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Corte costituzionale
» Corte costituzionale, sentenza 22 dicembre 2010, n. 365 - Illegittimità costituzionale dell'art. 22, quarto e quinto comma, della l. 11 novembre 1981, n. 689 (Modifiche al sistema penale), nella parte in cui non prevede, a richiesta dell'opponente, che abbia dichiarato la residenza o eletto domicilio in un comune diverso da quello dove ha sede il giudice adito, modi di notificazione ammessi a questo fine dalle norme statali vigenti, alternativi al deposito presso la cancelleria.
» Corte costituzionale, sentenza 17 dicembre 2010, n. 359 - Illegittimità costituzionale dell'art. 14, comma 5-quater, del d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), come modificato dall'art. 1, comma 22, lett. m), della l. 15 luglio 2009, n. 94 (Disposizioni in materia di sicurezza pubblica), nella parte in cui non dispone che l'inottemperanza all'ordine di allontanamento, secondo quanto già previsto per la condotta di cui al precedente comma 5-ter, sia punita nel solo caso che abbia luogo «senza giustificato motivo».
» Corte costituzionale, sentenza 15 dicembre 2010, n. 355 - Non fondatezza delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 17, comma 30-ter, periodi secondo e terzo, del d.l. 1° luglio 2009, n. 78 (Provvedimenti anticrisi, nonché proroga di termini), convertito, con modificazioni, dalla l. 3 agosto 2009, n. 102, come modificato dall'art. 1, comma 1, lett. c), n. 1, del d.l. 3 agosto 2009, n. 103 (Disposizioni correttive del decreto-legge anticrisi n. 78 del 2009), convertito con modificazioni dalla l. 3 ottobre 2009, n. 141, sollevate, in riferimento agli artt. 2, 3, 24, 25, 54, 77, 81, 97, 103, e 113 Cost., dalla Corte dei conti, sezioni giurisdizionali per le Regioni Calabria, Campania, Lombardia e Toscana, nonché dalla sezione giurisdizionale per la Regione siciliana.
» Corte costituzionale, sentenza 17 novembre 2010, n. 331 - Illegittimità costituzionale: dell'art. 1, comma 2, della l.r. Puglia 4 dicembre 2009, n. 30 (Disposizioni in materia di energia nucleare); dell'art. 8 della l.r. Basilicata 19 gennaio 2010, n. 1 (Norme in materia di energia e Piano di Indirizzo Energetico Ambientale Regionale d.lgs.3 aprile 2006, n. 152 - l. r. n. 9/2007); dell'art. 1, comma 2, della l.r. Campania 21 gennaio 2010, n. 2 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della regione Campania - Legge finanziaria 2010).
» Corte costituzionale, sentenza 5 novembre 2010, n. 310 - Illegittimità costituzionale dell'art. 14, comma 1, del d.lgs. 9 aprile 2008, n. 81 (Attuazione dell'art. 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e di sicurezza nei luoghi di lavoro), come sostituito dall'art. 11, comma 1, lett. a) del d.lgs. 3 agosto 2009, n. 106 (Disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro), nella parte in cui, stabilendo che ai provvedimenti di sospensione dell'attività imprenditoriale previsti dalla citata norma non si applicano le disposizioni di cui alla l. 7 agosto 1990, n. 241 (Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi), esclude l'applicazione ai medesimi provvedimenti dell'art. 3, comma 1, della l. n. 241 del 1990.
» Corte costituzionale, sentenza 22 ottobre 2010, n. 299 - Illegittimità costituzionale dell'art. 1, commi 2, lett. h), e 3, lett. h), della l.r. Puglia 4 dicembre 2009, n. 32 (Norme per l'accoglienza, la convivenza civile e l'integrazione degli immigrati in Puglia) - Inammissibilità o non fondatezza di altre questioni di legittimità costituzionale concernenti la medesima legge.
» Corte costituzionale, sentenza 15 ottobre 2010, n. 296 - Illegittimità costituzionale dell'art. 2, comma 1, lett. f), del d.lgs. 5 aprile 2006, n. 160, recante «Nuova disciplina dell'accesso in magistratura, nonché in materia di progressione economica e di funzioni dei magistrati, a norma dell'articolo 1, comma 1, lettera a), della legge 25 luglio 2005, n. 150», come sostituito dall'art. 1, comma 3, lett. b), della l. 30 luglio 2007, n. 111 (Modifiche alle norme sull'ordinamento giudiziario), nella parte in cui non prevede tra i soggetti ammessi al concorso per magistrato ordinario anche coloro che abbiano conseguito soltanto l'abilitazione all'esercizio della professione forense, anche se non siano iscritti al relativo albo degli avvocati.
» Corte costituzionale, sentenza 8 ottobre 2010, n. 293 - Illegittimità costituzionale dell'art. 43 del d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione per pubblica utilità).
