• Piemonte: sono valide le elezioni regionali del 2014
  • I risultati delle operazioni elettorali possono costituire oggetto di contestazione dinanzi al giudice amministrativo solamente nel rispetto dei termini perentori stabiliti dalla legge, deducendo vizi specifici. Non sussiste alcun rapporto di pregiudizialità fra il giudizio elettorale ed eventuali procedimenti penali riguardanti le medesime operazioni (conferma TAR Piemonte, sez. I, sent. n. 1224/2015).
  • Pubblica Amministrazione: la Consulta ribadisce l'illegittimità dello spoils system per gli incarichi dirigenziali comportanti l'esercizio di funzioni amministrative di esecuzione dell'indirizzo politico
  • È incostituzionale - per violazione dell'art. 97 Cost. - la legge che prevede la decadenza automatica (o del tutto discrezionale) dei titolari di incarichi dirigenziali che comportano l'esercizio di funzioni amministrative di esecuzione dell'indirizzo politico, anche quando tali incarichi siano conferiti a soggetti esterni (fattispecie relativa ad una legge della Regione Abruzzo).
  • Concorrenza e mercato: spetta all'Antitrust sanzionare le pratiche commerciali aggressive nel settore delle telecomunicazioni
  • La competenza ad irrogare sanzioni agli operatori economici che abbiano posto in essere pratiche commerciali aggressive, ai sensi del d.lgs. 6 settembre 2005, n. 206 («Codice del consumo, a norma dell'articolo 7 della legge 29 luglio 2003, n. 229»), spetta sempre all'Autorità garante della concorrenza e del mercato.
  • Processo amministrativo ed espropriazioni: il commissario ad acta nominato per l'esecuzione del giudicato può adottare il provvedimento di acquisizione sanante
  • Il commissario ad acta può emanare il provvedimento di acquisizione coattiva di cui all'art. 42-bis del d.P.R. 8 giugno 2011, n. 327 («Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione per pubblica utilità»): a) se nominato dal giudice amministrativo a mente degli artt. 34, comma 1, lett. e), e 114, comma, 4, lett. d), c.p.a., qualora tale adempimento sia stato previsto dal giudicato cui dev'essere data attuazione; b) se nominato dal giudice amministrativo a mente dell'art. 117, comma 3, c.p.a., qualora l'Amministrazione non abbia provveduto sull'istanza dell'interessato che abbia sollecitato l'esercizio del potere di cui al predetto art. 42-bis.
  • Accesso ai documenti amministrativi: non è necessario che l'istante sia titolare di un diritto soggettivo o di un interesse legittimo
  • Ai sensi della l. 7 agosto 1990, n. 241 («Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi»), la situazione giuridicamente rilevante, per la cui tutela è attribuito il diritto di accesso, costituisce nozione diversa e più ampia rispetto all'interesse all'impugnativa e non presuppone necessariamente la titolarità di un diritto soggettivo o di un interesse legittimo. Con la conseguenza che la legittimazione all'accesso va riconosciuta a chiunque possa dimostrare che gli atti procedimentali oggetto della richiesta abbiano spiegato o siano idonei a spiegare effetti diretti o indiretti nei suoi confronti, indipendentemente dalla lesione di una posizione giuridica, stante l'autonomia del diritto di accesso, inteso come interesse ad un bene della vita distinto rispetto alla situazione legittimante all'impugnativa dell'atto (fattispecie relativa ad un'istanza di accesso presentata da un militare cui l'Amministrazione di appartenenza aveva negato un trasferimento di sede).
  • Abilitazione scientifica nazionale: è illegittima la previsione di una maggioranza qualificata per le delibere delle commissioni
  • È illegittimo - per violazione dei criteri di legge - l'art. 8, comma 5, del d.P.R. 14 settembre 2011, n. 222 («Regolamento concernente il conferimento dell'abilitazione scientifica nazionale per l'accesso al ruolo dei professori universitari, a norma dell'articolo 16 della legge 30 dicembre 2010, n. 240»), nella parte in cui prevede che la commissione giudicatrice «delibera a maggioranza dei quattro quinti dei componenti», anziché a maggioranza semplice.
  • Lavoro: il licenziamento è inefficace se le comunicazioni ex art. 4, comma 9, l. 223/1991 non sono contestuali
  • In materia di procedure di mobilità, la comunicazione del recesso al lavoratore e la comunicazione dell'elenco dei lavoratori licenziati agli uffici competenti e alle associazioni di categoria da parte del datore di lavoro, secondo quanto previsto dall'art. 4, comma 9, della l. 23 luglio 1991, n. 223 («Norme in materia di cassa integrazione, mobilità, trattamenti di disoccupazione, attuazione di direttive della Comunità europea, avviamento al lavoro ed altre disposizioni in materia di mercato del lavoro»), devono essere contestuali, e cioè sostanzialmente contemporanee, a pena d'inefficacia del licenziamento.
  • Procedure concorsuali: inammissibile il reclamo contro la sentenza dichiarativa di fallimento per soli vizi di rito se l'accoglimento non comporta la rimessione al primo giudice ex artt. 353 e 354 c.p.c.
  • Il reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento, il quale ne denunci esclusivamente vizi di rito, è ammissibile soltanto nel caso in cui l'eventuale fondatezza delle doglianze comporti una rimessione al primo giudice ex artt. 353 e 354 c.p.c., dovendosi altrimenti dichiarare d'ufficio l'inammissibilità dell'impugnazione (fattispecie regolata dal d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169).
  • Privacy: la Cassazione dice stop alle telefonate mute dei call center
  • In conformità alla direttiva comunitaria n. 2002/58/CE, relativa alla vita privata e alle comunicazioni elettroniche, l'art. 130, comma 3-bis, del d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196 («Codice in materia di protezione dei dati personali») - che consente, in deroga al principio del consenso espresso previsto dall'art. 129, 2° comma, il trattamento dei dati personali mediante l'impiego del telefono per le comunicazioni di natura commerciale nei confronti di chi non abbia esercitato il diritto di opposizione mediante iscrizione della propria numerazione nel registro pubblico delle opposizioni (c.d. opt-out) - non trova applicazione nel caso in cui l'autore del trattamento abbia inviato telefonate senza operatore (c.d. telefonate con contatto abbattuto o "mute"), né in quello in cui l'utenza chiamata non risulti inserita in uno degli elenchi cartacei o elettronici a disposizione del pubblico, di cui all'art. 129, 1° comma (come per esempio avviene per i telefoni cellulari).
  • Enti locali: solo circostanze oggettive (adeguatamente motivate) possono giustificare una deroga al principio della pari rappresentanza dei sessi nella giunta comunale
  • L'art. 1, comma 137, della l. 7 aprile 2014, n. 56 («Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni») - il quale, in attuazione dell'art. 51, primo comma, Cost., stabilisce che «[n]elle giunte dei comuni con popolazione superiore a 3.000 abitanti, nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura inferiore al 40 per cento, con arrotondamento aritmetico» - incontra un limite intrinseco di operatività nel caso in cui risulti concretamente impossibile assicurare, in seno alla giunta comunale, la presenza dei due generi nella predetta misura. Tale impossibilità dev'essere adeguatamente motivata nel provvedimento sindacale di nomina degli assessori e deve avere un carattere tendenzialmente oggettivo, non potendo consentirsi che mere situazioni soggettive o contingenti (quali, ad esempio, quelle derivanti dall'applicazione di disposizioni statutarie relative alle modalità di elezione o al funzionamento degli organi comunali, ovvero dipendenti dalla mancanza di candidati di piena ed esclusiva fiducia del sindaco) giustifichino deroghe nell'applicazione della norma.
  • Fisco: l'IVA di gruppo si applica anche quando la società controllante è una società di persone
  • Il particolare regime di liquidazione dell'imposta sul valore aggiunto (c.d. "IVA di gruppo") previsto dall'art. 73, comma 3, d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 («Istituzione e disciplina dell'imposta sul valore aggiunto»), trova applicazione anche nel caso in cui la società controllante sia una società di persone.
  • Processo civile: l'ordinanza "filtro" ex art. 348-ter c.p.c. è ricorribile per cassazione
  • L'ordinanza che dichiara inammissibile l'appello, ai sensi dell'art. 348-ter c.p.c., è ricorribile per cassazione ex art. 111, comma 7, Cost., limitatamente ai vizi propri dell'ordinanza stessa costituenti violazioni processuali, purché si tratti di vizi compatibili con la logica e la natura "prognostica" del giudizio ad essa sotteso; compatibilità che perciò non sussiste qualora si denunci l'omessa pronuncia su un motivo d'appello, ponendosi eventualmente al riguardo solo un problema di motivazione.
  • Magistratura contabile: è illegittimo il provvedimento cautelare adottato nei confronti di un magistrato in pensione
  • È illegittimo il provvedimento cautelare (nella specie, sospensione dalle funzioni) adottato dal Consiglio di presidenza della Corte dei conti nei confronti di un magistrato collocato a riposo per raggiunti limiti d'età, costituendo la permanenza in servizio presupposto indefettibile per l'emissione di qualunque misura disciplinare.
  • Marchio comunitario: il titolare può agire per contraffazione anche se la licenza non è iscritta nel registro
  • L'art. 23, § 1, prima frase, del regolamento (CE) n. 207/2009 del Consiglio, del 26 febbraio 2009, sul marchio comunitario, dev'essere interpretato nel senso che il licenziatario può agire per contraffazione del marchio comunitario oggetto della licenza anche qualora quest'ultima non sia stata iscritta nel registro dei marchi comunitari.
  • Diritto d'autore: è illecita la divulgazione dell'altrui immagine a fini pubblicitari senza il consenso (sempre revocabile) dell'interessato
  • A norma dell'art. 10 c.c. e degli artt. 96 e 97 della l. 22 aprile 1941, n. 633 («Protezione del diritto d'autore e di altri diritti connessi al suo esercizio»), la divulgazione dell'immagine senza il consenso dell'interessato è lecita soltanto se ed in quanto risponda alle esigenze di pubblica informazione, e non anche ove sia rivolta a fini pubblicitari. Il consenso alla pubblicazione della propria immagine costituisce un negozio unilaterale, avente ad oggetto non il diritto - personalissimo ed inalienabile - all'immagine, ma soltanto l'esercizio di tale diritto. Pertanto detto consenso, sebbene possa essere occasionalmente inserito in un contratto, resta distinto ed autonomo dalla pattuizione che lo contiene, con la conseguenza che esso è sempre revocabile, quale che sia il termine eventualmente indicato per la pubblicazione consentita, ed a prescindere dalla pattuizione del compenso, che non costituisce un elemento del negozio autorizzativo in questione. La trasmissione del diritto all'utilizzazione dell'immagine altrui va provata per iscritto, ai sensi dell'art. 110 della l. 633/1941.
  • Privacy: nei rapporti contrattuali il trattamento dei dati personali non richiede il consenso dell'interessato
  • Ai sensi dell'art. 24, comma 1, lett. b), del d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196 («Codice in materia di protezione dei dati personali»), il trattamento dei dati personali può essere effettuato senza consenso quando «è necessario per eseguire obblighi derivanti da un contratto del quale è parte l'interessato o per adempiere, prima della conclusione del contratto, a specifiche richieste dell'interessato» (fattispecie relativa ad un contratto di finanziamento per l'acquisto di un'autovettura).
  • Scuola: sulle controversie relative agli atti regolamentari che definiscono le modalità generali di accesso alle graduatorie dei docenti decide il giudice amministrativo
  • Appartengono alla giurisdizione del giudice amministrativo le controversie sugli atti regolamentari che definiscono le modalità generali di accesso alle graduatorie del personale docente della scuola materna, elementare e secondaria (riforma TAR Lazio, sez. III-bis, n. 10872/2015).
  • Militari: l'Adunanza plenaria si pronuncia sulla corresponsione dell'indennità di trasferimento
  • Fino al 1° gennaio 2013 - data di entrata in vigore dell'art. 1, comma 163, della l. 24 dicembre 2012, n. 228 [«Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di stabilità 2013)»] - spetta al personale militare l'indennità di trasferimento prevista dall'art. 1, comma 1, della l. 29 marzo 2001, n. 86 («Disposizioni in materia di personale delle Forze armate e delle Forze di polizia»), a seguito del mutamento della sede di servizio dovuto a soppressione (o diversa dislocazione) del reparto di appartenenza (o relative articolazioni), anche in presenza di clausole di gradimento (o istanze di scelta) della nuova sede, purché ricorrano gli ulteriori presupposti individuati dalla norma, ossia una distanza fra la nuova e l'originaria sede di servizio superiore ai dieci chilometri e l'ubicazione in comuni differenti.
  • Marchi: quello complesso è diverso da quello d'insieme
  • Il marchio complesso consiste in una composizione di più elementi, ciascuno dotato di capacità caratterizzante, sebbene la forza distintiva sia affidata all'elemento che rappresenta il c.d. cuore del marchio. Il marchio d'insieme, invece, è privo di un elemento caratterizzante ed è composto da più elementi che, singolarmente considerati, sono privi di distintività, derivando il valore distintivo, più o meno accentuato, soltanto dalla loro combinazione o, appunto, dal loro insieme.
  • Referendum abrogativo: ammissibile il quesito relativo al divieto di attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi entro le dodici miglia marine
  • È ammissibile la richiesta di referendum popolare per l'abrogazione del comma 17, terzo periodo, dell'art. 6 del d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale), come sostituito dal comma 239 dell'art. 1 della l. 28 dicembre 2015, n. 208 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge di stabilità 2016), limitatamente alle parole «per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale».
  • Concorrenza e mercato: il rifiuto dell'Amministrazione di conformarsi al parere dell'Agcm fa decorrere il termine d'impugnazione degli atti distorsivi della concorrenza ex art. 21-bis l. 287/1990
  • Il termine di trenta giorni, previsto dall'art. 21-bis, comma 2, della l. 10 ottobre 1990, n. 287 («Norme per la tutela della concorrenza e del mercato»), per l'impugnazione, da parte dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, degli atti amministrativi che determinano distorsioni della concorrenza, decorre dal momento in cui l'Amministrazione rende noto alla medesima Autorità di non volersi conformare al parere da essa espresso, ovvero, in caso di silenzio dell'Amministrazione, dallo spirare del termine di sessanta giorni successivi alla comunicazione di tale parere.
  • Fisco: l'estinzione del giudizio tributario a seguito di condono può essere fatta valere per la prima volta anche in appello
  • In tema di processo tributario e con riferimento alla definizione degli avvisi di accertamento, ai sensi dell'art. 15 della l. 27 dicembre 2002, n. 289 (legge finanziaria 2003), l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere ex art. 46 del d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, relativa alla sanatoria fiscale intervenuta nel corso del giudizio dinanzi alla commissione tributaria provinciale, può essere fatta valere per la prima volta anche in grado di appello, trattandosi di un'eccezione impropria, non preclusa dall'art. 57 del predetto d.lgs. e rilevabile d'ufficio dal giudice ove risultante dagli atti di causa, pur a seguito della produzione di nuovi documenti in forza dell'art. 58 del medesimo d.lgs.
  • Patrocinio a spese dello Stato: il taglio degli importi dovuti ai difensori non vale per le prestazioni interamente effettuate prima dell'entrata in vigore della norma che lo prevede
  • Non sono fondate le questioni di legittimità costituzionale - sollevate in riferimento agli artt. 3, 35 e 36 Cost. - dell'art. 1, comma 607, della l. 27 dicembre 2013, n. 147 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - Legge di stabilità 2014), e dell'art. 106-bis del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia - Testo A), come introdotto dall'art. 1, comma 606, lett. b), della l. 147/2013.
  • Processo penale: legittima la previsione che consente al giudice di pronunciarsi sulle questioni civili solo in caso di condanna dell'imputato (ma nulla vieta al legislatore di stabilire altrimenti)
  • Non è fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 538 c.p.p., nella parte in cui non consente al giudice di decidere sulla domanda per le restituzioni e il risarcimento del danno (artt. 74 ss. c.p.p.) quando pronuncia sentenza di assoluzione del prevenuto non imputabile per vizio totale di mente.
  • Tutela del paesaggio: le Regioni non possono introdurre deroghe alla legge statale
  • La tutela del paesaggio apprestata dalla legge statale - cui è riservata dall'art. 117, secondo comma, lett. s), Cost. - costituisce un limite inderogabile alla disciplina che le regioni e le province autonome possono dettare nelle materie di loro competenza (dichiara incostituzionale una legge della Campania sul recupero abitativo dei sottotetti).
  • Regioni: la Consulta censura di nuovo le leggi del Piemonte che riducono drasticamente le risorse destinate alle province
  • Sono incostituzionali - per violazione degli artt. 3, 97, 117 e 119 Cost. - le leggi del Piemonte (nn. 1, 2 e 19 del 2014) che riducono, in modo irragionevole e sproporzionato, le risorse finanziarie destinate alle province per l'esercizio delle funzioni amministrative trasferite o delegate, senza alcun piano di riorganizzazione o riallocazione, pregiudicandone così lo svolgimento.
  • Ordinamento giudiziario: ai fini dell'attribuzione di incarichi direttivi ai magistrati, il pregresso svolgimento di funzioni identiche o analoghe non costituisce criterio preferenziale (e il giudice amministrativo non può sostituire il proprio apprezzamento a quello del CSM)
  • Secondo la vigente normativa, il conferimento di uffici direttivi ai magistrati è frutto di un giudizio complessivo e unitario, che deve tener conto, allo stesso modo, sia del merito sia delle attitudini alla direzione. A tal fine, il pregresso svolgimento di funzioni identiche o analoghe a quelle oggetto di concorso non assurge di per sé a criterio preferenziale, tale da attribuire prevalenza a un candidato rispetto a un altro. Le deliberazioni adottate in materia dal Consiglio Superiore della Magistratura possono essere sindacate in sede giurisdizionale solamente quando siano viziate da eccesso di potere, ossia quando siano inficiate da palese irragionevolezza, travisamento dei fatti, arbitrarietà, inesistenza o incongruità della motivazione, senza che il giudice amministrativo possa sostituire il proprio apprezzamento a quello dell'organo di autogoverno della magistratura (fattispecie relativa alla nomina a Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palermo; riforma TAR Lazio, sez. I-quater, n. 7353/2015).
  • Appalti pubblici: è legittimo l'affidamento diretto e senza gara del servizio di trasporto sanitario ad associazioni di volontariato
  • Gli artt. 49 e 56 TFUE devono essere interpretati nel senso che non ostano a una normativa nazionale che consente alle autorità locali di attribuire la fornitura di servizi di trasporto sanitario mediante affidamento diretto, in assenza di qualsiasi forma di pubblicità, ad associazioni di volontariato, purché il contesto normativo e convenzionale in cui si svolge l'attività delle associazioni in parola contribuisca effettivamente a una finalità sociale e al perseguimento degli obiettivi di solidarietà ed efficienza di bilancio. Qualora uno Stato membro consenta alle autorità pubbliche di ricorrere direttamente ad associazioni di volontariato per lo svolgimento di determinati compiti, un'autorità pubblica che intenda stipulare convenzioni con associazioni siffatte non è tenuta, ai sensi del diritto dell'Unione, a una previa comparazione delle proposte di varie associazioni. Qualora uno Stato membro, che consente alle autorità pubbliche di ricorrere direttamente ad associazioni di volontariato per lo svolgimento di determinati compiti, autorizzi dette associazioni a esercitare determinate attività commerciali, spetta a tale Stato membro fissare i limiti entro i quali le suddette attività possono essere svolte. Detti limiti devono tuttavia garantire che le menzionate attività commerciali siano marginali rispetto all'insieme delle attività di tali associazioni, e siano di sostegno al perseguimento dell'attività di volontariato di queste ultime.
