• Contenzioso tributario: è incostituzionale l'art. 17-bis, comma 2, d.lgs. 546/1992 (testo originario)
  • È incostituzionale, per violazione dell'art. 24 Cost., l'art. 17-bis, comma 2, d.lgs. 546/1992 (Disposizioni sul processo tributario in attuazione della delega al Governo contenuta nell'art. 30 della legge 30 dicembre 1991, n. 413), nel testo originario, laddove prevede l'inammissibilità del ricorso alla Commissione tributaria provinciale che non sia stato preceduto dalla presentazione del reclamo all'Amministrazione finanziaria, nonché la rilevabilità d'ufficio di tale inammissibilità in ogni stato e grado del giudizio.
  • Regioni: è incostituzionale la legge regionale che estende ai lavori privati il sistema di qualificazione SOA previsto per gli appalti pubblici
  • È incostituzionale l'art. 10, comma 1, della l.r. Umbria n. 3/2013 (Norme per la ricostruzione delle aree colpite dal sisma del 15 dicembre 2009), successivamente abrogato, che estendeva ai lavori privati il sistema di qualificazione rilasciato da Società Organismo di Attestazione (SOA) previsto per gli appalti di lavori pubblici (art. 40 d.lgs. 163/2006 e artt. 60 ss. d.P.R. 207/2010), trattandosi di previsione che, per i suoi effetti, è riconducibile alle materie della «tutela della concorrenza» e dell'«ordinamento civile», appartenenti entrambe alla competenza esclusiva dello Stato [art. 117, secondo comma, lett. e) e l), Cost.].
  • Sanzioni irrogate dalla Banca d'Italia: la giurisdizione torna alla Corte d'appello di Roma
  • È incostituzionale, per eccesso di delega, la previsione legislativa che attribuisce alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, con cognizione estesa al merito, e alla competenza funzionale del TAR Lazio, sede di Roma, le controversie in materia di sanzioni irrogate dalla Banca d'Italia.
  • Giurisdizione: il giudice amministrativo non può esercitare un controllo di tipo "forte" sulle valutazioni tecniche opinabili sottese ai provvedimenti dell'Antitrust
  • Il sindacato di legittimità del giudice amministrativo sui provvedimenti dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato comporta la verifica diretta dei fatti posti a fondamento del provvedimento impugnato e si estende anche ai profili tecnici, il cui esame sia necessario per giudicare della legittimità di tale provvedimento. Tuttavia, quando in siffatti profili tecnici siano coinvolti valutazioni ed apprezzamenti che presentano un oggettivo margine di opinabilità (come nel caso della definizione di mercato rilevante nell'accertamento di intese restrittive della concorrenza), detto sindacato, oltre che in un controllo di ragionevolezza, logicità e coerenza della motivazione del provvedimento impugnato, è limitato alla verifica che quel medesimo provvedimento non abbia esorbitato dai margini di opinabilità sopra richiamati, non potendo il giudice sostituire il proprio apprezzamento a quello dell'Autorità garante, ove questa si sia mantenuta entro i suddetti margini.
  • Regioni: nelle materie riservate alla potestà legislativa esclusiva dello Stato, le Regioni e Province autonome possono intervenire soltanto per elevare il livello di protezione fissato dalla legge statale
  • Non è consentito alle Regioni ed alle Province autonome di legiferare, puramente e semplicemente, in campi riservati dalla Costituzione alla competenza esclusiva dello Stato (nel caso di specie, la tutela dell'ambiente), ma soltanto di elevare i livelli di tutela degli interessi costituzionalmente protetti, purché nell'esercizio di proprie competenze legislative, quando queste ultime siano connesse a quelle di cui all'art. 117, secondo comma, Cost.
  • Regioni: è incostituzionale la norma regionale che destina a finalità diverse da quelle sanitarie le anticipazioni di liquidità autorizzate dallo Stato per la copertura dei debiti sanitari pregressi
  • L'autonomia legislativa concorrente delle Regioni nel settore della tutela della salute, ed in particolare nell'ambito della gestione del servizio sanitario, può incontrare limiti alla luce degli obiettivi della finanza pubblica e del contenimento della spesa, in un quadro di esplicita condivisione da parte delle Regioni della assoluta necessità di contenere i disavanzi del settore sanitario. Pertanto, il legislatore statale può legittimamente imporre alle Regioni vincoli alla spesa corrente per assicurare l'equilibrio unitario della finanza pubblica complessiva, in connessione con il perseguimento di obiettivi nazionali, condizionati anche da obblighi comunitari.
