Procedura civile: nelle controversie di lavoro in appello, la mancata notifica del ricorso e del decreto di fissazione dell'udienza comporta automaticamente l'improcedibilità dell'impugnazione

Nelle controversie di lavoro in grado di appello, la mancata notificazione del ricorso e del decreto di fissazione dell'udienza determina l'improcedibilità dell'impugnazione, senza possibilità per il giudice di assegnare un termine perentorio per provvedervi, a nulla rilevando la notificazione eseguita nel periodo intermedio fra la prima e la seconda udienza, cui la causa sia stata rinviata ex art. 348 c.p.c. per mancata comparizione delle parti, atteso che il ricorrente non può giovarsi di tale ulteriore inerzia al fine di ottenere in altro modo una rimessione in termini che l'ordinamento, in virtù del principio costituzionale della ragionevole durata del processo (art. 111, secondo comma, Cost.), non consente di riconnettere a una notificazione puramente e semplicemente omessa.

Corte di cassazione, sezione lavoro, 18 settembre 2026, n. 25529

Processo amministrativo: il ricorso contro l'ammonimento questorile per condotte di violenza domestica (art. 3 d.l. 93/2013) va notificato anche alla vittima

In tema di processo amministrativo, il ricorso avverso il provvedimento di ammonimento per condotte di violenza domestica emesso dal questore ai sensi dell'art. 3 del d.l. 14 agosto 2013, n. 93 («Disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere, nonché in tema di protezione civile e di commissariamento delle province»), convertito, con modificazioni, nella l. 15 ottobre 2013, n. 119, dev'essere notificato, pena l'inammissibilità, anche alla persona offesa, in quanto soggetto controinteressato (art. 41, comma 2, c.p.a.). ● V. anche TAR Lombardia, sez. I, sent. n. 1507/2025, in questa Rivista.

TAR Lombardia, sezione I, 13 ottobre 2026, n. 4553

Accesso alle informazioni ambientali: il silenzio della P.A. sull'istanza integra un inadempimento dell'obbligo di provvedere, a fronte del quale il richiedente può adire il giudice amministrativo ex artt. 7 d.lgs. 195/2005 e 116 c.p.a.

Il silenzio serbato dall'Amministrazione sull'istanza di accesso alle informazioni ambientali non assume valore di diniego tacito, ma integra un inadempimento dell'obbligo di provvedere mediante l'adozione di una determinazione espressa e motivata, a fronte del quale il richiedente può adire il giudice amministrativo ai sensi degli artt. 7 del d.lgs. 19 agosto 2005, n. 195 («Attuazione della direttiva 2003 aprile CE sull'accesso del pubblico all'informazione ambientale»), e 116 c.p.a.

TAR Abruzzo, 12 ottobre 2026, n. 686

Contratti pubblici: il subappaltatore non può impugnare il provvedimento che nega all'appaltatore l'autorizzazione al subappalto

In tema di procedure per l'affidamento di contratti pubblici, il subappaltatore non è legittimato a impugnare il provvedimento che nega all'appaltatore l'autorizzazione al subappalto, essendo portatore di un interesse di mero fatto, come tale non azionabile né in sede procedimentale né in sede giurisdizionale.

TAR Emilia-Romagna, Parma, 9 ottobre 2026, n. 445

Giurisdizione: sul ritiro di contributi pubblici per carenza dei presupposti normativi decide il giudice ordinario

Appartengono alla giurisdizione del giudice ordinario le controversie riguardanti il ritiro o recupero di contributi pubblici per difetto dei requisiti normativamente previsti, pur qualora il relativo atto sia formalmente qualificato come revoca o annullamento (fattispecie relativa al ritiro di un contributo post-sisma). ● V. anche, in questa Rivista: Cass. civ., sez. un., ord. n. 11489/2025; TAR Liguria, sez. I, sent. n. 1192/2025; TAR Molise, sent. n. 273/2026.

