Scuola: è illegittima l'ordinanza MIUR n. 207/2018 nella parte in cui, ai fini della procedura di mobilità per l'a.s. 2018/2019, non riconosce il servizio pre-ruolo prestato nelle scuole paritarie

È illegittima l'ordinanza del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca 9 marzo 2018, n. 207, in materia di mobilità del personale docente, educativo, amministrativo, tecnico e ausiliario per l'anno scolastico 2018/2019, nella parte in cui non riconosce il servizio pre-ruolo prestato nelle scuole paritarie.

TAR Lazio, sezione III-bis, 15 gennaio 2019, n. 545

Pubblicità ingannevole: il messaggio pubblicitario deve fornire al consumatore informazioni chiare e complete sul costo effettivo del prodotto

In forza del d.lgs. 6 settembre 2005, n. 206 («Codice del consumo, a norma dell'articolo 7 della legge 29 luglio 2003, n. 229»), il professionista è tenuto ad assicurare, fin dal primo contatto con il consumatore, un'informazione corretta e trasparente, in modo da consentirgli una scelta libera e consapevole. Tale onere riguarda gli aspetti salienti e il contenuto effettivo della proposta contrattuale, anche nel caso di offerta al pubblico. La completezza e la veridicità di un messaggio promozionale va verificata nell'ambito dello stesso contesto di comunicazione commerciale, e non già sulla base di ulteriori informazioni che il professionista renda disponibili al consumatore in un momento successivo (fattispecie concernente la pubblicità di autoveicoli a marchio "Ford").

TAR Lazio, sezione I, 10 gennaio 2019, n. 337

Appalti pubblici: è legittima l'esclusione dalla gara dell'impresa che non ha dichiarato il rinvio a giudizio di un amministratore

In tema di procedure per l'affidamento di contratti pubblici, l'elencazione dei «gravi illeciti professionali» contenuta nell'art. 80, comma 5, lett. c), del d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50 («Codice dei contratti pubblici»), è meramente esemplificativa, sicché la stazione appaltante ben può attribuire rilevo ad ulteriori circostanze che siano tali da rendere dubbia l'integrità o l'affidabilità dell'operatore economico in rapporto allo specifico contratto posto a gara (nel caso di specie, l'impresa ricorrente aveva omesso di dichiarare l'intervenuto rinvio a giudizio di un proprio amministratore per il reato di turbata libertà degli incanti).

TAR Toscana, sezione I, 9 gennaio 2019, n. 53

Processo amministrativo: la procura ad litem per il giudizio penale vale anche per quello di ottemperanza

In mancanza di espressa limitazione, la procura ad litem conferita dalla parte al difensore per il giudizio penale è valida anche per il successivo giudizio di ottemperanza davanti al giudice amministrativo.

TAR Puglia, Lecce, sezione III, 3 gennaio 2019, n. 2

Concorsi pubblici: il requisito del «servizio effettivo» va inteso come servizio effettivo di ruolo prestato alle dipendenze della P.A. a seguito di concorso

In tema di concorsi pubblici, qualora il bando richieda il possesso del requisito di un certo periodo di «servizio effettivo» in una determinata carriera, deve intendersi per tale il servizio effettivo di ruolo, prestato alle dipendenze dell'amministrazione pubblica, a seguito di selezione concorsuale (conferma TAR Campania, sez. V, sent. n. 3098/2018).

Consiglio di Stato, sezione III, 9 gennaio 2019, n. 215

Appalti pubblici: il provvedimento di nomina della commissione giudicatrice non va impugnato in via immediata

In tema di procedure per l'affidamento di contratti pubblici: 1) il provvedimento di nomina della commissione giudicatrice non produce di per sé un effetto lesivo, tale da implicare l'onere dell'impugnazione immediata; 2) ai sensi dell'art. 77, comma 4, del d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50 («Codice dei contratti pubblici»), nel testo anteriore alle modifiche introdotte dal d.lgs. 19 aprile 2017, n. 56 («Disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50»), le funzioni di responsabile unico del procedimento (RUP) sono incompatibili con quelle di presidente o componente della commissione giudicatrice (conferma TAR Veneto, sez. I, sent. n. 88/2018).

