Espropriazione per pubblica utilità: un'importante pronuncia dell'Adunanza plenaria sulle azioni esperibili nel caso di giudicato civile di rigetto della domanda di risarcimento del danno per l'equivalente del valore di mercato del bene illegittimamente occupato

In tema di espropriazione per pubblica utilità: 1) in caso di occupazione illegittima, a fronte di un giudicato civile di rigetto della domanda di risarcimento del danno per l'equivalente del valore di mercato del bene illegittimamente occupato dalla pubblica amministrazione, formatosi su una sentenza irrevocabile contenente l'accertamento del perfezionamento della fattispecie della c.d. occupazione acquisitiva, alle parti e ai loro eredi o aventi causa è precluso il successivo esercizio, in relazione al medesimo bene, sia dell'azione (di natura personale e obbligatoria) di risarcimento del danno in forma specifica attraverso la restituzione del bene previa rimessione in pristino, sia dell'azione (di natura reale, petitoria e reipersecutoria) di rivendicazione, sia dell'azione ex artt. 31 e 117 c.p.a. avverso il silenzio serbato dall'amministrazione sull'istanza di provvedere ai sensi dell'art. 42-bis del d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327 [«Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione per pubblica utilità. (Testo A)»]; 2) ai fini della produzione di tale effetto preclusivo, non è necessario che la sentenza passata in giudicato contenga un'espressa e formale statuizione sul trasferimento del bene in favore dell'amministrazione, essendo sufficiente che, sulla base di un'interpretazione logico-sistematica della parte motiva in combinazione con la parte dispositiva della sentenza, nel caso concreto si possa ravvisare un accertamento, anche implicito, del perfezionamento della fattispecie della c.d. occupazione acquisitiva e dei relativi effetti sul regime proprietario del bene, purché si tratti di accertamento effettivo e costituente un necessario antecedente logico della statuizione finale di rigetto (conferma TAR Sardegna, sez. II, sent. n. 408/2019).

Consiglio di Stato, adunanza plenaria, 9 aprile 2021, n. 6

Delitti contro la P.A.: risponde del reato ex art. 326 c.p. («Rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio») l'operatore giudiziario che fornisce indebitamente a un privato informazioni sulle notizie di reato

Ai fini della configurabilità della fattispecie di cui all'art. 326 c.p. («Rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio»), nell'ipotesi di notizie d'ufficio attinenti a procedimenti in fase di indagini preliminari, non è necessaria la prova dell'esistenza di un effettivo pregiudizio per le investigazioni, trattandosi di reato di pericolo concreto che tutela il buon andamento e l'imparzialità della pubblica amministrazione, sicché esso sussiste allorquando la divulgazione della notizia sia anche soltanto suscettibile di arrecare pregiudizio all'interesse giuridicamente protetto oppure a un terzo.

Corte di cassazione, sezione V penale, 11 febbraio 2021, n. 10296 (dep. 17 marzo 2021)

Delitti contro la P.A.: risponde di peculato il medico dipendente di un'azienda sanitaria che si appropria delle somme a essa dovute per l'attività intra moenia

In tema di delitti contro la pubblica amministrazione: 1) integra il delitto di peculato (art. 314 c.p.) la condotta del medico dipendente di un ospedale pubblico il quale, svolgendo in regime di convenzione attività intramuraria, dopo aver riscosso l'onorario dovuto per le prestazioni, omette poi di versare all'azienda sanitaria quanto di spettanza della medesima, in tal modo appropriandosene, a condizione che la disponibilità del denaro sia legata all'esercizio dei poteri e dei doveri funzionali del medesimo, e non in ragione di un possesso proveniente da un affidamento devoluto solo intuitu personae, ovvero scaturito da una situazione contra legem, priva di relazione legittima con l'oggetto materiale della condotta; 2) posto che l'art. 322-ter c.p. prevede la possibilità sia della confisca diretta del prezzo o del profitto del reato sia, in via sussidiaria, di beni del valore corrispondente, di cui il reo abbia la disponibilità (laddove il prezzo o il profitto non sia rinvenibile), la domanda che il pubblico ministero formuli per l'applicazione della misura del sequestro preventivo finalizzata a quel tipo di confisca contempla necessariamente l'ipotesi della misura di sicurezza diretta del profitto del reato: onde, qualora il giudice ritenga che non sia configurabile un reato che, a mente dell'art. 322-ter c.p., consente tanto la confisca diretta quanto l'eventuale confisca per equivalente, bensì un reato contro la pubblica amministrazione che, ai sensi del combinato disposto degli artt. 240, primo comma, e 335-bis c.p., impone la confisca diretta del profitto, è circostanza irrilevante che il rappresentante della pubblica accusa non abbia espressamente menzionato, nella sua istanza, tali ultime disposizioni del codice penale.

