• Processo penale: la circostanza che l'ufficio giudiziario segua un indirizzo ermeneutico difforme dai canoni consolidati non giustifica la rimessione del processo
  • L'istituto della rimessione del processo (artt. 45 ss. c.p.p.) riveste carattere eccezionale, poiché implica una deroga al principio costituzionale del giudice naturale precostituito per legge (art. 25, primo comma, Cost.), e, pertanto, comporta la necessità di un'interpretazione restrittiva delle disposizioni che lo regolano, ivi comprese quelle che stabiliscono i presupposti per la translatio iudicii. Ne consegue che la relativa richiesta dev'essere fondata su circostanze gravi, tali da legittimare il timore che, per il concorso di una situazione ambientale anomala, la serenità e l'imparzialità dei giudici possano essere seriamente incise e menomate, con compromissione della corretta esplicazione della funzione giurisdizionale, e non può essere giustificata da mere congetture, supposizioni o illazioni ovvero da vaghi timori soggettivi dell'imputato. In altri termini, per grave situazione locale deve intendersi un fenomeno esterno alla dialettica processuale, riguardante l'ambiente territoriale nel quale il processo si svolge e connotato da tale abnormità e consistenza da non poter essere interpretato se non nel senso di un pericolo concreto per la non imparzialità del giudice o di un pregiudizio alla libertà di determinazione delle persone che partecipano al processo medesimo, configurabili soltanto in presenza di questa grave situazione locale e come conseguenza di essa. Infine, questo contesto, idoneo a configurare causa di rimessione del processo ad altra sede, dev'essere - oltre che concreto, effettivo e non opinabile - di incontrovertibile attualità e tale da non essere superabile se non con il trasferimento del processo ad altro ufficio giudiziario (nel caso di specie, il ricorrente lamentava che l'ufficio giudiziario presso il quale era pendente un processo a suo carico seguisse una giurisprudenza «ablativa delle garanzie democratiche»).
  • Appalti: legittima l'informativa antimafia conseguente all'adozione di misure cautelari personali per traffico illecito di rifiuti
  • È legittimo il provvedimento interdittivo antimafia fondato sull'adozione, da parte dell'autorità giudiziaria, di misure cautelari personali per il delitto di cui all'art. 260 («attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti») del d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152 («Norme in materia ambientale»), rientrando tale delitto fra quelli contemplati dall'art. 51, comma 3-bis, c.p.p., richiamato dall'art. 84, comma 4, lett. a), del d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159 («Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, nonché nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 13 agosto 2010, n. 136»).
  • Fisco: il giudice tributario non può condannare l'Amministrazione a restituire le somme versate in eccedenza dal contribuente durante la causa
  • Al giudizio tributario non è applicabile, per mancanza dei relativi presupposti, l'art. 389 c.p.c., che disciplina l'ipotesi di domande di restituzione e riduzione in pristino conseguenti alla cassazione della sentenza. Poiché l'art. 68, comma 2, del d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546 («Disposizioni sul processo tributario in attuazione della delega al Governo contenuta nell'art. 30 della legge 30 dicembre 1991, n. 413»), prevede il rimborso d'ufficio del tributo corrisposto in eccedenza, entro novanta giorni dalla notificazione della sentenza che ha accolto il ricorso del contribuente, quest'ultimo, se non riceve quanto dovutogli, non può adire direttamente il giudice tributario, ma deve prima sollecitare il rimborso in sede amministrativa e solo successivamente può impugnare il diniego, anche tacito.
  • Marchi: anche un marchio puramente descrittivo può acquistare con l'uso carattere distintivo
  • In materia di tutela del marchio, ricorre l'ipotesi del secondary meaning ogniqualvolta un segno, originariamente sprovvisto di capacità distintiva per genericità, mera descrittività o mancanza di originalità, si trovi poi ad acquistarla in conseguenza del consolidarsi del suo uso sul mercato, ossia attraverso la diffusione, la propaganda e la pubblicità. In tale ipotesi, l'ordinamento recepisce il dato di fatto dell'acquisizione successiva e "secondaria" della "distintività", attraverso un meccanismo di "convalidazione" del segno espressamente previsto dalla normativa vigente.
  • Atti catastali: sulla legittimità degli atti amministrativi generali decide il giudice amministrativo, mentre quello tributario può solo disapplicarli
  • Appartengono alla giurisdizione del giudice amministrativo le controversie relative agli atti amministrativi generali in materia catastale, mentre appartengono alla giurisdizione del giudice tributario le controversie relative alle operazioni catastali individuali. Il giudice tributario non può giudicare della legittimità degli atti amministrativi generali, dei quali può conoscere incidenter tantum e unicamente ai fini della disapplicazione nella singola fattispecie dell'atto amministrativo presupposto dell'atto impugnato.
  • Immigrazione: la presenza del lavoratore irregolare sul territorio nazionale non può essere attestata da una tessera sindacale
  • Ai fini dell'art. 5, comma 1, del d.lgs. 16 luglio 2012, n. 109 («Attuazione della direttiva 2009/52/CE che introduce norme minime relative a sanzioni e a provvedimenti nei confronti di datori di lavoro che impiegano cittadini di Paesi terzi il cui soggiorno è irregolare»), la tessera rilasciata da un'associazione sindacale, che svolge esclusivamente attività di sostegno a favore dei lavoratori immigrati, non costituisce valida attestazione della presenza dello straniero irregolare sul territorio nazionale al 31 dicembre 2011, non essendo tale associazione un "organismo pubblico".
  • Legge Pinto: il giudizio di ottemperanza può essere azionato nei confronti del MEF
  • Sussiste la legittimazione passiva del Ministero dell'economia e delle finanze nei giudizi di ottemperanza concernenti le sentenze che accolgono le domande, proposte nei confronti della Presidenza del Consiglio dei ministri, di equa riparazione per irragionevole durata del processo ai sensi della l. 24 marzo 2001, n. 89 («Previsione di equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo e modifica dell'articolo 375 del codice di procedura civile»).
  • Ambiente: la Corte di giustizia UE boccia il quantitativo massimo annuo di quote gratuite di emissioni di gas ad effetto serra stabilito dalla Commissione per il periodo 2013-2020
  • La Corte di giustizia dell'Unione Europea ha dichiarato invalidi l'art. 4 e l'all. II della decisione 2013/448/UE della Commissione, del 5 settembre 2013, relativa alle misure nazionali di attuazione per l'assegnazione transitoria a titolo gratuito di quote di emissioni di gas ad effetto serra ai sensi dell'art. 11, § 3, della direttiva 2003/87/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 ottobre 2003. La Commissione ha dieci mesi di tempo per fissare un nuovo quantitativo. In ogni caso, le precedenti assegnazioni di quote non possono essere rimesse in discussione.
  • Processo amministrativo: il rigetto tardivo del ricorso gerarchico non dev'essere impugnato con motivi aggiunti
  • La parte che ricorre in sede giurisdizionale avverso il silenzio-rigetto formatosi su un ricorso amministrativo gerarchico non ha l'onere di impugnare con motivi aggiunti il sopravvenuto provvedimento tardivo di rigetto del medesimo ricorso gerarchico, atteso che tale provvedimento, costituendo una conferma giustiziale di un atto ormai sub iudice, non è più idoneo ad incidere in senso sfavorevole sulla situazione giuridica del ricorrente.
  • Elezioni amministrative: se non è ammesso il voto disgiunto, il voto di lista prevale su quello di preferenza
  • Ai sensi dell'art. 57, comma 7, del d.P.R. 16 maggio 1960, n. 570 («Testo unico delle leggi per la composizione e la elezione degli organi delle Amministrazioni comunali»), nei comuni con popolazione inferiore ai quindicimila abitanti, qualora l'elettore abbia votato per una lista ed abbia altresì indicato la propria preferenza per uno o più candidati appartenenti ad un'altra lista, deve ritenersi valido il voto di lista ed inefficace quello di preferenza, non essendo ammesso il c.d. voto disgiunto.
  • Immigrazione: legittimo il diniego di rinnovo del permesso di soggiorno se lo straniero è un evasore totale
  • In materia di immigrazione, è legittimo il diniego di rinnovo del permesso di soggiorno per lavoro autonomo, ove risulti che lo straniero, durante lo svolgimento della propria attività in Italia, abbia omesso del tutto di versare imposte, tasse e contributi previdenziali obbligatori.
  • Privacy: le case di cura devono notificare al Garante il trattamento dei dati sanitari
  • Ai sensi dell'art. 37, comma 1, lett. b), del d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196 («Codice in materia di protezione dei dati personali»), le case di cura sono tenute a notificare al Garante per la protezione dei dati personali il trattamento, da esse effettuato, dei dati idonei a rivelare malattie infettive e diffusive e sieropositività.
  • Regioni: niente premio di maggioranza se lo statuto prevede un numero fisso di consiglieri regionali
  • Ai sensi degli artt. 122 e 123 Cost. (come modificati dalla l. cost. 22 novembre 1999, n. 1), la determinazione del numero dei componenti del consiglio regionale è rimessa all'autonomia statutaria della Regione, in quanto attinente alla «forma di governo». Qualora lo statuto stabilisca un numero fisso di consiglieri, senza possibilità di variazione, la legge regionale non può prevedere meccanismi diretti ad attribuire seggi aggiuntivi a titolo di premio di maggioranza (conferma TAR Liguria, sez. II, sent. n. 756/2015).
  • Espropriazioni per pubblica utilità: l'indennizzo deve basarsi sul valore venale del bene ablato
  • L'indennizzo assicurato all'espropriato dall'art. 42, terzo comma, Cost., pur non dovendo costituire un'integrale riparazione per la perdita subita (in quanto occorre coordinare il diritto del privato con l'interesse generale che l'espropriazione mira a realizzare), non può essere, tuttavia, fissato in una misura irrisoria o meramente simbolica, ma deve rappresentare un serio ristoro, commisurato al valore del bene in relazione alle sue caratteristiche essenziali, fatte palesi dalla potenziale utilizzazione economica di esso, secondo legge. Esclusa, dunque, la necessaria coincidenza tra valore di mercato e indennità espropriativa, resta fermo che il punto di riferimento per determinare l'indennità di espropriazione dev'essere il valore di mercato (o venale) del bene ablato, in modo da assicurare un ristoro economico che abbia un ragionevole legame con tale valore (dichiara non fondata una questione di legittimità costituzionale riguardante una legge della Provincia autonoma di Bolzano).
  • Processo amministrativo: un'importante pronuncia del Consiglio di Stato sui poteri del giudice dell'ottemperanza e sull'incidenza delle sopravvenienze nell'esecuzione del giudicato, con riguardo alle controversie relative ai provvedimenti del CSM che conferiscono ai magistrati incarichi direttivi e semidirettivi
  • Nel novellare l'art. 17, comma 2, della l. 24 marzo 1958, n. 195 («Norme sulla costituzione e sul funzionamento del Consiglio superiore della Magistratura»), l'art. 2, comma 4, del d.l. 24 giugno 2014, n. 90 («Misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l'efficienza degli uffici giudiziari»), convertito, con modificazioni, dalla l. 11 agosto 2014, n. 114, pur limitando i poteri del giudice dell'ottemperanza nelle controversie relative ai provvedimenti del Consiglio Superiore della Magistratura che conferiscono ai magistrati incarichi direttivi e semidirettivi, non ha tuttavia escluso l'applicabilità dell'art. 114, comma 4, lett. d), c.p.a., onde il giudice amministrativo non è stato privato del potere di nominare, ove occorra, un commissario ad acta (la sentenza contiene, inoltre, importanti affermazioni di principio circa l'incidenza delle sopravvenienze nell'esecuzione del giudicato - Fattispecie riguardante la nomina del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Ancona).
  • Tutela dei consumatori: il giudice nazionale deve verificare d'ufficio il rispetto della normativa europea anche nei procedimenti per insolvenza
  • La Corte di giustizia dell'Unione Europea ha affermato - inter alia - che: 1) l'art. 7, § 1, della direttiva 93/13/CEE del Consiglio, del 5 aprile 1993, concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori, dev'essere interpretato nel senso che osta a una normativa procedurale nazionale che, in un procedimento per insolvenza, da un lato, non consente al giudice chiamato a pronunciarsi in tale procedimento di esaminare d'ufficio la natura eventualmente abusiva di clausole contrattuali dalle quali derivano crediti dichiarati nell'ambito del predetto procedimento, anche qualora tale giudice disponga degli elementi di diritto e di fatto necessari a tal fine, e, dall'altro, autorizza detto giudice a procedere soltanto all'esame di crediti non garantiti, e ciò unicamente per un numero limitato di censure relative alla loro prescrizione o estinzione; 2) l'art. 10, § 2, della direttiva 2008/48/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2008, relativa ai contratti di credito ai consumatori e che abroga la direttiva 87/102/CEE del Consiglio, dev'essere interpretato nel senso che impone a un giudice nazionale, investito di una controversia relativa a crediti derivanti da un contratto di credito ai sensi di tale direttiva, di esaminare d'ufficio il rispetto dell'obbligo di informazione previsto da tale disposizione e di trarre le conseguenze che, secondo il diritto nazionale, derivano dalla violazione di tale obbligo, a condizione che le sanzioni soddisfino i requisiti di cui all'art. 23 della predetta direttiva.