  • Sostanze stupefacenti e psicotrope: dalla Cassazione un altro chiarimento sugli effetti della sentenza della Corte costituzionale n. 32/2014
  • La sentenza della Corte costituzionale n. 32/2014, nel dichiarare l'illegittimità degli artt. 4-bis e 4-vicies del d.l. 272/2005 (convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della l. 49/2006), ha determinato la reviviscenza della disciplina originaria dell'art. 73, comma 5, del d.P.R. 309/1990, che, in materia di "droghe leggere", prevedeva un trattamento sanzionatorio (da sei mesi a quattro anni di reclusione, oltre ad una pena pecuniaria) più mite di quello introdotto dalla normativa dichiarata incostituzionale (da uno a cinque anni di reclusione, oltre ad una pena pecuniaria), e che perciò deve prevalere nella disciplina dei fatti commessi e giudicati sotto il vigore di quella normativa. Le sanzioni originariamente contemplate dal predetto decreto prevalgono anche su quelle, più rigorose (da uno a cinque anni di reclusione, oltre ad una pena pecuniaria), introdotte dall'art. 2 del d.l. 146/2013 (convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della l. 10/2014), le quali trovano applicazione ai soli reati commessi dal 24 dicembre 2013.
  • Reati fiscali: è incostituzionale l'art. 10-ter del d.lgs. 74/2000
  • È incostituzionale - per violazione del principio di eguaglianza (art. 3 Cost.) - l'art. 10-ter del d.lgs. 74/2000 (Nuova disciplina dei reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto, a norma dell'articolo 9 della legge 25 giugno 1999, n. 205), nella parte in cui, con riferimento ai fatti commessi sino al 17 settembre 2011, punisce l'omesso versamento dell'imposta sul valore aggiunto, dovuta in base alla relativa dichiarazione annuale, per importi non superiori, per ciascun periodo di imposta, ad euro 103.291,38.
  • Regioni: i limiti imposti dalla legge statale alla spesa di enti pubblici regionali devono essere transitori
  • Posto che la finanza delle Regioni, delle Province autonome e degli enti locali è parte della finanza pubblica allargata, il legislatore statale può legittimamente imporre alle Regioni vincoli alle politiche di bilancio - anche se questi ultimi, indirettamente, vengono ad incidere sull'autonomia regionale di spesa - per ragioni di coordinamento finanziario volte a salvaguardare l'equilibrio unitario della finanza pubblica complessiva, in connessione con il perseguimento di obiettivi nazionali, condizionati anche da obblighi comunitari. Questi vincoli, tuttavia, perché possano considerarsi rispettosi dell'autonomia delle Regioni e degli enti locali, devono riguardare l'entità del disavanzo di parte corrente oppure - ma solo in vista degli specifici obiettivi di riequilibrio della finanza pubblica perseguiti dal legislatore statale - la crescita della spesa corrente, in quanto, ove non fosse contenuta, sarebbe ineludibilmente destinata a produrre disavanzo e quindi a porre a rischio gli obiettivi di finanza pubblica e con essi, indirettamente, anche i vincoli economici e finanziari derivanti dall'ordinamento dell'Unione europea. È inoltre consentito al legislatore statale imporre limiti alla spesa di enti pubblici regionali, che si configurano quali principi di «coordinamento della finanza pubblica», anche nel caso in cui gli obiettivi di riequilibrio della medesima tocchino singole voci di spesa, a condizione che: a) tali obiettivi consistano in un contenimento complessivo, anche se non generale, della spesa corrente, in quanto dette voci corrispondano ad un importante aggregato della spesa di parte corrente (come nel caso delle spese per il personale); b) tale contenimento sia comunque transitorio, in quanto necessario a fronteggiare una situazione contingente, e non siano previsti in modo esaustivo strumenti o modalità per il perseguimento dei suddetti obiettivi.
