Edilizia e urbanistica: il Comune può sanzionare il ritardato od omesso pagamento del contributo di costruzione anche senza aver prima escusso la garanzia fideiussoria né sollecitato l'adempimento presso il debitore principale

L'Amministrazione comunale ha il pieno potere di irrogare all'intestatario di un titolo edilizio la sanzione pecuniaria prescritta dalla legge per il caso di omesso o ritardato pagamento degli oneri relativi al contributo di costruzione, anche qualora essa, nell'ipotesi di rateizzazione dell'importo dovuto, non abbia previamente escusso la garanzia fideiussoria né sollecitato il debitore principale ad adempiere.

Consiglio di Stato, adunanza plenaria, 7 dicembre 2016, n. 24

Abuso d'ufficio: il «danno ingiusto» può essere costituito anche dalla lesione delle prerogative parlamentari

Ai fini della sussistenza del reato di abuso d'ufficio (art. 323 c.p.), il «danno ingiusto» può essere costituito anche dalla lesione delle prerogative parlamentari ex art. 68 Cost., compiuta attraverso l'acquisizione, l'elaborazione ed il trattamento, nell'ambito di un procedimento penale in fase di indagini preliminari (nella specie, quello comunemente noto come "Why not"), dei tabulati relativi ad utenze telefoniche riconducibili a deputati o senatori, senza la previa autorizzazione della Camera di appartenenza, in violazione dell'art. 4 della l. 20 giugno 2003, n. 140 («Disposizioni per l'attuazione dell'articolo 68 della Costituzione nonché in materia di processi penali nei confronti delle alte cariche dello Stato»).

Corte di cassazione, sezione VI penale, 22 settembre 2016, n. 49538

Società in house: su nomina e revoca dei rappresentanti dell'ente pubblico decide il giudice ordinario

Appartengono alla giurisdizione del giudice ordinario le controversie riguardanti la nomina o revoca di amministratori e sindaci delle società a totale o parziale partecipazione pubblica, comprese quelle costituite secondo il modello dell'in house providing.

Corte di cassazione, sezioni unite civili, 1° dicembre 2016, n. 24591

Matrimoni omosessuali contratti all'estero: è illegittima la circolare ministeriale che ordina ai prefetti di annullare le trascrizioni

È illegittima la circolare del Ministro dell'interno datata 7 ottobre 2014, nella parte in cui riconosce ai prefetti il potere di annullare d'ufficio le trascrizioni nei registri dello stato civile dei matrimoni tra persone dello stesso sesso celebrati all'estero, atteso che - ai sensi degli artt. 2, comma 3, lett. p), della l. 23 agosto 1988, n. 400 («Disciplina dell'attività di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri»), e 138, comma 1, del d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267 («Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali») - tale annullamento può essere disposto, ove ne ricorrano le condizioni, soltanto dal Consiglio dei ministri (riforma parzialmente TAR Friuli-Venezia Giulia, sent. n. 228/2015).

Consiglio di Stato, sezione III, 1° dicembre 2016, n. 5047

Spettacolo: è legittimo il decreto MIBAC del 1° luglio 2014 in materia di contributi allo spettacolo dal vivo

È legittimo il decreto - avente natura di atto amministrativo generale - del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo del 1° luglio 2014, il quale stabilisce «[n]uovi criteri per l'erogazione e modalità per la liquidazione e l'anticipazione di contributi allo spettacolo dal vivo, a valere sul Fondo unico per lo spettacolo, di cui alla legge 30 aprile 1985, n. 163» (riforma TAR Lazio, sez. II-quater, sent. n. 7479/2016).

Consiglio di Stato, sezione VI, 30 novembre 2016, n. 5035

Responsabilità civile: niente risarcimento danni per la legge regionale dichiarata incostituzionale

La Regione non risponde dei danni cagionati da una propria legge, la quale sia stata dichiarata incostituzionale per violazione della potestà legislativa esclusiva statale, difettando nella specie quella distinzione tra ordinamenti giuridici sulla quale si fonda, invece, la responsabilità dello Stato per violazione del diritto dell'Unione europea (fattispecie riguardante una legge della Regione Marche in materia di impianti fissi di radiocomunicazione, finalizzata alla tutela ambientale e sanitaria della popolazione).

Corte di cassazione, sezione III civile, 22 novembre 2016, n. 23730

Pubblico impiego: la disciplina del rapporto di lavoro è riservata allo Stato

A seguito della c.d. "privatizzazione", la disciplina del rapporto di lavoro alle dipendenze delle Pubbliche Amministrazioni - comprese quelle regionali - è data dalle disposizioni del codice civile e dalla contrattazione collettiva, onde rientra nella materia dell'«ordinamento civile», che l'art. 117, secondo comma, lett. l), Cost. riserva alla potestà legislativa esclusiva dello Stato (fattispecie riguardante una legge della Regione Molise).

