• Responsabilità della P.A.: il mero superamento dei termini procedimentali non basta ad ottenere il risarcimento del danno da ritardo
  • Ai fini del riconoscimento del danno da ritardo ex art. 2-bis della l. 7 agosto 1990, n. 241 («Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi»), non è sufficiente il mero superamento dei termini dell'azione amministrativa, ma occorre la dimostrazione del probabile esito positivo dell'istanza formulata dal privato, ossia la prova della spettanza definitiva del bene sostanziale della vita al cui conseguimento il procedimento è finalizzato (fattispecie riguardante il rilascio di un'autorizzazione).
  • Opere pubbliche: per i danni arrecati all'amministrazione comunale, il direttore dei lavori risponde davanti alla Corte dei conti, mentre il progettista risponde davanti al giudice ordinario
  • Il direttore dei lavori per la realizzazione di un'opera pubblica appaltata da un'amministrazione comunale, in considerazione dei compiti e delle funzioni devolutigli, che comportano l'esercizio di poteri autoritativi nei confronti dell'appaltatore e l'assunzione della veste di "agente", deve ritenersi funzionalmente e temporaneamente inserito nell'apparato organizzativo della pubblica amministrazione che gli ha conferito l'incarico, quale organo tecnico e straordinario della stessa, onde egli è soggetto alla giurisdizione della Corte dei conti per i danni cagionati nell'esecuzione dell'incarico medesimo. Detto rapporto di servizio non è invece configurabile tra la stazione appaltante ed il progettista di un'opera pubblica, il cui elaborato dev'essere fatto proprio dall'amministrazione mediante specifica approvazione, versandosi in tal caso in un'ipotesi non già di inserimento del soggetto nell'organizzazione amministrativa, bensì di contratto d'opera professionale, sicché, con riferimento alla responsabilità per danni cagionati all'amministrazione comunale dal progettista, sussiste la giurisdizione del giudice ordinario.
  • Acquisizione sanante: è illegittimo il provvedimento adottato in presenza di un giudicato restitutorio
  • Il passaggio in giudicato di una sentenza (civile o amministrativa) che dispone la restituzione al privato di un'area occupata sine titulo dall'Amministrazione preclude l'adozione di un provvedimento di acquisizione (c.d. sanante) della medesima area ai sensi dell'art. 42-bis del d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327 («Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione per pubblica utilità»).
  • Processo penale: spetta al tribunale del riesame decidere sulla pignorabilità dei beni sottoposti a sequestro conservativo
  • Le questioni attinenti alla pignorabilità dei beni sottoposti a sequestro conservativo sono deducibili con la richiesta di riesame e devono essere decise dal giudice penale.
  • Legge Pinto: l'erede ha diritto all'indennizzo iure proprio solo dal momento in cui si è costituito in giudizio
  • In tema di equa riparazione ai sensi della l. 6 marzo 2001, n. 89 («Previsione di equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo e modifica dell'articolo 375 del codice di procedura civile»), qualora la parte costituita in giudizio sia deceduta anteriormente al decorso del termine di ragionevole durata del processo, l'erede ha diritto al riconoscimento dell'indennizzo iure proprio soltanto per la frazione temporale decorrente dal momento in cui egli si è costituito nel giudizio presupposto, non assumendo alcun rilievo, a tal fine, la continuità della sua posizione processuale rispetto a quella del dante causa ex art. 110 c.p.c.
