Corte di cassazione
Sezione I penale
Sentenza 4 giugno 2021, n. 25403

Presidente: Zaza - Estensore: Rocchi

RITENUTO IN FATTO

1. Con sentenza del 6 giugno 2019, il Tribunale di Como dichiarava la incompetenza per territorio nel procedimento a carico di M. Roberto ed altri, disponendo la trasmissione degli atti al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Nola.

Nel processo sono contestati i delitti di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di più delitti di emissione di fatture per operazioni inesistenti, occultamento e distruzione di scritture contabili, omessa dichiarazione e falso, con l'aggravante del reato a carattere transnazionale di cui all'art. 3, lett. a), l. 146 del 2006, e ancora quelli di cui agli artt. 2, 5, 8 e 10 d.lgs. 74 del 2000, nonché l'art. 483, in relazione all'art. 491-bis c.p.

Richiamando gli artt. 12 e 16 c.p.p. e sottolineando che i reati fine, prevalentemente tributari, erano attribuiti non soltanto a coloro cui era contestata anche l'appartenenza all'associazione per delinquere, ma anche a non concorrenti nel reato associativo, il Tribunale riteneva che la competenza dovesse essere determinata in modo unitario per tutti gli imputati.

Il reato più grave era quello associativo e doveva ritenersi commesso in Nola, luogo di programmazione, ideazione e direzione delle attività criminose: i promotori (P., C., A., R. e i fratelli T.) avevano la disponibilità di un capannone ubicato in Nola, ove avevano sede anche due società "filtro" utilizzate, di cui era amministratore unico P. Ernesto; a Nola aveva sede anche la società Globus di C. Guido. Il capo di imputazione indicava anche Nola come uno dei luoghi di consumazione del reato associativo.

La sentenza di primo grado emessa dal G.U.P. del Tribunale di Como nei confronti degli imputati giudicati con il rito abbreviato confermava l'esistenza del "direttorio" che aveva sede in quel capannone. Confermava la competenza del Tribunale di Nola anche il reato di cui all'art. 8 d.lgs. 74 del 2000 contestato al capo 20: la fattura emessa da una società "cartiera" con sede fittizia era a beneficio di una società vera, la "72 ore s.r.l." con sede di Nola.

Anche ritenendo impossibile determinare la competenza territoriale sulla base del delitto associativo, la competenza del Tribunale di Nola si ricavava dall'applicazione del criterio suppletivo del luogo di commissione del reato successivamente più grave fra gli altri reati connessi e, in caso di pari gravità, al primo di essi.

Il primo di tali reati era quello contestato al capo 48: l'emissione di fatture per operazioni inesistenti contestata a P. Ernesto quale amministratore della 72 ore s.r.l., reato commesso in Nola.

Il Tribunale si discostava dalla diversa decisione del Giudice per le indagini preliminari, secondo cui la competenza del Tribunale di Como derivava dalla contestazione del reato sub 9: il luogo di consumazione del reato era sconosciuto, come riportava la stessa imputazione, mentre per altri reati di pari gravità il luogo era conosciuto; quindi, non era possibile ricorrere ai criteri residuali indicati dall'art. 18 d.lgs. 74 del 2000. Il primo dei reati di pari gravità il cui luogo di consumazione era conosciuto era, appunto, quello di cui al n. 48 del capo di imputazione.

Ancora: per valutare la data di consumazione del reato di emissione di fatture per operazioni inesistenti doveva farsi riferimento all'ultima fattura emessa nel medesimo periodo di imposta; ebbene, l'ultima fattura emessa in relazione al delitto contestato al capo 9 era successiva all'ultima emessa in relazione al delitto contestato al capo 48 che doveva, pertanto, ritenersi antecedente.

2. Con ordinanza del 17 novembre 2020, il Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Nola solleva conflitto di competenza territoriale, disponendo la trasmissione degli atti a questa Corte.

