Processo penale: in caso di sopravvenuta illegalità della pena concordata in appello (art. 599-bis c.p.p.), la sentenza va cassata senza rinvio

In caso di sopravvenuta illegalità della pena concordata in appello (nella specie, per effetto della sentenza della Corte costituzionale 8 marzo 2019, n. 40), la sentenza dev'essere annullata senza rinvio e gli atti devono essere trasmessi alla Corte d'appello, dinanzi alla quale le parti saranno chiamate a valutare ex novo la possibilità di un'applicazione della disciplina di cui all'art. 599-bis c.p.p., poiché detta illegalità inficia sia la richiesta formulata dalle parti sia la connessa rinuncia (anche parziale) ai motivi di appello, trattandosi di manifestazioni di volontà collegate sulle quali si era fondata l'emissione della pronuncia camerale.

Corte di cassazione, sezione VI penale, 12 settembre 2019, n. 41461

Enti creditizi: i chiarimenti della Corte di Lussemburgo sull'interpretazione della direttiva 2014/59/UE e del regolamento delegato (UE) 2015/63 (risanamento e risoluzione degli enti creditizi e delle imprese di investimento)

La Corte di giustizia UE ha dichiarato che: 1) la nozione di «cambiamento di status», ai sensi dell'art. 12, § 2, del regolamento delegato (UE) 2015/63 della Commissione, del 21 ottobre 2014, che integra la direttiva 2014/59/UE del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda i contributi ex ante ai meccanismi di finanziamento della risoluzione, dev'essere interpretata nel senso che comprende un'operazione mediante la quale un ente cessa, nel corso dell'anno, di essere soggetto alla vigilanza dell'autorità di risoluzione nazionale a seguito di una fusione per incorporazione transfrontaliera nella sua società madre e che, di conseguenza, tale operazione non incide sull'obbligo di tale ente di versare integralmente i contributi ordinari dovuti per l'anno di contribuzione di cui trattasi; 2) l'art. 12, § 2, del regolamento delegato 2015/63 dev'essere interpretato nel senso che si applica al caso in cui la fusione transfrontaliera per incorporazione di un ente, situato in uno Stato membro, nella sua società madre, stabilita in un altro Stato membro, e la conseguente estinzione di tale ente incorporato sono avvenute nel 2015, mentre né l'autorità di risoluzione nazionale né il fondo nazionale erano stati ancora formalmente istituiti dal primo Stato membro e i contributi non erano ancora stati calcolati; 3) l'art. 104 della direttiva 2014/59/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, che istituisce un quadro di risanamento e risoluzione degli enti creditizi e delle imprese di investimento e che modifica la direttiva 82/891/CEE del Consiglio, e le direttive 2001/24/CE, 2002/47/CE, 2004/25/CE, 2005/56/CE, 2007/36/CE, 2011/35/UE, 2012/30/UE e 2013/36/UE e i regolamenti (UE) n. 1093/2010 e (UE) n. 648/2012, del Parlamento europeo e del Consiglio, dev'essere interpretato nel senso che un ente situato in uno Stato membro, che si è fuso per incorporazione con una società madre stabilita in un altro Stato membro a una data anteriore all'istituzione di un contributo straordinario da parte dell'autorità di risoluzione nazionale del primo Stato membro, non è tenuto al pagamento di tale contributo (questioni pregiudiziali sollevate dal TAR Lazio).

Corte di giustizia UE, prima sezione, 14 novembre 2019

Protezione internazionale: il richiedente che commetta gravi violazioni delle regole del centro in cui si trova o tenga comportamenti gravemente violenti non può essere sanzionato con la revoca delle condizioni materiali di accoglienza

