Emergenza epidemiologica da Covid-19: è illegittima l'ordinanza del Presidente della Regione Calabria che consente la ripresa delle attività di bar, pasticcerie, ristoranti, pizzerie e agriturismo con tavoli all'aperto

In tema di emergenza epidemiologica da Covid-19, è illegittima - per difetto di competenza, difetto d'istruttoria ed eccesso di potere - l'ordinanza del Presidente della Regione Calabria 29 aprile 2020, n. 37 («Ulteriori misure per la prevenzione e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-2019. Ordinanza ai sensi dell'art. 32, comma 3, della legge 23 dicembre 1978, n. 833 in materia di igiene e sanità pubblica: Disposizioni relative alle attività di ristorazione e somministrazione di alimenti e bevande, attività sportive e amatoriali individuali e agli spostamenti delle persone fisiche nel territorio regionale»), là dove stabilisce che, a decorrere dalla predetta data, sul territorio della medesima Regione è «consentita la ripresa delle attività di Bar, Pasticcerie, Ristoranti, Pizzerie, Agriturismo con somministrazione esclusiva attraverso il servizio con tavoli all'aperto».

TAR Calabria, sezione I, 9 maggio 2020, n. 841

Appalti pubblici: la Corte di Lussemburgo chiarisce la nozione di "cooperazione" fra amministrazioni aggiudicatrici ai sensi della direttiva 2014/24/UE

L'art. 12, § 4, lett. a), della direttiva 2014/24/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 febbraio 2014, sugli appalti pubblici e che abroga la direttiva 2004/18/CE, dev'essere interpretato nel senso che non sussiste una cooperazione tra amministrazioni aggiudicatrici qualora un'amministrazione aggiudicatrice, responsabile sul proprio territorio di una missione di interesse pubblico, non svolga essa stessa interamente tale missione che in forza del diritto nazionale incombe soltanto su di essa e che richiede il compimento di più operazioni, bensì incarichi un'altra amministrazione aggiudicatrice, che non dipende da essa e che è anch'essa responsabile di tale missione di interesse pubblico sul proprio territorio, di effettuare dietro remunerazione una delle operazioni necessarie.

Corte di giustizia UE, nona sezione, 4 giugno 2020

Appalti pubblici: la normativa italiana sulle centrali di committenza degli enti locali non contrasta col diritto UE

Gli artt. 1, § 10, e 11 della direttiva 2004/18/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 31 marzo 2004, relativa al coordinamento delle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori, di forniture e di servizi, come modificata dal regolamento (UE) n. 1336/2013 della Commissione, del 13 dicembre 2013, devono essere interpretati nel senso che essi non ostano a una disposizione di diritto nazionale - come quella italiana - che: a) limita l'autonomia organizzativa dei piccoli enti locali di fare ricorso a una centrale di committenza a soli due modelli di organizzazione esclusivamente pubblica, senza la partecipazione di soggetti o di imprese private; b) limita l'ambito di operatività delle centrali di committenza istituite da enti locali al territorio di tali enti locali (questioni pregiudiziali sollevate dal Consiglio di Stato).

Corte di giustizia UE, seconda sezione, 4 giugno 2020

Processo amministrativo: i chiarimenti di Palazzo Spada sulle condizioni necessarie affinché sussista l'errore di fatto revocatorio

Ai sensi del combinato disposto degli artt. 106 c.p.a. e 395, n. 4, c.p.c., si ha errore di fatto revocatorio allorché ricorrano congiuntamente tre condizioni: 1) l'attinenza dell'errore a un punto non controverso e sul quale la decisione non abbia espressamente motivato; 2) la pura e semplice errata oppure omessa percezione del mero contenuto materiale di atti ritualmente prodotti nel giudizio, la quale abbia indotto l'organo giudicante a decidere sulla base di un falso presupposto di fatto, facendo cioè ritenere o esistente un fatto documentalmente escluso o inesistente un fatto documentalmente provato; 3) la valenza decisiva dell'errore sulla decisione, essendo necessario che sussista un rapporto di causalità fra l'erronea supposizione e la pronuncia stessa (dichiara inammissibile il ricorso per la revocazione di CdS, sez. VI, sent. n. 6161/2018).

Consiglio di Stato, sezione VI, 25 maggio 2020, n. 3306

Processo amministrativo: l'associazione rappresentativa di imprese che faccia valere interessi omogenei dei propri iscritti, anche se non dell'intera categoria, può intervenire in giudizio

È legittimata ad intervenire in giudizio l'associazione rappresentativa di imprese che faccia valere interessi omogenei dei propri iscritti, quand'anche non sia investita della rappresentanza dell'intera categoria, purché persegua gli scopi statutari di tutela degli interessi degli operatori aderenti (riforma in parte TAR Lazio, sez. II, sent. n. 5588/2019) (cfr. CdS, ad. plen., sent. n. 8/2019, in questa Rivista).