TAR Abruzzo, 8 ottobre 2026, n. 665

Edilizia e urbanistica: la scadenza della convenzione urbanistica e la prescrizione degli obblighi dei privati non esonerano il Comune dal completamento delle opere di urbanizzazione e dall'acquisizione delle aree necessarie fino a nuova pianificazione

In tema di edilizia e urbanistica: a) la scadenza della convenzione urbanistica e la prescrizione delle azioni di adempimento esperibili nei confronti dei soggetti privati obbligati non determinano il venir meno dell'obbligo pubblicistico del Comune di garantire l'ordinato assetto del territorio, mediante il completamento delle opere di urbanizzazione previste da un piano di lottizzazione, qualora tali opere risultino ancora necessarie alla realizzazione dell'assetto urbanistico programmato; b) tale obbligo, fondato sull'art. 28 della l. 17 agosto 1942, n. 1150 («Legge urbanistica»), permane fintantoché non divenga efficace un nuovo strumento di pianificazione urbanistica che ridisciplini la destinazione dell'area; a tal fine, il Comune è tenuto ad attivare le iniziative necessarie per acquisire la proprietà o la disponibilità delle aree occorrenti, anche mediante gli strumenti coattivi previsti dall'ordinamento, e a provvedere al completamento e al collaudo delle opere di urbanizzazione; c) né il rilascio dell'agibilità degli edifici già realizzati né la mera adozione di una variante urbanistica ancora priva di efficacia sono sufficienti, di per sé, a escludere detto obbligo.

TAR Veneto, sezione II, 7 ottobre 2026, n. 1926

Appalti pubblici: la revisione dei prezzi dei contratti attuativi di convenzioni-quadro spetta alla singola amministrazione contraente, non al soggetto aggregatore

Nei contratti pubblici attuativi di convenzioni-quadro stipulate da un soggetto aggregatore, la competenza a provvedere sulle istanze di revisione dei prezzi spetta alla singola amministrazione contraente, che stipula il contratto esecutivo e beneficia direttamente della prestazione, e non già al soggetto aggregatore; ciò in quanto la funzione revisionale attiene alla fase esecutiva del rapporto contrattuale e presuppone una valutazione delle specifiche condizioni economiche, tecniche e operative della singola commessa, nonché del necessario equilibrio fra i costi del servizio e la qualità delle prestazioni, valutazione che, richiedendo una conoscenza diretta degli elementi caratterizzanti il rapporto, non può che competere all'amministrazione interessata.

Consiglio di Stato, sezione V, 15 ottobre 2026, n. 7544

Processo amministrativo: il dimezzamento dei termini dei riti camerali non cautelari vale anche per i relativi giudizi di impugnazione (art. 119 c.p.a.)

In tema di processo amministrativo, ai sensi dell'art. 119, commi 1, 2 e 7, c.p.a., la regola del dimezzamento dei termini propria dei riti camerali non cautelari si applica anche ai relativi giudizi di impugnazione (appello, revocazione e opposizione di terzo), sicché il termine per proporre gravame sarà di trenta giorni dalla notificazione o, in difetto di questa, di tre mesi dalla pubblicazione della sentenza. ● V. anche CdS, sez. V, sent. n. 163/2025, in questa Rivista.

Consiglio di Stato, sezione II, 14 ottobre 2026, n. 7514

Contributi pubblici: l'erogazione in favore di enti non profit può essere subordinata all'assenza di condizioni di insolvenza o di gravi squilibri economici, patrimoniali e finanziari

Gli enti del terzo settore e, più in generale, gli enti non profit, sebbene privi di carattere commerciale e non assoggettati alla liquidazione giudiziale, sono tenuti a osservare criteri di corretta gestione patrimoniale e finanziaria, funzionali alla sostenibilità delle attività istituzionali; ne consegue che l'Amministrazione può subordinare l'erogazione di contributi pubblici all'assenza di condizioni di insolvenza o di gravi squilibri economici, patrimoniali e finanziari, purché i relativi presupposti siano individuati sulla base di parametri giuridicamente pertinenti, concretamente verificabili e non rimessi a valutazioni meramente soggettive.