L'art. 20, §§ 4 e 5, della direttiva 2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, recante norme relative all'accoglienza dei richiedenti protezione internazionale, letto alla luce dell'art. 1 CDFUE, dev'essere interpretato nel senso che uno Stato membro non può prevedere, tra le sanzioni che possono essere inflitte a un richiedente in caso di gravi violazioni delle regole dei centri di accoglienza nonché di comportamenti gravemente violenti, una sanzione consistente nel revocare, seppur temporaneamente, le condizioni materiali di accoglienza, ai sensi dell'art. 2, lett. f) e g), della menzionata direttiva, relative all'alloggio, al vitto o al vestiario, dato che avrebbe l'effetto di privare il richiedente della possibilità di soddisfare le sue esigenze più elementari. L'imposizione di altre sanzioni ai sensi del citato art. 20, § 4, deve, in qualsiasi circostanza, rispettare le condizioni di cui al § 5 di tale articolo, in particolare quelle relative al rispetto del principio di proporzionalità e della dignità umana. Nel caso di un minore non accompagnato, dette sanzioni devono, in considerazione, segnatamente, dell'art. 24 CDFUE, essere adottate tenendo conto con particolare riguardo dell'interesse superiore del minore.

Corte di giustizia UE, grande sezione, 12 novembre 2019

Responsabilità amministrativa: risponde del danno all'erario il Sindaco che fa propaganda elettorale a spese del Comune

Risponde del danno cagionato all'erario il Sindaco che - in violazione dei divieti stabiliti dagli artt. 9, comma 1, della l. 22 febbraio 2000, n. 28 («Disposizioni per la parità di accesso ai mezzi di informazione durante le campagne elettorali e referendarie e per la comunicazione politica»), e 29, comma 6, della l. 25 marzo 1993, n. 81 («Elezione diretta del sindaco, del presidente della provincia, del consiglio comunale e del consiglio provinciale») - abbia commissionato, a spese del Comune, la stampa di un opuscolo informativo di natura propagandistica, facendone poi distribuire le copie alla cittadinanza pochi giorni prima dello svolgimento delle consultazioni elettorali cui egli stesso partecipava come candidato.

Corte dei conti, s.g. Sardegna, 19 settembre 2019, n. 255

Sanità pubblica: non sono incostituzionali le "misure emergenziali" previste dal d.l. 35/2019 per il servizio sanitario della Regione Calabria

Non sono fondate le questioni di legittimità costituzionale - promosse dalla Regione Calabria in riferimento agli artt. 5, 117, 119, 120 e 121 Cost. - di varie disposizioni del d.l. 30 aprile 2019, n. 35 («Misure emergenziali per il servizio sanitario della Regione Calabria e altre misure urgenti in materia sanitaria»), convertito, con modificazioni, nella l. 25 giugno 2019, n. 60.

Corte costituzionale, 13 novembre 2019, n. 233

Giustizia costituzionale: è inammissibile il ricorso non sorretto da un adeguato impianto argomentativo

Nel dichiarare inammissibili le questioni di legittimità costituzionale promosse dal Presidente del Consiglio dei ministri contro una legge della Regione Sardegna in materia di pubblico impiego, la Corte costituzionale ha affermato che «[i]l ricorso avverso una norma regionale che arrechi pregiudizio alle attribuzioni statali, invadendo materie rientranti nelle competenze legislative esclusive dello Stato, deve essere adeguatamente motivato e, a supporto delle censure prospettate, deve chiarire il meccanismo attraverso cui si realizza il preteso vulnus lamentato; quando il vizio sia prospettato in relazione a norme interposte specificamente richiamate è necessario evidenziare la pertinenza e la coerenza di tale richiamo rispetto al parametro evocato. // Nel caso in cui difetti un adeguato impianto argomentativo, questa Corte può rilevare, d'ufficio, l'inammissibilità delle censure per genericità e insufficiente motivazione circa l'asserito contrasto con il parametro interposto» (§ 4 in diritto).

Corte costituzionale, 13 novembre 2019, n. 232

Ambiente: è incostituzionale la normativa della Regione Basilicata sui rifiuti

È incostituzionale - per violazione dell'art. 117, secondo comma, lett. s), Cost. - la legge della Regione Basilicata (n. 35/2018) che detta disposizioni in materia di recupero dei rifiuti.

Corte costituzionale, 13 novembre 2019, n. 231

Procedimento amministrativo: la disciplina del silenzio-assenso ex art. 20 l. 241/1990 non è applicabile alle istanze di concessione di beni pubblici

La disciplina del silenzio-assenso di cui all'art. 20 della l. 7 agosto 1990, n. 241 («Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi»), non si applica alle istanze di concessione di beni pubblici (conferma TAR Lazio, sez. II, sent. n. 1096/2018).

