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Regioni: è incostituzionale la legge della Regione Veneto che, per l'ammissione all'asilo nido, attribuisce un titolo di precedenza ai figli di genitori radicati in Veneto da almeno quindici anni

È incostituzionale - per violazione degli artt. 3, 31, secondo comma, 117, primo comma, in relazione all'art. 21 TFUE, e 120, primo comma, Cost. - la legge della Regione Veneto (n. 6/2017) che, per l'ammissione all'asilo nido, attribuisce un titolo di precedenza ai figli di genitori che risiedono in Veneto o vi svolgono un'attività lavorativa da almeno quindici anni.

Corte costituzionale, 25 maggio 2018, n. 107

Intermediazione finanziaria: se la società investitrice si dichiara operatore qualificato, l'intermediario è esonerato da ulteriori verifiche

Nella vigenza dell'art. 31 della delibera Consob 1° luglio 1998, n. 11522 («Regolamento di attuazione del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, concernente la disciplina degli intermediari»), la dichiarazione formale sottoscritta dal legale rappresentante di una società o persona giuridica, in cui si affermi che questa dispone della competenza e dell'esperienza richieste in materia di operazioni in strumenti finanziari, vale ad esonerare l'intermediario dall'obbligo di effettuare ulteriori verifiche al riguardo, gravando sull'investitrice l'onere di provare che, invece, elementi in contrario emergevano dalla documentazione già in possesso dell'intermediario medesimo, il quale avrebbe dovuto tenerne conto.

Corte di cassazione, sezione I civile, 4 aprile 2018, n. 8343

Mercati finanziari: un'importante pronuncia della Cassazione in materia di sanzioni Consob

In tema di sanzioni amministrative per violazione delle norme che disciplinano l'attività di intermediazione finanziaria: 1) la distinzione tra gli organi della Commissione nazionale per le società e la borsa (Consob), rispettivamente deputati alla constatazione e alla valutazione dei fatti costituenti violazioni amministrative, è ininfluente ai fini della decorrenza del termine di contestazione degli illeciti, che va individuata nel giorno in cui la Commissione in composizione collegiale, dopo l'esaurimento dell'attività ispettiva e di quella istruttoria, è in grado di adottare le decisioni di sua competenza, senza che si possa tener conto di ingiustificati ritardi, derivanti da disfunzioni burocratiche o artificiose protrazioni nello svolgimento dei compiti assegnati ai suddetti organi; 2) in sede di impugnazione della sanzione irrogata: a) compete al giudice del merito valutare la congruità del tempo utilizzato per la contestazione, in relazione alla maggiore o minore difficoltà del caso, con apprezzamento incensurabile in sede di legittimità, se correttamente motivato, fermo restando che il giudice non può sostituire le proprie valutazioni, in ordine all'opportunità di porre in essere singole attività di indagine, a quelle dell'autorità amministrativa procedente, a meno che non si evidenzi l'assoluta superfluità delle stesse per essere manifestamente già accertati tempi, entità e altre modalità delle violazioni; b) costituiscono fonti di prova della pretesa sanzionatoria gli atti di accertamento - compresi i verbali di audizione delle persone informate sui fatti - ritualmente depositati in cancelleria, dovendo il giudice necessariamente valutare rispetto a tali atti (e non in via meramente astratta o ipotetica) la rilevanza delle eccezioni mosse dall'opponente circa la fondatezza e la legittimità della contestazione; 3) allorché siano poste in essere inequivocabilmente più condotte realizzatrici della medesima violazione, si applica l'istituto del concorso formale, in quanto espressamente previsto dall'art. 8 della l. 24 novembre 1981, n. 689 («Modifiche al sistema penale»), il quale richiede l'unicità dell'azione od omissione produttiva della pluralità di violazioni, mentre non è applicabile in via analogica l'istituto della continuazione ex art. 81, comma 2, c.p. (v. anche Cass. civ., sez. II, sentt. nn. 30074/2017, 25730/2017 e 8204/2016, tutte in questa Rivista).

