Procedimento amministrativo: è in parte inammissibile e in parte infondato il ricorso della Regione Veneto contro lo Stato sull'art. 5, commi 1 e 2, del d.P.R. 194/2016 (semplificazione e accelerazione dei procedimenti amministrativi)

È in parte inammissibile e in parte infondato il ricorso per conflitto di attribuzione promosso dalla Regione Veneto nei confronti dello Stato riguardo all'art. 5, commi 1 e 2, del d.P.R. 12 settembre 2016, n. 194 («Regolamento recante norme per la semplificazione e l'accelerazione dei procedimenti amministrativi, a norma dell'articolo 4 della legge 7 agosto 2015, n. 124»), che disciplina l'esercizio del potere sostitutivo in caso di inutile decorso del termine per la conclusione dei procedimenti.

Corte costituzionale, 23 febbraio 2018, n. 36

Appalti pubblici: la soglia di anomalia delle offerte non è sempre invariabile

Il principio dell'invarianza della soglia di anomalia delle offerte - sancito dall'art. 95, comma 15, del d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50 («Attuazione delle direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE sull'aggiudicazione dei contratti di concessione, sugli appalti pubblici e sulle procedure d'appalto degli enti erogatori nei settori dell'acqua, dell'energia, dei trasporti e dei servizi postali, nonché per il riordino della disciplina vigente in materia di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture») - dev'essere interpretato nel senso che esso preclude variazioni di tale soglia, con effetti indiretti sull'aggiudicazione, determinate da modifiche della platea dei concorrenti in esito a contenziosi o interventi in autotutela dell'amministrazione, i quali comportino un regresso a precedenti fasi procedimentali (nel caso di specie, il TAR ha ritenuto legittimo il ricalcolo della soglia dopo l'apertura delle offerte economiche).

TAR Piemonte, sezione II, 16 febbraio 2018, n. 238

Telecomunicazioni: Google deve fornire all'Agcom l'informativa economica di sistema (IES)

È legittima la delibera dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (n. 397/13/CONS) che estende l'obbligo di comunicare l'«informativa economica di sistema» (IES) alle concessionarie di pubblicità attive sul web e alle società aventi sede all'estero (nella specie, Google Ireland Limited e Google Italy s.r.l.).

TAR Lazio, sezione I, 14 febbraio 2018, n. 1739

Assicurazioni: è legittima la sanzione dell'Ivass ad Alleanza Assicurazioni per il ritardo nelle liquidazioni

È legittimo il provvedimento dell'Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni (4 agosto 2017, prot. n. 0151339/17) che ha inflitto ad Alleanza Assicurazioni s.p.a. una sanzione pecuniaria per aver erogato la prestazione ai beneficiari in ritardo rispetto al termine di trenta giorni stabilito dalle condizioni contrattuali.

TAR Lazio, sezione II-ter, 9 febbraio 2018, n. 1598

Lavoro: le lavoratrici in stato di gravidanza possono essere licenziate nell'ambito di un licenziamento collettivo

La Corte di giustizia UE ha dichiarato che: 1) l'art. 10, punto 1, della direttiva 92/85/CEE del Consiglio, del 19 ottobre 1992, concernente l'attuazione di misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute sul lavoro delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento (decima direttiva particolare ai sensi dell'articolo 16, paragrafo 1 della direttiva 89/391/CEE), dev'essere interpretato nel senso che esso: a) non osta a una normativa nazionale che consenta il licenziamento di una lavoratrice gestante a causa di un licenziamento collettivo ai sensi dell'art. 1, punto 1, lett. a), della direttiva 98/59/CE del Consiglio, del 20 luglio 1998, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di licenziamenti collettivi; b) osta a una normativa nazionale che non vieti, in linea di principio, il licenziamento di una lavoratrice gestante, puerpera o in periodo di allattamento, a titolo preventivo, e che preveda unicamente la nullità di tale licenziamento se questo è illegittimo, a titolo di risarcimento; c) non osta a una normativa nazionale che, nell'ambito di un licenziamento collettivo, ai sensi della direttiva 98/59, non preveda né una priorità al mantenimento del posto di lavoro né una priorità di riqualificazione applicabili prima di tale licenziamento, per le lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento, senza che ciò escluda, tuttavia, la facoltà per gli Stati membri di garantire una protezione più elevata alle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento; 2) l'art. 10, punto 2, della direttiva 92/85 dev'essere interpretato nel senso che esso non osta a una normativa nazionale che consenta al datore di lavoro di licenziare una lavoratrice gestante nell'ambito di un licenziamento collettivo senza fornirle motivi diversi da quelli che giustificano tale licenziamento collettivo, a condizione che siano indicati i criteri oggettivi adottati per designare i lavoratori da licenziare.