  • Libertà di stabilimento e di prestazione di servizi: la normativa italiana sui giochi d'azzardo, che impone al concessionario di cedere gratuitamente le attrezzature utilizzate per la raccolta di scommesse, può essere contraria al principio di proporzionalità
  • Gli artt. 49 e 56 TFUE devono essere interpretati nel senso che essi ostano a una disposizione nazionale restrittiva - come quella italiana - la quale impone al concessionario di cedere a titolo non oneroso, all'atto della cessazione dell'attività per scadenza del termine della concessione, l'uso dei beni materiali e immateriali di proprietà che costituiscono la rete di gestione e di raccolta del gioco, qualora tale restrizione ecceda quanto è necessario al conseguimento dell'obiettivo effettivamente perseguito dalla predetta disposizione, che è quello di assicurare la continuità dell'attività legale di raccolta di scommesse al fine di arginare lo sviluppo di un'attività illegale parallela; circostanza che spetta al giudice nazionale verificare.
  • Concorsi pubblici: nessun obbligo di astensione per i commissari d'esame che hanno rapporti di colleganza o collaborazione con i candidati
  • I componenti delle commissioni esaminatrici di concorsi pubblici hanno il dovere di astenersi soltanto ove ricorra una delle cause di incompatibilità tassativamente previste dall'art. 51 c.p.c., fra le quali non rientra l'esistenza di rapporti personali di colleganza o di collaborazione con taluno dei candidati, a meno che tali rapporti non si configurino come un vero e proprio sodalizio professionale.
  • Arbitrato: i termini concessi alle parti non possono essere considerati perentori se manca un'espressa previsione in tal senso
  • Integra violazione del principio del contraddittorio la condotta degli arbitri i quali, avendo disciplinato il procedimento con la fissazione di termini alle parti per le loro allegazioni ed istanze istruttorie, li abbiano considerati come termini perentori, come quelli di cui agli artt. 183 e 184 c.p.c., dichiarando di conseguenza decaduta la parte che non li abbia rispettati dalla facoltà di proporre i quesiti e le istanze istruttorie, senza tuttavia che esistesse né alcuna previsione in tal senso nella convenzione d'arbitrato o in un atto scritto separato, né la previa qualificazione dei termini come perentori nel regolamento processuale che gli arbitri si siano dati, né comunque una specifica avvertenza al riguardo rivolta alle parti al momento della concessione di quei termini, in tal modo essendo essi rimasti ingiustificatamente inadempienti al loro dovere di conoscere compiutamente i punti di vista di tutte le parti del procedimento.
  • Processo amministrativo: i termini per appellare le sentenze declinatorie della giurisdizione sono dimidiati
  • Ai sensi del combinato disposto degli artt. 87, comma 3, 92, comma 3, e 105, comma 2, c.p.a., i termini per la notificazione e per il successivo deposito dell'appello avverso le pronunce dei tribunali amministrativi regionali che declinano la giurisdizione sono dimidiati rispetto a quelli ordinari.
  • Diffamazione a mezzo stampa: la pubblicazione della sentenza ex art. 120 c.p.c. non può comportare un'automatica decurtazione del danno risarcibile
  • In materia di diffamazione a mezzo stampa, la pubblicazione della sentenza, ai sensi dell'art. 120 c.p.c., costituisce un provvedimento di natura discrezionale e può essere disposta dal giudice indipendentemente dall'esistenza o dalla prova di un danno attuale, trattandosi di una sanzione autonoma che, grazie alla conoscenza da parte della collettività della reintegrazione del diritto offeso, assolve ad una funzione riparatoria in via preventiva rispetto all'ulteriore propagazione degli effetti dannosi dell'illecito nel futuro, laddove il risarcimento del danno per equivalente ha funzione reintegratoria di un pregiudizio già verificatosi.
  • Concorrenza e mercato: l'introduzione di regole deontologiche anticoncorrenziali integra un illecito istantaneo
  • La condotta restrittiva della concorrenza, consistente nell'introduzione di regole deontologiche relative all'utilizzo dello strumento pubblicitario da parte degli iscritti ad un albo professionale, si configura come un illecito istantaneo, il quale si perfeziona e consuma nel momento in cui tali regole sono emanate, onde è da questo momento che decorre il relativo termine quinquennale di prescrizione (fattispecie riguardante una sanzione irrogata nel 2014 dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato alla Federazione degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri).
  • Contratti pubblici: il termine d'impugnazione decorre dalla piena conoscenza dell'atto lesivo, indipendentemente dalla comunicazione ex art. 79 d.lgs. 163/2006
  • In materia di procedure per l'affidamento di contratti pubblici, il termine per proporre impugnazione (art. 120, comma 5, c.p.a.) decorre dalla piena conoscenza dell'atto lesivo, indipendentemente dalla ricezione della comunicazione di cui all'art. 79 d.lgs. 12 aprile 2006, n. 163 («Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE»).
  • Procedure concorsuali: il credito già ammesso al concorso fallimentare può essere escluso in sede di riparto per un fatto estintivo sopravvenuto
  • Il decreto di esecutività dello stato passivo non preclude al giudice delegato, in sede di riparto, di escludere il credito già ammesso al concorso, ove il curatore faccia valere un fatto estintivo sopravvenuto all'ammissione (nel caso di specie, l'integrale soddisfazione del creditore da parte dei coobligati in solido del fallito).
  • Pubblico impiego: le Sezioni Unite si pronunciano sull'interpretazione dell'art. 1, comma 49, l. 311/2004 (legge finanziaria 2005), in tema di processi di mobilità dei segretari comunali e provinciali
  • L'art. 1, comma 49, della l. 30 dicembre 2004, n. 311 [«Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2005)»] - il quale prevede che, in caso di mobilità dei segretari comunali o provinciali verso altre amministrazioni, costoro, sussistendo determinati requisiti, devono essere inquadrati «nei ruoli unici delle amministrazioni in cui prestano servizio alla data di entrata in vigore della presente legge» - non si applica alle procedure di mobilità dei segretari comunali e provinciali già concluse alla data di entrata in vigore di tale legge.
  • Processo amministrativo: il Consiglio di Stato cambia idea e dichiara irricevibile un ricorso notificato tramite PEC
  • È irricevibile il ricorso notificato tramite posta elettronica certificata (PEC) senza l'autorizzazione presidenziale prevista dall'art. 52, comma 2, c.p.a., non essendo state ancora emanate le regole tecnico-operative per l'applicazione di tale tecnologia al processo amministrativo. Né l'invalidità di siffatta notifica può essere sanata dalla successiva costituzione in giudizio del suo destinatario, trattandosi di notifica inesistente.
  • Funzione amministrativa: la chiamata in sussidiarietà da parte dello Stato deve assicurare un adeguato coinvolgimento regionale
  • Nelle materie attribuite alla potestà legislativa concorrente o residuale (art. 117, commi terzo e quarto, Cost.), una legge statale può legittimamente attribuire funzioni amministrative a livello centrale, regolandone l'esercizio, a condizione che essa: 1) rispetti i princìpi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza nell'allocazione delle predette funzioni, in vista del loro esercizio unitario; 2) detti una disciplina idonea, e limitata a quanto strettamente indispensabile, alla regolazione delle stesse funzioni; 3) sia adottata a seguito di procedure che assicurino la partecipazione dei livelli di governo coinvolti attraverso strumenti di leale collaborazione, o comunque preveda adeguati meccanismi di cooperazione per l'esercizio concreto delle funzioni amministrative allocate in capo agli organi centrali, prefigurando un iter in cui assumano il dovuto risalto le attività concertative e di coordinamento orizzontale, ossia le intese, che devono essere condotte in base al principio di lealtà. In particolare, deve trattarsi di "intese forti", non superabili con una determinazione unilaterale dello Stato, se non nell'ipotesi estrema in cui l'esperimento di ulteriori procedure bilaterali si sia rivelato inefficace (fattispecie relativa al d.l. 133/2014, c.d. "sblocca Italia").
  • Contratti pubblici: le commissioni di gara possono avvalersi dell'ausilio di consulenti esterni
  • Nelle procedure di gara per l'affidamento di contratti pubblici, è consentito alle commissioni giudicatrici di avvalersi dell'ausilio di consulenti esterni, ma questi non possono partecipare all'attribuzione dei punteggi.
  • Concorrenza e mercato: i programmi di clemenza dell'Unione e degli Stati membri sono autonomi l'uno dall'altro
  • Le disposizioni del diritto dell'Unione europea, in particolare l'art. 101 TFUE ed il regolamento (CE) n. 1/2003 del Consiglio, del 16 dicembre 2002, concernente l'applicazione delle regole di concorrenza di cui agli articoli [101 TFUE] e [102 TFUE], devono essere interpretate nel senso che: 1) gli strumenti adottati nell'ambito della rete europea della concorrenza, segnatamente il programma modello di clemenza di tale rete, non hanno effetto vincolante nei confronti delle autorità nazionali garanti della concorrenza; 2) tra la domanda d'immunità che un'impresa abbia presentato o sia in procinto di presentare alla Commissione europea e la domanda semplificata presentata per la medesima intesa a un'autorità nazionale garante della concorrenza non sussiste alcuna connessione giuridica che obblighi tale autorità a valutare la domanda semplificata alla luce della domanda d'immunità. La circostanza che la domanda semplificata rispecchi fedelmente o meno il contenuto della domanda presentata alla Commissione è, al riguardo, irrilevante. Qualora la domanda semplificata presentata a un'autorità nazionale garante della concorrenza abbia un ambito materiale più ristretto di quello della domanda d'immunità presentata alla Commissione, detta autorità nazionale non è tenuta a contattare la Commissione o l'impresa stessa al fine di accertare se tale impresa abbia individuato esempi concreti di condotte illecite nel settore asseritamente coperto da tale domanda d'immunità ma non da detta domanda semplificata; 3) un'autorità nazionale garante della concorrenza può accettare una domanda semplificata d'immunità di un'impresa che abbia presentato alla Commissione (non una domanda d'immunità totale, bensì) una domanda di riduzione di ammende.
  • Contratti pubblici: anche le associazioni di volontariato possono partecipare alle gare d'appalto
  • Le associazioni di volontariato sono ammesse a partecipare alle procedure di gara per l'affidamento di contratti pubblici, atteso che l'assenza del fine di lucro non esclude di per sé la qualità di operatore economico ai sensi e per gli effetti del d.lgs. 12 aprile 2006, n. 163 («Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE»).
  • Pubblico impiego: se ci sono più graduatorie valide per il medesimo profilo, va utilizzata quella più vecchia (altrimenti la P.A. deve risarcire i danni)
  • In tema di pubblico impiego contrattualizzato, la Pubblica Amministrazione, nel caso in cui stabilisca discrezionalmente di provvedere alla copertura dei posti vacanti con il sistema dello scorrimento delle graduatorie concorsuali valide ed efficaci, deve motivare la determinazione riguardante le modalità di reclutamento del personale e, in particolare, in presenza di più graduatorie per il medesimo profilo, deve indicare le circostanze di fatto o le ragioni di interesse pubblico prevalenti che la inducono ad effettuare lo scorrimento applicando un criterio diverso da quello della utilizzazione delle diverse graduatorie secondo il criterio cronologico, cioè a partire da quella di data anteriore, che è anche quella destinata a scadere per prima. Per il giudice ordinario, la mancata giustificazione dell'omesso rispetto del criterio cronologico, nei confronti degli idonei inseriti nella graduatoria di data anteriore, si traduce nel mancato rispetto da parte della P.A. dei criteri generali di correttezza e buona fede (artt. 1175 e 1375 c.c.), applicabili alla stregua dei principi di imparzialità e di buon andamento di cui all'art. 97 Cost., configurandosi perciò come inadempimento contrattuale, suscettibile di produrre un danno risarcibile per la lesione del diritto degli interessati allo "scorrimento prioritario" della graduatoria del concorso da loro espletato.
  • Manifestazioni sportive: niente DASPO per il tifoso che si arrampica sulla barriera senza scavalcarla
  • È illegittimo il divieto di accesso ai luoghi dove si svolgono manifestazioni sportive (DASPO), disposto nei confronti di un tifoso che, durante lo svolgimento di una partita di calcio, nell'atto di inveire contro un tifoso della squadra avversaria, si sia arrampicato sulla barriera che delimita il proprio settore, senza tuttavia scavalcarla né tentare di scavalcarla, non integrando tale condotta alcuna delle fattispecie previste dagli artt. 6 e 6-bis della l. 13 dicembre 1989, n. 401 («Interventi nel settore del giuoco e delle scommesse clandestini e tutela della correttezza nello svolgimento di manifestazioni sportive») (nella sentenza si ribadisce, fra l'altro, la validità della notifica del ricorso tramite PEC, pur in assenza dell'autorizzazione presidenziale ex art. 52, comma 2, c.p.a.).
  • Contratti pubblici: i chiarimenti forniti dall'Amministrazione non possono modificare o integrare la disciplina di gara
  • Nelle procedure di gara per l'affidamento di contratti pubblici, l'Amministrazione può fornire chiarimenti in ordine all'interpretazione del bando di gara e dei relativi allegati, a condizione che sussistano al riguardo effettive difficoltà o incertezze interpretative e che tali chiarimenti non apportino modifiche o integrazioni al contenuto della lex specialis.
  • Processo amministrativo: è inammissibile il conflitto di giurisdizione sollevato dopo la prima udienza di merito
  • È inammissibile il conflitto di giurisdizione sollevato dal giudice amministrativo, nel caso in cui questo abbia prima incardinato il giudizio davanti a sé e poi dichiarato in sentenza il proprio difetto di giurisdizione; né tale conflitto può essere sollevato in appello dal Consiglio di Stato.
  • Fisco: il contribuente può sempre correggere la propria dichiarazione, anche in pendenza di un giudizio tributario
  • In sede contenziosa, il contribuente può contestare la fondatezza della pretesa tributaria allegando errori, di fatto o di diritto, commessi nella redazione della dichiarazione fiscale (costituendo questa una mera dichiarazione di scienza), indipendentemente dalla presentazione della dichiarazione integrativa di cui all'art. 2, comma 8-bis, del d.P.R. 22 luglio 1998, n. 322 («Regolamento recante modalità per la presentazione delle dichiarazioni relative alle imposte sui redditi, all'imposta regionale sulle attività produttive e all'imposta sul valore aggiunto, ai sensi dell'articolo 3, comma 136, della legge 23 dicembre 1996, n. 662»).
  • Accordi di programma: tutte le controversie rientrano nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo
  • Appartengono alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo le controversie relative al risarcimento dei danni derivanti dall'inosservanza, da parte di un soggetto privato, degli obblighi previsti in un accordo di programma stipulato tra enti pubblici, cui lo stesso soggetto aveva successivamente aderito, trattandosi di cause inerenti all'esecuzione di un accordo da qualificarsi come integrativo o sostitutivo di provvedimenti amministrativi di tali enti, ai sensi dell'art. 133, comma 1, lett. a), n. 2, c.p.a.
  • Potestà legislativa: il legislatore statale può intervenire in ambiti riconducibili ad una pluralità di competenze statali e regionali, nessuna delle quali prevalente, purché rispetti il principio di leale collaborazione
  • Nei casi in cui risulti impossibile comporre il concorso di competenze legislative statali e regionali tramite il criterio della prevalenza, non è costituzionalmente illegittimo l'intervento del legislatore statale, purché questo agisca nel rispetto del principio di leale collaborazione, il quale può ritenersi congruamente attuato mediante lo strumento dell'intesa (fattispecie relativa ai cc.dd. "condhotel").
  • Processo civile: in sede di regolamento facoltativo di competenza, la Cassazione può rilevare d'ufficio il difetto di giurisdizione del giudice ordinario originariamente adito
  • Nel caso in cui avverso una sentenza di primo grado - con la quale il giudice ordinario adito abbia esaminato e deciso sia una questione di giurisdizione, dichiarando espressamente la giurisdizione del giudice ordinario, sia una questione di competenza, declinando la propria competenza ed indicando il diverso giudice ritenuto competente - sia stato proposto regolamento (facoltativo) di competenza, la Corte di cassazione - non essendosi formato il giudicato sulla giurisdizione secondo il disposto di cui all'art. 43, terzo comma, primo periodo, c.p.c. - può rilevare d'ufficio il difetto di giurisdizione del giudice ordinario adito ai sensi dell'art. 37 c.p.c.; e ciò, in forza dei concorrenti principi di pregiudizialità della questione di giurisdizione rispetto alla questione di competenza, di economia processuale, di ragionevole durata del processo e di attribuzione costituzionalmente riservata alla Corte di cassazione di tutte le questioni di giurisdizione e di competenza, nonché del rilievo che la statuizione sulla sola questione di competenza potrebbe risultare inutiliter data a seguito di un esito del processo d'impugnazione sulla questione di giurisdizione nel senso del difetto di giurisdizione del giudice ordinario.
  • Accesso ai documenti amministrativi: l'istanza non può essere generica o eccessivamente estesa
  • È legittimo il diniego di accesso ai documenti amministrativi, ove la relativa istanza sia generica, oltremodo estesa oppure riferita ad atti non specificamente individuati, rivestendo così carattere essenzialmente esplorativo.
  • Danno da ritardo: la sola violazione del termine massimo di durata del procedimento amministrativo non giustifica il risarcimento
  • Ai fini del risarcimento del danno da ritardo nell'adozione del provvedimento amministrativo: 1) è necessario che sia stato previamente dichiarato dal giudice il silenzio-inadempimento dell'Amministrazione; 2) non è sufficiente la sola violazione del termine massimo di durata del procedimento amministrativo, atteso che tale violazione di per sé non dimostra l'imputabilità del ritardo all'Amministrazione; 3) occorre tener conto anche della condotta dell'istante, il quale, rivestendo il ruolo di parte essenziale e attiva del procedimento, dispone di poteri idonei ad incidere sulla tempistica e sull'esito del procedimento stesso, mediante il ricorso ai rimedi amministrativi e giustiziali apprestati dall'ordinamento, fra i quali il rito previsto dall'art. 30 c.p.a., la cui tempestiva attivazione assume rilievo in sede di accertamento della spettanza e della quantificazione del risarcimento.