» Corte costituzionale, sentenza 8 luglio 2010, n. 249 - Illegittimità costituzionale dell'art. 61, numero 11-bis, c.p. - Illegittimità costituzionale consequenziale dell'art. 1, comma 1, della l. 15 luglio 2009, n. 94 (Disposizioni in materia di sicurezza pubblica), e dell'art. 656, comma 9, lett. a), c.p.p., limitatamente alle parole «e per i delitti in cui ricorre l'aggravante di cui all'art. 61, primo comma, numero 11-bis), del medesimo codice,» - Inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 61, numero 11-bis, c.p., sollevata dal Tribunale di Livorno.
» Corte costituzionale, sentenza 4 giugno 2010, n. 196 - Illegittimità costituzionale, limitatamente alle parole «ai sensi dell'articolo 240, secondo comma, del codice penale», dell'art. 186, comma 2, lett. c), del d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), come modificato dell'art. 4, comma 1, lett. b), del d.l. 23 maggio 2008, n. 92 (Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della l. 24 luglio 2008, n. 125 - Inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale degli artt. 200 e 236 c.p. e dell'art. 187, comma 1, ultimo periodo, del medesimo d.lgs. n. 285 del 1992, nel testo novellato dall'art. 4, comma 2, lett. b), del d.l. n. 92 del 2008, convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della l. n. 125 del 2008, sollevate - in riferimento agli artt. 3 e 117 Cost. - dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale ordinario di Lecce.
» Corte costituzionale, sentenza 15 aprile 2010, n. 138 - Inammissibilità, in riferimento agli artt. 2 e 117, primo comma, Cost., della questione di legittimità costituzionale degli artt. 93, 96, 98, 107, 108, 143, 143-bis, 156-bis c.c., sollevata dal Tribunale di Venezia e dalla Corte di appello di Trento - Non fondatezza, in riferimento agli artt. 3 e 29 Cost., della questione di legittimità costituzionale degli articoli sopra indicati del codice civile, sollevata dal Tribunale di Venezia e dalla Corte di appello di Trento.
» Corte costituzionale, ordinanza 18 marzo 2010, n. 107 - Rigetta la domanda di sospensione dell'efficacia del d.l. 5 marzo 2010 n. 29 (Interpretazione autentica di disposizioni del procedimento elettorale e relativa alla disciplina di attuazione), proposta dalla Regione Lazio.
» Corte costituzionale, sentenza 17 marzo 2010, n. 106 - Illegittimità costituzionale dell'art. 8, secondo comma, ultimo periodo, del r.d.l. 27 novembre, 1933, n. 1578 (Ordinamento delle professioni di avvocato e procuratore) - convertito, con modificazioni, dalla l. 22 gennaio 1934, n. 36, come modificato dall'art. 1 della l. 24 luglio 1985, n. 406 (Modifiche alla disciplina del patrocinio davanti al pretore), dall'art. 10 della l. 27 giugno 1988, n. 242 (Modifiche alla disciplina degli esami di procuratore legale), e dall'art. 246 del d.lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 (Norme in materia di istituzione del giudice unico di primo grado) - nella parte in cui prevede che i praticanti avvocati possono essere nominati difensori d'ufficio.
» Corte costituzionale, sentenza 12 marzo 2010, n. 93 - Illegittimità costituzionale dell'art. 4 della l. 27 dicembre 1956, n. 1423 (Misure di prevenzione nei confronti delle persone pericolose per la sicurezza e per la pubblica moralità) e dell'art. 2-ter della l. 31 maggio 1965, n. 575 (Disposizioni contro la mafia), nella parte in cui non consentono che, su istanza degli interessati, il procedimento per l'applicazione delle misure di prevenzione si svolga, davanti al tribunale e alla corte d'appello, nelle forme dell'udienza pubblica.
» Corte costituzionale, sentenza 26 febbraio 2010, n. 80 - Illegittimità costituzionale dell'art. 2, comma 413, della l. 24 dicembre 2007, n. 244 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2008), nella parte in cui fissa un limite massimo al numero dei posti degli insegnanti di sostegno - Illegittimità costituzionale dell'art. 2, comma 414, della l. n. 244 del 2007, nella parte in cui esclude la possibilità, già contemplata dalla l. 27 dicembre 1997, n. 449, di assumere insegnanti di sostegno in deroga, in presenza nelle classi di studenti con disabilità grave, una volta esperiti gli strumenti di tutela previsti dalla normativa vigente.
» Corte costituzionale, sentenza 18 febbraio 2010, n. 50 - Non fondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 637, terzo comma, c.p.c., sollevata, in riferimento all'art. 3 Cost., dalla Corte di cassazione.