  • Ricongiungimento familiare: il rigetto della domanda può fondarsi su una valutazione prognostica delle risorse di cui disporrà il soggiornante
  • L'art. 7, § 1, lett. c), della direttiva 2003/86/CE del Consiglio, del 22 settembre 2003, relativa al diritto al ricongiungimento familiare, dev'essere interpretato nel senso che consente alle autorità competenti di uno Stato membro di fondare il rigetto di una domanda di ricongiungimento familiare su una valutazione in prospettiva della probabilità che il soggiornante mantenga oppure no le risorse stabili, regolari e sufficienti di cui deve disporre per mantenere se stesso e i propri familiari senza ricorrere al sistema di assistenza sociale di tale Stato membro nel corso dell'anno successivo alla data di presentazione della domanda, valutazione questa che si basa sull'evoluzione dei redditi del soggiornante nel corso dei sei mesi che hanno preceduto tale data.
  • Appalti: l'affidamento del servizio di avvolgimento dei bagagli in aeroporto non richiede una gara pubblica
  • L'affidamento del servizio di avvolgimento dei bagagli con pellicola protettiva all'interno di uno spazio aeroportuale non soggiace alle regole dell'evidenza pubblica, basandosi su contratti di diritto privato; con la conseguenza che le relative controversie appartengono alla giurisdizione del giudice ordinario.
  • Pubblico impiego: il trasferimento temporaneo del dipendente per motivi familiari (art. 42-bis d.lgs. 151/2001) va concesso anche in caso di scopertura dell'organico della sede di servizio
  • Il diniego dell'assegnazione temporanea del pubblico dipendente (nel caso di specie, un carabiniere) con figli minori fino a tre anni d'età, prevista dall'art. 42-bis del d.lgs. 26 marzo 2001, n. 151 («Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell'articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53»), non può essere genericamente motivato con l'esistenza di scoperture nell'organico della sede di servizio, essendo invece necessario che ricorrano esigenze eccezionali, di cui l'Amministrazione deve dar conto in maniera adeguata nel relativo provvedimento.
  • Responsabilità precontrattuale della P.A.: niente risarcimento dei danni se manca il ragionevole affidamento del privato sulla conclusione del contratto
  • In materia di procedure di gara per l'affidamento di contratti pubblici, sussiste la responsabilità precontrattuale della Pubblica Amministrazione allorché questa, nella fase successiva alla scelta del contraente, venga meno ai doveri di buona fede, correttezza, lealtà e diligenza, anche in rapporto al ragionevole affidamento ingenerato nel privato circa la conclusione del contratto.
  • Fisco: la medicina di gruppo non è soggetta di per sé ad Irap
  • L'attività della medicina di gruppo non costituisce ex lege presupposto dell'imposta regionale sulle attività produttive (Irap), non essendo riconducibile ad uno dei tipi di società o enti di cui agli artt. 2 e 3 del d.lgs. 15 dicembre 1997, n. 446 («Istituzione dell'imposta regionale sulle attività produttive, revisione degli scaglioni, delle aliquote e delle detrazioni dell'Irpef e istituzione di una addizionale regionale a tale imposta, nonché riordino della disciplina dei tributi locali»).
  • Daspo: il provvedimento inficiato da vizi formali o non convalidato in tempo può essere reiterato
  • In caso di mancata convalida per vizi puramente formali o di mancata tempestiva decisione sulla richiesta di convalida, il provvedimento questorile che impone l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria ex lege 13 dicembre 1989, n. 401 («Interventi nel settore del giuoco e delle scommesse clandestini e tutela della correttezza nello svolgimento di manifestazioni sportive»), può essere reiterato e successivamente inoltrato per la convalida, atteso che il divieto di bis in idem opera solamente allorquando il provvedimento stesso sia stato annullato in conseguenza di un controllo nel merito.
  • Concorsi pubblici: è illegittimo l'operato della commissione esaminatrice che, nella correzione delle prove scritte, viola il principio del collegio perfetto
  • In materia di concorsi pubblici, è illegittimo l'operato della commissione esaminatrice che, nella correzione degli elaborati scritti, abbia violato il principio del collegio perfetto, il quale esige che tale attività sia svolta in presenza di tutti i componenti della commissione stessa. Nondimeno, l'annullamento in sede giurisdizionale degli atti della procedura concorsuale non ne impone necessariamente l'integrale rinnovazione da parte di una commissione diversa.
  • Processo penale: in caso di sequestro preventivo disposto dalla polizia giudiziaria, non v'è obbligo di avvisare l'indagato della facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia
  • In caso di sequestro preventivo disposto d'iniziativa della polizia giudiziaria, ai sensi dell'art. 321, comma 3-bis, c.p.p., non v'è obbligo di dare avviso all'indagato, presente al compimento dell'atto, della facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia ex art. 104 disp. att. c.p.p.
  • Processo penale: la sospensione del procedimento con messa alla prova non comporta di per sé l'incompatibilità del giudice col giudizio ordinario a carico dei coimputati
  • L'ordinanza di sospensione del procedimento con messa alla prova (c.d. probation), prevista dall'art. 464-quater c.p.p., non determina l'incompatibilità del giudice nel giudizio che prosegua con le forme ordinarie a carico di eventuali coimputati, in quanto viene adottata nella medesima "fase" processuale e non implica una valutazione sul merito dell'ipotesi di accusa, costituendo esercizio della discrezionalità giurisdizionale fondata sulla delibazione dell'inesistenza ictu oculi di cause di immediato proscioglimento ex art. 129 c.p.p., sulla verifica dell'idoneità del programma di trattamento e su una prognosi favorevole di non recidiva. Soltanto nell'ipotesi di "esuberanza" motivazionale dell'ordinanza, che esondi dai limiti richiamati, pronunciandosi sul merito dell'ipotesi accusatoria e/o su altre posizioni processuali, è possibile sollecitare una verifica in concreto del requisito dell'imparzialità, mediante gli istituti dell'astensione per gravi ragioni di convenienza [art. 36, comma 1, lett. h), c.p.p.] e della ricusazione per indebita manifestazione del proprio convincimento [art. 37, comma 1, lett. b), c.p.p.].
  • Processo amministrativo: la ristrettezza delle risorse finanziarie non esime l'Amministrazione dal pagamento dell'indennità di mora sull'equa riparazione per irragionevole durata del processo
  • La momentanea incapienza del capitolo di bilancio destinato al pagamento degli importi dovuti a titolo di equa riparazione per irragionevole durata del processo ex lege 89/2001 (c.d. legge Pinto) non osta alla condanna dell'Amministrazione al pagamento della penalità di mora sui predetti importi, ai sensi dell'art. 114, comma 4, lett. e), c.p.a. Spetta, tuttavia, al giudice dell'ottemperanza valutare se le circostanze addotte al riguardo dal debitore pubblico assumano rilievo al fine di negare la sanzione o di mitigarne l'entità.
  • Tutela dei consumatori: l'azione collettiva non può pregiudicare quella individuale
  • L'art. 7 della direttiva 93/13/CEE del Consiglio, del 5 aprile 1993, concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori, dev'essere interpretato nel senso che esso osta ad una normativa nazionale che imponga al giudice adito da un consumatore con un'azione individuale, volta a far dichiarare il carattere abusivo di una clausola contenuta in un contratto stipulato con un professionista, di sospendere automaticamente l'azione fino alla pronuncia della decisione definitiva relativa ad un'azione collettiva pendente, proposta da un'associazione di consumatori ai sensi del § 2 del medesimo articolo, al fine di inibire l'inserzione, in contratti dello stesso tipo, di clausole analoghe a quella oggetto dell'azione individuale, senza che possa essere presa in considerazione la pertinenza di tale sospensione dal punto di vista della tutela del consumatore che abbia adito individualmente il giudice, e senza che tale consumatore possa decidere di dissociarsi dall'azione collettiva.
  • Pubblica Amministrazione: il medico in pensione non può avere incarichi nel servizio sanitario dei Vigili del fuoco
  • È legittimo il provvedimento che dispone l'esclusione di un medico in quiescenza da una selezione pubblica per il conferimento di incarichi nel servizio sanitario del corpo dei Vigili del fuoco, ai sensi dell'art. 5, comma 9, del d.l. 6 luglio 2012, n. 95 («Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini nonché misure di rafforzamento patrimoniale delle imprese del settore bancario»), convertito, con modificazioni, dalla l. 7 agosto 2012, n. 135, avendo tale disposizione lo scopo di favorire l'occupazione giovanile.
  • Legge 40/2004: spetta al legislatore stabilire se, ed entro quali limiti, ammettere la ricerca scientifica sugli embrioni soprannumerari inidonei alla procreazione
  • Nel dichiarare inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 13, commi 1, 2 e 3, della l. 19 febbraio 2004, n. 40 («Norme in materia di procreazione medicalmente assistita»), sollevata dal Tribunale di Firenze in riferimento agli artt. 2, 3, 9, 13, 31, 32 e 33, primo comma, Cost., la Corte costituzionale ha affermato che «[u]nicamente al legislatore [...] compete la valutazione di opportunità (sulla base anche delle "evidenze scientifiche" e del loro raggiunto grado di condivisione a livello sovranazionale) in ordine, tra l'altro, alla utilizzazione, a fini di ricerca, dei soli embrioni affetti da malattia - e da quali malattie - ovvero anche di quelli scientificamente "non biopsabili"; alla selezione degli obiettivi e delle specifiche finalità della ricerca suscettibili di giustificare il "sacrificio" dell'embrione; alla eventualità, ed alla determinazione della durata, di un previo periodo di crioconservazione; alla opportunità o meno (dopo tali periodi) di un successivo interpello della coppia, o della donna, che ne verifichi la confermata volontà di abbandono dell'embrione e di sua destinazione alla sperimentazione; alle cautele più idonee ad evitare la "commercializzazione" degli embrioni residui».
  • Prevenzione del rischio idrogeologico: il coinvolgimento delle Regioni negli interventi statali è implicito
  • Non è fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 7, comma 2, del d.l. 12 settembre 2014, n. 133 («Misure urgenti per l'apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l'emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attività produttive»), convertito, con modificazioni, dalla l. 11 novembre 2014, n. 164, dovendosi ritenere che tale disposto, in virtù del principio di leale collaborazione, non escluda il coinvolgimento delle Regioni negli interventi statali finalizzati alla prevenzione del rischio idrogeologico.
  • Scuola: sui provvedimenti che precedono la formazione del PEI decide il giudice amministrativo
  • Appartengono alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo - ai sensi dell'art. 133, comma 1, lett. c), c.p.a. - le controversie relative ai provvedimenti adottati dall'amministrazione scolastica in vista della predisposizione del piano educativo individualizzato (PEI) a favore di un alunno disabile.
  • Trattamento dei dati personali: il ricorso al Garante della privacy non esclude sempre quello all'autorità giudiziaria
  • In materia di trattamento dei dati personali, il principio dell'alternatività del ricorso all'autorità giudiziaria rispetto al ricorso al Garante, previsto nel caso in cui ambedue le iniziative abbiano il "medesimo oggetto", per essere compatibile con l'art. 24 Cost., dev'essere inteso in senso specifico e conforme ai principi generali del diritto processuale: ossia nel senso che può valere solo quando la domanda proposta in sede giurisdizionale e quella proposta in sede amministrativa (con ricorso al Garante) siano tali che, in ipotesi di contestuale pendenza davanti a più giudici, potrebbero, in via generale, essere assoggettate al regime processuale della litispendenza o della continenza. Pertanto, tutte le volte che, in sede giurisdizionale, si fa valere l'inottemperanza, da parte del gestore dei dati personali, ai provvedimenti assunti dal Garante e/o viene proposta una domanda di risarcimento del danno patrimoniale o non patrimoniale - che è riservata all'esame del giudice ordinario e che comunque ha causa petendi e petitum specifici e del tutto diversi rispetto alle ragioni fatte valere col ricorso al Garante - non può certamente ipotizzarsi l'applicazione del suddetto principio di alternatività delle tutele.
  • Responsabilità civile dei magistrati: l'errore grossolano nell'interpretazione delle disposizioni da applicare costituisce una negligenza inescusabile
  • Risponde del danno cagionato nell'esercizio delle sue funzioni, ai sensi della l. 13 aprile 1988, n. 117 («Risarcimento dei danni cagionati nell'esercizio delle funzioni giudiziarie e responsabilità civile dei magistrati»), il magistrato che interpreti in maniera palesemente erronea o arbitraria le disposizioni da applicare (nel caso di specie, quelle relative all'interruzione della prescrizione).