Corte di cassazione, sezione I civile, 4 aprile 2018, n. 8326

Utilizzo indebito di carta "bancomat": per la consumazione del reato basta l'inserimento di numeri a caso nel terminale ATM

La condotta di chi utilizza una carta "bancomat" di provenienza furtiva, di cui non conosce il codice PIN, mediante la digitazione casuale di sequenze numeriche nel terminale ATM integra, a prescindere dall'effettivo conseguimento delle banconote, la fattispecie consumata del reato di utilizzazione indebita di carta abilitante al prelievo di danaro contante, previsto dall'art. 55, comma 9, del d.lgs. 21 novembre 2007, n. 231 («Attuazione della direttiva 2005/60/CE concernente la prevenzione dell'utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo nonché della direttiva 2006/70/CE che ne reca misure di esecuzione»).

Corte di cassazione, sezione V penale, 12 gennaio 2018, n. 17923

Regioni: è incostituzionale la legge della Regione Liguria che, al fine dell'accesso dei cittadini extracomunitari all'edilizia residenziale pubblica, richiede la regolare residenza in Italia da almeno dieci anni consecutivi

È incostituzionale - per violazione dell'art. 117, primo comma, Cost., in relazione alla direttiva 2003/109/CE - la legge della Regione Liguria (n. 13/2017) che, per l'assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica ai cittadini extracomunitari, prescrive il requisito della regolare residenza nel territorio nazionale da almeno dieci anni consecutivi.

Corte costituzionale, 24 maggio 2018, n. 106

Processo amministrativo: il ricorso concernente una gara d'appalto svolta in forma aggregata va notificato alla sola P.A. che ha emesso l'atto impugnato

Ai sensi dell'art. 41, comma 2, c.p.a., in caso di impugnazione di una gara d'appalto svolta in forma aggregata da un soggetto per conto e nell'interesse anche di altri enti, il ricorso dev'essere notificato esclusivamente alla pubblica amministrazione che ha emesso l'atto impugnato.

Consiglio di Stato, adunanza plenaria, 18 maggio 2018, n. 8

Giustizia costituzionale: il giudice deve dare attuazione alle sentenze additive di principio della Consulta, senza attendere l'intervento del legislatore

A seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 385/2005, che ha dichiarato l'illegittimità degli artt. 70 e 72 del d.lgs. 26 marzo 2001, n. 151 («Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell'articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53»), «riguardanti i liberi professionisti iscritti a enti che gestiscono forme obbligatorie di previdenza, la regola che preclude al padre adottivo il godimento dell'indennità di maternità, in posizione di parità con la madre, ha cessato di avere efficacia e non può più ricevere applicazione dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione (artt. 136 Cost. e 30 della legge 11 marzo 1953 n. 87, recante "Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale")». Ed invero, «le dichiarazioni di illegittimità costituzionale corredate dall'addizione di un principio, enunciato in maniera puntuale e quindi suscettibile di diretta applicazione, impongono di ricercare all'interno del sistema la soluzione più corretta [...], anche quando la sentenza ne ha rimesso l'attuazione al legislatore. È dovere del giudice, chiamato ad applicare la Costituzione e le sentenze che questa Corte adotta a garanzia della stessa, fondare la sua decisione sul principio enunciato, che è incardinato nell'ordinamento quale regola di diritto positivo, ancor prima che il legislatore intervenga per dare ad esso piena attuazione» (§ 3.3 in diritto).

Corte costituzionale, 23 maggio 2018, n. 105

Previdenza: non è incostituzionale la riduzione delle pensioni anticipate decorrenti negli anni 2012, 2013 e 2014

Non è fondata la questione di legittimità costituzionale - sollevata dal Tribunale di Palermo in riferimento agli artt. 2, 3, 36 e 38 Cost. - dell'art. 1, comma 299, della l. 28 dicembre 2015, n. 208 [«Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)»], in tema di riduzione delle pensioni anticipate decorrenti negli anni 2012, 2013 e 2014.

