Giurisdizione: sui provvedimenti del Prefetto e del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica che negano la forza pubblica per tutti gli sfratti in un certo periodo dell'anno decide il giudice amministrativo

Appartengono alla giurisdizione del giudice amministrativo le controversie riguardanti i provvedimenti che, in via generale, negano la concessione della forza pubblica per tutte le esecuzioni degli sfratti da effettuarsi in un certo periodo dell'anno, trattandosi di provvedimenti che incidono su posizioni di interesse legittimo (nel caso di specie, il TAR e il Consiglio di Stato avevano invece affermato la giurisdizione del giudice ordinario).

Corte di cassazione, sezioni unite civili, 17 luglio 2017, n. 17620

Telecomunicazioni: nella determinazione del numero di radiofrequenze digitali da concedere a ciascun operatore non si può tener conto di quelle analogiche che esso utilizza illegittimamente

La Corte di giustizia UE ha dichiarato che: 1) l'art. 9 della direttiva 2002/21/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 marzo 2002, che istituisce un quadro normativo comune per le reti ed i servizi di comunicazione elettronica (direttiva quadro), come modificata dalla direttiva 2009/140/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 novembre 2009, gli artt. 3, 5 e 7 della direttiva 2002/20/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 marzo 2002, relativa alle autorizzazioni per le reti e i servizi di comunicazione elettronica (direttiva autorizzazioni), come modificata dalla direttiva 2009/140, nonché gli artt. 2 e 4 della direttiva 2002/77/CE della Commissione, del 16 settembre 2002, relativa alla concorrenza nei mercati delle reti e dei servizi di comunicazione elettronica, devono essere interpretati nel senso che essi ostano ad una disposizione nazionale - come quella italiana - la quale, ai fini della conversione delle reti analogiche esistenti in reti digitali, tenga conto delle reti analogiche illegittimamente esercite, in quanto essa porta a prolungare o addirittura a rafforzare un vantaggio concorrenziale indebito; 2) i principi di non discriminazione e di proporzionalità devono essere interpretati nel senso che essi ostano ad una disposizione nazionale - come quella italiana - la quale, in applicazione di un medesimo criterio di conversione, determini nei confronti di un operatore una riduzione del numero di reti digitali assegnate rispetto al numero di reti analogiche esercite in proporzione più elevata di quella imposta ai suoi concorrenti, a meno che detta disposizione non sia oggettivamente giustificata e proporzionata al suo obiettivo. La continuità dell'offerta televisiva costituisce un obiettivo legittimo idoneo a giustificare una siffatta diversità di trattamento. Tuttavia, una disposizione che portasse ad assegnare, agli operatori già presenti sul mercato, un numero di radiofrequenze digitali superiore al numero che sarebbe sufficiente per assicurare la continuità della loro offerta televisiva andrebbe oltre quanto è necessario per raggiungere l'obiettivo di cui sopra e sarebbe, dunque, sproporzionata (causa C-112/16).

Corte di giustizia UE, quarta sezione, 26 luglio 2017

Telecomunicazioni: il legislatore italiano non poteva annullare (col d.l. n. 16/2012) la procedura di selezione per l'assegnazione di radiofrequenze indetta dall'AGCOM

