• Responsabilità aquiliana della P.A.: il danno da mancata aggiudicazione della gara d'appalto dev'essere provato
  • L'impresa che invoca il risarcimento del danno da mancata aggiudicazione di una gara d'appalto deve fornire la prova, eventualmente per mezzo di presunzioni semplici, sia dell'an e del quantum del danno che assume di aver sofferto sia dell'effettivo utile che avrebbe conseguito con l'aggiudicazione dell'appalto, senza che essa possa rimettersi alle risultanze della consulenza tecnica d'ufficio. La valutazione equitativa dell'ammontare del danno (art. 1226 c.c.) è ammessa soltanto nel caso in cui la relativa prova sia impossibile o estremamente difficoltosa. Va esclusa la pretesa di ottenere l'equivalente del 10% dell'importo a base d'asta, atteso che tale criterio, oltre ad esulare storicamente dalla materia risarcitoria, non può trovare applicazione automatica e indifferenziata. Anche per il c.d. danno curriculare, il creditore deve offrire una prova puntuale del nocumento che asserisce di aver subito (il mancato arricchimento del proprio curriculum professionale), quantificandolo in una misura percentuale specifica della somma liquidata a titolo di lucro cessante.
  • Lavoro: la regola della tempestività della contestazione disciplinare va intesa in senso relativo
  • La tempestività della contestazione disciplinare a carico del lavoratore dev'essere valutata non già muovendo dall'epoca dell'astratta conoscibilità dell'infrazione, bensì dal momento in cui il datore di lavoro ne ha acquisito piena contezza, eventualmente all'esito di verifiche interne, non essendo invece sufficiente l'esistenza di meri sospetti.
  • Processo penale: il previo svolgimento dell'attività di spoglio dei ricorsi non è causa di incompatibilità del giudice di cassazione
  • Nel giudizio di cassazione, il previo svolgimento dell'attività di spoglio finalizzata alla selezione dei ricorsi prima facie inammissibili non costituisce causa di incompatibilità, e quindi di ricusazione, del giudice che in seguito faccia parte del collegio dell'apposita sezione (art. 610 c.p.p.) chiamata a pronunciarsi su quegli stessi ricorsi.
  • Contratti pubblici: niente soccorso istruttorio per l'impresa che in sede di gara rende dichiarazioni inveritiere
  • Nelle procedure di gara per l'affidamento di contratti pubblici, l'istituto del "soccorso istruttorio" non può operare a favore dell'impresa che abbia reso dichiarazioni non veritiere circa l'inesistenza di cause di esclusione ex art. 38 del d.lgs. 12 aprile 2006, n. 163 («Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE»).
  • Pubblica sicurezza: la riabilitazione ex art. 178 c.p. non incide sul divieto di rilasciare il porto d'armi
  • L'art. 43, comma 1, del r.d. 18 giugno 1931, n. 773 («Approvazione del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza»), preclude il rilascio di licenze di porto d'armi (e impone la revoca di quelle già rilasciate) nei confronti di chi sia stato condannato per uno dei reati ivi indicati, anche nel caso in cui sia intervenuta la riabilitazione ex art. 178 c.p. L'autorità amministrativa non deve disporre senz'altro la revoca (prevista dall'art. 43, comma 1) della già rilasciata licenza, ma può valutare le relative circostanze ai fini dell'esercizio del potere discrezionale (previsto dall'art. 43, comma 2), qualora il giudice penale abbia disposto, in luogo della reclusione, la condanna al pagamento della pena pecuniaria ai sensi degli artt. 53 e 57 della l. 24 novembre 1981, n. 689 («Modifiche al sistema penale»), ovvero abbia escluso la punibilità «per particolare tenuità del fatto» ai sensi dell'art. 131-bis c.p., nel caso di commissione di un reato di per sé "ostativo" al rilascio o al mantenimento di licenze di portare armi.
  • Processo civile telematico: nei giudizi iniziati dal 30 giugno 2014, prima del d.l. 83/2015, il deposito per via telematica dell'atto introduttivo dà luogo ad una mera irregolarità
  • In tema di processo civile telematico, nei procedimenti contenziosi iniziati dinanzi ai tribunali dal 30 giugno 2014, nella disciplina dell'art. 16-bis del d.l. 179/2012, inserito dall'art. 1, comma 19, n. 2), della l. 228/2012, anteriormente alle modifiche apportate dal d.l. 83/2015 (che, con l'art. 19, comma 1, lett. a, n. 1), vi ha aggiunto il comma 1-bis), il deposito per via telematica, anziché con modalità cartacee, dell'atto introduttivo del giudizio, ivi compreso l'atto di citazione in opposizione a decreto ingiuntivo, dà luogo non ad una nullità della costituzione dell'attore, ma ad una mera irregolarità; sicché, ogniqualvolta l'atto sia stato inserito nei registri informatizzati dell'ufficio giudiziario previa generazione della ricevuta di avvenuta consegna da parte del gestore di posta elettronica certificata del Ministero della giustizia, deve ritenersi integrato il raggiungimento dello scopo della presa di contatto tra la parte e l'ufficio giudiziario e della messa a disposizione delle altre parti.
  • Fisco: il professionista che si avvale soltanto di un collaboratore con mansioni di segreteria o meramente esecutive non paga l'Irap
  • In materia di imposta regionale sulle attività produttive (Irap), il requisito della "autonoma organizzazione" - previsto dall'art. 2 del d.lgs. 15 dicembre 1997, n. 446 («Istituzione dell'imposta regionale sulle attività produttive, revisione degli scaglioni, delle aliquote e delle detrazioni dell'Irpef e istituzione di una addizionale regionale a tale imposta, nonché riordino della disciplina dei tributi locali») - ricorre quando il contribuente: a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell'organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l'id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l'esercizio dell'attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui che superi la soglia dell'impiego di un collaboratore il quale esplichi mansioni di segreteria o meramente esecutive. L'accertamento della sussistenza di tale requisito spetta al giudice di merito e, se congruamente motivato, è insindacabile in sede di legittimità.