Corte di cassazione, sezione VI penale, 25 febbraio 2021, n. 10096 (dep. 15 marzo 2021)

Appalti pubblici: l'obbligo di indicare nell'offerta economica i costi della manodopera e gli oneri aziendali non vale per i servizi in cui le prestazioni intellettuali rivestono carattere prevalente, ancorché non esclusivo, rispetto alle attività materiali

In tema di procedure per l'affidamento di contratti pubblici, l'art. 95, comma 10, del d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50 («Codice dei contratti pubblici»), là dove impone all'impresa di indicare nell'offerta economica «i propri costi della manodopera e gli oneri aziendali concernenti l'adempimento delle disposizioni in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro ad esclusione [...] dei servizi di natura intellettuale», dev'essere interpretato nel senso che detti servizi sono quelli nel cui complesso le prestazioni intellettuali rivestono carattere prevalente, ancorché non esclusivo, rispetto alle attività materiali (fattispecie riguardante l'affidamento di servizi di architettura e ingegneria) (riforma TAR Sicilia, sez. I, sent. n. 1569/2020).

CGA Regione Siciliana, 31 marzo 2021, n. 278

Circolazione stradale: inammissibili le questioni di costituzionalità relative all'art. 186, comma 9-bis, d.lgs. 285/1992 (trattamento sanzionatorio della guida in stato di ebbrezza)

Sono inammissibili, soprattutto «per l'omessa ricostruzione del contesto normativo entro il quale la disposizione censurata è ricompresa» e «per la natura indebitamente manipolativa e creativa della pronuncia [...] richiesta» dal rimettente, le questioni di legittimità costituzionale - sollevate dal Giudice di pace di Genova in riferimento all'art. 3 Cost. e all'art. 29, secondo comma, della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo - dell'art. 186, comma 9-bis, del d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285 («Nuovo codice della strada»), aggiunto dall'art. 33, comma 1, lett. d), della l. 29 luglio 2010, n. 120 («Disposizioni in materia di sicurezza stradale»), là dove non prevede un istituto o una prestazione che consenta alle persone incorse nella violazione dell'art. 186, comma 2, lett. a), d.lgs. cit. (guida in stato di ebbrezza), di beneficiare del dimezzamento della sanzione accessoria della sospensione della patente di guida, così come previsto per le ipotesi di cui alle successive lett. b) e c) del medesimo comma.

Corte costituzionale, 8 aprile 2021, n. 62

Crisi da sovraindebitamento: inammissibili le questioni di costituzionalità relative all'art. 14-quater l. 3/2012 (conversione della procedura di composizione in liquidazione)

Sono inammissibili, a causa di una «incompleta ricostruzione della cornice normativa e giurisprudenziale di riferimento», le questioni di legittimità costituzionale - sollevate dal Tribunale di Lanciano in riferimento agli artt. 3 e 24 Cost. - dell'art. 14-quater della l. 27 gennaio 2012, n. 3 («Disposizioni in materia di usura e di estorsione, nonché di composizione delle crisi da sovraindebitamento»), là dove non prevede che la conversione della procedura di accordo di composizione della crisi da sovraindebitamento in quella di liquidazione del patrimonio possa essere richiesta anche dai debitori che non hanno raggiunto l'accordo.

Corte costituzionale, 8 aprile 2021, n. 61

Aiuti di Stato: la P.A. deve consentire alle imprese di modificare la domanda di aiuto prima che questo sia concesso, affinché non venga superato il massimale de minimis

In tema di aiuti di Stato: 1) la concessione di aiuti de minimis a un'impresa dev'essere preceduta dall'accertamento della sussistenza dei relativi presupposti; 2) il mero inserimento dell'impresa nella lista dei potenziali beneficiari non configura una concessione del contributo, fintantoché non sia stato acclarato il non superamento del limite de minimis; 3) qualora un'impresa faccia legittimamente domanda di un aiuto de minimis che, a causa dell'esistenza di aiuti precedenti, porterebbe l'importo complessivo degli aiuti che le sono stati concessi a superare il massimale previsto, l'Amministrazione deve consentirle di optare, fino alla definitiva concessione di tale aiuto, per la riduzione del finanziamento richiesto o per la rinuncia, totale o parziale, a precedenti aiuti già percepiti, affinché non sia superato detto massimale (conferma TAR Veneto, sez. III, sent. n. 997/2016) (v. anche CGUE, VIII sez., sent. 28 ottobre 2020, causa C-608/19, in questa Rivista).