Corte costituzionale, 23 maggio 2018, n. 104

Bilancio e contabilità pubblica: è incostituzionale la disposizione della legge di bilancio 2017 che protrae nel tempo l'obbligo per le Regioni e le Province autonome di contribuire agli obiettivi di finanza pubblica

È incostituzionale - per violazione degli artt. 117, terzo comma («coordinamento della finanza pubblica»), e 119 Cost. - l'art. 1, comma 527, della l. 11 dicembre 2016, n. 232 («Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2017 e bilancio pluriennale per il triennio 2017-2019»), il quale protrae al 2020 l'obbligo per le Regioni e le Province autonome di contribuire agli obiettivi di finanza pubblica ex art. 46, comma 6, del d.l. 24 aprile 2014, n. 66 («Misure urgenti per la competitività e la giustizia sociale»), convertito, con modificazioni, dalla l. 23 giugno 2014, n. 89.

Corte costituzionale, 23 maggio 2018, n. 103

Processo penale: l'ordinanza di reclamo ex art. 410-bis c.p.p. emessa in violazione del contraddittorio non è ricorribile per cassazione, ma può essere revocata

È inammissibile il ricorso per cassazione avverso l'ordinanza ex art. 410-bis c.p.p., che sia stata adottata senza previo avviso alle parti dell'udienza fissata per la decisione sul reclamo proposto dalla persona offesa contro il provvedimento di archiviazione. In tal caso, tuttavia, il reclamante può presentare al Tribunale istanza di revoca della decisione assunta.

Corte di cassazione, sezione VI penale, 23 marzo 2018, n. 17535

Delitti contro il patrimonio: un'importante pronuncia della Cassazione in tema di autoriciclaggio (art. 648-ter.1 c.p.)

Il soggetto che, non avendo concorso nel delitto-presupposto non colposo, ponga in essere la condotta tipica di autoriciclaggio, o comunque contribuisca alla realizzazione da parte dell'intraneus delle condotte tipizzate dall'art. 648-ter.1 c.p., risponde del reato di riciclaggio ex art. 648-bis c.p. (ovvero, ricorrendone i presupposti, di quello contemplato dall'art. 648-ter c.p.), e non di concorso (a seconda dei casi, ex artt. 110 o 117 c.p.) nel (meno grave) delitto di autoriciclaggio ex art. 648-ter.1 c.p.

Corte di cassazione, sezione II penale, 17 gennaio 2018, n. 17235

Processo tributario: se la stima dell'UTE è oggetto di critiche puntuali e dettagliate, il giudice che intenda disattenderle deve motivarne le ragioni

In tema di contenzioso tributario, ove l'interessato abbia mosso critiche puntuali e dettagliate alla stima effettuata dall'Ufficio tecnico erariale (UTE), il giudice che intenda disattenderle deve motivarne le ragioni, poiché tale stima, prodotta dall'Amministrazione finanziaria a sostegno della propria pretesa, costituisce processualmente un semplice atto di parte.

Corte di cassazione, sezione tributaria, 4 aprile 2018, n. 8249

Processo civile: il raddoppio del contributo unificato prescinde dalla condanna alle spese

L'insorgenza dell'obbligo per l'impugnante di versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato - ai sensi dell'art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 [«Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia (Testo A)»], come introdotto dall'art. 1, comma 17, della l. 24 dicembre 2012, n. 228 [«Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di stabilità 2013)»] - non è collegata alla condanna alle spese, bensì al fatto oggettivo del rigetto integrale o della definizione in rito, negativa per esso impugnante, del gravame.

Corte di cassazione, sezione VI civile, 3 aprile 2018, n. 8170

Lavoro: l'indennità ex art. 32 della l. 183/2010 va corrisposta anche nel caso di condanna del datore di lavoro al risarcimento del danno per nullità di un contratto di somministrazione di lavoro, convertito in un contratto a tempo indeterminato

L'indennità prevista dall'art. 32 della l. 4 novembre 2010, n. 183 («Deleghe al Governo in materia di lavori usuranti, di riorganizzazione di enti, di congedi, aspettative e permessi, di ammortizzatori sociali, di servizi per l'impiego, di incentivi all'occupazione, di apprendistato, di occupazione femminile, nonché misure contro il lavoro sommerso e disposizioni in tema di lavoro pubblico e di controversie di lavoro»), trova applicazione ogniqualvolta vi sia un contratto di lavoro a tempo determinato per cui operi la conversione in contratto a tempo indeterminato e, quindi, anche in caso di condanna del datore di lavoro al risarcimento del danno subito dal lavoratore che abbia chiesto e ottenuto dal giudice l'accertamento della nullità di un contratto di somministrazione di lavoro, convertito ex lege in un contratto a tempo indeterminato tra lavoratore e utilizzatore della prestazione.

