Pubblico impiego: è incostituzionale la cessazione automatica degli incarichi dirigenziali di Palazzo Chigi

È incostituzionale - per violazione degli artt. 3, 97 e 98 Cost. - l'art. 2, comma 20, del d.l. 6 luglio 2012, n. 95 («Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini nonché misure di rafforzamento patrimoniale delle imprese del settore bancario»), convertito, con modificazioni, dalla l. 7 agosto 2012, n. 135, nella parte in cui prevede un meccanismo di cessazione automatica degli incarichi dirigenziali (di prima e di seconda fascia) nei ruoli della Presidenza del Consiglio dei ministri.

Corte costituzionale, 24 gennaio 2017, n. 15

Lavoro: il dipendente che, riprendendo notizie di stampa, accusa il datore di lavoro di comportamenti illeciti non può essere licenziato

In virtù dell'obbligo di fedeltà nei confronti del datore di lavoro (riconducibile alle regole di correttezza e buona fede ex artt. 1175 e 1375 c.c.), il lavoratore deve astenersi non solo dai comportamenti espressamente vietati dall'art. 2105 c.c., ma anche da tutti quelli che, per la loro natura e le loro conseguenze, appaiono in contrasto coi doveri connessi all'inserimento del lavoratore medesimo nella struttura e nell'organizzazione dell'impresa, o creano situazioni di conflitto con le finalità e gli interessi di quest'ultima, o sono comunque idonei a ledere irrimediabilmente il presupposto fiduciario del rapporto. Ciò non esclude, peraltro, che il lavoratore possa esprimere critiche nei confronti della parte datoriale, purché si mantenga entro i limiti della continenza formale e sostanziale (fattispecie riguardante una lavoratrice che era stata licenziata per aver presentato un esposto in cui, riprendendo notizie apparse sulla stampa, accusava l'azienda di un uso improprio degli ammortizzatori sociali).

Corte di cassazione, sezione lavoro, 17 gennaio 2017, n. 996

Procedure concorsuali: il divieto di falcidia del credito IVA opera soltanto per la proposta di concordato preventivo accompagnata da una transazione fiscale

L'art. 182-ter l. fall., il quale prevede l'infalcidiabilità del credito per IVA, si applica soltanto nell'ipotesi di proposta di concordato preventivo accompagnata da una transazione fiscale.

Corte di cassazione, sezioni unite civili, 13 gennaio 2017, n. 760

Enti locali: la convocazione dei comizi elettorali non preclude di per sé l'adozione di atti di pianificazione urbanistica da parte del Comune

L'art. 38, comma 5, del d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267 («Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali») - il quale prevede che i Consigli comunali, dopo la pubblicazione del decreto di indizione dei comizi elettorali, devono limitarsi ad adottare gli atti urgenti e improrogabili - trova la sua ratio nell'esigenza di impedire provvedimenti che possano configurarsi come una forma di captatio benevolentiae nei confronti degli elettori. La sussistenza dei presupposti di urgenza e improrogabilità dev'essere congruamente motivata dall'Amministrazione; e la motivazione non è sindacabile in sede di giurisdizione di legittimità, se non quando risulti palesemente irrazionale o illogica. Tali presupposti non sono necessariamente incompatibili con l'adozione di atti di pianificazione urbanistica (nel caso di specie, il Piano di assetto del territorio), sebbene questi richiedano lunghi tempi di attuazione.

TAR Veneto, sezione II, 18 gennaio 2017, n. 50

Salute: niente asilo per chi non è vaccinato (a Trieste)

È legittima la delibera del Consiglio comunale di Trieste (28 novembre 2016, n. 72) che stabilisce l'obbligo di vaccinazione per l'accesso dei bambini alle scuole materne e ai servizi della prima infanzia.

TAR Friuli-Venezia Giulia, 16 gennaio 2017, n. 20

Regioni: la Consulta ribadisce che il legislatore regionale non può interferire in alcun modo con l'attività del Commissario preposto all'attuazione del piano di rientro dal disavanzo sanitario

È incostituzionale - per violazione degli artt. 117, terzo comma, e 120, secondo comma, Cost. - la legge regionale (nella specie, del Molise) le cui disposizioni interferiscono con i poteri del Commissario ad acta nominato dal Governo per l'attuazione del piano di rientro dal disavanzo sanitario.