Consiglio di Stato, sezione V, 6 novembre 2019, n. 7564

Edilizia e urbanistica: la sanzione pecuniaria alternativa alla demolizione di un'opera abusiva può essere irrogata al proprietario attuale anche se non è responsabile dell'illecito

In tema di responsabilità amministrativa per abusi edilizi, il provvedimento che ordina la demolizione ex art. 31 o irroga la sanzione pecuniaria ex art. 34 del d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 [«Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia. (Testo A)»]: a) può essere adottato nei confronti del proprietario attuale, ancorché non sia l'autore dell'illecito; b) costituisce atto vincolato e, pertanto, non richiede specifica motivazione circa l'interesse pubblico perseguito, pur qualora intervenga dopo un lungo lasso di tempo dalla realizzazione dell'opera abusiva (conferma TAR Veneto, sez. II, sent. n. 996/2008).

Consiglio di Stato, sezione II, 5 novembre 2019, n. 7535

Processo amministrativo: la rinuncia dell'appellato totalmente vittorioso al ricorso di primo grado comporta l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata

La rinuncia da parte dell'appellato totalmente vittorioso in primo grado al ricorso originario e agli effetti favorevoli della sentenza di accoglimento integra una causa estintiva del giudizio che comporta - sebbene manchi nell'attuale codice del processo amministrativo una disposizione analoga a quella contenuta nell'abrogato art. 34, comma 1, della l. 6 dicembre 1971, n. 1034 («Istituzione dei tribunali amministrativi regionali») - l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata, configurandosi come un'ipotesi di sopravvenuto difetto di interesse alla decisione (annulla senza rinvio TAR Lombardia, sez. IV, sent. n. 1631/2012) (cfr. C.d.S., sez. II, sent. n. 5861/2019, in questa Rivista).

Consiglio di Stato, sezione II, 4 novembre 2019, n. 7527

Appalti pubblici: sulle procedure di gara delle società in house decide il giudice amministrativo

Appartengono alla giurisdizione del giudice amministrativo le controversie riguardanti le procedure di gara per l'affidamento di lavori, servizi o forniture indette da una società costituita secondo il modello dell'in house providing.

TAR Veneto, sezione I, 4 novembre 2019, n. 1186

Processo amministrativo: la crisi economico-finanziaria salva la P.A. inadempiente dal pagamento dell'astreinte

L'attuale situazione di crisi economico-finanziaria può giustificare, nel caso concreto, la mancata condanna dell'Amministrazione inadempiente al pagamento della penalità di mora ex art. 114, comma 4, lett. e), c.p.a. (c.d. astreinte) (cfr. TAR Lazio, sez. II-quater, sent. n. 11168/2019, in questa Rivista).

TAR Umbria, 4 novembre 2019, n. 541

Appalti pubblici: i costi della piattaforma telematica di negoziazione non possono essere addossati alle imprese concorrenti

In tema di procedure per l'affidamento di contratti pubblici: 1) l'imprenditore che non ha presentato domanda di partecipazione alla gara è ugualmente legittimato a impugnarne il bando, ove questo contenga clausole escludenti (ossia quelle che stabiliscono i requisiti soggettivi di partecipazione, quelle che prevedono un importo a base di gara insufficiente alla copertura dei costi, nonché, più in generale, quelle che stabiliscono condizioni negoziali che rendono il rapporto eccessivamente oneroso e obiettivamente non conveniente); 2) ai fini del riconoscimento della legittimazione ad agire delle associazioni rappresentative di interessi collettivi, è necessario che la questione controversa attenga in via immediata al perimetro delle finalità statutarie dell'associazione (e cioè che la produzione degli effetti del provvedimento contestato si risolva in una lesione diretta del suo scopo istituzionale, e non della mera sommatoria degli interessi imputabili ai singoli associati), che l'interesse tutelato con l'intervento sia comune a tutti gli associati, che non vengano tutelate le posizioni soggettive solo di una parte degli stessi e che non siano, in definitiva, configurabili conflitti interni all'associazione (anche con gli interessi di uno solo dei consociati), i quali implicherebbero automaticamente il difetto del carattere generale e rappresentativo della posizione azionata in giudizio; 3) è illegittima la lex specialis che ponga a carico dei concorrenti oneri economici non dovuti (nella specie, il costo di lavori non previsti nel progetto messo a gara e un contributo per il funzionamento della piattaforma telematica di negoziazione).