» Corte costituzionale, sentenza 15 gennaio 2010, n. 9 - Illegittimità costituzionale dell'art. 24, comma 2, della l.r. Piemonte 28 luglio 2008, n. 23 (Disciplina dell'organizzazione degli uffici regionali e disposizioni concernenti la dirigenza ed il personale).
» Corte costituzionale, sentenza 14 gennaio 2010, n. 3 - Illegittimità costituzionale dell'art. 140 c.p.c., nella parte in cui prevede che la notifica si perfeziona, per il destinatario, con la spedizione della raccomandata informativa, anziché con il ricevimento della stessa o, comunque, decorsi dieci giorni dalla relativa spedizione.
Corte di cassazione
» Corte di cassazione, sezioni unite civili, sentenza 15 dicembre 2010, n. 25304 - In caso di rigetto di opposizione a verbale di accertamento di una violazione amministrativa, il giudice può - anche d'ufficio - applicare al trasgressore, nei limiti edittali, una sanzione superiore a quella indicata nel verbale impugnato.
» Corte di cassazione, sezione III civile, sentenza 18 novembre 2010, n. 23277 - In tema di responsabilità per danni da beni di proprietà della Pubblica Amministrazione, qualora non sia applicabile la disciplina di cui all'art. 2051 c.c., in quanto sia accertata in concreto l'impossibilità dell'effettiva custodia del bene, a causa della notevole estensione dello stesso e delle modalità di uso da parte di terzi, l'ente pubblico risponde dei pregiudizi subiti dall'utente secondo la regola generale dell'art. 2043 c.c., la quale non limita la responsabilità della P.A. per comportamento colposo alle sole ipotesi di esistenza di un'insidia o di un trabocchetto. Conseguentemente, secondo i principi che governano l'illecito aquiliano, graverà sul danneggiato l'onere della prova dell'anomalia del bene, che va considerata fatto di per sé idoneo - in linea di principio - a configurare il comportamento colposo della P.A., mentre spetterà a quest'ultima dimostrare i fatti impeditivi della propria responsabilità, quali la possibilità in cui l'utente si sia trovato di percepire o prevedere con l'ordinaria diligenza la suddetta anomalia o l'impossibilità di rimuovere, adottando tutte le misure idonee, la situazione di pericolo.
» Corte di cassazione, sezione III civile, sentenza 16 novembre 2010, n. 23095 - Le Regioni sono tenute a predisporre tutte le misure idonee ad evitare che gli animali selvatici arrechino danni a persone o a cose, con la conseguenza che, nell'ipotesi di danno provocato dalla fauna selvatica ed il cui risarcimento non sia previsto da apposite norme, esse possono essere chiamate a rispondere in forza dell'art. 2043 c.c.
» Corte di cassazione, sezione I civile, sentenza 8 novembre 2010, n. 22678 - L'obbligo dei genitori (tanto naturali quanto adottivi) di provvedere al mantenimento dei figli riveste un contenuto più ampio e comprensivo di quello alimentare, sostanziandosi tanto nell'assistenza economica quanto nell'assistenza morale di costoro, e prescinde dalla sussistenza della potestà genitoriale, onde non viene meno per il raggiungimento della maggiore età da parte di essi né per altra causa, ma perdura - anche indipendentemente dalla loro età - fino a quando i figli non vengono avviati ad una professione, ad un'arte o ad un mestiere confacente alla loro inclinazione e preparazione e rispondente, per quanto possibile, alla condizione sociale della famiglia.
» Corte di cassazione, sezione III civile, sentenza 28 ottobre 2010, n. 22021 - Ai fini del risarcimento del danno derivante da lesione di interessi legittimi, non basta l'accertamento dell'illegittimità dell'atto cui tale danno è riconducibile, ma occorrono la prova specifica e l'accertamento in concreto della colpa dell'Amministrazione che lo ha adottato.