  • Diritti sociali: anche il convivente ha diritto al permesso mensile retribuito per assistere il disabile grave
  • È incostituzionale - per violazione degli artt. 2, 3 e 32 Cost. - l'art. 33, comma 3, della l. 5 febbraio 1992, n. 104 («Legge-quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate»), come modificato dall'art. 24, comma 1, lett. a), della l. 4 novembre 2010, n. 183 («Deleghe al Governo in materia di lavori usuranti, di riorganizzazione di enti, di congedi, aspettative e permessi, di ammortizzatori sociali, di servizi per l'impiego, di incentivi all'occupazione, di apprendistato, di occupazione femminile, nonché misure contro il lavoro sommerso e disposizioni in tema di lavoro pubblico e di controversie di lavoro»), nella parte in cui non include il convivente - nei sensi di cui in motivazione - tra i soggetti legittimati a fruire del permesso mensile retribuito per l'assistenza alla persona con handicap in situazione di gravità, in alternativa al coniuge, parente o affine entro il secondo grado.
  • Fisco: l'omessa presentazione della dichiarazione annuale non preclude la detrazione del credito IVA
  • La neutralità dell'imposizione armonizzata sul valore aggiunto comporta che, pur in mancanza di dichiarazione annuale, l'eccedenza d'imposta - risultante da dichiarazioni periodiche e regolari versamenti per un anno e dedotta entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui il diritto è sorto - sia riconosciuta dal giudice tributario se siano stati rispettati dal contribuente tutti i requisiti sostanziali per la detrazione; pertanto, in tal caso, il diritto di detrazione non può essere negato nel giudizio d'impugnazione della cartella emessa dal fisco a seguito di controllo formale automatizzato, laddove, pur non avendo il contribuente presentato la dichiarazione annuale per il periodo di maturazione, sia dimostrato in concreto - ovvero non controverso - che si tratti di acquisti fatti da un soggetto passivo d'imposta, assoggettati a IVA e finalizzati a operazioni imponibili.
  • Diritto d'autore: la normativa italiana sull'equo compenso contrasta col diritto UE
  • Il diritto dell'Unione europea, in particolare l'art. 5, § 2, lett. b), della direttiva 2001/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 maggio 2001, sull'armonizzazione di taluni aspetti del diritto d'autore e dei diritti connessi nella società dell'informazione, dev'essere interpretato nel senso che esso osta a una normativa nazionale - come quella italiana - la quale, da un lato, subordini l'esenzione dal pagamento del prelievo per copia privata in capo ai produttori e agli importatori di apparecchi e di supporti destinati a un uso manifestamente estraneo alla copia privata alla conclusione di accordi tra un ente, titolare di un monopolio legale della rappresentanza degli interessi degli autori delle opere, e i debitori del compenso o le loro associazioni di categoria, e che, dall'altro lato, stabilisca che il rimborso di detto prelievo, ove questo sia stato indebitamente versato, può essere chiesto solo dall'utente finale di tali apparecchi e supporti.
  • Partecipazione procedimentale: è illegittimo il provvedimento discrezionale non preceduto dal preavviso di rigetto, se l'Amministrazione non ne dimostra in giudizio l'inutilità
  • È illegittimo il provvedimento amministrativo sfavorevole di natura discrezionale la cui adozione non sia stata preceduta dal preavviso di rigetto ex art. 10-bis della l. 7 agosto 1990, n. 241 («Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi»), ove l'Amministrazione non dimostri in giudizio la sicura inefficacia della partecipazione pretermessa (fattispecie riguardante l'iscrizione alla c.d. white list antimafia).
  • Prodotti cosmetici: legittimo il divieto di commercializzazione per quelli i cui ingredienti siano stati oggetto di sperimentazioni animali al di fuori dell'Unione
  • L'art. 18, § 1, lett. b), del regolamento (CE) n. 1223/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 novembre 2009, sui prodotti cosmetici, dev'essere interpretato nel senso che esso può vietare l'immissione sul mercato dell'Unione europea di prodotti cosmetici alcuni ingredienti dei quali sono stati oggetto di sperimentazioni animali al di fuori dall'Unione, al fine di consentire la commercializzazione di prodotti cosmetici in paesi terzi, se i dati che ne risultano sono utilizzati per dimostrare la sicurezza dei suddetti prodotti ai fini della loro immissione sul mercato dell'Unione.
