• Processo amministrativo: il rito abbreviato relativo agli appalti vale anche per le concessioni di servizi
  • Gli artt. 119 e 120 c.p.a. si applicano anche alle procedure di affidamento di servizi in concessione. Dev'essere accordato il beneficio della rimessione in termini per errore scusabile, ai sensi dell'art. 37 c.p.a., in favore dell'impresa ricorrente che abbia notificato il ricorso avverso l'affidamento di una concessione dopo la scadenza del termine di decadenza di trenta giorni previsto dall'art. 120, comma 5, c.p.a., ma nel rispetto del termine ordinario di sessanta giorni.
  • Processo amministrativo: no alla revocazione della sentenza se il giudice non si pronuncia espressamente su tutte le argomentazioni di parte
  • Non costituisce motivo di revocazione della sentenza per omessa pronuncia il fatto che il giudice amministrativo, nell'esaminare la domanda di parte, non si sia espressamente pronunciato su tutte le argomentazioni poste dalla parte stessa a sostegno delle proprie conclusioni.
  • Contratti pubblici: l'Adunanza plenaria si pronuncia sulla regolarizzazione delle offerte che non indicano i costi di sicurezza aziendale
  • Per le gare bandite anteriormente all'entrata in vigore del d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50 («Attuazione delle direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE sull'aggiudicazione dei contratti di concessione, sugli appalti pubblici e sulle procedure d'appalto degli enti erogatori nei settori dell'acqua, dell'energia, dei trasporti e dei servizi postali, nonché per il riordino della disciplina vigente in materia di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture»), nelle ipotesi in cui l'obbligo di indicazione separata dei costi di sicurezza aziendale non sia stato specificato dalla legge di gara, e non sia in contestazione che dal punto di vista sostanziale l'offerta rispetti i costi minimi di sicurezza aziendale, l'esclusione del concorrente non può essere disposta se non dopo che lo stesso sia stato invitato a regolarizzare l'offerta dalla stazione appaltante nel doveroso esercizio dei poteri di soccorso istruttorio.
  • Processo amministrativo: nel computo del termine a giorni ex art. 1, comma 1, secondo periodo, della l. 742/1969 va incluso il primo giorno successivo alla scadenza del periodo di sospensione feriale
  • In base al differimento del decorso del termine processuale a giorni che abbia inizio durante il periodo di sospensione feriale, previsto dall'art. 1, comma 1, secondo periodo, della l. 7 ottobre 1969, n. 742 («Sospensione dei termini processuali nel periodo feriale»), il primo giorno successivo alla scadenza del periodo feriale dev'essere computato nel termine in questione.
  • Aree protette: la l. 80/2005 non ha abrogato il silenzio-assenso previsto dall'art. 13 della l. 394/1991
  • L'ipotesi di silenzio-assenso prevista dall'art. 13, commi 1 e 4, della l. 6 dicembre 1991, n. 394 («Legge quadro sulle aree protette»), non è stata implicitamente abrogata dalla l. 14 maggio 2005, n. 80 («Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35, recante disposizioni urgenti nell'ambito del Piano di azione per lo sviluppo economico, sociale e territoriale. Deleghe al Governo per la modifica del codice di procedura civile in materia di processo di cassazione e di arbitrato nonché per la riforma organica della disciplina delle procedure concorsuali»), la quale, modificando l'art. 20 della l. 7 agosto 1990, n. 241 («Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi»), ha escluso che l'istituto generale del silenzio-assenso possa trovare applicazione in materia di tutela ambientale e paesaggistica.
  • Finanza pubblica: le misure di riduzione della spesa valgono anche per l'Agcom
  • L'art. 3 della direttiva 2002/21/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 marzo 2002, che istituisce un quadro normativo comune per le reti ed i servizi di comunicazione elettronica (direttiva quadro), come modificata dalla direttiva 2009/140/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 novembre 2009, e l'art. 12 della direttiva 2002/20/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 marzo 2002, relativa alle autorizzazioni per le reti e i servizi di comunicazione elettronica (direttiva autorizzazioni), devono essere interpretati nel senso che essi non ostano a una normativa nazionale - come quella italiana - che assoggetta un'autorità nazionale di regolamentazione - nella specie, l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni - a disposizioni nazionali applicabili in materia di finanza pubblica e, in particolare, a disposizioni sul contenimento e la razionalizzazione delle spese delle amministrazioni pubbliche.
  • Processo civile: nelle notifiche tramite PEC, la contestazione della ricevuta di avvenuta consegna non richiede la querela di falso
  • Nelle notifiche telematiche effettuate a mezzo di posta elettronica certificata, su richiesta del cancelliere dell'ufficio giudiziario (nel caso di specie, ai sensi dell'art. 15, comma 3, l. fall.), la ricevuta di avvenuta consegna (RAC) - emessa dal sistema informatico del gestore del servizio - costituisce prova dell'avvenuto recapito del messaggio nella casella PEC del destinatario. Per la contestazione di tale prova non è necessario proporre la querela di falso.
  • Contratti pubblici: illegittima l'esclusione di un'impresa per grave negligenza, se questa è stata determinata dalla stessa stazione appaltante
  • In materia di procedure per l'affidamento di contratti pubblici, è illegittima l'esclusione di un'impresa per grave negligenza o malafede nell'esecuzione delle prestazioni, ove tale causa di esclusione sia stata determinata dalla stessa stazione appaltante (nella specie, col ritardato pagamento delle retribuzioni); ovvero per irregolarità fiscale, qualora, prima della scadenza del termine di presentazione della domanda di partecipazione alla gara, l'Amministrazione finanziaria abbia accolto l'istanza di rateazione del debito tributario avanzata dalla medesima impresa [art. 38, comma 1, lett. f) e g), del d.lgs. 12 aprile 2006, n. 163 («Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE»)].
  • Lavoro: la riorganizzazione aziendale giustifica il licenziamento del lavoratore
  • Il giustificato motivo oggettivo di licenziamento, ai sensi dell'art. 3 della l. 15 luglio 1966, n. 604 («Norme sui licenziamenti individuali»), può anche consistere soltanto in una diversa ripartizione di date mansioni fra il personale in servizio, attuata al fine di una più economica ed efficiente gestione aziendale, nel senso che, invece di essere assegnate ad un solo dipendente, esse possono suddividersi fra più lavoratori, ognuno dei quali se le vedrà aggiungere a quelle già espletate: il risultato finale può legittimamente far emergere come in esubero la posizione lavorativa di quel dipendente che vi era addetto in modo esclusivo o prevalente, sempre che tale riassetto sia realmente all'origine del licenziamento, anziché costituirne mero effetto di risulta. Al riguardo, il datore di lavoro deve provare l'impossibilità del c.d. repêchage, ma non pure l'impossibilità di rimedi alternativi alla prescelta riorganizzazione del lavoro, dovendosi escludere un controllo giurisdizionale sul merito delle scelte dell'imprenditore relative all'organizzazione tecnico-produttiva della sua azienda.