Consiglio di Stato, sezione VI, 13 ottobre 2026, n. 7499

Processo amministrativo: il giudice può convertire un provvedimento illegittimo in un diverso provvedimento

In sede di giurisdizione generale di legittimità, il giudice amministrativo ha, in virtù del principio di conservazione degli atti giuridici, il potere di convertire un provvedimento illegittimo in un diverso provvedimento, a condizione che il primo possegga i requisiti sostanziali e formali del secondo, quest'ultimo corrisponda all'intento oggettivamente desumibile dal contenuto e dallo scopo del provvedimento originario ed entrambi rientrino nella competenza della medesima Amministrazione (nel caso di specie, il TAR aveva convertito l'impugnato provvedimento comunale di annullamento in autotutela di un permesso di costruire in un provvedimento di diniego del permesso stesso, ritenendo che tale titolo abilitativo, al contrario di quanto sostenuto dalla parte ricorrente e assunto dall'Amministrazione, non si fosse potuto formare per silentium).

Consiglio di Stato, sezione IV, 12 ottobre 2026, n. 7475

Diritto amministrativo: l'atto che viola il diritto dell'Unione europea non è nullo, ma annullabile

L'atto amministrativo che violi il diritto dell'Unione europea è affetto non già da nullità, bensì da annullabilità, con conseguente onere di impugnazione entro il termine decadenziale di legge. ● V. anche CdS, sez. II, sent. n. 8049/2025, e sez. V, sent. n. 3805/2026, entrambe in questa Rivista.

Consiglio di Stato, sezione VI, 9 ottobre 2026, n. 7441

Project financing: legittima la clausola di gara che richiede l'asseverazione del PEF da parte di un istituto di credito, di una società di servizi costituita da un istituto di credito o di una società di revisione

In tema di finanza di progetto (project financing), l'art. 193, comma 10, del d.lgs. 31 marzo 2023, n. 36 («Codice dei contratti pubblici in attuazione dell'articolo 1 della legge 21 giugno 2022, n. 78, recante delega al Governo in materia di contratti pubblici»), consente, ma non impone, che il piano economico-finanziario (PEF) sia asseverato anche da un professionista abilitato persona fisica; sicché è legittima la previsione della lex specialis che richieda, ai fini della partecipazione alla gara, l'asseverazione del PEF da parte di un istituto di credito, di una società di servizi costituita da un istituto di credito o di una società di revisione ai sensi della l. 23 novembre 1939, n. 1966 («Disciplina delle società fiduciarie e di revisione»).

Consiglio di Stato, sezione V, 8 ottobre 2026, n. 7394

Edilizia e urbanistica: illegittimo l'ordine di demolizione di un'opera abusiva non preceduto dalla comunicazione ex art. 7 l. 241/1990, se la partecipazione del privato può essere utile ad accertare i presupposti del provvedimento

In tema di edilizia e urbanistica, l'ordine di demolizione di un'opera abusiva, pur avendo natura di provvedimento vincolato, dev'essere preceduto dalla comunicazione di avvio del procedimento ex art. 7 della l. 7 agosto 1990, n. 241 («Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi»), qualora la fattispecie concreta presenti profili di complessità fattuale o giuridica tali da rendere l'apporto difensivo e collaborativo del privato potenzialmente idoneo a incidere sull'accertamento dei presupposti dell'azione amministrativa e, conseguentemente, sul contenuto della determinazione finale, ferma restando l'applicabilità dell'art. 21-octies, comma 2, l. cit., ove risulti palese che quel contenuto non avrebbe potuto essere diverso (nel caso di specie, la res litigiosa verteva sui criteri di determinazione della volumetria di due edifici).