» Corte di cassazione, sezione lavoro, sentenza 13 ottobre 2010, n. 21153 - In sede di giudizio di cassazione, il controllo di legittimità sulla motivazione della sentenza (art. 360 c.p.c.) non può spingersi fino alla rielaborazione del giudizio di fatto espresso dai giudici di merito, ma riguarda unicamente - attraverso il filtro delle censure mosse con il ricorso - il profilo della coerenza logico-formale e della correttezza giuridica delle argomentazioni svolte, in base all'individuazione, che compete esclusivamente al giudice di merito, delle fonti del proprio convincimento, raggiunto attraverso la valutazione delle prove, il controllo della loro attendibilità e concludenza, scegliendo tra di esse quelle ritenute idonee a sostenerlo all'interno di un quadro valutativo complessivo privo di errori, di contraddizioni e di evidenti fratture sul piano logico, nel suo intero tessuto ricostruttivo della vicenda. Né appare sufficiente, sul piano considerato, a contrastare le valutazioni del giudice di merito il fatto che alcuni elementi emergenti nel processo e invocati dal ricorrente siano in contrasto con alcuni accertamenti e valutazioni del giudice o con la sua ricostruzione complessiva e finale dei fatti: ogni giudizio implica infatti l'analisi di una più o meno ampia mole di elementi di segno non univoco e l'individuazione, nel loro ambito, di quei dati che - per essere obiettivamente più significativi, coerenti tra di loro e convergenti verso un'unica spiegazione - sono in grado di superare obiezioni e dati di segno contrario, di fondare il convincimento del giudice e di consentirne la rappresentazione, in termini chiari e comprensibili, compete al giudice nei due gradi di merito in cui si articola la giurisdizione. Occorre, quindi, che i "punti" della controversia, dedotti per invalidare la motivazione della sentenza impugnata con ricorso per cassazione, siano autonomamente dotati di una forza esplicativa o dimostrativa tale che la loro rappresentazione disarticoli l'intero ragionamento svolto dal giudicante o determini al suo interno radicali incompatibilità, così da vanificare o da rendere manifestamente incongrua o contraddittoria la motivazione.
» Corte di cassazione, sezione lavoro, sentenza 7 ottobre 2010, n. 20797 - Nel procedimento disciplinare che si svolge dinanzi al Consiglio dell'Ordine degli avvocati, non è ravvisabile alcuna incompatibilità tra lo svolgimento di attività da parte dei consiglieri nella fase preliminare e la loro partecipazione alla fase decisionale, giacché la natura amministrativa del procedimento non consente l'applicazione delle disposizioni in materia d'incompatibilità proprie dei giudizi che si svolgono dinanzi agli organi della giustizia ordinaria o amministrativa.
» Corte di cassazione, sezioni unite civili, sentenza 7 ottobre 2010, n. 20773 - Nel procedimento disciplinare che si svolge dinanzi al Consiglio dell'Ordine degli avvocati, non è ravvisabile alcuna incompatibilità tra lo svolgimento di attività da parte dei consiglieri nella fase preliminare e la loro partecipazione alla fase decisionale, giacché la natura amministrativa del procedimento non consente l'applicazione delle disposizioni in materia d'incompatibilità proprie dei giudizi che si svolgono dinanzi agli organi della giustizia ordinaria o amministrativa.
» Corte di cassazione, sezione I, sentenza 30 settembre 2010, n. 20504 - In materia di arbitrato, il requisito della forma scritta ad substantiam, richiesto dall'art. 807 c.p.c., è soddisfatto ogniqualvolta la volontà negoziale di compromettere la causa sia contenuta in un atto scritto e non postula indefettibilmente che essa sia espressa in un unico documento, avuto riguardo all'autonomia di detta clausola rispetto al contratto cui essa accede.
» Corte di cassazione, sezione III civile, sentenza 28 settembre 2010, n. 20340 - La Pubblica Amministrazione non può assumere impegni né può stipulare contratti se non in forma scritta, a pena di nullità assoluta dell'atto, rilevabile dal giudice anche d'ufficio.
» Corte di cassazione, sezione II, ordinanza 27 settembre 2010, n. 20324 - Al di fuori del caso in cui sussista reciproca soccombenza, il giudice può disporre la compensazione, totale o parziale, delle spese processuali tra le parti solamente esplicitandone i "giusti motivi" richiesti dalla legge (art. 92, comma 2, c.p.c., nel testo anteriore alla l. n. 69 del 2009).
» Corte di cassazione, sezione II civile, sentenza 23 settembre 2010, n. 20084 - Allorquando la violazione al codice della strada sia stata immediatamente contestata, il pagamento in misura ridotta della relativa sanzione dev'essere effettuato entro il termine perentorio di sessanta giorni dalla contestazione; decorso questo, il relativo verbale costituisce titolo esecutivo per una somma pari alla metà del massimo della sanzione edittale e per le spese del procedimento, mentre la somma pagata in ritardo dal contravventore va trattenuta come acconto sul totale.
» Corte di cassazione, sezioni unite civili, sentenza 17 settembre 2010, n. 19702 - I procedimenti (e i conseguenti giudizi) instaurati presso i consigli territoriali degli ordini hanno natura non già giurisdizionale, bensì amministrativa, con la conseguenza che rispetto ad essi non sono invocabili le garanzie del "giusto processo" (art. 111 Cost.).
» Corte di cassazione, sezione II civile, sentenza 11 settembre 2010, n. 19417 - E' nulla la notificazione effettuata nelle mani del portiere, ove l'ufficiale giudiziario non attesti espressamente il mancato rinvenimento del destinatario e delle persone preferenzialmente abilitate a ricevere l'atto ai sensi dell'art. 139, comma 2, c.p.c.