Consiglio di Stato, sezione V, 21 maggio 2020, n. 3225

Processo amministrativo: la cessazione della materia del contendere sopravvenuta in appello comporta l'annullamento senza rinvio della sentenza di primo grado

La cessazione della materia del contendere sopravvenuta nel corso del giudizio d'appello fa venir meno qualsivoglia interesse del ricorrente alla definizione del giudizio amministrativo e comporta, quindi, l'annullamento senza rinvio della sentenza di primo grado (annulla senza rinvio TAR Lazio, sez. I-ter, sent. n. 6851/2019) (v. anche CdS, sez. II, sentt. nn. 7527/2019 e 5861/2019, entrambe in questa Rivista).

Consiglio di Stato, sezione III, 18 maggio 2020, n. 3162

Contratti bancari: per i decreti ministeriali che fissano il tasso-soglia dell'interesse usurario vale il principio iura novit curia

La disciplina regolamentare che stabilisce il tasso-soglia degli interessi usurarî riveste carattere integrativo della normativa dettata in via generale dalla legge penale e civile, sicché, in forza del principio iura novit curia, dev'essere conosciuta e applicata dal giudice di merito a prescindere dall'attività probatoria delle parti che l'abbiano invocata.

Corte di cassazione, sezione III civile, 13 maggio 2020, n. 8883

Enti locali: un'importante pronuncia delle Sezioni unite sui contratti derivati sottoscritti dai Comuni

In tema di strumenti finanziari derivati: 1) con riguardo ai contratti derivati stipulati dai Comuni sulla base della disciplina normativa vigente fino al 2013 - quando la l. 27 dicembre 2013, n. 147 [«Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di stabilità 2014)»], ha escluso la possibilità di farvi ulteriore ricorso - e della distinzione, secondo il diverso grado di rischiosità, tra derivati di copertura e derivati speculativi, pur potendo l'ente locale procedere alla stipula dei primi con qualificati intermediari finanziari, nondimeno esso poteva utilmente ed efficacemente procedervi solo in presenza di una precisa misurabilità/determinazione dell'oggetto contrattuale, comprensiva sia del criterio del mark to market sia degli scenari probabilistici, sia dei c.d. costi occulti, allo scopo di ridurre al minimo e di rendere consapevole l'ente di ogni aspetto di aleatorietà del rapporto, costituente una rilevante disarmonia nell'ambito delle regole relative alla contabilità pubblica, introduttiva di variabili non compatibili con la certezza degli impegni di spesa riportati in bilancio; 2) l'autorizzazione alla conclusione di un contratto di swap da parte dei Comuni, specie se del tipo con finanziamento upfront, ma anche in tutti quei casi in cui la sua negoziazione si traduce comunque nell'estinzione dei precedenti rapporti di mutuo sottostanti ovvero anche nel loro mantenimento in vita, ma con rilevanti modificazioni, dev'essere data, a pena di nullità, dal Consiglio comunale, ai sensi dell'art. 42, comma 2, lett. i), del d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267 («Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali»), là dove attribuisce al Consiglio la competenza in materia di «spese che impegnino i bilanci per gli esercizi successivi», non essendo detta autorizzazione assimilabile a un semplice atto di gestione dell'indebitamento dell'ente locale con finalità di riduzione degli oneri finanziari ad esso inerenti, adottabile dalla Giunta comunale in virtù della sua residuale competenza gestoria ex art. 48, comma 2, d.lgs. cit.

Corte di cassazione, sezioni unite civili, 12 maggio 2020, n. 8770

Processo civile: in caso di reati di danno, il giudicato penale non esime il giudice civile dall'accertamento del danno-conseguenza

In tema di risarcimento del danno da reato: 1) la sentenza del giudice penale che, accertando l'esistenza del reato e la sua estinzione per intervenuta prescrizione, abbia altresì pronunciato condanna definitiva dell'imputato al risarcimento dei danni in favore della parte civile, demandandone la liquidazione a un successivo e separato giudizio, spiega, in sede civile, effetto vincolante in ordine alla declaratoria iuris di generica condanna al risarcimento e alle restituzioni, ferma restando la necessità dell'accertamento, in detta sede, dell'esistenza e dell'entità delle conseguenze pregiudizievoli derivate dal fatto individuato come "potenzialmente" dannoso e del nesso di derivazione causale fra questo e i pregiudizi lamentati dal danneggiato; 2) in caso di reato di danno, mentre l'esistenza del danno-evento è implicita nell'accertamento del fatto di reato, il danno-conseguenza dev'essere accertato, in relazione all'an e al quantum, dal giudice civile.