Corte costituzionale, 19 gennaio 2017, n. 14

Regioni: il legislatore statale differisce un termine e l'Umbria perde i finanziamenti (un tipico caso di irragionevolezza)

È incostituzionale - per violazione del principio di ragionevolezza (art. 3 Cost.) - l'art. 7, comma 9-sexies, del d.l. 19 giugno 2015, n. 78 («Disposizioni urgenti in materia di enti territoriali. Disposizioni per garantire la continuità dei dispositivi di sicurezza e di controllo del territorio. Razionalizzazione delle spese del Servizio sanitario nazionale nonché norme in materia di rifiuti e di emissioni industriali»), convertito, con modificazioni, dalla l. 6 agosto 2015, n. 125, nella parte in cui, posticipando un termine, ha permesso di includere fra le risorse del Piano di azione coesione (PAC) i fondi di spettanza della Regione Umbria, che di fatto non ha potuto evitare la perdita del finanziamento mediante il relativo impegno.

Corte costituzionale, 19 gennaio 2017, n. 13

Sicurezza alimentare: il divieto a priori di qualunque integratore alimentare contenente amminoacidi viola il diritto dell'Unione

Gli artt. 6 e 7 del regolamento (CE) n. 178/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 gennaio 2002, che stabilisce i principi e i requisiti generali della legislazione alimentare, istituisce l'Autorità europea per la sicurezza alimentare e fissa procedure nel campo della sicurezza alimentare, devono essere interpretati nel senso che ostano ad una normativa nazionale (nella specie, quella tedesca) che vieta di produrre, trattare o immettere in commercio qualsiasi integratore alimentare contenente amminoacidi, salva deroga accordata da un'autorità nazionale che dispone al riguardo di un potere discrezionale, quando tale normativa si fonda su un'analisi del rischio che riguarda solo taluni amminoacidi. In ogni caso, tali articoli devono essere interpretati nel senso che ostano ad una siffatta normativa nazionale quando essa prevede che le deroghe al divieto previsto da detta legislazione possono essere accordate solo per un periodo determinato anche nel caso in cui sia dimostrata l'innocuità di una sostanza.

Corte di giustizia UE, quarta sezione, 19 gennaio 2017

Appalti pubblici: l'eccezione di decadenza dell'appaltatore dal diritto di formulare riserve costituisce un'eccezione in senso stretto

Ai sensi dell'art. 2697, comma 2, c.c., il convenuto deve sempre sia allegare sia comprovare i fatti modificativi ed estintivi della pretesa fatta valere dall'attore; e, qualora ci si trovi in presenza di eccezioni in senso stretto (le quali sono condizionate dalla legge all'espressa manifestazione di volontà della parte di volersene avvalere), dev'essere acquisita alla causa la prova dei fatti che ne costituiscono il fondamento. In particolare, negli appalti di opere pubbliche, l'eccezione di decadenza dell'appaltatore dal diritto di formulare le riserve costituisce un'eccezione in senso stretto, in quanto nella disponibilità esclusiva della stazione appaltante, che perciò ha l'onere di allegare e comprovare i relativi fatti costitutivi, non potendo il giudice rilevare d'ufficio tale decadenza.

Corte di cassazione, sezione I civile, 10 gennaio 2017, n. 281

Legge Pinto: la domanda di equa riparazione può riferirsi al solo grado di legittimità, ma nel ricorso dev'essere indicata l'intera durata del giudizio presupposto

In tema di equa riparazione ai sensi della l. 6 marzo 2001, n. 89 («Previsione di equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo e modifica dell'articolo 375 del codice di procedura civile»), il ricorrente ha l'onere di precisare l'intera durata del giudizio presupposto, inclusi i gradi e le fasi non eccedenti gli standard di ragionevolezza, potendo egli disporre del quantum della domanda, ma non dell'allegazione dei fatti storico-normativi che ne condizionano l'ammissibilità, e dovendo conseguentemente il giudice effettuare una valutazione complessiva, quand'anche la richiesta di indennizzo sia limitata ad alcuni segmenti del processo (nel caso di specie, al grado di legittimità).

