell'interesse della legge ex art. 363, comma 3, c.p.c.).
  • Regioni: il Veneto non può indire un referendum consultivo sull'indipendenza della Regione
  • È incostituzionale la legge del Veneto che indice un «referendum consultivo sull'indipendenza» della Regione, in quanto «suggerisce sovvertimenti istituzionali radicalmente incompatibili con i fondamentali principi di unità e indivisibilità della Repubblica, di cui all'art. 5 Cost.».
  • Ordinamento giudiziario: spetta al CSM valutare l'opportunità di concedere al magistrato il collocamento in aspettativa senza assegni previsto dalle disposizioni sul pubblico impiego
  • L'art. 276, comma 3, del r.d. 30 gennaio 1941, n. 12 («Ordinamento giudiziario») - il quale stabilisce che «[a]i magistrati dell'ordine giudiziario sono applicabili le disposizioni generali relative agli impiegati civili dello Stato, solo in quanto non sono contrarie al presente ordinamento e ai relativi regolamenti» - costituisce una "norma di chiusura" del sistema, la quale conferma, anche sul piano positivo e sistematico, che i magistrati - pur con la peculiarità del loro status - rientrano nell'ampia categoria dei funzionari pubblici e, proprio perciò, consente l'applicazione nei loro confronti di tutte le disposizioni generali del pubblico impiego, ad eccezione di quelle che - secondo una valutazione rimessa al Consiglio Superiore della Magistratura - siano in contrasto oppure incompatibili con la peculiarità di tale status (fattispecie riguardante il rigetto di un'istanza di collocamento in aspettativa senza assegni, presentata da un magistrato - ai sensi dell'art. 23-bis del d.lgs. 165/2001 - al fine di assumere l'incarico di direttore amministrativo di una ASL).
  • Fisco: il giudice tributario non può rilevare d'ufficio l'errore sulla norma tributaria (art. 8 d.lgs. 546/1992)
  • In assenza di una specifica eccezione formulata dal contribuente, il giudice tributario non può rilevare d'ufficio l'errore sulla norma tributaria ai sensi dell'art. 8 del d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546 («Disposizioni sul processo tributario in attuazione della delega al Governo contenuta nell'art. 30 della legge 30 dicembre 1991, n. 413»).
  • Diritto amministrativo: l'ordine di demolizione di opere edilizie abusive non dev'essere preceduto dalla comunicazione di avvio del procedimento
  • L'ordine di demolizione di opere edilizie abusive non dev'essere preceduto dalla comunicazione di avvio del procedimento amministrativo (art. 7 della l. 7 agosto 1990, n. 241), trattandosi di un atto dovuto e rigorosamente vincolato, rispetto al quale non sono richiesti apporti partecipativi del privato che ne è destinatario, fermo restando che a quest'ultimo dev'essere data la possibilità di partecipare alle attività di rilevamento fattuale che preludono all'adozione dell'ordine stesso.
  • L'irragionevolezza della legge sulla procreazione medicalmente assistita (marginalia)
  • A distanza di oltre undici anni dalla sua entrata in vigore, la legge 19 febbraio 2004, n. 40 («Norme in materia di procreazione medicalmente assistita») continua ad essere al centro di un acceso dibattito politico e giuridico, i cui toni polemici riecheggiano quelli che avevano già caratterizzato la lunga e travagliata discussione parlamentare. Si può dire che ci troviamo dinanzi ad una delle leggi più controverse e contestate della storia repubblicana, tanto da essere oggetto, subito dopo la sua approvazione, di numerose questioni di legittimità costituzionale in via incidentale (due delle quali, tuttora pendenti) e di ben cinque iniziative referendarie...
  • Imprese: la ricevuta della "comunicazione unica" non consente l'immediato inizio dell'attività imprenditoriale
  • La ricevuta rilasciata dall'ufficio del registro delle imprese a seguito della presentazione della "comunicazione unica per la nascita dell'impresa" (art. 9 del d.l. 7/2007, convertito, con modificazioni, dalla l. 40/2007) non equivale di per sé all'iscrizione nel registro stesso e non consente, perciò, l'immediato avvio dell'attività imprenditoriale, essendo previamente necessaria la verifica della sussistenza dei presupposti di legge.