Il Giudice conferma che la competenza può essere determinata unitariamente per tutti gli imputati e che il reato più grave tra quelli contestati è quello associativo; non ritiene convincente la sentenza di incompetenza del Tribunale di Como nella misura in cui radica a Nola la competenza per detto reato esclusivamente sulla base della riferibilità ad alcuni dei promotori di un capannone all'interno dell'interporto di Nola, luogo destinato allo stoccaggio e deposito di merci: in effetti, un ruolo preminente dell'associazione, secondo il Giudice, avevano i promotori A. e i fratelli T. che operavano stabilmente nel territorio romano.

Ricordando il criterio di determinazione della competenza per territorio del reato associativo, che si radica nel luogo di programmazione, ideazione e direzione o in quello in cui si svolge la parte principale di tale attività, indipendentemente dalla coincidenza di tale luogo con quello di commissione dei reati fine, nel caso di specie, secondo il Giudice, non è possibile individuare il luogo di consumazione del reato associativo poiché non era stato accertato il luogo esclusivo in cui si svolgevano la programmazione, ideazione e direzione: non era possibile, quindi, ritenere il capannone a Nola il luogo dove si svolgevano le attività costitutive dell'associazione per delinquere.

Per di più, i primi episodi delittuosi erano stati commessi a Roma, dove risultava avere sede la società Fulltrade 2012 s.r.l., società filtro di secondo livello e/o società broker effettivamente operante e amministrata da A. Pietro, promotore e amministratore di fatto di altre società cartiere. Inoltre, una delle logistiche di riferimento per le transazioni commerciali intercorse tra le società cartiere era collocata a Monterotondo, territorio romano, all'interno di un capannone della T.G.M. Socv. Coop. a r.l.; ancora, M. Manola, cui era stato proposto il ruolo di prestanome, si era incontrata con gli imputati a Roma, presso la sede della Full Trade.

Non essendo possibile determinare il luogo di consumazione del reato associativo, si doveva ricorrere al criterio suppletivo del luogo di consumazione del reato fine più grave e più risalente nel tempo.

Contrariamente a quanto ritenuto dal Tribunale di Como, tale reato non poteva essere individuato in quello contestato al capo 48: in effetti, per determinare la competenza per il delitto di cui all'art. 8 d.lgs. 74 del 2000 occorre fare riferimento al criterio posto dall'art. 18, comma 3, dello stesso decreto, che attribuisce la competenza a quello fra i giudici dei diversi luoghi di emissione dei singoli documenti presso il quale ha sede l'ufficio del pubblico ministero che per primo ha provveduto ad iscrivere la notizia nel registro di cui all'art. 335 c.p.p.

Il criterio può trovare applicazione anche nelle ipotesi di connessione tra numerosi reati tributari, commessi da più soggetti nel medesimo e in plurimi anni di imposta. Di conseguenza, la competenza deve essere attribuita al Tribunale di Como, ove ha sede il pubblico ministero che ha iscritto per primo la notizia di reato. In via subordinata, applicando il criterio posto dall'art. 18, comma 1, d.lgs. 74 del 2000, la competenza era pur sempre del Tribunale di Como, luogo di accertamento del reato.

Applicando, invece, soltanto i criteri posti dall'art. 16 c.p.p., la competenza sarebbe del Tribunale di Roma, luogo dove era stata emessa la prima fattura, il 14 ottobre 2014 (capo di imputazione 63). Sotto questo profilo il Giudice rimettente contesta il criterio adottato dal Tribunale di Como, in base al quale il luogo di consumazione sarebbe quello dell'ultima fattura emessa nel periodo di imposta, richiamando a smentita di tale linea interpretativa l'art. 18, comma 3, cit.

In definitiva, secondo il Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Nola, la competenza territoriale deve essere attribuita al Tribunale di Como o, in subordine, al Tribunale di Roma.

3. Hanno depositato memorie alcuni difensori, sostenendo alternativamente la competenza del Tribunale di Nola o quella del Tribunale di Roma.

CONSIDERATO IN DIRITTO

Deve essere dichiarata la competenza del Tribunale di Como.