  • Servizio idrico integrato: i proprietari delle reti non possono ricorrere contro i criteri di determinazione delle tariffe
  • In materia di servizio idrico integrato, l'interesse a ricorrere in sede giurisdizionale avverso le deliberazioni dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas che fissano i criteri di determinazione delle componenti tariffarie contemplanti i costi delle immobilizzazioni ed i relativi parametri di valorizzazione sussiste esclusivamente in capo ai gestori delle reti, e non anche in capo ai proprietari delle stesse, esulando il rapporto concessorio dalla disciplina tariffaria e restando l'assetto patrimoniale delle società proprietarie assoggettato ai principi di diritto comune.
  • Diritto penale: commette reato il consigliere regionale che percepisce indebitamente i rimborsi-spese della Regione
  • Commette il reato di cui all'art. 316-ter c.p. («Indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato») il consigliere regionale che percepisce indebitamente le somme di danaro corrisposte dalla Regione a titolo di rimborso delle spese di trasporto sostenute per raggiungere il luogo di esercizio del mandato consiliare.
  • Processo civile: la sentenza del giudice d'appello che riforma o annulla quella di primo grado ex artt. 353 e 354 c.p.c., rimettendo la causa al primo giudice, è immediatamente ricorribile per cassazione
  • È immediatamente impugnabile con ricorso per cassazione la sentenza con cui il giudice d'appello, nei casi previsti dagli artt. 353 e 354 c.p.c., riforma o annulla la sentenza di primo grado, rimettendo la causa al giudice a quo. Trattandosi di sentenza definitiva, essa non ricade nel campo di applicazione del divieto, dettato dal terzo comma del novellato art. 360 c.p.c., di separata impugnazione in cassazione delle sentenze non definitive su mere questioni, per tali intendendosi le sentenze su questioni pregiudiziali di rito o preliminari di merito che non chiudono il processo davanti al giudice che le ha pronunciate, essendo la trattazione della causa destinata a proseguire dinanzi allo stesso giudice in vista della decisione definitiva.
  • Responsabilità medica per nascita indesiderata: un'importante pronuncia delle Sezioni Unite della Cassazione
  • In tema di responsabilità medica per nascita indesiderata: 1) grava sulla madre l'onere di fornire, anche per mezzo di presunzioni semplici, la prova controfattuale della volontà abortiva; 2) il nato con disabilità non è legittimato ad agire per il risarcimento del danno da "vita ingiusta", non essendo configurabile un "diritto a non nascere se non sano".
  • Ordinamento giudiziario: legittima la sospensione cautelare del magistrato dalle funzioni e dallo stipendio quando la contestazione disciplinare si fonda su una condanna penale
  • Ai fini della valutazione discrezionale sull'opportunità di procedere alla sospensione cautelare facoltativa del magistrato dalle funzioni e dallo stipendio, ai sensi dell'art. 22 del d.lgs. 23 febbraio 2006, n. 109 (Disciplina degli illeciti disciplinari dei magistrati, delle relative sanzioni e della procedura per la loro applicabilità, nonché modifica della disciplina in tema di incompatibilità, dispensa dal servizio e trasferimento di ufficio dei magistrati, a norma dell'articolo 1, comma 1, lettera f), della legge 25 luglio 2005, n. 150), assume rilievo essenziale la gravità della contestazione disciplinare, tanto più allorquando questa è sorretta da una condanna penale (nella specie, per il reato di abuso in atti d'ufficio), mentre non può considerarsi determinante la prospettiva di un imminente trasferimento dell'incolpato.
  • Bilancio e contabilità pubblica: è incostituzionale il blocco totale delle assunzioni per le amministrazioni che non pagano tempestivamente i propri debiti
  • È incostituzionale - per violazione degli artt. 3, 97, secondo comma, e 117, quarto comma, Cost. - l'art. 41, comma 2, del d.l. 24 aprile 2014, n. 66 (Misure urgenti per la competitività e la giustizia sociale), convertito, con modificazioni, dalla l. 23 giugno 2014, n. 89, il quale vieta alle amministrazioni pubbliche che non pagano tempestivamente i propri debiti di procedere ad assunzioni di personale.
  • Processo penale: il detenuto che vuole comparire personalmente all'udienza ex art. 309 c.p.p. deve farne richiesta nell'istanza di riesame
  • Per effetto delle modifiche introdotte dalla l. 16 aprile 2015, n. 47 (Modifiche al codice di procedura penale in materia di misure cautelari personali. Modifiche alla legge 26 luglio 1975, n. 354, in materia di visita a persone affette da handicap in situazione di gravità), non sono più applicabili all'udienza di riesame ex art. 309 c.p.p. le disposizioni di cui agli artt. 127, comma 3, c.p.p. e 101 disp. att. c.p.p., onde il soggetto detenuto o internato, o comunque sottoposto ad una misura privativa o limitativa della libertà personale, può esercitare il diritto di comparire personalmente all'udienza camerale soltanto se ne ha fatto richiesta, anche per il tramite del suo difensore, nell'istanza di riesame.
  • Appalti: il contratto di avvalimento ha natura atipica, ma deve essere specifico
  • Pur avendo natura atipica, il contratto di avvalimento (art. 49 d.lgs. 163/2006) non può essere generico e indeterminato, ma deve assumere un contenuto adeguato alla natura e alle caratteristiche del singolo requisito che ne costituisce l'oggetto, affinché sia dimostrata l'effettiva disponibilità delle risorse dell'ausiliario da parte dell'ausiliato (nel caso di specie, l'avvalimento riguardava il fatturato globale realizzato e la prestazione di servizio analogo nel periodo e per l'importo richiesto dal bando di gara).
  • Giurisdizione: sulla revoca di un finanziamento pubblico per inadempimenti del beneficiario decide il giudice ordinario
  • Appartengono alla giurisdizione ordinaria le controversie riguardanti la revoca di un finanziamento pubblico, allorché questa sia dovuta esclusivamente all'inadempimento, da parte del beneficiario, delle prescrizioni contenute nell'atto concessorio, senza che ricorra alcun apprezzamento discrezionale dell'Amministrazione.
  • Pubblico impiego: sulle controversie riguardanti le selezioni idoneative per il conferimento di incarichi dirigenziali decide il giudice ordinario
  • Appartengono alla giurisdizione del giudice ordinario le controversie relative ad una procedura di selezione idoneativa indetta da un'azienda ospedaliera per il conferimento di incarichi dirigenziali, non costituendo tale procedura un vero e proprio concorso.
  • Tutela dei consumatori: un'importante pronuncia della Corte di giustizia UE sul contenuto di sodio delle acque minerali
  • La Corte di giustizia dell'Unione Europea ha affermato che: 1) l'art. 8, § 1, del regolamento (CE) n. 1924/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 dicembre 2006, relativo alle indicazioni nutrizionali e sulla salute fornite sui prodotti alimentari, come modificato dal regolamento (CE) n. 107/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 gennaio 2008, in combinato disposto con l'allegato a tale regolamento, dev'essere interpretato nel senso che esso vieta, per le acque minerali naturali e le altre acque, l'utilizzo dell'indicazione «a bassissimo contenuto di sodio/sale» e ogni altra indicazione che possa avere lo stesso significato per il consumatore; 2) l'art. 9, § 2, della direttiva 2009/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 giugno 2009, sull'utilizzazione e la commercializzazione delle acque minerali naturali, in combinato disposto con l'allegato III a tale direttiva, dev'essere interpretato nel senso che esso osta a che le confezioni, le etichette o la pubblicità delle acque minerali naturali contengano indicazioni o menzioni volte a far credere al consumatore che le acque in questione abbiano un basso contenuto di sodio o di sale oppure che siano indicate per le diete povere di sodio, qualora il contenuto complessivo di sodio, in tutte le sue forme chimiche presenti, sia uguale o superiore a mg/l 20.
  • Lavoro: nel "rito Fornero", l'eccezione di decadenza dall'impugnativa del licenziamento può essere proposta per la prima volta in sede di opposizione
  • Nel rito previsto dall'art. 1, commi 48 ss., della l. 29 giugno 2012, n. 92 (Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita), l'eccezione di decadenza dall'impugnativa del licenziamento (art. 6 della l. 15 luglio 1966, n. 604, come modificato dalla l. 4 novembre 2010, n. 183) può essere proposta, per la prima volta, nella fase di cognizione ordinaria introdotta tramite opposizione (comma 51), atteso che tale fase costituisce una prosecuzione di quella precedente a cognizione sommaria (comma 49).
  • Accesso ai documenti amministrativi: il diniego non può essere genericamente motivato con la necessità di tutelare segreti tecnici o commerciali presenti negli atti di gara
  • È illegittimo il diniego di accesso agli atti di una procedura per l'affidamento di contratti pubblici, ove l'Amministrazione non dimostri l'esistenza di specifiche esigenze di tutela di segreti tecnici o commerciali custoditi negli atti di gara.
  • Fisco: il diritto italiano non prevede (allo stato) un obbligo generalizzato di contraddittorio endoprocedimentale in materia tributaria
  • Il vigente diritto nazionale - a differenza di quello dell'Unione europea - non pone in capo all'Amministrazione fiscale, che si accinga ad adottare un provvedimento lesivo dei diritti del contribuente, un generalizzato obbligo di contraddittorio endoprocedimentale. Ne consegue che, in tema di tributi "non armonizzati", l'obbligo dell'Amministrazione di attivare il contraddittorio endoprocedimentale, pena l'invalidità dell'atto, sussiste esclusivamente nei casi in cui tale obbligo sia specificamente sancito; mentre in tema di tributi "armonizzati", dovendosi applicare direttamente il diritto dell'Unione, la violazione dell'obbligo del contraddittorio endoprocedimentale da parte dell'Amministrazione comporta in ogni caso, anche in campo tributario, l'invalidità dell'atto, a condizione che, in giudizio, il contribuente assolva l'onere di enunciare in concreto le ragioni che avrebbe potuto far valere, qualora il contraddittorio fosse stato tempestivamente attivato, e che l'opposizione di dette ragioni (valutate con riferimento al momento del mancato contraddittorio) si riveli non puramente pretestuosa e tale da configurare, in relazione al canone generale di correttezza e buona fede ed al principio di lealtà processuale, sviamento dello strumento difensivo rispetto alla sua finalità di corretta tutela dell'interesse sostanziale.
  • Immigrazione: il giudice non può pronunciare sentenza di non luogo a procedere quando l'espulsione dello straniero è stata disposta a titolo di sanzione sostitutiva o alternativa alla detenzione
  • La sentenza di non luogo a procedere prevista dall'art. 13, comma 3-quater, del d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), non può essere pronunciata nel caso in cui l'espulsione dello straniero sia stata disposta a titolo di sanzione sostitutiva o alternativa alla detenzione ex art. 16 del medesimo d.lgs.
  • Ordinamento giudiziario: il procedimento disciplinare nei confronti del magistrato va sospeso quando per la stessa vicenda è stata avviata l'azione penale
  • Ai fini dell'art. 59 del d.P.R. 16 settembre 1958, n. 916 (Disposizioni di attuazione e di coordinamento della legge 24 marzo 1958, n. 195, concernente la costituzione e il funzionamento del Consiglio Superiore della Magistratura, e disposizioni transitorie), il quale stabilisce che il procedimento disciplinare a carico del magistrato «è sospeso se per il medesimo fatto viene iniziata l'azione penale» [v. ora l'art. 15, comma 8, lett. a), del d.lgs. 23 febbraio 2006, n. 109], il concetto di «medesimo fatto» deve essere inteso nel senso di medesima vicenda storica, e non già nel senso di medesima imputazione.
  • Processo penale: se il ricorso è tardivo, la Cassazione non può rilevare d'ufficio l'illegalità della pena, ma questa può essere dedotta dinanzi al giudice dell'esecuzione
  • Nel caso di ricorso inammissibile, perché presentato fuori termine, la Corte di cassazione non può rilevare d'ufficio l'illegalità della pena inflitta. Tuttavia tale illegalità può essere dedotta dinanzi al giudice dell'esecuzione.
  • Diritto civile: la Consulta estende la sospensione della prescrizione alle azioni di responsabilità promosse dalle società in nome collettivo contro i loro amministratori, finché questi ricoprono la carica
  • È incostituzionale l'art. 2941, n. 7), c.c., nella parte in cui non prevede che la prescrizione sia sospesa tra la società in nome collettivo e i suoi amministratori, finché sono in carica, per le azioni di responsabilità contro di essi.
  • Porti e aeroporti civili: il piano strategico nazionale della portualità e della logistica deve passare per la Conferenza Stato-Regioni
  • È incostituzionale l'art. 29, comma 1, del d.l. 12 settembre 2014, n. 133 (Misure urgenti per l'apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l'emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attività produttive), convertito, con modificazioni, dalla l. 11 novembre 2014, n. 164, nella parte in cui non prevede che il piano strategico nazionale della portualità e della logistica sia adottato in sede di Conferenza Stato-Regioni.
  • Lavoro: è incostituzionale il divieto assoluto di stabilizzazione del rapporto di lavoro alle dipendenze delle fondazioni lirico-sinfoniche per violazione della normativa sui contratti a termine
  • È incostituzionale l'art. 40, comma 1-bis, del d.l. 21 giugno 2013, n. 69 (Disposizioni urgenti per il rilancio dell'economia), convertito, con modificazioni, dalla l. 9 agosto 2013, n. 98, nella parte in cui stabilisce - con disposizione che si autoqualifica di "interpretazione autentica" - che alle fondazioni lirico-sinfoniche, fin dalla loro trasformazione in soggetti di diritto privato, non si applicano le disposizioni di legge che prevedono la stabilizzazione del rapporto di lavoro come conseguenza della violazione delle norme in materia di stipulazione di contratti di lavoro subordinato a termine.
  • Processo amministrativo: le astreintes non possono valere anche per gli inadempimenti della P.A. anteriori all'ordine di pagamento del giudice dell'ottemperanza
  • L'art. 114, comma 4, c.p.a. - nel prevedere che «[i]l giudice, in caso di accoglimento del ricorso: [...] e) salvo che ciò sia manifestamente iniquo, e se non sussistono altre ragioni ostative, fissa, su richiesta di parte, la somma di denaro dovuta dal resistente per ogni violazione o inosservanza successiva, ovvero per ogni ritardo nell'esecuzione del giudicato; tale statuizione costituisce titolo esecutivo» - configura uno strumento (c.d. astreinte) di coazione indiretta dell'Amministrazione, affinché questa esegua tempestivamente l'ordine di pagamento impartito dal giudice dell'ottemperanza. Tale strumento, quindi, non può valere per gli inadempimenti pregressi della stessa Amministrazione.
  • Procedure concorsuali: il giudice che decide sull'insinuazione al passivo fallimentare può far parte del collegio che giudica sull'opposizione, ma può essere ricusato
  • In materia fallimentare, la circostanza che il giudice delegato che ha deciso sulla domanda di insinuazione al passivo abbia poi partecipato al collegio giudicante chiamato a pronunciarsi sull'opposizione allo stato passivo non determina la nullità della decisione dello stesso collegio. L'incompatibilità prevista dalla legge, infatti, può dar luogo soltanto alla ricusazione del giudice (ove questi non si astenga) ex art. 52 c.p.c.
  • Fisco: è nullo l'accertamento basato sugli studi di settore se l'amministrazione finanziaria non dimostra di aver ritualmente invitato il contribuente al contraddittorio
  • L'accertamento tributario standardizzato mediante applicazione dei parametri o degli studi di settore costituisce un sistema di presunzioni semplici, la cui gravità, precisione e concordanza non è ex lege determinata dallo scostamento del reddito dichiarato rispetto agli standard in sé considerati (i quali costituiscono meri strumenti di ricostruzione per elaborazione statistica della normale redditività), ma nasce solo in esito al contraddittorio con il contribuente, pena la nullità dell'accertamento stesso. L'applicazione di tali standard può aver luogo soltanto nel caso in cui sia stato impossibile costituire il contraddittorio con il contribuente, nonostante rituale, apposito invito. Spetta, quindi, all'amministrazione dimostrare di aver inviato e fatto recapitare l'invito al contraddittorio, costituendo, questo, il presupposto per l'utile applicazione dei parametri in caso di mancata risposta del contribuente.
  • Acquisizione sanante: anche per il Consiglio di Stato, le controversie sull'indennizzo appartengono alla giurisdizione ordinaria
  • Spetta al giudice ordinario la giurisdizione sulle controversie relative alla quantificazione dell'indennizzo previsto dall'art. 42-bis del d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione per pubblica utilità).
  • Regioni: sulla riduzione del vitalizio degli ex consiglieri regionali decide la Corte dei conti
  • Appartengono alla giurisdizione pensionistica della Corte dei conti le controversie relative ai provvedimenti della Regione che riducono l'importo dell'assegno vitalizio mensile corrisposto agli ex consiglieri regionali.
  • Ordinamento penitenziario: se il carcere è disumano, lo sconto di pena è retroattivo
  • In tema di reclamo al magistrato di sorveglianza, il riferimento contenuto nell'art. 35-ter, comma 1, della l. 26 luglio 1975, n. 354 (Norme sull'ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà) al pregiudizio di cui all'art. 69, comma 6, lett. b), della medesima legge («l'inosservanza da parte dell'amministrazione di disposizioni previste dalla presente legge e dal relativo regolamento, dalla quale derivi al detenuto o all'internato un attuale e grave pregiudizio all'esercizio dei diritti»), individua la categoria del reclamo relativo alla violazione dei diritti del detenuto o dell'internato e il modello procedimentale applicabile, ma non riguarda i presupposti del pregiudizio in termini di necessaria attualità al momento della domanda e, ancor meno, della decisione.
  • Enti locali: niente voto disgiunto per i candidati a consigliere comunale
  • Ai sensi dell'art. 57, comma 7, del d.P.R. 16 maggio 1960, n. 570 (Testo unico delle leggi per la composizione e la elezione degli organi delle Amministrazioni comunali), le schede elettorali recanti il voto per il candidato alla carica di sindaco e il voto di preferenza per un candidato alla carica di consigliere comunale di altra lista sono valide rispetto al sindaco e alla lista a lui collegata, mentre sono inefficaci rispetto al voto di preferenza.
  • Sostanze stupefacenti e psicotrope: la Cassazione può applicare d'ufficio la lex mitior sopravvenuta anche se il ricorso è inammissibile
  • La Corte di cassazione, nel caso di ricorso inammissibile per qualunque ragione e con il quale non vengano proposti motivi riguardanti il trattamento sanzionatorio, può rilevare d'ufficio, con conseguente annullamento sul punto, che la sentenza impugnata era stata pronunziata prima dei mutamenti normativi che hanno modificato il trattamento sanzionatorio in senso favorevole all'imputato; ciò anche nel caso in cui la pena inflitta rientri nella cornice edittale sopravvenuta alla cui luce il giudice di rinvio dovrà riesaminare tale questione.