Corte di cassazione, sezione III civile, 5 maggio 2020, n. 8477

Processo civile: le disposizioni del codice di rito prevalgono su quelle in materia di protezione dei dati personali

Non costituisce violazione della disciplina in materia di protezione dei dati personali la raccolta e il trattamento di essi in sede processuale, giacché è per l'appunto in tale sede che devono essere composte, esclusivamente secondo le disposizioni del codice di rito, le diverse esigenze di tutela della riservatezza, da un lato, e di corretta esecuzione del processo, dall'altro (fattispecie riguardante l'utilizzo, nell'ambito di un giudizio per l'accertamento di paternità, di campioni biologici acquisiti dal consulente tecnico d'ufficio presso aziende ospedaliere).

Corte di cassazione, sezione III civile, 5 maggio 2020, n. 8459

Funivie: non è incostituzionale la normativa della Provincia autonoma di Bolzano in materia di costruzione ed esercizio di impianti a fune

Non sono fondate le questioni di legittimità costituzionale - sollevate dal TRGA Bolzano in riferimento all'art. 117, commi primo e secondo, lett. e), Cost. - della normativa della Provincia autonoma di Bolzano (l.p. 10/2018) in materia di costruzione ed esercizio di impianti a fune.

Corte costituzionale, 29 maggio 2020, n. 103

Diritto penale: è incostituzionale la sospensione automatica della responsabilità genitoriale nel caso di condanna per il delitto di sottrazione e trattenimento di minore all'estero in danno del figlio minore (art. 574-bis, comma 3, c.p.)

È incostituzionale - per violazione degli artt. 2, 3, 30 e 31 Cost. - l'art. 574-bis, comma 3, c.p., là dove prevede che la condanna pronunciata contro il genitore per il delitto di sottrazione e trattenimento di minore all'estero in danno del figlio minore comporta la sospensione dell'esercizio della responsabilità genitoriale, anziché la possibilità per il giudice di disporre detta sospensione.

Corte costituzionale, 29 maggio 2020, n. 102

Appalti pubblici: un accordo fra amministrazioni aggiudicatrici può costituire un «appalto pubblico» ai sensi della direttiva 2014/24/UE

La Corte di giustizia UE ha dichiarato che: 1) la direttiva 2014/24/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 febbraio 2014, sugli appalti pubblici e che abroga la direttiva 2004/18/CE, dev'essere interpretata nel senso che un accordo che, da un lato, prevede che un'amministrazione aggiudicatrice metta gratuitamente a disposizione di un'altra amministrazione aggiudicatrice un software e, dall'altro, è connesso a un accordo di cooperazione in forza del quale ciascuna parte dell'accordo medesimo è tenuta a mettere gratuitamente a disposizione dell'altra parte i futuri sviluppi di tale software che essa possa realizzare, costituisce un «appalto pubblico», ai sensi dell'art. 2, § 1, punto 5, di tale direttiva, qualora sia dai termini di tali accordi sia dalla normativa nazionale applicabile risulti che detto software, in linea di principio, sarà oggetto di adattamenti; 2) l'art. 12, § 4, della direttiva 2014/24 dev'essere interpretato nel senso che una cooperazione tra amministrazioni aggiudicatrici può essere esclusa dall'ambito di applicazione delle norme di aggiudicazione degli appalti pubblici previste da tale direttiva, qualora detta cooperazione verta su attività accessorie ai servizi pubblici che devono essere forniti, anche individualmente, da ciascun membro di tale cooperazione, purché tali attività accessorie contribuiscano all'effettiva realizzazione dei suddetti servizi pubblici; 3) l'art. 12, § 4, della direttiva 2014/24, in combinato disposto con il considerando 33, secondo comma, e con l'art. 18, § 1, di tale direttiva, dev'essere interpretato nel senso che una cooperazione tra amministrazioni aggiudicatrici non deve avere, conformemente al principio di parità di trattamento, l'effetto di porre un'impresa privata in una situazione privilegiata rispetto ai suoi concorrenti.

Corte di giustizia UE, quarta sezione, 28 maggio 2020

Responsabilità civile della P.A.: l'Amministrazione che revoca illegittimamente la concessione della ricevitoria del lotto risponde a titolo contrattuale

La Pubblica Amministrazione che abbia illegittimamente revocato la concessione della ricevitoria del gioco del lotto risponde del danno a titolo contrattuale (ancorché il ricorrente abbia dedotto la violazione dell'art. 2043 c.c.).