  • Diritto penale: le Sezioni unite si pronunciano sul limite di aumento di pena previsto dall'art. 81, comma 4, c.p. nel caso di recidiva reiterata
  • L'art. 81, comma 4, c.p. dev'essere interpretato nel senso che il limite di aumento di pena non inferiore ad un terzo di quella stabilita per il reato più grave, nei confronti di coloro ai quali sia stata applicata la recidiva di cui all'art. 99, comma 4, c.p., opera anche quando il giudice consideri la recidiva stessa equivalente alle riconosciute attenuanti.
  • Diritti della personalità: il figlio adottivo ha diritto di conoscere l'identità della propria madre biologica una volta deceduta
  • Dopo la morte della propria madre biologica, che aveva deciso di restare anonima, il figlio adottivo ha diritto di accedere alle informazioni relative all'identità della stessa.
  • Mercati finanziari: le associazioni di consumatori non possono esperire azioni di annullamento davanti al giudice amministrativo
  • A norma dell'art. 32-bis del d.lgs. 24 febbraio 1998, n. 58 («Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, ai sensi degli articoli 8 e 21 della legge 6 febbraio 1996, n. 52»), «[l]e associazioni dei consumatori inserite nell'elenco di cui all'articolo 137 del decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, sono legittimate ad agire per la tutela degli interessi collettivi degli investitori, connessi alla prestazione di servizi e attività di investimento e di servizi accessori e di gestione collettiva del risparmio, nelle forme previste dagli articoli 139 e 140 del predetto decreto legislativo». Fra tali forme - da intendersi come tassative, in virtù della regola generale sancita dall'art. 81 c.p.c. - non è compresa l'azione di annullamento dei provvedimenti amministrativi, né qualsiasi altro tipo di azione esercitabile davanti al giudice amministrativo a tutela di posizioni di interesse legittimo [nella specie, un'associazione di consumatori chiedeva l'annullamento degli atti con i quali la Consob aveva approvato il prospetto di offerta e quotazione di azioni di nuova emissione di una banca, col relativo supplemento (conferma TAR Lazio, sez. II, sent. n. 8750/2015)].
  • Daspo: niente udienza pubblica per la convalida dell'obbligo di firma
  • Il procedimento di convalida della misura di prevenzione dell'obbligo di presentarsi all'autorità di pubblica sicurezza, disposta a seguito del compimento di atti di violenza in occasione di manifestazioni sportive (l. 13 dicembre 1989, n. 401), differisce significativamente dal procedimento ordinario di applicazione delle misure di prevenzione personale e patrimoniale (pur appartenendo l'una e le altre alla medesima categoria giuridica); onde non è necessario che anch'esso si svolga, su richiesta dell'interessato, in udienza pubblica.
  • Bilancio e contabilità pubblica: non sono incostituzionali le disposizioni della legge di stabilità 2015 concernenti le Province e le Città metropolitane
  • Nel dichiarare in parte inammissibili ed in parte infondate alcune questioni di legittimità costituzionale - promosse dalla Regione Veneto in riferimento a vari parametri - dell'art. 1, commi 418, 419 e 451, della l. 23 dicembre 2014, n. 190 [«Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2015)»], la Consulta ha ribadito che le Regioni sono legittimate a denunciare la lesione delle prerogative costituzionali degli enti locali, precisando che esse, qualora lamentino la violazione dell'art. 119, quarto comma, Cost. per impossibilità di esercizio delle funzioni di tali enti, devono provare che la norma legislativa contestata produce uno squilibrio finanziario eccessivo a danno degli enti stessi.
  • Ordinamento penitenziario: il ristoro economico ex art. 35-ter l. 354/1975 spetta anche ai condannati all'ergastolo
  • Non è fondata, in quanto muove da un erroneo presupposto interpretativo, la questione di legittimità costituzionale - sollevata dal Magistrato di sorveglianza di Padova in riferimento agli artt. 3, 24, 27, terzo comma, e 117, primo comma, Cost., quest'ultimo in relazione all'art. 3 Cedu - dell'art. 35-ter della l. 26 luglio 1975, n. 354 («Norme sull'ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà»), nella parte in cui non prevede un ristoro economico per i condannati all'ergastolo i quali abbiano già scontato una frazione di pena che renda ammissibile la liberazione condizionale.
  • Sanità pubblica: non è incostituzionale la legge statale che prevede un progressivo taglio della spesa sanitaria di Regioni e Province autonome
  • Non sono fondate le questioni di legittimità costituzionale - sollevate dal TAR Lazio in riferimento agli artt. 3, 32, 41, 97 e 117, primo comma, Cost., quest'ultimo in relazione all'art. 1 del Protocollo addizionale alla Cedu - dell'art. 15, comma 14, del d.l. 6 luglio 2012 n. 95 («Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini nonché misure di rafforzamento patrimoniale delle imprese del settore bancario»), convertito, con modificazioni, dalla l. 7 agosto 2012, n. 135, il quale stabilisce che a tutti i singoli contratti e a tutti i singoli accordi vigenti nell'esercizio 2012, per l'acquisto di prestazioni sanitarie da soggetti privati accreditati per l'assistenza specialistica ambulatoriale e l'assistenza ospedaliera, si applica una riduzione dell'importo e dei volumi di acquisto in misura percentuale fissa, determinata dalla Regione e dalla Provincia autonoma, in modo da ridurre la spesa complessiva annua - rispetto alla spesa consuntivata per il 2011 - dello 0,5% per il 2012, dell'1% per il 2013 e del 2% a decorrere dal 2014.