  • Processo penale: il provvedimento del Tribunale di sorveglianza riguardante la valutazione sull'esito dell'affidamento in prova al servizio sociale è opponibile dinanzi allo stesso Tribunale
  • Avverso il provvedimento del Tribunale di sorveglianza concernente la valutazione sull'esito dell'affidamento in prova al servizio sociale è esperibile opposizione dinanzi allo stesso Tribunale, che decide con le garanzie del contraddittorio camerale di cui all'art. 666 c.p.p. Qualora, invece, tale provvedimento sia stato impugnato con ricorso per cassazione, quest'ultimo, in forza del principio generale di conservazione degli atti giuridici, dev'essere qualificato come opposizione, con conseguente trasmissione degli atti al giudice competente.
  • Edilizia residenziale pubblica: legittima la convenzione fra il Comune di Milano e l'ALER
  • Sono legittime - in quanto conformi alla vigente normativa in materia di servizi pubblici - le determinazioni con le quali il Comune di Milano ha affidato in convenzione all'Azienda Lombarda Edilizia Residenziale - anziché ad una società individuata tramite gara fra gli imprenditori del settore - la gestione del patrimonio abitativo di proprietà comunale.
  • Diffamazione: l'esimente di cui all'art. 598 c.p. non richiede che le offese abbiano un contenuto minimo di verità
  • L'esimente di cui all'art. 598 c.p. («Offese in scritti e discorsi pronunciati dinanzi alle autorità giudiziarie o amministrative») costituisce applicazione estensiva del più generale principio posto dall'art. 51 c.p. («Esercizio di un diritto o adempimento di un dovere») ed è applicabile quando le offese riguardino l'oggetto della causa in modo diretto ed immediato. Non occorre, invece, che le offese abbiano anche un contenuto minimo di verità, o che questa sia in qualche modo deducibile dal contesto, poiché l'interesse tutelato è la libertà di difesa nella sua correlazione logica con la causa, a prescindere dalla fondatezza dell'argomentazione.
  • Obbligazioni pecuniarie: soltanto quelle liquide sono portabili
  • Le obbligazioni pecuniarie da adempiersi al domicilio del creditore ex art. 1182, comma 3, c.c. (cc.dd. obbligazioni portabili), sono - agli effetti sia della mora ex re (art. 1219, comma 2, n. 3, c.c.) sia della determinazione del forum destinatae solutionis (art. 20, ultima parte, c.p.c.) - esclusivamente quelle liquide, ossia quelle di cui il titolo determini l'ammontare, oppure indichi i criteri per determinarlo senza lasciare alcun margine di scelta discrezionale. Ai fini della competenza, i presupposti della liquidità sono accertati dal giudice allo stato degli atti ex art. 38, ultimo comma, c.p.c.
  • Enti locali: è legittimo il regolamento comunale che non consente occupazioni permanenti del suolo pubblico (con dehor) da parte di esercizi commerciali nel centro storico
  • La circostanza che i decreti legislativi 15 novembre 1993, n. 507 («Revisione ed armonizzazione dell'imposta comunale sulla pubblicità e del diritto sulle pubbliche affissioni, della tassa per l'occupazione di spazi ed aree pubbliche dei comuni e delle province nonché della tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani a norma dell'art. 4 della legge 23 ottobre 1992, n. 421, concernente il riordino della finanza territoriale»), e 15 dicembre 1997, n. 446 («Istituzione dell'imposta regionale sulle attività produttive, revisione degli scaglioni, delle aliquote e delle detrazioni dell'Irpef e istituzione di una addizionale regionale a tale imposta, nonché riordino della disciplina dei tributi locali»), contemplino in astratto, ai fini impositivi, sia le occupazioni di carattere temporaneo sia le occupazioni di carattere permanente del suolo pubblico non implica che gli enti locali siano tenuti in ogni caso a consentire entrambe.