  • Bilancio e contabilità pubblica: è incostituzionale la riserva all'Erario delle maggiori risorse provenienti dal contrasto all'evasione di entrate riscosse in Sicilia e non spettanti allo Stato
  • È incostituzionale la legge statale che attribuisce all'Erario il maggior gettito tributario derivante dall'attività di contrasto all'evasione fiscale di entrate riscosse nel territorio della Regione Sicilia e non nominativamente riservate allo Stato.
  • Pubblica Amministrazione: il mero silenzio dell'Agenzia del demanio non può precludere il rinnovo dei contratti di locazione di immobili stipulati dalle amministrazioni
  • È incostituzionale l'art. 1, comma 388, della l. 27 dicembre 2013, n. 147 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - Legge di stabilità 2014), nella parte in cui prevede che il silenzio serbato dall'Agenzia del demanio preclude il rinnovo dei contratti di locazione di immobili stipulati dalle pubbliche amministrazioni, occorrendo invece un diniego espresso.
  • Pubblico impiego: l'art. 18 dello Statuto dei lavoratori, come modificato dalla "legge Fornero", vale anche per il pubblico impiego contrattualizzato
  • Nel caso di licenziamento intimato al pubblico dipendente in violazione di norme imperative, quale l'art. 55-bis, comma 4, del d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche), si applica la tutela reintegratoria di cui all'art. 18 dello Statuto dei lavoratori (l. 20 maggio 1970, n. 300), come modificato dalla l. 28 giugno 2012, n. 92 (Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita), trattandosi di nullità prevista dalla legge.
  • Enti locali: l'Avvocatura civica deve essere autonoma
  • Le avvocature degli enti pubblici devono essere costituite in un apposito ufficio, distinto dagli altri uffici di gestione amministrativa e dotato di adeguata stabilità e autonomia organizzativa, al quale devono essere preposti avvocati addetti in via esclusiva alla trattazione delle cause e degli affari legali.
  • Contratti pubblici: non è immediatamente applicabile l'art. 63 (affidamento sulle capacità di altri soggetti) della direttiva 2014/24/UE, non ancora recepita dall'Italia
  • Prima della scadenza del termine stabilito per il loro recepimento, le direttive europee possiedono soltanto una limitata efficacia giuridica, consistente, da un lato, nel precludere al legislatore nazionale l'approvazione di disposizioni contrastanti con quelle europee, e, dall'altro, nell'imporre ai giudici nazionali di preferire l'opzione ermeneutica del diritto interno maggiormente conforme alle stesse direttive. Tuttavia la regola dell'interpretazione conforme non opera allorquando la direttiva introduca negli ordinamenti nazionali istituti completamente nuovi, i quali esigono una compiuta disciplina normativa interna, necessariamente riservata in tutti i suoi aspetti al legislatore nazionale (fattispecie riguardante l'art. 63 della direttiva 2014/24/UE, il quale consente la sostituzione dell'impresa ausiliaria).
  • Quote rosa: non c'è violazione della pari rappresentanza di genere se nessuna donna può essere nominata assessore comunale
  • Non può ravvisarsi una violazione del principio della pari rappresentanza di genere nella circostanza che la giunta comunale sia interamente composta da individui di sesso maschile, ove non sia stato possibile, per ragioni obiettive, assicurare la presenza di alcuna donna.
  • Referendum: le decisioni dell'Ufficio centrale presso la Cassazione non sono impugnabili
  • Sussiste difetto assoluto di giurisdizione nei confronti degli atti dell'Ufficio centrale per il referendum costituito presso la Corte di cassazione, atteso che: a) tali atti, in quanto adottati da un organo neutrale nell'esercizio di mere funzioni di controllo esterno, non sono né soggettivamente né oggettivamente amministrativi; b) non esiste nell'ordinamento un altro organo titolare di poteri giurisdizionali in materia.
  • Regolamento preventivo di giurisdizione: è inammissibile il ricorso che lamenta l'eccesso di potere giurisdizionale del giudice ordinario
  • È inammissibile il ricorso per regolamento preventivo di giurisdizione che - in un giudizio proposto in primo grado innanzi al giudice ordinario, il quale, in corso di causa, abbia adottato un provvedimento d'urgenza ex art. 700 c.p.c. diretto ad accordare al ricorrente una tutela provvisoria ed interinale nelle more del giudizio incidentale di costituzionalità che contestualmente, con ordinanza di rimessione, abbia sollevato - lamenti l'eccesso di potere giurisdizionale di quel giudice, assumendo che la tutela cautelare era preclusa per legge e che il contestuale sollevamento della questione di legittimità costituzionale non autorizzava quel giudice a non applicare la norma della cui legittimità costituzionale dubitava, atteso che nella questione così proposta non è identificabile una questione di giurisdizione, ai sensi degli artt. 37 e 41 c.p.c., che la Corte di cassazione, a sezioni unite, possa essere chiamata a risolvere.
  • Concorrenza e mercato: il diritto del locatario di opporsi alla locazione di spazi all'interno del medesimo centro commerciale non costituisce di per sé una restrizione della concorrenza
  • L'art. 101, § 1, TFUE dev'essere interpretato nel senso che la sola circostanza che un contratto di locazione commerciale di un supermercato situato in un centro commerciale contenga una clausola che accorda al locatario il diritto di opporsi alla locazione da parte del locatore, all'interno del medesimo centro, di spazi commerciali ad altri locatari, non implica che tale contratto abbia per oggetto di restringere la concorrenza ai sensi di tale disposizione. Possono essere considerati come costitutivi di un accordo avente «per effetto» di impedire, restringere o falsare il gioco della concorrenza, ai sensi dell'art. 101, § 1, TFUE, i contratti di locazione commerciale di cui si accerti, al termine di un'approfondita analisi del contesto economico e giuridico nel quale questi ultimi si inseriscono, nonché delle peculiarità del mercato di riferimento interessato, che contribuiscono in maniera significativa a un'eventuale compartimentazione di tale mercato. L'importanza del contributo di ciascun contratto a tale compartimentazione dipende, segnatamente, dalla posizione delle parti contraenti su detto mercato e dalla durata di tale contratto.
  • Appalti pubblici: l'azione di risarcimento danni non può essere subordinata al previo accertamento dell'illegittimità della procedura per il quale sia previsto un termine che inizia a decorrere indipendentemente dalla conoscenza dell'illegittimità da parte di colui che propone l'azione
  • Il diritto dell'Unione europea, segnatamente il principio di effettività, osta ad una normativa nazionale che subordina la proposizione di un ricorso diretto ad ottenere il risarcimento danni per violazione di una norma in materia di appalti pubblici al previo accertamento dell'illegittimità della procedura di aggiudicazione dell'appalto in questione per mancata previa pubblicazione di un bando di gara, qualora tale azione di accertamento di illegittimità sia soggetta ad un termine di decadenza di sei mesi a partire dal giorno successivo alla data dell'aggiudicazione dell'appalto pubblico di cui trattasi, indipendentemente dalla circostanza che colui che propone l'azione fosse o meno in grado di conoscere l'esistenza dell'illegittimità di tale decisione dell'amministrazione aggiudicatrice.
  • Legge Pinto: il termine perentorio previsto dall'art. 4 della l. 89/2001 vale soltanto per il deposito del ricorso
  • Soggiace al termine perentorio stabilito dall'art. 4 della l. 24 marzo 2001, n. 89 («Previsione di equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo e modifica dell'articolo 375 del codice di procedura civile») unicamente il deposito, nella cancelleria della Corte d'appello adita, di un ricorso avente i requisiti di cui all'art. 125 c.p.c. (richiamato dal primo comma dell'art. 3 stessa legge). Pertanto, il deposito degli atti e dei documenti elencati nel terzo comma del medesimo articolo può sopravvenire in qualunque momento utile, prima che il presidente della Corte o il consigliere da lui designato provvedano con decreto sulla domanda, ovvero nel termine eventualmente concesso ai sensi dell'art. 640, primo comma, c.p.c. (richiamato dal successivo quarto comma dello stesso art. 3).
  • Telecomunicazioni: l'aumento delle tariffe in base a un indice dei prezzi al consumo non consente all'abbonato di recedere dal contratto senza penali
  • L'art. 20, § 2, della direttiva 2002/22/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 marzo 2002, relativa al servizio universale e ai diritti degli utenti in materia di reti e di servizi di comunicazione elettronica (direttiva servizio universale), come modificata dalla direttiva 2009/136/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 novembre 2009, dev'essere interpretato nel senso che una modifica delle tariffe di una prestazione di servizi relativi alle reti o di servizi di comunicazione elettronica, derivante dall'applicazione di una clausola di adeguamento delle tariffe contenuta nelle condizioni generali di contratto applicate da un'impresa che fornisce tali servizi, clausola che prevede un tale adeguamento in base a un indice oggettivo dei prezzi al consumo stabilito da un istituto pubblico, non costituisce una «modifica delle condizioni contrattuali» che, ai sensi di tale disposizione, conferisce all'abbonato il diritto di recedere dal contratto senza penali.
  • Processo penale: non è incostituzionale la mancanza di una disciplina transitoria per l'applicazione della sospensione del procedimento con messa alla prova
  • Non è incostituzionale l'art. 464-bis, comma 2, c.p.p., nella parte in cui - in assenza di una disciplina transitoria analoga a quella prevista per l'applicazione della disciplina della sospensione del procedimento penale nei confronti degli irreperibili (art. 15-bis, comma 1, l. legge 28 aprile 2014, n. 67, inserito dall'art. 1 della l. 11 agosto 2014, n. 118) - preclude l'ammissione all'istituto della sospensione del procedimento con messa alla prova degli imputati di processi pendenti in primo grado, nei quali la dichiarazione di apertura del dibattimento sia stata effettuata prima dell'entrata in vigore della l. 28 aprile 2014, n. 67, che ha introdotto quell'istituto.
  • Pubblica Amministrazione: il medico in pensione non può essere escluso dalla selezione pubblica per incarichi di medicina ambulatoriale
  • È illegittimo il provvedimento che dispone l'esclusione di un medico in quiescenza da una selezione pubblica per il conferimento di incarichi di medicina ambulatoriale, non rientrando tale ipotesi fra quelle contemplate dall'art. 5, comma 9, del d.l. 6 luglio 2012, n. 95 (Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini nonché misure di rafforzamento patrimoniale delle imprese del settore bancario), convertito, con modificazioni, dalla l. 7 agosto 2012, n. 135, il quale vieta alle pubbliche amministrazioni «di attribuire incarichi di studio e di consulenza a soggetti già lavoratori privati o pubblici collocati in quiescenza».
  • Contratti pubblici: niente esclusione dalla gara se la dichiarazione resa dal procuratore speciale ex art. 38 d.lgs. 163/2006 è sovrabbondante rispetto agli obblighi di legge
  • Nelle procedure di gara per l'affidamento di contratti pubblici, è illegittima l'esclusione dell'impresa per l'esistenza di una causa ostativa ai sensi dell'art. 38 del d.lgs. 12 aprile 2006, n. 163 (Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE), ove la relativa dichiarazione resa dal procuratore speciale non sia necessaria ai fini della partecipazione alla gara.
  • Accesso ai documenti amministrativi: la scadenza del termine per proporre impugnazione non giustifica il diniego
  • Il diritto di accesso agli atti della Pubblica Amministrazione può essere esercitato indipendentemente dall'esistenza di una lesione immediata della posizione giuridica del richiedente, tale da legittimare la proposizione del ricorso giurisdizionale, essendo sufficiente un interesse personale e concreto, serio e non emulativo, a conoscere gli atti già posti in essere ovvero a partecipare alla formazione di quelli successivi (fattispecie relativa ad un'istanza di accesso finalizzata a conoscere la qualifica del funzionario dell'Agenzia delle Entrate che aveva sottoscritto un avviso di accertamento).
  • Contratti pubblici: se c'è discordanza tra l'offerta in cifre e l'offerta in lettere, prevale quella in lettere
  • Nelle procedure di gara per l'affidamento di contratti pubblici di lavori, servizi o forniture, ove sussista discordanza tra l'offerta espressa in cifre e l'offerta espressa in lettere, prevale quest'ultima (e non già la più vantaggiosa per l'amministrazione).
  • Fisco: è nullo l'avviso di accertamento sottoscritto dal funzionario sulla base di un ordine di servizio "in bianco"
  • È nullo l'avviso di accertamento fiscale sottoscritto da un funzionario delegato dal capo dell'ufficio (art. 42 d.P.R. 600/1973), ove tale delega non contenga il nominativo del funzionario stesso.
  • Diffamazione a mezzo stampa: il danno non patrimoniale non può mai essere in re ipsa
  • Deve escludersi la configurabilità di un danno non patrimoniale in re ipsa, sia che esso derivi da reato, sia che esso rientri fra le ipotesi di ristoro tipizzato dal legislatore (ad es., in tema di tutela della privacy o di equa riparazione per durata irragionevole del processo), sia che esso discenda dalla lesione di diritti inviolabili della persona, costituzionalmente garantiti, qual è il diritto all'onore e alla reputazione. Pertanto, la sussistenza del danno non patrimoniale, come conseguenza di una lesione suscettibile di essere risarcita, deve essere oggetto di allegazione e di prova, anche ricorrendo a presunzioni semplici.
  • Contratti pubblici: la commissione giudicatrice non può essere nominata prima della scadenza del termine di presentazione delle offerte
  • L'art. 84, comma 10, del d.lgs. 12 aprile 2006, n. 163 (Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE), nello stabilire che «[l]a nomina dei commissari e la costituzione della commissione devono avvenire dopo la scadenza del termine fissato per la presentazione delle offerte», esprime un principio di ordine generale, rispondente ad esigenze di imparzialità della procedura di gara, ossia all'intento di evitare collusioni tra commissari e concorrenti, ed è perciò applicabile anche alle concessioni di servizi, rinvenendo il proprio fondamento direttamente nei principi del Trattato europeo.
  • Accesso abusivo a sistema informatico o telematico: commette reato l'utente abilitato che viola le condizioni e i limiti dell'accesso al sistema
  • Integra la fattispecie criminosa di accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico (art. 615-ter c.p.) la condotta di chi, pur essendo abilitato, s'introduce nel sistema o vi si mantiene violando le condizioni e i limiti risultanti dal complesso delle prescrizioni impartite dal titolare del sistema stesso per delimitarne oggettivamente l'accesso, senza che assumano rilievo le motivazioni soggettive di tale condotta.
  • Patrocinio a spese dello Stato: legittima la previsione di limiti di reddito più elevati per il solo processo penale
  • Non viola la Costituzione la scelta del legislatore di stabilire, soltanto per il processo penale, un incremento del limite reddituale richiesto ai fini dell'ammissione al patrocinio a spese dello Stato, nel caso in cui l'interessato conviva con il coniuge o con altri familiari.
  • Legge Severino: la sospensione dalla carica elettiva non è incostituzionale
  • Non è fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 11, comma 1, lett. a), del d.lgs. 31 dicembre 2012, n. 235 (Testo unico delle disposizioni in materia di incandidabilità e di divieto di ricoprire cariche elettive e di Governo conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi, a norma dell'articolo 1, comma 63, della legge 6 novembre 2012, n. 190), in relazione all'art. 10, comma 1, lett. c), del medesimo d.lgs., là dove si prevede la sospensione di diritto dalle cariche di presidente della provincia, sindaco, assessore e consigliere provinciale e comunale per coloro che abbiano riportato una condanna non definitiva per taluni delitti.
  • Corte dei conti: la segnalazione di una notitia damni alla Procura contabile non può trarre origine da un'attività di controllo illegittima
  • La segnalazione di una notitia damni alla Procura della Corte dei conti non può trarre origine da un'attività di controllo illegittimamente svolta dalla stessa Corte. Ai sensi dell'art. 74 del r.d. 12 luglio 1934, n. 1214 (Approvazione del testo unico delle leggi sulla Corte dei conti), il Procuratore contabile può chiedere in comunicazione atti e documenti "in possesso" di autorità amministrative, ma non può esigere da queste ultime una specifica e ulteriore attività di acquisizione di dati o di notizie, né può richiedere alle stesse lo svolgimento di un'attività di recupero amministrativo, in danno di soggetti terzi, di somme spese irregolarmente, per di più in assenza di una pronuncia giurisdizionale che abbia accertato effettivamente tale irregolarità (fattispecie relativa alla Regione Emilia-Romagna).
  • Notai: legittimo il divieto di riabilitazione del notaio condannato per gravi reati
  • Non contrasta con la Costituzione l'art. 159, comma 3, della l. 16 febbraio 1913, n. 89 (Ordinamento del notariato e degli archivi notarili), nella parte in cui vieta la riabilitazione del notaio già destituito a seguito di condanna per taluni reati.
  • Edilizia e urbanistica: è incostituzionale la legge regionale che prevede un condono straordinario per le opere abusive
  • La Regione non può ampliare i limiti applicativi della sanatoria o allargare l'area del condono edilizio rispetto a quanto stabilito dalla legge statale, né, a maggior ragione, può disporre autonomamente una sanatoria straordinaria per il solo territorio regionale (fattispecie relativa ad una legge della Regione Toscana).
  • Autorizzazione paesaggistica: il parere della soprintendenza è vincolante anche se tardivo
  • Il decorso del termine di quarantacinque giorni, previsto dall'art. 146 del d.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137), per il rilascio del parere di compatibilità paesaggistica, non preclude alla soprintendenza di provvedere, fino a quando non sopravvenga la decisione surrogatoria dell'amministrazione competente, né priva il parere, ancorché tardivamente reso, della sua ordinaria attitudine vincolante.
  • Acquisizione sanante: le controversie sull'indennizzo appartengono alla giurisdizione ordinaria
  • Spetta al giudice ordinario la giurisdizione sulle controversie riguardanti l'indennizzo previsto dall'art. 42-bis del d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione per pubblica utilità).
  • Processo penale: la richiesta di messa alla prova respinta in sede di udienza preliminare non può essere reiterata davanti al GUP
  • Qualora il giudice respinga la richiesta di sospensione del procedimento con messa alla prova (artt. 464-bis ss. c.p.p.) formulata nella fase dell'udienza preliminare, l'imputato può soltanto impugnare la decisione con ricorso per cassazione oppure riproporre la richiesta nel successivo giudizio prima della dichiarazione di apertura del dibattimento, mentre non può reiterare la richiesta, ancorché modificata nel contenuto, in quella stessa fase.
  • Responsabilità amministrativa: la Corte dei conti non ha giurisdizione nei confronti dei vertici di Alitalia
  • La Corte dei conti non ha giurisdizione nei confronti degli amministratori e dei dipendenti di Alitalia s.p.a., trattandosi di una società privata che svolge un'attività economica e commerciale in regime di mercato libero.
  • Appalti pubblici: l'aggiudicazione può essere subordinata al pagamento di un salario minimo al personale assegnato all'esecuzione delle prestazioni
  • L'art. 26 della direttiva 2004/18/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 31 marzo 2004, relativa al coordinamento delle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori, di forniture e di servizi, come modificata dal regolamento (UE) n. 1251/2011 della Commissione, del 30 novembre 2011, dev'essere interpretato nel senso che non osta ad una normativa di un ente regionale di uno Stato membro che impone agli offerenti e ai loro subappaltatori, a pena di esclusione dalla gara, di impegnarsi, mediante una dichiarazione scritta allegata alla loro offerta, a versare un salario minimo, fissato dalla suddetta normativa, al personale che sarà assegnato all'esecuzione delle prestazioni oggetto dell'appalto pubblico considerato.