Corte costituzionale, 5 dicembre 2016, n. 257

Diffamazione a mezzo stampa: il giornale on line non può essere sottoposto a misura cautelare inibitoria

Le Sezioni unite civili della Corte di cassazione hanno affermato - ai sensi dell'art. 363, comma 1, c.p.c. - che la tutela costituzionale assicurata alla stampa dall'art. 21, terzo comma, Cost. si applica al giornale o periodico pubblicato - anche non in via esclusiva - con mezzo telematico, ove possieda le medesime caratteristiche del giornale o periodico tradizionale su supporto cartaceo (presenza di una testata; diffusione o aggiornamento regolare; organizzazione in una struttura con un direttore responsabile, una redazione ed un editore registrato presso il registro degli operatori della comunicazione, finalizzata all'attività professionale di informazione diretta al pubblico, cioè di raccolta, commento e divulgazione di notizie di attualità e di informazioni da parte di soggetti professionalmente qualificati). Ne deriva che il giornale o periodico on line, allorquando sia dedotto il contenuto diffamatorio di notizie ivi pubblicate, non può essere oggetto - né in tutto né in parte - di provvedimento cautelare preventivo o inibitorio, di contenuto equivalente al sequestro oppure che ne impedisca o limiti la diffusione, ferma restando la tutela eventualmente concorrente prevista in materia di protezione dei dati personali (cfr. Cass. pen., Sez. un., sent. n. 31022/2015).

Corte di cassazione, sezioni unite civili, 18 novembre 2016, n. 23469

Referendum costituzionale: la Cassazione conferma l'inimpugnabilità del d.P.R. che ha indetto la consultazione

È inammissibile, per difetto assoluto di giurisdizione, il ricorso avverso il decreto del Presidente della Repubblica 27 settembre 2016, intitolato «Indizione del referendum popolare confermativo della legge costituzionale recante: "Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione", approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016» (cfr. TAR Lazio, sez. II-bis, sent. n. 10445/2016).

Corte di cassazione, sezioni unite civili, 1° dicembre 2016, n. 24624

Lavoro: la riorganizzazione aziendale giustifica il licenziamento del lavoratore (purché non sia fittizia)

Il licenziamento del lavoratore per giustificato motivo oggettivo determinato da ragioni inerenti all'attività produttiva è scelta riservata all'imprenditore, quale responsabile della corretta gestione dell'azienda anche dal punto di vista economico-organizzativo (art. 41 Cost.), sicché essa, quando sia effettiva e non simulata o pretestuosa, non è sindacabile dal giudice sotto il profilo della congruità o dell'opportunità.

Corte di cassazione, sezione lavoro, 30 novembre 2016, n. 24458

Referendum: le ordinanze dell'Ufficio centrale presso la Cassazione non sono impugnabili (nihil sub sole novum)

L'ordinanza emessa dall'Ufficio centrale per il referendum (nella specie, quello previsto dall'art. 138 Cost.), non avendo sostanziale natura di atto di giurisdizione, non è impugnabile in sede giurisdizionale, men che mai dinanzi alla Corte di cassazione, di cui quello stesso Ufficio costituisce un'articolazione interna.

Corte di cassazione, sezioni unite civili, 28 novembre 2016, n. 24102

Giudizio tributario: la motivazione della sentenza d'appello non può risolversi in una generica ed acritica condivisione della pronuncia di primo grado (la Cassazione "bacchetta" la CTR Toscana)

È viziata da difetto di motivazione la sentenza d'appello (nella specie, della Commissione tributaria regionale della Toscana) che si risolve in una generica ed acritica condivisione della decisione assunta dai giudici di prime cure, senza esplicitare in alcun modo le ragioni di fatto e di diritto che hanno condotto al rigetto dell'impugnazione di merito.

Corte di cassazione, sezione tributaria, 18 novembre 2016, n. 23484

Giurisdizione: sul vitalizio dei consiglieri regionali decide il giudice ordinario

Appartengono alla giurisdizione del giudice ordinario le controversie riguardanti la corresponsione dell'assegno vitalizio cumulativo a chi abbia svolto le funzioni di consigliere e di assessore regionale, atteso che tale emolumento non riveste natura pensionistica e la posizione giuridica vantata dal singolo ha la consistenza del diritto soggettivo.

Corte di cassazione, sezioni unite civili, 18 novembre 2016, n. 23467

Procedimento amministrativo: è illegittimo l'annullamento in autotutela di un provvedimento adottato nove anni prima

È illegittimo, per violazione del «termine ragionevole» previsto dall'art. 21-nonies della l. 7 agosto 1990, n. 241 («Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi»), l'annullamento in autotutela di un provvedimento amministrativo, disposto a distanza di un lungo lasso di tempo (nella specie, nove anni) dall'adozione del provvedimento stesso.

