• Processo amministrativo: il rito abbreviato relativo agli appalti vale anche per le concessioni di servizi
  • Gli artt. 119 e 120 c.p.a. si applicano anche alle procedure di affidamento di servizi in concessione. Dev'essere accordato il beneficio della rimessione in termini per errore scusabile, ai sensi dell'art. 37 c.p.a., in favore dell'impresa ricorrente che abbia notificato il ricorso avverso l'affidamento di una concessione dopo la scadenza del termine di decadenza di trenta giorni previsto dall'art. 120, comma 5, c.p.a., ma nel rispetto del termine ordinario di sessanta giorni.
  • Processo amministrativo: no alla revocazione della sentenza se il giudice non si pronuncia espressamente su tutte le argomentazioni di parte
  • Non costituisce motivo di revocazione della sentenza per omessa pronuncia il fatto che il giudice amministrativo, nell'esaminare la domanda di parte, non si sia espressamente pronunciato su tutte le argomentazioni poste dalla parte stessa a sostegno delle proprie conclusioni.
  • Contratti pubblici: l'Adunanza plenaria si pronuncia sulla regolarizzazione delle offerte che non indicano i costi di sicurezza aziendale
  • Per le gare bandite anteriormente all'entrata in vigore del d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50 («Attuazione delle direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE sull'aggiudicazione dei contratti di concessione, sugli appalti pubblici e sulle procedure d'appalto degli enti erogatori nei settori dell'acqua, dell'energia, dei trasporti e dei servizi postali, nonché per il riordino della disciplina vigente in materia di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture»), nelle ipotesi in cui l'obbligo di indicazione separata dei costi di sicurezza aziendale non sia stato specificato dalla legge di gara, e non sia in contestazione che dal punto di vista sostanziale l'offerta rispetti i costi minimi di sicurezza aziendale, l'esclusione del concorrente non può essere disposta se non dopo che lo stesso sia stato invitato a regolarizzare l'offerta dalla stazione appaltante nel doveroso esercizio dei poteri di soccorso istruttorio.
  • Processo amministrativo: nel computo del termine a giorni ex art. 1, comma 1, secondo periodo, della l. 742/1969 va incluso il primo giorno successivo alla scadenza del periodo di sospensione feriale
  • In base al differimento del decorso del termine processuale a giorni che abbia inizio durante il periodo di sospensione feriale, previsto dall'art. 1, comma 1, secondo periodo, della l. 7 ottobre 1969, n. 742 («Sospensione dei termini processuali nel periodo feriale»), il primo giorno successivo alla scadenza del periodo feriale dev'essere computato nel termine in questione.
  • Aree protette: la l. 80/2005 non ha abrogato il silenzio-assenso previsto dall'art. 13 della l. 394/1991
  • L'ipotesi di silenzio-assenso prevista dall'art. 13, commi 1 e 4, della l. 6 dicembre 1991, n. 394 («Legge quadro sulle aree protette»), non è stata implicitamente abrogata dalla l. 14 maggio 2005, n. 80 («Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35, recante disposizioni urgenti nell'ambito del Piano di azione per lo sviluppo economico, sociale e territoriale. Deleghe al Governo per la modifica del codice di procedura civile in materia di processo di cassazione e di arbitrato nonché per la riforma organica della disciplina delle procedure concorsuali»), la quale, modificando l'art. 20 della l. 7 agosto 1990, n. 241 («Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi»), ha escluso che l'istituto generale del silenzio-assenso possa trovare applicazione in materia di tutela ambientale e paesaggistica.
  • Finanza pubblica: le misure di riduzione della spesa valgono anche per l'Agcom
  • L'art. 3 della direttiva 2002/21/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 marzo 2002, che istituisce un quadro normativo comune per le reti ed i servizi di comunicazione elettronica (direttiva quadro), come modificata dalla direttiva 2009/140/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 novembre 2009, e l'art. 12 della direttiva 2002/20/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 marzo 2002, relativa alle autorizzazioni per le reti e i servizi di comunicazione elettronica (direttiva autorizzazioni), devono essere interpretati nel senso che essi non ostano a una normativa nazionale - come quella italiana - che assoggetta un'autorità nazionale di regolamentazione - nella specie, l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni - a disposizioni nazionali applicabili in materia di finanza pubblica e, in particolare, a disposizioni sul contenimento e la razionalizzazione delle spese delle amministrazioni pubbliche.