  • Concessioni di servizi: nessuna preclusione all'avvalimento
  • Nelle procedure di gara per l'affidamento in concessione di servizi, non sussiste alcuna preclusione all'uso dell'avvalimento, di cui all'art. 49 del d.lgs. 12 aprile 2006, n. 163 (Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE). Tale istituto, infatti, ha efficacia generale ed è ammesso, senza sbarramenti rilevanti, per ogni tipo di requisito tecnico, professionale o finanziario, giacché serve a garantire la massima partecipazione alle gare ad evidenza pubblica, consentendo ai concorrenti, che siano privi di quelli richiesti dal bando, di parteciparvi ricorrendo ai requisiti di altri soggetti, così agevolando l'ingresso sul mercato di nuovi operatori e, quindi, la concorrenza fra le imprese.
  • Fisco: è onere dell'Amministrazione provare i requisiti del funzionario che ha sottoscritto l'avviso di accertamento
  • La Corte di cassazione ha affermato i seguenti principi di diritto: 1) ai sensi dell'art. 42 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 (Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi), è nullo l'avviso di accertamento che non reca la sottoscrizione del capo dell'ufficio o di altro impiegato della carriera direttiva da lui delegato; 2) a seguito dell'evoluzione legislativa e ordinamentale, sono oggi "impiegati della carriera direttiva" i "funzionari della terza area" di cui al contratto del comparto agenzie fiscali per il quadriennio 2002-2005 (art. 17); 3) in base al principio della tassatività delle cause di nullità degli atti tributari, non occorre, ai meri fini della validità dell'atto, che i funzionari deleganti e delegati possiedano la qualifica di dirigente, ancorché essa sia eventualmente richiesta da altre disposizioni; 4) qualora il contribuente contesti - anche in forma generica - la legittimazione del funzionario che ha sottoscritto l'avviso di accertamento ad emanare l'atto, è onere dell'Amministrazione - che ha immediato e facile accesso ai propri dati - fornire la prova del possesso, sia da parte del delegante sia da parte del delegato, dei requisiti soggettivi indicati dalla legge, nonché dell'esistenza della delega in capo al secondo.
  • Matrimoni omosessuali contratti all'estero: il Consiglio di Stato ribadisce la legittimità della circolare ministeriale che ordina ai prefetti di annullare le trascrizioni
  • È legittima la circolare del Ministro dell'interno, in data 7 ottobre 2014, che impartisce ai prefetti l'istruzione di provvedere all'annullamento d'ufficio delle trascrizioni, nei registri dello stato civile, dei matrimoni contratti all'estero fra persone del medesimo sesso.
  • Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica: il decreto presidenziale è ricorribile per cassazione come una decisione del Consiglio di Stato
  • Il decreto del Presidente della Repubblica che decide su un ricorso straordinario, dietro parere vincolante del Consiglio di Stato, riveste natura giurisdizionale e, pertanto, può essere oggetto di ricorso per cassazione - al pari di un'ordinaria decisione del Consiglio di Stato - per i soli motivi inerenti alla giurisdizione (art. 111, ottavo comma, Cost.).
  • Autorizzazione paesaggistica: il termine per l'annullamento d'ufficio è sempre di sessanta giorni dal ricevimento della documentazione completa
  • A norma dell'art. 159, comma 3, d.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137), il termine per l'esercizio del potere di annullamento d'ufficio dell'autorizzazione paesaggistica è di sessanta giorni e decorre dal momento in cui la soprintendenza riceve la relativa documentazione completa.
  • Concorrenza e mercato: è ingannevole la pubblicità che presenta come "artigianali" patatine fritte in busta prodotte in modo industriale
  • Costituisce pubblicità ingannevole - ai sensi degli artt. 21 ss. del d.lgs. 6 settembre 2005, n. 206 (Codice del consumo, a norma dell'articolo 7 della legge 29 luglio 2003, n. 229) - la condotta dell'operatore commerciale che reclamizza un alimento (nella specie, patatine fritte in busta) con messaggi idonei ad indurre in errore il consumatore medio riguardo alle modalità di produzione, agli ingredienti e alle caratteristiche nutrizionali dell'alimento stesso.
  • Concessioni demaniali marittime: il rilascio deve passare attraverso una procedura di gara
  • Anche le concessioni di beni pubblici sono assoggettate ai principi desumibili dal diritto europeo primario e, segnatamente, ai generali principi di non discriminazione, parità di trattamento, trasparenza, mutuo riconoscimento e proporzionalità, i quali rinvengono il loro primo corollario nell'obbligo di indizione di procedure trasparenti e competitive. Con specifico riguardo all'attribuzione in concessione di aree del demanio marittimo, l'indifferenza manifestata dall'ordinamento eurounitario rispetto al nomen della fattispecie, e quindi alla sua riqualificazione interna in termini pubblicistici o privatistici, fa sì che la sottoposizione ai principi di evidenza trovi il suo presupposto sufficiente nella circostanza che con la concessione di tali aree si fornisce un'occasione di guadagno a soggetti operanti sul mercato, e ciò impone una procedura competitiva ispirata ai predetti principi di trasparenza e non discriminazione.
  • Immigrazione: la concessione agli stranieri regolarmente soggiornanti della pensione di invalidità civile per sordi e dell'indennità di comunicazione non può essere subordinata alla titolarità della carta di soggiorno
  • È incostituzionale - per violazione degli artt. 2, 3, 10, 32 e 38 Cost. - l'art. 80, comma 19, della l. 23 dicembre 2000, n. 388 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2001), nella parte in cui subordina al requisito della titolarità della carta di soggiorno la concessione agli stranieri legalmente soggiornanti nel territorio dello Stato della pensione di invalidità civile per sordi e della indennità di comunicazione.
  • Procreazione medicalmente assistita: non può essere sanzionata la selezione degli embrioni finalizzata esclusivamente ad evitare l'impianto di quelli affetti da malattie genetiche trasmissibili
  • È incostituzionale - per violazione degli artt. 3, 32 e 117, primo comma, Cost., quest'ultimo in relazione all'art. 8 Cedu - l'art. 13, commi 3, lett. b), e 4 della l. 19 febbraio 2004, n. 40 (Norme in materia di procreazione medicalmente assistita), nella parte in cui contempla come ipotesi di reato la condotta di selezione degli embrioni anche nei casi in cui questa sia esclusivamente finalizzata ad evitare l'impianto nell'utero della donna di embrioni affetti da malattie genetiche trasmissibili rispondenti ai criteri di gravità di cui all'art. 6, comma 1, lett. b), della l. 22 maggio 1978, n. 194 (Norme per la tutela della maternità e sulla interruzione della gravidanza) e accertate da apposite strutture pubbliche.
  • Lavoro: equivale ad un licenziamento la risoluzione di un contratto di lavoro in seguito al rifiuto del lavoratore di acconsentire a una modifica unilaterale e sostanziale, a suo svantaggio, degli elementi essenziali di tale contratto
  • Nell'interpretare l'art. 1, § 1, della direttiva 98/59/CE del Consiglio, del 20 luglio 1998, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di licenziamenti collettivi, la Corte di giustizia ha affermato che: 1) i lavoratori che beneficino di un contratto concluso a tempo determinato o per un compito determinato devono essere considerati lavoratori «abitualmente» impiegati, ai sensi di detta disposizione, nello stabilimento interessato; 2) al fine di accertare l'esistenza di un «licenziamento collettivo», che comporta l'applicazione della direttiva, la condizione, prevista nel secondo comma della predetta disposizione, che «i licenziamenti siano almeno cinque» dev'essere interpretata nel senso che essa non riguarda le cessazioni di contratti di lavoro assimilate a un licenziamento, bensì esclusivamente i licenziamenti in senso stretto; 3) il fatto che un datore di lavoro proceda, unilateralmente e a svantaggio del lavoratore, ad una modifica sostanziale degli elementi essenziali del contratto di lavoro per ragioni non inerenti alla persona del lavoratore stesso rientra nella nozione di «licenziamento» di cui alla predetta disposizione.
  • Cooperazione giudiziaria in materia civile: la Corte di giustizia definisce per la prima volta il concetto di «atto extragiudiziale» ai sensi del regolamento (CE) n. 1393/2007
  • Nell'interpretare il regolamento (CE) n. 1393/2007 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 novembre 2007, relativo alla notificazione e alla comunicazione negli Stati membri degli atti giudiziari ed extragiudiziali in materia civile o commerciale («notificazione o comunicazione degli atti») e che abroga il regolamento (CE) n. 1348/2000 del Consiglio, la Corte di giustizia ha affermato che: 1) la nozione di «atto extragiudiziale», in esso contenuta, comprende non solo gli atti redatti o certificati da un'autorità pubblica o da un pubblico ufficiale, ma anche gli atti privati la cui formale trasmissione al loro destinatario residente all'estero è necessaria per l'esercizio, la prova o la tutela di un diritto o di una pretesa giuridica in materia civile o commerciale; 2) la notificazione o la comunicazione di un atto extragiudiziale conformemente alle modalità stabilite dal regolamento è ammissibile anche quando il ricorrente abbia già effettuato una prima notifica o una prima comunicazione di tale atto seguendo una via di trasmissione non prevista dal medesimo regolamento o utilizzando uno degli altri mezzi di trasmissione in esso stabiliti; 3) quando le condizioni di applicazione dell'art. 16 del regolamento sono soddisfatte, non occorre verificare caso per caso che la notificazione o la comunicazione di un atto extragiudiziale abbia un'incidenza transfrontaliera e sia necessaria al buon funzionamento del mercato interno.
  • Fisco: sono validi gli atti impositivi sottoscritti dai dirigenti dell'Agenzia delle entrate decaduti per effetto della sentenza della Corte costituzionale n. 37/2015
  • L'art. 42 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 (Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi) impone, a pena di nullità, che gli avvisi di accertamento in rettifica e di accertamento d'ufficio siano sottoscritti «dal capo dell'ufficio o da altro impiegato della carriera direttiva da lui delegato» (ossia da un funzionario di area terza di cui al contratto del comparto agenzie fiscali per il quadriennio 2002-2005), senza richiedere che essi posseggano la qualifica dirigenziale. In tal modo, la disposizione individua l'agente capace di manifestare la volontà dell'amministrazione finanziaria negli atti a rilevanza esterna, identificando quale debba essere la professionalità per legge idonea a emettere quegli atti. In virtù del principio di tassatività delle cause di nullità degli atti fiscali, e non occorrendo, ai meri fini della validità di tali atti, che i funzionari (delegati o deleganti) possiedano qualifiche dirigenziali, la sorte degli atti impositivi formati anteriormente alla sentenza della Corte costituzionale n. 37/2015 - sottoscritti da soggetti al momento rivestenti funzioni di capo dell'ufficio, ovvero da funzionari della carriera direttiva appositamente delegati, e dunque da soggetti idonei ai sensi del predetto art. 42 - non è condizionata dalla validità o meno della qualifica dirigenziale a tali soggetti attribuita per effetto della previsione - dichiarata costituzionalmente illegittima - di cui all'art. 8, comma 24, del d.l. 2 marzo 2012, n. 16 (Disposizioni urgenti in materia di semplificazioni tributarie, di efficientamento e potenziamento delle procedure di accertamento), convertito, con modificazioni, dalla l. 26 aprile 2012, n. 44.
  • Enti locali: la partecipazione alle elezioni comunali, per la carica di sindaco, di un soggetto incandidabile inficia anche il risultato della lista ad esso collegata e può comportare l'annullamento dell'intera consultazione elettorale
  • La partecipazione alle elezioni comunali, nella veste di candidato alla carica di sindaco, di un soggetto incandidabile ai sensi dell'art. 10 del d.lgs. 21 dicembre 2012, n. 235 («Testo unico delle disposizioni in materia di incandidabilità e di divieto di ricoprire cariche elettive e di Governo conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi, a norma dell'articolo 1, comma 63, della legge 6 novembre 2012, n. 190»), oltre ad essere ex se nulla, inficia anche il risultato ottenuto dalla lista ad esso collegata. L'effetto perturbante dell'illegittima ammissione alle elezioni dev'essere verificato alla luce del rapporto esistente tra l'entità dei voti riportati da tale lista, da un lato, e lo scarto di voti registrato tra i due candidati più votati per la carica di vertice dell'ente, dall'altro, dovendosi riconoscere, in concreto, un effetto integralmente invalidante allorché i suffragi raccolti dalla lista indebitamente ammessa superino largamente l'anzidetto scarto differenziale, tanto da alterare in maniera significativa il risultato complessivo della consultazione (la sentenza contiene, fra l'altro, importanti precisazioni sull'ambito di applicazione dell'art. 129 c.p.a.).
  • Procedimento penale davanti al giudice di pace: la mancata comparizione in udienza della persona offesa non impedisce la dichiarazione di improcedibilità per la particolare tenuità del fatto
  • Nel procedimento davanti al giudice di pace, dopo l'esercizio dell'azione penale, la mancata comparizione in udienza della persona offesa, regolarmente citata o irreperibile, non è di per sé di ostacolo alla dichiarazione di improcedibilità dell'azione stessa per la particolare tenuità del fatto, in presenza dei presupposti di cui all'art. 34, comma 1, d.lgs. 28 agosto 2000, n. 274.
  • Principio di proporzionalità dell'azione amministrativa: non si può punire la "carabiniera" che s'innamora di una "persona di dubbia condotta morale e civile", ma incensurata
  • Nell'esercizio del suo potere, la Pubblica Amministrazione deve applicare le norme non già meccanicamente, bensì in coerenza con i parametri della logicità, proporzionalità e adeguatezza, dimodoché il provvedimento adottato non ecceda quanto è opportuno e necessario per raggiungere lo scopo perseguito (fattispecie relativa ad una donna, tenente dei Carabinieri, sanzionata in sede disciplinare per aver intrattenuto una relazione sentimentale con una "persona di dubbia condotta morale e civile", ma assolta con formula piena in sede penale).
  • Lavoro: la parte dev'essere messa a conoscenza del momento da cui decorre il termine per proporre opposizione avverso l'ordinanza emessa nella fase sommaria del "rito Fornero"
  • Il principio - sancito dalla giurisprudenza costituzionale - della conoscibilità del momento iniziale di un termine previsto per l'esercizio del diritto di difesa è applicabile anche al termine per la notifica dell'opposizione di cui all'art. 1, comma 52, della l. 28 giugno 2012, n. 92 (Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita), dovendosi coordinare l'esigenza della ragionevole durata del processo con quella del giusto processo.
  • Reati contro il patrimonio in ambito familiare: la Consulta sollecita il legislatore ad aggiornare l'attuale disciplina
  • Nel dichiarare inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 649, comma 1, c.p. (sollevata in riferimento agli artt. 3, primo e secondo comma, e 24, primo comma, Cost.), la Corte costituzionale sottolinea la necessità, alla luce della mutata realtà sociale, di un «aggiornamento della disciplina dei reati contro il patrimonio commessi in ambito familiare, che realizzi, pur nella perdurante valorizzazione dell'istituzione familiare e della relativa norma costituzionale di presidio (art. 29 Cost.), un nuovo bilanciamento, in questo settore, tra diritti dei singoli ed esigenze di tutela del nucleo familiare».
  • Stato civile: la rettificazione giudiziale di attribuzione di sesso non richiede necessariamente l'intervento chirurgico
  • L'art. 1, comma 1, della l. 14 aprile 1982, n. 164 (Norme in materia di rettificazione di attribuzione di sesso) - nel prevedere che la rettificazione di attribuzione di sesso «si fa in forza di sentenza del tribunale passata in giudicato che attribuisca ad una persona sesso diverso da quello enunciato nell'atto di nascita a seguito di intervenute modificazioni dei suoi caratteri sessuali» - mira a garantire sia il diritto all'identità di genere, come espressione del diritto all'identità personale (art. 2 Cost. e art. 8 della CEDU), sia il diritto alla salute (art. 32 Cost.). In tale prospettiva, la mancanza di un riferimento testuale alle modalità (chirurgiche, ormonali, ovvero conseguenti ad una situazione congenita), attraverso le quali si realizzi la modificazione, porta ad escludere la necessità, ai fini dell'accesso al percorso giudiziale di rettificazione anagrafica, del trattamento chirurgico, il quale costituisce solo una delle possibili tecniche per realizzare l'adeguamento dei caratteri sessuali.
  • Matrimonio: legittima la procedibilità d'ufficio, anziché a querela della persona offesa, per il reato di omessa corresponsione dell'assegno divorzile (ma il sistema delle incriminazioni relative ai rapporti familiari è «frammentario e disarmonico»)
  • Non contrasta con la Costituzione, non essendo manifestamente irrazionale, l'art. 12-sexies della l. 1° dicembre 1970, n. 898 (Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio), nella parte in cui non stabilisce, per il reato di omessa corresponsione dell'assegno divorzile, la procedibilità a querela della persona offesa, onde tale reato è perseguibile d'ufficio.
  • Moneta: è incostituzionale la "prescrizione anticipata" della Lira
  • È incostituzionale - per violazione dei principi di tutela dell'affidamento e di ragionevolezza (art. 3 Cost.) - l'art. 26 del d.l. 6 dicembre 2011, n. 201 («Disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici»), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della l. 22 dicembre 2011, n. 214, il quale ha anticipato al 6 dicembre 2011 il termine di prescrizione delle lire ancora in circolazione (termine precedentemente fissato al 28 febbraio 2012), disponendo altresì che il relativo controvalore fosse versato all'entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnato al Fondo per l'ammortamento dei titoli di Stato.
  • Banche di dati: i dati di una raccolta che sono sfruttati economicamente in modo autonomo costituiscono «elementi indipendenti» nella misura in cui, dopo la loro estrazione, forniscono informazioni rilevanti per i clienti della società che se ne serve
  • L'art. 1, § 2, della direttiva 96/9/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 marzo 1996, relativa alla tutela giuridica delle banche di dati, dev'essere interpretato nel senso che i dati geografici che terzi estraggano da una carta topografica per la costituzione e la commercializzazione di un'altra carta conservano, successivamente alla loro estrazione, un valore informativo sufficiente per essere qualificati come «elementi indipendenti» di una «banca di dati» ai sensi di detta disposizione.
  • Pubblico impiego: se la sanzione da irrogare è il rimprovero verbale o la censura, l'intero procedimento disciplinare spetta al capo della struttura in cui lavora il dipendente
  • In materia disciplinare nel pubblico impiego contrattualizzato, ai sensi dell'art. 55, comma 4, d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche), nel testo in vigore anteriormente alla novella di cui al d.lgs. 27 ottobre 2009, n. 150 (Attuazione della legge 4 marzo 2009, n. 15, in materia di ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni), ove la sanzione da irrogare sia quella del rimprovero verbale o della censura, il capo della struttura in cui il dipendente lavora è competente non solo ad applicare la sanzione medesima, ma anche a curare il relativo procedimento disciplinare.