TAR Molise, 21 novembre 2016, n. 480

Appalti pubblici: spetta all'impresa che vanti crediti verso la P.A. produrre il DURC "in compensazione"

Nelle procedure di gara per l'affidamento di contratti pubblici, grava sull'impresa concorrente che vanti crediti nei confronti di amministrazioni pubbliche l'onere di allegare l'esistenza di tali crediti e di produrre il documento unico di regolarità contributiva (DURC) "in compensazione" rilasciato dagli enti competenti.

Consiglio di Stato, sezione V, 23 novembre 2016, n. 4906

Responsabilità aquiliana della P.A.: se il provvedimento è illegittimo, grava sull'Amministrazione l'onere di provare l'assenza dell'elemento soggettivo

Il privato che richieda il risarcimento del danno derivante da un provvedimento amministrativo illegittimo può limitarsi ad allegare l'illegittimità dell'atto quale indice presuntivo della colpa dell'Amministrazione, mentre grava su quest'ultima l'onere di provare di essere incorsa in un errore scusabile (per l'ambiguità delle disposizioni da applicare, per l'esistenza di contrasti giurisprudenziali sulla loro interpretazione, per la complessità della situazione di fatto o per il comportamento delle parti del procedimento).

Consiglio di Stato, sezione IV, 22 novembre 2016, n. 4896

Processo amministrativo: per la IV sezione del Consiglio di Stato, la notifica del ricorso tramite PEC è valida (per la III, no)

Nel processo amministrativo, è valida la notifica del ricorso effettuata tramite posta elettronica certificata (PEC), pur in mancanza dell'autorizzazione presidenziale di cui all'art. 52, comma 2, c.p.a., trovando applicazione immediata gli artt. 1 e 3-bis della l. 21 gennaio 1994, n. 53 («Facoltà di notificazioni di atti civili, amministrativi e stragiudiziali per gli avvocati e procuratori legali»), nel testo introdotto dall'art. 25, comma 3, lett. a), della l. 12 novembre 2011, n. 183 [«Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di stabilità 2012)»], i quali consentono all'avvocato di eseguire la notificazione di atti in materia civile, amministrativa e stragiudiziale anche a mezzo della posta elettronica certificata.

Consiglio di Stato, sezione IV, 22 novembre 2016, n. 4895

Legge Pinto: il decesso del difensore assume rilievo solo quando ritarda la definizione del giudizio presupposto

Il decesso del difensore, ove non sia dichiarato nel processo e non ne determini l'interruzione, è irrilevante ai fini della determinazione della durata ragionevole del processo ex lege 6 marzo 2001, n. 89 («Previsione di equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo e modifica dell'articolo 375 del codice di procedura civile»), a meno che non si dimostri che quell'evento abbia comunque determinato un prolungamento dei tempi del giudizio.

Corte di cassazione, sezione VI civile, 17 novembre 2016, n. 23451

Legge Madia (riforma della P.A.): il principio di leale collaborazione con le autonomie territoriali vale anche per il legislatore delegato

È incostituzionale - per violazione del principio di leale collaborazione - la l. 7 agosto 2015, n. 124 («Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche»), nella parte in cui prevede che i decreti legislativi attuativi in materia di dirigenza pubblica, lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche, partecipazioni azionarie delle amministrazioni pubbliche e servizi pubblici locali d'interesse economico generale siano adottati dal Governo previo parere della Conferenza unificata, anziché previa intesa - secondo i casi - in sede di Conferenza Stato-Regioni o in sede di Conferenza unificata.

Corte costituzionale, 25 novembre 2016, n. 251

Appalti pubblici: è incostituzionale il divieto di ricoprire la carica di presidente del collegio arbitrale per chi sia stato nel triennio precedente arbitro di parte o difensore in giudizi arbitrali

È incostituzionale - per violazione dell'art. 76 Cost. (difetto di delega) - l'art. 241, comma 5, del d.lgs. 12 aprile 2006, n. 163 («Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE»), come modificato dall'art. 5, comma 1, lett. c), del d.lgs. 20 marzo 2010, n. 53 («Attuazione della direttiva 2007/66/CE che modifica le direttive 89/665/CEE e 92/13/CEE per quanto riguarda il miglioramento dell'efficacia delle procedure di ricorso in materia d'aggiudicazione degli appalti pubblici»), nella parte in cui prevede che il presidente del collegio arbitrale debba essere scelto fra coloro che nell'ultimo triennio non hanno esercitato le funzioni di arbitro di parte o di difensore in giudizi arbitrali disciplinati da detto articolo, a pena di nullità del lodo (questione di costituzionalità sollevata da un collegio arbitrale).

Corte costituzionale, 25 novembre 2016, n. 250

G.F. Ricci
Il giudizio civile di cassazione
Giappichelli, 2016

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