  • Sostanze stupefacenti e psicotrope: la coltivazione di cannabis per uso personale resta reato
  • Non è fondata la questione di legittimità costituzionale - sollevata dalla Corte d'appello di Brescia in riferimento agli artt. 3, 13, secondo comma, 25, secondo comma, e 27, terzo comma, Cost. - dell'art. 75 del d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 («Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza»), nella parte in cui non include la coltivazione per uso personale di piante di cannabis fra le condotte sanzionate solo in via amministrativa (ma «compete al giudice verificare se la singola condotta di coltivazione non autorizzata, contestata all'agente, risulti assolutamente inidonea a porre a repentaglio il bene giuridico protetto e, dunque, in concreto inoffensiva, escludendone in tal caso la punibilità»).
  • Scuola: le esigenze di contenimento della spesa pubblica non giustificano interventi legislativi che ledono il legittimo affidamento del lavoratore dipendente
  • È incostituzionale - per violazione del principio di affidamento ex art. 3 Cost. - il combinato disposto dei commi 44 e 45 dell'art. 1 della l. 24 dicembre 2012, n. 228 («Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - Legge di stabilità 2013»), nella parte in cui non esclude dalla sua applicazione i contratti di conferimento delle mansioni superiori di direttore dei servizi generali ed amministrativi stipulati antecedentemente alla sua entrata in vigore.
  • Pubblicità di medicinali: la réclame con personaggi famosi non è sempre vietata
  • L'art. 117, comma 1, del d.lgs. 24 aprile 2006, n. 219 [«Attuazione della direttiva 2001/83/CE (e successive direttive di modifica) relativa ad un codice comunitario concernente i medicinali per uso umano, nonché della direttiva 2003/94/CE»], nello stabilire che «[l]a pubblicità presso il pubblico di un medicinale non può contenere alcun elemento che: [...] f) comprende una raccomandazione [...] di persone largamente note al pubblico», presuppone un ruolo attivo di tali persone nell'accreditamento del prodotto e nel conseguente invito ad acquistarlo; onde non può ritenersi vietato il messaggio pubblicitario nel quale compaia un personaggio famoso (nella specie, un nuotatore), ove quest'ultimo non manifesti alcuna preferenza, neppure implicita, per l'utilizzo del medicinale reclamizzato.
  • Concorrenza e mercato: la ristrettezza geografica non esclude di per sé l'esistenza del "mercato rilevante"
  • In materia antitrust, la perimetrazione del "mercato rilevante" implica l'analisi della sostituibilità sul versante della domanda (ed eventualmente dell'offerta) di determinati beni o servizi, in funzione delle loro caratteristiche e dei loro prezzi, nonché delle abitudini e delle tendenze dei consumatori, con riferimento ad una data area geografica - pur di limitate dimensioni - dove le condizioni di concorrenza sono sufficientemente omogenee e differenti da quelle riscontrabili in zone geografiche contigue.
  • Legge Pinto: fase di cognizione e fase di esecuzione del processo possono essere considerate unitariamente solo se la parte rispetta il termine semestrale ex art. 4 l. 89/2001
  • In materia di equa riparazione per irragionevole durata del processo, può farsi luogo ad una valutazione unitaria della fase di cognizione (o annullamento) e della fase di esecuzione (o ottemperanza) solamente quando la parte si sia attivata per procedere all'esecuzione (o all'ottemperanza) prima dello spirare del termine di sei mesi previsto dall'art. 4 della l. 24 marzo 2001, n. 89 («Previsione di equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo e modifica dell'articolo 375 del codice di procedura civile»).
  • Assicurazione della responsabilità civile: la clausola claims made mista o impura non è vessatoria, ma il giudice può dichiararla nulla
  • Nel contratto di assicurazione della responsabilità civile, la clausola che subordina l'operatività della copertura assicurativa alla circostanza che sia il fatto illecito sia la richiesta risarcitoria intervengano entro il periodo di efficacia del contratto ovvero entro termini prestabiliti (c.d. clausola claims made mista o impura) non è vessatoria. Tuttavia essa, in presenza di determinate condizioni, può essere dichiarata nulla per difetto di meritevolezza o, quando è applicabile la disciplina di cui al d.lgs. 6 settembre 2005, n. 206 («Codice del consumo, a norma dell'articolo 7 della legge 29 luglio 2003, n. 229»), per il fatto di determinare, a carico del consumatore, un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto. La relativa valutazione spetta al giudice di merito e, se congruamente motivata, è incensurabile in sede di legittimità.
  • Processo del lavoro: la prova indispensabile può entrare nel giudizio d'appello
  • Nel processo del lavoro, il mezzo istruttorio è "indispensabile" ai fini della decisione - e, come tale, può essere ammesso in appello, anche d'ufficio, ai sensi dell'art. 1, comma 59, della l. 28 giugno 2012, n. 92 («Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita») - quando appaia idoneo, per lo spessore contenutistico che lo connota, a sovvertire il verdetto di primo grado, nel senso di mutare il contenuto di uno o più giudizi di fatto sui quali si basa la pronuncia impugnata, fornendo un contributo decisivo all'accertamento della verità materiale, in coerenza con i principi del giusto processo.