Corte di cassazione, sezione lavoro, 3 aprile 2018, n. 8148

Appalti pubblici: il DURC negativo dell'impresa consorziata comporta l'esclusione del consorzio dalla gara

In tema di procedure per l'affidamento di contratti pubblici: a) il requisito della regolarità contributiva dev'essere posseduto dall'impresa concorrente per tutta la durata della gara, senza soluzione di continuità, a pena di esclusione; b) il difetto di tale requisito in capo a una o più delle imprese partecipanti a un consorzio stabile comporta l'esclusione di quest'ultimo dalla gara; c) il giudice amministrativo ha giurisdizione sull'accertamento della regolarità del documento unico di regolarità contributiva (DURC), quando è adito per la definizione di una controversia avente ad oggetto l'aggiudicazione di un appalto pubblico e quell'accertamento rappresenta un atto interno della fase procedimentale di verifica dei requisiti di ammissione alla gara; d) ove il DURC di un'impresa risulti negativo, la stazione appaltante non è tenuta a compiere alcuna ulteriore attività d'indagine e deve considerare definitivamente accertata l'assenza del requisito della regolarità contributiva (riforma TAR Lazio, sez. II, sent. n. 989/2017).

Consiglio di Stato, sezione V, 26 aprile 2018, n. 2537

Processo amministrativo: in presenza di un'ordinanza cautelare propulsiva, può aversi cessazione della materia del contendere solo se il provvedimento favorevole della P.A. è frutto di una nuova e autonoma valutazione della fattispecie

Ai sensi dell'art. 34, comma 5, c.p.a., la declaratoria, con sentenza di merito, di cessazione della materia del contendere può aver luogo soltanto «[q]ualora nel corso del giudizio la pretesa del ricorrente risulti pienamente soddisfatta». Perciò, ove il giudice amministrativo abbia emesso un'ordinanza cautelare propulsiva, occorre distinguere a seconda che il successivo provvedimento adottato dall'Amministrazione sia meramente esecutivo dell'ordinanza oppure sia frutto di una nuova e autonoma valutazione della fattispecie: nel primo caso, non si ha né improcedibilità del ricorso né cessazione della materia del contendere (se l'atto è, rispettivamente, sfavorevole o favorevole al ricorrente), giacché il provvedimento che dà esecuzione alla sospensiva è solo provvisorio e non produce la revoca di quello sub iudice; nel secondo caso, invece, se il provvedimento ha un contenuto del tutto satisfattivo della pretesa azionata dal ricorrente, si ha cessazione della materia del contendere, altrimenti il ricorso diviene improcedibile.

TAR Sardegna, sezione I, 27 aprile 2018, n. 380

Anticorruzione: ai fini del commissariamento dell'impresa ex art. 32, comma 10, del d.l. 90/2014, è sufficiente che il Prefetto, dopo l'interdittiva antimafia, abbia ravvisato l'interesse pubblico alla prosecuzione dell'esecuzione del contratto

In tema di misure straordinarie di gestione, sostegno e monitoraggio di imprese nell'ambito della prevenzione della corruzione, occorre distinguere, nel contesto dell'art. 32 del d.l. 24 giugno 2014, n. 90 («Misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l'efficienza degli uffici giudiziari»), convertito, con modificazioni, dalla l. 11 agosto 2014, n. 114, tra la fattispecie configurata dal primo comma e quella (alternativa) configurata dal decimo comma: mentre l'una è funzionale alla tutela di mere esigenze di trasparenza amministrativa, l'altra si colloca nell'area delle misure di prevenzione amministrativa antimafia e presuppone soltanto la sussistenza, secondo una valutazione ampiamente discrezionale del Prefetto che ha adottato l'informazione interdittiva, di uno specifico interesse pubblico alla prosecuzione dell'esecuzione del contratto, indipendentemente da interessi di tipo privatistico e aziendale.