  • Caso Englaro: il TAR condanna la Regione Lombardia al risarcimento dei danni
  • Il testo della sentenza che condanna la Regione Lombardia al risarcimento dei danni, per essersi rifiutata di dar seguito ai provvedimenti giurisdizionali, passati in giudicato, che ordinavano l'interruzione dell'alimentazione artificiale di un soggetto in stato di coma vegetativo permanente.
  • Particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.): la causa di non punibilità è compatibile con il reato di rifiuto di sottoporsi all'accertamento alcoolimetrico
  • La causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto ex art. 131-bis c.p. è compatibile con il reato di rifiuto di sottoporsi all'accertamento alcoolimetrico, previsto dall'art. 186, comma 7, del codice della strada.
  • Particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.): i chiarimenti delle Sezioni unite
  • Le Sezioni unite penali della Corte di cassazione hanno affermato i seguenti principi di diritto: 1) l'art. 131-bis c.p. («Esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto») si applica ad ogni fattispecie criminosa, in presenza dei presupposti e nel rispetto dei limiti fissati dalla medesima norma. In particolare, esso è compatibile con il reato di guida in stato di ebbrezza, caratterizzato dalla presenza di soglie di punibilità all'interno della fattispecie tipica, rapportate ai valori di tassi alcoolemici accertati; 2) il comportamento è abituale quando l'autore ha commesso, anche successivamente, più reati della stessa indole, oltre a quello oggetto del procedimento; 3) alla esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto consegue l'applicazione, demandata al Prefetto, delle sanzioni amministrative accessorie stabilite dalla legge; 4) l'inammissibilità del ricorso per cassazione preclude la deducibilità e la rilevabilità d'ufficio di tale causa di esclusione della punibilità; 5) nei soli procedimenti pendenti davanti alla Corte di cassazione per fatti commessi prima dell'entrata in vigore della nuova normativa, la relativa questione, in applicazione dell'art. 2, comma 4, c.p., è deducibile e rilevabile d'ufficio ai sensi dell'art. 609, comma 2, c.p.p.; 6) la Corte di cassazione, se riconosce la sussistenza di tale causa di non punibilità, la dichiara d'ufficio ex art. 129, comma 1, c.p.p., annullando senza rinvio la sentenza impugnata a norma dell'art. 620, comma 1, lett. l), c.p.p.
  • Immigrazione: l'inserimento sociale e lavorativo non esclude di per sé la pericolosità sociale dello straniero condannato per gravi reati
  • In materia di immigrazione, è legittimo il diniego di rinnovo del permesso di soggiorno CE di lungo periodo (c.d. carta di soggiorno) motivato con la circostanza che il richiedente aveva riportato condanne per gravi reati (non seguite dalla riabilitazione) ed era, perciò, socialmente pericoloso, pur avendo successivamente costituito una famiglia e reperito un'occupazione stabile.
  • Diritto penale: l'attenuante della collaborazione ex art. 73, comma 7, d.P.R. 309/1990 va concessa anche ai recidivi reiterati
  • È incostituzionale - per violazione dell'art. 3 Cost. - l'art. 69, comma 4, c.p., come sostituito dall'art. 3 della l. 5 dicembre 2005, n. 251 («Modifiche al codice penale e alla legge 26 luglio 1975, n. 354, in materia di attenuanti generiche, di recidiva, di giudizio di comparazione delle circostanze di reato per i recidivi, di usura e di prescrizione»), nella parte in cui prevede il divieto di prevalenza della circostanza attenuante di cui all'art. 73, comma 7, del d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 («Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza») sulla recidiva reiterata ex art. 99, comma 4, c.p.
  • Procedure concorsuali: non contrasta col diritto dell'Unione europea il concordato preventivo con pagamento parziale dei crediti IVA
  • L'art. 4, § 3, TUE e gli artt. 2, 250, § 1, e 273 della direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune d'imposta sul valore aggiunto, non ostano a una normativa nazionale, come quella italiana, interpretata nel senso che un imprenditore in stato di insolvenza può presentare a un giudice una domanda di apertura di una procedura di concordato preventivo, al fine di saldare i propri debiti mediante la liquidazione del suo patrimonio, con la quale proponga di pagare solo parzialmente un debito dell'imposta sul valore aggiunto attestando, sulla base dell'accertamento di un esperto indipendente, che tale debito non riceverebbe un trattamento migliore nel caso di proprio fallimento.
  • Appalti pubblici: un'importante pronuncia della Corte di giustizia UE in tema di avvalimento ed altro
  • Gli artt. 47, § 2, e 48, § 3, della direttiva 2004/18/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 31 marzo 2004, relativa al coordinamento delle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori, di forniture e di servizi, letti in combinato disposto con l'art. 44, § 2, di tale direttiva, devono essere interpretati nel senso che: a) riconoscono il diritto di qualunque operatore economico di fare affidamento, per un determinato appalto, sulle capacità di altri soggetti, a prescindere dalla natura dei suoi legami con questi ultimi, purché sia dimostrato all'amministrazione aggiudicatrice che il candidato o l'offerente disporrà effettivamente delle risorse di tali soggetti che sono necessarie per eseguire detto appalto; e b) non è escluso che l'esercizio di tale diritto possa essere limitato, in circostanze particolari, tenuto conto dell'oggetto dell'appalto in questione e delle finalità dello stesso. È quanto avviene, in particolare, quando le capacità di cui dispone un soggetto terzo, e che sono necessarie all'esecuzione di detto appalto, non siano trasmissibili al candidato o all'offerente, di modo che quest'ultimo può avvalersi di dette capacità solo se il soggetto terzo partecipa direttamente e personalmente all'esecuzione di tale appalto. L'art. 48, §§ 2 e 3, della direttiva 2004/18 dev'essere interpretato nel senso che, tenuto conto dell'oggetto di un determinato appalto e delle finalità dello stesso, l'amministrazione aggiudicatrice può, in circostanze particolari, ai fini della corretta esecuzione dell'appalto, indicare espressamente nel bando di gara o nel capitolato d'oneri regole precise secondo cui un operatore economico può fare affidamento sulle capacità di altri soggetti, purché tali regole siano connesse e proporzionate all'oggetto e alle finalità di detto appalto (la sentenza contiene altre affermazioni di principio in materia di appalti pubblici).
  • Accesso ai documenti amministrativi: il diniego espresso sopravvenuto riapre i termini per proporre ricorso
  • La mancata tempestiva impugnazione di un provvedimento tacito di diniego di accesso ai documenti amministrativi non determina l'inammissibilità del ricorso proposto dal privato avverso il diniego sopravvenuto, il quale, ove fondato su una motivazione espressa, in esito all'istruttoria compiuta e alla valutazione effettuata, non può assumere le caratteristiche di un atto meramente confermativo del precedente silenzio, ma costituisce atto di conferma a carattere rinnovativo, che modifica la realtà giuridica e riapre i termini per la proposizione del ricorso giurisdizionale.
  • Maternità surrogata: se all'estero è legale, la coppia italiana che vi fa ricorso non commette reato
  • Non commette reato la coppia italiana che, per avere un figlio, ricorre alla surrogazione di maternità in un Paese estero (nel caso di specie, l'Ucraina) in cui tale pratica è lecita.
  • Ordinamento giudiziario: i problemi familiari non giustificano il giudice che deposita in ritardo le sentenze
  • I ritardi nel deposito dei provvedimenti, quando per la reiterazione e l'entità superino ogni limite di tollerabilità e ragionevolezza, integrano gli estremi dell'illecito disciplinare di cui all'art. 2, comma 1, lett. q), del d.lgs. 24 febbraio 2006, n. 109 («Disciplina degli illeciti disciplinari dei magistrati, delle relative sanzioni e della procedura per la loro applicabilità, nonché modifica della disciplina in tema di incompatibilità, dispensa dal servizio e trasferimento di ufficio dei magistrati, a norma dell'articolo 1, comma 1, lettera f), della legge 25 luglio 2005, n. 150»), costituendo palese violazione del dovere fondamentale di diligenza del magistrato; e ciò, anche nei casi di accertata laboriosità dello stesso e di sussistenza di ragioni personali estranee all'ambiente di lavoro che abbiano influito sulla sua attività, le quali non possono risolversi in un ostacolo al buon funzionamento del servizio giustizia e lasciano aperte, ove il magistrato non sia in grado di svolgere il proprio lavoro in condizioni di apprezzabile serenità ed efficienza, le vie consentite dall'ordinamento giudiziario per potersi assentare temporaneamente dal servizio, quali congedi straordinari e aspettative per motivi familiari.
  • Voluntary disclosure: la l. 186/2014 viola l'autonomia finanziaria della Valle d'Aosta
  • È incostituzionale l'art. 1, comma 7, della l. 15 dicembre 2014, n. 186 («Disposizioni in materia di emersione e rientro di capitali detenuti all'estero nonché per il potenziamento della lotta all'evasione fiscale. Disposizioni in materia di autoriciclaggio») - il quale prevede che le entrate derivanti dall'attuazione delle procedure di collaborazione volontaria affluiscono ad un apposito capitolo dell'entrata del bilancio dello Stato, per essere poi destinate a specifiche finalità indicate dalla stessa disposizione - nella parte in cui si applica alla Valle d'Aosta, poiché ne viola l'autonomia finanziaria.
  • Contratti pubblici e processo amministrativo: la Corte di giustizia UE bacchetta l'Italia
  • Chiamata a pronunciarsi in via pregiudiziale dal Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana, la Corte di giustizia dell'Unione Europea ha affermato che: 1) l'art. 1, §§ 1, terzo comma, e 3, della direttiva 89/665/CEE del Consiglio, del 21 dicembre 1989, che coordina le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative relative all'applicazione delle procedure di ricorso in materia di aggiudicazione degli appalti pubblici di forniture e di lavori, come modificata dalla direttiva 2007/66/CE del Parlamento europeo e del Consiglio dell'11 dicembre 2007, dev'essere interpretato nel senso che osta a che un ricorso principale proposto da un offerente, il quale abbia interesse a ottenere l'aggiudicazione di un determinato appalto e che sia stato o rischi di essere leso a causa di una presunta violazione del diritto dell'Unione in materia di appalti pubblici o delle norme che traspongono tale diritto, e diretto a ottenere l'esclusione di un altro offerente, sia dichiarato irricevibile in applicazione di norme processuali nazionali che prevedono l'esame prioritario del ricorso incidentale presentato da detto altro offerente; 2) l'art. 267 TFUE dev'essere interpretato nel senso che: a) osta a una disposizione di diritto nazionale nei limiti in cui quest'ultima sia interpretata nel senso che, relativamente a una questione vertente sull'interpretazione o sulla validità del diritto dell'Unione, una sezione di un organo giurisdizionale di ultima istanza, qualora non condivida l'orientamento definito da una decisione dell'adunanza plenaria di tale organo, è tenuta a rinviare la questione all'adunanza plenaria e non può pertanto adire la Corte ai fini di una pronuncia in via pregiudiziale; b) dopo aver ricevuto la risposta della Corte di giustizia dell'Unione europea ad una questione vertente sull'interpretazione del diritto dell'Unione da essa sottopostale, o allorché la giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea ha già fornito una risposta chiara alla suddetta questione, una sezione di un organo giurisdizionale di ultima istanza deve essa stessa fare tutto il necessario affinché sia applicata tale interpretazione del diritto dell'Unione.
  • Ricorsi avverso il silenzio della P.A.: indispensabile la previa istanza di parte
  • Il giudizio disciplinato dall'art. 2 della l. 7 agosto 1990, n. 241 («Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi») e dagli artt. 31 e 117 c.p.a. è volto ad accertare se il silenzio serbato dall'Amministrazione sull'istanza del privato violi o no l'obbligo di adottare il provvedimento esplicito richiesto con l'istanza stessa. Ne deriva che l'attivazione del giudizio in parola presuppone necessariamente un'istanza di parte (anche se non formulata nei termini di una diffida), in relazione alla quale può essere valutato l'inadempimento dell'Amministrazione.
  • Diffamazione: il direttore del tg non risponde per omesso controllo
  • Il direttore responsabile di un telegiornale non risponde per l'omesso controllo necessario ad impedire il reato di diffamazione né ai sensi dell'art. 57 c.p., dettato solo per i reati commessi col mezzo della stampa periodica, né ai sensi dell'art. 30 della l. 6 agosto 1990, n. 223, atteso che le norme speciali previste da quest'ultima disposizione in tema di trattamento sanzionatorio e di competenza territoriale per il reato di diffamazione commesso attraverso trasmissioni televisive si riferiscono a soggetti specificamente indicati (il concessionario privato, la concessionaria pubblica ovvero la persona da loro delegata al controllo della trasmissione) e non possono trovare applicazione analogica.
  • Legge Pinto: l'equo indennizzo per irragionevole durata del processo è un credito cedibile
  • Il diritto di credito al risarcimento del danno non patrimoniale per irragionevole durata del processo, previsto dalla l. 24 marzo 2001, n. 89 («Previsione di equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo e modifica dell'articolo 375 del codice di procedura civile»), può essere ceduto ai sensi e nei limiti dell'art. 1260 c.c., ma nel rispetto delle forme di cui all'art. 69, commi 1 e 3, del r.d. 18 novembre 1923, n. 2440 («Nuove disposizioni sull'amministrazione del patrimonio e sulla contabilità generale dello Stato»).