  • Elezioni amministrative: l'erroneo riferimento normativo nelle dichiarazioni di insussistenza di cause di incandidabilità non può comportare l'esclusione della lista
  • È illegittima l'esclusione dalla competizione elettorale di una lista di candidati, ove le dichiarazioni da essi rese circa l'assenza di cause di incandidabilità facciano riferimento - secondo il modulo all'uopo predisposto - all'abrogato art. 58 del d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267 («Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali»), anziché all'art. 10 del d.lgs. 31 dicembre 2012, n. 235 («Testo unico delle disposizioni in materia di incandidabilità e di divieto di ricoprire cariche elettive e di Governo conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi, a norma dell'articolo 1, comma 63, della legge 6 novembre 2012, n. 190»), dovendosi ritenere che fra le due disposizioni sussista un rapporto di sostanziale continuità normativa e trovando nel caso applicazione l'art. 33, ultimo comma, del d.P.R. 16 maggio 1960, n. 570 («Testo unico delle leggi per la composizione e la elezione degli organi delle Amministrazioni comunali»), il quale prevede che la commissione elettorale, entro il ventiseiesimo giorno antecedente la data della votazione, possa ammettere nuovi documenti, i quali dimostrino l'effettiva sussistenza dei requisiti stabiliti dalla legge ai fini dell'elettorato passivo.
  • Immigrazione: l'esistenza di un provvedimento di non ammissione nell'area Schengen non giustifica di per sé il diniego di rinnovo del permesso di soggiorno
  • È illegittimo il decreto questorile che nega ad un cittadino extracomunitario il rinnovo del permesso di soggiorno (nella specie, per lavoro subordinato) solamente in ragione dell'esistenza di un provvedimento di non ammissione nei territori dell'area Schengen, adottato da uno Stato membro dell'Unione Europea (nella specie, la Grecia) nei confronti dell'interessato, e senza tener conto delle necessità familiari di quest'ultimo, ancorché egli non abbia usufruito di una procedura di ricongiungimento familiare.
  • Elezioni amministrative: sono tutte invalide le sottoscrizioni apposte da uno stesso elettore a più di una lista di candidati
  • In materia di elezioni amministrative, qualora un elettore abbia sottoscritto più di una lista di candidati, in violazione della normativa vigente (art. 93, comma 2, d.P.R. 16 maggio 1960, n. 570; art. 9, comma 4, l. 17 febbraio 1968, n. 108), deve ritenersi che tali sottoscrizioni siano tutte invalide, trattandosi di condotta penalmente rilevante.
  • Ordinamento giudiziario: legittimo il no del CSM all'incarico extragiudiziario del magistrato sanzionato disciplinarmente negli ultimi cinque anni
  • È legittimo il provvedimento del Consiglio Superiore della Magistratura che nega ad un magistrato l'autorizzazione allo svolgimento di un incarico extragiudiziario (nella specie, di insegnamento), in ragione del fatto che all'interessato era stata inflitta una sanzione disciplinare negli ultimi cinque anni (CSM, circolare 3 agosto 2011, n. 19942, punto 6.5).
  • Spese di giustizia: l'opposizione al decreto che liquida il compenso all'ausiliario del magistrato va proposta entro trenta giorni
  • L'art. 15, comma 1, del d.lgs. 1° settembre 2011, n. 150 («Disposizioni complementari al codice di procedura civile in materia di riduzione e semplificazione dei procedimenti civili di cognizione, ai sensi dell'articolo 54 della legge 18 giugno 2009, n. 69»), stabilisce che le opposizioni ai decreti in materia di spese di giustizia «sono regolate dal rito sommario di cognizione». Ne deriva che il decreto di liquidazione del compenso all'ausiliario - emesso dal magistrato che lo ha nominato ed opponibile (ex art. 15, comma 2, del predetto d.lgs.) innanzi al capo dell'ufficio cui appartiene quel magistrato - è equiparato all'ordinanza del giudice monocratico, appellabile ex art. 702-quater c.p.c. Pertanto, il termine, di trenta giorni dalla comunicazione o notificazione del provvedimento, di cui al citato art. 702-quater c.p.c. deve ritenersi parimenti riferito sia all'opposizione avverso il decreto sulle spese di giustizia sia all'appello avverso l'ordinanza di cui all'art. 702-ter c.p.c. (dichiara non fondate, nei sensi di cui in motivazione, le questioni di legittimità costituzionale sollevate dalla Corte di cassazione e dal Tribunale di Bergamo).
  • Regioni: il controllo della Corte dei conti riguarda anche l'inerenza delle spese dei gruppi consiliari ai loro fini istituzionali
  • Il controllo effettuato dalla Corte dei conti sui rendiconti dei gruppi consiliari regionali, sebbene non comporti un sindacato di merito delle scelte discrezionali rimesse all'autonomia politica dei gruppi stessi, tuttavia non può non comprendere la verifica dell'attinenza delle spese alle funzioni istituzionali da essi svolte (in parte dichiara inammissibile ed in parte respinge un ricorso per conflitto di attribuzione promosso dalla Regione Veneto nei confronti dello Stato).
  • Intermediazione finanziaria: inammissibili le questioni di costituzionalità relative al doppio binario sanzionatorio per gli illeciti di market abuse
  • Sono inammissibili le questioni di legittimità costituzionale degli artt. 187-bis, comma 1, e 187-ter, comma 1, del d.lgs. 24 febbraio 1998, n. 58 («Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, ai sensi degli articoli 8 e 21 della legge 6 febbraio 1996, n. 52»), nonché dell'art. 649 c.p.p., sollevate dalla Corte di cassazione alla stregua dell'art. 117, primo comma, Cost., in relazione all'art. 4 del Protocollo n. 7 Cedu.
  • Ambiente: la disciplina dei rifiuti è riservata alla legislazione statale
  • La disciplina dei rifiuti rientra nella materia della «tutela dell'ambiente» e, pertanto, è riservata alla legislazione dello Stato, ai sensi dell'art. 117, secondo comma, lett. s), Cost. (fattispecie relativa ad una legge della Regione Lombardia).