La Corte di giustizia UE ha dichiarato che: 1) l'art. 3, § 3-bis, della direttiva 2002/21/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 marzo 2002, che istituisce un quadro normativo comune per le reti ed i servizi di comunicazione elettronica (direttiva quadro), come modificata dalla direttiva 2009/140/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 novembre 2009, dev'essere interpretato nel senso che esso osta all'annullamento, da parte del legislatore nazionale, di una procedura di selezione per l'assegnazione di radiofrequenze in corso di svolgimento organizzata dall'autorità nazionale di regolamentazione competente, che era stata sospesa da una decisione ministeriale; 2) l'art. 9 della direttiva 2002/21, come modificata dalla direttiva 2009/140, gli artt. 3, 5 e 7 della direttiva 2002/20/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 marzo 2002, relativa alle autorizzazioni per le reti e i servizi di comunicazione elettronica (direttiva autorizzazioni), come modificata dalla direttiva 2009/140, nonché gli artt. 2 e 4 della direttiva 2002/77/CE della Commissione, del 16 settembre 2002, relativa alla concorrenza nei mercati delle reti e dei servizi di comunicazione elettronica, devono essere interpretati nel senso che essi non ostano a che una procedura gratuita di selezione per l'assegnazione di radiofrequenze (c.d. beauty contest), indetta per rimediare all'illegittima esclusione di taluni operatori del mercato, sia sostituita da una procedura onerosa, fondata su un piano riconfigurato di assegnazione delle radiofrequenze a seguito di una riduzione del numero di queste ultime, purché la nuova procedura di selezione sia basata su criteri obiettivi, trasparenti, non discriminatori e proporzionati e sia conforme agli obiettivi definiti all'art. 8, §§ da 2 a 4, della direttiva 2002/21, come modificata; 3) il principio della tutela del legittimo affidamento dev'essere interpretato nel senso che esso non osta all'annullamento di una procedura di selezione per l'assegnazione delle radiofrequenze per il solo fatto che taluni operatori erano stati ammessi a detta procedura e, in quanto unici offerenti, si sarebbero visti assegnare diritti d'uso di radiofrequenze per la diffusione terrestre con tecnica digitale di programmi radiofonici e televisivi se la procedura non fosse stata annullata (causa C-560/15).

Corte di giustizia UE, quarta sezione, 26 luglio 2017

Protezione internazionale: un richiedente asilo può far valere in giudizio la circostanza che uno Stato UE è divenuto competente per l'esame della sua domanda a seguito della scadenza del termine di tre mesi per la richiesta di presa in carico

La Corte di giustizia UE ha dichiarato che: 1) l'art. 27, § 1, del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l'esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, letto alla luce del considerando 19 di tale regolamento, dev'essere interpretato nel senso che un richiedente protezione internazionale può invocare, nell'ambito di un ricorso esercitato contro una decisione di trasferimento adottata nei suoi confronti, la scadenza di un termine indicato all'art. 21, § 1, di detto regolamento, e ciò anche se lo Stato membro richiesto è disposto a prendere tale richiedente in carico; 2) l'art. 21, § 1, del regolamento n. 604/2013 dev'essere interpretato nel senso che una richiesta di presa in carico non può essere validamente formulata una volta decorsi tre mesi dalla presentazione della domanda di protezione internazionale, anche qualora tale richiesta venga formulata entro due mesi dal ricevimento di una risposta pertinente di Eurodac, ai sensi di detta disposizione; 3) l'art. 20, § 2, del regolamento n. 604/2013 dev'essere interpretato nel senso che una domanda di protezione internazionale si considera presentata quando l'autorità preposta all'esecuzione degli obblighi derivanti da tale regolamento riceve un documento scritto, redatto da un'autorità pubblica e in cui si certifica che un cittadino di paese terzo ha chiesto protezione internazionale e, eventualmente, quando la suddetta autorità preposta riceve le sole informazioni principali contenute in un documento del genere, ma non il documento stesso o la sua copia (causa C-670/16).

Corte di giustizia UE, grande sezione, 26 luglio 2017

Protezione internazionale: il fatto che uno Stato dell'UE abbia tollerato il passaggio sul proprio territorio di stranieri irregolari che intendevano presentare una domanda di protezione internazionale in un altro Stato membro non equivale ad un «visto»

La Corte di giustizia UE ha dichiarato che: 1) l'art. 12 del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l'esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, in combinato disposto con l'art. 2, lett. m), di tale regolamento, dev'essere interpretato nel senso che il fatto, per le autorità di un primo Stato membro che si trovano di fronte all'arrivo di un numero straordinariamente elevato di cittadini di paesi terzi, che intendono transitare in tale Stato membro allo scopo di presentare una domanda di protezione internazionale in un altro Stato membro, di tollerare l'ingresso sul territorio di tali cittadini, che non soddisfano le condizioni di ingresso imposte, in linea di principio, in tale primo Stato membro, non deve essere qualificato come «visto» ai sensi di detto art. 12; 2) l'art. 13, § 1, del regolamento n. 604/2013 dev'essere interpretato nel senso che occorre considerare che il cittadino di un paese terzo, il cui ingresso è stato tollerato dalle autorità di un primo Stato membro che si trovavano di fronte all'arrivo di un numero straordinariamente elevato di cittadini di paesi terzi, che intendevano transitare in tale Stato membro allo scopo di presentare una domanda di protezione internazionale in un altro Stato membro, senza soddisfare le condizioni di ingresso imposte, in linea di principio, in tale primo Stato membro, ha «varcato illegalmente» la frontiera di detto primo Stato membro ai sensi di tale disposizione (causa C-646/16).