  • Società: sono sanzionabili a titolo di colpa i sindaci che non adempiono adeguatamente ai loro doveri di sorveglianza
  • La complessa articolazione della struttura organizzativa dell'ente vigilato (nel caso di specie, una società di investimenti) non comporta né l'esclusione né il semplice affievolimento del potere-dovere di controllo riconducibile a ciascuno dei componenti del collegio sindacale, i quali, in caso di accertate carenze delle procedure aziendali predisposte per la corretta gestione societaria, sono sanzionabili a titolo di concorso omissivo quoad functione, gravando sui sindaci, da un lato, l'obbligo di vigilanza (in funzione non soltanto della salvaguardia degli interessi degli azionisti nei confronti degli abusi gestionali degli amministratori, ma anche della verifica dell'adeguatezza delle metodologie finalizzate al controllo interno della società di investimenti, secondo parametri procedimentali dettati dalla normativa regolamentare Consob, a garanzia degli investitori) e, dall'altro lato, l'obbligo legale di denuncia immediata alla Banca d'Italia e alla Consob.
  • Responsabilità amministrativa: il collaudatore di un'opera pubblica non sfugge alla giurisdizione contabile
  • In tema di responsabilità per danno erariale, l'esistenza di una relazione funzionale tra l'autore dell'illecito causativo di danno patrimoniale e l'ente pubblico che il danno subisce, quale presupposto per la formulazione di un addebito, è individuabile non solo quando tra i due soggetti intercorra un rapporto di impiego in senso proprio e ristretto, ma anche quando sia comunque individuabile un rapporto di servizio in senso lato, tale cioè da collocare il soggetto preposto in posizione di attivo compartecipe dell'attività amministrativa dell'ente pubblico preponente. Pertanto, qualora la P.A. abbia affidato in appalto l'esecuzione di un'opera pubblica, il suindicato rapporto di servizio sussiste nei confronti tanto del direttore dei lavori quanto del collaudatore, senza che rilevi in contrario la circostanza che le relative funzioni siano state affidate a privati estranei agli uffici tecnici dell'ente stesso, atteso che costoro, in considerazione dei compiti e delle funzioni loro devoluti, comportanti l'esercizio di poteri autoritativi nei confronti dell'appaltatore e l'assunzione della veste di agente dell'amministrazione, devono ritenersi funzionalmente e temporaneamente inseriti nell'apparato organizzativo della P.A. che ha conferito loro l'incarico, quali organi tecnici e straordinari della stessa.
  • Regioni: il consigliere regionale accusato di reati commessi nell'esercizio delle sue funzioni non può pretendere che la Regione sollevi conflitto di attribuzione contro la magistratura
  • È inammissibile il ricorso col quale un consigliere regionale, sottoposto a procedimento penale per reati commessi nell'esercizio delle relative funzioni, lamenti il silenzio serbato dall'amministrazione regionale circa la sua richiesta di sollevare, dinanzi alla Corte costituzionale, conflitto di attribuzione nei confronti della magistratura, al fine di essere dichiarato immune dall'azione penale, atteso che la scelta della Regione di adire la Corte costituisce un atto politico, come tale insindacabile dal giudice amministrativo.
  • Concessioni di servizi: sì all'applicazione dell'art. 1676 c.c.
  • L'art. 1676 c.c. («Diritti degli ausiliari dell'appaltatore verso il committente») - per il quale «[c]oloro che, alle dipendenze dell'appaltatore, hanno dato la loro attività per eseguire l'opera o per prestare il servizio possono proporre azione diretta contro il committente per conseguire quanto è loro dovuto, fino alla concorrenza del debito che il committente ha verso l'appaltatore nel tempo in cui essi propongono la domanda» - è applicabile anche alle concessioni di servizi.
  • Danno da ritardo della P.A.: il mero superamento dei termini procedimentali non basta ad ottenere il risarcimento
  • Colui che invoca il risarcimento del danno derivante dalla ritardata adozione di un provvedimento amministrativo favorevole non può limitarsi ad allegare la mera violazione dei termini finali del procedimento, ma ha l'onere di fornire piena prova della responsabilità dell'Amministrazione. Peraltro, a fronte di una palese ed oggettiva inosservanza dei predetti termini, non giustificata dalla concreta esistenza di difficoltà tecniche o organizzative, deve considerarsi provato l'elemento soggettivo della colpa (fattispecie in materia di VIA).
  • Concorrenza e mercato: anche l'Agenzia del territorio svolge attività d'impresa (abusando della sua posizione dominante)
  • In tema di accertamento dell'esistenza di un danno derivante dall'abuso di posizione dominante, secondo la disciplina nazionale (l. 10 ottobre 1990, n. 287) e comunitaria (artt. 82 e 86 trattato CE, ora art. 106 trattato UE; direttiva 17 novembre 2003, n. 2003/98/CE) della concorrenza, la pratica dell'Agenzia del territorio, svolta a latere delle sue funzioni istituzionali, e consistente nell'offerta al pubblico della c.d. «ricerca continuativa», ossia nella possibilità di reperimento di ogni dato ed informazione relativi alle formalità giornalmente riportate nei registri (catastali e immobiliari) da essa tenuti in regime di monopolio legale, oltre a quella di dare la c.d. comunicazione dell'elenco dei detti soggetti risultanti dalle formalità accumulatesi in un solo giorno presso le proprie sedi territoriali, costituisce attività d'impresa vera e propria, esercitata in modo organizzato e durevole sul mercato, e come tale essa è svolta in violazione della disciplina antimonopolistica, in riferimento al mercato dell'utilizzazione economica di quelle informazioni tratte, per fini commerciali, dalla consultazione di detti registri, considerato che l'Agenzia stessa è abilitata, in base allo statuto, a consentire ad altri soggetti, previa stipula di convenzioni, alle condizioni da essa stabilite e dietro pagamento di tasse, l'utilizzazione di quei servizi.
  • Processo tributario: l'omessa indicazione del rappresentante del ricorrente comporta l'inammissibilità del ricorso solo quando v'è incertezza assoluta
  • Ai sensi dell'art. 18 d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546 («Disposizioni sul processo tributario in attuazione della delega al Governo contenuta nell'art. 30 della legge 30 dicembre 1991, n. 413»), la carenza nell'atto introduttivo del processo delle indicazioni necessarie per l'individuazione del legale rappresentante (anche organico) del ricorrente inficia l'atto medesimo, determinandone l'inammissibilità, solamente quando sia causa di incertezza assoluta al riguardo.
  • Legge Pinto: nel termine di durata ragionevole del giudizio amministrativo va computato anche il periodo anteriore alla presentazione dell'istanza di prelievo
  • Qualora nel giudizio presupposto siano maturate le condizioni della domanda di equa riparazione, ai sensi dell'art. 54, comma 2, del d.l. 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla l. 6 agosto 2008, n. 133, deve escludersi che il periodo di tempo anteriore all'avvenuta presentazione dell'istanza di prelievo sia irrilevante ai fini del computo del termine di durata ragionevole del processo.
  • Responsabilità della P.A.: niente risarcimento dei danni se manca la prova del dolo o della colpa dell'Amministrazione
  • Il soggetto che chiede il risarcimento dei danni asseritamente subiti dall'esercizio, ovvero dal mancato o ritardato esercizio, di poteri amministrativi ha l'onere di provare l'imputabilità del fatto all'Amministrazione a titolo di dolo o di colpa, non potendosi desumere la responsabilità dell'Amministrazione stessa dalla sola illegittimità del provvedimento (positivo o negativo) adottato.
  • Regioni: è incostituzionale la "legge anti-moschee" della Lombardia
  • È incostituzionale - per violazione degli artt. 3, 8, 19 e 117, secondo comma, lett. c), Cost. - la legge regionale lombarda (n. 2/2015) in materia di edifici di culto e di attrezzature destinate a servizi religiosi.
  • Lavoro: il dipendente che non si presenta alla seconda visita fiscale non può essere licenziato, se non è provata la sua volontà di sottrarsi ai controlli
  • In tema di licenziamento del lavoratore dipendente, la valutazione della gravità del fatto non va compiuta in astratto, bensì con riferimento agli aspetti concreti afferenti alla natura e alla qualità del singolo rapporto, alla posizione delle parti, al grado di affidabilità richiesto dalle singole mansioni, nonché alla portata soggettiva del fatto, ossia alle circostanze del suo verificarsi, ai motivi e all'intensità dell'elemento intenzionale e di quello colposo. Inoltre, la gravità dell'inadempimento dev'essere valutata nel rispetto della regola generale della "non scarsa importanza" ex art. 1455 c.c., sicché la sussistenza in concreto di una giusta causa di licenziamento va accertata in relazione: a) alla gravità dei fatti addebitati al lavoratore, desumibile dalla loro portata oggettiva e soggettiva, dalle circostanze nelle quali sono stati commessi, nonché dall'intensità dell'elemento intenzionale; e b) alla proporzionalità tra tali fatti e la sanzione inflitta.
  • Concorrenza e mercato: legittima la sanzione dell'Antitrust al CNF per intese restrittive della concorrenza
  • È legittima la sanzione inflitta nel 2014 dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato al Consiglio nazionale forense, per aver adottato, in violazione dell'art. 101 TFUE, due decisioni (parere 11 luglio 2012, n. 48 e circolare 4 settembre 2006, n. 22-C/2006) volte a limitare l'autonomia dei professionisti nella determinazione del proprio comportamento economico sul mercato (nella sentenza si ribadisce, fra l'altro, il carattere "funzionale e cangiante" della nozione di ente pubblico e la qualità di "associazione di imprese" del CNF).
  • Codice dei beni culturali e del paesaggio: è incostituzionale la disposizione che sanziona in maniera diversa le condotte incidenti su beni sottoposti a vincoli puntuali e quelle incidenti su beni vincolati per legge
  • È incostituzionale - per violazione degli artt. 3 e 27 Cost. - l'art. 181, comma 1-bis, del d.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 («Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137»), nella parte in cui, anche quando non risultino superati i limiti quantitativi contemplati dalla lett. b) del medesimo articolo, punisce con la sanzione della reclusione da uno a quattro anni, anziché con le pene più lievi previste dal precedente comma 1 [che rinvia all'art. 44, comma 1, lett. c), del d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 («Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia - Testo A»)], colui che, senza la prescritta autorizzazione o in difformità di essa, esegua lavori di qualsiasi genere su immobili o aree che, per le loro caratteristiche paesaggistiche, siano stati dichiarati di notevole interesse pubblico con apposito provvedimento emanato in epoca antecedente alla realizzazione dei lavori.
  • Pubblico impiego: l'Amministrazione che abusa dei contratti a tempo determinato deve risarcire il lavoratore
  • Qualora la Pubblica Amministrazione abbia abusato del ricorso al contratto di lavoro a tempo determinato, il dipendente, che abbia subito la illegittima precarizzazione del rapporto di impiego, ha diritto, fermo restando il divieto di trasformazione del contratto di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato posto dall'art. 36, comma 5, d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165, al risarcimento del danno previsto dalla medesima disposizione, con esonero dall'onere probatorio nella misura e nei limiti di cui all'art. 32, comma 5, l. 4 novembre 2010, n. 183, e quindi nella misura pari ad un'indennità onnicomprensiva tra un minimo di 2,5 ed un massimo di 12 mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto, avuto riguardo ai criteri indicati nell'art. 8 l. 15 luglio 1966, n. 604.
  • Processo amministrativo: il ricorso per ottemperanza è azionabile soltanto da chi era parte del giudizio di cognizione
  • È inammissibile il ricorso per ottemperanza proposto da soggetti che non sono stati parte del processo di cognizione.
  • Ordinamento giudiziario: legittimo il no del CSM al magistrato che vuole arruolarsi nel Corpo Militare del Sovrano Ordine di Malta
  • È legittimo il provvedimento del Consiglio Superiore della Magistratura che nega ad un magistrato l'autorizzazione ad aderire al Corpo Militare del Sovrano Ordine di Malta.
  • Fisco: l'Amministrazione finanziaria può contestare il proprio debito anche dopo la scadenza del termine per l'accertamento in rettifica
  • A fronte della richiesta di rimborso di un credito d'imposta esposto dal contribuente nella dichiarazione annuale, l'Amministrazione finanziaria può contestare il proprio debito anche oltre i termini di decadenza previsti per l'accertamento in rettifica.
  • Processo penale: anche la vittima di stalking o di maltrattamenti dev'essere avvisata della richiesta di archiviazione formulata dal PM
  • L'art. 408, comma 3-bis, c.p.p. - che stabilisce l'obbligo di avvisare la persona offesa della richiesta di archiviazione, formulata dal Pubblico Ministero, per i delitti commessi con "violenza alla persona" - è riferibile anche ai reati di «Maltrattamenti contro familiari e conviventi» ed «Atti persecutori» (artt. 572 e 612-bis c.p.), dovendosi intendere l'espressione "violenza alla persona" alla luce del concetto di violenza di genere, quale risulta dalle pertinenti disposizioni di diritto internazionale pattizio e di diritto comunitario.