  • Processo civile: nelle notifiche tramite PEC, la contestazione della ricevuta di avvenuta consegna non richiede la querela di falso
  • Nelle notifiche telematiche effettuate a mezzo di posta elettronica certificata, su richiesta del cancelliere dell'ufficio giudiziario (nel caso di specie, ai sensi dell'art. 15, comma 3, l. fall.), la ricevuta di avvenuta consegna (RAC) - emessa dal sistema informatico del gestore del servizio - costituisce prova dell'avvenuto recapito del messaggio nella casella PEC del destinatario. Per la contestazione di tale prova non è necessario proporre la querela di falso.
  • Contratti pubblici: illegittima l'esclusione di un'impresa per grave negligenza, se questa è stata determinata dalla stessa stazione appaltante
  • In materia di procedure per l'affidamento di contratti pubblici, è illegittima l'esclusione di un'impresa per grave negligenza o malafede nell'esecuzione delle prestazioni, ove tale causa di esclusione sia stata determinata dalla stessa stazione appaltante (nella specie, col ritardato pagamento delle retribuzioni); ovvero per irregolarità fiscale, qualora, prima della scadenza del termine di presentazione della domanda di partecipazione alla gara, l'Amministrazione finanziaria abbia accolto l'istanza di rateazione del debito tributario avanzata dalla medesima impresa [art. 38, comma 1, lett. f) e g), del d.lgs. 12 aprile 2006, n. 163 («Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE»)].
  • Lavoro: la riorganizzazione aziendale giustifica il licenziamento del lavoratore
  • Il giustificato motivo oggettivo di licenziamento, ai sensi dell'art. 3 della l. 15 luglio 1966, n. 604 («Norme sui licenziamenti individuali»), può anche consistere soltanto in una diversa ripartizione di date mansioni fra il personale in servizio, attuata al fine di una più economica ed efficiente gestione aziendale, nel senso che, invece di essere assegnate ad un solo dipendente, esse possono suddividersi fra più lavoratori, ognuno dei quali se le vedrà aggiungere a quelle già espletate: il risultato finale può legittimamente far emergere come in esubero la posizione lavorativa di quel dipendente che vi era addetto in modo esclusivo o prevalente, sempre che tale riassetto sia realmente all'origine del licenziamento, anziché costituirne mero effetto di risulta. Al riguardo, il datore di lavoro deve provare l'impossibilità del c.d. repêchage, ma non pure l'impossibilità di rimedi alternativi alla prescelta riorganizzazione del lavoro, dovendosi escludere un controllo giurisdizionale sul merito delle scelte dell'imprenditore relative all'organizzazione tecnico-produttiva della sua azienda.
  • Diritto penale: le Sezioni unite si pronunciano sul limite di aumento di pena previsto dall'art. 81, comma 4, c.p. nel caso di recidiva reiterata
  • L'art. 81, comma 4, c.p. dev'essere interpretato nel senso che il limite di aumento di pena non inferiore ad un terzo di quella stabilita per il reato più grave, nei confronti di coloro ai quali sia stata applicata la recidiva di cui all'art. 99, comma 4, c.p., opera anche quando il giudice consideri la recidiva stessa equivalente alle riconosciute attenuanti.
  • Diritti della personalità: il figlio adottivo ha diritto di conoscere l'identità della propria madre biologica una volta deceduta
  • Dopo la morte della propria madre biologica, che aveva deciso di restare anonima, il figlio adottivo ha diritto di accedere alle informazioni relative all'identità della stessa.
  • Mercati finanziari: le associazioni di consumatori non possono esperire azioni di annullamento davanti al giudice amministrativo
  • A norma dell'art. 32-bis del d.lgs. 24 febbraio 1998, n. 58 («Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, ai sensi degli articoli 8 e 21 della legge 6 febbraio 1996, n. 52»), «[l]e associazioni dei consumatori inserite nell'elenco di cui all'articolo 137 del decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, sono legittimate ad agire per la tutela degli interessi collettivi degli investitori, connessi alla prestazione di servizi e attività di investimento e di servizi accessori e di gestione collettiva del risparmio, nelle forme previste dagli articoli 139 e 140 del predetto decreto legislativo». Fra tali forme - da intendersi come tassative, in virtù della regola generale sancita dall'art. 81 c.p.c. - non è compresa l'azione di annullamento dei provvedimenti amministrativi, né qualsiasi altro tipo di azione esercitabile davanti al giudice amministrativo a tutela di posizioni di interesse legittimo [nella specie, un'associazione di consumatori chiedeva l'annullamento degli atti con i quali la Consob aveva approvato il prospetto di offerta e quotazione di azioni di nuova emissione di una banca, col relativo supplemento (conferma TAR Lazio, sez. II, sent. n. 8750/2015)].