Consiglio di Stato, sezione III, 7 aprile 2021, n. 2792

Edilizia e urbanistica: niente permesso di costruire a chi non sottoscrive la convenzione di lottizzazione

In tema di edilizia e urbanistica, è legittimo il provvedimento che nega il rilascio del permesso di costruire in ragione della mancata sottoscrizione, da parte del richiedente, della prevista convenzione di lottizzazione, difettando una condizione necessaria per l'emissione del titolo edilizio (conferma TAR Puglia, Lecce, sez. III, sent. n. 1946/2012).

Consiglio di Stato, sezione II, 6 aprile 2021, n. 2777

Processo amministrativo: la rinuncia al ricorso non richiede l'accettazione delle parti costituite

Nel processo amministrativo, diversamente da quello civile (art. 306 c.p.c.), la rinuncia agli atti non richiede, per l'estinzione del giudizio, l'accettazione delle parti costituite, essendo a tal fine sufficiente che le parti che hanno interesse alla prosecuzione non si oppongano. Il rinunciante deve pagare le spese degli atti di procedura compiuti, salvo che il collegio, avuto riguardo a ogni circostanza, ritenga di compensarle (art. 84 c.p.a.). La relativa decisione è assunta con sentenza [art. 35, comma 2, lett. c), c.p.a.] (riforma in parte TAR Lazio, sez. II, sent. n. 3156/2020).

Consiglio di Stato, sezione V, 2 aprile 2021, n. 2742

Contributi post-terremoto: sull'assegnazione decide il giudice ordinario

Appartengono alla giurisdizione del giudice ordinario le controversie riguardanti l'erogazione dei contributi economici previsti dalla legge a seguito del verificarsi di eventi sismici (cfr. Cass. civ., sez. un., sent. n. 8115/2017, e TAR Emilia-Romagna, sez. I, sent. n. 640/2020, entrambe in questa Rivista).

TAR Emilia-Romagna, sezione I, 31 marzo 2021, n. 335

Accesso ai documenti amministrativi: il consigliere comunale ha diritto di accedere a tutti gli atti (anche di natura riservata) ritenuti utili all'espletamento del mandato, senza dover motivare le proprie istanze

L'art. 43, comma 2, del d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267 («Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali»), attribuisce ai consiglieri comunali e provinciali un diritto incondizionato di accesso a tutti gli atti (anche di natura riservata, sussistendo il vincolo del segreto d'ufficio) ritenuti utili all'espletamento del proprio mandato, affinché possano, tra l'altro, valutare con piena cognizione la correttezza e l'efficacia dell'operato dell'amministrazione, esprimere un voto consapevole sulle questioni di competenza del consiglio, nonché promuovere, pure nell'ambito del consiglio stesso, le iniziative che spettano ai singoli rappresentanti del corpo elettorale locale. Essi, pertanto, non sono tenuti a motivare le richieste di accesso, giacché altrimenti s'introdurrebbe una sorta di controllo dell'ente, attraverso i propri uffici, sull'esercizio del mandato consiliare. In ogni caso, l'esercizio del diritto di accesso deve avvenire in modo da comportare il minor aggravio possibile per gli uffici comunali (attraverso modalità ragionevolmente fissate dal regolamento dell'ente) e non deve sostanziarsi in richieste assolutamente generiche ovvero meramente emulative, fermo restando che la sussistenza di tali caratteri dev'essere attentamente e approfonditamente vagliata in concreto, in modo da non introdurre surrettiziamente inammissibili limitazioni al diritto de quo.

TAR Lombardia, Brescia, sezione I, 29 marzo 2021, n. 298

Appalti pubblici: se il nuovo affidamento "sotto soglia" ha luogo con procedure ordinarie o comunque aperte al mercato, non si applica il principio di rotazione

In tema di procedure per l'affidamento di contratti pubblici d'importo inferiore alla soglia comunitaria, il principio di rotazione degli inviti e degli affidamenti - previsto dall'art. 36 del d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50 («Codice dei contratti pubblici») - non si applica allorché il nuovo affidamento avvenga mediante procedure ordinarie o comunque aperte al mercato, nelle quali la stazione appaltante, in virtù di regole prestabilite dal codice dei contratti pubblici ovvero da essa stessa in caso di indagini di mercato o consultazione di elenchi, non operi alcuna limitazione in ordine al numero di operatori economici tra i quali effettuare la selezione (cfr. TAR Veneto, sez. I, sent. n. 1021/2019, in questa Rivista).

