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Tribunale Amministrativo Regionale del Veneto

 

Sezione I

 

Sentenza 4 agosto 2006, n. 2307

 

 

 

 

 

CONSIDERATO

 

che, per il combinato disposto dell'art. 23, XI comma, e dell'art. 26, IV e V comma, della l. 6 dicembre 1971, n. 1034, nella camera di consiglio fissata per l'esame dell'istanza cautelare, il Collegio, accertata la completezza del contraddittorio, verificato che non v'è necessità di procedere ad adempimenti istruttori e sentite sul punto le parti presenti, può definire il giudizio con sentenza succintamente motivata;

che, nel corso dell'udienza camerale fissata nel giudizio in epigrafe, il Collegio ha comunicato alle parti presenti come, all'esito, avrebbe potuto essere emessa decisione in forma semplificata, e queste non hanno espresso rilievi o riserve;

che sussistono i presupposti per pronunciare tale sentenza nella presente controversia.

 

RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO

 

1. Il ricorso risulta fondato, avuto riguardo - in via del tutto assorbente - al dedotto difetto di motivazione dei provvedimenti impugnati: vizio, questo, che sussiste in relazione all'omessa formulazione di qualsivoglia giudizio, sia pure sintetico, che dia certezza delle valutazioni numeriche attribuite negli elaborati dal candidato.

In tal senso, anche per la presente fattispecie il Collegio conferma - quindi - l'ormai consolidata giurisprudenza della Sezione formatasi su altri casi similari (cfr., ad es., le sentenze n. 1439 dd. 15 marzo 2001 e n. 137 dd. 21 gennaio 2002 rese da questa stessa Sezione) e condivisa pure da altri T.A.R. (cfr., ad es., T.A.R. Lombardia; Sez. III, 16 luglio 2003, n. 1227).

In tal senso, questo T.A.R. ha già avuto modo di evidenziare, con articolata motivazione, l'obbligo delle commissioni per gli esami di idoneità alla professione di avvocato di motivare il voto negativo delle prove di esame.

E' altrettanto noto che, nel frattempo, il Consiglio di Stato ha - per contro - confermato la propria giurisprudenza contraria a tale orientamento (cfr., ad es., Cons. Stato, Sez. IV, 1° febbraio 2001, n. 367), riformando tra l'altro in sede di appello e con richiamo ai propri precedenti, anche le sentenze rese da questo stesso T.A.R. (cfr., ad es., Cons. Stato, Sez. IV, 29 ottobre 2001, n. 5635)

Nella predetta, propria sentenza n. 137 del 2002 la Sezione ha avuto modo di evidenziare che l'espresso richiamo alla funzione nomofilattica del Consiglio di Stato, posto alla base delle decisioni di riforma delle sentenze rese in primo grado da questo T.A.R. sulla questione in esame (cfr., ad es., Cons. Stato, Sez. IV, ord. 27 novembre 2001, n. 6337) è di per sé invito alla disamina puntuale, sotto il profilo del percorso motivazionale, del costrutto giurisprudenziale del Consiglio di Stato medesimo, percorso nel quale la funzione nomofilattica si sostanzia.

In tal senso, va quindi rilevato che le dianzi richiamate decisioni del Consiglio di Stato affermano che, anche dopo l'entrata in vigore della l. 7 agosto 1990 n. 241 e succ. modd. e intt., nei concorsi a pubblico impiego l'onere della motivazione dei giudizi inerenti alle prove scritte e orali è sufficientemente adempiuto con l'attribuzione di un punteggio numerico, configurandosi quest'ultimo come formula sintetica ma eloquente di esternazione della valutazione tecnica compiuta dalla commissione esaminatrice che è priva di valenza schiettamente provvedimentale.

Ad avviso della Sezione, per quanto attiene alla prima parte della proposizione, non par dubbio che il punteggio numerico costituisca esternazione del risultato e non già della motivazione (o giustificazione che dir si voglia) del giudizio valutativo: chi consegue un voto negativo espresso con un punteggio non è messo in condizioni, infatti, di conoscere i motivi del voto negativo.

Ma, se così è, non è dato di comprendere come l'attribuzione di un punteggio numerico possa costituire adempimento dell'onere (rectius, dell'obbligo) della motivazione.

Per quanto attiene invece alla seconda parte della proposizione, vero è che i giudizi aventi ad oggetto le prove di esame non hanno natura provvedimentale: ma è anche vero che, come or si vedrà, essi sono oggetto di una relatio da parte dei provvedimenti finali.

Invero, a favore dell'obbligo della motivazione, si ravvisano non evanescenti elementi che si traggono da disposizioni che complessivamente recano norme di principio idonee - in quanto tali - a disciplinare anche la fattispecie in esame.