  • Bilancio e contabilità pubblica: non è incostituzionale la legge statale che impone a Regioni ed enti locali di destinare le risorse di cui dispongono per le assunzioni a tempo indeterminato al ricollocamento del personale in mobilità
  • Non sono fondate le questioni di legittimità costituzionale - promosse dalle Regioni Lombardia e Puglia in riferimento agli artt. 3, primo comma, 97, secondo comma, 114, 117, terzo, quarto e sesto comma, 118 e 119, primo e quarto comma, Cost. - dell'art. 1, comma 424, della l. 23 dicembre 2014, n. 190 [«Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2015)»], nel testo modificato dall'art. 4, comma 2-bis, del d.l. 19 giugno 2015, n. 78 («Disposizioni urgenti in materia di enti territoriali. Disposizioni per garantire la continuità dei dispositivi di sicurezza e di controllo del territorio. Razionalizzazione delle spese del Servizio sanitario nazionale nonché norme in materia di rifiuti e di emissioni industriali»), convertito, con modificazioni, dalla l. 6 agosto 2015, n. 125, e nella parte in cui disciplina l'assunzione delle unità soprannumerarie.
  • Processo penale: il decreto penale di condanna deve avvisare l'imputato della facoltà di chiedere la messa alla prova
  • È incostituzionale - per violazione dell'art. 24 Cost. - l'art. 460, comma 1, lett. e), c.p.p., nella parte in cui non prevede che il decreto penale di condanna contenga l'avviso della facoltà dell'imputato di chiedere, mediante l'opposizione, la sospensione del procedimento con messa alla prova.
  • Processo penale: è incostituzionale, poiché contrasta col principio del ne bis in idem, l'art. 649 c.p.p., nella parte in cui esclude la medesimezza del fatto per la sola esistenza di un concorso formale di reati tra res iudicata e res iudicanda
  • È incostituzionale - per violazione dell'art. 117, primo comma, Cost., in relazione all'art. 4 del Protocollo n. 7 alla Cedu («Diritto di non essere giudicato o punito due volte») - l'art. 649 c.p.p., nella parte in cui - secondo il diritto vivente - esclude che il fatto sia il medesimo per la sola circostanza che sussiste un concorso formale tra il reato già giudicato con sentenza divenuta irrevocabile e il reato per cui è iniziato il nuovo procedimento penale.
  • Procreazione medicalmente assistita: sono illegittime le delibere della Giunta regionale della Lombardia che pongono a carico degli assistiti l'intero costo della fecondazione eterologa
  • Sono illegittime le delibere della Giunta regionale della Lombardia che pongono a carico degli assistiti l'intero costo (da 1.500 a 4.000 euro) delle prestazioni finalizzate alla procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo, prevedendo invece il solo pagamento di un ticket per quelle finalizzate alla procreazione medicalmente assistita di tipo omologo [conferma TAR Lombardia, sez. III, sent. n. 2271/2015, affermando i seguenti principi di diritto: a) la determinazione regionale di distinguere la fecondazione omologa da quella eterologa, finanziando la prima e ponendo a carico degli assistiti la seconda, non risulta giustificata e, nell'incidere irragionevolmente sull'esercizio del diritto riconosciuto dalla sentenza n. 162 del 10 giugno 2014 della Corte costituzionale, realizza una disparità di trattamento lesivo del diritto alla salute delle coppie affette da sterilità o da infertilità assolute; b) la circostanza che determinate prestazioni sanitarie non siano state inserite nei livelli essenziali di assistenza, pur rappresentando un limite fissato alle Regioni (art. 117, comma secondo, lett. m, Cost.) e connesso alla salute intesa quale diritto finanziariamente condizionato, non può costituire ragione sufficiente, in sé sola, a negare del tutto prestazioni essenziali per la salute degli assistiti, né può incidere sul nucleo irriducibile ed essenziale del diritto alla salute, poiché l'ingiustificato diverso trattamento delle coppie affette da una patologia, in base alla capacità economica delle stesse, «assurge intollerabilmente a requisito dell'esercizio di un diritto fondamentale» (Corte cost., 10 giugno 2014, n. 162); c) la Regione ha il potere di fissare limiti e condizioni all'esercizio di questo diritto, nell'esercizio di una ampia discrezionalità, e anche quello di riconoscere prestazioni sanitarie aggiuntive rispetto ai L.E.A., ma la distinzione tra situazioni identiche o analoghe, senza una ragione giuridicamente rilevante, integra un'inammissibile disparità di trattamento nell'erogazione delle prestazioni sanitarie e, quindi, una discriminazione che, oltre a negare il diritto alla salute (art. 32 Cost.), viola il principio di eguaglianza sostanziale, di cui all'art. 3, comma secondo, Cost. e il principio di imparzialità dell'amministrazione, di cui all'art. 97 Cost.; d) la Regione Lombardia, in quanto non sottoposta a piano di rientro, può esercitare il potere organizzativo in materia sanitaria, anche individuando prestazioni aggiuntive rispetto a quelle previste nei livelli essenziali di assistenza e selezionando categorie destinatarie delle medesime prestazioni aggiuntive, ma non può all'interno della categoria così individuata operare distinzioni che si pongano in contrasto con il principio di eguaglianza (nella specie, poiché la Regione ha posto a carico del Servizio Sanitario Regionale, sia pure con il pagamento di un ticket, le prestazioni di procreazione medicalmente assistita di tipo omologo, l'aver posto a carico delle coppie i costi di quella di tipo eterologo comporta l'illegittimità della scelta regionale in ragione della equiparazione tra le due tecniche disposta dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 162 del 2014)].
  • Lavoro: il lavoratore che di propria iniziativa interrompe il rapporto di lavoro ha diritto ad un'indennità finanziaria per le ferie annuali retribuite non godute
  • L'art. 7, § 2, della direttiva 2003/88/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 novembre 2003, concernente taluni aspetti dell'organizzazione dell'orario di lavoro, dev'essere interpretato nel senso che: 1) esso osta a una normativa nazionale che priva del diritto all'indennità finanziaria per ferie annuali retribuite non godute il lavoratore il cui rapporto di lavoro sia cessato a seguito della sua domanda di pensionamento e che non sia stato in grado di usufruire di tutte le ferie prima della fine di tale rapporto di lavoro; 2) un lavoratore ha diritto, al momento del pensionamento, all'indennità finanziaria per ferie annuali retribuite non godute per il fatto di non aver esercitato le sue funzioni per malattia; 3) un lavoratore il cui rapporto di lavoro sia cessato e che, in forza di un accordo concluso con il suo datore di lavoro, pur continuando a percepire il proprio stipendio, fosse tenuto a non presentarsi sul posto di lavoro per un periodo determinato antecedente il suo pensionamento non ha diritto all'indennità finanziaria per ferie annuali retribuite non godute durante tale periodo, salvo che egli non abbia potuto usufruire di tali ferie a causa di una malattia; 4) spetta, da un lato, agli Stati membri decidere se concedere ai lavoratori ferie retribuite supplementari che si sommano alle ferie annuali retribuite minime di quattro settimane previste dall'art. 7 della direttiva 2003/88. In tale ipotesi, gli Stati membri possono prevedere di concedere a un lavoratore che, a causa di una malattia, non abbia potuto usufruire di tutte le ferie annuali retribuite supplementari prima della fine del suo rapporto di lavoro, un diritto all'indennità finanziaria corrispondente a tale periodo supplementare. Spetta, dall'altro lato, agli Stati membri stabilire le condizioni di tale concessione.
