Tribunale Amministrativo Regionale per la Campania
Sezione VI
Sentenza 12 marzo 2021, n. 1648

Presidente: Passoni - Estensore: Soricelli

FATTO E DIRITTO

Con il ricorso all'esame, notificato il 14 marzo 2016 e depositato il 12 aprile 2016, il ricorrente, cittadino marocchino, impugna il provvedimento indicato in epigrafe con il quale il Prefetto di Caserta ha respinto il ricorso gerarchico proposto contro il decreto del Questore di Caserta del 3 ottobre 2014 recante revoca del permesso di soggiorno per lavoro subordinato a seguito di "emersione"; la revoca si basava sull'acclarata falsità della documentazione presentata dal ricorrente.

Il ricorrente sostiene che il provvedimento prefettizio e quello precedente emesso dal Questore sarebbero illegittimi in quanto non sono basati su un pieno accertamento della falsità della documentazione; l'assenza di una condanna e di carichi pendenti, nella ricostruzione del ricorrente, non permetterebbe di avere certezza in ordine alla falsità della documentazione.

L'amministrazione resiste al ricorso.

Con ordinanza n. 1139 del 13 luglio 2016 è stata respinta l'istanza di tutela cautelare.

Il ricorso va respinto.

Le censure proposte dal ricorrente sono infondate.

Come risulta dalla documentazione acquisita a seguito della ordinanza collegiale n. 753 dell'11 maggio 2016 il provvedimento del Questore si ricollega alla circostanza che: a) il ricorrente al fine di ottenere il rilascio del permesso di soggiorno aveva presentato un certificato rilasciato dal centro di accoglienza Carità della parrocchia di San Cipriano d'Aversa (in concreto si trattava del certificato di presenza preordinato a dimostrare la presenza sul territorio nazionale alla data del 31 dicembre 2011 al fine di beneficiare della sanatoria prevista dal d.lgs. 16 luglio 2012, n. 109); b) a seguito degli accertamenti eseguiti è risultato che il certificato era falso (come dichiarato dal parroco che apparentemente li aveva sottoscritti, che disconosceva la propria firma, e che aveva altresì sporto denuncia); c) il nome del ricorrente nemmeno risultava nell'elenco-registro della parrocchia.

L'aver presentato falsa documentazione per ottenere il rilascio-rinnovo del permesso di soggiorno giustifica il diniego o la revoca del titolo già conseguito che, in base all'art. 5, comma 5, d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286, costituiscono dei veri e propri atti dovuti.

D'altro lato, gli accertamenti eseguiti dal personale dell'ufficio immigrazione ad avviso del Collegio sono più che plausibili e sono sufficienti a giustificare il provvedimento del Questore e quello del Prefetto non occorrendo che la falsità del certificato sia accertata in un procedimento penale né che tal procedimento sia stato definito con una condanna, tanto più che il ricorrente non ha in alcun modo contestato le risultanze di questi accertamenti né in ricorso né nei successivi atti difensivi limitandosi a sostenere la "genuinità" della documentazione ma senza fornire alcun elemento che contrasti gli accertamenti citati. Costituisce infatti giurisprudenza amministrativa consolidata, anche di questo Tribunale, che in caso di diniego o revoca del titolo di soggiorno fondata sulla presentazione di documentazione falsa "non è necessario che la falsità degli atti sia dichiarata da una sentenza penale definitiva di condanna, ben potendo l'Autorità amministrativa procedere ad una autonoma valutazione che, se condotta alla stregua di criteri di ragionevolezza e confortata da idonei elementi di riscontro, non è soggetta al sindacato del giudice amministrativo" (cfr., da ultimo, C.d.S., sez. III, 12 settembre 2018, n. 5355; T.A.R. Emilia-Romagna, Parma, 15 luglio 2020, n. 136).

Nella fattispecie le indagini compiute e documentate dalla produzione dell'amministrazione - non contestata - sono affidabili e dimostrano plausibilmente che il ricorrente al fine di documentare la sua presenza in Italia alla data del 31 dicembre 2011 si è servito di un documento contraffatto.

Conclusivamente il ricorso va respinto. Le spese di giudizio possono essere compensate dato che l'amministrazione non ha svolto attività difensiva oltre al deposito di documentazione.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania (Sezione Sesta), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all'art. 52, commi 1 e 2, del d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196 (e degli artt. 5 e 6 del Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016), a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all'oscuramento delle generalità del ricorrente.

G. Marasà

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