TAR Veneto, sezione I, 26 marzo 2021, n. 389

Responsabilità della P.A.: l'annullamento giurisdizionale di un atto non comporta automaticamente la condanna dell'Amministrazione al risarcimento del danno

In tema di responsabilità della Pubblica Amministrazione: 1) l'annullamento giurisdizionale di un atto non comporta automaticamente la condanna dell'Amministrazione al risarcimento del danno, essendo necessaria la positiva verifica della sussistenza - oltreché della lesione della situazione giuridica soggettiva tutelata dall'ordinamento - della colpa o del dolo dell'Amministrazione medesima e del nesso causale fra l'illecito e il danno subito; 2) il risarcimento conseguente alla lesione di un interesse legittimo pretensivo è subordinato - pur in presenza di tutti i requisiti dell'illecito (condotta, colpa, nesso di causalità, evento dannoso) - alla dimostrazione, secondo un giudizio prognostico ex ante, che l'aspirazione del privato al provvedimento fosse destinata ad esito favorevole, ossia alla dimostrazione, ancorché per mezzo di presunzioni semplici, della spettanza definitiva del bene sostanziale della vita collegato a detto interesse (nel caso di specie, il TAR ha annullato il provvedimento impugnato per difetto di competenza, rigettando l'istanza di risarcimento del danno formulata dal ricorrente).

TAR Campania, sezione VII, 24 marzo 2021, n. 1976

Appalti pubblici: l'aggiudicataria è titolare di un interesse legittimo alla stipula del contratto nel termine di legge, sicché può esperire l'azione ex artt. 31 e 117 c.p.a. avverso il silenzio-inadempimento della P.A.

In tema di procedure per l'affidamento di contratti pubblici, l'impresa aggiudicataria è titolare di un interesse legittimo alla stipulazione del contratto di appalto nel termine di legge, sicché può esperire l'azione ex artt. 31 e 117 c.p.a. avverso il silenzio-inadempimento dell'Amministrazione.

TAR Abruzzo, 22 marzo 2021, n. 140

Processo amministrativo: il giudice d'appello può, anche ex officio, rilevare l'intervenuta declaratoria di incostituzionalità della disposizione legislativa su cui si fonda il provvedimento impugnato, annullandolo

In sede di appello, il giudice amministrativo può, anche ex officio, rilevare l'intervenuta declaratoria di incostituzionalità della disposizione legislativa su cui si fonda il provvedimento impugnato, annullandolo; e ciò, pur qualora la sentenza di primo grado abbia erroneamente ritenuto inammissibile il ricorso introduttivo, proposto in epoca anteriore a detta declaratoria [fattispecie riguardante la "rinuncia abdicativa" del diritto di proprietà di un'area acquisita a norma dell'art. 43 del d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327, recante «Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione per pubblica utilità. (Testo A)»] (riforma TAR Veneto, sez. I, sent. n. 1232/2019).

Consiglio di Stato, sezione IV, 31 marzo 2021, n. 2686

Appalti pubblici: la verifica di anomalia delle offerte spetta al RUP

In tema di procedure per l'affidamento di contratti pubblici: 1) la verifica dell'anomalia delle offerte è finalizzata ad accertare la loro complessiva attendibilità e serietà; 2) la relativa valutazione della stazione appaltante ha natura globale e sintetica e costituisce espressione di un tipico potere tecnico-discrezionale, onde è sindacabile dal giudice amministrativo soltanto sotto il profilo della logicità, ragionevolezza e adeguatezza dell'istruttoria; 3) detta verifica rientra nella competenza del responsabile unico del procedimento (RUP), il quale può avvalersi dell'ausilio della commissione giudicatrice, di uffici e organismi della stazione appaltante ovvero di soggetti esterni a quest'ultima; 4) in sede di giustificazioni, l'impresa può rimodulare le quantificazioni dei costi e dell'utile originariamente indicate nell'offerta, purché non ne risulti una modifica degli elementi compositivi tale da pervenire a un'offerta diversa da quella iniziale; 5) in sede di verifica (obbligatoria o facoltativa) dell'anomalia dell'offerta, l'Amministrazione può richiedere all'operatore economico chiarimenti ulteriori rispetto a quelli da esso già forniti (conferma TAR Liguria, sez. I, sent. n. 157/2020).