  • Sanzioni amministrative: non è incostituzionale l'esclusione della retroattività in bonam partem
  • Non è fondata la questione di legittimità costituzionale - sollevata dal Tribunale di Como in riferimento agli artt. 3 e 117, primo comma, Cost., quest'ultimo in relazione agli artt. 6 e 7 Cedu - dell'art. 1 della l. 24 novembre 1981, n. 689 («Modifiche al sistema penale»), là dove non prevede l'applicazione della legge successiva più favorevole all'autore dell'illecito amministrativo [nel «Considerato in diritto» della pronuncia si legge, fra l'altro, che: a) spetta alla Consulta «valutare come ed in qual misura il prodotto dell'interpretazione della Corte europea si inserisca nell'ordinamento costituzionale italiano»; b) «non si rinviene nel quadro delle garanzie apprestato dalla CEDU, come interpretate dalla Corte di Strasburgo, l'affermazione di un vincolo di matrice convenzionale in ordine alla previsione generalizzata, da parte degli ordinamenti interni dei singoli Stati aderenti, del principio della retroattività della legge più favorevole, da trasporre nel sistema delle sanzioni amministrative»].
  • Bilancio e contabilità pubblica: lo Stato non può continuare ad accantonare la quota di gettito erariale spettante al Friuli-Venezia Giulia
  • È incostituzionale - nella parte in cui si applica alla Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia, per violazione degli artt. 49, 51, secondo comma, e 63, quarto comma, dello statuto della predetta Regione, nonché del principio di leale collaborazione - l'art. 1, commi 711, 712 e 729, della l. 27 dicembre 2013, n. 147 [«Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di stabilità 2014)»], il quale conferma il meccanismo dell'accantonamento sulle quote di compartecipazione ai tributi erariali - di cui all'art. 13, comma 17, del d.l. 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla l. 22 dicembre 2011, n. 214 - spettanti alle Regioni Friuli-Venezia Giulia e Valle d'Aosta e alle Province autonome di Trento e di Bolzano (da segnalare che, nel dispositivo della sentenza, l'illegittimità costituzionale è dichiarata «con gli effetti di cui in motivazione»).
  • Scuola: è incostituzionale la reiterazione illimitata dei contratti di lavoro a tempo determinato
  • È incostituzionale - per violazione dell'art. 117, primo comma, Cost., in relazione alla clausola 5, punto 1, dell'accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato, allegato alla direttiva 28 giugno 1999, n. 1999/70/CE («Direttiva del Consiglio relativa all'accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato») - l'art. 4, commi 1 e 11, della l. 3 maggio 1999, n. 124 («Disposizioni urgenti in materia di personale scolastico»), nella parte in cui autorizza, in mancanza di limiti effettivi alla durata massima totale dei rapporti di lavoro successivi, il rinnovo potenzialmente illimitato di contratti di lavoro a tempo determinato per la copertura di posti vacanti e disponibili di docenti nonché di personale amministrativo, tecnico e ausiliario, senza che ragioni obiettive lo giustifichino (la sentenza contiene, fra l'altro, importanti affermazioni di principio sui rapporti tra giudizio di costituzionalità e rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia UE).
  • Bilancio e contabilità pubblica: la materia contabile non è interamente sottratta alla potestà legislativa regionale
  • Nel dichiarare parzialmente incostituzionale una legge della Regione Toscana (n. 1/2015), impugnata dal Governo, la Corte costituzionale ha affermato, inter alia, che «[l]a programmazione economica e finanziaria regionale, le relative procedure contabili e l'attuazione in sede locale dei principi di coordinamento della finanza pubblica si inseriscono in un ambito normativo particolarmente complesso, il quale - sul versante della Regione - impinge nella potestà legislativa concorrente di cui al terzo comma dell'art. 117 Cost., in quella residuale del successivo quarto comma del medesimo articolo e nell'autonomia finanziaria garantita dall'art. 119 Cost. Non rileva in tale prospettiva il problema se sia configurabile - in simmetria con la funzione «sistema contabile dello Stato» prevista dall'art. 117, secondo comma, lettera e), Cost. - una potestà legislativa residuale della Regione definibile come «sistema contabile regionale» riconducibile al quarto comma del medesimo art. 117 Cost.; quel che è certo è che non può essere disconosciuta la potestà di esprimere nella contabilità regionale, pur nel rispetto dei vincoli statali, le peculiarità connesse e conseguenti all'autonomia costituzionalmente garantita alla Regione. // Nell'intreccio di materie precedentemente descritto vengono infatti in gioco, sul versante regionale, una pluralità di prerogative che vanno dall'esercizio dell'autonomia organizzativa e finanziaria, alla salvaguardia dei propri equilibri finanziari e della programmazione, alle modalità di declinazione delle regole di volta in volta emanate a livello statale in tema di coordinamento della finanza pubblica. // Inoltre, i bilanci e la contabilità pubblica sono anche strumenti di governo e di indirizzo dell'attività dell'amministrazione: in particolare per le Regioni, che godono di una autonomia costituzionalmente protetta. Ciò comporta la necessità di consentire a queste ultime la possibilità di soddisfare tali esigenze, pur senza travalicare i limiti esterni costituiti dalla legislazione statale ed europea in tema di vincoli finanziari».
  • Processo civile: impugnazione inammissibile se la parte non rinnova tempestivamente la notifica non andata a buon fine
  • Allorquando una notifica non sia andata a buon fine per ragioni non imputabili alla parte che l'ha richiesta, quest'ultima, appreso dell'esito negativo, al fine di conservare gli effetti collegati alla richiesta originaria, ha l'onere di attivarsi con immediatezza per riprendere il processo notificatorio e svolgere con tempestività gli atti necessari al suo completamento. Tali requisiti di immediatezza e tempestività non possono ritenersi sussistenti qualora sia stato superato il limite di tempo pari alla metà dei termini ex art. 325 c.p.c., a meno che non ricorrano circostanze eccezionali di cui sia data rigorosa prova.