  • Concorsi pubblici: un'importante pronuncia del Consiglio di Stato in tema di nomina, composizione e attività delle commissioni esaminatrici
  • In materia di concorsi pubblici: 1) possono far parte della commissione esaminatrice, in qualità di esperti, anche dirigenti di seconda fascia delle amministrazioni pubbliche, dei quali sia comprovata la qualificazione nelle materie oggetto di concorso; 2) è legittima la nomina dei componenti della commissione esaminatrice effettuata con decreto ministeriale, anziché con decreto dirigenziale; 3) è legittima la successiva integrazione della commissione esaminatrice con ulteriori membri in qualità di esperti, purché posseggano i requisiti richiesti dalla normativa vigente; 4) è legittima un'unica verbalizzazione o la verbalizzazione differita delle sedute della commissione esaminatrice, ove non comporti la dispersione di elementi informativi; 5) è legittima la previsione, da parte della commissione esaminatrice, di un punteggio minimo (nella specie, 70/100) per il superamento della prova scritta superiore a quella che ordinariamente è considerata la sufficienza, ben potendo il soggetto pubblico richiedere, ai fini dell'utile selezione, un risultato che denoti una preparazione e cognizioni di maggiore spessore (fattispecie relativa ad un concorso per dirigenti tecnici del MIUR).
  • Fisco: l'autorizzazione del Procuratore della Repubblica all'esame di documenti coperti dal segreto professionale non è autonomamente impugnabile dinanzi al giudice tributario
  • La giurisdizione del giudice tributario ha carattere pieno ed esclusivo e si estende non solo all'impugnazione del provvedimento impositivo, ma anche alla legittimità di tutti gli atti del relativo procedimento, ivi compresa l'autorizzazione del Procuratore della Repubblica ex art. 52, comma 3, del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 («Istituzione e disciplina dell'imposta sul valore aggiunto»), necessaria per consentire, nel corso di una verifica fiscale, l'esame di documenti rispetto ai quali il contribuente abbia eccepito l'esistenza del segreto professionale. Ed invero, l'eventuale giudizio negativo in ordine alla legittimità (formale o sostanziale) di un atto istruttorio prodromico può determinare la caducazione, per illegittimità derivata, dell'atto "finale" impugnato, sicché gli eventuali vizi di atti istruttori prodromici possono essere fatti valere dinanzi al giudice tributario soltanto in caso di impugnazione del provvedimento che conclude l'iter di accertamento. Qualora, invece, l'attività di accertamento non sfoci in un atto impositivo ovvero quest'ultimo non sia impugnato, la predetta autorizzazione, siccome in ipotesi lesiva del diritto soggettivo del contribuente a non subire verifiche fiscali al di fuori dei casi previsti dalla legge, è autonomamente impugnabile dinanzi al giudice ordinario.
  • Pubblico impiego: l'ufficio competente per i procedimenti disciplinari non ha necessariamente natura di collegio perfetto
  • Tranne che nel caso di organi giurisdizionali, un collegio deve intendersi come perfetto solo quando la legge, esplicitamente o implicitamente, lo disponga. In un collegio perfetto, la presenza di tutti i suoi componenti è necessaria soltanto per le attività decisorie, e non anche per quelle preparatorie, istruttorie o strumentali verificabili a posteriori dall'intero consesso. Un collegio non può mai operare in composizione monopersonale (nella specie, la sentenza impugnata aveva dichiarato nullo il licenziamento del lavoratore, poiché questi era stato sentito a discolpa solamente da due dei tre componenti dell'ufficio competente per i procedimenti disciplinari).
  • Accesso ai documenti amministrativi: cessato il rapporto contrattuale, il datore di lavoro può accedere alle dichiarazioni rese dai propri dipendenti agli ispettori del lavoro
  • Il datore di lavoro ha diritto di accedere agli atti contenenti le dichiarazioni rese dai propri dipendenti agli ispettori del lavoro, allorché sia cessato il rapporto contrattuale con i dipendenti stessi. L'assenza di un rapporto di lavoro attuale, infatti, rende il bilanciamento tra accesso e riservatezza sottoposto alla regola generale desumibile dall'art. 24, comma 7, della l. 7 agosto 1990, n. 241 («Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi»), con conseguente prevalenza dell'accesso strumentale all'esercizio del diritto di difesa (riforma TAR Umbria, sent. n. 441/2015).
  • Mercati finanziari: la contestazione dell'illecito da parte della Consob deve avvenire in tempi ragionevoli
  • In materia di mercati finanziari, il termine di contestazione dell'illecito, da parte della Commissione nazionale per le società e la borsa, decorre dal momento in cui essa risulti effettivamente in grado di adottare, nel singolo caso, le decisioni di sua competenza, senza che possa tenersi conto di ingiustificati ritardi, causati da disfunzioni burocratiche o artificiose protrazioni nello svolgimento dei compiti assegnati ai relativi uffici. In sede di impugnazione della sanzione irrogata, il giudice di merito deve specificamente motivare sulle ragioni che lo inducono a ritenere congrui i tempi della contestazione, specialmente quando l'accertamento amministrativo abbia avuto una durata particolarmente lunga, le violazioni contestate si siano esaurite in un arco cronologico ristretto e la struttura dell'indagine si sia caratterizzata per la presenza di prolungati intervalli di inattività.
  • Pubblicazione della sentenza di condanna ex art. 36 c.p.: quella su internet è più afflittiva di quella sulla stampa
  • Per effetto delle modifiche apportate all'art. 36 c.p. dall'art. 37, comma 18, lett. a), n. 1), del d.l. 6 luglio 2011, n. 98 («Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria»), convertito, con modificazioni, dalla l. 15 luglio 2011, n. 111, la sentenza penale di condanna è pubblicata soltanto nel sito internet del Ministero della giustizia, e non anche su uno o più giornali designati dal giudice. Tali modifiche hanno comportato non già l'introduzione di una nuova pena accessoria, bensì la rimodulazione, in senso maggiormente afflittivo, del contenuto della sanzione prevista in precedenza; il che integra un fenomeno di successione di leggi nel tempo regolato dall'art. 2, comma 4, c.p.