  • Contratti pubblici: spetta all'Amministrazione provare l'aliunde perceptum
  • In materia di procedure di gara per l'affidamento di contratti pubblici, qualora un'impresa chieda il risarcimento del danno a titolo di lucro cessante per la mancata aggiudicazione dell'appalto, è onere dell'Amministrazione provare l'esistenza dell'aliunde perceptum vel percepiendum.
  • Giornalisti: illegittima la delibera sull'equo compenso
  • È illegittima la deliberazione, in data 19 giugno 2014, con cui l'apposita Commissione ha determinato, ai sensi della l. 31 dicembre 2012, n. 233 («Equo compenso nel settore giornalistico»), l'equo compenso per i giornalisti iscritti all'albo titolari di un rapporto di lavoro non subordinato in quotidiani e periodici, anche telematici, nelle agenzie di stampa e nelle emittenti radiotelevisive.
  • Trasporto aereo: per il diritto europeo, l'autorità nazionale di vigilanza non è tenuta ad agire in seguito ad un reclamo individuale (ma ogni Stato membro può stabilire diversamente)
  • L'art. 16 del regolamento (CE) n. 261/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 febbraio 2004, che istituisce regole comuni in materia di compensazione ed assistenza ai passeggeri in caso di negato imbarco, di cancellazione del volo o di ritardo prolungato e che abroga il regolamento (CEE) n. 295/91, dev'essere interpretato nel senso che l'organismo designato da ciascuno Stato membro in forza del § 1 di tale articolo, investito del reclamo proposto individualmente da un passeggero in seguito al rifiuto di un vettore aereo di versare a quest'ultimo la compensazione pecuniaria di cui all'art. 7, § 1, di detto regolamento, non è tenuto ad adottare misure coercitive nei confronti di tale vettore, volte ad imporgli di versare tale compensazione.
  • Proprietà intellettuale: il soggetto leso da una violazione del proprio diritto può chiedere anche il risarcimento dei danni morali
  • L'art. 13, § 1, della direttiva 2004/48/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, sul rispetto dei diritti di proprietà intellettuale, dev'essere interpretato nel senso che esso consente alla persona lesa da una violazione del suo diritto di proprietà intellettuale, che chieda il risarcimento del danno materiale subito, calcolato, conformemente al secondo comma, lett. b), del § 1 di tale articolo, sulla base dell'importo dei diritti che avrebbero dovuto essere riconosciuti qualora l'autore della violazione avesse richiesto l'autorizzazione per l'uso del diritto di proprietà intellettuale in questione, di chiedere anche il risarcimento del danno morale di cui al § 1, secondo comma, lett. a), di detto articolo.
  • Diffamazione a mezzo stampa: diritto di cronaca e diritto di critica non vanno confusi
  • Anche nella valutazione dell'esercizio del diritto di critica giornalistica, pur dovendosi riconoscere limiti più ampi rispetto a quelli fissati per il diritto di cronaca, deve ricercarsi un bilanciamento dell'interesse individuale alla reputazione con l'interesse a che non siano introdotte limitazioni alla formazione del pensiero costituzionalmente garantita. Questo bilanciamento esige che, ai fini del legittimo esercizio del diritto di critica, sussista non soltanto la rilevanza sociale dell'argomento, ma anche la correttezza di espressione (c.d. continenza), onde la critica deve esprimersi in termini formalmente misurati, senza trascendere in attacchi e aggressioni personali diretti a colpire sul piano morale la figura del soggetto criticato.
  • Regioni: il Consiglio in regime di prorogatio non può adottare il piano di gestione dei rifiuti
  • È illegittimo il piano regionale di gestione dei rifiuti urbani e speciali approvato dal Consiglio regionale in regime di prorogatio (per scadenza naturale o per scioglimento anticipato), atteso che tale piano, per sua natura, eccede l'ordinaria amministrazione dell'ente.
  • Contratti pubblici: legittima l'esclusione dalla gara dell'impresa che non impugna l'avviso bonario di pagamento
  • In materia di procedure per l'affidamento di contratti pubblici, è legittima l'esclusione della gara - ai sensi dell'art. 38, comma 1, lett. g), del d.lgs. 12 aprile 2006, n. 163 («Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE») - dell'impresa che abbia omesso di impugnare un avviso bonario di pagamento notificatole prima della presentazione dell'offerta, trattandosi di irregolarità tributaria definitivamente accertata.
  • Processo penale: il radicamento della competenza territoriale dopo la revisione delle circoscrizioni giudiziarie dipende dalla novità della notitia criminis
  • Ai fini dell'art. 9, commi 2-bis e 2-ter, del d.lgs. 7 settembre 2012, n. 155 («Nuova organizzazione dei tribunali ordinari e degli uffici del pubblico ministero, a norma dell'articolo 1, comma 2, della legge 14 settembre 2011, n. 148»), per il quale i procedimenti penali si considerano pendenti dal momento in cui la notizia di reato è acquisita o è pervenuta agli uffici del pubblico ministero entro il 13 settembre 2013, la notizia di reato che richiede l'iscrizione di un autonomo procedimento penale dev'essere totalmente diversa da quella iniziale, sia sotto il profilo naturalistico (oggettivo e soggettivo) sia sotto il profilo del collegamento con l'ipotesi investigativa iniziale. Non costituisce, pertanto, nuova notizia, comportante l'obbligo di iscrizione di un autonomo procedimento penale, la realizzazione del fatto originariamente ipotizzato ad opera di soggetti diversi rispetto a quelli inizialmente iscritti, comportando tale situazione solo l'obbligo del P.M. di aggiornare le relative iscrizioni (fattispecie riguardante la realizzazione del MUOS in Sicilia).
  • Concorsi pubblici: la data di maturazione dei requisiti non può essere (di regola) anteriore a quella fissata per la presentazione delle domande
  • L'art. 2, comma 7, del d.P.R. 9 maggio 1994, n. 487 («Regolamento recante norme sull'accesso agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni e le modalità di svolgimento dei concorsi, dei concorsi unici e delle altre forme di assunzione nei pubblici impieghi»), in forza del quale «[i] requisiti prescritti devono essere posseduti alla data di scadenza del termine stabilito nel bando di concorso per la presentazione della domanda di ammissione», esprime un principio di carattere generale, valevole per tutte le selezioni pubbliche, a garanzia dell'imparzialità dell'amministrazione e della parità di trattamento dei candidati. Tale principio può essere derogato soltanto allorché ricorrano specifiche e comprovate ragioni di pubblico interesse.
  • Processo amministrativo: è inammissibile l'appello che non contiene critiche specifiche nei confronti della sentenza impugnata
  • In forza dell'art. 101, comma 1, c.p.a., è inammissibile il ricorso in appello che si limita a ribadire gli argomenti difensivi svolti nel giudizio di primo grado, senza muovere specifiche censure contro i capi della sentenza gravata.
  • Concessioni pubbliche: l'incostituzionalità della legge preclude la proroga delle concessioni di grandi derivazioni di acqua a scopo idroelettrico
  • A seguito della declaratoria di illegittimità costituzionale dell'art. 1, commi 485 ss., della l. 23 dicembre 2005, n. 266 («Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2006»), che prevedeva la proroga, a determinate condizioni, delle concessioni in corso di grandi derivazioni di acqua a scopo idroelettrico (Corte cost., sent. 1/2008), deve escludersi che tale proroga possa operare a favore del concessionario che, pur in presenza delle predette condizioni, non abbia ancora maturato il relativo diritto.
  • Contratti pubblici: in sede di verifica dell'anomalia, l'offerta economica non può essere stravolta
  • Nelle procedure di gara per l'affidamento di contratti pubblici, il giudizio sull'anomalia postula un apprezzamento globale e sintetico sull'affidabilità dell'offerta complessiva. Nel contraddittorio procedimentale afferente al relativo segmento procedurale, sono consentite compensazioni tra sottostime e sovrastime di talune voci dell'offerta economica, ferma restando la strutturale immodificabilità di quest'ultima: non può aver luogo, quindi, né una radicale modificazione della composizione dell'offerta, che ne alteri l'equilibrio economico (allocando diversamente rilevanti voci di costo nella sola fase delle giustificazioni), né una revisione della voce degli oneri di sicurezza aziendale, che, quale elemento costitutivo dell'offerta, esige una separata identificabilità ed una rigida inalterabilità, a presidio degli interessi pubblici sottesi alla relativa disciplina legislativa.
  • Fisco: la costituzione di un vincolo di destinazione su beni mediante trust è soggetta a tassazione secondo i criteri dell'imposta sulle successioni e donazioni
  • La costituzione di un vincolo di destinazione su beni (nel caso di specie, attraverso l'istituzione di un trust), rappresenta - di per sé ed anche quando non sia individuabile uno specifico beneficiario - autonomo presupposto impositivo ex art. 2, comma 47, l. 24 novembre 2006, n. 286 («Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, recante disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria»), che assoggetta tali atti, in mancanza di disposizioni di segno contrario, ad un onere fiscale parametrato sui criteri valevoli per l'imposta sulle successioni e donazioni.
  • Intese Stato/confessioni religiose: il diniego del Governo all'avvio delle trattative non è sindacabile in sede giudiziaria
  • Il diniego opposto dal Governo alla richiesta, avanzata da un'associazione (nella specie, l'UAAR) che alleghi il proprio carattere religioso, di avviare le trattative per la conclusione di un'intesa ai sensi dell'art. 8, terzo comma, Cost. non può essere sindacato in sede giudiziaria, non essendo configurabile nel nostro ordinamento una pretesa giustiziabile all'avvio delle predette trattative (ma il Governo può essere chiamato a risponderne politicamente in Parlamento).
  • Servizio idrico: il modello di gestione delineato dal d.lgs. 152/2006 non vale per le province autonome
  • È incostituzionale - poiché invade un ambito precluso all'intervento del legislatore statale - l'art. 7, comma 1, lett. b), n. 2), del d.l. 12 settembre 2014, n. 133 (Misure urgenti per l'apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l'emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attività produttive), convertito, con modificazioni, dalla l. 11 novembre 2014, n. 164, nella parte in cui menziona anche le «province autonome», accanto alle Regioni, tra i soggetti chiamati ad assegnare agli enti locali un termine per l'adesione agli enti di governo dell'ambito territoriale ottimale.
  • Concorrenza e mercato: la Corte di giustizia annulla una decisione adottata nel 2011 dalla Commissione nell'ambito di un procedimento antitrust relativo al mercato del cemento e dei prodotti collegati
  • La Corte di giustizia annulla, ritenendola non sufficientemente motivata, una decisione adottata nel 2011 dalla Commissione che richiedeva informazioni ad un'impresa italiana nell'ambito di un procedimento antitrust relativo al mercato del cemento e dei prodotti collegati.
  • Immigrazione: la revoca del permesso di soggiorno ex art. 26, comma 7-bis, d.lgs. 286/1998 si applica soltanto al lavoratore autonomo
  • L'art. 26, comma 7-bis, del d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286 («Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero»), il quale prevede che la condanna definitiva per taluni reati comporta la revoca del permesso di soggiorno rilasciato allo straniero e l'espulsione del medesimo con accompagnamento alla frontiera a mezzo della forza pubblica, si applica soltanto nei confronti di coloro cui sia stato rilasciato un permesso di soggiorno per lavoro autonomo, e non anche un permesso di soggiorno ad altro titolo (nel caso di specie, per lavoro subordinato).
  • Governo del territorio: la legge regionale non può introdurre deroghe alla disciplina statale della SCIA
  • È incostituzionale - per violazione dell'art. 117, terzo comma, Cost. - la legge regionale toscana (nel frattempo abrogata) che consente l'esercizio dei poteri sanzionatori relativi a determinate categorie di interventi edilizi che hanno formato oggetto di SCIA, anche oltre il termine di trenta giorni dalla presentazione di quest'ultima, in caso di difformità dell'intervento dalle norme urbanistiche o dalle prescrizioni degli strumenti urbanistici generali, degli atti di governo del territorio o dei regolamenti edilizi.
  • Tutela del paesaggio: il potere del MIBAC di disporre il vincolo paesaggistico è autonomo rispetto a quello delle Regioni
  • Il potere del Ministero per i beni e le attività culturali di dichiarare il notevole interesse pubblico di beni paesaggistici, ai sensi del d.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 («Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137»), è autonomo, e non meramente sostitutivo, rispetto a quello attribuito in materia alle Regioni. Le determinazioni ministeriali hanno ipso iure l'effetto della conseguente e corrispondente integrazione del piano regionale, ove questo sia già stato emanato.