TAR Lazio, sezione II, 7 maggio 2020, n. 4818

Protezione internazionale: il richiedente che commetta gravi violazioni delle regole del centro in cui si trova non può essere sanzionato con la revoca delle misure d'accoglienza

L'art. 23, comma 1, lett. e), del d.lgs. 18 agosto 2015, n. 142 («Attuazione della direttiva 2013/33/UE recante norme relative all'accoglienza dei richiedenti protezione internazionale, nonché della direttiva 2013/32/UE, recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione internazionale»), il quale prevede la revoca delle misure d'accoglienza in caso di «violazione grave o ripetuta delle regole delle strutture in cui è accolto da parte del richiedente asilo, compreso il danneggiamento doloso di beni mobili o immobili, ovvero comportamenti gravemente violenti», contrasta col diritto dell'Unione europea e, pertanto, dev'essere disapplicato (cfr. CGUE, grande sezione, sent. 12 novembre 2019, causa C-233/18, in questa Rivista).

TAR Toscana, sezione II, 6 maggio 2020, n. 540

Appalti pubblici: le imprese le cui offerte siano imputabili a un unico centro decisionale vanno escluse dalla gara

In tema di procedure per l'affidamento di contratti pubblici, ai sensi dell'art. 80, comma 5, lett. m), del d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50 («Codice dei contratti pubblici»), è legittima l'esclusione dalla gara delle imprese fra le quali sussista una situazione di controllo ex art. 2359 c.c. o le cui offerte risultino - sulla base di indizi gravi, precisi e concordanti - imputabili a un unico centro decisionale (cfr. TAR Lombardia, sez. I, sent. n. 1981/2019, e TAR Sicilia, sez. II, sent. n. 1910/2018, entrambe in questa Rivista).

TAR Sicilia, Catania, sezione I, 5 maggio 2020, n. 950

Appalti pubblici: non è incostituzionale l'art. 192, comma 2, d.lgs. 50/2016, là dove impone alle stazioni appaltanti di motivare, nel provvedimento di affidamento in house, il mancato ricorso al mercato

Non è fondata la questione di legittimità costituzionale - sollevata dal TAR Liguria in riferimento all'art. 76 Cost. - dell'art. 192, comma 2, del d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50 («Codice dei contratti pubblici»), là dove prevede che le stazioni appaltanti danno conto, nella motivazione del provvedimento di affidamento in house, delle ragioni del mancato ricorso al mercato.

Corte costituzionale, 27 maggio 2020, n. 100

Circolazione stradale: è incostituzionale la revoca automatica della patente per chi è sottoposto a misura di prevenzione

È incostituzionale - per violazione dell'art. 3 Cost. - l'art. 120, comma 2, c.d.s., là dove dispone che il prefetto «provvede», anziché «può provvedere», alla revoca della patente di guida nei confronti dei soggetti sottoposti a misura di prevenzione (v. anche Corte cost., sent. n. 24/2020, in questa Rivista).

Corte costituzionale, 27 maggio 2020, n. 99

Appalti pubblici: è incostituzionale la legge della Toscana che prevede la possibilità di una riserva di partecipazione alle procedure negoziate "sottosoglia" in favore delle micro, piccole e medie imprese radicate nel territorio regionale

È incostituzionale - per violazione dell'art. 117, secondo comma, lett. e), Cost. - la legge della Regione Toscana (n. 18/2019) la quale prevede che, nelle procedure negoziate "sottosoglia", le stazioni appaltanti possono riservare la partecipazione alle micro, piccole e medie imprese con sede legale e operativa nel territorio regionale per una quota non superiore al 50%.

Corte costituzionale, 27 maggio 2020, n. 98

Processo amministrativo: l'interesse e la legittimazione ad agire o intervenire, nonché il difetto dei presupposti processuali o delle condizioni dell'azione, sono questioni rilevabili d'ufficio dal giudice in ogni stato e grado del processo

L'interesse e la legittimazione ad agire o intervenire, nonché il difetto dei presupposti processuali o delle condizioni dell'azione, sono questioni rilevabili d'ufficio dal giudice in ogni stato e grado del processo, perché costituiscono i fattori ai quali la legge, per inderogabili ragioni di ordine pubblico, subordina l'esercizio della giurisdizione (riforma TAR Lazio, sez. II, sent. n. 7180/2019) (v. anche CdS, sez. IV, sent. n. 2171/2020, e ad. plen., sent. n. 4/2018, entrambe in questa Rivista).

Consiglio di Stato, sezione IV, 14 maggio 2020, n. 3063
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F. Politi

Le fonti del diritto nell'ordinamento italiano

Giappichelli, 2020

S. Vinti, D. Capotorto

L'azione di nullità nel processo amministrativo

Giuffrè, 2020