  • Trasporto pubblico locale: per i finanziamenti statali occorre la previa intesa con la Conferenza Stato-Regioni
  • È incostituzionale - per violazione dell'art. 117, quarto comma, Cost. - l'art. 1, comma 224, della l. 23 dicembre 2014, n. 190 («Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge di stabilità 2015»), nella parte in cui prevede che le modalità di finanziamento del trasporto pubblico locale (materia rientrante nell'ambito delle competenze residuali delle Regioni) e la ripartizione delle risorse su base regionale siano stabilite con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto col Ministro dell'economia e delle finanze, adottato "sentita" la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, anziché "d'intesa" con la Conferenza stessa.
  • Regioni: le norme regionali in materia di cave non possono derogare in senso peggiorativo ai parametri di tutela ambientale, culturale e paesaggistica fissati dalla legge statale
  • È incostituzionale - per violazione dell'art. 117, secondo comma, lett. s), Cost. - la legge regionale (nella specie, della Liguria) in materia di attività estrattiva che deroga in peius ai parametri di tutela ambientale, culturale e paesaggistica stabiliti dalla legge dello Stato.
  • Società dell'informazione: il negoziante che offre alla clientela una rete wi-fi gratuita non risponde delle violazioni dei diritti d'autore commesse dagli utenti
  • Nel pronunciarsi sull'interpretazione dell'art. 12, § 1, della direttiva 2000/31/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'8 giugno 2000, relativa a taluni aspetti giuridici dei servizi della società dell'informazione, in particolare il commercio elettronico, nel mercato interno («direttiva sul commercio elettronico»), la Corte di giustizia del'Unione Europea ha affermato che il gestore di un negozio, il quale offra gratuitamente alla propria clientela una rete wi-fi, non è responsabile delle violazioni dei diritti d'autore commesse da un utente attraverso quella rete. Tuttavia, a tale gestore può essere imposto di proteggere la propria rete mediante una password, al fine di impedire simili violazioni.
  • Accesso ai documenti amministrativi: è illegittimo il diniego di accesso agli atti endoprocedimentali
  • Ai sensi dell'art. 22, comma 1, lett. d), della l. 7 agosto 1990, n. 241 («Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi»), per «documento amministrativo» s'intende «ogni rappresentazione grafica, fotocinematografica, elettromagnetica o di qualunque altra specie del contenuto di atti, anche interni o non relativi ad uno specifico procedimento, detenuti da una pubblica amministrazione e concernenti attività di pubblico interesse, indipendentemente dalla natura pubblicistica o privatistica della loro disciplina sostanziale». Devono quindi ritenersi accessibili non soltanto i provvedimenti conclusivi di specifici procedimenti, ma anche gli atti di contenuto interno o endoprocedimentale.
  • Lavoro: no alla reiterazione di contratti a tempo determinato per soddisfare esigenze permanenti nella sanità pubblica
  • La clausola 5, punto 1, lett. a), dell'accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, concluso il 18 marzo 1999, che compare in allegato alla direttiva 1999/70/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, relativa all'accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato, dev'essere interpretata nel senso che essa osta a che una normativa nazionale (nella specie, quella spagnola) sia applicata dalle autorità dello Stato membro interessato in modo tale che: a) il rinnovo di contratti di lavoro a tempo determinato successivi, nel settore pubblico sanitario, sia considerato giustificato da «ragioni obiettive» ai sensi di tale clausola poiché detti contratti sono basati su disposizioni di legge che consentono il rinnovo per assicurare la prestazione di specifici servizi di natura temporanea, congiunturale o straordinaria, mentre, in realtà, tali esigenze sono permanenti e durature; b) non esista alcun obbligo per l'amministrazione competente di creare posti strutturali che mettano fine all'assunzione di personale con inquadramento statutario occasionale e che gli sia permesso di destinare i posti strutturali creati all'assunzione di personale «a termine», in modo tale che la situazione di precarietà dei lavoratori perduri, mentre lo Stato interessato conosce un deficit strutturale di posti per il personale di ruolo in tale settore. La clausola 5 dell'accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, che compare in allegato alla direttiva 1999/70, dev'essere interpretata nel senso che essa non si oppone, in via di principio, ad una normativa nazionale che impone che il rapporto contrattuale termini alla data prevista dal contratto a tempo determinato e che si proceda alla liquidazione di ogni pagamento, senza che ciò escluda un'eventuale nuova nomina, a condizione che detta normativa non sia di natura tale da rimettere in causa l'obiettivo o l'efficacia pratica di tale accordo quadro.