Corte di giustizia UE, grande sezione, 26 luglio 2017

Protezione internazionale: il richiedente che propone ricorso contro il proprio trasferimento può far valere l'erronea applicazione del criterio di competenza attinente all'attraversamento irregolare della frontiera di uno Stato membro

L'art. 27, § 1, del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l'esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, letto alla luce del considerando 19 del medesimo regolamento, dev'essere interpretato nel senso che un richiedente la protezione internazionale può far valere, nell'ambito di un ricorso proposto contro una decisione di trasferimento adottata nei suoi confronti, l'erronea applicazione del criterio di competenza attinente all'attraversamento irregolare della frontiera di uno Stato membro (causa C-490/16).

Corte di giustizia UE, grande sezione, 26 luglio 2017

Protezione internazionale: il giudice può decidere sul ricorso avverso il rigetto di una domanda di protezione internazionale manifestamente infondata senza ascoltare il richiedente

La direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione internazionale, e in particolare i suoi artt. 12, 14, 31 e 46, letti alla luce dell'art. 47 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, dev'essere interpretata nel senso che non osta a che il giudice nazionale, investito di un ricorso avverso la decisione di rigetto di una domanda di protezione internazionale manifestamente infondata, respinga detto ricorso senza procedere all'audizione del richiedente qualora le circostanze di fatto non lascino alcun dubbio sulla fondatezza di tale decisione, a condizione che: a) in occasione della procedura di primo grado sia stata data facoltà al richiedente di sostenere un colloquio personale sulla sua domanda di protezione internazionale; b) il verbale o la trascrizione di tale colloquio, qualora quest'ultimo sia avvenuto, sia stato reso disponibile unitamente al fascicolo; c) il giudice adito col ricorso possa disporre tale audizione, ove lo ritenga necessario ai fini dell'esame completo ed ex nunc degli elementi di fatto e di diritto.

Corte di giustizia UE, seconda sezione, 26 luglio 2017

Ambiente: il diritto UE consente di procedere a posteriori alla VIA di un impianto per la produzione di energia da biogas già funzionante, al fine della sua regolarizzazione

In caso di omissione di una valutazione di impatto ambientale di un progetto prescritta dalla direttiva 85/337/CEE del Consiglio, del 27 giugno 1985, concernente la valutazione dell'impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati, come modificata dalla direttiva 2009/31/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2009, il diritto dell'Unione, da un lato, impone agli Stati membri di rimuovere le conseguenze illecite di tale omissione e, dall'altro, non osta a che una valutazione di tale impatto sia effettuata a titolo di regolarizzazione, dopo la costruzione e la messa in servizio dell'impianto interessato, purché: a) le norme nazionali che consentono tale regolarizzazione non offrano agli interessati l'occasione di eludere le norme di diritto dell'Unione o di disapplicarle; e b) la valutazione effettuata a titolo di regolarizzazione non si limiti alle ripercussioni future di tale impianto sull'ambiente, ma prenda in considerazione altresì l'impatto ambientale intervenuto a partire dalla sua realizzazione.

Corte di giustizia UE, prima sezione, 26 luglio 2017

Ordinamento giudiziario: il ritardo di oltre un anno nel deposito delle sentenze non comporta ex se la responsabilità disciplinare del magistrato

In tema di responsabilità disciplinare dei magistrati, il ritardo superiore a un anno nel deposito delle sentenze non può essere ritenuto di per sé ingiustificabile, dovendosi in ogni caso valutare la fondatezza delle ragioni addotte al riguardo dall'incolpato.