CGA Regione Siciliana, 18 settembre 2026, n. 615

Prescrizione: gli atti interruttivi della prescrizione del reato interrompono la prescrizione del diritto al risarcimento del danno (o alle restituzioni) soltanto se l'azione civile è esercitata nel processo penale

In tema di prescrizione del diritto al risarcimento del danno (o alle restituzioni) derivante da reato: a) gli atti interruttivi della prescrizione del reato non producono, in via generale, effetti interruttivi sulla prescrizione del credito risarcitorio, atteso che l'art. 2947, comma 3, c.c. estende all'azione civile il più lungo termine di prescrizione previsto per il reato, ma non anche le relative cause di interruzione; b) tuttavia, qualora la persona danneggiata si costituisca parte civile nel processo penale, gli atti interruttivi della prescrizione del reato producono effetti anche sulla prescrizione del credito risarcitorio o restitutorio, al fine di evitare che il diritto della medesima persona si prescriva prima che essa possa esercitare l'azione civile nella sede processuale prescelta; c) resta fermo che l'eccezione di prescrizione del credito risarcitorio conserva la natura di eccezione in senso stretto ai sensi dell'art. 2938 c.c. e, pertanto, dev'essere tempestivamente sollevata dall'imputato o dal responsabile civile nel processo penale (nella sentenza la Corte di cassazione ha altresì affermato che il giudizio civile di danno proseguito dinanzi al giudice civile ex art. 622 c.p.p. costituisce un giudizio autonomo rispetto al processo penale conclusosi con la rimessione, essendo diretto all'accertamento dei fatti costitutivi dell'illecito civile e non all'accertamento della responsabilità penale dell'imputato; con la conseguenza che, in tale giudizio, le parti possono allegare fatti nuovi, formulare domande nuove e sollevare nuove eccezioni rispetto a quelle prospettate nel processo penale, purché le nuove allegazioni e pretese rimangano comprese nell'ambito della vicenda storica sottoposta all'accertamento del giudice penale).

Corte di cassazione, sezioni unite civili, 10 agosto 2026, n. 24599

Diritto penale: il giudice dell'esecuzione non può disporre la pubblicazione della sentenza di condanna sul sito internet del Ministero della giustizia ex art. 36 c.p., trattandosi di pena accessoria

La pubblicazione della sentenza di condanna sul sito internet del Ministero della giustizia ai sensi dell'art. 36 c.p., costituendo una pena accessoria, può essere disposta esclusivamente dal giudice della cognizione, e non anche dal giudice dell'esecuzione quale conseguenza dell'inadempimento dell'obbligo di pubblicazione eventualmente imposto come condizione per la concessione della sospensione condizionale della pena; in tale ipotesi, il giudice dell'esecuzione è tenuto a valutare l'inadempimento secondo la disciplina di cui agli artt. 165 e 168, comma 1, n. 1), c.p.

Corte di cassazione, sezione I penale, 11 giugno 2026, n. 24724 (dep. 2 luglio 2026)

Diritto penale: in caso di concorso fra un'aggravante comune e un'altra ad effetto speciale, il giudice, aumentata la pena per la seconda ex art. 63, comma 3, c.p., può non applicare l'ulteriore aumento di pena per l'aggravante ordinaria

In tema di circostanze del reato, nel caso di concorso fra un'aggravante comune e un'altra ad effetto speciale, il giudice, operato l'aumento di pena per la seconda a norma dell'art. 63, comma 3, c.p., letto alla luce dei principi generali enunciati dalla Corte costituzionale nella sentenza 27 maggio 2025, n. 74, può - e non deve - applicare l'ulteriore aumento di pena per l'aggravante ordinaria, dando conto in motivazione delle ragioni della propria scelta (fattispecie relativa al concorso fra la recidiva reiterata qualificata e l'aggravante di cui all'art. 609-ter, comma 1, n. 5-quater, c.p., pronunciandosi sulla quale la Cassazione ha puntualizzato che la seconda, benché preveda l'aumento "secco" di un terzo della pena base, non è annoverabile fra le aggravanti ad effetto speciale, atteso che le stesse importano un aumento della pena superiore a un terzo). ● V. anche Corte cost., sent. n. 74/2025, in questa Rivista.