  • Processo civile: la qualificazione giuridica di un ente non può costituire motivo di revocazione di una sentenza della Cassazione
  • L'errore di fatto previsto dall'art. 395, n. 4, c.p.c., idoneo a costituire motivo di revocazione della sentenza della Corte di cassazione, ai sensi dell'art. 391-bis c.p.c., consiste in una svista su dati di fatto, produttiva dell'affermazione o negazione di elementi decisivi per risolvere la questione. Ne consegue che non può essere dedotta come errore revocatorio la qualificazione giuridica (nella specie, si assume, di pubblica amministrazione) attribuita dalla Corte stessa ad un ente.
  • Processo amministrativo: se la costituzione della resistente è tardiva, alla controparte deve essere assegnato un adeguato termine a difesa
  • Nel processo amministrativo, le parti possono produrre documenti fino a quaranta giorni liberi prima dell'udienza, memorie fino a trenta giorni liberi e presentare repliche, ai nuovi documenti e alle nuove memorie depositate in vista dell'udienza, fino a venti giorni liberi (art. 73, comma 1, c.p.a.). Tali termini sono perentori, ferma restando la facoltà del collegio di autorizzare eccezionalmente, su richiesta di parte, la presentazione tardiva di memorie o documenti, assicurando comunque il pieno rispetto del diritto delle controparti al contraddittorio su tali atti, qualora la produzione nel termine di legge sia risultata estremamente difficile (art. 54, comma 1, c.p.a.). La violazione di dette disposizioni comporta la rimessione della causa al giudice di primo grado, ai sensi dell'art. 105, comma 1, c.p.a. (nel caso di specie, il Consiglio di Stato ha ravvisato una violazione del principio del contraddittorio, in quanto la resistente si era costituita in giudizio, mediante la produzione di una memoria e di numerosi documenti, soltanto tre giorni prima dell'udienza di merito, senza che ai ricorrenti fosse assegnato un adeguato termine a difesa).
  • Processo civile: il difetto di rappresentanza processuale può essere sanato anche in grado d'impugnazione ed è rilevabile d'ufficio anche in sede di legittimità
  • Il difetto di rappresentanza processuale può essere sanato anche in grado d'impugnazione, senza che operino le ordinarie preclusioni istruttorie, ed è rilevabile d'ufficio anche in sede di legittimità; quivi la parte, in caso di contestazione esplicita, può fornire la prova documentale della sussistenza della legittimazione processuale ai sensi dell'art. 372 c.p.c.
  • Immigrazione: l'affidamento in kafalah non preclude la conversione del permesso di soggiorno ex art. 32 d.lgs. 286/1998
  • Il minore extracomunitario dato in affidamento tramite l'istituto islamico della kafalah ha diritto, una volta divenuto maggiorenne, alla conversione del permesso di soggiorno ai sensi dell'art. 32, comma 1, del d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286 («Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero»), a nulla rilevando la sua originaria condizione di minore non accompagnato.
  • Pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale: la parte interessata non può vantare alcuna pretesa risarcitoria autonoma
  • Le Sezioni Unite della Corte di cassazione hanno affermato che: a) la fattispecie criminosa di pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale (art. 684 c.p.) integra un reato monoffensivo, posto che obiettivo della norma, prima della conclusione delle indagini preliminari, è quello di non compromettere il buon andamento delle stesse e, dopo tale momento, quello di salvaguardare i principi propri del processo accusatorio; b) nessuna autonoma pretesa risarcitoria può essere avanzata dalla parte coinvolta nel processo perciò solo che sia stata violata la norma incriminatrice in discorso; c) la portata della violazione, sotto il profilo della limitatezza e della marginalità della riproduzione testuale di un atto processuale, va apprezzata dal giudice di merito, in applicazione del principio della necessaria offensività della concreta condotta ascritta all'autore, nonché, sul piano civilistico, della irrisarcibilità del danno patrimoniale di lieve entità; la relativa valutazione è incensurabile in sede di legittimità, ove congruamente motivata.
  • Processo del lavoro: le pretese creditorie riconducibili ad un unico rapporto di lavoro non possono essere frazionate
  • Costituisce abuso processuale, ponendosi in contrasto con i doveri generali di correttezza e buona fede, il frazionamento, privo di ogni giustificazione, di pretese creditorie derivanti da un rapporto obbligatorio unitario (nella specie, di dipendenza ex art. 2094 c.c.).
  • Processo tributario: sono incostituzionali le disposizioni sulla competenza territoriale del giudice che ostacolano l'esercizio del diritto di difesa da parte del contribuente
  • È incostituzionale - per violazione dell'art. 24 Cost. - l'art. 4, comma 1, del d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546 («Disposizioni sul processo tributario in attuazione della delega al Governo contenuta nell'art. 30 della legge 30 dicembre 1991, n. 413»), nel testo vigente anteriormente alla sua sostituzione ad opera dell'art. 9, comma 1, lett. b), del d.lgs. 24 settembre 2015, n. 156 («Misure per la revisione della disciplina degli interpelli e del contenzioso tributario, in attuazione degli articoli 6, comma 6, e 10, comma 1, lettere a e b, della legge 11 marzo 2014, n. 23»), nella parte in cui prevede che: a) per le controversie proposte nei confronti dei concessionari del servizio di riscossione è competente la commissione tributaria provinciale nella cui circoscrizione i concessionari stessi hanno sede, anziché quella nella cui circoscrizione ha sede l'ente locale concedente; b) per le controversie proposte nei confronti dei soggetti iscritti nell'albo di cui all'art. 53 del d.lgs. 15 dicembre 1997, n. 446 («Istituzione dell'imposta regionale sulle attività produttive, revisione degli scaglioni, delle aliquote e delle detrazioni dell'Irpef e istituzione di una addizionale regionale a tale imposta, nonché riordino della disciplina dei tributi locali») è competente la commissione tributaria provinciale nella cui circoscrizione i medesimi soggetti hanno sede, anziché quella nella cui circoscrizione ha sede l'ente locale impositore.
  • Regioni: è incostituzionale la legge statale che, per assicurare il coordinamento della finanza pubblica, impone vincoli puntuali all'autonomia di spesa delle Regioni
  • La legge statale può intervenire sull'autonomia di spesa delle Regioni, in vista del coordinamento della finanza pubblica, a condizione che tale intervento: a) consista nella previsione di una disciplina di principio che si limita a stabilire un limite complessivo, lasciando agli enti regionali ampia libertà di allocazione delle risorse fra i diversi ambiti e obiettivi di spesa; b) rivesta carattere transitorio [dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 15, comma 1, del d.l. 24 aprile 2014, n. 66 («Misure urgenti per la competitività e la giustizia sociale»), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della l. 23 giugno 2014, n. 89; nonché dell'art. 14, commi 1 e 2, del medesimo d.l., nella parte in cui si applica «a decorrere dall'anno 2014», anziché «negli anni 2014, 2015 e 2016»].
  • Contratti bancari: illegittima la variazione del tasso d'interesse genericamente collegata agli usi di piazza
  • Nei contratti bancari, la variazione del tasso d'interesse non può essere effettuata unilateralmente dalla banca, ma dev'essere ancorata a criteri prestabiliti di natura oggettiva.
  • Manifestazioni sportive: legittimo il DASPO anche per le partite amichevoli
  • È legittimo il divieto di accesso ai luoghi dove si svolgono manifestazioni sportive [art. 6 l. 13 dicembre 1989, n. 401 (c.d. DASPO)], nel quale si preveda l'obbligo per il destinatario della misura, in ragione della gravità della sua condotta, di presentarsi presso il Commissariato di Pubblica Sicurezza anche in occasione delle partite amichevoli di una squadra di calcio.
  • Prestazioni sociali: nel calcolo dell'ISEE non possono essere computati anche i trattamenti assistenziali, previdenziali e indennitari percepiti da soggetti portatori di disabilità
  • È illegittimo l'art. 4, comma 2, lett. f), del d.P.C.M. 5 dicembre 2013, n. 159 [«Regolamento concernente la revisione delle modalità di determinazione e i campi di applicazione dell'Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE)»], nella parte in cui prevede che, ai fini del calcolo dell'indicatore della situazione economica equivalente (ISEE), debbano essere computati anche i trattamenti assistenziali, previdenziali e indennitari percepiti da soggetti portatori di disabilità (conferma TAR Lazio, sez. I, sent. n. 2454/2015).
  • Immigrazione: un'importante pronuncia della Corte di giustizia UE
  • La Corte di giustizia dell'Unione Europea si pronuncia sull'interpretazione degli artt. 29 e 33 della direttiva 2011/95/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 2011, recante norme sull'attribuzione, a cittadini di paesi terzi o apolidi, della qualifica di beneficiario di protezione internazionale, su uno status uniforme per i rifugiati o per le persone aventi titolo a beneficiare della protezione sussidiaria, nonché sul contenuto della protezione riconosciuta.
  • Contratti pubblici: l'impresa non può regolarizzare ex post la propria posizione previdenziale
  • Anche dopo l'entrata in vigore dell'art. 31, comma 8, del d.l. 21 giugno 2013, n. 69 («Disposizioni urgenti per il rilancio dell'economia»), convertito con modificazioni dalla l. 9 agosto 2013, n. 98, non sono consentite regolarizzazioni postume della posizione previdenziale, dovendo l'impresa essere in regola con l'assolvimento degli obblighi previdenziali ed assistenziali fin dalla presentazione dell'offerta e conservare tale stato per tutta la durata della procedura di aggiudicazione e del rapporto con la stazione appaltante, restando dunque irrilevante un eventuale adempimento tardivo dell'obbligazione contributiva. L'istituto dell'invito alla regolarizzazione (c.d. preavviso di DURC negativo) - già previsto dall'art. 7, comma 3, del d.m. 24 ottobre 2007 e ora recepito a livello legislativo dal predetto art. 31, comma 8 - può operare soltanto nei rapporti tra impresa ed ente previdenziale, ossia con riferimento al DURC chiesto dall'impresa e non anche al DURC richiesto dalla stazione appaltante per la verifica della veridicità dell'autodichiarazione resa ai sensi dell'art. 38, comma 1, lett. i), ai fini della partecipazione alla gara d'appalto.
  • Concorrenza e mercato: illegittimo il provvedimento sanzionatorio adottato dall'Agcm nei confronti di MasterCard ed alcune banche licenziatarie per intese restrittive della concorrenza
  • È illegittimo, in quanto viziato da difetto di istruttoria e di motivazione, il provvedimento sanzionatorio adottato dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato nei confronti di MasterCard e di alcune banche licenziatarie per la presunta esistenza di intese restrittive della concorrenza nel settore dell'emissione delle carte di credito (la sentenza contiene, fra l'altro, importanti affermazioni sul rapporto fra il provvedimento di rigetto della proposta di impegni ex art. 14-ter l. 287/1990 ed il successivo provvedimento sanzionatorio).
  • Fisco: l'esenzione dall'imposta di registro vale per tutti gli accordi stipulati dai coniugi in occasione della separazione
  • L'esenzione fiscale prevista dall'art. 19 della l. 6 marzo 1987, n. 74 («Nuove norme sulla disciplina dei casi di scioglimento di matrimonio»), si applica non soltanto agli accordi di separazione in senso stretto, bensì a tutti gli accordi stipulati dai coniugi in occasione della separazione e finalizzati, anche attraverso la previsione di trasferimenti mobiliari o immobiliari, a definire in modo tendenzialmente stabile la crisi coniugale, destinata a sfociare, di lì a breve, nello scioglimento del matrimonio civile o nella cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario.
  • Procedure concorsuali: spetta al giudice italiano la giurisdizione sul fallimento di una s.p.a. costituita in Italia che, dopo il manifestarsi della crisi dell'impresa, abbia fittiziamente trasferito la propria sede all'estero
  • Spetta al giudice italiano la giurisdizione sull'istanza di fallimento presentata nei confronti di una società di capitali costituita in Italia, la quale, dopo il manifestarsi della crisi dell'impresa, abbia trasferito all'estero la sede legale, ove a detto trasferimento non abbia fatto seguito anche quello dell'effettivo esercizio di un'attività imprenditoriale e del centro dell'attività direttiva ed amministrativa. In tal caso, ai sensi dell'art. 25, comma 1, della l. 31 maggio 1995, n. 218 («Riforma del sistema italiano di diritto internazionale privato»), compete al giudice del luogo in cui si è perfezionato il procedimento di costituzione della società stabilire, in conformità al proprio ordinamento, quale sia in concreto la sede effettiva della società.
  • Unione europea: uno Stato membro può escludere da alcune prestazioni sociali i cittadini di altri Stati membri durante i primi tre mesi del loro soggiorno
  • L'art. 24 della direttiva 2004/38/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri, e l'art. 4 del regolamento (CE) n. 883/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativo al coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale, vanno interpretati nel senso che non ostano a una normativa di uno Stato membro che esclude dal beneficio di talune prestazioni sociali, indipendentemente dalla specifica posizione del singolo, i cittadini di altri Stati membri durante i primi tre mesi del loro soggiorno.