  • Contratti della P.A.: senza la forma scritta e l'unicità del testo documentale l'accordo è nullo
  • Ai sensi dell'art. 17 del r.d. 18 novembre 1923, n. 2440 («Nuove disposizioni sull'amministrazione del patrimonio e sulla contabilità generale dello Stato»), i contratti stipulati con la Pubblica Amministrazione devono essere redatti, a pena di nullità, in forma scritta, con la sottoscrizione di un unico documento, salvo che nel caso di contratti conclusi per corrispondenza con imprese commerciali, in cui la volontà negoziale può risultare da distinti atti scritti; e ciò, al fine di agevolare l'espletamento della funzione di controllo e di garantire la concreta osservanza dei principi di buon andamento e di imparzialità dell'Amministrazione, sanciti dall'art. 97 Cost.
  • Acquisizione sanante: sull'indennizzo decide il giudice ordinario
  • Spetta al giudice ordinario la giurisdizione sulle controversie concernenti l'indennizzo dovuto nel caso di acquisizione sanante (art. 42-bis del d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327).
  • Circolazione stradale: gli autovelox devono essere sottoposti a verifiche periodiche di funzionalità e di taratura
  • È incostituzionale - per violazione dell'art. 3 Cost. - l'art. 45, comma 6, del d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), nella parte in cui non prevede che tutte le apparecchiature impiegate nell'accertamento delle violazioni dei limiti di velocità siano sottoposte a verifiche periodiche di funzionalità e di taratura.
  • Ordinamento giudiziario: non compie illecito disciplinare il PM che richiede l'archiviazione per inerzia della polizia giudiziaria
  • Ai fini della sussistenza dell'illecito disciplinare previsto dall'art. 2, comma 1, lett. g), del d.lgs. 23 febbraio 2006, n. 109 («Disciplina degli illeciti disciplinari dei magistrati, delle relative sanzioni e della procedura per la loro applicabilità, nonché modifica della disciplina in tema di incompatibilità, dispensa dal servizio e trasferimento di ufficio dei magistrati, a norma dell'articolo 1, comma 1, lettera f), della legge 25 luglio 2005, n. 150»), è necessario che coesistano due specifici presupposti: a) la grave violazione di legge; b) l'inescusabile ignoranza o negligenza che abbia determinato la grave violazione di legge. Ove non ricorra il primo, è irrilevante che il comportamento del magistrato sia dovuto a ignoranza o negligenza inescusabile (fattispecie relativa ad un Pubblico Ministero che aveva richiesto l'archiviazione degli atti per inattività della polizia giudiziaria, senza aver formalizzato alcun sollecito né aver presentato istanza di proroga del termine di durata delle indagini preliminari).
  • Contratti pubblici: l'impresa che versa il contributo in favore dell'ANAC con il codice fiscale di un'altra società non può essere esclusa dalla gara
  • In forza del principio di tassatività delle cause di esclusione dalle procedure di affidamento, sancito dall'art. 46 del d.lgs. 12 aprile 2006, n. 163 («Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE»), deve ritenersi illegittimo l'annullamento di una gara motivato col fatto che sul bollettino attestante il versamento del contributo in favore dell'Autorità nazionale anticorruzione (ANAC), allegato all'offerta presentata dall'impresa aggiudicataria, era riportato il codice fiscale di un'altra società.
  • Diffamazione: c'è reato anche quando la notizia offensiva sia comunicata ad una sola persona affinché venga riferita ad altri
  • Ai fini della configurabilità del reato di diffamazione (art. 595 c.p.), la comunicazione con più persone si realizza anche quando la notizia offensiva venga comunicata ad una sola persona, perché sia comunicata anche ad altra. In particolare, la destinazione alla divulgazione può trovare il suo fondamento, oltre che nella esplicita volontà del mittente-autore, anche nella natura stessa della comunicazione, in quanto propulsiva di un determinato procedimento (giudiziario, amministrativo, disciplinare) che deve essere portato a conoscenza di altre persone, diverse dall'immediato destinatario, sempre che l'autore della missiva prevedesse o volesse la circostanza che il contenuto relativo sarebbe stato reso noto a terzi (fattispecie riguardante una relazione di servizio "riservata", trasmessa da un ufficiale dell'Aeronautica militare all'Avvocatura generale dello Stato).