  • Processo amministrativo: il ricorso può essere depositato anche a mezzo del servizio postale
  • In virtù del principio generale della libertà (o equivalenza) delle forme degli atti processuali (art. 156 c.p.c.) e in mancanza di norme contrarie, deve ritenersi ammissibile il ricorso depositato presso la segreteria del Giudice amministrativo a mezzo del servizio postale, anziché mediante consegna diretta. In tal caso, tuttavia, il ricorso si considera depositato, ai fini dei termini di decadenza, non già dalla data di spedizione, bensì solo nel momento in cui esso pervenga effettivamente all'ufficio ricevimento con tutte le caratteristiche formali e tutti gli elementi di corredo che sono necessari per la sua acquisizione e la sua iscrizione nel registro generale.
  • Potestà legislativa: le leggi regionali non possono derogare alle disposizioni del codice civile
  • La potestà legislativa delle Regioni incontra il limite c.d. del diritto privato, fondato sull'esigenza - connessa al principio costituzionale di eguaglianza (art. 3) - di garantire l'uniformità sul territorio nazionale delle regole fondamentali di diritto che disciplinano i rapporti fra privati. Il limite dell'ordinamento civile, quale area riservata alla competenza esclusiva della legislazione statale, ricomprende i rapporti tradizionalmente oggetto di codificazione e comporta l'inderogabilità, da parte del legislatore regionale, delle norme dettate dal codice civile per regolare l'esercizio dell'autonomia negoziale privata ed il diritto delle obbligazioni, sia che si tratti di norme imperative, sia che si tratti di norme destinate a regolare direttamente i rapporti tra soggetti in assenza di diversa volontà negoziale delle parti (fattispecie riguardante una legge siciliana derogativa della disciplina civilistica dell'accollo).
  • Contratti pubblici: non è obbligatorio indicare nell'offerta il nominativo del subappaltatore
  • In materia di procedure per l'affidamento di contratti pubblici: a) l'indicazione del nominativo del subappaltatore già in sede di presentazione dell'offerta non è obbligatoria, neanche quando il concorrente non possieda la qualificazione nelle categorie scorporabili previste dall'art. 92, comma 2, d.P.R. 5 ottobre 2010, n. 207 (Regolamento di esecuzione ed attuazione del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, recante «Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE»); b) non sono legittimamente esercitabili i poteri attinenti al soccorso istruttorio, nel caso di omessa indicazione degli oneri di sicurezza aziendali, anche per le procedure in cui la fase della presentazione delle offerte si è conclusa prima della pubblicazione della decisione dell'Adunanza plenaria 20 marzo 2015, n. 3.
  • Immigrazione: la protezione umanitaria va accordata anche quando lo straniero può trasferirsi in un'altra zona del Paese d'origine
  • Al fine di accertare la sussistenza delle condizioni per il riconoscimento del diritto al rilascio di un permesso di soggiorno per ragioni umanitarie, il giudice della protezione internazionale può valutare le medesime circostanze sulla base delle quali ha escluso il riconoscimento delle due misure maggiori (status di rifugiato e protezione sussidiaria), non essendo necessario che il richiedente deduca fatti o motivi diversi o alternativi, senza che assuma alcun rilievo la circostanza che questi abbia la possibilità di spostarsi in un'area geografica diversa del Paese d'origine.
  • Processo amministrativo: è nulla la notifica dell'appello al Consiglio di Stato effettuata nei confronti di un'Amministrazione statale presso l'Avvocatura distrettuale dello Stato
  • È nulla la notifica dell'appello al Consiglio di Stato effettuata nei confronti di un'Amministrazione statale presso l'Avvocatura distrettuale dello Stato, anziché presso l'Avvocatura generale dello Stato (art. 11 del r.d. 30 ottobre 1933, n. 1611, nel testo sostituito dall'art. 1 della l. 25 marzo 1958, n. 260); né tale invalidità può essere sanata dall'avvenuta costituzione in giudizio dell'Avvocatura generale dello Stato, ove questa si sia costituita al solo fine di far dichiarare inammissibile il ricorso.
  • Concorsi pubblici: il numero dei commissari d'esame non può essere superiore a quello stabilito dalla normativa di riferimento
  • In materia di concorsi pubblici, è illegittimo il provvedimento di nomina dei componenti della commissione d'esame in numero superiore a quello stabilito dalla normativa di riferimento (nel caso di specie, il d.P.C.M. 7 giugno 2011, concernente la disciplina concorsuale per il personale addetto alla ricerca degli Istituti Zooprofilattici Sperimentali).
  • Responsabilità civile: il rispetto delle norme sulle prestazioni di emergenza non esclude la responsabilità del nosocomio per i danni al paziente
  • Nel contratto c.d. di spedalità, il rispetto, da parte del nosocomio (pubblico o privato), della vigente normativa sulle prestazioni di emergenza non basta ad escludere la responsabilità della struttura per i danni arrecati al paziente, dovendo in ogni caso gli operatori sanitari osservare le comuni regole di diligenza e prudenza.
  • Diffamazione a mezzo stampa: il giornalista non può formulare critiche negative nei confronti di una persona sulla base di fatti non corrispondenti al vero
  • In materia di attività giornalistica, la verità dei fatti costituisce presupposto indefettibile per il legittimo esercizio del diritto di critica.
  • Contratti pubblici: l'impresa che non dichiara di accettare le clausole del protocollo di legalità può essere esclusa dalla gara (ma non sempre automaticamente)
  • Le norme fondamentali e i principi generali del Trattato FUE - segnatamente i principi di parità di trattamento e di non discriminazione nonché l'obbligo di trasparenza che ne deriva - devono essere interpretati nel senso che essi non ostano a una disposizione di diritto nazionale in forza della quale un'amministrazione aggiudicatrice possa prevedere che un candidato o un offerente sia escluso automaticamente da una procedura di gara relativa a un appalto pubblico per non aver depositato, unitamente alla sua offerta, un'accettazione scritta degli impegni e delle dichiarazioni contenuti in un protocollo di legalità, finalizzato a contrastare le infiltrazioni della criminalità organizzata nel settore degli appalti pubblici. Tuttavia, nei limiti in cui tale protocollo preveda dichiarazioni secondo le quali il candidato o l'offerente non si trovi in situazioni di controllo o di collegamento con altri candidati o offerenti, non si sia accordato e non si accorderà con altri partecipanti alla gara e non subappalterà lavorazioni di alcun tipo ad altre imprese partecipanti alla medesima procedura, l'assenza di siffatte dichiarazioni non può comportare l'esclusione automatica del candidato o dell'offerente da detta procedura.
  • Radiotelevisione: è legittima la previsione, per le tv a pagamento, di limiti orari di affollamento pubblicitario più restrittivi di quelli che valgono per le tv "in chiaro"
  • Non è incostituzionale l'art. 38, comma 5, del d.lgs. 31 luglio 2005, n. 177 («Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici»), come sostituito dall'art. 12 del d.lgs. 15 marzo 2010, n. 44 («Attuazione della direttiva 2007/65/CE relativa al coordinamento di determinate disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri concernenti l'esercizio delle attività televisive»), il quale stabilisce, per le emittenti televisive a pagamento, limiti orari alla trasmissione di spot pubblicitari più restrittivi rispetto a quelli cui sono assoggettate le emittenti televisive "in chiaro".
  • Procreazione medicalmente assistita: sono illegittime le deliberazioni della Giunta regionale lombarda che pongono a carico degli assistiti l'intero costo dell'eterologa
  • Sono illegittime le deliberazioni della Giunta regionale della Lombardia che pongono a carico degli assistiti l'intero costo (da 1.500 a 4.000 euro) delle prestazioni finalizzate alla procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo, prevedendo invece il solo pagamento di un ticket per quelle finalizzate alla procreazione medicalmente assistita di tipo omologo.
  • Lavoro: il giornalista inserito stabilmente nell'organizzazione aziendale è un lavoratore subordinato
  • Il rapporto di lavoro giornalistico è di natura subordinata quando l'attività prestata è tale, per ampiezza ed intensità, da comportare l'inserimento stabile del lavoratore nell'assetto organizzativo aziendale, costituendo aspetti qualificanti la continuità della prestazione e la responsabilità del servizio, le quali ricorrono allorché il giornalista abbia l'incarico di trattare in via continuativa un argomento o settore dell'informazione e metta costantemente a disposizione la sua opera in favore dell'imprenditore secondo le istruzioni ricevute, non rilevando, in contrario, il notevole grado di autonomia con cui la prestazione stessa viene svolta.
  • Manifestazioni sportive: è legittimo il DASPO nei confronti di chi compie atti di violenza durante l'allenamento di una squadra di calcio
  • È legittimo il divieto di accesso ai luoghi dove si svolgono manifestazioni sportive (DASPO) disposto nei confronti di chi compie atti di violenza - ancorché non penalmente rilevanti - durante l'allenamento di una squadra di calcio (nel caso di specie, i destinatari della misura, dopo aver fatto irruzione nel campo in cui si svolgeva un allenamento, avevano ingaggiato un acceso confronto con l'allenatore, al fine di indurlo ad abbandonare l'incarico a causa dei risultati insoddisfacenti della formazione).
  • Responsabilità civile: costituisce abuso del diritto la proposizione di azioni distinte per il risarcimento dei danni alle cose ed alla persona
  • In tema di risarcimento dei danni da responsabilità civile, non è consentito al danneggiato, in presenza di un danno derivante da un unico fatto illecito, riferito alle cose ed alla persona, già verificatosi nella sua completezza, di frazionare la tutela giurisdizionale mediante la proposizione di distinte domande, parcellizzando l'azione extracontrattuale davanti a giudici diversi in ragione delle rispettive competenze per valore (e ciò, neppure mediante riserva di far valere ulteriori e diverse voci di danno in altro procedimento), in quanto tale disarticolazione dell'unitario rapporto sostanziale nascente dallo stesso fatto illecito, oltre ad essere lesiva del generale dovere di correttezza e buona fede, per l'aggravamento della posizione del danneggiante-debitore, si risolve anche in un abuso dello strumento processuale.
  • Matrimoni omosessuali contratti all'estero: per il Consiglio di Stato, l'atto è inesistente e il Prefetto può annullare la trascrizione
  • La trascrizione, nei registri dello stato civile, di un matrimonio contratto all'estero fra due persone del medesimo sesso non è consentita, trattandosi di un atto privo dell'indefettibile condizione della diversità di sesso dei nubendi - che il nostro ordinamento configura quale connotazione ontologica essenziale dell'atto di matrimonio - e, quindi, inidoneo - nel vigente sistema di regole - a costituire tra le parti lo status giuridico proprio delle persone coniugate (con i diritti e gli obblighi connessi); né appare ipotizzabile, allo stato del diritto convenzionale europeo e sovranazionale, nonché della sua esegesi ad opera delle Corti istituzionalmente incaricate della loro interpretazione, un diritto fondamentale della persona al matrimonio omosessuale, sicché la circostanza che la legge italiana non equipara quest'ultimo a quello eterosessuale non può giudicarsi confliggente con i vincoli contratti dal nostro Paese a livello europeo o internazionale. Il Prefetto, in virtù della sua posizione di sovraordinazione gerarchica rispetto al Sindaco, allorché questi agisce come ufficiale di governo, ha il potere di annullare la predetta trascrizione.
  • Contratti pubblici: il differimento dell'accesso alle offerte di gara vale fino all'aggiudicazione provvisoria
  • L'art. 13, comma 2, lett. c), del d.lgs. 12 aprile 2006, n. 163 («Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE») - il quale stabilisce che, in relazione alle offerte, il diritto di accesso agli atti è differito «fino all'approvazione dell'aggiudicazione» - dev'essere interpretato nel senso che tale differimento opera fino all'aggiudicazione provvisoria (e non già fino a quella definitiva) della gara.
  • Processo amministrativo: è valida la notifica del ricorso tramite PEC
  • Nel processo amministrativo, è valida la notifica del ricorso effettuata tramite posta elettronica certificata (PEC), pur in mancanza dell'autorizzazione presidenziale di cui all'art. 52, comma 2, c.p.a., essendo immediatamente applicabili le previsioni legislative sul processo telematico.
  • Processo penale: niente retrodatazione della misura cautelare se la "contestazione a catena" non è frutto di una scelta strategica del PM
  • Non si fa luogo alla retrodatazione della decorrenza dei termini di durata della custodia cautelare (art. 297, comma 3, c.p.p.) nel caso di pluralità di ordinanze applicative di misure cautelari disposte in procedimenti diversi, pendenti dinanzi alla stessa autorità giudiziaria, per fatti tra i quali non v'è connessione qualificata ex art. 12, comma 1, lett. b) e c), c.p.p., là dove si tratti di procedimenti originati da distinte ed autonome notizie di reato, la cui separazione non è stata frutto di una scelta strategica del Pubblico Ministero.
  • Responsabilità amministrativa: la verifica della legittimità dell'attività amministrativa non può prescindere dalla valutazione del rapporto tra gli obiettivi conseguiti e i costi sostenuti
  • La Corte dei conti, nella sua qualità di giudice contabile, può e deve verificare la compatibilità delle scelte amministrative con i fini dell'ente pubblico. Sebbene, infatti, l'esercizio in concreto del potere discrezionale dei pubblici amministratori costituisca espressione di una sfera di autonomia che il legislatore ha inteso salvaguardare (art. 1, comma 1, l. 14 gennaio 1994, n. 20), tuttavia l'esercizio dell'attività amministrativa deve ispirarsi a criteri di economicità e di efficacia (art. 1, comma 1, l. 7 agosto 1990, n. 241), che costituiscono specificazione del più generale principio sancito dall'art. 97 Cost. ed assumono rilevanza sul piano della legittimità (e non della mera opportunità) dell'azione amministrativa, rendendo necessaria la valutazione del rapporto tra gli obiettivi conseguiti e i costi sostenuti.
  • Media audiovisivi: l'offerta di filmati di breve durata sul sito internet di un quotidiano può rientrare nell'ambito di applicazione della normativa europea sui servizi di media audiovisivi
  • L'art. 1, § 1, lett. b), della direttiva 2010/13/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 10 marzo 2010, relativa al coordinamento di determinate disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri concernenti la fornitura di servizi di media audiovisivi (direttiva sui servizi di media audiovisivi), dev'essere interpretato nel senso che la nozione di «programma» comprende la messa a disposizione, in un sottodominio del sito internet di un quotidiano, di filmati di breve durata consistenti in brevi sequenze estratte da notizie locali, sportive o di intrattenimento. L'art. 1, § 1, lett. a), i), della stessa direttiva, dev'essere interpretato nel senso che, ai fini della valutazione dell'obiettivo principale di un servizio di messa a disposizione di filmati offerto nell'ambito della versione elettronica di un quotidiano, occorre esaminare se detto servizio abbia in quanto tale un contenuto ed una funzione autonomi rispetto a quelli dell'attività giornalistica del gestore del sito internet in questione, e non costituisca solamente un complemento inscindibile da tale attività, in particolare per i legami che l'offerta audiovisiva presenta con l'offerta testuale.
  • Maternità e infanzia: è incostituzionale la legge che nega l'indennità di maternità alle madri libere professioniste che adottano un minore italiano che ha già compiuto i sei anni d'età
  • È incostituzionale - per violazione degli artt. 3, primo comma, 31, secondo comma, e 37, primo comma, Cost. - l'art. 72 del d.lgs. 26 marzo 2001, n. 151 («Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell'articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53»), nella parte in cui, per il caso di adozione nazionale, prevede che l'indennità di maternità spetti alla madre libera professionista solo se il bambino non abbia superato i sei anni di età.
  • Contratti pubblici: la commissione giudicatrice non può fissare criteri di valutazione delle offerte diversi o ulteriori rispetto a quelli stabiliti nel bando di gara
  • Nelle procedure per l'affidamento di contratti pubblici con il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa, spetta alla stazione appaltante stabilire nel bando di gara - attenendosi ai principi di parità di trattamento, non discriminazione, proporzionalità e trasparenza - i criteri di valutazione qualitativa delle offerte, mentre la commissione giudicatrice può soltanto specificare o chiarire tali criteri, senza introdurne altri.
  • Sostanze stupefacenti e psicotrope: a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 32/2014, il giudice dell'esecuzione deve riconsiderare il rapporto tra reato-base e reati-satellite in continuazione
  • Nel rideterminare la pena calcolata a titolo di continuazione tra reati di detenzione illecita di droghe "pesanti" e di droghe "leggere", alla luce della più favorevole cornice edittale applicabile per effetto della sentenza della Corte costituzionale n. 32/2014, il giudice dell'esecuzione deve riconsiderare il rapporto tra reato-base e reati-satellite, individuando nuovamente il reato più grave.
  • Contratti pubblici: l'esistenza di un unico centro decisionale non può essere desunta solo dalla parziale identità delle offerte tecniche presentate da alcune imprese partecipanti alla gara
  • In materia di procedure per l'affidamento di contratti pubblici, l'esistenza di un unico centro decisionale - quale causa di esclusione dalla gara, ai sensi dell'art. 38, comma 1, lett. m-quater), d.lgs. 12 aprile 2006, n. 163 («Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE») - non può essere desunta, puramente e semplicemente, dalla parziale identità delle offerte tecniche presentate da alcune delle imprese partecipanti.
  • Responsabilità civile: il danno non patrimoniale da immissioni illecite è risarcibile anche se manca una lesione del diritto alla salute
  • Il danno non patrimoniale conseguente ad immissioni illecite (art. 844 c.c.) è risarcibile anche a prescindere dalla sussistenza di un danno biologico documentato.
  • Accesso ai documenti amministrativi: il consigliere regionale ha diritto di accedere agli atti di un'associazione privata finanziata dalla Regione
  • Il consigliere regionale ha diritto di accedere ai verbali del consiglio di amministrazione di un'associazione, avente personalità giuridica di diritto privato, la quale svolge senza fini di lucro un'attività di interesse collettivo (la promozione del turismo culturale) ed è finanziata dalla Regione, configurandosi in tal modo come «organismo di diritto pubblico» ai sensi dell'art. 3, comma 26, del d.lgs. 12 aprile 2006, n. 163 («Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE»).
  • Acquisizione sanante: le controversie sulla quantificazione dell'indennizzo appartengono alla giurisdizione ordinaria
  • Il ristoro previsto dall'art. 42-bis del d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327 («Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione per pubblica utilità»), in caso di utilizzazione senza titolo di un bene per scopi di interesse pubblico (c.d. acquisizione sanante), configura un indennizzo da atto lecito, con la conseguenza che - ai sensi dell'art. 133, lett. g), c.p.a. - le controversie riguardanti la sua quantificazione sono devolute alla giurisdizione ordinaria.