1. Entrambi i giudici in conflitto concordano sulla possibilità di determinare unitariamente la competenza per tutti i reati contestati, in forza della connessione tra gli stessi e in base al principio posto dalle Sezioni unite, secondo cui, ai fini della configurabilità della connessione teleologica prevista dall'art. 12, lett. c), c.p.p. e della sua idoneità a determinare uno spostamento della competenza per territorio, non è richiesta l'identità fra gli autori del reato fine e quelli del reato mezzo, ferma restando la necessità di accertare che l'autore di quest'ultimo abbia avuto presente l'oggettiva finalizzazione della sua condotta alla commissione o all'occultamento di un altro reato (Sez. un., Sentenza n. 53390 del 26 ottobre 2017, dep. 24 novembre 2017, Rv. 271223-01).

I due provvedimenti concordano, inoltre, sull'individuazione del reato associativo contestato al capo 1 come quello più grave e, quindi, tale da determinare la competenza ai sensi dell'art. 16, comma 1, c.p.p.

2. In relazione a tale reato deve essere individuato il luogo di consumazione, ai sensi dell'art. 8 c.p.p.

Secondo la giurisprudenza di legittimità, in tema di reati associativi, la competenza per territorio si determina in relazione al luogo in cui ha sede la base ove si svolgono programmazione, ideazione e direzione delle attività criminose facenti capo al sodalizio, assumendo rilievo non tanto il luogo in cui si è radicato il pactum sceleris, quanto quello in cui si è effettivamente manifestata e realizzata l'operatività della struttura (Sez. 6, Sentenza n. 4118 del 10 gennaio 2018, dep. 29 gennaio 2018, Rv. 272185-01; Sez. 6, Sentenza n. 49995 del 15 settembre 2017, dep. 31 ottobre 2017, Rv. 271585-0; Sez. 4, Sentenza n. 16666 del 31 marzo 2016, dep. 21 aprile 2016, Rv. 266744-0).

Secondo il Tribunale di Como, i promotori ed organizzatori dell'associazione avevano la disponibilità di un capannone a Nola, luogo che era sede di due società filtro (sede effettiva e non fittizia; P. Ernesto, uno dei promotori, era amministratore formale di tali società) e di una terza (la Globus) facente capo a C. Guido, altro organizzatore. L'immobile era, quindi, sede legale delle società di P. e prima di C., ed era di proprietà di una società di R., oggetto di indagini che coinvolgevano le società dei fratelli T. La sentenza emessa dal Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Como in sede di giudizio abbreviato aveva ritenuto C. un organizzatore dell'associazione che si serviva della struttura dell'interporto di Nola.

Ancora, era indicativa del luogo di consumazione la circostanza che la prima fattura emessa da una società cartiera, quella del 4 novembre 2014 di cui al capo 20, aveva come destinataria la 72 ore s.r.l. con sede di Nola.

Secondo il Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Nola, al contrario, la disponibilità del capannone in territorio di Nola non è significativa: non sarebbe individuabile il luogo di consumazione del reato associativo in quanto non era stato identificato uno spazio unico in cui avvenivano la programmazione, ideazione e direzione del gruppo criminale; non a caso, le prime fatture per operazioni inesistenti erano state emesse da società cartiere, prive di sede effettiva.

In alternativa, il luogo di consumazione del reato associativo dovrebbe individuarsi in Roma con riferimento alla sede della società Fulltrade 2012 s.r.l., facente capo ad A. Pietro, anche egli promotore ed organizzatore dell'associazione e amministratore di fatto di alcune società cartiere. Nel territorio di Monterotondo, inoltre, sarebbe posizionato uno spazio logistico a servizio di società cartiere.

La competenza del Tribunale di Roma è sostenuta dal difensore di B., che richiama i conti correnti aperti da numerose società coinvolte presso la Privat Bank con sede in Roma e gli altri indici di operatività evidenziati dal Giudice di Nola.