  • Regioni: è incostituzionale la legge regionale che estende le procedure di stabilizzazione del personale ad enti diversi dalla Regione
  • È incostituzionale - per violazione dell'art. 117, terzo comma, Cost. - la legge della Regione Puglia che prevede l'applicazione delle procedure di stabilizzazione al personale delle agenzie regionali, degli enti, dell'Autorità di bacino e delle società in house della Regione stessa, mentre la disciplina statale di principio fa esclusivo riferimento all'apparato amministrativo delle Regioni ed al relativo personale (da segnalare il revirement della Consulta circa la necessità che la costituzione in giudizio delle Regioni nei giudizi promossi dal Governo sia preceduta, a pena d'inammissibilità della costituzione medesima, dalla preventiva deliberazione della Giunta regionale).
  • Processo amministrativo: la pendenza di un ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo non impone necessariamente la sospensione del giudizio amministrativo
  • La sospensione obbligatoria del processo prevista dall'art. 295 c.p.c. - applicabile al processo amministrativo in forza dell'art. 79, comma 1, c.p.a. - può aver luogo soltanto nel caso di pregiudizialità tecnica (o necessaria), la quale ricorre allorché rapporti giuridici diversi siano collegati in modo tale per cui la situazione giuridica della causa pregiudiziale si pone come elemento costitutivo, modificativo, impeditivo o estintivo del distinto rapporto dedotto nella causa dipendente, la cui esistenza è dunque necessariamente presupposta dalla prima. Il rapporto di pregiudizialità in senso tecnico è configurabile, perciò, quando il petitum della domanda pregiudiziale costituisce al contempo la causa petendi o, per converso, fatto paralizzante (impeditivo, modificativo o estintivo) della domanda dedotta nella causa dipendente (nella specie, il Consiglio di Stato ha escluso la sussistenza di un rapporto di pregiudizialità necessaria fra il giudizio amministrativo ed un ricorso pendente dinanzi alla Corte europea dei diritti dell'uomo, relativo peraltro ad una questione sulla quale si era già pronunciata la Corte costituzionale).
  • Immigrazione: illegittima l'espulsione dello straniero che ha omesso di chiedere il rinnovo del permesso di soggiorno, se non è stata considerata la sua situazione familiare
  • In tema di immigrazione, il decreto di espulsione emesso nei confronti dello straniero che abbia omesso di chiedere, nei termini di legge, al Tribunale per i minorenni, il rinnovo dell'autorizzazione al soggiorno per gravi motivi connessi con lo sviluppo psicofisico e tenuto conto dell'età e delle condizioni di salute dei figli minori che si trovano nel territorio italiano, è illegittimo per violazione della clausola di salvaguardia della coesione familiare di cui agli artt. 5, comma 5, e 31, comma 3, del d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286 («Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero»), ove non contenga alcun riferimento alle ragioni per cui non è stata presa in considerazione la sua situazione familiare.
  • Processo civile: un'importante pronuncia delle Sezioni unite
  • In materia di processo civile, le Sezioni unite della Corte di cassazione hanno affermato che: 1) la titolarità della posizione soggettiva è un elemento costitutivo del diritto fatto valere con la domanda, che l'attore ha l'onere di allegare e provare; tuttavia essa può dirsi provata anche in forza del comportamento processuale del convenuto, ove quest'ultimo riconosca espressamente detta titolarità oppure svolga difese che siano incompatibili con la negazione della titolarità; 2) le contestazioni del convenuto circa la titolarità del rapporto controverso dedotta dall'attore hanno natura di mere difese (e non già di eccezioni), onde possono essere proposte in ogni fase del giudizio. A sua volta, il giudice può rilevare d'ufficio la carenza di titolarità del diritto, allorché questa emerga dagli atti; 3) la contumacia del convenuto non vale a rendere incontestati i fatti allegati dall'altra parte, né altera la ripartizione degli oneri probatori e non vale in particolare ad escludere che l'attore debba fornire la prova di tutti i fatti costitutivi del diritto dedotto in giudizio. Peraltro il convenuto, costituendosi tardivamente, accetta il giudizio nello stato in cui si trova, con le preclusioni maturate, sicché non potrà basare la negazione della titolarità del diritto sull'allegazione e sulla prova di fatti impeditivi, modificativi o estintivi non rilevabili dagli atti; 4) il diritto al risarcimento dei danni subiti da un bene spetta a colui che, al momento dell'evento dannoso, era titolare del diritto di proprietà sul bene stesso. Il diritto al risarcimento è autonomo rispetto al diritto di proprietà e non segue quest'ultimo in caso di alienazione, a meno che le parti non abbiano convenuto il contrario.
  • Atti catastali: la giurisdizione spetta al giudice tributario
  • Appartiene al giudice ordinario la giurisdizione sulle controversie tra privati, o anche tra privati e pubblica amministrazione, aventi ad oggetto la verifica dell'esistenza e dell'estensione del diritto di proprietà (e, in tali controversie, le risultanze catastali ben possono essere utilizzate a fini probatori, come, ad esempio, le mappe catastali in caso di azione di regolamento di confini, le quali costituiscono elemento di prova, sia pure di carattere sussidiario). Appartiene, invece, al giudice tributario la giurisdizione sui ricorsi volti a contestare, nei confronti degli organi competenti, le risultanze catastali esistenti e ad ottenere la variazione degli atti relativi alle operazioni elencate nell'art. 2, comma 2, del d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546 («Disposizioni sul processo tributario in attuazione della delega al Governo contenuta nell'art. 30 della legge 30 dicembre 1991, n. 413»), anche al fine di adeguarli all'esito di un'azione di rivendica o di regolamento di confini.
  • Tutela dei consumatori: il giudice investito dell'esecuzione di un'ingiunzione di pagamento deve poter rilevare d'ufficio il carattere abusivo di una clausola inserita in un contratto stipulato tra un professionista e un consumatore
  • La direttiva 93/13/CEE del Consiglio, del 5 aprile 1993, concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori, dev'essere interpretata nel senso che osta a una normativa nazionale che non consente al giudice investito dell'esecuzione di un'ingiunzione di pagamento di valutare d'ufficio il carattere abusivo di una clausola inserita in un contratto stipulato tra un professionista e un consumatore, ove l'autorità investita della domanda d'ingiunzione di pagamento non sia competente a procedere a una simile valutazione.
  • Concorsi pubblici: il candidato non ha diritto al completamento della procedura
  • Il soggetto che partecipa ad un concorso pubblico non può vantare alcun diritto al completamento della relativa procedura, rientrando nella discrezionalità dell'Amministrazione la scelta di indire un concorso come pure di revocarlo. Tale scelta è sindacabile dal giudice amministrativo soltanto ove risulti manifestamente viziata da irrazionalità o da errore di fatto.
  • Intermediazione finanziaria: è nullo il contratto d'investimento su prodotti ad alto rischio, presentato invece dalla banca come rispondente alle esigenze di previdenza complementare del cliente, a basso rischio e con libera possibilità di disinvestimento senza oneri
  • L'interesse perseguito mediante un contratto atipico, fondato sullo sfruttamento delle preoccupazioni previdenziali dell'utenza da parte di operatori professionali ed avente ad oggetto il compimento di operazioni negoziali complesse relative alla gestione di fondi comuni che comprendano anche titoli di dubbia redditività, il cui rischio sia unilateralmente trasmesso sul cliente, al quale, invece, il prodotto venga presentato come rispondente alle esigenze di previdenza complementare, a basso rischio e con libera possibilità di disinvestimento senza oneri, non è meritevole di tutela ex art. 1322, comma 2, c.c., ponendosi in contrasto con i principi desumibili dagli artt. 38 e 47 Cost. sulla tutela del risparmio e l'incentivo delle forme di previdenza, anche privata, sicché è inefficace ove si traduca nella concessione, all'investitore, di un mutuo, di durata ragguardevole, finalizzato all'acquisto di prodotti finanziari della finanziatrice, e nel contestuale mandato conferito a quest'ultima per l'acquisto dei prodotti anche in situazione di potenziale conflitto di interessi (fattispecie relativa al contratto denominato "For You").
  • Legge Pinto: la ragionevole durata del primo (e unico) grado di merito del procedimento di equa riparazione non può essere di tre anni
  • È incostituzionale - per violazione degli artt. 111, secondo comma, e 117, primo comma, Cost., quest'ultimo in relazione all'art. 6, § 1, Cedu - l'art. 2, comma 2-bis, della l. 24 marzo 2001, n. 89 («Previsione di equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo e modifica dell'articolo 375 del codice di procedura civile»), nella parte in cui si applica anche al primo (e unico) grado di merito del procedimento di equa riparazione regolato dalla medesima legge, determinandone così la ragionevole durata in tre anni.
  • Ordinamento giudiziario: nelle procedure per il conferimento di incarichi direttivi e semidirettivi, non occorre una valutazione analitica dei candidati rispetto a ciascun parametro
  • Nelle procedure valutative espletate dal Consiglio Superiore della Magistratura per il conferimento di incarichi direttivi e semidirettivi, non è prescritto che i candidati debbano essere posti a raffronto in modo analitico con riferimento a ciascuno dei parametri prestabiliti, ben potendo la comparazione risolversi in un giudizio complessivo unitario. In tali procedure, inoltre, il pregresso svolgimento di incarichi di natura dirigenziale o semidirigenziale non costituisce di per sé titolo di preferenza.
  • Servizi di media audiovisivi: nel calcolo del tempo massimo di pubblicità televisiva consentita (20% per ora di orologio) devono essere inclusi anche i "secondi neri" fra uno spot e l'altro
  • Con riferimento alla direttiva 2010/13/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 10 marzo 2010, relativa al coordinamento di determinate disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri concernenti la fornitura di servizi di media audiovisivi (direttiva sui servizi di media audiovisivi), la Corte di giustizia dell'Unione Europea ha affermato che: 1) l'art. 19, § 1, dev'essere interpretato nel senso che non osta a una normativa nazionale che consenta che uno schermo diviso che mostra in una colonna i titoli di coda del programma televisivo e in un'altra un riquadro di presentazione del palinsesto del fornitore, al fine di separare il programma che sta terminando dalla successiva sequenza pubblicitaria, non sia necessariamente combinato con, o seguito da, un segnale acustico o ottico, a condizione che un tale mezzo di separazione soddisfi da solo i presupposti enunciati dalla prima frase di tale disposizione; 2) l'art. 23, § 2, dev'essere interpretato nel senso che, ai fini del calcolo del tempo massimo a disposizione per la pubblicità per ora di orologio, fissato dall'art. 23, § 1, si deve tener conto di segni distintivi di sponsor trasmessi nell'ambito di programmi diversi da quelli sponsorizzati; 3) nell'ipotesi in cui uno Stato membro non si sia avvalso della facoltà di prevedere una norma più restrittiva di quella fissata dall'art. 23, § 1, tale articolo dev'essere interpretato nel senso che non solo esso non osta a che, ai fini del calcolo del tempo massimo di pubblicità televisiva consentita del 20% per ora di orologio, siano inclusi i «secondi neri» che sono inseriti tra i diversi spot di una sequenza pubblicitaria televisiva o tra tale sequenza e il programma televisivo successivo, ma altresì che esso impone tale inclusione.
  • Ordinamento giudiziario: il trattamento economico previsto dalla l. 111/2007 non si applica automaticamente a tutti i magistrati in servizio
  • L'art. 5, comma 4, della l. 30 luglio 2007, n. 111 («Modifiche alle norme sull'ordinamento giudiziario») - il quale stabilisce che lo stipendio del magistrato neoassunto a seguito di concorso corrisponde a quello che in precedenza spettava all'uditore giudiziario dopo sei mesi di tirocinio, e che lo stipendio di magistrato alla prima valutazione di professionalità si consegue dopo quattro anni di servizio, anziché dopo cinque anni complessivi di anzianità di servizio - si applica soltanto ai magistrati che ottengano la nomina dopo l'entrata in vigore della medesima legge, ovvero che a tale data non abbiano ancora conseguito la precedente qualifica di magistrato d'appello o, in ogni caso, non abbiano ancora maturato tredici anni di servizio.
  • Trasporti: la legge regionale non può vietare alle imprese che svolgono attività di noleggio autobus con conducente di incrementare il parco mezzi con autobus usati
  • È incostituzionale - per violazione degli artt. 3, 41 e 117, secondo comma, lett. e), Cost. - la legge regionale del Piemonte che vieta alle imprese di trasporto di viaggiatori, effettuato mediante noleggio di autobus con conducente, di incrementare il parco mezzi con autobus usati.
  • Processo amministrativo: è nulla la notifica del ricorso tramite PEC, ma la costituzione della parte intimata sana il vizio
  • Nel processo amministrativo, è nulla - non essendo state ancora emanate le necessarie regole tecniche - la notifica dell'atto introduttivo del giudizio effettuata tramite posta elettronica certificata (PEC) senza l'autorizzazione presidenziale di cui all'art. 52, comma 2, c.p.a. Tuttavia, in virtù dell'art. 44, comma 3, c.p.a. e del principio della strumentalità delle forme processuali, la costituzione delle parti intimate, effettuata nei termini di legge e argomentata in rito e nel merito al fine di chiedere la reiezione del ricorso, è idonea a sanare la nullità, per effetto del raggiungimento dello scopo, e ad instaurare validamente il rapporto processuale.