Ed, infatti:

a) L'art. 3, comma 1, della legge 7 agosto 1990, n. 241 dispone nel senso che "ogni provvedimento amministrativo, compresi quelli concernenti... lo svolgimento dei pubblici concorsi ed il personale, deve essere motivato"; né giova argomentare, al riguardo, sulla natura pretesamene non provvedimentale dei giudizi valutativi, in quanto i provvedimenti finali dei procedimenti concorsuali e di quelli idoneativi (graduatorie, provvedimenti di idoneità o inidoneità) sono motivati con il solo richiamo agli atti del procedimento, sicché escludere l'obbligo di motivazione dei giudizi valutativi equivarrebbe ad espungere la motivazione dall'intero ambito di questi procedimenti, e ciò in palese difformità dalla menzione esplicita dei procedimenti concorsuali che il legislatore ha - per contro - voluto per evitare al riguardo incertezze applicative ed interpretative.

b) L'art. 12, comma 1, del d.P.R. 9 maggio 1994, n. 487, come modificato dall'art. 10 del d.P.R. 30 ottobre 1996, n. 693, secondo il quale "le commissioni esaminatrici, alla prima riunione, stabiliscono i criteri e le modalità di valutazione delle prove concorsuali, da formalizzare nei relativi verbali, al fine di assegnare i punteggi attribuiti alle singole prove": l'obbligo di stabilire i criteri di valutazione delle prove concorsuali, cioè di autolimitare il proprio potere di apprezzamento delle prove concorsuali in base a criteri predeterminati, impone - per ineludibile conseguenza - di motivare circa il modo di applicazione dei criteri nel caso concreto: diversamente opinando, tra criteri e giudizi valutativi sarebbe irragionevolmente omesso il passaggio intermedio dell'applicazione del criterio, il che renderebbe inutile la fissazione dei criteri medesimi e l'effetto di autolimitazione che ne deriva;

e se ciò consegue alla natura degli atti di autolimitazione, la modifica regolamentare del 1996, che ha espunto lo specifico riferimento alla motivazione dei punteggi, non poteva raggiungere lo scopo;

c) l'art. 9, comma 3, del d.P.R. 27 marzo 2001, n. 220, recante disciplina concorsuale del personale non dirigenziale del Servizio sanitario nazionale, secondo cui "la commissione, alla prima riunione, stabilisce i criteri e le modalità di valutazione, da formulare nei verbali, delle prove concorsuali ai fini della motivazione dei punteggi attribuiti alle singole prove": e ciò vale a ulteriore conferma del trend normativo suesposto.

Va pure aggiunto che le disposizioni testè richiamate assumono, all'evidenza, alla funzione di porre garantisticamente il candidato di conoscere in quali errori o inesattezze sia incorso, o comunque le ragioni per le quali lo svolgimento non sia stato ritenuto esatto o sufficiente: diversamente opinando, non si spiegherebbe infatti la ragione per la quale la giurisprudenza ha costantemente ammesso l'accesso alla visione degli elaborati in caso di impugnativa delle operazioni di concorso (cfr., ex multis, Cons. Stato, Sez. V, 27 dicembre 2001, n. 6399); e, del resto, la giurisprudenza del Consiglio di Stato non ha mancato di segnalare l'obbligo e l'ambito della motivazione in procedimenti selettivi interni per titoli, variamente configurati, per la nomina a qualifiche sovraordinate: come - ad esempio - allorquando, in fattispecie di nomina di ministri plenipotenziari di seconda classe, ha rilevato che la motivazione deve dar conto dei passaggi pur essenziali del ragionamento dell'autorità che provvede (cfr., ad es., Cons, Stato, Sez. IV, 6 aprile 1993, n. 394, punto 7 della motivazione), o come quando, in fattispecie di scrutini per merito comparativo, ha ripetutamente affermato che è illegittimo lo scrutinio ove l'Amministrazione abbia seguito un metodo che si sostanzia in una serie di passaggi astratti disancorati da qualsiasi riferimento alle ragioni che concretamente dovrebbero giustificare sia l'aggettivazione utilizzata che il punteggio che tale aggettivazione ha determinato (cfr. Cons. Stato, sez. IV, 28 dicembre 1993, n. 1148 e 16 maggio 1994, n. 408).

Non si comprende, quindi, il motivo per cui l'obbligo della motivazione, vigente per i procedimenti selettivi interni per titoli, non dovrebbe valere anche per i concorsi pubblici per esami per l'accesso alle qualifiche iniziali dei ruoli e per i procedimenti idoneativi, che ad essi si assimilano; né si può ritenere che insormontabili ragioni pratiche di speditezza ostino alla motivazione del voto negativo delle prove di esame.

Infatti, e indipendentemente dalla rilevanza della questione e dal primato dei princìpi della trasparenza, non può ritenersi che la sottolineatura dei brani censurati o l'indicazione succinta dei momenti della prova contenenti errori o insufficienze sia, nonostante l'elevato numero dei candidati, un comportamento inesigibile dai componenti delle commissioni giudicatrici.

2. Per effetto dall'accoglimento del presente ricorso, entro il termine perentorio di 30 (trenta) decorrente dalla comunicazione della presente sentenza, ovvero dalla sua notificazione se anteriormente avvenuta, gli elaborati del ricorrente dovranno essere resi nuovamente anonimi e assegnati per la correzione ad altra Sottocommissione costituita presso la Corte d'Appello di Firenze ai fini degli Esami di Avvocato Sessione 2005.

Quest'ultima provvederà, entro i successivi venti giorni a rinnovare il giudizio motivando le espressioni di voto numerico che saranno da essa attribuite.

Le spese del giudizio possono essere interamente compensate tra le parti.

 

P.Q.M.

 

Il Tribunale amministrativo regionale per il Veneto, prima Sezione, definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe, lo accoglie e, per l'effetto, annulla i provvedimenti impugnati e dispone gli incombenti di cui al paragrafo 2 della parte motiva della presente sentenza.

Compensa integralmente le spese di giudizio tra le parti.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità amministrativa.

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