  • Processo amministrativo: è inammissibile il ricorso basato su un interesse di mero fatto
  • L'azione di annullamento davanti al giudice amministrativo è soggetta - sulla falsariga del processo civile - a tre condizioni fondamentali che, valutate in astratto con riferimento alla "causa petendi" della domanda e non "secundum eventum litis", devono sussistere al momento della proposizione della domanda e permanere fino al momento della decisione: a) il c.d. titolo o possibilità giuridica dell'azione (cioè la situazione giuridica soggettiva qualificata in astratto da una norma, ovvero, come altri dice, la legittimazione a ricorrere discendente dalla speciale posizione qualificata del soggetto che lo distingue dal "quisque de populo" rispetto all'esercizio del potere amministrativo); b) l'interesse ad agire ex art. 100 c.p.c. (o interesse al ricorso, nel linguaggio corrente del processo amministrativo); c) la "legitimatio ad causam" (o legittimazione attiva/passiva, discendente dall'affermazione di colui che agisce/resiste in giudizio di essere titolare del rapporto controverso dal lato attivo o passivo). In termini generali, trova ingresso nel sistema della giustizia amministrativa anche la tutela del c.d. interesse ad agire strumentale, ma solo in casi eccezionali, se ed in quanto collegato ad una posizione giuridica attiva, protetta dall'ordinamento, la cui soddisfazione sia realizzabile unicamente attraverso il doveroso rinnovo dell'attività amministrativa, dovendosi rifiutare, a questi fini, il riferimento ad una utilità meramente ipotetica o eventuale che richiede per la sua compiuta realizzazione il passaggio attraverso una pluralità di fasi e atti ricadenti nella sfera della più ampia disponibilità dell'Amministrazione; sicché la facoltà di agire in giudizio non è attribuita, indistintamente, a tutti i soggetti che potrebbero ricavare eventuali ed incerti vantaggi dall'accoglimento della domanda (nel caso di specie, il Consiglio di Stato ha ritenuto inammissibile il ricorso giurisdizionale avverso i provvedimenti amministrativi con i quali un Comune aveva deliberato la parziale privatizzazione di alcuni servizi pubblici essenziali, proposto da un gruppo di cittadini residenti nel territorio comunale e utenti dei servizi stessi).
  • Processo penale: in caso di giudizio immediato, il previo interrogatorio dell'imputato deve riguardare tutti i fatti storici contestati, a prescindere dal loro inquadramento giuridico
  • In tema di giudizio immediato (art. 453 c.p.p.), non è abnorme il provvedimento col quale il giudice del dibattimento dispone la restituzione degli atti al pubblico ministero, ove quest'ultimo non abbia dimostrato che il previo interrogatorio dell'imputato è stato assunto su tutti i fatti storici contestati, indipendentemente dal loro inquadramento giuridico (nel caso di specie, il giudizio immediato verteva su più imputazioni e l'interrogatorio dell'imputato era stato omesso per i reati rispetto ai quali il giudice per le indagini preliminari non aveva accolto la richiesta di misura cautelare).
  • Concorrenza e mercato: Ferrovie dello Stato non ha commesso abuso di posizione dominante nei confronti di Arenaways
  • Il testo integrale della sentenza del TAR Lazio che annulla il provvedimento con il quale l'Autorità garante della concorrenza e del mercato aveva imputato a Ferrovie dello Stato Italiane s.p.a., Rete Ferroviaria Italiana s.p.a. e Trenitalia s.p.a. un abuso di posizione dominante ex art. 102 TFUE, volto prima ad ostacolare poi ad estromettere la società Arenaways dal mercato del trasporto ferroviario passeggeri.
  • Ricorso straordinario al P.d.R.: legittima la limitazione alle controversie devolute alla giurisdizione amministrativa
  • Non è incostituzionale l'art. 7, comma 8, c.p.a., il quale stabilisce che il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica «è ammesso unicamente per le controversie devolute alla giurisdizione amministrativa» (nel motivare la decisione, la Corte afferma, tra l'altro, che - per effetto delle modifiche introdotte dalla l. 69/2009 - il ricorso straordinario «ha perduto la propria connotazione puramente amministrativa ed ha assunto la qualità di rimedio giustiziale amministrativo, con caratteristiche strutturali e funzionali in parte assimilabili a quelle tipiche del processo amministrativo»).