Corte di giustizia UE, terza sezione, 22 febbraio 2018

Lavoro: le ore di guardia trascorse dal lavoratore al proprio domicilio con l'obbligo di rispondere alle convocazioni del datore di lavoro entro un termine breve vanno considerate «orario di lavoro»

La Corte di giustizia UE ha dichiarato che: 1) l'art. 17, § 3, lett. c), punto iii), della direttiva 2003/88/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 novembre 2003, concernente taluni aspetti dell'organizzazione dell'orario di lavoro, dev'essere interpretato nel senso che gli Stati membri non possono derogare, con riferimento a talune categorie di vigili del fuoco reclutati dai servizi pubblici antincendio, a tutti gli obblighi derivanti dalle disposizioni di tale direttiva, ivi compreso l'art. 2 di quest'ultima, che definisce in particolare le nozioni di «orario di lavoro» e di «periodo di riposo»; 2) l'art. 15 della direttiva 2003/88 dev'essere interpretato nel senso che esso non consente agli Stati membri di adottare o mantenere una definizione della nozione di «orario di lavoro» meno restrittiva di quella contenuta all'art. 2 di tale direttiva; 3) l'art. 2 della direttiva 2003/88 dev'essere interpretato nel senso che: a) esso non impone agli Stati membri di determinare la retribuzione dei periodi di guardia al proprio domicilio in funzione della previa qualificazione di tali periodi come «orario di lavoro» o «periodo di riposo»; b) le ore di guardia che un lavoratore trascorre al proprio domicilio con l'obbligo di rispondere alle convocazioni del suo datore di lavoro entro 8 minuti, obbligo che limita molto fortemente le possibilità di svolgere altre attività, devono essere considerate come «orario di lavoro».

Corte di giustizia UE, quinta sezione, 21 febbraio 2018

Media audiovisivi: i canali e i video su «YouTube» di una casa automobilistica non rientrano nella definizione di «servizio di media audiovisivo» ai fini della direttiva 2010/13/UE

L'art. 1, § 1, lett. a), della direttiva 2010/13/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 10 marzo 2010, relativa al coordinamento di determinate disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri concernenti la fornitura di servizi di media audiovisivi (direttiva sui servizi di media audiovisivi), dev'essere interpretato nel senso che la definizione di «servizio di media audiovisivo» non comprende né un canale «YouTube», sul quale gli utenti di internet possano consultare brevi video promozionali per modelli di autovetture nuove, né uno solo di tali video considerato separatamente.

Corte di giustizia UE, nona sezione, 21 febbraio 2018

Reati tributari: non è incostituzionale la previsione di una soglia di punibilità di 50.000, anziché 150.000, euro annui per l'indebita compensazione

Non è fondata la questione di legittimità costituzionale - sollevata dal Tribunale di Busto Arsizio in riferimento all'art. 3 Cost. - dell'art. 10-quater del d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74 («Nuova disciplina dei reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto, a norma dell'articolo 9 della legge 25 giugno 1999, n. 205»), nel testo anteriore alle modifiche introdotte dal d.lgs. 24 settembre 2015, n. 158 («Revisione del sistema sanzionatorio, in attuazione dell'articolo 8, comma 1, della legge 11 marzo 2014, n. 23»), nella parte in cui, per il delitto di indebita compensazione, fissa il limite di punibilità in 50.000, anziché 150.000, euro annui.

Corte costituzionale, 21 febbraio 2018, n. 35

Processo penale: non è incostituzionale la disposizione che non consente all'imputato di citare in giudizio la propria compagnia assicuratrice quale responsabile civile ex lege per danni da attività professionale

Non sono fondate le questioni di legittimità costituzionale - sollevate dal GIP del Tribunale di Bolzano in riferimento agli artt. 3 e 24 Cost. - dell'art. 83 c.p.p., nella parte in cui non prevede la facoltà dell'imputato di citare in giudizio il proprio assicuratore quale responsabile civile ex lege per danni derivanti da attività professionale (nella specie, attività notarile).

Corte costituzionale, 21 febbraio 2018, n. 34

Misure antimafia: non è incostituzionale l'applicazione della confisca "allargata" nel caso di condanna per ricettazione

Non è fondata la questione di legittimità costituzionale - sollevata dalla Corte d'appello di Reggio Calabria in riferimento all'art. 3 Cost. - dell'art. 12-sexies, comma 1, del d.l. 8 giugno 1992, n. 306 («Modifiche urgenti al nuovo codice di procedura penale e provvedimenti di contrasto alla criminalità mafiosa»), convertito, con modificazioni, dalla l. 7 agosto 1992, n. 356, là dove include il delitto di ricettazione tra quelli per i quali, nel caso di condanna o "patteggiamento", è sempre disposta la confisca "allargata" (v., peraltro, l'«auspicio» espresso dalla Consulta al § 12 in diritto della sentenza).