Corte di cassazione, sezione III penale, 2 dicembre 2025, n. 23496 (dep. 25 giugno 2026)

Lavoro: il tempo impiegato dal lavoratore per spostarsi verso e da una sede stabilita dal datore di lavoro, diversa da quella fissa o abituale, per l'espletamento delle mansioni va considerato orario di lavoro

L'art. 2, punto 1, della direttiva 2003/88/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 novembre 2003, concernente taluni aspetti dell'organizzazione dell'orario di lavoro, dev'essere interpretato nel senso che il tempo che un lavoratore dedica agli spostamenti, anche al fuori del suo orario di lavoro abituale, verso e da un luogo di lavoro stabilito dal suo datore di lavoro, diverso dal suo luogo di lavoro fisso o abituale, al fine di esercitarvi la sua attività o le sue funzioni conformemente alle istruzioni del suo datore di lavoro, dev'essere considerato come «orario di lavoro», ai sensi di tale disposizione. ● V. anche CGUE, sez. VI, sent. 9 ottobre 2025, causa C-110/24, in questa Rivista.

Corte di giustizia UE, sesta sezione, 22 ottobre 2026

Lavoro: è incostituzionale l'art. 8 l. 604/1966, là dove subordina alla consistenza occupazionale del datore di lavoro la maggiorazione dell'indennità per i "vecchi assunti" illegittimamente licenziati

È incostituzionale - per violazione degli artt. 3, commi primo e secondo, 4, primo comma, 35, primo comma, 41, secondo comma, e 117, primo comma, Cost., quest'ultimo in relazione all'art. 24 della Carta sociale europea - l'art. 8 della l. 15 luglio 1966, n. 604 («Norme sui licenziamenti individuali»), limitatamente alle parole «, se dipendenti da datore di lavoro che occupa più di quindici prestatori di lavoro».

Corte costituzionale, 22 ottobre 2026, n. 174

Diritto di accesso: un'importante pronuncia del Consiglio di Stato in tema di accesso difensivo nei procedimenti tributari ex art. 6-bis, comma 3, l. 212/2000

In tema di diritto di accesso: a) l'accesso agli atti del procedimento tributario, previsto dall'art. 6-bis, comma 3, della l. 27 luglio 2000, n. 212 («Disposizioni in materia di statuto dei diritti del contribuente»), costituisce una forma di accesso difensivo, il cui oggetto non è limitato ai documenti materialmente inseriti nel fascicolo intestato al contribuente, ma si estende anche agli atti, detenuti dall'Amministrazione finanziaria, relativi a soggetti terzi, ove attinenti ai medesimi fatti oggetto di contestazione e strumentali alla cura o alla difesa della posizione giuridica del richiedente; b) il diniego di accesso è autonomamente impugnabile dinanzi al giudice amministrativo ai sensi dell'art. 116 c.p.a., quand'anche la controversia principale sia devoluta alla cognizione del giudice tributario; c) ai fini dell'ostensione, il richiedente deve individuare puntualmente la situazione giuridica da tutelare e il collegamento fra i documenti richiesti e le esigenze difensive, senza che l'Amministrazione o il giudice dell'accesso possa anticipare la valutazione della loro effettiva decisività rispetto alla controversia tributaria; d) la necessità di tutelare la riservatezza di soggetti terzi non costituisce, di per sé, motivo di rigetto dell'istanza ostensiva, potendo essere soddisfatta mediante l'oscuramento dei dati e delle parti che lo richiedono (nel caso di specie, la contestazione fiscale riguardava un presunto subappalto fittizio e un asserito meccanismo fraudolento coinvolgente due società).

Consiglio di Stato, sezione VI, 7 ottobre 2026, n. 7364

Processo amministrativo: in sede di giurisdizione generale di legittimità, il giudice amministrativo può disapplicare una disposizione regolamentare non impugnata, se contrastante con una norma di rango superiore

In sede di giurisdizione generale di legittimità, il giudice amministrativo può disapplicare in via incidentale una disposizione regolamentare contrastante con una norma di rango superiore, ove tale disposizione costituisca il presupposto dell'atto amministrativo gravato, pur in difetto di una autonoma e contestuale impugnazione della stessa.

Consiglio di Stato, sezione VI, 6 ottobre 2026, n. 7348