  • Processo civile: la devoluzione al giudice del gravame della domanda in garanzia, non decisa in primo grado perché condizionata all'accoglimento della domanda principale, non richiede l'appello incidentale
  • Nel caso di chiamata in garanzia, qualora il giudice di primo grado abbia rigettato la domanda principale e non abbia deciso sulla domanda di chiamata in garanzia e sulle sue implicazioni (rivalsa), in quanto la decisione su di essa era stata condizionata all'accoglimento della domanda principale e non era stata chiesta né dal convenuto preteso garantito né dal preteso garante indipendentemente dal tenore della decisione sulla domanda principale, ove l'attore appelli la decisione di rigetto della domanda principale (impugnazione da rivolgersi necessariamente contro il convenuto ed il terzo), ai fini della devoluzione al giudice d'appello della cognizione della domanda di garanzia per il caso di accoglimento dell'appello e di riconoscimento della fondatezza della domanda principale, non è necessaria la proposizione da parte del convenuto appellato di un appello incidentale, ma è sufficiente la mera riproposizione della domanda di garanzia ai sensi dell'art. 346 c.p.c.
  • Pubblico impiego: il divieto di monetizzazione delle ferie non godute non vale quando il mancato godimento non è imputabile al lavoratore
  • Non è fondata - in quanto muove da un erroneo presupposto interpretativo - la questione di legittimità costituzionale dell'art. 5, comma 8, del d.l. 6 luglio 2012, n. 95 («Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini nonché misure di rafforzamento patrimoniale delle imprese del settore bancario»), convertito, con modificazioni, dalla l. 7 agosto 2012, n. 135, sollevata dal Tribunale di Roma in riferimento agli artt. 3, 36, primo e terzo comma, e 117, primo comma, Cost., quest'ultimo in relazione all'art. 7 della direttiva 4 novembre 2003, n. 2003/88/CE («Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente taluni aspetti dell'organizzazione dell'orario di lavoro»).
  • Sostanze stupefacenti e psicotrope: illegittimo (per vizio formale) l'art. 75-bis del d.P.R. 309/1990
  • È incostituzionale - per violazione dell'art. 77, secondo comma, Cost. (essendo palesemente eccentrico rispetto alle disposizioni contenute nell'originario decreto-legge) - l'art. 4-quater del d.l. 30 dicembre 2005, n. 272 («Misure urgenti per garantire la sicurezza ed i finanziamenti per le prossime Olimpiadi invernali, nonché la funzionalità dell'Amministrazione dell'interno. Disposizioni per favorire il recupero di tossicodipendenti recidivi e modifiche al testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309»), convertito, con modificazioni, dalla l. 21 febbraio 2006, n. 49, che introduce l'art. 75-bis del d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 («Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza»).
  • Informativa antimafia: il "vademecum" di Palazzo Spada
  • Il Consiglio di Stato ricostruisce nei dettagli la disciplina della «informazione antimafia interdittiva» di cui al d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159 («Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, nonché nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 13 agosto 2010, n. 136»), evidenziando i principi e i criteri ai quali deve attenersi l'Amministrazione.
  • Pubblica sicurezza: no alla revoca automatica del porto d'armi se la condanna alla reclusione è stata convertita in pena pecuniaria
  • Qualora il giudice penale abbia disposto, in luogo della reclusione, la condanna al pagamento della pena pecuniaria, ai sensi degli artt. 53 e 57 della l. 24 novembre 1981, n. 689 («Modifiche al sistema penale»), per uno dei reati ostativi al rilascio o al mantenimento della licenza di portare armi, contemplati dall'art. 43, comma 1, del r.d. 18 giugno 1931, n. 773 («Approvazione del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza»), l'autorità amministrativa non deve provvedere senz'altro alla revoca (prevista dal predetto art. 43, comma 1) della licenza, ma può valutare le relative circostanze ai fini dell'esercizio del potere discrezionale di cui all'art. 43, comma 2, del medesimo regio decreto (conferma TAR Piemonte, sez. II, sent. n. 910/2011).
  • Accesso ai documenti amministrativi: l'annullamento del concorso non giustifica il diniego
  • Il soggetto che ha partecipato ad una procedura concorsuale o abilitativa (nel caso di specie, per il conseguimento dell'abilitazione scientifica nazionale ex lege 240/2010) ha diritto di accedere ai relativi atti nella parte in cui lo riguardano personalmente, ancorché tali atti siano stati in seguito annullati dall'Amministrazione.
  • Servizio civile nazionale: è discriminatorio il bando che richiede il possesso della cittadinanza italiana
  • Per effetto della sentenza della Corte costituzionale 25 giugno 2015, n. 119, che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale, in parte qua, dell'art. 3, comma 1, del d.lgs. 5 aprile 2002, n. 77 («Disciplina del Servizio civile nazionale a norma dell'articolo 2 della L. 6 marzo 2001, n. 64»), la Pubblica Amministrazione che, nell'emanare un bando per la selezione di volontari da impiegare in progetti di servizio civile nazionale, inserisca tra i requisiti e le condizioni di ammissione il possesso della cittadinanza italiana, non consentendo così l'accesso ai cittadini stranieri che risiedono regolarmente in Italia, pone in essere un comportamento discriminatorio, per ragioni di nazionalità, avverso il quale è esperibile dinanzi al giudice ordinario, da parte del soggetto leso, l'azione ex art. 44 del d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286 («Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero»).