  • Pubblico impiego: l'incostituzionalità del concorso riservato travolge anche la graduatoria definitiva
  • Nel caso in cui sia dichiarata l'incostituzionalità di una disposizione legislativa che aveva consentito una procedura concorsuale riservata, anziché pubblica, il limite alla naturale retroattività della pronuncia non può essere costituito dalla definitiva approvazione della graduatoria, posto che quest'ultima definisce solo la fase prodromica alla costituzione del rapporto, che pure in seguito resta condizionato, quanto alla sua validità, dall'atto presupposto; sicché non può ravvisarsi una situazione giuridica irrevocabile o esaurita a fronte di un rapporto che sia ancora in atto e che sia sorto per effetto della norma dichiarata incostituzionale.
  • Aiuti di Stato: via libera della Corte di giustizia UE alla comunicazione della Commissione sul settore bancario
  • La Corte di giustizia dell'Unione Europea ha affermato che la comunicazione della Commissione relativa all'applicazione, dal 1° agosto 2013, delle norme in materia di aiuti di Stato alle misure di sostegno alle banche in crisi non ha effetti vincolanti nei confronti degli Stati membri, e che non viola il diritto dell'Unione la condizione della ripartizione degli oneri tra azionisti e creditori subordinati in vista dell'autorizzazione di un aiuto di Stato a favore di una banca sottocapitalizzata.
  • Immigrazione: le circostanze di fatto sopravvenute al diniego di rinnovo del permesso di soggiorno non rilevano in sede giurisdizionale
  • Nel sindacare la legittimità di un atto amministrativo (qui, il diniego di rinnovo di un permesso di soggiorno), il giudice deve tener conto delle circostanze di fatto sussistenti al momento in cui tale atto è stato adottato, potendo eventualmente le circostanze successive assumere rilievo in sede amministrativa, a seguito di formale istanza dell'interessato che attivi un ulteriore procedimento (riforma TAR Lombardia, Brescia, sez. I, sent. n. 1186/2015).
  • Contratti pubblici: se la lex specialis lo richiede, l'impresa deve indicare nell'offerta economica gli oneri di sicurezza interni
  • In materia di procedure di gara per l'affidamento di contratti pubblici (nella specie, di servizi), è legittima la lex specialis che prevede, a pena di esclusione, l'obbligo dei concorrenti di indicare nell'offerta economica gli oneri di sicurezza c.d. interni o aziendali.
  • Processo penale: un'importante pronuncia delle Sezioni unite in tema di "giusto processo"
  • Le Sezioni unite penali della Corte di cassazione hanno affermato che: 1) i principi contenuti nella Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), come viventi nella giurisprudenza consolidata della Corte EDU, pur non traducendosi in norme di diretta applicabilità nell'ordinamento nazionale, costituiscono criteri di interpretazione (convenzionalmente orientata) ai quali il giudice nazionale è tenuto ad ispirarsi nell'applicazione delle norme interne; 2) la previsione contenuta nell'art. 6, § 3, lett. d), CEDU, relativa al diritto dell'imputato di esaminare o fare esaminare i testimoni a carico e ottenere la convocazione e l'esame dei testimoni a discarico, come definito dalla giurisprudenza consolidata della Corte EDU, la quale costituisce parametro interpretativo delle norme processuali interne, implica che, nel caso di appello del pubblico ministero avverso una sentenza assolutoria, fondata sulla valutazione di prove dichiarative ritenute decisive, il giudice di appello non può riformare la sentenza impugnata nel senso dell'affermazione della responsabilità penale dell'imputato, senza avere proceduto, anche d'ufficio, a norma dell'art. 603, comma 3, c.p.p., a rinnovare l'istruzione dibattimentale attraverso l'esame dei soggetti che abbiano reso dichiarazioni sui fatti del processo ritenute decisive ai fini del giudizio assolutorio di primo grado; 3) l'affermazione di responsabilità dell'imputato pronunciata dal giudice di appello su impugnazione del pubblico ministero, in riforma di una sentenza assolutoria fondata sulla valutazione di prove dichiarative ritenute decisive, delle quali non sia stata disposta la rinnovazione a norma dell'art. 603, comma 3, c.p.p., integra di per sé un vizio di motivazione della sentenza di appello, ex art. 606, comma 1, lett. e), c.p.p., per mancato rispetto del canone di giudizio "al di là di ogni ragionevole dubbio" di cui all'art. 533, comma 1, c.p.p. In tal caso, al di fuori dei casi di inammissibilità del ricorso, qualora il ricorrente abbia impugnato la sentenza di appello censurando la mancanza, la contraddittorietà o la manifesta illogicità della motivazione con riguardo alla valutazione di prove dichiarative ritenute decisive, pur senza fare specifico riferimento al principio contenuto nell'art. 6, § 3, lett. d), CEDU, la Corte di cassazione deve annullare con rinvio la sentenza impugnata; 4) gli stessi principi trovano applicazione nel caso di riforma della sentenza di proscioglimento di primo grado, ai fini delle statuizioni civili, sull'appello proposto dalla parte civile.
  • Responsabilità della P.A.: senza l'approvazione ministeriale il contratto con l'Amministrazione non è vincolante, ma può configurarsi la responsabilità precontrattuale
  • Nei contratti conclusi con la pubblica amministrazione, il dispiegamento degli effetti vincolanti per le parti, al di là della formale stipula di un accordo negoziale, è subordinato all'approvazione ministeriale ai sensi dell'art. 19 del r.d. 18 novembre 1923, n. 2440, da effettuarsi con un provvedimento espresso adottato dall'organo competente nella forma solenne prescritta dalla legge, la cui esistenza non può desumersi implicitamente dalla condotta tenuta dall'amministrazione, sicché, ai fini del perfezionamento effettivo del vincolo contrattuale, pur se formalmente esistente, non è sufficiente la mera aggiudicazione pronunciata in favore del contraente, come pure la formale stipula del contratto ad evidenza pubblica nelle forme prescritte dalla legge (artt. 16 e 17 del decreto cit.). Pertanto, l'eventuale responsabilità dell'amministrazione, in pendenza dell'approvazione ministeriale, dev'essere configurata come responsabilità precontrattuale, ai sensi degli artt. 1337 e 1338 c.c., inquadrabile nella responsabilità di tipo contrattuale da "contatto sociale qualificato", inteso come fatto idoneo a produrre obbligazioni, ai sensi dell'art. 1173 c.c., e dal quale derivano, a carico delle parti, non già obblighi di prestazione ai sensi dell'art. 1174 c.c., bensì reciproci obblighi di buona fede, di protezione e di informazione, ai sensi degli artt. 1175 e 1375 c.c., con conseguente applicabilità del termine decennale di prescrizione ex art. 2946 c.c.