TAR Puglia, Lecce, sezione III, 31 ottobre 2019, n. 1664

Appalti pubblici: il provvedimento di nomina della commissione giudicatrice non è immediatamente impugnabile

In tema di procedure per l'affidamento di contratti pubblici, è inammissibile il ricorso avverso il provvedimento di nomina della commissione giudicatrice, trattandosi di atto privo di immediata e autonoma efficacia lesiva (cfr. C.d.S., sez. V, sent. n. 193/2019, in questa Rivista).

TAR Veneto, sezione III, 30 ottobre 2019, n. 1173

Ordinamento penitenziario: è incostituzionale l'esclusione dai benefici penitenziari dei condannati a pena detentiva temporanea per sequestro di persona con morte della vittima

È incostituzionale - per violazione degli artt. 3 e 27, terzo comma, Cost. - l'art. 58-quater, comma 4, della l. 26 luglio 1975, n. 354 («Norme sull'ordinamento penitenziario e sull'esecuzione delle misure privative e limitative della libertà»), là dove esclude dai benefici penitenziari i condannati a pena detentiva temporanea per il delitto di cui all'art. 630 c.p. (Sequestro di persona a scopo di rapina o di estorsione) o per il delitto di cui all'art. 289-bis c.p. (Sequestro di persona a scopo di terrorismo o di eversione) che abbiano cagionato la morte del sequestrato (cfr. Corte cost., sent. n. 149/2018, in questa Rivista).

Corte costituzionale, 8 novembre 2019, n. 229

Reati previdenziali: la contestazione dell'omesso versamento delle ritenute prescinde dall'iscrizione a ruolo dei relativi crediti

In tema di omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali operate dal datore di lavoro sulle retribuzioni dei dipendenti, la contestazione e la notifica dell'avvenuto accertamento della violazione di cui all'art. 2, comma 1-bis, del d.l. 12 settembre 1983, n. 463 («Misure urgenti in materia previdenziale e sanitaria e per il contenimento della spesa pubblica, disposizioni per vari settori della pubblica amministrazione e proroga di taluni termini»), convertito, con modificazioni, dalla l. 11 novembre 1983, n. 638, prescindono dall'iscrizione a ruolo dei relativi crediti ai sensi degli artt. 24 e 25 del d.lgs. 26 febbraio 1999, n. 46 («Riordino della disciplina della riscossione mediante ruolo, a norma dell'articolo 1 della legge 28 settembre 1998, n. 337»), giacché quest'ultima attiene al successivo procedimento di riscossione e, perciò, non assume rilevanza a fini penali.

Corte di cassazione, sezione III penale, 18 giugno 2019, n. 41056

Procedura penale: è il riesame la "prima occasione utile" per eccepire l'inutilizzabilità degli atti compiuti oltre il termine di scadenza delle indagini preliminari

L'inutilizzabilità degli atti compiuti oltre il termine di scadenza delle indagini preliminari è rilevabile soltanto su eccezione di parte, immediatamente dopo il compimento dell'atto oppure nella prima occasione utile, costituita dal riesame (e non già dall'interrogatorio di garanzia ex art. 294 c.p.p.), sicché non può essere dedotta per la prima volta nel giudizio di legittimità.