  • Contratti pubblici: negli appalti di servizi di natura intellettuale non occorre l'indicazione degli oneri di sicurezza aziendale
  • Nelle procedure di gara per l'affidamento di servizi di natura intellettuale (nella specie, di ingegneria e architettura), non è necessario che i concorrenti indichino nell'offerta economica l'importo degli oneri di sicurezza aziendale, non essendo questi rilevanti.
  • Misure di prevenzione: legittimo il foglio di via obbligatorio per chi protesta in modo da ledere la pubblica tranquillità
  • È legittimo il foglio di via obbligatorio adottato - ai sensi dell'art. 1, comma 1, lett. c), del d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159 («Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, nonché nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 13 agosto 2010, n. 136») - nei confronti di chi ponga in essere condotte materiali, potenzialmente lesive di terzi, che turbano la tranquillità della convivenza civile (fattispecie riguardante gli atti di protesta di un lavoratore per un licenziamento asseritamente ingiusto).
  • Immigrazione: l'esistenza di precedenti penali non giustifica di per sé l'espulsione dello straniero con a carico un figlio minore in tenera età cittadino UE
  • L'art. 20 TFUE dev'essere interpretato nel senso che esso osta alla normativa di uno Stato membro che prescriva l'espulsione dal territorio di tale Stato membro, verso uno Stato terzo, di un cittadino di quest'ultimo che abbia subito una condanna penale, anche quando tale soggetto garantisca la custodia effettiva del figlio minorenne in tenera età, cittadino di detto Stato membro e ivi soggiornante dalla nascita senza aver mai esercitato il suo diritto alla libera circolazione, allorché l'espulsione dell'interessato obbligherebbe il minore ad abbandonare il territorio dell'Unione europea, così privandolo del godimento effettivo del nucleo essenziale dei suoi diritti in quanto cittadino dell'Unione. Tuttavia, in circostanze eccezionali, uno Stato membro può adottare una misura di espulsione, a condizione che essa sia fondata sulla condotta personale di detto cittadino di uno Stato terzo, la quale deve costituire una minaccia reale, attuale e sufficientemente grave che pregiudichi un interesse fondamentale della società di detto Stato membro, e che si basi su una presa in considerazione dei diversi interessi esistenti.
  • Immigrazione: l'esistenza di precedenti penali non giustifica di per sé il diniego del permesso di soggiorno allo straniero genitore di minori cittadini UE
  • La Corte di giustizia dell'Unione Europea ha affermato che: 1) l'art. 21 TFUE e la direttiva 2004/38/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri, che modifica il regolamento (CEE) n. 1612/68 ed abroga le direttive 64/221/CEE, 68/360/CEE, 72/194/CEE, 73/148/CEE, 75/34/CEE, 75/35/CEE, 90/364/CEE, 90/365/CEE e 93/96/CEE, devono essere interpretati nel senso che essi ostano ad una normativa nazionale in forza della quale la concessione di un permesso di soggiorno viene automaticamente negata, per il solo motivo che egli ha precedenti penali, al cittadino di uno Stato terzo, genitore di un minore cittadino dell'Unione avente la cittadinanza di uno Stato membro diverso dallo Stato membro ospitante, che è a suo carico e con cui risiede nello Stato membro ospitante; 2) l'art. 20 TFUE deve essere interpretato nel senso che esso osta a tale medesima normativa nazionale in forza della quale la concessione di un permesso di soggiorno viene automaticamente negata, per il solo motivo che egli ha precedenti penali, al cittadino di uno Stato terzo, genitore di minori cittadini dell'Unione, dei quali ha l'affidamento esclusivo, qualora tale diniego produca la conseguenza di costringere detti minori a lasciare il territorio dell'Unione europea.