  • Daspo: niente udienza pubblica per la convalida dell'obbligo di firma
  • Il procedimento di convalida della misura di prevenzione dell'obbligo di presentarsi all'autorità di pubblica sicurezza, disposta a seguito del compimento di atti di violenza in occasione di manifestazioni sportive (l. 13 dicembre 1989, n. 401), differisce significativamente dal procedimento ordinario di applicazione delle misure di prevenzione personale e patrimoniale (pur appartenendo l'una e le altre alla medesima categoria giuridica); onde non è necessario che anch'esso si svolga, su richiesta dell'interessato, in udienza pubblica.
  • Bilancio e contabilità pubblica: non sono incostituzionali le disposizioni della legge di stabilità 2015 concernenti le Province e le Città metropolitane
  • Nel dichiarare in parte inammissibili ed in parte infondate alcune questioni di legittimità costituzionale - promosse dalla Regione Veneto in riferimento a vari parametri - dell'art. 1, commi 418, 419 e 451, della l. 23 dicembre 2014, n. 190 [«Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2015)»], la Consulta ha ribadito che le Regioni sono legittimate a denunciare la lesione delle prerogative costituzionali degli enti locali, precisando che esse, qualora lamentino la violazione dell'art. 119, quarto comma, Cost. per impossibilità di esercizio delle funzioni di tali enti, devono provare che la norma legislativa contestata produce uno squilibrio finanziario eccessivo a danno degli enti stessi.
  • Ordinamento penitenziario: il ristoro economico ex art. 35-ter l. 354/1975 spetta anche ai condannati all'ergastolo
  • Non è fondata, in quanto muove da un erroneo presupposto interpretativo, la questione di legittimità costituzionale - sollevata dal Magistrato di sorveglianza di Padova in riferimento agli artt. 3, 24, 27, terzo comma, e 117, primo comma, Cost., quest'ultimo in relazione all'art. 3 Cedu - dell'art. 35-ter della l. 26 luglio 1975, n. 354 («Norme sull'ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà»), nella parte in cui non prevede un ristoro economico per i condannati all'ergastolo i quali abbiano già scontato una frazione di pena che renda ammissibile la liberazione condizionale.
  • Sanità pubblica: non è incostituzionale la legge statale che prevede un progressivo taglio della spesa sanitaria di Regioni e Province autonome
  • Non sono fondate le questioni di legittimità costituzionale - sollevate dal TAR Lazio in riferimento agli artt. 3, 32, 41, 97 e 117, primo comma, Cost., quest'ultimo in relazione all'art. 1 del Protocollo addizionale alla Cedu - dell'art. 15, comma 14, del d.l. 6 luglio 2012 n. 95 («Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini nonché misure di rafforzamento patrimoniale delle imprese del settore bancario»), convertito, con modificazioni, dalla l. 7 agosto 2012, n. 135, il quale stabilisce che a tutti i singoli contratti e a tutti i singoli accordi vigenti nell'esercizio 2012, per l'acquisto di prestazioni sanitarie da soggetti privati accreditati per l'assistenza specialistica ambulatoriale e l'assistenza ospedaliera, si applica una riduzione dell'importo e dei volumi di acquisto in misura percentuale fissa, determinata dalla Regione e dalla Provincia autonoma, in modo da ridurre la spesa complessiva annua - rispetto alla spesa consuntivata per il 2011 - dello 0,5% per il 2012, dell'1% per il 2013 e del 2% a decorrere dal 2014.
  • Bilancio e contabilità pubblica: non è incostituzionale la legge statale che impone a Regioni ed enti locali di destinare le risorse di cui dispongono per le assunzioni a tempo indeterminato al ricollocamento del personale in mobilità
  • Non sono fondate le questioni di legittimità costituzionale - promosse dalle Regioni Lombardia e Puglia in riferimento agli artt. 3, primo comma, 97, secondo comma, 114, 117, terzo, quarto e sesto comma, 118 e 119, primo e quarto comma, Cost. - dell'art. 1, comma 424, della l. 23 dicembre 2014, n. 190 [«Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2015)»], nel testo modificato dall'art. 4, comma 2-bis, del d.l. 19 giugno 2015, n. 78 («Disposizioni urgenti in materia di enti territoriali. Disposizioni per garantire la continuità dei dispositivi di sicurezza e di controllo del territorio. Razionalizzazione delle spese del Servizio sanitario nazionale nonché norme in materia di rifiuti e di emissioni industriali»), convertito, con modificazioni, dalla l. 6 agosto 2015, n. 125, e nella parte in cui disciplina l'assunzione delle unità soprannumerarie.