Corte di cassazione, sezioni unite civili, 13 luglio 2017, n. 17325

Diritto penale: il reato continuato non impedisce l'applicazione dell'art. 131-bis c.p.

La commissione, nelle medesime circostanze di tempo e di luogo, di più reati legati dal vincolo della continuazione non osta all'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.).

Corte di cassazione, sezione V penale, 31 maggio 2017, n. 35590

Contratti pubblici: Palazzo Spada chiarisce la nozione di conflitto d'interesse ex art. 42, comma 2, d.lgs. 50/2016

In tema di procedure per l'affidamento di contratti pubblici (nella specie, di servizi assicurativi), è legittimo il provvedimento che dispone l'esclusione di un'impresa dalla gara per conflitto di interesse ex art. 42, comma 2, del d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50 («Codice dei contratti pubblici»), in ragione dell'acclarata esistenza di particolari rapporti (societari e personali) fra tale impresa ed una società incaricata di predisporre i capitolati della medesima gara, atteso che la predetta disposizione ha portata generale e che il «personale» cui essa fa riferimento non sono soltanto i dipendenti in senso stretto (ossia i lavoratori subordinati), ma anche quanti, in base ad un valido titolo giuridico (legislativo o contrattuale), siano in grado di validamente impegnare, nei confronti dei terzi, i propri danti causa o comunque rivestano, di fatto o di diritto, un ruolo tale da poterne obiettivamente influenzare l'attività esterna (conferma TAR Abruzzo, Pescara, sent. n. 21/2017).

Consiglio di Stato, sezione V, 11 luglio 2017, n. 3415

Responsabilità amministrativa: se c'è un'avvocatura interna, la Giunta regionale non può conferire incarichi ad avvocati del libero foro

Rispondono del danno cagionato all'erario gli amministratori regionali che conferiscono ad un avvocato del libero foro l'incarico di rappresentare in giudizio la Regione, nonostante questa disponga di un'adeguata avvocatura interna (condanna gli ex componenti della Giunta regionale lombarda, fra i quali il presidente Roberto Formigoni).

Corte dei conti, s.g. Lombardia, 4 luglio 2017, n. 102

Contratti: è nullo il contratto di mutuo fondiario che supera il limite di finanziabilità

Il mancato rispetto del limite di finanziabilità, ai sensi dell'art. 38, comma 2, del TUB e della conseguente delibera del CICR, determina di per sé la nullità dell'intero contratto di mutuo fondiario (salva la possibilità della relativa conversione in un ordinario finanziamento ipotecario, ove ne ricorrano i presupposti).

Corte di cassazione, sezione I civile, 13 luglio 2017, n. 17352

Lavoro: ai fini dell'indennizzo dell'infortunio in itinere, la necessità dell'uso del mezzo privato va intesa in senso relativo

In tema di infortunio in itinere, l'uso del mezzo proprio (senza altra connessione funzionale con l'attività lavorativa assicurata) non è di ostacolo all'indennizzabilità, purché sia necessitato, per mancanza di altra agevole e meno rischiosa soluzione, come l'utilizzo di mezzi pubblici. Il requisito della necessità, peraltro, dev'essere inteso in senso relativo, ben potendo la scelta del mezzo privato rispetto a quello pubblico dipendere da molteplici fattori, non definibili in astratto, quali esigenze personali e familiari oppure altri interessi meritevoli di tutela.

Corte di cassazione, sezione lavoro, 7 luglio 2017, n. 16835

Processo penale: i chiarimenti della Cassazione sull'applicazione della recidiva reiterata ex art. 99, comma 5, c.p. dopo la sentenza della Corte costituzionale n. 185/2015

L'aumento di pena correlato alla recidiva reiterata ex art. 99, comma 5, c.p. deve ritenersi legittimamente disposto - anche se in data anteriore alla sentenza della Corte costituzionale n. 185 del 2015, che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del carattere obbligatorio dell'aumento stesso - qualora risulti adeguatamente motivato in relazione alla gravità della condotta, nonché alla negativa personalità e alla pericolosità sociale dell'imputato.