  • Espropriazioni per pubblica utilità: l'avviso agli espropriandi deve indicare i nominativi e le particelle
  • In tema di espropriazione per pubblica utilità, l'avviso di cui all'art. 11 del d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327 («Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione per pubblica utilità»), deve contenere, a pena d'illegittimità, l'indicazione delle particelle e dei nominativi, quali indefettibili elementi diretti ad individuare i soggetti espropriandi ed i beni oggetto del procedimento amministrativo; e ciò, sia che la comunicazione avvenga personalmente, sia che essa avvenga in forma collettiva mediante avviso pubblico. Le modalità di comunicazione, seppur semplificate nella forma e nel numero, devono infatti essere idonee a raggiungere lo scopo dell'effettiva conoscenza, di guisa che il proprietario inciso sia posto in grado di optare o non per la partecipazione procedimentale in chiave difensiva.
  • Libertà di stabilimento: la normativa italiana che obbliga gli organismi di attestazione (SOA) ad avere la sede legale in Italia è contraria al diritto dell'Unione
  • L'art. 51, primo comma, TFUE dev'essere interpretato nel senso che l'eccezione al diritto di stabilimento prevista da tale disposizione non si applica alle attività di attestazione esercitate dalle società aventi la qualità di organismi di attestazione. L'art. 14 della direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006, relativa ai servizi nel mercato interno, dev'essere interpretato nel senso che esso osta ad una normativa di uno Stato membro in forza della quale è imposto alle società aventi la qualità di organismi di attestazione di avere la loro sede legale nel territorio nazionale.
  • Politica economica e monetaria: il programma di acquisto di titoli di Stato sui mercati secondari (Outright Monetary Transactions) della Banca Centrale Europea è compatibile col diritto dell'Unione
  • Gli artt. 119 TFUE, 123, § 1, TFUE e 127, §§ 1 e 2, TFUE, nonché gli artt. da 17 a 24 del Protocollo (n. 4) sullo Statuto del Sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea, devono essere interpretati nel senso che autorizzano il Sistema europeo di banche centrali (SEBC) ad adottare un programma di acquisto di titoli di Stato sui mercati secondari come quello annunciato nel comunicato stampa del quale viene fatta menzione nel verbale della riunione n. 340 del Consiglio direttivo della Banca centrale europea (BCE) dei giorni 5 e 6 settembre 2012.
  • Legge Pinto: nessun automatismo risarcitorio per gli eredi
  • In tema di equa riparazione per durata irragionevole del processo, la continuità della posizione processuale degli eredi intervenuti rispetto a quella del dante causa, prevista dall'art. 110 c.p.c., non toglie che il sistema sanzionatorio delineato dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo e tradotto in norme nazionali dalla l. 89/2001 (c.d. "Legge Pinto"), non si fonda sull'automatismo di una pena pecuniaria a carico dello Stato, bensì sulla somministrazione di sanzioni riparatorie a beneficio di chi dal ritardo abbia ricevuto danni patrimoniali o non patrimoniali, mediante indennizzi modulabili in relazione al concreto patema subito, il quale presuppone la conoscenza del processo e l'interesse alla sua rapida conclusione. Essendo, perciò, presupposto ineliminabile della legittimazione a far valere l'equa riparazione l'incidenza che la non congrua durata del giudizio abbia su chi di quel giudizio sia chiamato a far parte, non v'è luogo a discorrere di equa riparazione sin tanto che il chiamato all'eredità non sia, quanto meno, evocato in riassunzione, giacché fino a quel momento può mancare addirittura la prova dell'assunzione (per accettazione espressa o per facta concludentia) della stessa qualità di erede. Ciò vale anche nel caso in cui il procedimento presupposto sia una procedura fallimentare, atteso che, senza un'espressa manifestazione in tal senso da parte dell'erede, alcuna prova può essere data del patema d'animo sofferto in proprio dallo stesso a causa della lungaggine processuale.
  • Processo amministrativo: nel giudizio riassunto la possibilità di contestare la giurisdizione è limitata
  • Qualora, nel corso di un processo riassunto, il giudice amministrativo di prime cure abbia erroneamente ritenuto la propria giurisdizione, oppure alla prima udienza non abbia sollevato (d'ufficio o su istanza di parte) conflitto di giurisdizione ai sensi dell'art. 11, comma 3, c.p.a., deve ritenersi che la giurisdizione si sia definitivamente radicata, senza che essa possa costituire oggetto di ulteriori contestazioni.
  • Elezione del Parlamento europeo: è inammissibile la questione di legittimità costituzionale della l. 18/1979
  • È inammissibile - difettando del requisito della rilevanza - la questione di legittimità costituzionale dell'art. 21, primo comma, numeri 1-bis) e 2), della l. 24 gennaio 1979, n. 18 (Elezioni dei membri del Parlamento europeo spettanti all'Italia), sollevata, in riferimento agli artt. 1, secondo comma, 3 e 48 Cost., dal Tribunale ordinario di Venezia.