  • Processo penale: il decreto penale di condanna deve avvisare l'imputato della facoltà di chiedere la messa alla prova
  • È incostituzionale - per violazione dell'art. 24 Cost. - l'art. 460, comma 1, lett. e), c.p.p., nella parte in cui non prevede che il decreto penale di condanna contenga l'avviso della facoltà dell'imputato di chiedere, mediante l'opposizione, la sospensione del procedimento con messa alla prova.
  • Processo penale: è incostituzionale, poiché contrasta col principio del ne bis in idem, l'art. 649 c.p.p., nella parte in cui esclude la medesimezza del fatto per la sola esistenza di un concorso formale di reati tra res iudicata e res iudicanda
  • È incostituzionale - per violazione dell'art. 117, primo comma, Cost., in relazione all'art. 4 del Protocollo n. 7 alla Cedu («Diritto di non essere giudicato o punito due volte») - l'art. 649 c.p.p., nella parte in cui - secondo il diritto vivente - esclude che il fatto sia il medesimo per la sola circostanza che sussiste un concorso formale tra il reato già giudicato con sentenza divenuta irrevocabile e il reato per cui è iniziato il nuovo procedimento penale.
  • Procreazione medicalmente assistita: sono illegittime le delibere della Giunta regionale della Lombardia che pongono a carico degli assistiti l'intero costo della fecondazione eterologa
  • Sono illegittime le delibere della Giunta regionale della Lombardia che pongono a carico degli assistiti l'intero costo (da 1.500 a 4.000 euro) delle prestazioni finalizzate alla procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo, prevedendo invece il solo pagamento di un ticket per quelle finalizzate alla procreazione medicalmente assistita di tipo omologo [conferma TAR Lombardia, sez. III, sent. n. 2271/2015, affermando i seguenti principi di diritto: a) la determinazione regionale di distinguere la fecondazione omologa da quella eterologa, finanziando la prima e ponendo a carico degli assistiti la seconda, non risulta giustificata e, nell'incidere irragionevolmente sull'esercizio del diritto riconosciuto dalla sentenza n. 162 del 10 giugno 2014 della Corte costituzionale, realizza una disparità di trattamento lesivo del diritto alla salute delle coppie affette da sterilità o da infertilità assolute; b) la circostanza che determinate prestazioni sanitarie non siano state inserite nei livelli essenziali di assistenza, pur rappresentando un limite fissato alle Regioni (art. 117, comma secondo, lett. m, Cost.) e connesso alla salute intesa quale diritto finanziariamente condizionato, non può costituire ragione sufficiente, in sé sola, a negare del tutto prestazioni essenziali per la salute degli assistiti, né può incidere sul nucleo irriducibile ed essenziale del diritto alla salute, poiché l'ingiustificato diverso trattamento delle coppie affette da una patologia, in base alla capacità economica delle stesse, «assurge intollerabilmente a requisito dell'esercizio di un diritto fondamentale» (Corte cost., 10 giugno 2014, n. 162); c) la Regione ha il potere di fissare limiti e condizioni all'esercizio di questo diritto, nell'esercizio di una ampia discrezionalità, e anche quello di riconoscere prestazioni sanitarie aggiuntive rispetto ai L.E.A., ma la distinzione tra situazioni identiche o analoghe, senza una ragione giuridicamente rilevante, integra un'inammissibile disparità di trattamento nell'erogazione delle prestazioni sanitarie e, quindi, una discriminazione che, oltre a negare il diritto alla salute (art. 32 Cost.), viola il principio di eguaglianza sostanziale, di cui all'art. 3, comma secondo, Cost. e il principio di imparzialità dell'amministrazione, di cui all'art. 97 Cost.; d) la Regione Lombardia, in quanto non sottoposta a piano di rientro, può esercitare il potere organizzativo in materia sanitaria, anche individuando prestazioni aggiuntive rispetto a quelle previste nei livelli essenziali di assistenza e selezionando categorie destinatarie delle medesime prestazioni aggiuntive, ma non può all'interno della categoria così individuata operare distinzioni che si pongano in contrasto con il principio di eguaglianza (nella specie, poiché la Regione ha posto a carico del Servizio Sanitario Regionale, sia pure con il pagamento di un ticket, le prestazioni di procreazione medicalmente assistita di tipo omologo, l'aver posto a carico delle coppie i costi di quella di tipo eterologo comporta l'illegittimità della scelta regionale in ragione della equiparazione tra le due tecniche disposta dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 162 del 2014)].

F. Garella, M. Mariani (curr.)
Il codice dei contratti pubblici.
Commento al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50

Giappichelli, 2016

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