  • Processo amministrativo: la giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo in materia urbanistica vale anche per le controversie instaurate dalla P.A.
  • Non è fondata la questione di legittimità costituzionale - sollevata dal TAR Puglia (Lecce) in riferimento agli artt. 103, primo comma, e 113, primo comma, Cost. - dell'art. 133, comma 1, lett. a), n. 2), e lett. f), del d.lgs. 2 luglio 2010, n. 104 («Attuazione dell'articolo 44 della legge 18 giugno 2009, n. 69, recante delega al governo per il riordino del processo amministrativo»), il quale devolve alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo le controversie riguardanti atti e provvedimenti delle pubbliche amministrazioni in materia urbanistica (nella specie, convenzioni urbanistiche), anche - secondo il diritto vivente - nel caso in cui tali controversie siano instaurate dalla P.A. nei confronti del privato.
  • Edilizia e urbanistica: è incostituzionale la legge regionale che regola le distanze fra costruzioni al di fuori dell'ambito urbanistico
  • La legge regionale può intervenire sulla disciplina delle distanze fra costruzioni soltanto ove persegua chiaramente finalità di carattere urbanistico, demandando l'operatività dei suoi precetti a strumenti urbanistici funzionali ad un assetto complessivo ed unitario di determinate zone del territorio; diversamente, essa risulta invasiva della materia «ordinamento civile», che l'art. 117, secondo comma, lett. l), Cost. riserva alla competenza legislativa esclusiva dello Stato (fattispecie riguardante una legge della Regione Marche).
  • Vittime del terrorismo e della criminalità organizzata: la disciplina del collocamento obbligatorio è riservata allo Stato
  • È incostituzionale la l.r. Puglia 23 marzo 2015, n. 12 («Promozione della cultura della legalità, della memoria e dell'impegno»), nella parte in cui: a) annovera anche i conviventi more uxorio e i genitori tra i beneficiari del collocamento obbligatorio delle vittime della mafia, della criminalità organizzata, del terrorismo e del dovere (art. 7, comma 3), in quanto viola l'art. 117, secondo comma, lett. l), Cost.; b) accorda, ai beneficiari del collocamento obbligatorio delle vittime della mafia, della criminalità organizzata, del terrorismo e del dovere, permessi retribuiti per cento ore annue e parifica le ore di assenza, anche ai fini previdenziali, a normali ore di lavoro (art. 8, commi 1 e 3), in quanto viola l'art. 117, secondo comma, lett. l) ed o), Cost.
  • Previdenza: è incostituzionale la riduzione della pensione di reversibilità nel caso di matrimonio contratto in tarda età con persona molto più giovane
  • È incostituzionale - per violazione degli artt. 3, 36 e 38 Cost. - l'art. 18, comma 5, del d.l. 6 luglio 2011, n. 98 («Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria»), convertito, con modificazioni, dalla l. 15 luglio 2011, n. 111, il quale prevede una riduzione della pensione di reversibilità qualora il matrimonio col dante causa sia stato contratto ad età del medesimo superiore a settant'anni e la differenza d'età tra i coniugi sia superiore a vent'anni, a meno che non vi siano figli minori, studenti o inabili.
  • Tutela dei consumatori: anche la pubblicità rivolta solo a professionisti della salute deve rispettare le norme relative alle indicazioni nutrizionali e sulla salute fornite sui prodotti alimentari
  • L'art. 1, § 2, del regolamento (CE) n. 1924/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 dicembre 2006, relativo alle indicazioni nutrizionali e sulla salute fornite sui prodotti alimentari, come modificato dal regolamento (UE) n. 1047/2012 della Commissione, dell'8 novembre 2012, dev'essere interpretato nel senso che rientrano nell'ambito di applicazione di tale regolamento le indicazioni nutrizionali o sulla salute figuranti in una comunicazione commerciale relativa a un prodotto alimentare destinato ad essere fornito in quanto tale al consumatore finale, qualora tale comunicazione sia rivolta non già a quest'ultimo, bensì esclusivamente a professionisti della salute.
  • Concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali: la Corte di giustizia UE boccia la proroga automatica senza gara prevista dalla legge italiana
  • La Corte di giustizia dell'Unione Europea ha affermato che: 1) l'art. 12, §§ 1 e 2, della direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006, relativa ai servizi nel mercato interno, dev'essere interpretato nel senso che osta a una misura nazionale - come quella italiana - che prevede la proroga automatica delle autorizzazioni demaniali marittime e lacuali in essere per attività turistico-ricreative, in assenza di qualsiasi procedura di selezione tra i potenziali candidati; 2) l'art. 49 TFUE dev'essere interpretato nel senso che osta a una normativa nazionale - come quella italiana - che consente una proroga automatica delle concessioni demaniali pubbliche in essere per attività turistico-ricreative, nei limiti in cui tali concessioni presentano un interesse transfrontaliero certo.
  • Appalti pubblici: l'Amministrazione che aggiudica un appalto di servizi col criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa non è tenuta a precisare nella lex specialis la ponderazione dei criteri di valutazione delle offerte
  • L'art. 53, § 2, della direttiva 2004/18/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 31 marzo 2004, relativa al coordinamento delle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori, di forniture e di servizi, letto alla luce del principio di parità di trattamento e dell'obbligo di trasparenza che ne deriva, dev'essere interpretato nel senso che, nel caso di un appalto di servizi che debba essere attribuito secondo il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa dal punto di vista dell'amministrazione aggiudicatrice, quest'ultima non è tenuta a portare a conoscenza dei potenziali offerenti, nel bando di gara o nel capitolato d'oneri relativi all'appalto in questione, il metodo di valutazione da essa applicato al fine di valutare e di classificare concretamente le offerte. Per contro, detto metodo non può avere l'effetto di modificare i criteri di attribuzione e la loro ponderazione relativa.