  • Processo penale: se gli interessati lo richiedono, il procedimento di opposizione contro l'ordinanza in materia di applicazione della confisca deve svolgersi, davanti al giudice dell'esecuzione, nelle forme dell'udienza pubblica
  • Sono incostituzionali - per violazione degli artt. 111, primo comma, e 117, primo comma, Cost., quest'ultimo in relazione all'art. 6, § 1, Cedu - gli artt. 666, comma 3, 667, comma 4, e 676 c.p.p., nella parte in cui non consentono che, su istanza degli interessati, il procedimento di opposizione contro l'ordinanza in materia di applicazione della confisca si svolga, davanti al giudice dell'esecuzione, nelle forme dell'udienza pubblica.
  • Pensioni: sul recupero dei ratei non dovuti decide la Corte dei conti
  • La giurisdizione esclusiva della Corte dei conti in materia pensionistica si estende alle controversie relative all'azione di rivalsa intrapresa, ai sensi dell'art. 8 del d.P.R. 8 agosto 1986, n. 538, dall'ente datore di lavoro nei confronti del dipendente fruitore di un trattamento pensionistico liquidato, per errate comunicazioni, in misura superiore a quella dovuta.
  • Respingimenti alla frontiera: la giurisdizione spetta al giudice ordinario
  • Le controversie concernenti i provvedimenti di respingimento dei cittadini stranieri alla frontiera, ex art. 10 del d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286 («Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione giuridica dello straniero»), sono devolute alla giurisdizione del giudice ordinario, incidendo tali provvedimenti su situazioni aventi consistenza di diritto soggettivo.
  • Ordinamento giudiziario: il termine triennale per ottenere il trasferimento di sede non può valere anche per i magistrati già trasferiti in una sede "disagiata"
  • È illegittimo il bando di concorso, approvato dal Consiglio Superiore della Magistratura per i trasferimenti dei magistrati nelle sedi vacanti di primo grado giudicanti e requirenti, il quale preveda un termine triennale di legittimazione per tutti gli aspiranti, ivi compresi quelli precedentemente trasferiti d'ufficio in una sede "disagiata".
  • Contratti pubblici: è illegittimo il provvedimento sanzionatorio adottato dall'AVCP (ora ANAC) oltre il termine massimo stabilito dal regolamento del 2010
  • È illegittimo il provvedimento sanzionatorio adottato dall'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici (AVCP) - ora Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) - oltre il termine massimo di trecento giorni stabilito dall'art. 6, commi 1 e 2, del Regolamento del 21 ottobre 2010, ancorché quest'ultimo non qualifichi tale termine come perentorio, dovendosi ritenere direttamente applicabile l'art. 8, comma 4, del d.lgs. 12 aprile 2006, n. 163 (Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE), ai sensi del quale il potere sanzionatorio dell'Autorità dev'essere esercitato «nel rispetto dei principi della tempestiva comunicazione dell'apertura dell'istruttoria» e «della comunicazione tempestiva [...] del provvedimento».
  • Telecomunicazioni: la direttiva «servizio universale» non impone alcun obbligo tariffario di natura sociale per le comunicazioni e gli abbonamenti internet mobili
  • La Direttiva 2002/22/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 marzo 2002, relativa al servizio universale e ai diritti degli utenti in materia di reti e di servizi di comunicazione elettronica (come modificata dalla direttiva 2009/136/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 novembre 2009), non impone alcun obbligo tariffario di natura sociale per le comunicazioni e gli abbonamenti internet mobili. Gli operatori sono tenuti, invece, ad offrire tariffe sociali a determinate categorie di consumatori per gli abbonamenti di telefonia e di internet a postazione fissa.
  • Concorrenza: nelle private antitrust litigation il giudice non può applicare meccanicamente il principio dell'onere della prova
  • Il giudice chiamato a decidere su una domanda di risarcimento del danno da condotta anticoncorrenziale (nel caso di specie, per abuso di posizione dominante), nell'ambito di una private antitrust litigation non preceduta da un accertamento o da una decisione dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato (c.d. stand alone), non può applicare meccanicamente il principio dell'onere della prova, ma - esistendo in tali tipi di controversie un'asimmetria informativa tra le parti nell'accesso alla prova, riguardante fatti complessi di natura economica - deve interpretare estensivamente le condizioni stabilite dal codice di procedura civile (nella specie, in tema di esibizione di documenti, di richiesta di informazioni e di consulenza tecnica d'ufficio) per l'esercizio dei poteri, anche officiosi, d'indagine, fermo restando il rispetto del principio del contraddittorio.