» Corte di cassazione, sezione lavoro, sentenza 10 settembre 2010, n. 19358 - Al fine di valutare se il tempo occorrente per indossare la divisa aziendale debba essere retribuito o meno, occorre far riferimento alla disciplina contrattuale specifica: in particolare, ove sia data facoltà al lavoratore di scegliere il tempo e il luogo ove indossare la divisa stessa (anche presso la propria abitazione, prima di recarsi al lavoro) la relativa attività fa parte degli atti di diligenza preparatoria allo svolgimento dell'attività lavorativa, e come tale non deve essere retribuita; mentre se tale operazione è diretta dal datore di lavoro, che ne disciplina il tempo ed il luogo di esecuzione, rientra nel lavoro effettivo e, di conseguenza, il tempo ad essa necessario deve essere retribuito.
» Corte di cassazione, sezioni unite civili, sentenza 9 settembre 2010, n. 19246 - La parte che si oppone al decreto ingiuntivo ha soltanto cinque giorni - decorrenti dalla notificazione dell'atto di citazione in opposizione - per costituirsi in giudizio, a pena di improcedibilità dell'opposizione stessa.
» Corte di cassazione, sezioni unite civili, sentenza 9 agosto 2010, n. 18477 - In materia di condominio, l'approvazione o la revisione delle tabelle millesimali non necessita del consenso unanime dei condomini, essendo sufficiente la maggioranza qualificata di cui all'art. 1139, comma 2, c.c.
» Corte di cassazione, sezione III civile, sentenza 26 aprile 2010, n. 9916 - Il commercialista che abbia commesso errori nella dichiarazione dei redditi può essere condannato a pagare, a titolo di risarcimento del danno, la metà delle sanzioni irrogate dal Fisco al contribuente.
» Corte di cassazione, sezione III civile, sentenza 31 marzo 2010, n. 7783 - L'art. 232 c.p.c., secondo il quale la mancata presentazione o il rifiuto di rispondere consente al giudice di ritenere come ammessi i fatti dedotti nell'interrogatorio formale, si applica anche nel caso di dichiarazioni che, per il loro contenuto reticente o evasivo, siano equiparabili alla mancata risposta.
» Corte di cassazione, sezione I civile, sentenza 24 febbraio 2010, n. 4544 - Le garanzie del contraddittorio, consistenti nella partecipazione necessaria del difensore e nell'audizione dell'interessato, previste esplicitamente dall'art. 14, comma 4, del d.lgs 286/1998 per il primo trattenimento dello straniero presso un Centro di Permanenza Temporanea, devono trovare applicazione anche al procedimento giurisdizionale di decisione sulla eventuale richiesta di proroga di tale misura (e ciò, sia nel caso di trattenimento pre-espulsivo, sia nel caso di trattenimento per il tempo necessario alla definizione del procedimento per la protezione internazionale dello straniero).
» Corte di cassazione, sezioni unite civili, sentenza 22 febbraio 2010, n. 4077 - In materia di riscossione dei tributi, è illegittima l'iscrizione di ipoteca sui beni immobili del contribuente (art. 77 d.P.R. 602/1973) quando il debito di questo non supera gli 8.000,00 euro.
» Corte di cassazione, sezioni unite civili, ordinanza 10 febbraio 2010, n. 2906 - L'esigenza della cognizione del giudice amministrativo sulla domanda di annullamento dell'affidamento dell'appalto, per le illegittime modalità con cui si è svolto il relativo procedimento, e della valutazione dei vizi di illegittimità del provvedimento di aggiudicazione di un appalto pubblico, comporta che lo stesso giudice adito per l'annullamento degli atti di gara, che abbia deciso su tale prima domanda, può conoscere pure della domanda del contraente pretermesso dal contratto illecitamente, di essere reintegrato nella sua posizione, con la privazione di effetti del contratto eventualmente stipulato dall'aggiudicante con il concorrente alla gara scelto in modo illegittimo. La posizione soggettiva del ricorrente, che ha chiesto il risarcimento in forma specifica delle posizioni soggettive a base delle sue domande di annullamento dell'aggiudicazione e di caducazione del contratto concluso dall'aggiudicatario, è da trattare unitariamente dal giudice amministrativo in sede di giurisdizione esclusiva ai sensi della Direttiva CE n. 66/2007, che riconosce il rilievo peculiare in tal senso alla connessione tra le due indicate domande, che pertanto vanno decise di regola da un solo giudice. Tale soluzione è ormai ineludibile per tutte le controversie in cui la procedura di affidamento sia intervenuto dopo il dicembre 2007, data dell'entrata in vigore della richiamata normativa comunitaria del 2007 e, comunque, quando la tutela delle due posizioni soggettive sia consentita dall'attribuzione della cognizione al giudice amministrativo di esse nelle materie di giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo e possa essere effettiva solo attraverso la perdita di efficacia dei contratti conclusi dall'aggiudicante con l'aggiudicatario prima o dopo l'annullamento degli atti di gara, fermo restando il potere del giudice amministrativo di preferire, motivatamente e in relazione agli interessi generali e pubblici oggetto di controversia, un'eventuale reintegrazione per equivalente, se richiesta dal ricorrente in via subordinata.