  • Previdenza e assistenza: è incostituzionale, perché viola il principio dell'affidamento, l'art. 38, comma 4, del d.l. 98/2011
  • L'efficacia retroattiva della legge trova un limite nel principio dell'affidamento dei consociati nella certezza dell'ordinamento giuridico, il mancato rispetto del quale si risolve in irragionevolezza e comporta, di conseguenza, l'illegittimità della norma retroattiva. Tale principio trova applicazione anche in materia processuale e risulta violato ogniqualvolta il legislatore adotti soluzioni interpretative, o comunque retroattive, diverse da quelle affermatesi nella prassi. Di qui, l'illegittimità dell'art. 38, comma 4, del d.l. 98/2011 (convertito, con modificazioni, dalla l. 111/2011), là dove prevede che il diritto ad accessori o ratei arretrati di già riconosciute prestazioni pensionistiche - diritto il cui titolare confidava, sulla base della pregressa consolidata giurisprudenza, essere unicamente soggetto alla prescrizione decennale - si estingua, in assenza di una già ottenuta decisione di primo grado, qualora la domanda - di accessori o di ratei arretrati - non risulti, rispettivamente, proposta nel più ridotto termine triennale di decadenza od in quello quinquennale di prescrizione.
  • Giusto processo e giudizio di cassazione: l'inammissibilità del ricorso per manifesta infondatezza dei motivi non consente di rilevare d'ufficio la violazione dell'art. 6 Cedu
  • L'inammissibilità del ricorso per cassazione, dovuta alla manifesta infondatezza dei motivi, non consente il formarsi di un valido rapporto d'impugnazione e preclude, pertanto, la possibilità di rilevare e dichiarare d'ufficio qualunque eccezione, ivi compresa quella concernente la violazione dell'art. 6 Cedu (fattispecie nella quale il giudice d'appello aveva riformato la sentenza di assoluzione di primo grado, condannando l'imputato, sulla base di un diverso apprezzamento delle dichiarazioni verbalizzate di un testimone, senza procedere alla rinnovazione dell'esame orale).
  • Processo civile: non sono incostituzionali le norme relative alle controversie in materia di liquidazione degli onorari e dei diritti di avvocato
  • Non sono incostituzionali le disposizioni legislative che prevedono che, nei procedimenti in materia di liquidazione degli onorari e dei diritti degli avvocati, il Tribunale decida in composizione collegiale, anziché monocratica, e che non possa farsi luogo alla conversione del rito sommario.
  • Esecuzione del giudicato e "ius superveniens": se il giudizio si conclude con una sentenza di annullamento, l'amministrazione, nella fase di rinnovazione procedimentale, deve attenersi alla normativa esistente nel momento dell'adozione degli atti
  • In sede di esecuzione di una sentenza di annullamento passata in giudicato, ove alla sentenza stessa sia sopravvenuta una nuova normativa che si pone in contrasto con le fasi del procedimento amministrativo che si sono già esaurite nel vigore della precedente disciplina e che non sono state incise dalla sentenza di annullamento, l'amministrazione, nella fase di rinnovazione procedimentale, deve attenersi, in virtù del principio di legalità, alla normativa esistente nel momento dell'adozione degli atti. Tuttavia questa regola generale deve essere sottoposta, ai fini della sua applicazione, ad un giudizio di compatibilità processuale e procedimentale: in relazione al giudizio di compatibilità processuale, la nuova normativa e la successiva attività amministrativa non devono porsi in contrasto con gli accertamenti compiuti nel corso del giudizio e con i conseguenti effetti (di eliminazione, di ripristinazione e di conformazione) derivanti dalla sentenza di annullamento; in relazione al giudizio di compatibilità procedimentale, strettamente connesso al primo, la nuova normativa e la successiva attività amministrativa non devono porsi in contrasto con le eventuali fasi del procedimento amministrativo che si sono già esaurite nel vigore della precedente disciplina e che non sono state incise dalla sentenza di annullamento. In particolare, se nel momento in cui deve svolgersi la fase intermedia dell'istruttoria o quelle successive muta la disciplina, la stessa si applica purché non risulti incompatibile con le fasi già esaurite nel vigore della previgente normativa. Analogamente, nel caso in cui talune fasi procedimentali si devono rinnovare dopo il giudicato di annullamento delle stesse, la ripetizione deve assicurare la conservazione dei momenti procedimentali sottratti all'effetto di eliminazione derivante dalla sentenza di annullamento (e ciò, in ossequio ai princìpi di economicità e celerità dell'azione amministrativa, i quali non ammettono la ripetizione di atti che si sono svolti in modo conforme ai parametri legali).