Corte costituzionale, 21 febbraio 2018, n. 33

Ordinamento penitenziario: le Sezioni unite affermano tre importanti principi di diritto circa gli artt. 35-bis e 35-ter della l. 354/1975

In tema di ordinamento penitenziario: 1) il reclamo-impugnazione di cui all'art. 35-bis, comma 4, della l. 26 luglio 1975, n. 354 («Norme sull'ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà»), può essere proposto dall'Amministrazione penitenziaria senza il patrocinio e l'assistenza dell'Avvocatura dello Stato; 2) la prescrizione del diritto leso dalla detenzione inumana e degradante, azionabile dal detenuto ai sensi dell'art. 35-ter, commi 1 e 2, della l. 354/1975, per i pregiudizi subiti anteriormente all'entrata in vigore del d.l. 26 giugno 2014, n. 92 («Disposizioni urgenti in materia di rimedi risarcitori in favore dei detenuti e degli internati che hanno subito un trattamento in violazione dell'articolo 3 della convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, nonché di modifiche al codice di procedura penale e alle disposizioni di attuazione, all'ordinamento del Corpo di polizia penitenziaria e all'ordinamento penitenziario, anche minorile»), convertito, con modificazioni, dalla l. 11 agosto 2014, n. 117, decorre dal 28 giugno 2014; 3) il Ministero della giustizia, ricorrente avverso provvedimento del Tribunale di sorveglianza emesso ai sensi degli artt. 35-bis e 35-ter della l. 354/1975, non dev'essere condannato al pagamento delle spese processuali e al pagamento di una somma in favore della cassa delle ammende, nel caso di rigetto o inammissibilità del ricorso, ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Corte di cassazione, sezioni unite penali, 21 dicembre 2017, n. 3775

Processo penale: la Cassazione annulla senza rinvio se può decidere la causa sulla base degli elementi di fatto già accertati o delle statuizioni adottate dal giudice di merito

Ai sensi dell'art. 620, comma 1, lett. l), c.p.p., la Corte di cassazione pronuncia sentenza di annullamento senza rinvio se ritiene che questo sia superfluo e se, anche all'esito di valutazioni discrezionali, può decidere la causa alla stregua degli elementi di fatto già accertati o sulla base delle statuizioni adottate dal giudice di merito, non risultando perciò necessari ulteriori accertamenti di fatto.

Corte di cassazione, sezioni unite penali, 30 novembre 2017, n. 3464

Processo civile: l'indeterminatezza del quantum risarcitorio domandato dall'attore non comporta necessariamente l'inappellabilità della sentenza del giudice di pace

Nel giudizio innanzi al giudice di pace, qualora sia proposta una domanda di risarcimento del danno con l'espressa quantificazione di esso in una somma determinata oppure nella somma che risulterà dovuta e comunque entro i limiti della competenza per valore del giudice adìto, deve escludersi che tale domanda sia stata contenuta entro il limite stabilito dall'art. 113 c.p.c. per la decisione della causa secondo equità. Ne consegue che la sentenza è impugnabile con l'appello, senza che rilevi, in senso contrario, che l'attore, in sede di precisazione delle conclusioni, abbia contenuto la domanda entro il suddetto limite, giacché il momento determinante ai fini dell'individuazione della competenza è quello della proposizione della domanda.

Corte di cassazione, sezione VI civile, 18 gennaio 2018, n. 1210

Processo civile: è inammissibile il regolamento di competenza d'ufficio ratione valoris

È inammissibile il regolamento di competenza d'ufficio, qualora il giudice adito in riassunzione neghi di essere competente per materia e ritenga che la competenza sulla causa sia regolata solo ratione valoris, giacché in tal caso l'eventuale decisione di accoglimento del regolamento da parte della Corte di cassazione, in quanto necessariamente contenente - ex art. 49, comma 2, c.p.c. - anche l'individuazione del giudice competente per valore, non essendovi alcun giudice competente per materia, sostanzialmente produrrebbe il medesimo effetto d'un regolamento di competenza d'ufficio ratione valoris, che l'art. 45 c.p.c. non contempla per insindacabile scelta di merito legislativo.

Corte di cassazione, sezioni unite civili, 18 gennaio 2018, n. 1202

Responsabilità civile: va risarcito il danno alla vita di relazione derivante dalla lesione di un diritto costituzionalmente protetto

In tema di responsabilità civile, dev'essere risarcito il danno esistenziale (cioè il danno dinamico-relazionale) conseguente alla lesione di un diritto a copertura costituzionale, sia esso il diritto alla salute oppure un altro diritto (rectius, interesse o valore) tutelato dalla Costituzione (fattispecie riguardante la definitiva perdita della capacità procreativa di una donna a causa di un intervento chirurgico) (v. anche Cass. civ., sez. III, ord. n. 26805/2017, in questa Rivista).