» Corte di cassazione, sezione III civile, sentenza 9 febbraio 2010, n. 2844 - Il datore di lavoro, che abbia retribuito il lavoratore nel periodo di mancata prestazione lavorativa per inabilità temporanea dovuta ad infortunio cagionato da un terzo, ha diritto di essere risarcito da quest'ultimo dei relativi esborsi (compresi i contributi dovuti agli enti di assicurazione sociale); e, qualora l'infortunio sia stato prodotto dalla circolazione di veicoli, il diritto al risarcimento di tale danno si prescrive nel termine di due anni (art. 2947, comma 2, c.c.).
» Corte di cassazione, sezioni unite civili, sentenza 28 gennaio 2010, n. 1786 - I vizi motivazionali dell'ordinanza-ingiunzione, con la quale il prefetto rigetta il ricorso avverso una sanzione amministrativa per violazione del codice della strada, non comportano la nullità del provvedimento, e quindi l'insussistenza del diritto di credito derivante dalla violazione commessa, in quanto il rimedio giurisdizionale susseguente investe il rapporto e non l'atto, onde sussiste la cognizione piena del giudice, che potrà (e dovrà) valutare le deduzioni difensive proposte in sede amministrativa e in ipotesi non esaminate o non motivatamente respinte, se riproposte nei motivi di opposizione, e decidere su di esse con pienezza di poteri, sia che investano questioni di diritto sia che investano questioni di fatto; e ciò, anche nell'ipotesi di mancata audizione del ricorrente che ne abbia fatto richiesta.
» Corte di cassazione, sezione III civile, sentenza 19 gennaio 2010, n. 698 - La Pubblica Amministrazione che ometta di adottare tempestivamente un provvedimento di autotutela è tenuta, in forza dell'art. 2043 c.c., a risarcire il privato dei danni da questo subiti, consistenti nelle spese legali sostenute per ottenere l'annullamento dell'atto illegittimo.
» Corte di cassazione, sezioni unite civili, sentenza 12 gennaio 2010, n. 262 - Il termine che il giudice dell'esecuzione fissa nell'ordinanza di vendita per il deposito della cauzione da parte degli offerenti (art. 576, comma 1, n. 5, c.p.c.) è perentorio e, pertanto, non può essere prorogato.
Consiglio di Stato
» Consiglio di Stato, sezione V, sentenza 15 novembre 2010, n. 8044 - L'art. 38 del d.lgs. 163/2006 richiede il possesso e la dimostrazione dei requisiti generali di partecipazione solamente in capo all'impresa concorrente, mentre non contempla alcuna norma, con effetto preclusivo, la quale preveda, per il caso di cessione d'azienda antecedente alla partecipazione alla gara, un obbligo specifico di dichiarazione in ordine ai requisiti soggettivi dell'impresa cedente. Ne discende che - in assenza di tale norma e poiché la cessione d'azienda comporta non una successione a titolo universale del cessionario al cedente, bensì una successione nelle posizioni attive e passive relative all'azienda tra soggetti che conservano distinta personalità giuridica - non può essere esclusa dalla gara l'impresa cessionaria del ramo d'azienda che non abbia presentato le relative dichiarazioni in ordine alla posizione della cedente.
» Consiglio di Stato, sezione VI, sentenza 30 settembre 2010, n. 7239 - E' illegittimo il provvedimento di rinnovo di una concessione demaniale marittima che non sia stato preceduto da adeguate forme di pubblicità.
» Consiglio di Stato, sezione V, sentenza 23 settembre 2010, n. 7086 - Nell'ambito della giurisdizione esclusiva, operano i principi e le regole riguardanti la domanda riconvenzionale nel processo civile: con la conseguenza che la domanda riconvenzionale, atteso il suo carattere autonomo - di controdomanda volta ad ottenere un provvedimento positivo favorevole nei confronti dell'attore e non il mero rigetto delle di lui pretese, come invece nel caso dell'eccezione riconvenzionale - deve essere esaminata e decisa anche nel caso in cui sia dichiarata inammissibile la domanda principale.