  • Previdenza: legittimo il contributo di solidarietà sulle "pensioni d'oro"
  • Non sono fondate le questioni di legittimità costituzionale - sollevate dalle sezioni giurisdizionali della Corte dei conti per le Regioni Veneto, Campania, Calabria e Umbria in riferimento agli artt. 2, 3, 4, 35, 36, 38, 53, 81, 97 e 136 Cost. - dell'art. 1, comma 486, della l. 27 dicembre 2013, n. 147 [«Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di stabilità 2014)»], il quale ha previsto, per il triennio 2014-2016, un "contributo di solidarietà" (dal 6% al 18%) a carico dei titolari di trattamenti pensionistici, corrisposti da enti gestori di forme di previdenza obbligatorie, complessivamente superiori da quattordici a trenta volte rispetto al trattamento minimo INPS.
  • Procedure di evidenza pubblica: non c'è spazio per il "falso innocuo"
  • Nelle procedure di evidenza pubblica non può trovare applicazione l'istituto - di matrice penalistica - del "falso innocuo", costituendo la completezza delle dichiarazioni rese dagli operatori economici un valore in sé, giacché consente all'Amministrazione di assumere celermente le determinazioni riguardanti la partecipazione alla gara.
  • Privacy: il Garante può sanzionare anche le persone giuridiche
  • Le sanzioni amministrative previste dal d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196 («Codice in materia di protezione dei dati personali»), possono essere irrogate non soltanto alle persone fisiche, ma anche alle persone giuridiche (nel caso di specie, una Provincia).
  • Ordinamento giudiziario: il conferimento di un incarico direttivo costituisce il frutto di una valutazione complessiva dei candidati rimessa alla discrezionalità del CSM
  • Affinché la motivazione delle delibere di conferimento di uffici giudiziari, adottate dal Consiglio Superiore della Magistratura, possa ritenersi congrua, è sufficiente che essa illustri - in modo chiaro, esplicito e coerente, quand'anche sintetico - le ragioni in base alle quali l'organo deliberante, procedendo all'apprezzamento complessivo dei candidati, si sia convinto circa la preferenza da accordare ad uno di essi. Tali delibere, costituendo espressione di valutazioni e scelte discrezionali, sono sindacabili dal giudice amministrativo solamente sotto il profilo della palese irragionevolezza, del travisamento dei fatti, della contraddittorietà o dell'arbitrarietà, con esclusione di ogni apprezzamento nel merito (fattispecie riguardante la nomina a sostituto procuratore presso la DNA).
  • Legge Pinto: nel calcolo della irragionevole durata del processo va computato anche il periodo in cui il ricorrente era minorenne
  • Ai sensi dell'art. 2 della l. 6 marzo 2001, n. 89 («Previsione di equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo e modifica dell'articolo 375 del codice di procedura civile»), nel computo complessivo da compiere ai fini della determinazione della irragionevole durata del processo, in un giudizio civile a cui abbiano partecipato ab origine i genitori di un minore (quali suoi rappresentanti legali), occorre tener conto anche del periodo decorso fino al raggiungimento della maggiore età da parte del minore stesso e di quello relativo alla protrazione del giudizio nell'ambito della medesima fase processuale in cui i genitori siano rimasti costituiti, per effetto dell'operatività dell'ultrattività della relativa rappresentanza processuale, fermo restando il diritto del rappresentato ad intervenire, nell'ambito della stessa fase, con la sua costituzione volontaria, una volta divenuto maggiorenne. In ogni caso, l'autonoma costituzione del medesimo soggetto è necessaria, ai fini in questione, nei successivi gradi di giudizio.
  • Prime notazioni circa la tutela dei diritti costituzionali nei giudizi di legittimità in via incidentale
  • Da lungo tempo la dottrina costituzionalistica italiana s'interroga sulla necessità, o quanto meno sull'opportunità, di introdurre nel nostro ordinamento il ricorso diretto individuale dinanzi alla Corte costituzionale, sul modello della Verfassungsbeschwerde tedesca o del recurso de amparo spagnolo...
  • Accesso agli atti Consob: il diritto di difesa prevale sul segreto d'ufficio
  • È illegittimo il provvedimento della Commissione nazionale per le società e la borsa che nega ad un soggetto privato l'accesso ai documenti depositati da una società a corredo di una richiesta di parere rivolta alla medesima Commissione, ove tali documenti siano necessari al privato per difendersi in giudizio.
  • Processo penale: per i delitti di criminalità organizzata è legittima l'intercettazione di conversazioni o comunicazioni tra presenti, anche nei luoghi di privata dimora, tramite captatori informatici
  • Limitatamente ai procedimenti per delitti di criminalità organizzata, è consentita l'intercettazione di conversazioni o comunicazioni tra presenti - mediante l'installazione di un captatore informatico in dispositivi elettronici portatili (ad es., personal computer, tablet, smartphone, ecc.) - anche nei luoghi di privata dimora ex art. 614 c.p., pure non singolarmente individuati e sebbene non vi si stia svolgendo l'attività criminosa. Per "delitti di criminalità organizzata" devono intendersi non solo quelli elencati nell'art. 51, commi 3-bis e 3-quater, c.p.p., ma anche quelli comunque facenti capo a un'associazione per delinquere, ex art. 416 c.p., correlata alle attività criminose più diverse, con esclusione del mero concorso di persone nel reato.
  • Valutazione d'impatto ambientale: la P.A. deve svolgere una complessiva ed approfondita analisi della concreta incidenza dell'opera sull'ambiente
  • La valutazione d'impatto ambientale mira a sensibilizzare l'autorità decidente, attraverso l'apporto di elementi tecnico-scientifici idonei ad evidenziare le ricadute sull'ambiente derivanti dalla realizzazione di una determinata opera, a salvaguardia dell'habitat: essa non si limita ad una generica verifica di natura tecnica circa l'astratta compatibilità ambientale, ma implica una complessiva ed approfondita analisi di tutti gli elementi incidenti sull'ambiente del progetto unitariamente considerato, per valutare in concreto il sacrificio imposto all'ambiente rispetto all'utilità socio-economica perseguita (fattispecie riguardante l'ampliamento di una discarica).
  • Enti locali: legittima la norma statale che impone la partecipazione degli enti locali agli enti di governo degli ambiti o bacini territoriali ottimali e omogenei
  • Non sono fondate le questioni di legittimità costituzionale - promosse dalla Regione Veneto in riferimento agli artt. 117, terzo e quarto comma, 118 e 123 Cost., nonché all'art. 3, comma 2, della l.r. statutaria 17 aprile 2012, n. 1 («Statuto del Veneto») - dell'art. 1, comma 609, lett. a), della l. 23 dicembre 2014, n. 190 [«Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2015)»], il quale stabilisce l'obbligo per gli enti locali di partecipare agli enti di governo degli ambiti o bacini territoriali ottimali e omogenei, prevedendo, in caso d'inadempienza, l'esercizio dei poteri sostitutivi da parte del Presidente della Regione.