Corte di cassazione, sezione V penale, 24 settembre 2019, n. 40500

Lavoro: la normativa italiana che prevede la cessazione automatica del rapporto lavorativo dei piloti di aerei dei servizi di sicurezza al compimento di 60 anni d'età non contrasta col diritto UE

La Corte di giustizia UE ha dichiarato che: 1) l'art. 2, § 5, della direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro, dev'essere interpretato nel senso che esso non osta ad una normativa nazionale - come quella italiana - la quale preveda la cessazione automatica del rapporto di lavoro dei piloti alle dipendenze di una società che gestisce aeromobili nell'ambito di attività connesse alla tutela della sicurezza nazionale di uno Stato membro, allorché detti piloti raggiungono l'età di 60 anni, a condizione che tale normativa sia necessaria alla sicurezza pubblica, ai sensi della disposizione sopra citata; 2) l'art. 4, § 1, della direttiva 2000/78 dev'essere interpretato nel senso che esso non osta ad una normativa nazionale - come quella italiana - la quale preveda la cessazione automatica del rapporto di lavoro dei piloti alle dipendenze di una società che gestisce aeromobili nell'ambito di attività connesse alla tutela della sicurezza nazionale di uno Stato membro, allorché detti piloti raggiungono l'età di 60 anni, a condizione che tale normativa sia proporzionata, ai sensi della disposizione sopra citata (questioni pregiudiziali sollevate dalla Corte di cassazione).

Corte di giustizia UE, prima sezione, 7 novembre 2019

Energia: la normativa italiana sul calcolo dell'importo dei canoni dovuti dai concessionari dell'attività di coltivazione del gas naturale non contrasta col diritto UE

L'art. 6, § 1, della direttiva 94/22/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 maggio 1994, relativa alle condizioni di rilascio e di esercizio delle autorizzazioni alla prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi, letto alla luce del sesto considerando della stessa, dev'essere interpretato nel senso che esso non osta a una normativa nazionale - come quella italiana - in conformità della quale l'importo dei canoni dovuti dai titolari di concessioni di coltivazione del gas naturale è calcolato in funzione di un indice basato sulle quotazioni del petrolio e di altri combustibili a medio e a lungo termine e non, invece, di un indice che riflette il prezzo di mercato del gas naturale nel breve periodo (questione pregiudiziale sollevata dal TAR Lombardia).

Corte di giustizia UE, nona sezione, 7 novembre 2019

Cooperazione giudiziaria civile: i chiarimenti della Corte di giustizia UE sull'applicazione del Regolamento n. 1215/2012 e della Convenzione di Montreal relativa al trasporto aereo internazionale, in caso di cancellazione o ritardo del volo

La Corte di giustizia UE ha dichiarato che: 1) gli artt. 7, punto 1, 67 e 71, § 1, del regolamento (UE) n. 1215/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2012, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, nonché l'art. 33 della Convenzione per l'unificazione di alcune norme relative al trasporto aereo internazionale, conclusa a Montreal il 28 maggio 1999 e approvata a nome della Comunità europea con decisione 2001/539/CE del Consiglio, del 5 aprile 2001, devono essere interpretati nel senso che il giudice di uno Stato membro investito di un'azione diretta ad ottenere sia il rispetto dei diritti forfettari e standardizzati previsti dal regolamento (CE) n. 261/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 febbraio 2004, che istituisce regole comuni in materia di compensazione ed assistenza ai passeggeri in caso di negato imbarco, di cancellazione del volo o di ritardo prolungato e che abroga il regolamento (CEE) n. 295/91, sia il risarcimento di un danno supplementare rientrante nell'ambito di applicazione di tale convenzione deve valutare la propria competenza, per il primo capo della domanda, alla luce dell'art. 7, punto 1, del regolamento n. 1215/2012 e, per il secondo capo della domanda, alla luce dell'art. 33 di detta convenzione; 2) l'art. 33, § 1, della Convenzione per l'unificazione di alcune norme relative al trasporto aereo internazionale, conclusa a Montreal il 28 maggio 1999, dev'essere interpretato nel senso che esso disciplina, ai fini delle azioni di risarcimento del danno rientranti nell'ambito di applicazione di tale convenzione, non solo la ripartizione della competenza giurisdizionale fra gli Stati parti della medesima, ma anche la ripartizione della competenza territoriale fra le autorità giurisdizionali di ciascuno di tali Stati (questioni pregiudiziali sollevate dal Tribunale di Roma).

Corte di giustizia UE, prima sezione, 7 novembre 2019
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Testi normativi per lo studio del diritto costituzionale italiano ed europeo

Giappichelli, 2019

F. Caringella

Manuale dei contratti pubblici

Dike, 2019