  • Processo penale: la circostanza che l'ufficio giudiziario segua un indirizzo ermeneutico difforme dai canoni consolidati non giustifica la rimessione del processo
  • L'istituto della rimessione del processo (artt. 45 ss. c.p.p.) riveste carattere eccezionale, poiché implica una deroga al principio costituzionale del giudice naturale precostituito per legge (art. 25, primo comma, Cost.), e, pertanto, comporta la necessità di un'interpretazione restrittiva delle disposizioni che lo regolano, ivi comprese quelle che stabiliscono i presupposti per la translatio iudicii. Ne consegue che la relativa richiesta dev'essere fondata su circostanze gravi, tali da legittimare il timore che, per il concorso di una situazione ambientale anomala, la serenità e l'imparzialità dei giudici possano essere seriamente incise e menomate, con compromissione della corretta esplicazione della funzione giurisdizionale, e non può essere giustificata da mere congetture, supposizioni o illazioni ovvero da vaghi timori soggettivi dell'imputato. In altri termini, per grave situazione locale deve intendersi un fenomeno esterno alla dialettica processuale, riguardante l'ambiente territoriale nel quale il processo si svolge e connotato da tale abnormità e consistenza da non poter essere interpretato se non nel senso di un pericolo concreto per la non imparzialità del giudice o di un pregiudizio alla libertà di determinazione delle persone che partecipano al processo medesimo, configurabili soltanto in presenza di questa grave situazione locale e come conseguenza di essa. Infine, questo contesto, idoneo a configurare causa di rimessione del processo ad altra sede, dev'essere - oltre che concreto, effettivo e non opinabile - di incontrovertibile attualità e tale da non essere superabile se non con il trasferimento del processo ad altro ufficio giudiziario (nel caso di specie, il ricorrente lamentava che l'ufficio giudiziario presso il quale era pendente un processo a suo carico seguisse una giurisprudenza «ablativa delle garanzie democratiche»).
  • Appalti: legittima l'informativa antimafia conseguente all'adozione di misure cautelari personali per traffico illecito di rifiuti
  • È legittimo il provvedimento interdittivo antimafia fondato sull'adozione, da parte dell'autorità giudiziaria, di misure cautelari personali per il delitto di cui all'art. 260 («attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti») del d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152 («Norme in materia ambientale»), rientrando tale delitto fra quelli contemplati dall'art. 51, comma 3-bis, c.p.p., richiamato dall'art. 84, comma 4, lett. a), del d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159 («Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, nonché nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 13 agosto 2010, n. 136»).
  • Fisco: il giudice tributario non può condannare l'Amministrazione a restituire le somme versate in eccedenza dal contribuente durante la causa
  • Al giudizio tributario non è applicabile, per mancanza dei relativi presupposti, l'art. 389 c.p.c., che disciplina l'ipotesi di domande di restituzione e riduzione in pristino conseguenti alla cassazione della sentenza. Poiché l'art. 68, comma 2, del d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546 («Disposizioni sul processo tributario in attuazione della delega al Governo contenuta nell'art. 30 della legge 30 dicembre 1991, n. 413»), prevede il rimborso d'ufficio del tributo corrisposto in eccedenza, entro novanta giorni dalla notificazione della sentenza che ha accolto il ricorso del contribuente, quest'ultimo, se non riceve quanto dovutogli, non può adire direttamente il giudice tributario, ma deve prima sollecitare il rimborso in sede amministrativa e solo successivamente può impugnare il diniego, anche tacito.
  • Marchi: anche un marchio puramente descrittivo può acquistare con l'uso carattere distintivo
  • In materia di tutela del marchio, ricorre l'ipotesi del secondary meaning ogniqualvolta un segno, originariamente sprovvisto di capacità distintiva per genericità, mera descrittività o mancanza di originalità, si trovi poi ad acquistarla in conseguenza del consolidarsi del suo uso sul mercato, ossia attraverso la diffusione, la propaganda e la pubblicità. In tale ipotesi, l'ordinamento recepisce il dato di fatto dell'acquisizione successiva e "secondaria" della "distintività", attraverso un meccanismo di "convalidazione" del segno espressamente previsto dalla normativa vigente.
  • Atti catastali: sulla legittimità degli atti amministrativi generali decide il giudice amministrativo, mentre quello tributario può solo disapplicarli
  • Appartengono alla giurisdizione del giudice amministrativo le controversie relative agli atti amministrativi generali in materia catastale, mentre appartengono alla giurisdizione del giudice tributario le controversie relative alle operazioni catastali individuali. Il giudice tributario non può giudicare della legittimità degli atti amministrativi generali, dei quali può conoscere incidenter tantum e unicamente ai fini della disapplicazione nella singola fattispecie dell'atto amministrativo presupposto dell'atto impugnato.
  • Immigrazione: la presenza del lavoratore irregolare sul territorio nazionale non può essere attestata da una tessera sindacale
  • Ai fini dell'art. 5, comma 1, del d.lgs. 16 luglio 2012, n. 109 («Attuazione della direttiva 2009/52/CE che introduce norme minime relative a sanzioni e a provvedimenti nei confronti di datori di lavoro che impiegano cittadini di Paesi terzi il cui soggiorno è irregolare»), la tessera rilasciata da un'associazione sindacale, che svolge esclusivamente attività di sostegno a favore dei lavoratori immigrati, non costituisce valida attestazione della presenza dello straniero irregolare sul territorio nazionale al 31 dicembre 2011, non essendo tale associazione un "organismo pubblico".
  • Legge Pinto: il giudizio di ottemperanza può essere azionato nei confronti del MEF
  • Sussiste la legittimazione passiva del Ministero dell'economia e delle finanze nei giudizi di ottemperanza concernenti le sentenze che accolgono le domande, proposte nei confronti della Presidenza del Consiglio dei ministri, di equa riparazione per irragionevole durata del processo ai sensi della l. 24 marzo 2001, n. 89 («Previsione di equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo e modifica dell'articolo 375 del codice di procedura civile»).