» Consiglio di Stato, sezione V, sentenza 23 settembre 2010, n. 7080 - L'impresa controllata da un ente locale, nel momento in cui partecipa ad una gara fuori dal relativo territorio, sia pure bandita da un ente locale analogo a quello che la controlla, si pone nei confronti del mercato territoriale come concorrente sleale, e quindi non solo questa sua espansione può condurre da un lato alla inammissibilità della sua partecipazione alla gara, fino a che dura il regime di affidamento diretto nei confronti del suo ente controllante, ma anche al venir meno della sua qualifica di soggetto "affidatario" diretto; sicché delle due l'una: o l'impresa non partecipa alle gare fuori territorio, e mantiene così il suo status, o vi partecipa, e allora lo perde.
» Consiglio di Stato, sezione V, sentenza 21 settembre 2010, n. 7024 - Anche nel caso di concessione di pubblici servizi, il ricorso alla trattativa privata deve ritenersi circoscritto ai soli casi di impossibilità di far luogo ad una pubblica gara in ragione dell'estrema urgenza, ovvero della sussistenza di presupposti d'ordine tecnico tali da impedire, se non al prezzo di costi sproporzionati, la ricerca di altre soluzioni basate sul previo confronto concorrenziale.
» Consiglio di Stato, sezione V, sentenza 17 settembre 2010, n. 6963 - Il diritto di accesso riconosciuto dalla legge ai consiglieri comunali e provinciali (art. 43, comma 2, d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267) è strettamente funzionale all'esercizio del proprio mandato (ossia alla verifica e al controllo del comportamento degli organi istituzionali decisionali dell'ente locale ai fini della tutela degli interessi pubblici) e si configura come peculiare espressione del principio democratico dell'autonomia locale e della rappresentanza esponenziale della collettività: con la conseguenza che i consiglieri non sono tenuti a motivare le proprie richieste di accesso e hanno diritto di ottenere dall'ente tutte le informazioni utili all'espletamento del mandato, ivi comprese quelle di natura riservata (essendo essi vincolati al segreto d'ufficio), purché l'accesso avvenga in modo da comportare il minor aggravio possibile per gli uffici comunali (attraverso modalità ragionevolmente stabilite nel regolamento dell'ente) e non si traduca in richieste assolutamente generiche ovvero meramente emulative, fermo restando che la sussistenza di tali caratteri dev'essere attentamente e approfonditamente vagliata in concreto al fine di non introdurre surrettiziamente inammissibili limitazioni al diritto stesso.
» Consiglio di Stato, sezione V, sentenza 14 settembre 2010, n. 6678 - Salvo che la "lex specialis" non stabilisca diversamente, il termine finale per la presentazione della domanda del privato alla pubblica amministrazione deve considerarsi osservato ove tale domanda sia inoltrata in tempo utile a mezzo raccomandata, rilevando in tal caso la data di spedizione e non quella di ricezione da parte della destinataria.
» Consiglio di Stato, sezione IV, sentenza 7 settembre 2010, n. 6485 - Nell'espletamento di una procedura di gara, l'Amministrazione è tenuta ad applicare le regole contenute nel bando anche nel caso in cui sopravvenga l'abrogazione o la modifica della disciplina vigente al momento della sua adozione.
» Consiglio di Stato, sezione VI, sentenza 3 giugno 2010, n. 3497 - Nella materia delle sanzioni amministrative, non trova applicazione il principio di retroattività della disposizione più favorevole, previsto invece in materia penale dall'art. 2 c.p.
Tribunali Amministrativi Regionali
» Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, sezione I, sentenza 1° dicembre 2010, n. 34864 - In materia di procedure di gara per l'affidamento di contratti pubblici, deve ritenersi illegittimo il disciplinare di gara che imponga la preventiva rinuncia alla tutela giurisdizionale nei confronti delle relative clausole, ovvero che imponga due diversi adempimenti per la medesima finalità.
» Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, sezione III bis, sentenza 15 novembre 2010, n. 33433 - Sono illegittimi gli artt. 4, comma 1, e 6, comma 3, del d.P.R. 22 giugno 2009, n. 122 ("Regolamento recante coordinamento delle norme vigenti per la valutazione degli alunni e ulteriori modalità applicative in materia, ai sensi degli articoli 2 e 3 del decreto-legge 1° settembre 2008, n. 137, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2008, n. 169"), nella parte in cui escludono i docenti delle materie alternative all'insegnamento della religione cattolica dalla partecipazione al consiglio di classe che decide sull'attribuzione del credito scolastico.
» Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, sezione III quater, sentenza 4 novembre 2010, n. 33183 - In materia di procedure di gara per l'affidamento di contratti pubblici, è illegittimo l'operato della commissione giudicatrice che si avvale di soggetti ad essa esterni per la valutazione delle offerte tecniche.