Consiglio di Stato, sezione V, 29 marzo 2021, n. 2594

Processo amministrativo: il divieto di nova in appello (art. 104, comma 1, c.p.a.) vale solo per l'originario ricorrente

In tema di processo amministrativo: 1) il divieto di nuove domande ed eccezioni in appello, sancito dall'art. 104, comma 1, c.p.a., vale solo per l'originario ricorrente, al quale è precluso un ampliamento del thema decidendum siccome delimitato coi motivi d'impugnazione articolati in primo grado; rispetto alle parti resistenti, invece, detto divieto concerne le sole eccezioni in senso tecnico non rilevabili d'ufficio, ma non anche le mere difese rispetto agli altrui motivi d'impugnazione, il cui accoglimento determina l'interesse a formulare ogni censura volta a ottenere la riforma della sentenza; 2) la differenza tra verificazione (art. 66 c.p.a.) e consulenza tecnica d'ufficio (art. 67 c.p.a.) consiste in ciò che la prima - effettuata da un organismo pubblico estraneo alle parti e dotato di competenze specifiche - non è diretta a esprimere valutazioni ed a fornire un giudizio, ma costituisce un mero accertamento tecnico; mentre la seconda - effettuata da professionisti privati - ha una valenza non meramente ricognitiva e circoscritta ad un accadimento determinato, ossia è un mezzo di valutazione dei fatti (controversia riguardante un appalto di forniture) (conferma TAR Abruzzo, Pescara, sent. n. 318/2020).

Consiglio di Stato, sezione III, 25 marzo 2021, n. 2530

Lavoro: è incostituzionale il disposto che prevede la mera facoltatività, anziché l'obbligatorietà, della reintegrazione del lavoratore in caso di manifesta insussistenza del fatto posto a base del licenziamento economico

È incostituzionale - per violazione dell'art. 3 Cost. - l'art. 18, comma 7, secondo periodo, della l. 20 maggio 1970, n. 300 («Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell'attività sindacale, nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento»), come modificato dall'art. 1, comma 42, lett. b), della l. 28 giugno 2012, n. 92 («Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita»), là dove prevede che il giudice, quando accerti la manifesta insussistenza del fatto posto a base del licenziamento per giustificato motivo oggettivo, «può altresì applicare» - invece che «applica altresì» - la disciplina di cui al comma 4 del medesimo art. 18 (reintegrazione del lavoratore).

Corte costituzionale, 1° aprile 2021, n. 59

Concorsi pubblici: l'art. 1, commi 147 e 149, della l. 160/2019, concernente la validità temporale delle graduatorie, non si applica alla Valle d'Aosta

Non sono fondate le questioni di legittimità costituzionale - promosse dalla Regione autonoma Valle d'Aosta in riferimento a varî parametri - dell'art. 1, commi 147 e 149, della l. 27 dicembre 2019, n. 160 («Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022»), in tema di validità temporale delle graduatorie di concorsi pubblici.

Corte costituzionale, 31 marzo 2021, n. 58

Ordinamento penitenziario: inammissibili, per difetto di competenza del giudice a quo, le questioni di costituzionalità relative ai colloqui a distanza con i figli minorenni cui hanno diritto i detenuti e gli internati sottoposti al 41-bis

Sono inammissibili, per difetto di competenza del giudice a quo, le questioni di legittimità costituzionale - sollevate dal Tribunale per i minorenni di Reggio Calabria in riferimento agli artt. 2, 3, 27, terzo comma, 30, 31, secondo comma, 32 e 117, primo comma, Cost., quest'ultimo in relazione agli artt. 3 e 8 CEDU - dell'art. 4 del d.l. 10 maggio 2020, n. 29 («Misure urgenti in materia di detenzione domiciliare o differimento dell'esecuzione della pena, nonché in materia di sostituzione della custodia cautelare in carcere con la misura degli arresti domiciliari, per motivi connessi all'emergenza sanitaria da COVID-19, di persone detenute o internate per delitti di criminalità organizzata di tipo terroristico o mafioso, o per delitti di associazione a delinquere legati al traffico di sostanze stupefacenti o per delitti commessi avvalendosi delle condizioni o al fine di agevolare l'associazione mafiosa o con finalità di terrorismo, nonché di detenuti e internati sottoposti al regime previsto dall'articolo 41-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, nonché, infine, in materia di colloqui con i congiunti o con altre persone cui hanno diritto i condannati, gli internati e gli imputati»), e dell'art. 41-bis, comma 2-quater, lett. b), terzo periodo, della l. 26 luglio 1975, n. 354 («Norme sull'ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà»), in tema di colloqui a distanza con i figli minorenni cui hanno diritto i detenuti e gli internati sottoposti al regime speciale ex art. 41-bis, comma 2, della medesima legge.

Corte costituzionale, 31 marzo 2021, n. 57

L. Di Muro, G. Correale (curr.)

Codice dell'immigrazione

La Tribuna, 2021

B. Conforti, M. Iovane

Diritto internazionale

Editoriale Scientifica, 2021

R. Garofoli (coord.)

Codice penale ragionato

Nel Diritto, 2021