  • Ambiente: la Corte di giustizia UE boccia il quantitativo massimo annuo di quote gratuite di emissioni di gas ad effetto serra stabilito dalla Commissione per il periodo 2013-2020
  • La Corte di giustizia dell'Unione Europea ha dichiarato invalidi l'art. 4 e l'all. II della decisione 2013/448/UE della Commissione, del 5 settembre 2013, relativa alle misure nazionali di attuazione per l'assegnazione transitoria a titolo gratuito di quote di emissioni di gas ad effetto serra ai sensi dell'art. 11, § 3, della direttiva 2003/87/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 ottobre 2003. La Commissione ha dieci mesi di tempo per fissare un nuovo quantitativo. In ogni caso, le precedenti assegnazioni di quote non possono essere rimesse in discussione.
  • Processo amministrativo: il rigetto tardivo del ricorso gerarchico non dev'essere impugnato con motivi aggiunti
  • La parte che ricorre in sede giurisdizionale avverso il silenzio-rigetto formatosi su un ricorso amministrativo gerarchico non ha l'onere di impugnare con motivi aggiunti il sopravvenuto provvedimento tardivo di rigetto del medesimo ricorso gerarchico, atteso che tale provvedimento, costituendo una conferma giustiziale di un atto ormai sub iudice, non è più idoneo ad incidere in senso sfavorevole sulla situazione giuridica del ricorrente.
  • Elezioni amministrative: se non è ammesso il voto disgiunto, il voto di lista prevale su quello di preferenza
  • Ai sensi dell'art. 57, comma 7, del d.P.R. 16 maggio 1960, n. 570 («Testo unico delle leggi per la composizione e la elezione degli organi delle Amministrazioni comunali»), nei comuni con popolazione inferiore ai quindicimila abitanti, qualora l'elettore abbia votato per una lista ed abbia altresì indicato la propria preferenza per uno o più candidati appartenenti ad un'altra lista, deve ritenersi valido il voto di lista ed inefficace quello di preferenza, non essendo ammesso il c.d. voto disgiunto.
  • Immigrazione: legittimo il diniego di rinnovo del permesso di soggiorno se lo straniero è un evasore totale
  • In materia di immigrazione, è legittimo il diniego di rinnovo del permesso di soggiorno per lavoro autonomo, ove risulti che lo straniero, durante lo svolgimento della propria attività in Italia, abbia omesso del tutto di versare imposte, tasse e contributi previdenziali obbligatori.
  • Privacy: le case di cura devono notificare al Garante il trattamento dei dati sanitari
  • Ai sensi dell'art. 37, comma 1, lett. b), del d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196 («Codice in materia di protezione dei dati personali»), le case di cura sono tenute a notificare al Garante per la protezione dei dati personali il trattamento, da esse effettuato, dei dati idonei a rivelare malattie infettive e diffusive e sieropositività.
  • Regioni: niente premio di maggioranza se lo statuto prevede un numero fisso di consiglieri regionali
  • Ai sensi degli artt. 122 e 123 Cost. (come modificati dalla l. cost. 22 novembre 1999, n. 1), la determinazione del numero dei componenti del consiglio regionale è rimessa all'autonomia statutaria della Regione, in quanto attinente alla «forma di governo». Qualora lo statuto stabilisca un numero fisso di consiglieri, senza possibilità di variazione, la legge regionale non può prevedere meccanismi diretti ad attribuire seggi aggiuntivi a titolo di premio di maggioranza (conferma TAR Liguria, sez. II, sent. n. 756/2015).
  • Espropriazioni per pubblica utilità: l'indennizzo deve basarsi sul valore venale del bene ablato
  • L'indennizzo assicurato all'espropriato dall'art. 42, terzo comma, Cost., pur non dovendo costituire un'integrale riparazione per la perdita subita (in quanto occorre coordinare il diritto del privato con l'interesse generale che l'espropriazione mira a realizzare), non può essere, tuttavia, fissato in una misura irrisoria o meramente simbolica, ma deve rappresentare un serio ristoro, commisurato al valore del bene in relazione alle sue caratteristiche essenziali, fatte palesi dalla potenziale utilizzazione economica di esso, secondo legge. Esclusa, dunque, la necessaria coincidenza tra valore di mercato e indennità espropriativa, resta fermo che il punto di riferimento per determinare l'indennità di espropriazione dev'essere il valore di mercato (o venale) del bene ablato, in modo da assicurare un ristoro economico che abbia un ragionevole legame con tale valore (dichiara non fondata una questione di legittimità costituzionale riguardante una legge della Provincia autonoma di Bolzano).
  • Processo amministrativo: un'importante pronuncia del Consiglio di Stato sui poteri del giudice dell'ottemperanza e sull'incidenza delle sopravvenienze nell'esecuzione del giudicato, con riguardo alle controversie relative ai provvedimenti del CSM che conferiscono ai magistrati incarichi direttivi e semidirettivi
  • Nel novellare l'art. 17, comma 2, della l. 24 marzo 1958, n. 195 («Norme sulla costituzione e sul funzionamento del Consiglio superiore della Magistratura»), l'art. 2, comma 4, del d.l. 24 giugno 2014, n. 90 («Misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l'efficienza degli uffici giudiziari»), convertito, con modificazioni, dalla l. 11 agosto 2014, n. 114, pur limitando i poteri del giudice dell'ottemperanza nelle controversie relative ai provvedimenti del Consiglio Superiore della Magistratura che conferiscono ai magistrati incarichi direttivi e semidirettivi, non ha tuttavia escluso l'applicabilità dell'art. 114, comma 4, lett. d), c.p.a., onde il giudice amministrativo non è stato privato del potere di nominare, ove occorra, un commissario ad acta (la sentenza contiene, inoltre, importanti affermazioni di principio circa l'incidenza delle sopravvenienze nell'esecuzione del giudicato - Fattispecie riguardante la nomina del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Ancona).