Corte di cassazione, sezione I penale, 20 giugno 2017, n. 31714

Società: la Consob può aumentare il prezzo di un'OPA in caso di "collusione" tra l'offerente e il venditore

L'art. 5, § 4, secondo comma, della direttiva 2004/25/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 aprile 2004, concernente le offerte pubbliche di acquisto, dev'essere interpretato nel senso che esso non osta a una normativa nazionale - come quella italiana - che consente all'autorità nazionale di vigilanza di aumentare il prezzo di un'offerta pubblica di acquisto in caso di «collusione» senza precisare le condotte specifiche che caratterizzano tale nozione, a condizione che l'interpretazione della suddetta nozione possa essere desunta da tale normativa in modo sufficientemente chiaro, preciso e prevedibile, mediante metodi interpretativi riconosciuti dal diritto interno.

Corte di giustizia UE, terza sezione, 20 luglio 2017

Salute: legittime le visite mediche in farmacia nell'ambito di campagne di prevenzione

Il divieto di cumulare l'esercizio della professione farmaceutica con quello di altre professioni o arti sanitarie non impedisce che presso le farmacie siano effettuate visite mediche, ove queste rientrino nell'ambito di appositi programmi di educazione sanitaria o di specifiche campagne di prevenzione contro le principali patologie a forte impatto sociale (conferma TAR Lombardia, Brescia, sez. II, sent. n. 1692/2016).

Consiglio di Stato, sezione III, 7 luglio 2017, n. 3357

Concorsi pubblici: la regola dello scorrimento della graduatoria non è assoluta

In tema di concorsi pubblici, la preferenza dell'ordinamento per lo scorrimento della graduatoria non è assoluta, bensì incontra dei limiti. In particolare, l'Amministrazione può legittimamente indire un nuovo concorso, anziché attingere al bacino degli idonei in precedenti selezioni, ove nel frattempo sia profondamente mutato il contenuto professionale delle mansioni proprie del profilo lavorativo richiesto (conferma TAR Campania, Salerno, sez. I, sent. n. 2152/2012).

Consiglio di Stato, sezione IV, 6 luglio 2017, n. 3329

Lavoro: è legittimo il licenziamento del lavoratore intermittente che ha compiuto il venticinquesimo anno d'età (la Corte di giustizia UE dà ragione ad Abercrombie & Fitch)

L'art. 21 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, nonché gli artt. 2, §§ 1 e 2, lett. a), e 6, § 1, della direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro, devono essere interpretati nel senso che essi non ostano ad una disposizione - quale quella vigente in Italia - che autorizza un datore di lavoro a concludere un contratto di lavoro intermittente con un lavoratore che abbia meno di 25 anni, qualunque sia la natura delle prestazioni da eseguire, e a licenziare detto lavoratore al compimento del venticinquesimo anno, giacché tale disposizione persegue una finalità legittima di politica del lavoro e del mercato del lavoro e i mezzi per conseguire tale finalità sono appropriati e necessari.

Corte di giustizia UE, prima sezione, 19 luglio 2017

Libera circolazione dei lavoratori: la normativa tedesca sulla cogestione da parte dei lavoratori dipendenti non contrasta col diritto UE

L'art. 45 TFUE dev'essere interpretato nel senso che esso non osta alla normativa di uno Stato membro - come quella tedesca - in virtù della quale i lavoratori occupati presso gli stabilimenti di un gruppo situati nel territorio di detto Stato membro perdono il diritto di voto attivo e passivo alle elezioni dei rappresentanti dei lavoratori al consiglio di sorveglianza della società capogruppo, stabilita nel citato Stato membro, nonché, se del caso, il diritto di esercitare o di continuare ad esercitare le funzioni di rappresentante in seno a detto consiglio, allorché lasciano il proprio posto di lavoro in uno dei predetti stabilimenti per essere occupati presso una società partecipata appartenente al medesimo gruppo e stabilita in un altro Stato membro.

Corte di giustizia UE, grande sezione, 18 luglio 2017

P. Ferrua
La prova nel processo penale
Volume I: Struttura e procedimento

Giappichelli, 2017

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