  • Elezioni amministrative: ai fini della "prededuzione" (art. 73, comma 11, d.lgs. 267/2000) rilevano le liste o i gruppi di liste così come presentatisi al primo turno
  • In materia di elezioni amministrative, una volta effettuata la ripartizione dei seggi fra le liste collegate al candidato Sindaco vincitore al ballottaggio, la prededuzione prevista dall'art. 73, comma 11, del d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali) dev'essere operata con riferimento alle liste o ai gruppi di liste così come presentatisi nel primo turno a sostegno dei candidati alla carica di Sindaco, anche nell'ipotesi del c.d. "dissolvimento" dell'originaria coalizione in vista del successivo ballottaggio.
  • Contratti pubblici: è legittimo il divieto di arbitrato senza la previa autorizzazione amministrativa
  • Non è incostituzionale la legge che subordina ad una preventiva e motivata autorizzazione amministrativa il deferimento ad arbitri delle controversie derivanti dall'esecuzione dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi, forniture, concorsi di progettazione e di idee [art. 1, comma 25, della l. 6 novembre 2012, n. 190 (Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell'illegalità nella pubblica amministrazione); art. 241, comma 1, del d.lgs. 12 aprile 2006, n. 163 (Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE)].
  • Regioni: la Corte dei conti non ha giurisdizione nei confronti dei presidenti dei gruppi consiliari
  • Violano l'autonomia organizzativa e contabile dei Consigli regionali della Toscana e del Piemonte i decreti con i quali la Corte dei conti, sezione giurisdizionale per la Regione Toscana e sezione terza giurisdizionale centrale d'appello, ha ordinato ai presidenti dei gruppi consiliari delle predette Regioni di depositare i conti giudiziali relativi alla gestione dei contributi pubblici (per gli anni 2010, 2011 e 2012, quanto alla Regione Toscana, e per il quinquennio 2003-2008, quanto alla Regione Piemonte).
  • Misure di prevenzione: non è incostituzionale la limitazione alla sola violazione di legge della proponibilità del ricorso per cassazione avverso i provvedimenti di confisca
  • Non è fondata la questione di legittimità costituzionale del combinato disposto dell'art. 4, undicesimo comma, della l. 27 dicembre 1956, n. 1423 (Misure di prevenzione nei confronti delle persone pericolose per la sicurezza e per la pubblica moralità) e dell'art. 3-ter, secondo comma, della l. 31 maggio 1965, n. 575 (Disposizioni contro le organizzazioni criminali di tipo mafioso, anche straniere), sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 24 Cost., dalla Corte di cassazione, quinta sezione penale.
  • Processo civile: l'inefficacia del contratto stipulato dal falsus procurator può essere rilevata d'ufficio dal giudice
  • Poiché la sussistenza del potere rappresentativo in capo a chi ha speso il nome altrui è elemento costitutivo della pretesa che il terzo contraente intenda far valere in giudizio sulla base di detto negozio, non costituisce eccezione, e pertanto non ricade nelle preclusioni previste dagli artt. 167 e 345 c.p.c., la deduzione della inefficacia per lo pseudo rappresentato del contratto concluso dal falsus procurator; ne consegue che, ove il difetto di rappresentanza risulti dagli atti, di esso il giudice deve tener conto anche in mancanza di specifica richiesta della parte interessata, alla quale, a maggior ragione, non è preclusa la possibilità di far valere la mancanza del potere rappresentativo come mera difesa.
  • Processo penale: il PM non può proporre impugnazione tramite posta elettronica certificata
  • Nel processo penale, è inammissibile l'impugnazione proposta dal Pubblico Ministero tramite posta elettronica certificata (PEC), non rientrando tale mezzo nel novero delle forme tassativamente previste dal codice di rito.
  • Sul dovere di astensione degli amministratori degli enti locali
  • L'art. 290, comma 1, del r.d. 4 febbraio 1915, n. 148 («Approvazione del nuovo testo unico della legge comunale e provinciale») stabiliva che «I consiglieri, gli assessori, i deputati provinciali e i membri della Giunta provinciale amministrativa debbono astenersi dal prendere parte alle deliberazioni riguardanti liti o contabilità loro proprie, verso i corpi cui appartengono, con gli stabilimenti dai medesimi amministrati, o soggetti alla loro amministrazione o vigilanza; come pure quando si tratta d'interesse proprio, o d'interesse, liti o contabilità dei loro congiunti od affini sino al quarto grado civile, o di conferire impieghi ai medesimi»...