Corte di cassazione, sezione VI civile, 9 gennaio 2017, n. 220

Accesso ai documenti amministrativi: l'impresa che non ha partecipato alla gara può comunque accedere ai relativi atti per tutelarsi in sede giurisdizionale

È illegittimo il diniego di accesso agli atti di una procedura ad evidenza pubblica per l'affidamento di una concessione demaniale marittima, opposto dall'Amministrazione ad un'impresa - operante in un settore turistico analogo a quello degli stabilimenti balneari - che, pur non avendo partecipato alla gara, aveva motivato la richiesta con l'esigenza di tutelare i propri interessi in sede giurisdizionale.

TAR Veneto, sezione I, 10 gennaio 2017, n. 16

Processo amministrativo: prima di rinotificare l'impugnazione ex art. 93, comma 2, c.p.a. occorre chiedere al presidente del TAR o del Consiglio di Stato

Ai sensi dell'art. 93, comma 2, c.p.a., qualora la notificazione dell'impugnazione abbia avuto esito negativo a causa del trasferimento del domiciliatario non comunicato formalmente alle altre parti, il soggetto che impugna ha l'onere processuale di chiedere - secondo i casi - al presidente del Tribunale Amministrativo Regionale o al presidente del Consiglio di Stato la fissazione di un termine perentorio per il completamento della notificazione o per la rinnovazione dell'impugnazione, pena l'irricevibilità di quest'ultima.

Consiglio di Stato, sezione III, 9 gennaio 2017, n. 22

Pubblico impiego: l'Amministrazione può avviare il procedimento disciplinare senza attendere l'esito di quello penale

A seguito della c.d. "privatizzazione" del rapporto di pubblico impiego, l'Amministrazione ha facoltà di avviare il procedimento disciplinare senza attendere l'esito di quello penale concernente i medesimi fatti, come pure di sospendere l'uno fintantoché non si sia concluso l'altro.

Corte di cassazione, sezione lavoro, 9 gennaio 2017, n. 209

Privacy: le case di cura devono sempre notificare al Garante il trattamento dei dati idonei a rivelare lo stato di salute o la vita sessuale dei pazienti

Ai sensi dell'art. 37, comma 1, lett. b), del d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196 («Codice in materia di protezione dei dati personali»), le case di cura sono tenute a notificare al Garante per la protezione dei dati personali il trattamento, da esse effettuato, dei dati idonei a rivelare lo stato di salute o la vita sessuale dei pazienti, anche quando tale trattamento costituisca attività accessoria rispetto alla prestazione sanitaria vera e propria (cfr. Cass. civ., sez. II, sent. n. 8105/2016, in questa Rivista).

Corte di cassazione, sezione II civile, 9 gennaio 2017, n. 188

Ordinamento giudiziario: l'atto col quale il Presidente del Tribunale ordinario ripartisce le cause non è impugnabile dinanzi al giudice amministrativo

È inammissibile, per difetto di giurisdizione, il ricorso avverso l'atto con cui il Presidente del Tribunale ordinario stabilisce - ai sensi dell'art. 7-ter del r.d. 30 gennaio 1941, n. 12 («Ordinamento giudiziario») - l'assegnazione degli affari alle sezioni, ai collegi e ai giudici che compongono il medesimo ufficio giudiziario, trattandosi di un atto privo di rilevanza esterna (conferma TAR Liguria, sez. I, sent. n. 903/2016).