  • Espropriazione per p.u.: l'indennizzo deve tener conto anche del soprassuolo arboreo
  • Nella determinazione dell'indennità di espropriazione di un suolo che, quale ne sia la destinazione, disponga di un soprassuolo arboreo, idoneo a conferire particolari condizioni di sicurezza, utilità e amenità, occorre tener conto dell'aumento di valore di cui il suolo stesso viene a beneficiare.
  • Immunità parlamentare: la mancanza del nesso funzionale esclude l'insindacabilità delle dichiarazioni "extra moenia"
  • Le dichiarazioni rese "extra moenia" da un parlamentare sono coperte dalla prerogativa dell'insindacabilità - di cui all'art. 68, primo comma, Cost. - solamente quando siano legate da un nesso funzionale con l'esercizio di funzioni parlamentari. A tal fine, è necessario il concorso di due requisiti: a) un legame di ordine temporale fra l'attività parlamentare e l'attività esterna, tale che questa venga ad assumere una finalità divulgativa della prima; b) una sostanziale corrispondenza di significato tra le opinioni espresse nell'esercizio delle funzioni e gli atti esterni, al di là delle formule letterali usate, non essendo sufficiente né una semplice comunanza di argomenti, né un mero "contesto politico" entro cui le dichiarazioni "extra moenia" possano collocarsi, né il riferimento alla generica attività parlamentare o l'inerenza a temi di rilievo generale, seppur dibattuti in Parlamento, né, infine, un generico collegamento tematico o una corrispondenza contenutistica parziale.
  • Internet e diritto d'autore: per la Corte di giustizia UE, il provider può essere obbligato a bloccare l'accesso a contenuti che violano il copyright, ma occorre «un'ingiunzione pronunciata da un giudice»
  • I diritti fondamentali riconosciuti dal diritto dell'Unione devono essere interpretati nel senso che non ostano a che sia vietato, con un'ingiunzione pronunciata da un giudice, a un fornitore di accesso ad Internet di concedere ai suoi abbonati l'accesso ad un sito Internet che metta in rete materiali protetti senza il consenso dei titolari dei diritti, qualora tale ingiunzione non specifichi quali misure tale fornitore d'accesso deve adottare e quest'ultimo possa evitare sanzioni per la violazione di tale ingiunzione dimostrando di avere adottato tutte le misure ragionevoli, a condizione tuttavia che, da un lato, le misure adottate non privino inutilmente gli utenti di Internet della possibilità di accedere in modo lecito alle informazioni disponibili e, dall'altro, che tali misure abbiano l'effetto di impedire o, almeno, di rendere difficilmente realizzabili le consultazioni non autorizzate dei materiali protetti e di scoraggiare seriamente gli utenti di Internet che ricorrono ai servizi del destinatario di questa stessa ingiunzione dal consultare tali materiali messi a loro disposizione in violazione del diritto di proprietà intellettuale, circostanza che spetta alle autorità e ai giudici nazionali verificare.
  • Semplificazione amministrativa: la DIA (ora SCIA) non integra un provvedimento tacito direttamente impugnabile
  • La denuncia di inizio attività (DIA) - ora segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) - è inquadrabile tra i moduli di liberalizzazione dell'attività privata, dovendosi quindi escludere che essa costituisca provvedimento tacito direttamente impugnabile. Ne deriva che i controinteressati possono agire sollecitando l'esercizio delle verifiche spettanti all'amministrazione e, in caso di inerzia, esperire esclusivamente l'azione avverso il silenzio ex art. 31 c.p.a. oppure impugnare i provvedimenti espressi adottati dall'amministrazione su sollecitazione degli stessi controinteressati.