  • Enti locali: non sono incostituzionali le disposizioni della legge di stabilità 2015 sul personale delle Città metropolitane e delle Province delle Regioni ordinarie
  • Non sono fondate le questioni di legittimità costituzionale - promosse dalle Regioni Campania, Lombardia, Puglia e Veneto in riferimento agli artt. 3, 5, 97, 114, 117, 118, 119 e 120 Cost. - dell'art. 1, commi 421, 422, 423 e 427, della l. 23 dicembre 2014, n. 190 [«Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2015)»], in materia di personale delle Città metropolitane e delle Province delle Regioni ordinarie.
  • Proprietà intellettuale: al gestore di un'area di mercato può essere ingiunto di far cessare le infrazioni in materia di marchio commesse dai commercianti che operano in quell'area
  • L'art. 11, terza frase, della direttiva 2004/48/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, sul rispetto dei diritti di proprietà intellettuale, dev'essere interpretato nel senso che: 1) rientra nella nozione di «intermediari[o] i cui servizi sono utilizzati da terzi per violare un diritto di proprietà intellettuale», ai sensi di detta disposizione, il locatario di un'area di mercato che concede in sublocazione i diversi punti vendita situati in tale area a commercianti, alcuni dei quali utilizzano il loro spazio per vendere merci contraffatte di prodotti di marca; 2) i presupposti ai quali è subordinato il provvedimento ingiuntivo, ai sensi di detta disposizione, rivolto a un intermediario che fornisce un servizio di locazione di punti vendita in un'area di mercato, sono identici a quelli relativi ai provvedimenti ingiuntivi che possono essere rivolti agli intermediari su uno spazio commerciale online, enunciati dalla Corte di giustizia nella sentenza del 12 luglio 2011, L'Oréal e a.
  • Tutela dei consumatori: il prezzo di vendita indicato nella pubblicità di un autoveicolo deve comprendere le spese di consegna
  • L'art. 3 della direttiva 98/6/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 1998, relativa alla protezione dei consumatori in materia di indicazione dei prezzi dei prodotti offerti ai consumatori, letto in combinato disposto con gli artt. 1 e 2, lett. a), della stessa direttiva, dev'essere interpretato nel senso che le spese di consegna di un autoveicolo dal produttore al concessionario, che sono a carico del consumatore, devono essere incluse nel prezzo di vendita di tale veicolo indicato in una pubblicità effettuata da un commerciante qualora, tenuto conto di tutte le caratteristiche di tale pubblicità, essa contenga, agli occhi del consumatore, un'offerta relativa a detto veicolo.
  • Legge Pinto: nel calcolo della ragionevole durata del processo va computato anche il periodo anteriore alla presentazione dell'istanza di prelievo
  • In materia di equa riparazione per irragionevole durata del processo, l'istanza di prelievo, una volta presentata, assolve ed esaurisce la propria funzione di presupposto processuale del procedimento di cui alla l. 24 marzo 2001, n. 89 («Previsione di equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo e modifica dell'articolo 375 del codice di procedura civile»), sicché nel calcolo della durata del processo dev'essere computato anche il periodo anteriore alla presentazione di tale istanza.
  • Rinvio pregiudiziale: il giudice che, nell'esporre il contesto fattuale e giuridico del procedimento principale, esprime un parere provvisorio non perde per ciò solo la sua imparzialità
  • La Corte di giustizia dell'Unione Europea ha affermato che: 1) gli artt. 267 TFUE e 94 del regolamento di procedura della Corte, alla luce degli artt. 47, secondo comma, e 48, § 1, della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, devono essere interpretati nel senso che ostano ad una normativa nazionale (nella specie, quella bulgara) interpretata in modo da imporre al giudice del rinvio di dichiarare la propria incompetenza con riguardo ad un procedimento dinanzi ad esso pendente per aver esposto, nell'ambito della propria domanda di pronuncia pregiudiziale, il contesto di fatto e di diritto del procedimento stesso; 2) il diritto dell'Unione, segnatamente l'art. 267 TFUE, dev'essere interpretato nel senso che non impone né vieta al giudice del rinvio di procedere, in seguito alla pronuncia della sentenza emessa in via pregiudiziale, ad una nuova audizione delle parti nonché a nuove misure istruttorie che possano indurlo a modificare gli accertamenti di fatto e di diritto da esso effettuati nell'ambito della domanda di pronuncia pregiudiziale, purché tale giudice dia piena attuazione all'interpretazione del diritto dell'Unione data dalla Corte di giustizia dell'Unione europea; 3) il diritto dell'Unione dev'essere interpretato nel senso che osta a che un giudice del rinvio applichi una normativa nazionale ritenuta contraria a tale diritto.
  • Docenti AFAM: sull'inserimento in graduatoria decide il giudice ordinario
  • Spetta al giudice ordinario la giurisdizione sulle controversie riguardanti la formazione delle graduatorie per l'attribuzione di incarichi di insegnamento a tempo determinato nelle istituzioni dell'alta formazione artistica, musicale e coreutica, ai sensi dell'art. 19 del d.l. 12 settembre 2013, n. 104 («Misure urgenti in materia di istruzione, università e ricerca»), convertito, con modificazioni, dalla l. 8 novembre 2013, n. 128, e del d.m. 30 giugno 2014, n. 526 («Costituzione delle graduatorie nazionali per l'attribuzione di incarichi a tempo determinato per il personale docente delle istituzioni AFAM»).
  • Pubblico impiego: sul conferimento e sulla revoca degli incarichi dirigenziali decide sempre il giudice ordinario
  • Ai sensi dell'art. 63 del d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165 («Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche»), sono devolute al giudice ordinario, in funzione di giudice del lavoro, tutte le controversie relative ai rapporti di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni, ivi comprese le controversie concernenti il conferimento e la revoca degli incarichi dirigenziali, indipendentemente dalla natura subordinata o autonoma del rapporto, nonché dal livello dirigenziale e dalla natura dell'organo che conferisce l'incarico. Nel decidere, il giudice ordinario disapplicherà eventuali atti amministrativi di macro-organizzazione, ove ritenuti illegittimi.

Ars Interpretandi. Rivista di ermeneutica giuridica
Fascicolo n. 1 del 2016
L'uso del diritto straniero nell'interpretazione giuridica
Carocci Editore