TAR Campania, sezione I, 27 aprile 2018, n. 2800

Processo penale: la parte civile ha diritto di essere avvisata dell'udienza di riesame del sequestro conservativo e di parteciparvi, altrimenti può ricorrere per cassazione deducendo la nullità ex art. 178, comma 1, lett. c), c.p.p.

Il difensore della parte civile ha diritto di ricevere avviso dell'udienza fissata dal tribunale sulla richiesta di riesame proposta dall'imputato avverso un'ordinanza di sequestro conservativo e di partecipare all'udienza. In mancanza di tale partecipazione, la parte civile è legittimata a proporre ricorso per cassazione contro l'ordinanza che abbia annullato o revocato, in tutto o in parte, il sequestro, al solo scopo di fare accertare la nullità ex art. 178, comma 1, lett. c), c.p.p.

Corte di cassazione, sezioni unite penali, 28 settembre 2017, n. 15290

Appalti pubblici: se la normativa nazionale o la lex specialis non lo richiede, le imprese che presentano offerte separate per lo stesso appalto non sono tenute a dichiarare, di propria iniziativa, i loro collegamenti alla P.A. aggiudicatrice

L'art. 2 della direttiva 2004/18/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 31 marzo 2004, relativa al coordinamento delle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori, di forniture e di servizi, dev'essere interpretato nel senso che: a) in assenza di esplicita previsione normativa o di condizione specifica nel bando di gara o nel capitolato d'oneri che disciplina le condizioni di aggiudicazione di un appalto pubblico, offerenti collegati, che presentano offerte separate in una medesima procedura di gara, non sono tenuti a dichiarare, di loro propria iniziativa, i loro collegamenti all'amministrazione aggiudicatrice; b) l'amministrazione aggiudicatrice, quando dispone di elementi che mettono in dubbio l'autonomia e l'indipendenza di offerte presentate da taluni offerenti, è tenuta a verificare, eventualmente richiedendo informazioni supplementari dai suddetti offerenti, se le loro offerte siano effettivamente autonome e indipendenti. Se risulta che le offerte in discussione non sono autonome e indipendenti, l'art. 2 della direttiva 2004/18 osta all'attribuzione dell'appalto agli offerenti che abbiano presentato offerte di tal genere.

Corte di giustizia UE, quarta sezione, 17 maggio 2018

Tutela dei consumatori: la direttiva 93/13/CEE sulle clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori è applicabile a un istituto di libero insegnamento

La Corte di giustizia UE ha dichiarato che: 1) la direttiva 93/13/CEE del Consiglio, del 5 aprile 1993, concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori, dev'essere interpretata nel senso che un giudice nazionale che si pronuncia in contumacia ed è competente, secondo le norme di procedura nazionali, ad esaminare d'ufficio se la clausola su cui si basa la domanda sia contraria alle norme nazionali di ordine pubblico è tenuto ad esaminare d'ufficio se il contratto contenente tale clausola rientri nell'ambito di applicazione della suddetta direttiva e, se del caso, la natura eventualmente abusiva di detta clausola; 2) l'art. 2, lett. c), della direttiva 93/13 dev'essere interpretato nel senso che un istituto di libero insegnamento, che, per contratto, abbia concordato con una delle sue studentesse agevolazioni di pagamento di importi dovuti da quest'ultima a titolo di tasse di iscrizione e di spese relative a un viaggio di studio, dev'essere considerato, nell'ambito di tale contratto, un «professionista» ai sensi di tale disposizione, cosicché detto contratto rientra nell'ambito di applicazione della direttiva medesima.

Corte di giustizia UE, quinta sezione, 17 maggio 2018

S. Bartole, R. Bin
(curr.)

Vezio Crisafulli
Politica e Costituzione
Scritti "militanti"
(1944-1955)


Franco Angeli, 2018

M. Cartabia
L. Violante

Giustizia e mito

Il Mulino, 2018

R. Garofoli

Compendio di diritto amministrativo

Nel Diritto, 2018

L. Simeone

I reati associativi

Maggioli, 2018