  • Processo penale: l'archiviazione per particolare tenuità del fatto richiede sempre il contraddittorio
  • È nulla l'ordinanza di archiviazione pronunciata ai sensi dell'art. 411, comma 1, c.p.p. per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.), anziché per i diversi motivi di merito indicati nella richiesta del Pubblico Ministero, senza l'osservanza della speciale procedura prevista dall'art. 411, comma 1-bis, c.p.p., non garantendo il necessario contraddittorio sul punto le più generali disposizioni di cui agli artt. 408 e ss. c.p.p.
  • Processo penale: la sospensione del procedimento con messa alla prova prescinde dalle aggravanti
  • Ai fini dell'applicazione dell'istituto della sospensione del procedimento con messa alla prova dell'imputato (c.d. probation), per «pena edittale detentiva non superiore nel massimo a quattro anni» (art. 168-bis c.p.) deve intendersi la pena massima prevista per la fattispecie-base, indipendentemente dalle circostanze aggravanti, ivi comprese quelle ad effetto speciale e quelle autonome.
  • Diritto d'autore: se mancano il fine di lucro e la consapevolezza dell'altrui condotta illecita, il link ad opere protette liberamente disponibili su un altro sito internet in violazione del diritto d'autore non costituisce illecito
  • L'art. 3, § 1, della direttiva 2001/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 maggio 2001, sull'armonizzazione di taluni aspetti del diritto d'autore e dei diritti connessi nella società dell'informazione, dev'essere interpretato nel senso che, per stabilire se il fatto di collocare su un sito Internet collegamenti ipertestuali verso opere protette, liberamente disponibili su un altro sito Internet senza l'autorizzazione del titolare del diritto d'autore, costituisca una «comunicazione al pubblico» ai sensi di detta disposizione, occorre determinare se tali collegamenti siano forniti senza fini di lucro da una persona che non fosse a conoscenza, o non potesse ragionevolmente esserlo, dell'illegittimità della pubblicazione di tali opere su detto altro sito Internet, oppure se, al contrario, detti collegamenti siano forniti a fini di lucro, ipotesi nella quale si deve presumere tale conoscenza.
  • Tutela dei consumatori: la vendita di computer con software preinstallato non costituisce di per sé una pratica commerciale sleale, e l'omessa indicazione del prezzo di ciascun programma preinstallato non costituisce una pratica commerciale ingannevole
  • Una pratica commerciale consistente nella vendita di un computer provvisto di programmi informatici preinstallati, senza che vi sia la possibilità per il consumatore di ottenere lo stesso modello di computer sprovvisto di programmi informatici preinstallati, non costituisce, in quanto tale, una pratica commerciale sleale ai sensi dell'art. 5, § 2, della direttiva 2005/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 maggio 2005, relativa alle pratiche commerciali sleali delle imprese nei confronti dei consumatori nel mercato interno e che modifica la direttiva 84/450/CEE del Consiglio e le direttive 97/7/CE, 98/27/CE e 2002/65/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e il regolamento (CE) n. 2006/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio («direttiva sulle pratiche commerciali sleali»), a meno che tale pratica sia contraria alle norme di diligenza professionale e alteri o sia idonea ad alterare in misura rilevante il comportamento economico del consumatore medio in relazione al prodotto. Inoltre, nell'ambito di un'offerta congiunta consistente nella vendita di un computer provvisto di programmi informatici preinstallati, la mancata indicazione del prezzo di ciascuno dei programmi informatici preinstallati non costituisce una pratica commerciale ingannevole ai sensi dell'art. 5, § 4, lett. a), e dell'art. 7 della direttiva 2005/29.