3. La Corte ritiene che, come emerge dallo stesso capo di imputazione, che indica alternativamente come luogo di consumazione del reato associativo numerosi luoghi e Paesi esteri, non sia possibile determinare in questa fase né il luogo dove si svolgevano la programmazione, ideazione e direzione delle attività criminose facenti capo al sodalizio, né il luogo dove si manifestava l'operatività della struttura: non solo gli imputati e le società coinvolte erano sparsi sul territorio nazionale, ma anche i luoghi fisici in cui erano avvenuti incontri o che costituivano il punto di riferimento logistico per le varie operazioni erano differenti.

Si deve, in definitiva, constatare che le indicazioni provenienti dai due giudici e da alcuni difensori colgono alcuni aspetti sicuramente rilevanti ma, contemporaneamente, dimostrano l'impossibilità di raggiungere un risultato certo, con conseguente arbitrarietà di una decisione fondata sul luogo di consumazione del reato associativo.

4. Ciò premesso, le Sezioni unite di questa Corte hanno statuito che la competenza per territorio, nel caso in cui non sia possibile individuare, a norma degli artt. 8 e 9, comma primo, c.p.p., il luogo di commissione del reato connesso più grave, spetta al giudice del luogo nel quale risulta commesso, in via gradata, il reato successivamente più grave fra gli altri reati; quando risulti impossibile individuare il luogo di commissione per tutti i reati connessi, la competenza spetta al giudice competente per il reato più grave, individuato secondo i criteri suppletivi indicati dall'art. 9, commi secondo e terzo, c.p.p. (Sez. un., Sentenza n. 40537 del 16 luglio 2009, dep. 20 ottobre 2009, Rv. 244330-01; recentemente: Sez. 1, Sentenza n. 35861 del 19 giugno 2019, dep. 8 agosto 2019, Rv. 276812-0).

Nel caso di specie, nessuna indicazione è fornita dai due giudici in conflitto in ordine all'ultimo luogo dove è avvenuta una parte dell'azione con riferimento al delitto associativo, cosicché non risulta applicabile il disposto dell'art. 9, comma 1, c.p.p.

I giudici in conflitto concordano che i reati più gravi, dopo quello associativo, sono quelli di cui agli artt. 2 e 8 d.lgs. 74 del 2000 (Dichiarazioni fraudolente mediante uso di fatture per operazioni inesistenti ed emissione di fatture per operazioni inesistenti), tutti di pari gravità.

Poiché numerosi sono i delitti di tale tipo contestati nel presente processo, deve trovare applicazione il criterio posto dall'art. 16, comma 1, c.p.p., spettando la competenza al giudice competente per il primo reato.

Secondo il Tribunale di Como, il primo reato è il delitto ex art. 8 d.lgs. 74 del 2000 contestato al capo 48, commesso a Nola dal 1° dicembre 2014 all'11 dicembre 2014; il Tribunale sottolinea che altri reati di pari gravità sono stati commessi "in luogo sconosciuto" e rimarca come non sia possibile ricorrere ai criteri residuali indicati dall'art. 18 d.lgs. 74 del 2000 in presenza di reato di pari gravità il cui luogo di consumazione sia conosciuto.

Nel confronto tra il delitto di cui al capo 48 (commesso a Nola) e quello di cui al capo 9 (commesso a Como), secondo il Tribunale (in ciò divergendo dalla parallela decisione adottata dal G.U.P. dello stesso Tribunale che aveva deciso il giudizio abbreviato), dovrebbe aversi come riferimento l'ultima fattura per ciascun periodo: poiché l'ultima fattura oggetto dell'imputazione di cui al capo 48 era stata emessa l'11 dicembre 2014, il reato era precedente a quello di cui al capo 9, che contempla una fattura emessa il giorno successivo, il 12 dicembre 2014.

Secondo il Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Nola, al contrario, dovrebbe trovare applicazione il criterio suppletivo posto dall'art. 18, comma 3, d.lgs. 74 del 2000, cosicché competente sarebbe il Tribunale di Como, in quanto il Procuratore della Repubblica presso quel Tribunale aveva iscritto per primo la notizia di reato nel relativo registro.