Corte di cassazione, sezione III civile, 17 gennaio 2018, n. 901

Compravendita di immobile da costruire: non è incostituzionale l'esclusione degli acquisti "sulla carta" dalla garanzia fideiussoria ex d.lgs. 122/2005

Non è fondata la questione di legittimità costituzionale - sollevata dal Tribunale di Siena in riferimento all'art. 3, primo comma, Cost. - dell'art. 1, comma 1, lett. d), del d.lgs. 20 giugno 2005, n. 122 («Disposizioni per la tutela dei diritti patrimoniali degli acquirenti di immobili da costruire, a norma della legge 2 agosto 2004, n. 210»), nella parte in cui esclude dalla garanzia fideiussoria gli acquirenti di immobili per i quali non sia stato richiesto il permesso di costruire (è la prima sentenza redatta dal giudice Giovanni Amoroso).

Corte costituzionale, 19 febbraio 2018, n. 32

Enti locali: il sindaco può diventare presidente della provincia soltanto se il suo mandato scade non prima di diciotto mesi dalla data delle elezioni

L'art. 1, comma 60, della l. 7 aprile 2014, n. 56 («Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni») - il quale prevede che «[s]ono eleggibili a presidente della provincia i sindaci della provincia, il cui mandato scada non prima di diciotto mesi dalla data di svolgimento delle elezioni» - mira ad assicurare, oltre che la stabilità (contenendo la frequenza delle tornate elettorali e tendenzialmente diminuendo le risorse ad esse necessarie, nonché gli eventuali ulteriori inconvenienti di una campagna elettorale "permanente"), la rappresentatività politica (sia pur mediata) di tale organo provinciale (riforma TAR Lombardia, sez. III, sent. n. 253/2018).

Consiglio di Stato, sezione III, 5 febbraio 2018, n. 744

Appalti pubblici: anche l'illecito antitrust accertato dall'AGCM può essere causa di esclusione dalla gara

In tema di procedure per l'affidamento di contratti pubblici, la commissione di un illecito anticoncorrenziale, accertata con provvedimento dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, è riconducibile alle cause di esclusione previste dall'art. 80, comma 5, lett. c), del d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50 («Attuazione delle direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE sull'aggiudicazione dei contratti di concessione, sugli appalti pubblici e sulle procedure d'appalto degli enti erogatori nei settori dell'acqua, dell'energia, dei trasporti e dei servizi postali, nonché per il riordino della disciplina vigente in materia di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture»), ove detto provvedimento sia idoneo a spiegare, anche solo temporaneamente, i suoi effetti, perché non (ancora) gravato o perché, ove impugnato, non sospeso, senza che rilevi se la decisione giudiziale sia stata assunta in sede cautelare o di merito e, in quest'ultimo caso, se la sentenza sia passata o no in giudicato.

TAR Lazio, sezione I, 31 gennaio 2018, n. 1119

Appalti pubblici: è illegittima l'esclusione dalla gara dell'impresa che non ha indicato gli oneri della sicurezza aziendale, se il bando nulla disponeva in proposito e non c'è stato soccorso istruttorio

In tema di procedure per l'affidamento di contratti pubblici bandite anteriormente all'entrata in vigore del d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50 («Attuazione delle direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE sull'aggiudicazione dei contratti di concessione, sugli appalti pubblici e sulle procedure d'appalto degli enti erogatori nei settori dell'acqua, dell'energia, dei trasporti e dei servizi postali, nonché per il riordino della disciplina vigente in materia di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture»), è illegittima l'esclusione dalla gara dell'impresa che abbia omesso di indicare nella propria offerta economica gli oneri della sicurezza aziendale, ove tale indicazione non fosse espressamente prescritta dalla lex specialis e l'impresa non sia stata invitata dalla stazione appaltante a regolarizzare l'offerta.

TAR Sicilia, Catania, sezione III, 31 gennaio 2018, n. 262

Processo penale: l'effetto estensivo ex art. 587 c.p.p. della prescrizione non opera in favore del coimputato non impugnante la cui condanna sia già divenuta irrevocabile

L'effetto estensivo ex art. 587 c.p.p. della declaratoria di estinzione del reato per prescrizione non opera in favore del coimputato concorrente nello stesso reato non impugnante, se detta causa estintiva è maturata dopo l'irrevocabilità della sentenza emessa nei suoi confronti.

Corte di cassazione, sezioni unite penali, 26 ottobre 2017, n. 3391

G. Ferrari (cur.)

Codice civile e leggi complementari

Hoepli, 2018

G. Ferrari (cur.)

Codice penale e leggi complementari

Hoepli, 2018

A. Pisaneschi

Diritto costituzionale

Giappichelli, 2018

P. Caretti

Costituzione italiana
Articolo 8


Carocci, 2017