Corte di cassazione
Sezione V civile (tributaria)
Ordinanza 12 gennaio 2016, n. 313

Presidente ed Estensore: Iacobellis

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La controversia promossa da Società Cooperativa a r.l. Edile Sogno contro l'Agenzia delle Entrate ha ad oggetto l'impugnativa della cartella di pagamento n. 06420080001227160 per ires e irap 2004. Con la decisione in epigrafe, la CTR ha rigettato l'appello proposto dalla contribuente contro la sentenza della CTP di Mantova n. 21/5/2009 che ne aveva respinto il ricorso, sul rilievo che la dichiarazione integrativa era stata presentata oltre il termine annuale di cui all'art. 2, comma 8-bis, del d.P.R. 322/1998.

Il ricorso proposto si articola in due motivi. Resiste con controricorso l'Agenzia delle Entrate. A seguito di relazione ex art. 380-bis c.p.c. è stata fissata l'udienza del 17 settembre 2015 per l'adunanza della Corte in Camera di Consiglio, con rituale comunicazione alle parti costituite.

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con primo motivo la ricorrente assume l'insufficiente motivazione circa l'interpretazione dell'art. 2, comma 8 e comma 8-bis, del d.P.R. 322/1998.

La censura è inammissibile in quanto relativa alla interpretazione di una norma giuridica.

Con secondo motivo la ricorrente assume la violazione e falsa applicazione dell'art. 2, comma 8 e 8-bis, del d.P.R. 322/1998, in relazione all'art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c. laddove la CTR ha ritenuto non suscettibile di contestazione la pretesa impositiva contenuta nella cartella impugnata.

La censura è fondata. Questa Corte (sent. 6665/2015) ha affermato l'emendabilità, in via generale, di qualsiasi errore, di fatto o di diritto, contenuto in una dichiarazione resa dal contribuente all'Amministrazione fiscale, anche se non direttamente rilevabile dalla stessa dichiarazione. Ed invero la dichiarazione non si configura quale atto negoziale e dispositivo, bensì reca una mera esternazione di scienza o di giudizio, modificabile in ragione dell'acquisizione di nuovi elementi di conoscenza e di valutazione sui dati riferiti, e costituisce un momento dell'iter procedimentale volto all'accertamento dell'obbligazione tributaria (sent. n. 2229 del 6 febbraio 2015; sent. n. 4049 del 27 febbraio 2015; Cass. sez. 5, n. 5852 del 13 aprile 2012; sentenza n. 14932 del 6 luglio 2011).

Il termine annuale di cui all'art. 2, comma 8-bis, del d.P.R. 322/1998, previsto per la presentazione della dichiarazione integrativa e finalizzata all'utilizzo in compensazione il credito eventualmente risultante, così come non interferisce sul termine di decadenza di quarantotto mesi previsto per l'istanza di rimborso di cui all'art. 38 del d.P.R. 602/1973 (Cass. sez. 5, sent. n. 4049 del 27 febbraio 2015; sez. 5, sent. n. 19537 del 17 settembre 2014; sez. 5, sent. n. 6253 del 20 aprile 2012), non esplica alcun effetto sul procedimento contenzioso instaurato dal contribuente per contestare la pretesa tributaria, quand'anche fondata su elementi o dichiarazioni forniti dal contribuente medesimo. Il diverso piano sul quale operano le norme in materia di accertamento e riscossione, rispetto a quelle che governano il processo tributario, nonché il rispetto dei principi della capacità contributiva di cui all'art. 53 Cost., comportano l'inapplicabilità in tale sede, di decadenze relative alla sola fase amministrativa. Oggetto del contenzioso giurisdizionale instaurato è l'assoggettamento del contribuente ad oneri contributivi che il medesimo assume diversi e più gravosi di quelli che, sulla base della legge, devono restare a suo carico. Di talché in tale sede, laddove ci si opponga ad un atto impositivo emesso sulla base di dati forniti dal contribuente, non si verte in tema di "dichiarazione integrativa" ex art. 2 cit., bensì in ordine alla fondatezza della pretesa tributaria, alla luce degli elementi addotti dalle parti, nel rispetto dei relativi oneri probatori. In tal senso va quindi riconosciuta la possibilità per il contribuente, in sede contenziosa, di opporsi alla maggiore pretesa tributaria dell'amministrazione finanziaria, allegando errori, di fatto o di diritto, commessi nella sua redazione ed incidenti sull'obbligazione tributaria, indipendentemente dal termine di cui all'art. 2 cit. (v. Cass. 10775/2015; Cass. sez. 6-5, ordinanza n. 3754 del 18 febbraio 2014; Sez. 5, sentenza n. 2226 del 31 gennaio 2011).

Consegue da quanto sopra la cassazione della sentenza impugnata in relazione al motivo accolto ed il rinvio, anche per le spese di questo giudizio di cassazione, ad altra sezione della CTR della Lombardia.

P.Q.M.

La Corte rigetta il primo motivo di ricorso, accoglie il secondo, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese di questo giudizio di cassazione, ad altra sezione della CTR della Lombardia.

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