  • Contratti pubblici: il principio della tutela dell'affidamento e della buona fede dei partecipanti alla gara prevale su quello - sancito dalla decisione dell'Adunanza plenaria del Consiglio di Stato n. 3/2015 - della necessaria indicazione nell'offerta economica degli oneri di sicurezza aziendale
  • La pronuncia dell'Adunanza plenaria del Consiglio di Stato n. 3/2015 - la quale ha sancito il principio di diritto secondo cui "[n]elle procedure di affidamento di lavori i partecipanti alla gara devono indicare nell'offerta economica i costi interni per la sicurezza del lavoro, pena l'esclusione dell'offerta dalla procedura anche se non prevista nel bando di gara" - non può trovare rigida e automatica applicazione, dovendo prevalere il principio della tutela dell'affidamento e della buona fede dei soggetti che partecipano alla procedura di gara.
  • Regioni: il legislatore regionale non può introdurre deroghe agli ordinari strumenti di tutela dell'ambiente
  • È incostituzionale - per violazione dell'art. 117, secondo comma, lett. s), Cost. - la legge regionale che consente la realizzazione di strutture di ricovero per animali d'affezione in deroga agli strumenti di tutela ambientale previsti dalla legislazione statale (fattispecie relativa ad una legge della Regione Veneto).
  • Pubblico impiego: è incostituzionale la sanzione per gli enti pubblici economici e i privati che non comunicano i compensi relativi agli incarichi conferiti a dipendenti pubblici
  • È incostituzionale - per violazione degli artt. 3 e 76 Cost. - l'art. 53, comma 15, del d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche), nella parte in cui assoggetta ad una sanzione amministrativa pecuniaria gli enti pubblici economici e i privati che, dopo aver conferito incarichi retribuiti a dipendenti pubblici, omettano di comunicare all'amministrazione cui essi appartengono l'ammontare dei compensi corrisposti.
  • Processo penale: se gli interessati lo richiedono, il procedimento davanti al tribunale di sorveglianza deve svolgersi in udienza pubblica
  • Sono incostituzionali - per violazione degli artt. 111, primo comma, e 117, primo comma, Cost., quest'ultimo in relazione all'art. 6, § 1, Cedu - gli artt. 666, comma 3, e 678, comma 1, c.p.p., nella parte in cui non consentono che, su istanza degli interessati, il procedimento davanti al tribunale di sorveglianza nelle materie di sua competenza si svolga nelle forme dell'udienza pubblica.
  • Legge 40/2004: la Consulta estende alle coppie fertili portatrici di patologie geneticamente trasmissibili la possibilità di accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita
  • Sono incostituzionali - per violazione degli artt. 3 e 32 Cost. - gli artt. 1, commi 1 e 2, e 4, comma 1, della l. 19 febbraio 2004, n. 40 (Norme in materia di procreazione medicalmente assistita), nella parte in cui non consentono il ricorso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita alle coppie fertili portatrici di malattie genetiche trasmissibili, rispondenti ai criteri di gravità di cui all'art. 6, comma 1, lett. b), della l. 22 maggio 1978, n. 194 (Norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza), accertate da apposite strutture pubbliche.
  • Ordinamento giudiziario: spetta solo al CSM valutare la gravità dell'illecito disciplinare commesso dal magistrato
  • In tema di procedimento disciplinare a carico dei magistrati, la valutazione della gravità dell'illecito commesso - anche in ordine al riflesso del fatto oggetto dell'incolpazione sulla stima del magistrato, sul prestigio della funzione esercitata e sulla fiducia nell'istituzione - e la determinazione della sanzione adeguata rientrano negli apprezzamenti di merito attribuiti alla Sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura, il cui giudizio è insindacabile in sede di legittimità ove sorretto da motivazione congrua e immune da vizi logico-giuridici.
  • Illecito respingimento alla frontiera: sul risarcimento dei danni decide il giudice ordinario
  • Spetta al giudice ordinario la giurisdizione sulla domanda di risarcimento dei danni proposta dal cittadino straniero che lamenti di essere stato illecitamente respinto alla frontiera italiana.