  • Contratti pubblici: la revoca in autotutela dell'autorizzazione al subappalto per grave negligenza o malafede nell'esecuzione delle prestazioni deve essere preceduta dalla comunicazione di avvio del procedimento
  • In materia di procedure per l'affidamento di contratti pubblici, è illegittimo il provvedimento di revoca in autotutela di un'autorizzazione al subappalto per «grave negligenza o malafede nell'esecuzione delle prestazioni» [art. 38, comma 1, lett. f), d.lgs. 12 aprile 2006, n. 163 («Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE»)], adottato dalla stazione appaltante senza la previa comunicazione di avvio del procedimento [art. 7 l. 7 agosto 1990, n. 241 («Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi»)] e, quindi, in assenza di contraddittorio con l'impresa interessata.
  • Pubblico impiego: il termine iniziale del procedimento disciplinare decorre da quando la notizia dell'infrazione giunge all'ufficio per i procedimenti disciplinari oppure al responsabile della struttura in cui il dipendente lavora
  • In tema di procedimento disciplinare nel rapporto di pubblico impiego contrattualizzato, ai sensi dell'art. 55-bis, comma 4, secondo e terzo periodo, d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165 («Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche»), la data di prima acquisizione della notizia dell'infrazione - data dalla quale decorre il termine entro il quale deve concludersi, a pena di decadenza dall'azione disciplinare, il relativo procedimento - coincide con quella in cui la notizia è pervenuta all'ufficio per i procedimenti disciplinari o, se anteriore, con quella in cui la notizia medesima è pervenuta al responsabile della struttura in cui il dipendente lavora.
  • Procedure concorsuali: la Cassazione dice no al concordato preventivo di gruppo
  • Allo stato attuale, l'ordinamento giuridico italiano non contempla il c.d. concordato preventivo di gruppo, mancando una disciplina positiva che ne regoli la competenza, le forme del ricorso, la nomina degli organi, nonché la formazione delle classi creditorie e delle masse attive e passive. Ne deriva che la domanda per l'ammissione alla procedura di concordato preventivo dev'essere proposta da ciascuna delle società appartenenti al gruppo, con ricorso al tribunale del luogo in cui essa ha la sede principale (art. 161 l.f.), senza che a tale criterio possa derogarsi per ragioni di connessione con altre procedure riguardanti società del medesimo gruppo e senza possibilità di confusione delle masse attive e passive.
  • Contratti pubblici: l'impresa non può regolarizzare la propria posizione contributiva durante la gara
  • In materia di procedure per l'affidamento di contratti pubblici, è legittima l'esclusione dalla gara dell'impresa la cui posizione contributiva sia risultata irregolare, a nulla rilevando che l'impresa stessa abbia successivamente provveduto alla relativa regolarizzazione.
  • Stalking: l'ammonimento non può basarsi sulle sole dichiarazioni della presunta vittima
  • In tema di atti persecutori, è illegittimo il provvedimento di ammonimento [art. 8 d.l. 23 febbraio 2009, n. 11 («Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori»), convertito, con modificazioni, dalla l. 23 aprile 2009, n. 38] adottato sulla base delle sole dichiarazioni della presunta vittima delle vessazioni, senza che sia stata compiuta alcuna attività istruttoria volta ad accertarne la veridicità.
  • Privacy: nel giudizio di opposizione contro un provvedimento del Garante quest'ultimo assume la medesima posizione processuale delle parti private
  • Nel giudizio di opposizione ex art. 151 del d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196 («Codice in materia di protezione dei dati personali»), avverso un provvedimento adottato dal Garante per la protezione dei dati personali su ricorso proposto ai sensi dell'art. 145 dello stesso decreto, la predetta Autorità assume la medesima posizione processuale delle parti private; con la conseguenza che, ove abbia accolto il ricorso dell'interessato e sia convenuta dal titolare del trattamento, essa soggiace al regime dell'onere della prova desumibile dall'art. 15 del d.lgs. 196/2003. Pertanto, qualora la titolarità del trattamento derivi da un rapporto contrattuale, è sufficiente dimostrare che l'accesso ai dati era avvenuto senza una specifica autorizzazione preventiva, mentre spetta al titolare del trattamento provare che l'accesso e il trattamento contestati siano riconducibili alle finalità per le quali l'interessato aveva prestato il proprio consenso al trattamento nell'ambito del rapporto negoziale.
  • Pubblica Amministrazione: l'Agenzia delle Entrate non può conferire incarichi dirigenziali a funzionari privi della relativa qualifica
  • È illegittima la disposizione del regolamento di amministrazione dell'Agenzia delle Entrate che consente, in via provvisoria, il conferimento di incarichi dirigenziali in favore di funzionari privi della relativa qualifica.
  • Accesso ai documenti amministrativi: il concessionario della riscossione è tenuto a fornire al contribuente che ne fa richiesta la matrice o la copia della cartella di pagamento con la relazione dell'avvenuta notificazione o l'avviso di ricevimento
  • Ai sensi dell'art. 26, comma 5, del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 («Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito»), «[l]'esattore deve conservare per cinque anni la matrice o la copia della cartella con la relazione dell'avvenuta notificazione o l'avviso di ricevimento ed ha l'obbligo di farne esibizione su richiesta del contribuente o dell'amministrazione». Il decorso del quinquennio non comporta il venir meno del predetto obbligo, a meno che l'esattore non dimostri di essere nell'assoluta impossibilità di reperire o recuperare altrove la documentazione richiesta.
  • Trattamento illecito di dati personali: non c'è reato se il «nocumento» non è previsto e voluto dall'agente come conseguenza della propria condotta
  • Nel reato di «trattamento illecito di dati», previsto dall'art. 167 del d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196 («Codice in materia di protezione dei dati personali»), il requisito del «nocumento» integra un elemento costitutivo della fattispecie (e non già una condizione obiettiva di punibilità). Ne consegue che esso dev'essere previsto e voluto dall'agente come conseguenza della propria condotta, indipendentemente dal fatto che costituisca o si identifichi col fine della condotta stessa; è sufficiente, quando ciò non accada (quando, cioè, lo scopo sia quello di trarre profitto dall'illecito trattamento dei dati oppure di recare danno a persona diversa da quella cui si riferiscono), che il nocumento sia anche solo previsto e accettato come conseguenza della condotta. Non è sufficiente, perciò, che esso costituisca conseguenza non voluta (ancorché prevista o prevedibile) dell'illecito trattamento dei dati personali.
  • Matrimoni omosessuali contratti all'estero: il prefetto non può annullare la trascrizione, ma la giurisdizione spetta al giudice amministrativo soltanto se la controversia sia stata promossa dal Comune
  • Il prefetto non ha il potere di annullare la trascrizione, nei registri dello stato civile, di un matrimonio contratto all'estero fra due persone del medesimo sesso. La giurisdizione in materia spetta: a) al giudice ordinario, nel caso in cui la controversia sia promossa dai soggetti privati interessati alla trascrizione; b) al giudice amministrativo, nel caso in cui la controversia sia promossa dall'Amministrazione comunale nei confronti di quella statale (Prefettura/Ministero dell'interno).
  • Magistratura: il Consiglio di Stato non può entrare nel merito delle delibere con le quali il CSM attribuisce un incarico giudiziario
  • Travalica i limiti esterni della giurisdizione il Consiglio di Stato che, adito in grado d'appello avverso una pronuncia di primo grado concernente una delibera con la quale il Consiglio Superiore della Magistratura attribuisce un incarico giudiziario, e quindi nell'esercizio dell'ordinaria cognizione di legittimità, anziché limitarsi a svolgere un sindacato di legittimità di secondo grado, anche a mezzo del canone parametrico dell'eccesso di potere quale possibile vizio della delibera stessa, operi direttamente una valutazione di merito del contenuto di essa e ne apprezzi la ragionevolezza, così sovrapponendosi all'esercizio della discrezionalità del CSM, espressione del potere, garantito dall'art. 105 Cost., di autogoverno della magistratura.
  • Manifestazioni sportive: è legittimo il DASPO per chi accompagna i tifosi responsabili delle violenze
  • È legittimo il divieto di accesso ai luoghi dove si svolgono manifestazioni sportive (DASPO) disposto nei confronti di chi, pur non avendo commesso fatti penalmente rilevanti, neppure sotto il profilo concorsuale, abbia comunque tenuto una condotta (singola o di gruppo) evidentemente finalizzata alla partecipazione attiva ad episodi di violenza, di minaccia o di intimidazione, tali da porre in pericolo la sicurezza pubblica o a creare turbative per l'ordine pubblico (nel caso di specie, i destinatari della misura si erano uniti ad alcuni tifosi di una squadra di calcio, accompagnandoli sul luogo in cui questi avevano aggredito i tifosi della squadra avversaria).
  • Giustizia costituzionale: la circostanza che un atto legislativo sia stato adottato in immediata attuazione della Costituzione non implica che esso sia dotato di una forza o di un valore di legge peculiare o superiore a quello delle leggi ordinarie
  • Le disposizioni legislative che, in attuazione dell'art. 119, quinto comma, Cost., prevedono la destinazione delle risorse del "Fondo per lo sviluppo e la coesione" secondo una determinata percentuale di riparto tra aree del Mezzogiorno e aree del Centro-Nord non costituiscono norme interposte nel giudizio di costituzionalità. La circostanza che un atto legislativo sia stato adottato in immediata attuazione della Costituzione non implica, infatti, che esso sia dotato di una forza o di un valore di legge peculiare o superiore a quello delle leggi ordinarie.
  • Regioni: è incostituzionale la legge regionale che riproduce il contenuto di quella statale in materia riservata alla seconda
  • La legge regionale non può regolare una materia di competenza legislativa esclusiva dello Stato neppure limitandosi sostanzialmente a ripetere il contenuto della disciplina statale. Ed invero, a prescindere dalla conformità o difformità della legge regionale a quella statale, la novazione della fonte con intrusione negli ambiti di competenza esclusiva statale costituisce di per sé causa di illegittimità della normativa regionale (fattispecie relativa ad una legge della Regione Calabria in tema di donazione di organi e tessuti).
  • Regioni: se la Regione non si è data una legge elettorale, il numero dei consiglieri regionali è quello stabilito dallo statuto
  • In forza degli artt. 122 e 123 Cost. (come modificati dalla l. cost. 22 novembre 1999, n. 1), nel caso in cui la Regione sia priva di una legge elettorale, il numero dei consiglieri regionali è quello stabilito dallo statuto, le cui disposizioni prevalgono sulla normativa statale (fattispecie relativa alla Regione Liguria).
  • Accesso alle informazioni ambientali: è legittimo il rigetto dell'istanza che mira ad acquisire dati commerciali riguardanti un'impresa concorrente
  • Il diritto d'accesso all'informazione ambientale, previsto dal d.lgs. 19 agosto 2005, n. 195 («Attuazione della direttiva 2003/4/CE sull'accesso del pubblico all'informazione ambientale»), pur potendo essere esercitato da «chiunque ne faccia richiesta, senza che questi debba dichiarare il proprio interesse», non esime il richiedente dal dimostrare che l'interesse che egli intende far valere è un interesse ambientale, così come qualificato dalla legge, non potendosi ammettere che tale diritto sia strumentalizzato per il perseguimento di finalità del tutto diverse (nella specie, di tipo economico-patrimoniale).
  • Fisco: è ammissibile l'impugnazione della cartella non notificata della quale il contribuente sia venuto a conoscenza attraverso l'estratto di ruolo rilasciato dietro sua richiesta dal concessionario della riscossione
  • È ammissibile l'impugnazione della cartella di pagamento (e/o del ruolo) che non sia stata (validamente) notificata e della quale il contribuente sia venuto a conoscenza attraverso l'estratto di ruolo rilasciato dietro sua richiesta dal concessionario della riscossione. Ed invero, una lettura costituzionalmente orientata dell'art. 19 d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546 («Disposizioni sul processo tributario in attuazione della delega al Governo contenuta nell'art. 30 della legge 30 dicembre 1991, n. 413») impone di ritenere che la ivi prevista impugnabilità dell'atto precedente non notificato unitamente all'atto successivo notificato non costituisca l'unica possibilità di far valere l'invalidità della notifica di un atto del quale il contribuente sia comunque legittimamente venuto a conoscenza, e pertanto non escluda la possibilità di far valere tale invalidità anche prima, nel doveroso rispetto del diritto del contribuente a non vedere senza motivo compresso, ritardato, reso più difficile ovvero più gravoso il proprio accesso alla tutela giurisdizionale, quando ciò non sia imposto dalla stringente necessità di garantire diritti o interessi di pari rilievo rispetto ai quali si ponga un concreto problema di reciproca limitazione.
  • Enti locali: il "premio di maggioranza" previsto dall'art. 73, comma 10, t.u.e.l. non può sacrificare del tutto le esigenze della rappresentatività
  • L'art. 73, comma 10, del d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267 («Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali») disciplina sia il caso in cui il candidato sindaco sia eletto al primo turno, sia il caso in cui risulti necessario procedere al turno di ballottaggio: nella prima ipotesi, il "premio di maggioranza" del 60% dei seggi - ivi previsto, per l'elezione dei consigli comunali nei comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti, in funzione delle esigenze di governabilità dell'ente locale - viene assegnato al candidato sindaco che abbia riportato almeno il 40% dei voti validi, sempreché nessun'altra lista o altro gruppo di liste collegate abbia superato il 50% dei voti validi; nella seconda ipotesi, invece, il premio del 60% viene assegnato a condizione che non sia già stato conseguito almeno il 60% dei seggi del consiglio e nessun'altra lista o altro gruppo di liste collegate al primo turno abbia già superato nel turno medesimo il 50% dei voti validi.
  • Privacy: gli Stati Uniti non garantiscono un adeguato livello di protezione dei dati personali ivi trasferiti dai Paesi dell'Unione Europea
  • L'art. 25, § 6, della Direttiva 95/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 ottobre 1995, relativa alla tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati, come modificata dal Regolamento (CE) n. 1882/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 settembre 2003, letto alla luce degli artt. 7, 8 e 47 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea, dev'essere interpretato nel senso che una decisione adottata in applicazione di tale disposizione (come la decisione 2000/520/CE della Commissione del 26 luglio 2000, ai sensi della Direttiva 95/46 sull'adeguatezza della protezione assicurata dai principi di "approdo sicuro" e relative FAQ pubblicate dal Dipartimento statunitense del commercio), con cui la Commissione riconosce che un Paese terzo garantisce un livello di protezione adeguato, non preclude ad un'autorità di controllo di uno Stato membro (ai sensi dell'art. 28 della medesima Direttiva e successive modifiche) di esaminare la richiesta di una persona in materia di protezione dei suoi diritti e delle sue libertà in relazione al trattamento dei dati personali che la riguardano, i quali sono stati trasferiti da uno Stato membro in tale Paese terzo, quando quella persona afferma che la legge e la prassi in vigore nel Paese terzo non garantiscono un livello di protezione adeguato (Nel caso di specie, un cittadino irlandese lamentava che Facebook Ireland, cui egli era iscritto, trasferisce i dati personali dei propri utenti verso gli Stati Uniti d'America e li mantiene su server situati nello stesso Paese. Con la sentenza, la Corte annulla la predetta decisione 2000/520/CE).
  • Diffamazione a mezzo stampa: legittima la pena detentiva per il giornalista che lede l'altrui reputazione diffondendo notizie oggettivamente false
  • Il diritto del giornalista alla libertà di espressione è tutelato a condizione che egli agisca in buona fede, sulla base di fatti correttamente riportati, e fornisca informazioni affidabili e precise nel rispetto dell'etica giornalistica. Esprimere una valutazione su fatti reali, quando non vi sia base oggettiva perché essi si prestino alla lettura che ne viene offerta, può realizzare una condotta diffamatoria, così come - a fortiori - è offensivo dell'altrui reputazione addebitare a taluno fatti che reali non sono; ma solo nella prima ipotesi, alla luce della giurisprudenza sovranazionale, deve ritenersi inibito il ricorso a sanzioni detentive.
  • Processo amministrativo: le astreintes non possono valere anche per gli inadempimenti della P.A. anteriori all'ordine di pagamento emesso dal giudice dell'ottemperanza
  • L'art. 114, comma 4, c.p.a. - nel prevedere che «[i]l giudice, in caso di accoglimento del ricorso: [...] e) salvo che ciò sia manifestamente iniquo, e se non sussistono altre ragioni ostative, fissa, su richiesta di parte, la somma di denaro dovuta dal resistente per ogni violazione o inosservanza successiva, ovvero per ogni ritardo nell'esecuzione del giudicato; tale statuizione costituisce titolo esecutivo» - attribuisce al giudice dell'ottemperanza uno strumento (c.d. astreinte) per indurre l'Amministrazione ad eseguire tempestivamente l'ordine di pagamento da esso formulato. Ne deriva che tale strumento non può essere utilizzato per gli inadempimenti pregressi, i quali possono dar luogo, semmai, ad obbligazioni di natura risarcitoria.
  • Sostanze stupefacenti e psicotrope: l'ultimo chiarimento delle Sezioni unite della Cassazione circa gli effetti della pronuncia della Corte costituzionale n. 32/2014 sulle sentenze di patteggiamento irrevocabili relative alle "droghe leggere"
  • Le Sezioni unite penali della Corte di cassazione hanno affermato che: 1) la pena applicata con la sentenza di patteggiamento avente ad oggetto uno o più delitti previsti dall'art. 73 d.P.R. 9 settembre 1990, n. 309 («Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza»), relativi alle c.d. "droghe leggere", divenuta irrevocabile prima della sentenza della Corte costituzionale n. 32/2014, può essere rideterminata in sede di esecuzione, in quanto pena illegale; 2) la rideterminazione avviene ad iniziativa delle parti, con le modalità di cui al procedimento previsto dall'art. 188 disp. att. c.p.p., sottoponendo al giudice dell'esecuzione una nuova pena su cui è stato raggiunto l'accordo; 3) in caso di mancato accordo o di pena concordata ritenuta non congrua, il giudice dell'esecuzione provvede autonomamente alla rideterminazione della pena ai sensi degli artt. 132 e 133 c.p.
  • Ordinamento giudiziario: la valutazione negativa di professionalità di un magistrato non può basarsi su vecchie vicende già considerate in sede disciplinare
  • È illegittima, perché viziata da eccesso di potere, la delibera del Consiglio Superiore della Magistratura che esprime, ai fini della progressione in carriera, una valutazione negativa di professionalità nei confronti di un magistrato sulla base di fatti risalenti nel tempo e già vagliati in sede disciplinare.
  • Immigrazione: trascorsi cinque anni dal provvedimento di espulsione, lo straniero extracomunitario può rientrare in Italia senza l'autorizzazione del Ministero dell'interno
  • A seguito delle modifiche apportate all'art. 13 del d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286 («Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero»), dal d.l. 23 giugno 2011, n. 89 («Disposizioni urgenti per il completamento dell'attuazione della direttiva 2004/38/CE sulla libera circolazione dei cittadini comunitari e per il recepimento della direttiva 2008/115/CE sul rimpatrio dei cittadini di Paesi terzi irregolari»), convertito, con modificazioni, dalla l. 2 agosto 2011, n. 129, deve ritenersi che lo straniero extracomunitario colpito da provvedimento di espulsione, una volta che siano trascorsi cinque anni dalla data di questo, possa rientrare nel territorio italiano senza la previa autorizzazione del Ministero dell'interno.