Consiglio di Stato, sezione V, 4 gennaio 2017, n. 10

Sanzioni antitrust: l'Agcm non ha l'obbligo di estendere gli effetti favorevoli del giudicato alle imprese che non hanno proposto impugnazione

Le sanzioni pecuniarie irrogate dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato, pur essendo sostanzialmente punitive, rivestono natura amministrativa; con la conseguenza che ad esse non si applicano principi ed istituti propri del diritto penale, quali il favor rei e l'estensione dell'impugnazione (art. 587 c.p.p.). In particolare, l'Autorità non è tenuta ad estendere ad un'impresa gli effetti favorevoli del giudicato (nella specie, riducendo l'importo della sanzione inflitta) formatosi rispetto ad altre imprese coinvolte nella medesima intesa anticoncorrenziale, stante l'autonomia delle relative posizioni giuridiche.

TAR Lazio, sezione I, 4 gennaio 2017, n. 84

Potestà legislativa: soltanto lo Stato può attribuire la qualifica di ufficiale o agente di polizia giudiziaria

È incostituzionale - per violazione dell'art. 117, secondo comma, lett. l), Cost. - la legge della Regione Basilicata (n. 37/2015) che attribuisce al personale ispettivo dell'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente (ARPAB) la qualifica di ufficiale o agente di polizia giudiziaria.

Corte costituzionale, 13 gennaio 2017, n. 8

Cooperazione giudiziaria penale: per la doppia incriminabilità non occorre che i reati siano identici nei due Stati membri interessati

Gli artt. 7, § 3, e 9, § 1, lett. d), della decisione quadro 2008/909/GAI del Consiglio, del 27 novembre 2008, relativa all'applicazione del principio del reciproco riconoscimento alle sentenze penali che irrogano pene detentive o misure privative della libertà personale, ai fini della loro esecuzione nell'Unione europea, come modificata dalla decisione quadro 2009/299/GAI del Consiglio, del 26 febbraio 2009, vanno interpretati nel senso che deve ritenersi soddisfatta la condizione della doppia incriminabilità allorché gli elementi di fatto costitutivi del reato, quali risultano dalla sentenza pronunciata dall'autorità competente dello Stato di emissione, sarebbero di per sé perseguibili penalmente anche nello Stato di esecuzione, qualora si fossero verificati nel territorio di quest'ultimo.

Corte di giustizia UE, quinta sezione, 11 gennaio 2017

Spesa pubblica: è incostituzionale la norma che impone alla Cassa nazionale di previdenza ed assistenza per i dottori commercialisti di versare all'Erario i risparmi sui consumi intermedi

È incostituzionale - per violazione degli artt. 3, 38 e 97 Cost. - l'art. 8, comma 3, d.l. 6 luglio 2012, n. 95 («Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini nonché misure di rafforzamento patrimoniale delle imprese del settore bancario»), convertito, con modificazioni, dalla l. 7 agosto 2012, n. 135, nella parte in cui stabilisce che le somme derivanti dalle riduzioni di spesa ivi previste siano versate annualmente dalla Cassa nazionale di previdenza ed assistenza per i dottori commercialisti ad apposito capitolo di entrata del bilancio dello Stato.

Corte costituzionale, 11 gennaio 2017, n. 7

Contabilità pubblica: la Corte costituzionale dichiara illegittimo il bilancio della Regione Sardegna

È incostituzionale - per violazione dell'art. 81, terzo comma, Cost., anche in relazione al d.lgs. 23 giugno 2011, n. 118 («Disposizioni in materia di armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio delle Regioni, degli enti locali e dei loro organismi, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 5 maggio 2009, n. 42») - la legge della Regione Sardegna (n. 6/2016) recante il bilancio di previsione per l'anno 2016 e il bilancio pluriennale per gli anni 2016-2018, nella parte in cui: a) applica al bilancio 2016 l'istituto del disavanzo tecnico; b) consente di impegnare somme eccedenti per euro 31.553.438,75 rispetto alle risorse effettivamente disponibili; c) non prevede l'individuazione specifica ed analitica dei crediti e delle relative scadenze che dovrebbero compensare tali operazioni.

Corte costituzionale, 11 gennaio 2017, n. 6

F. Pizzetti
Privacy e il diritto europeo alla protezione dei dati personali.
Dalla Direttiva 95/46 al nuovo Regolamento europeo

Giappichelli, 2016

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