  • Processo del lavoro: la notifica inesistente non può essere rinnovata
  • Nel giudizio d'appello soggetto al rito del lavoro, il vizio della notificazione omessa o inesistente è assolutamente insanabile e determina la decadenza dell'attività processuale cui l'atto è finalizzato (con conseguente declaratoria in rito di chiusura del processo, attraverso l'improcedibilità), non essendo consentito al giudice di assegnare all'appellante un termine per provvedere alla rinnovazione di un atto mai compiuto o giuridicamente inesistente.
  • Concorsi pubblici: a parità di merito, il candidato con figli a carico prevale su quello più giovane
  • Nei concorsi pubblici, i titoli di preferenza stabiliti dall'art. 5, comma 5, del d.P.R. 9 maggio 1994, n. 487 («Regolamento recante norme sull'accesso agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni e le modalità di svolgimento dei concorsi, dei concorsi unici e delle altre forme di assunzione nei pubblici impieghi») - ossia il numero dei figli a carico, indipendentemente dal fatto che il candidato sia coniugato o meno, e l'aver prestato lodevole servizio nelle amministrazioni pubbliche - devono essere valutati prima del titolo di preferenza della minore età introdotto dall'art. 3, comma 7, della l. 15 maggio 1997, n. 127 («Misure urgenti per lo snellimento dell'attività amministrativa e dei procedimenti di decisione e di controllo»).
  • Servizi pubblici locali: la scelta del tipo di affidamento rientra nella discrezionalità dell'Amministrazione
  • Per effetto della sentenza della Corte costituzionale n. 199/2012, i servizi pubblici locali di rilevanza economica possono essere gestiti indifferentemente attraverso: a) il ricorso al mercato (ossia individuando all'esito di una gara ad evidenza pubblica il soggetto affidatario); b) il c.d. partenariato pubblico-privato (ossia per mezzo di una società mista e, quindi, con una "gara a doppio oggetto" per la scelta del socio e per la gestione del servizio); c) l'affidamento diretto o in house, senza previa gara, ove ne ricorrano le condizioni (partecipazione pubblica totalitaria; controllo analogo; attività prevalente). La relativa decisione costituisce il frutto di una scelta ampiamente discrezionale della P.A. e dev'essere adeguatamente motivata circa le ragioni di fatto e di convenienza che la giustificano; come tale, essa sfugge al sindacato di legittimità del giudice amministrativo, a meno che non sia manifestamente inficiata da illogicità, irragionevolezza, irrazionalità, arbitrarietà o travisamento dei fatti.
  • Trattamento dei dati personali: il foro del consumatore prevale su quello previsto dal codice della privacy
  • Quando la tutela contro il trattamento dei dati personali nei confronti del titolare del trattamento stesso sia invocata nell'ambito di un rapporto di consumo, il foro previsto dall'art. 33, comma 2, lett. u), d.lgs. 6 settembre 2005, n. 206 («Codice del consumo, a norma dell'articolo 7 della legge 29 luglio 2003, n. 229»), prevale su quello individuato dall'art. 152 d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196 («Codice in materia di protezione dei dati personali»), in quanto la sopravvenienza della prima disposizione ha derogato alla seconda con riguardo alle controversie sul trattamento dei dati personali, la cui titolarità origini da rapporti di consumo.
  • Piemonte: sono valide le elezioni regionali del 2014
  • I risultati delle operazioni elettorali possono costituire oggetto di contestazione dinanzi al giudice amministrativo solamente nel rispetto dei termini perentori stabiliti dalla legge, deducendo vizi specifici. Non sussiste alcun rapporto di pregiudizialità fra il giudizio elettorale ed eventuali procedimenti penali riguardanti le medesime operazioni (conferma TAR Piemonte, sez. I, sent. n. 1224/2015).
  • Pubblica Amministrazione: la Consulta ribadisce l'illegittimità dello spoils system per gli incarichi dirigenziali comportanti l'esercizio di funzioni amministrative di esecuzione dell'indirizzo politico
  • È incostituzionale - per violazione dell'art. 97 Cost. - la legge che prevede la decadenza automatica (o del tutto discrezionale) dei titolari di incarichi dirigenziali che comportano l'esercizio di funzioni amministrative di esecuzione dell'indirizzo politico, anche quando tali incarichi siano conferiti a soggetti esterni (fattispecie relativa ad una legge della Regione Abruzzo).
  • Concorrenza e mercato: spetta all'Antitrust sanzionare le pratiche commerciali aggressive nel settore delle telecomunicazioni
  • La competenza ad irrogare sanzioni agli operatori economici che abbiano posto in essere pratiche commerciali aggressive, ai sensi del d.lgs. 6 settembre 2005, n. 206 («Codice del consumo, a norma dell'articolo 7 della legge 29 luglio 2003, n. 229»), spetta sempre all'Autorità garante della concorrenza e del mercato.
  • Processo amministrativo ed espropriazioni: il commissario ad acta nominato per l'esecuzione del giudicato può adottare il provvedimento di acquisizione sanante
  • Il commissario ad acta può emanare il provvedimento di acquisizione coattiva di cui all'art. 42-bis del d.P.R. 8 giugno 2011, n. 327 («Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione per pubblica utilità»): a) se nominato dal giudice amministrativo a mente degli artt. 34, comma 1, lett. e), e 114, comma, 4, lett. d), c.p.a., qualora tale adempimento sia stato previsto dal giudicato cui dev'essere data attuazione; b) se nominato dal giudice amministrativo a mente dell'art. 117, comma 3, c.p.a., qualora l'Amministrazione non abbia provveduto sull'istanza dell'interessato che abbia sollecitato l'esercizio del potere di cui al predetto art. 42-bis.
  • Accesso ai documenti amministrativi: non è necessario che l'istante sia titolare di un diritto soggettivo o di un interesse legittimo
  • Ai sensi della l. 7 agosto 1990, n. 241 («Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi»), la situazione giuridicamente rilevante, per la cui tutela è attribuito il diritto di accesso, costituisce nozione diversa e più ampia rispetto all'interesse all'impugnativa e non presuppone necessariamente la titolarità di un diritto soggettivo o di un interesse legittimo. Con la conseguenza che la legittimazione all'accesso va riconosciuta a chiunque possa dimostrare che gli atti procedimentali oggetto della richiesta abbiano spiegato o siano idonei a spiegare effetti diretti o indiretti nei suoi confronti, indipendentemente dalla lesione di una posizione giuridica, stante l'autonomia del diritto di accesso, inteso come interesse ad un bene della vita distinto rispetto alla situazione legittimante all'impugnativa dell'atto (fattispecie relativa ad un'istanza di accesso presentata da un militare cui l'Amministrazione di appartenenza aveva negato un trasferimento di sede).
  • Abilitazione scientifica nazionale: è illegittima la previsione di una maggioranza qualificata per le delibere delle commissioni
  • È illegittimo - per violazione dei criteri di legge - l'art. 8, comma 5, del d.P.R. 14 settembre 2011, n. 222 («Regolamento concernente il conferimento dell'abilitazione scientifica nazionale per l'accesso al ruolo dei professori universitari, a norma dell'articolo 16 della legge 30 dicembre 2010, n. 240»), nella parte in cui prevede che la commissione giudicatrice «delibera a maggioranza dei quattro quinti dei componenti», anziché a maggioranza semplice.
  • Lavoro: il licenziamento è inefficace se le comunicazioni ex art. 4, comma 9, l. 223/1991 non sono contestuali
  • In materia di procedure di mobilità, la comunicazione del recesso al lavoratore e la comunicazione dell'elenco dei lavoratori licenziati agli uffici competenti e alle associazioni di categoria da parte del datore di lavoro, secondo quanto previsto dall'art. 4, comma 9, della l. 23 luglio 1991, n. 223 («Norme in materia di cassa integrazione, mobilità, trattamenti di disoccupazione, attuazione di direttive della Comunità europea, avviamento al lavoro ed altre disposizioni in materia di mercato del lavoro»), devono essere contestuali, e cioè sostanzialmente contemporanee, a pena d'inefficacia del licenziamento.
  • Procedure concorsuali: inammissibile il reclamo contro la sentenza dichiarativa di fallimento per soli vizi di rito se l'accoglimento non comporta la rimessione al primo giudice ex artt. 353 e 354 c.p.c.
  • Il reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento, il quale ne denunci esclusivamente vizi di rito, è ammissibile soltanto nel caso in cui l'eventuale fondatezza delle doglianze comporti una rimessione al primo giudice ex artt. 353 e 354 c.p.c., dovendosi altrimenti dichiarare d'ufficio l'inammissibilità dell'impugnazione (fattispecie regolata dal d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169).
  • Privacy: la Cassazione dice stop alle telefonate mute dei call center
  • In conformità alla direttiva comunitaria n. 2002/58/CE, relativa alla vita privata e alle comunicazioni elettroniche, l'art. 130, comma 3-bis, del d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196 («Codice in materia di protezione dei dati personali») - che consente, in deroga al principio del consenso espresso previsto dall'art. 129, 2° comma, il trattamento dei dati personali mediante l'impiego del telefono per le comunicazioni di natura commerciale nei confronti di chi non abbia esercitato il diritto di opposizione mediante iscrizione della propria numerazione nel registro pubblico delle opposizioni (c.d. opt-out) - non trova applicazione nel caso in cui l'autore del trattamento abbia inviato telefonate senza operatore (c.d. telefonate con contatto abbattuto o "mute"), né in quello in cui l'utenza chiamata non risulti inserita in uno degli elenchi cartacei o elettronici a disposizione del pubblico, di cui all'art. 129, 1° comma (come per esempio avviene per i telefoni cellulari).
  • Enti locali: solo circostanze oggettive (adeguatamente motivate) possono giustificare una deroga al principio della pari rappresentanza dei sessi nella giunta comunale
  • L'art. 1, comma 137, della l. 7 aprile 2014, n. 56 («Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni») - il quale, in attuazione dell'art. 51, primo comma, Cost., stabilisce che «[n]elle giunte dei comuni con popolazione superiore a 3.000 abitanti, nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura inferiore al 40 per cento, con arrotondamento aritmetico» - incontra un limite intrinseco di operatività nel caso in cui risulti concretamente impossibile assicurare, in seno alla giunta comunale, la presenza dei due generi nella predetta misura. Tale impossibilità dev'essere adeguatamente motivata nel provvedimento sindacale di nomina degli assessori e deve avere un carattere tendenzialmente oggettivo, non potendo consentirsi che mere situazioni soggettive o contingenti (quali, ad esempio, quelle derivanti dall'applicazione di disposizioni statutarie relative alle modalità di elezione o al funzionamento degli organi comunali, ovvero dipendenti dalla mancanza di candidati di piena ed esclusiva fiducia del sindaco) giustifichino deroghe nell'applicazione della norma.
  • Fisco: l'IVA di gruppo si applica anche quando la società controllante è una società di persone
  • Il particolare regime di liquidazione dell'imposta sul valore aggiunto (c.d. "IVA di gruppo") previsto dall'art. 73, comma 3, d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 («Istituzione e disciplina dell'imposta sul valore aggiunto»), trova applicazione anche nel caso in cui la società controllante sia una società di persone.
  • Processo civile: l'ordinanza "filtro" ex art. 348-ter c.p.c. è ricorribile per cassazione
  • L'ordinanza che dichiara inammissibile l'appello, ai sensi dell'art. 348-ter c.p.c., è ricorribile per cassazione ex art. 111, comma 7, Cost., limitatamente ai vizi propri dell'ordinanza stessa costituenti violazioni processuali, purché si tratti di vizi compatibili con la logica e la natura "prognostica" del giudizio ad essa sotteso; compatibilità che perciò non sussiste qualora si denunci l'omessa pronuncia su un motivo d'appello, ponendosi eventualmente al riguardo solo un problema di motivazione.
  • Magistratura contabile: è illegittimo il provvedimento cautelare adottato nei confronti di un magistrato in pensione
  • È illegittimo il provvedimento cautelare (nella specie, sospensione dalle funzioni) adottato dal Consiglio di presidenza della Corte dei conti nei confronti di un magistrato collocato a riposo per raggiunti limiti d'età, costituendo la permanenza in servizio presupposto indefettibile per l'emissione di qualunque misura disciplinare.
  • Marchio comunitario: il titolare può agire per contraffazione anche se la licenza non è iscritta nel registro
  • L'art. 23, § 1, prima frase, del regolamento (CE) n. 207/2009 del Consiglio, del 26 febbraio 2009, sul marchio comunitario, dev'essere interpretato nel senso che il licenziatario può agire per contraffazione del marchio comunitario oggetto della licenza anche qualora quest'ultima non sia stata iscritta nel registro dei marchi comunitari.