  • Cittadini extracomunitari: gli Stati membri possono imporre ai cittadini di paesi terzi, che siano soggiornanti di lungo periodo, l'obbligo di superare un esame di integrazione civica
  • La direttiva 2003/109/CE del Consiglio, del 25 novembre 2003, relativa allo status dei cittadini di paesi terzi che siano soggiornanti di lungo periodo, non preclude agli Stati membri la possibilità di imporre ai cittadini di paesi terzi, che godano già dello status di soggiornanti di lungo periodo, l'obbligo di superare un esame di integrazione civica, a pena di ammenda, purché le sue modalità applicative non siano tali da compromettere la realizzazione degli obiettivi perseguiti dalla medesima direttiva.
  • Consumatori: l'etichettatura di un prodotto alimentare non deve indurre in errore il consumatore suggerendo la presenza di un ingrediente che in realtà è assente
  • Gli artt. 2, § 1, lett. a), sub i), e 3, § 1, punto 2, della direttiva 2000/13/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 marzo 2000, relativa al ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri concernenti l'etichettatura e la presentazione dei prodotti alimentari, nonché la relativa pubblicità, come modificata dal regolamento (CE) n. 596/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 giugno 2009, devono essere interpretati nel senso che ostano a che l'etichettatura di un prodotto alimentare e le relative modalità di realizzazione possano suggerire, tramite l'aspetto, la descrizione o la rappresentazione grafica di un determinato ingrediente, la presenza di quest'ultimo in tale prodotto, quando invece, in effetti, detto ingrediente è assente, e tale assenza emerge unicamente dall'elenco degli ingredienti riportato sulla confezione di detto prodotto.
  • Consumatori: nel periodo di sei mesi dall'acquisto di un bene, si presume che gli eventuali difetti di conformità esistessero già al momento della consegna; e grava sul venditore l'onere di provare il contrario
  • L'art. 5, § 3, della direttiva 1999/44/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 maggio 1999, su taluni aspetti della vendita e delle garanzie dei beni di consumo, dev'essere interpretato nel senso che la regola secondo cui si presume che il difetto di conformità esistesse al momento della consegna del bene: a) si applica quando il consumatore fornisce la prova che il bene venduto non è conforme al contratto e che il difetto di conformità in questione si è manifestato, ossia si è palesato concretamente, entro il termine di sei mesi dalla consegna del bene. Il consumatore non è tenuto a dimostrare la causa di tale difetto di conformità né a provare che la sua origine è imputabile al venditore; b) può essere disapplicata solo se il venditore prova in maniera giuridicamente sufficiente che la causa o l'origine del difetto di conformità risiede in una circostanza sopravvenuta dopo la consegna del bene.
  • Processo amministrativo: è valida la notifica del ricorso tramite PEC
  • Nel processo amministrativo, è valida la notifica del ricorso effettuata tramite posta elettronica certificata (PEC), pur in mancanza dell'autorizzazione presidenziale di cui all'art. 52, comma 2, c.p.a., essendo immediatamente applicabili le previsioni legislative sul processo telematico.
  • Sostanze stupefacenti e psicotrope: a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 32/2014, i giudici di merito devono rivalutare il trattamento sanzionatorio relativo alle "droghe leggere"
  • Per i delitti previsti dall'art. 73 d.P.R. 9 settembre 1990, n. 309, l'aumento di pena calcolato a titolo di continuazione per i reati-satellite in relazione alle c.d. "droghe leggere" deve essere oggetto di specifica rivalutazione da parte dei giudici del merito, alla luce della più favorevole cornice edittale applicabile per tali violazioni, a seguito della sentenza n. 32 del 2014 della Corte costituzionale, che ha dichiarato l'incostituzionalità degli artt. 4-bis e 4-vicies ter della l. 21 febbraio 2006, n. 49 (di conversione del d.l. 30 dicembre 2005, n. 272) e ha determinato, in merito, la reviviscenza della più favorevole disciplina anteriormente vigente.
  • Espropriazioni per pubblica utilità: rientrano nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo le domande di risarcimento dei danni da occupazione illegittima
  • Rientra nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, in quanto dà luogo ad una controversia riconducibile in parte direttamente ed in parte mediatamente ad un provvedimento amministrativo, la domanda di risarcimento per i danni che si pretendono conseguiti ad una occupazione iniziata, dopo la dichiarazione di pubblica utilità, in virtù di un decreto di occupazione d'urgenza e proseguita anche dopo la sopravvenuta inefficacia della dichiarazione di pubblica utilità.