  • Cittadinanza UE: uno Stato membro non è tenuto a concedere ad ogni cittadino dell'Unione che abbia circolato nel suo territorio la stessa protezione contro l'estradizione assicurata ai propri cittadini (ma prima deve consentire l'esecuzione del MAE)
  • Gli artt. 18 e 21 TFUE devono essere interpretati nel senso che, quando a uno Stato membro nel quale si sia recato un cittadino dell'Unione avente la cittadinanza di un altro Stato membro viene presentata una domanda di estradizione da parte di uno Stato terzo con il quale il primo Stato membro ha concluso un accordo di estradizione, esso è tenuto a informare lo Stato membro del quale il predetto cittadino ha la cittadinanza e, se del caso, su domanda di quest'ultimo Stato membro, a consegnargli tale cittadino, conformemente alle disposizioni della decisione quadro 2002/584/GAI del Consiglio, del 13 giugno 2002, relativa al mandato d'arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri, come modificata dalla decisione quadro 2009/299/GAI del Consiglio, del 26 febbraio 2009, purché detto Stato membro sia competente, in forza del suo diritto nazionale, a perseguire tale persona per fatti commessi fuori dal suo territorio nazionale. Nell'ipotesi in cui a uno Stato membro venga presentata una domanda di uno Stato terzo diretta a ottenere l'estradizione di un cittadino di un altro Stato membro, il primo Stato membro deve verificare che l'estradizione non recherà pregiudizio ai diritti di cui all'art. 19 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea.
  • Contratti pubblici: in presenza di un ricorso incidentale escludente, il ricorso principale va sempre esaminato, se dal suo accoglimento il proponente può comunque trarre vantaggio
  • Nel contenzioso in materia di procedure per l'affidamento di contratti pubblici, il giudice amministrativo, allorché sia stato proposto un ricorso incidentale c.d. escludente, deve sempre esaminare il ricorso principale, a prescindere dal numero delle imprese che hanno partecipato alla gara, ove l'accoglimento dello stesso produca, quale effetto conformativo, un vantaggio, anche mediato e strumentale, per il ricorrente principale, come quello al successivo riesame, in via di autotutela, delle offerte inficiate dal medesimo vizio riscontrato con la sentenza di accoglimento.
  • Processo civile: la costituzione dell'appellante tramite "velina" dà luogo ad una nullità sanabile fino alla prima udienza di trattazione
  • La costituzione in giudizio dell'appellante effettuata col deposito di una "velina", anziché dell'originale dell'atto di citazione, determina non già l'improcedibilità dell'appello, bensì una nullità sanabile fino alla prima udienza di trattazione. Ove non sanata, tale nullità si consolida e l'appello diviene improcedibile.
  • Accesso ai documenti amministrativi: il diritto di cronaca giornalistica non basta a legittimare l'istante ex lege 241/1990
  • Il diritto di accesso ai documenti amministrativi disciplinato dagli artt. 22 e ss. della l. 7 agosto 1990, n. 241 («Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi»), non è connotato da caratteri di assolutezza, bensì soggiace, oltre che ai limiti ivi espressamente previsti, alla rigorosa disamina della posizione legittimante del richiedente, il quale è tenuto a dimostrare un proprio e personale interesse (non di terzi, non della collettività indifferenziata) a conoscere gli atti e i documenti richiesti. Ne deriva che il diritto di cronaca - che è presupposto fattuale del diritto ad essere informati - non legittima di per sé alla conoscenza del contenuto di tali atti e documenti (fattispecie riguardante un'istanza di accesso rivolta al MEF da un giornalista che svolgeva un'inchiesta sui derivati).