La competenza di Como dovrebbe determinarsi anche per le fatture per operazioni inesistenti emesse dalle società cartiere, essendo sconosciuto il luogo di consumazione, in base alla regola dell'art. 18, comma 1, d.lgs. 74 del 2000 (competenza del luogo dell'accertamento del reato).

Secondo il Giudice di Nola, comunque, la prima fattura è quella del 14 ottobre 2014 menzionata al capo 63, emessa a Roma. Il Giudice respinge la prospettazione della sentenza di incompetenza in ordine alla data di consumazione del delitto di cui all'art. 8 cit., da individuarsi in quella di emissione della prima fattura, e non dell'ultima.

Su questa soluzione, seppure con un diverso percorso interpretativo, concorda il difensore di B.

4. Alla luce dei principi stabiliti dal codice di rito e dal decreto legislativo 74 del 2000, devono essere applicati i seguenti principi:

- non si deve tenere conto, ai fini della determinazione della competenza, dei reati di pari gravità per i quali non è conosciuto il luogo di consumazione (cfr. Sez. un., Sentenza n. 40537 del 16 luglio 2009, già richiamata);

- la competenza per territorio deve essere determinata alla luce del primo dei reati di pari gravità di cui è conosciuto il luogo (o i luoghi) di consumazione (art. 16, comma 1, c.p.p.);

- per determinare quale, tra i reati di pari gravità di cui è conosciuto il luogo di consumazione, è stato commesso per primo, occorre avere riguardo alla data dell'unica fattura emessa in quel periodo ovvero alla data della prima fattura tra quelle emesse nel medesimo periodo di imposta. In effetti, la disposizione dell'art. 8, comma 2, d.lgs. 74 del 2000, secondo cui l'emissione di più fatture o documenti per operazioni inesistenti nel corso del medesimo periodo di imposta si considera come un solo reato, non muta la natura istantanea del reato stesso, che si consuma al momento dell'emissione della fattura (la prima o l'unica del periodo); la ipotesi di emissione di più fatture nel medesimo periodo rileva, invece, in senso opposto ai fini della prescrizione del reato, perché, in questo caso, la consumazione del reato prosegue fino all'emissione dell'ultima fattura del periodo;

- una volta individuato il primo tra i reati di pari gravità commessi in luogo conosciuto secondo il criterio appena indicato, la competenza per territorio per tale reato - e, quindi, in ragione della connessione, per tutti i reati oggetti del giudizio - si individua sulla base del luogo di emissione delle fatture in quel periodo, se sono state tutte emesse nel medesimo circondario, ovvero sulla base del luogo di prima iscrizione della notizia di reato nel caso in cui le fatture siano state emesse in luoghi rientranti in diversi circondari. In effetti, il criterio posto dall'art. 18, comma 3, d.lgs. 74 del 2000 è alternativo, e quindi sostituisce, quello desumibile dall'art. 8, comma 1, c.p.p. (luogo di consumazione del reato) nel caso specifico in tale norma contemplato.

Non trova applicazione il criterio posto dall'art. 18, comma 1, d.lgs. 74 del 2000 che presuppone l'impossibilità di determinare la competenza sulla base dell'art. 8 c.p.p.

5. Alla luce di questi principi, deve essere dichiarata la competenza del Tribunale di Como: il reato di pari gravità di cui è conosciuto il luogo di consumazione commesso per primo, tra quelli di cui agli artt. 2 e 8 d.lgs. 74 del 2000, è quello di cui al capo 9, nell'ambito del quale la prima fattura per operazione inesistente era stata emessa il 3 ottobre 2014 (quindi precedentemente a quella emessa a Roma il 14 ottobre 2014 nell'ambito del reato contestato al capo 63).

P.Q.M.

Decidendo sul conflitto, dichiara la competenza del Tribunale di Como a cui dispone trasmettersi gli atti.

Depositata il 2 luglio 2021.

M. D'Amico, G. Arconzo, S. Leone

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