  • Appalti pubblici: la presenza (anche minima) di privati nel capitale sociale dell'affidataria esclude l'in house providing
  • L'affidamento diretto (senza gara né altre procedure di evidenza pubblica) di appalti e concessioni è consentito solo quando l'organismo affidatario, sebbene dotato di autonoma personalità giuridica, presenti connotazioni tali da giustificare la sua equiparazione a un "ufficio interno" dell'amministrazione affidante, atteso che in questo caso, difettando un rapporto di alterità sostanziale, non si dà un effettivo ricorso al mercato (outsourcing), bensì una forma di "autoproduzione" o comunque di erogazione di servizi pubblici direttamente ad opera dell'amministrazione, attraverso strumenti propri (in house providing). Tale equiparazione può essere predicata esclusivamente ove: a) sussista una situazione, di fatto e di diritto, in cui l'amministrazione sia in grado di esercitare sull'ente affidatario un controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi interni; e b) lo stesso ente svolga la parte più importante della propria attività con l'amministrazione o le amministrazioni affidanti. In particolare, il primo requisito implica necessariamente la partecipazione pubblica totalitaria, poiché la partecipazione, pur minoritaria, di soggetti privati al capitale di una società, alla quale partecipi anche l'amministrazione aggiudicatrice, esclude di per sé che quest'ultima possa esercitare sull'affidataria un controllo analogo a quello che essa svolge sui propri servizi (Nella fattispecie, è stata esclusa la configurabilità - anche alla stregua delle nuove direttive europee in materia di appalti e concessioni - di un rapporto in house fra un'università statale e il consorzio interuniversitario "Cineca", per via della presenza di università private nella compagine sociale del medesimo consorzio. La sentenza contiene, fra l'altro, importanti precisazioni sulla nozione di "ente pubblico").
  • Arricchimento senza causa: il riconoscimento dell'utilitas non costituisce requisito dell'azione ex art. 2041 c.c. nei confronti della P.A.
  • Il riconoscimento dell'utilità non costituisce requisito dell'azione ex art. 2041 c.c. («Azione generale di arricchimento») esercitata nei confronti della Pubblica Amministrazione; con la conseguenza che, ove il depauperato provi l'oggettivo arricchimento dell'ente pubblico, quest'ultimo non può opporre semplicemente di non averlo riconosciuto, ma deve provare di non averlo voluto o di non esserne stato consapevole.
  • Legge Severino: sulla sospensione dalla carica decide il giudice ordinario
  • Appartengono alla giurisdizione del giudice ordinario le controversie sui provvedimenti di sospensione dalla carica adottati dal prefetto ai sensi dell'art. 11, comma 5, del d.lgs. 31 dicembre 2012, n. 235 («Testo unico delle disposizioni in materia di incandidabilità e di divieto di ricoprire cariche elettive e di Governo conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi, a norma dell'articolo 1, comma 63, della legge 6 novembre 2012, n. 190»), trattandosi di provvedimenti interamente vincolati che incidono sul diritto di elettorato passivo del soggetto interessato.

Novità normative

Decreto-legge 27 giugno 2015, n. 83 - Misure urgenti in materia fallimentare, civile e processuale civile e di organizzazione e funzionamento dell'amministrazione giudiziaria (G.U. 27 giugno 2015, n. 147).

Decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81 - Disciplina organica dei contratti di lavoro e revisione della normativa in tema di mansioni, a norma dell'articolo 1, comma 7, della legge 10 dicembre 2014, n. 183 (G.U. 24 giugno 2015, n. 144; s.o. n. 34).

Decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 80 - Misure per la conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro, in attuazione dell'articolo 1, commi 8 e 9, della legge 10 dicembre 2014, n. 183 (G.U. 24 giugno 2015, n. 144; s.o. n. 34).

Decreto legislativo 12 maggio 2015, n. 74 - Attuazione della direttiva 2009/138/CE in materia di accesso ed esercizio delle attività di assicurazione e riassicurazione (solvibilità II) (G.U. 15 giugno 2015, n. 136).

Decreto legislativo 12 maggio 2015, n. 72 - Attuazione della direttiva 2013/36/UE, che modifica la direttiva 2002/87/CE e abroga le direttive 2006/48/CE e 2006/49/CE, per quanto concerne l'accesso all'attività degli enti creditizi e la vigilanza prudenziale sugli enti creditizi e sulle imprese di investimento. Modifiche al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385 e al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58 (G.U. 12 giugno 2015, n. 134).