  • Processo del lavoro: nella fase di opposizione del rito ex art. 1, comma 48 e ss., l. 92/2012 non possono essere proposte domande nuove
  • Nella fase di opposizione del rito di cui all'art. 1, comma 48 e ss., della l. 29 giugno 2012, n. 92 («Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita») - come pure nel rito generale del lavoro - non è ammissibile la proposizione di una domanda nuova (nella specie, di nullità del licenziamento in quanto ritorsivo), mentre è consentita, previa autorizzazione del giudice, la modificazione della domanda originaria.
  • Immigrazione: il cittadino extracomunitario che entra irregolarmente nel territorio di uno Stato membro, trasgredendo un precedente divieto d'ingresso, può essere sanzionato con una pena detentiva
  • La direttiva 2008/115/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2008, recante norme e procedure comuni applicabili negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare, dev'essere interpretata nel senso che non osta, in linea di principio, ad una normativa di uno Stato membro che prevede l'irrogazione di una pena detentiva ad un cittadino di un paese terzo il cui soggiorno è irregolare il quale, dopo essere ritornato nel proprio paese d'origine nel quadro di un'anteriore procedura di rimpatrio, rientri irregolarmente nel territorio del suddetto Stato trasgredendo un divieto di ingresso.
  • Privacy: la normativa di uno Stato membro sulla tutela dei dati personali può essere applicata a una società straniera che svolge in tale Stato un'attività reale ed effettiva tramite un'organizzazione stabile
  • L'art. 4, § 1, lett. a), della direttiva 95/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 ottobre 1995, relativa alla tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati, dev'essere interpretato nel senso che esso consente l'applicazione della legge in materia di protezione dei dati personali di uno Stato membro diverso da quello dove il responsabile del trattamento di tali dati è registrato, purché il medesimo svolga, tramite un'organizzazione stabile nel territorio di tale Stato membro, un'attività effettiva e reale, anche minima, nel contesto della quale si svolge tale trattamento.
  • Privacy: i cittadini i cui dati personali siano oggetto di trasmissione e di trattamento fra due amministrazioni pubbliche di uno Stato membro devono esserne preventivamente informati
  • Gli artt. 10, 11 e 13 della direttiva 95/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 ottobre 1995, relativa alla tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati, devono essere interpretati nel senso che essi ostano a misure nazionali che consentono a un'amministrazione pubblica di uno Stato membro di trasmettere dati personali a un'altra amministrazione pubblica, a fini di trattamento, senza che le persone interessate siano state informate né di tale trasmissione né del successivo trattamento.
  • Matrimoni omosessuali contratti all'estero: il prefetto non può annullare la trascrizione, ma la giurisdizione spetta al giudice ordinario
  • La trascrizione, nei registri dello stato civile, di un matrimonio contratto all'estero fra due persone del medesimo sesso non è consentita, trattandosi di una tipologia di matrimonio non prevista dall'ordinamento italiano (dove vige il principio di tipicità degli atti dello stato civile). Tuttavia l'annullamento di tale trascrizione non può essere ordinato dal Prefetto, il quale è privo di qualunque potere al riguardo. L'annullamento prefettizio della trascrizione dell'atto di matrimonio equivale al rifiuto della trascrizione stessa da parte dell'ufficiale dello stato civile: nell'uno e nell'altro caso, le parti private interessate alla trascrizione fanno valere il medesimo diritto, onde la giurisdizione sulle relative controversie spetta al giudice ordinario.
  • Iniziativa dei cittadini europei: l'iniziativa per la cancellazione del debito pubblico troppo oneroso dei Paesi in stato di necessità (come la Grecia) non può essere registrata
  • È legittima la decisione della Commissione di negare la registrazione dell'iniziativa dei cittadini europei (art. 24, primo comma, TFUE) «Un milione di firme per un'Europa della solidarietà», volta a far riconoscere nella legislazione dell'Unione il «principio dello stato di necessità, in base al quale, quando l'esistenza finanziaria e politica di uno Stato è minacciata dal rimborso di un debito oneroso, il rifiuto di pagamento di tale debito è necessario e giustificato». Ciò perché l'oggetto di tale iniziativa non trova alcun fondamento nei trattati europei.
  • Enti locali: le vicende che giustificano lo scioglimento del consiglio comunale o provinciale per infiltrazioni mafiose devono essere valutate nel loro insieme e alla luce del contesto territoriale
  • In materia di scioglimento dei consigli comunali e provinciali conseguente a fenomeni di infiltrazione e di condizionamento di tipo mafioso o similare, ai sensi dell'art. 143 del d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267 («Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali»), le vicende che costituiscono il presupposto del provvedimento di scioglimento devono essere considerate nel loro insieme e devono risultare idonee a delineare, con una ragionevole ricostruzione, il quadro complessivo del condizionamento mafioso. In tale prospettiva, assumono rilievo situazioni che, pur non traducibili in episodici addebiti personali, nel loro insieme sono tali da rendere plausibile, nella concreta realtà contingente e in base ai dati dell'esperienza, l'ipotesi di una soggezione degli amministratori locali alla criminalità organizzata (vincoli di parentela o affinità, rapporti di amicizia o di affari, frequentazioni); e ciò, pur quando il valore indiziario degli elementi raccolti non sia sufficiente per l'avvio dell'azione penale o per l'adozione di misure individuali di prevenzione. Di conseguenza, il sindacato del giudice amministrativo non può arrestarsi ad una atomistica e riduttiva analisi dei singoli elementi, senza tener conto dell'imprescindibile contesto locale e dei suoi rapporti con l'amministrazione del territorio, ma deve valutare la concreta permeabilità degli organi elettivi a logiche e condizionamenti mafiosi sulla base di una loro complessiva, unitaria e ragionevole valutazione, costituente bilanciata sintesi - e non mera somma - dei singoli elementi stessi.
  • Processo penale: la richiesta di rimessione non può basarsi su vaghi timori soggettivi dell'imputato
  • L'istituto della rimessione del processo (artt. 45 ss. c.p.p.) riveste carattere eccezionale - giacché implica una deroga al principio costituzionale del giudice naturale precostituito per legge (art. 25, primo comma, Cost.) - e, come tale, comporta la necessità di un'interpretazione restrittiva delle disposizioni che lo regolano, ivi comprese quelle che stabiliscono i presupposti per la translatio iudicii. Ne consegue che: a) per grave situazione locale deve intendersi un fenomeno esterno alla dialettica processuale, riguardante l'ambiente territoriale nel quale il processo si svolge e connotato da tale abnormità e consistenza da non poter essere interpretato se non nel senso di un pericolo concreto per l'imparzialità del giudice (inteso come ufficio giudiziario della sede in cui si tiene il processo di merito) o di un pregiudizio alla libertà di determinazione delle persone che partecipano al processo medesimo; b) i motivi di legittimo sospetto possono configurarsi solo in presenza di questa grave situazione locale e come conseguenza di essa.
  • Enti locali: alla coalizione vincente spetta almeno il 60% dei seggi del consiglio comunale
  • L'art. 73, comma 10, del d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267 («Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali») dev'essere interpretato nel senso che il "premio di maggioranza" del 60% - ivi previsto, per l'elezione dei consigli comunali nei comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti, in funzione delle esigenze di governabilità dell'ente locale - costituisce il limite minimo (e non già quello massimo) dei seggi da assegnare alla lista o al gruppo di liste collegate al candidato eletto alla carica di sindaco; con la conseguenza che l'eventuale quoziente frazionario deve essere arrotondato all'unità superiore, fino a raggiungere il predetto limite.
  • Legge Pinto: quando la lite non è temeraria oppure abusiva, la manifesta infondatezza della domanda non esclude di per sé il diritto all'equa riparazione
  • In materia di equa riparazione per irragionevole durata del processo, l'indennizzo è escluso per ragioni di carattere soggettivo nell'ipotesi di lite temeraria, di causa abusiva o quando sia dimostrata in positivo la concreta assenza di un effettivo pregiudizio d'indole morale, nonché nelle altre situazioni previste dall'art. 2, comma 2-quinquies, della l. 89/2001. Fra queste ultime non rientra il caso della manifesta infondatezza della domanda, la quale, ove non qualificata dall'ulteriore requisito di temerarietà o di abusività della lite, costituisce null'altro che il giudizio critico o di verità che la sentenza di merito esprime sulla postulazione contenuta nella domanda stessa.
  • Diritto amministrativo: l'organo in regime di prorogatio può irrogare sanzioni amministrative
  • Non è illegittima l'irrogazione di una sanzione amministrativa da parte di un organo in regime di prorogatio [d.l. 16 maggio 1994, n. 293 («Disciplina della proroga degli organi amministrativi»), convertito, con modificazioni, dalla l. 15 luglio 1994, n. 444], rientrando tale atto nell'ambito dell'ordinaria amministrazione. Il termine di novanta giorni, stabilito dall'art. 14, secondo comma, della l. 24 novembre 1981 n. 689 («Modifiche al sistema penale»), per la notifica della contestazione inizia a decorrere solo dal momento in cui è compiuta - o si sarebbe dovuta ragionevolmente compiere, anche in relazione alla complessità della fattispecie - l'attività amministrativa tesa a verificare l'esistenza dell'infrazione, comprensiva delle indagini finalizzate a riscontrare la sussistenza di tutti gli elementi soggettivi ed oggettivi dell'infrazione stessa (fattispecie relativa ad una sanzione pecuniaria irrogata dall'Autorità per l'energia elettrica, il gas e il sistema idrico).
  • Diritto amministrativo: l'invalidità ad effetto caducante ricorre solamente quando gli atti annullati appartengono alla medesima serie procedimentale e sono legati da un nesso di implicazione necessaria
  • Ai fini della configurabilità del vizio di invalidità ad effetto caducante (anziché ad effetto viziante), è necessario che: a) l'atto annullato direttamente e quello caducato per conseguenza appartengano alla medesima serie procedimentale; b) il secondo derivi necessariamente dal primo, come sua inevitabile implicazione e senza che occorrano nuove ed ulteriori valutazioni di interessi, con particolare riguardo al coinvolgimento di soggetti terzi. Il ricorso allo schema concettuale della caducazione emerge in giurisprudenza allorquando si tratta di considerare la sorte di provvedimenti che, legati strettamente agli atti precedenti della medesima serie procedimentale, ritraggono la loro legittimità unicamente da questi, sicché, annullati i primi, i secondi perdono parimenti i connotati di validità ed efficacia in modo tanto diretto ed automatico da non richiedere la loro diretta impugnazione: si tratta, cioè, di una sanzione adottata contro atti ulteriori interni allo stesso procedimento, la quale non richiede la previa impugnazione dell'atto, strumento tipico del diritto amministrativo, ma rientra in uno schema lineare di propagazione delle nullità, più vicino alle dinamiche processualcivilistiche di cui all'art. 159 c.p.c. (fattispecie relativa alla nomina dei componenti laici della sezione consultiva del Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione Siciliana).
  • Abilitazione scientifica nazionale: se il candidato supera le mediane, il giudizio di inidoneità alle funzioni di professore universitario deve fondarsi sulla valutazione analitica dei titoli e delle pubblicazioni
  • È illegittimo il giudizio di inidoneità alle funzioni di professore universitario (nel caso di specie, di seconda fascia) espresso nei confronti di un candidato che aveva superato le tre mediane previste per il settore disciplinare di competenza, senza che la Commissione preposta abbia effettuato - nel rispetto del principio della parità di trattamento - una valutazione analitica dei titoli e delle pubblicazioni scientifiche posseduti dal candidato stesso.
  • Lombardia: non è incostituzionale la soglia di sbarramento prevista dalla legge regionale che disciplina l'elezione del Consiglio e del Presidente
  • Non è incostituzionale l'art. 1, comma 30, lett. d), della l.r. Lombardia 31 ottobre 2012, n. 17 (Norme per l'elezione del Consiglio regionale e del Presidente della Regione), il quale esclude «dalla ripartizione dei seggi le liste provinciali il cui gruppo ha ottenuto nell'intera Regione meno del tre per cento dei voti validi se non collegato a un candidato Presidente che ha ottenuto almeno il cinque per cento dei voti nella relativa elezione».
  • Spese di giustizia: è incostituzionale la riduzione dei compensi spettanti all'ausiliario del magistrato anche in mancanza dell'adeguamento periodico del relativo tariffario
  • È incostituzionale - per violazione dell'art. 3 Cost. - l'art. 106-bis del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia - Testo A), come introdotto dall'art. 1, comma 606, lett. b), della l. 27 dicembre 2013, n. 147 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge di stabilità 2014), nella parte in cui non esclude che la diminuzione di un terzo degli importi spettanti all'ausiliario del magistrato sia operata in caso di applicazione di previsioni tariffarie non adeguate a norma dell'art. 54 dello stesso d.P.R. n. 115 del 2002.
  • Pensioni privilegiate: è incostituzionale la legge che subordina il diritto al trattamento pensionistico di reversibilità della madre del militare o del civile deceduto, che viva separata dal marito, alla condizione che quest'ultimo non le corrisponda gli alimenti
  • È incostituzionale - per violazione dell'art. 3 Cost. (giacché determina un'ingiustificata disparità di trattamento della madre separata rispetto alla madre vedova) - l'art. 60, commi 1 e 3, del d.P.R. 23 dicembre 1978, n. 915 (Testo unico delle norme in materia di pensioni di guerra), là dove subordina il diritto alla pensione della madre del militare o del civile deceduto, che viva effettivamente separata dal marito, alla condizione del mancato ricevimento dallo stesso degli alimenti, anche nel caso in cui questi ultimi, aggiunti ad altri eventuali redditi, siano di ammontare non superiore al limite di reddito stabilito ai sensi dell'art. 70 dello stesso decreto.
  • Enti locali: un'importante pronuncia della Cassazione sull'incandidabilità prevista dall'art. 143, comma 11, t.u.e.l.
  • L'art. 143, comma 11, del d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267 («Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali») dev'essere interpretato nel senso che l'incandidabilità, ivi prevista, degli amministratori responsabili delle condotte che hanno determinato lo scioglimento del consiglio per l'esistenza di fenomeni di infiltrazione e di condizionamento di tipo mafioso o similare: a) opera da quando è dichiarata con provvedimento definitivo; b) riguarda il primo turno di ciascuna delle elezioni indicate dalla medesima disposizione (ossia quelle regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali) che si svolgano, successivamente allo scioglimento, nella regione nel cui territorio si trova l'ente interessato.
  • Immigrazione: è illegittima la revoca del permesso di soggiorno per accertata inesistenza del rapporto di lavoro dichiarato dall'istante, se quest'ultimo dispone comunque di mezzi sufficienti e adeguati al suo sostentamento
  • È illegittimo il provvedimento che dispone la revoca del permesso di soggiorno in ragione dell'accertata inesistenza del rapporto di lavoro dichiarato dall'istante, senza tener conto del fatto che questi beneficia di un regolare assegno d'invalidità ed è impiegato con reiterati contratti di lavoro a tempo determinato, disponendo perciò di mezzi sufficienti e adeguati al suo sostentamento.
  • Legge Pinto: l'inesistenza o la nullità della notificazione del ricorso e del decreto di fissazione dell'udienza non rende inammissibile l'opposizione ex art. 5-ter della l. 89/2001
  • In materia di equa riparazione per irragionevole durata del processo, una volta che l'opposizione ai sensi dell'art. 5-ter della l. 24 marzo 2001, n. 89 («Previsione di equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo e modifica dell'articolo 375 del codice di procedura civile») sia stata tempestivamente depositata nella cancelleria della Corte d'appello, l'inesistenza o la nullità della successiva notificazione del ricorso e del decreto di fissazione dell'udienza non comporta l'inammissibilità dell'opposizione stessa, non essendo tale conseguenza prevista espressamente dalla legge. Ne consegue che il giudice, nell'ipotesi di omessa, inesistente o ritardata notifica del ricorso e del decreto di fissazione dell'udienza, può, in difetto di spontanea costituzione del resistente, concedere al ricorrente un nuovo termine, avente carattere perentorio, entro il quale rinnovare la notifica.
  • Espropriazioni per pubblica utilità: l'acquisizione sanante può essere disposta anche in presenza di un giudicato che impone la restituzione del bene illegittimamente occupato dalla P.A.
  • In materia di espropriazioni per pubblica utilità, l'esistenza di una sentenza passata in giudicato che ordina all'Amministrazione di restituire al proprietario un'area da essa occupata sine titulo non preclude di per sé l'adozione di un provvedimento di acquisizione della medesima area ai sensi dell'art. 42-bis del d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327 («Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione per pubblica utilità»).
  • Processo amministrativo: la condanna alle astreintes può essere disposta anche nel giudizio di cognizione
  • Il giudice amministrativo ha il potere di emettere pronuncia di condanna alle astreintes anche nel giudizio di cognizione, dovendosi ritenere che tali misure rientrino fra quelle «idonee a tutelare la situazione giuridica soggettiva dedotta in giudizio» [art. 34, comma 1, lett. c), c.p.a.].

Novità normative

Decreto legislativo 13 gennaio 2016, n. 16 - Norme di attuazione dello Statuto speciale della regione Sardegna per il trasferimento delle funzioni in materia di tutela della lingua e della cultura delle minoranze linguistiche storiche nella Regione (G.U. 10 febbraio 2016, n. 33).

Decreto legislativo 28 gennaio 2016, n. 15 - Attuazione della direttiva 2013/55/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, recante modifica della direttiva 2005/36/CE, relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali e del regolamento (UE) n. 1024/2012, relativo alla cooperazione amministrativa attraverso il sistema di informazione del mercato interno («Regolamento IMI») (G.U. 9 febbraio 2016, n. 32).

Decreto legislativo 13 gennaio 2016, n. 14 - Norme di attuazione dello statuto speciale della regione autonoma Trentino-Alto Adige, recante modifiche ed integrazioni all'articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica 22 marzo 1974, n. 279, in materia di esercizio delle funzioni amministrative concernenti il Parco nazionale dello Stelvio (G.U. 8 febbraio 2016, n. 31).

Da Strasburgo

Corte europea dei diritti dell'uomo, I sezione, 11 febbraio 2016, R.T. c. Grecia (fr) - Sul divieto di tortura, sul diritto alla libertà e alla sicurezza e sul diritto a un ricorso effettivo (artt. 3, 5 e 13 Cedu).

Corte europea dei diritti dell'uomo, IV sezione, 2 febbraio 2016, Magyar Tartalomszolgáltatók Egyesülete e Index.hu Zrt c. Ungheria (en) - Sulla libertà di espressione e sulla responsabilità dei gestori di siti internet per la pubblicazione di commenti anonimi degli utenti (art. 10 Cedu).