  • Tutela dei consumatori: il giudice nazionale deve verificare d'ufficio il rispetto della normativa europea anche nei procedimenti per insolvenza
  • La Corte di giustizia dell'Unione Europea ha affermato - inter alia - che: 1) l'art. 7, § 1, della direttiva 93/13/CEE del Consiglio, del 5 aprile 1993, concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori, dev'essere interpretato nel senso che osta a una normativa procedurale nazionale che, in un procedimento per insolvenza, da un lato, non consente al giudice chiamato a pronunciarsi in tale procedimento di esaminare d'ufficio la natura eventualmente abusiva di clausole contrattuali dalle quali derivano crediti dichiarati nell'ambito del predetto procedimento, anche qualora tale giudice disponga degli elementi di diritto e di fatto necessari a tal fine, e, dall'altro, autorizza detto giudice a procedere soltanto all'esame di crediti non garantiti, e ciò unicamente per un numero limitato di censure relative alla loro prescrizione o estinzione; 2) l'art. 10, § 2, della direttiva 2008/48/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2008, relativa ai contratti di credito ai consumatori e che abroga la direttiva 87/102/CEE del Consiglio, dev'essere interpretato nel senso che impone a un giudice nazionale, investito di una controversia relativa a crediti derivanti da un contratto di credito ai sensi di tale direttiva, di esaminare d'ufficio il rispetto dell'obbligo di informazione previsto da tale disposizione e di trarre le conseguenze che, secondo il diritto nazionale, derivano dalla violazione di tale obbligo, a condizione che le sanzioni soddisfino i requisiti di cui all'art. 23 della predetta direttiva.
  • Ricongiungimento familiare: il rigetto della domanda può fondarsi su una valutazione prognostica delle risorse di cui disporrà il soggiornante
  • L'art. 7, § 1, lett. c), della direttiva 2003/86/CE del Consiglio, del 22 settembre 2003, relativa al diritto al ricongiungimento familiare, dev'essere interpretato nel senso che consente alle autorità competenti di uno Stato membro di fondare il rigetto di una domanda di ricongiungimento familiare su una valutazione in prospettiva della probabilità che il soggiornante mantenga oppure no le risorse stabili, regolari e sufficienti di cui deve disporre per mantenere se stesso e i propri familiari senza ricorrere al sistema di assistenza sociale di tale Stato membro nel corso dell'anno successivo alla data di presentazione della domanda, valutazione questa che si basa sull'evoluzione dei redditi del soggiornante nel corso dei sei mesi che hanno preceduto tale data.
  • Appalti: l'affidamento del servizio di avvolgimento dei bagagli in aeroporto non richiede una gara pubblica
  • L'affidamento del servizio di avvolgimento dei bagagli con pellicola protettiva all'interno di uno spazio aeroportuale non soggiace alle regole dell'evidenza pubblica, basandosi su contratti di diritto privato; con la conseguenza che le relative controversie appartengono alla giurisdizione del giudice ordinario.
  • Pubblico impiego: il trasferimento temporaneo del dipendente per motivi familiari (art. 42-bis d.lgs. 151/2001) va concesso anche in caso di scopertura dell'organico della sede di servizio
  • Il diniego dell'assegnazione temporanea del pubblico dipendente (nel caso di specie, un carabiniere) con figli minori fino a tre anni d'età, prevista dall'art. 42-bis del d.lgs. 26 marzo 2001, n. 151 («Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell'articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53»), non può essere genericamente motivato con l'esistenza di scoperture nell'organico della sede di servizio, essendo invece necessario che ricorrano esigenze eccezionali, di cui l'Amministrazione deve dar conto in maniera adeguata nel relativo provvedimento.
  • Responsabilità precontrattuale della P.A.: niente risarcimento dei danni se manca il ragionevole affidamento del privato sulla conclusione del contratto
  • In materia di procedure di gara per l'affidamento di contratti pubblici, sussiste la responsabilità precontrattuale della Pubblica Amministrazione allorché questa, nella fase successiva alla scelta del contraente, venga meno ai doveri di buona fede, correttezza, lealtà e diligenza, anche in rapporto al ragionevole affidamento ingenerato nel privato circa la conclusione del contratto.
  • Fisco: la medicina di gruppo non è soggetta di per sé ad Irap
  • L'attività della medicina di gruppo non costituisce ex lege presupposto dell'imposta regionale sulle attività produttive (Irap), non essendo riconducibile ad uno dei tipi di società o enti di cui agli artt. 2 e 3 del d.lgs. 15 dicembre 1997, n. 446 («Istituzione dell'imposta regionale sulle attività produttive, revisione degli scaglioni, delle aliquote e delle detrazioni dell'Irpef e istituzione di una addizionale regionale a tale imposta, nonché riordino della disciplina dei tributi locali»).
  • Daspo: il provvedimento inficiato da vizi formali o non convalidato in tempo può essere reiterato
  • In caso di mancata convalida per vizi puramente formali o di mancata tempestiva decisione sulla richiesta di convalida, il provvedimento questorile che impone l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria ex lege 13 dicembre 1989, n. 401 («Interventi nel settore del giuoco e delle scommesse clandestini e tutela della correttezza nello svolgimento di manifestazioni sportive»), può essere reiterato e successivamente inoltrato per la convalida, atteso che il divieto di bis in idem opera solamente allorquando il provvedimento stesso sia stato annullato in conseguenza di un controllo nel merito.
  • Concorsi pubblici: è illegittimo l'operato della commissione esaminatrice che, nella correzione delle prove scritte, viola il principio del collegio perfetto
  • In materia di concorsi pubblici, è illegittimo l'operato della commissione esaminatrice che, nella correzione degli elaborati scritti, abbia violato il principio del collegio perfetto, il quale esige che tale attività sia svolta in presenza di tutti i componenti della commissione stessa. Nondimeno, l'annullamento in sede giurisdizionale degli atti della procedura concorsuale non ne impone necessariamente l'integrale rinnovazione da parte di una commissione diversa.