  • Salute: sul rimborso del costo dei farmaci salvavita non ancora erogati dal SSN decide il giudice ordinario
  • Appartengono alla giurisdizione del giudice ordinario le controversie riguardanti il rimborso della somma spesa da un assistito per l'acquisto di farmaci indispensabili alla cura della patologia da cui era affetto, non ancora inclusi nel prontuario farmaceutico nazionale.
  • Lavoro: spetta al datore di lavoro dimostrare che il trasferimento della lavoratrice-madre non aveva carattere discriminatorio
  • Ai sensi dell'art. 40 del d.lgs. 11 aprile 2006, n. 198 («Codice delle pari opportunità tra uomo e donna, a norma dell'articolo 6 della legge 28 novembre 2005, n. 246»), «[q]uando il ricorrente fornisce elementi di fatto, desunti anche da dati di carattere statistico relativi alle assunzioni, ai regimi retributivi, all'assegnazione di mansioni e qualifiche, ai trasferimenti, alla progressione in carriera ed ai licenziamenti, idonei a fondare, in termini precisi e concordanti, la presunzione dell'esistenza di atti, patti o comportamenti discriminatori in ragione del sesso, spetta al convenuto l'onere della prova sull'insussistenza della discriminazione» (fattispecie riguardante una lavoratrice che, al rientro dalla maternità, era stata trasferita ad altra sede, distante oltre 150 km da quella cui era stata assegnata prima).
  • Contratti pubblici: no all'avvalimento "a cascata"
  • In materia di procedure per l'affidamento di contratti pubblici, l'istituto dell'avvalimento, sebbene risponda all'esigenza della massima partecipazione alle gare (giacché consente ai concorrenti privi dei requisiti richiesti dal bando di giovarsi di quelli altrui), dev'essere tuttavia idoneo a soddisfare l'interesse pubblico ad una sicura ed efficiente esecuzione del contratto, onde la possibilità di ricorrere a soggetti ausiliari presuppone che i requisiti mancanti siano da questi integralmente ed autonomamente posseduti. Le stazioni appaltanti sono perciò tenute a valutare l'effettività del possesso dei requisiti oggetto dell'avvalimento in capo al soggetto avvalso, senza ulteriori "rimandi" a soggetti terzi, ancorché dotati di collegamento societario col primo (la sentenza si pronuncia, fra l'altro, sull'interpretazione dell'art. 101, comma 2, c.p.a. e sull'onere di immediata impugnazione delle clausole della lex specialis).
  • Procedure concorsuali: per il fallimento della società di fatto holding occulta non rileva la spendita del nome
  • Ai fini dell'esistenza e, quindi, del fallimento della società di fatto holding, è irrilevante il requisito della spendita del nome, qualora si tratti di società occulta oppure si verta in tema di responsabilità da abusivo esercizio dell'attività di direzione e coordinamento ex artt. 2497 ss. c.c.
  • Stato civile: il matrimonio telematico regolarmente celebrato all'estero è valido anche in Italia
  • Non contrasta con l'ordine pubblico - ed è perciò valido per l'ordinamento italiano - il matrimonio celebrato in Pakistan, fra una cittadina italiana ed un cittadino pakistano, senza la compresenza fisica dei nubendi, avendo la prima partecipato al rito in via telematica, come consentito dalla legge di quel Paese.
  • Acquisizione sanante: sull'indennizzo decide sempre la corte d'appello
  • Appartengono alla giurisdizione del giudice ordinario, e specificamente alla competenza in unico grado della corte d'appello, le controversie riguardanti l'indennizzo previsto dall'art. 42-bis del d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327 («Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione per pubblica utilità»), in caso di utilizzazione senza titolo di un bene per scopi di interesse pubblico (c.d. acquisizione sanante), compreso l'importo del 5% annuo sul valore venale del bene stesso (comma 3 del medesimo articolo).

R. Bin, G. Pitruzzella
Diritto costituzionale
Giappichelli, 2016

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