» Tribunale Amministrativo Regionale del Piemonte, sezione II, sentenza 29 ottobre 2010, n. 3939 - In materia di procedure di gara per l'affidamento di contratti pubblici, allorché si tratti di quantificare il danno subito da un'impresa per perdita di chance, occorre distinguere la fattispecie in cui il ricorrente riesce a dimostrare che, in mancanza dell'adozione del provvedimento illegittimo, avrebbe vinto la gara (ad esempio perché, se non fosse stato indebitamente escluso, sarebbe stata selezionata la sua offerta) dalla fattispecie in cui non è possibile acquisire alcuna certezza su quale sarebbe stato l'esito della procedura in mancanza della violazione riscontrata. La dimostrazione della spettanza dell'appalto all'impresa danneggiata risulta configurabile nei soli casi in cui il criterio di aggiudicazione si fonda su parametri vincolati e matematici (come, ad esempio, nel caso del massimo ribasso in un pubblico incanto in cui l'impresa vincitrice avrebbe dovuto essere esclusa), mentre si rivela impossibile là dove la selezione del contraente viene operata sulla base di un apprezzamento tecnico-discrezionale dell'offerta (come nel caso dell'offerta economicamente più vantaggiosa). Nella prima ipotesi, all'impresa danneggiata spetta un risarcimento pari al 10% del valore dell'appalto (come ribassato dalla sua offerta), ferma restando la possibilità di conseguire una somma superiore, in presenza della dimostrazione che il margine di utile sarebbe stato maggiore di quello presunto. Viceversa, quando il ricorrente allega solo la perdita di una chance a sostegno della pretesa risarcitoria (e cioè quando non riesce a provare che l'aggiudicazione dell'appalto spettava proprio a lui, secondo le regole di gara), la somma commisurata all'utile d'impresa deve essere proporzionalmente ridotta in ragione delle concrete possibilità di vittoria risultanti dagli atti della procedura. Al fine di operare tale decurtazione vanno valorizzati tutti gli indici significativi delle potenzialità di successo del ricorrente, quali, ad esempio, il numero di concorrenti, la configurazione della graduatoria eventualmente stilata ed il contenuto dell'offerta presentata dall'impresa danneggiata.
» Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, sezione I, sentenza 17 settembre 2010, n. 32352 - In materia di esame di abilitazione all'esercizio della professione forense, è legittima la prova orale in cui sia stata omessa la "succinta illustrazione delle prove scritte" prevista dall'art. 17-bis, comma 3, del r.d. 22 gennaio 1934, n. 37.
» Tribunale Amministrativo Regionale dell'Emilia-Romagna, sezione I, sentenza 1° settembre 2010, n. 7890 - Deve essere accolta l'istanza del datore di lavoro volta ad accedere alle dichiarazioni rese, nel corso di un'attività ispettiva, da un proprio dipendente, allorché sia cessato il rapporto di lavoro con quest'ultimo.
» Tribunale Amministrativo Regionale della Lombardia, Brescia, sezione II, sentenza 15 gennaio 2010, n. 19 - E' illegittima l'ordinanza sindacale che disciplina le riunioni pubbliche o in luoghi aperti al pubblico di associazioni, comitati o enti che perseguono scopi culturali, religiosi o politici.
Corte di giustizia dell'Unione Europea
» Corte di giustizia dell'Unione Europea, Quinta Sezione, sentenza 2 dicembre 2010 - Gli artt. 3, n. 1, lett. g), CE, 4 CE, 10 CE, 81 CE e 98 CE non ostano ad una normativa nazionale che neghi ai dipendenti pubblici impiegati in una relazione di lavoro a tempo parziale l'esercizio della professione di avvocato, anche qualora siano in possesso dell'apposita abilitazione, disponendo la loro cancellazione dall'albo degli Avvocati. Inoltre, l'art. 8 della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 16 febbraio 1998, 98/5/CE, volta a facilitare l'esercizio permanente della professione di avvocato in uno Stato membro diverso da quello in cui è stata acquistata la qualifica, dev'essere interpretato nel senso che lo Stato membro ospitante può imporre agli avvocati ivi iscritti che siano impiegati - vuoi a tempo pieno vuoi a tempo parziale - presso un altro avvocato, un'associazione o società di avvocati oppure un'impresa pubblica o privata, restrizioni all'esercizio concomitante della professione forense e di detto impiego, sempreché tali restrizioni non eccedano quanto necessario per conseguire l'obiettivo di prevenzione dei conflitti di interesse e si applichino a tutti gli avvocati iscritti in detto Stato membro.
» Corte di giustizia dell'Unione Europea, Grande Sezione, sentenza 14 settembre 2010 - La riservatezza delle comunicazioni tra avvocati e clienti è tutelata dal diritto comunitario solamente quando lo scambio di informazioni sia connesso all'esercizio del diritto alla difesa del cliente ed intercorra con professionisti "indipendenti", ossia non legati al cliente stesso da un rapporto d'impiego; non anche, invece, quando tale scambio avvenga all'interno di un'impresa o di un gruppo con avvocati interni.