Consiglio di Stato, sezione V, 9 gennaio 2019, n. 193

Appalti pubblici: l'onere di immediata impugnazione del bando di gara concerne soltanto le clausole che precludono la partecipazione o impediscono la formulazione dell'offerta

In tema di procedure per l'affidamento di contratti pubblici: 1) l'onere di immediata impugnazione delle prescrizioni del bando di gara concerne soltanto le clausole che siano tali da precludere la partecipazione o da impedire con certezza la stessa formulazione dell'offerta; 2) nell'aggiudicazione con il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa, la scelta dell'Amministrazione appaltante in ordine ai criteri di valutazione delle offerte, ivi compreso il peso da attribuire a singoli elementi e agli eventuali sub-criteri e sub-pesi, specificamente indicati nella lex specialis, è espressione di un'ampia discrezionalità e, pertanto, sfugge al sindacato di legittimità ove non sia macroscopicamente illogica, irragionevole ed irrazionale ed i criteri siano trasparenti e intellegibili, consentendo ai concorrenti di calibrare la propria offerta; 3) la valutazione delle offerte e l'attribuzione dei punteggi da parte della commissione giudicatrice rientrano nell'ampia discrezionalità tecnica dell'organo, sicché le censure che impingono il merito di tale valutazione (opinabile) sono inammissibili, perché sollecitano il giudice amministrativo ad esercitare un sindacato sostitutorio, al di fuori dei tassativi casi previsti dall'art. 134 c.p.a., fatto salvo il limite dell'abnormità della scelta tecnica; 4) la mera presenza del delegato dell'impresa alla seduta della commissione di gara non fa decorrere il termine d'impugnazione ex art. 120, comma 2-bis, c.p.a. (conferma, correggendone in parte la motivazione, TAR Basilicata, sent. n. 150/2018).

Consiglio di Stato, sezione V, 8 gennaio 2019, n. 173

Concorsi pubblici: chi presenta una documentazione incompleta o insufficiente non può invocare il soccorso istruttorio

Il soccorso istruttorio previsto dall'art. 6, comma 1, lett. b), della l. 7 agosto 1990, n. 241 («Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi»): a) non costituisce, per l'Amministrazione, un obbligo assoluto e incondizionato; b) nelle procedure comparative e di massa, caratterizzate dalla presenza di un numero ragguardevole di partecipanti (nella specie, un concorso pubblico regionale per l'assegnazione di sedi farmaceutiche), non può essere invocato, quale parametro di legittimità dell'azione amministrativa, tutte le volte in cui si configurino, in capo al singolo partecipante, obblighi di correttezza - specificati attraverso il richiamo alla clausola generale della buona fede, della solidarietà e dell'autoresponsabilità - rivenienti il fondamento sostanziale negli artt. 2 e 97 Cost., che impongono l'assolvimento di oneri minimi di cooperazione, quali il dovere di fornire informazioni non reticenti e complete, di compilare moduli, di presentare documenti, in modo da garantire il rispetto dei tempi del procedimento, a salvaguardia dell'interesse pubblico primario nonché degli interessi secondari coinvolti (pubblici o privati), cosicché il divieto del formalismo incontra il limite derivante dalla particolare importanza che assume l'esigenza di speditezza - e, dunque, di efficienza, efficacia ed economicità - dell'azione amministrativa; c) non può operare nei casi in cui confligge col principio generale dell'autoresponsabilità dei concorrenti, in forza del quale ciascuno sopporta le conseguenze di eventuali errori commessi nella presentazione della documentazione (conferma TAR Lazio, sez. I-quater, sent. n. 9752/2017).

Consiglio di Stato, sezione III, 4 gennaio 2019, n. 96

Diritto penale: se la condotta è stata interamente posta in essere quando vigeva una legge penale più favorevole e l'evento è intervenuto quando vigeva una legge penale più sfavorevole, deve applicarsi la legge in vigore al momento della condotta

In tema di successione di leggi penali nel tempo, qualora una condotta sia stata interamente posta in essere sotto il vigore di una legge penale più favorevole e l'evento sia intervenuto sotto il vigore di una legge penale più sfavorevole, deve trovare applicazione la legge vigente al momento della condotta (fattispecie riguardante una sentenza di "patteggiamento" per il reato di omicidio stradale ex art. 589-bis c.p.).

Corte di cassazione, sezioni unite penali, 19 luglio 2018, n. 40986

Processo penale: il sequestro preventivo finalizzato alla confisca "allargata" può essere disposto anche quando il reato assume la forma del tentativo aggravato

Il sequestro preventivo finalizzato alla confisca (c.d. "allargata") prevista dall'art. 12-sexies del d.l. 8 giugno 1992, n. 306 («Modifiche urgenti al nuovo codice di procedura penale e provvedimenti di contrasto alla criminalità mafiosa»), convertito, con modificazioni, dalla l. 7 agosto 1992, n. 356 (attuale art. 240-bis c.p.), può essere disposto, per i reati ivi contemplati, anche nel caso di tentativo aggravato ai sensi dell'art. 7 del d.l. 13 maggio 1991, n. 152 («Provvedimenti urgenti in tema di lotta alla criminalità organizzata e di trasparenza e buon andamento dell'attività amministrativa»), convertito, con modificazioni, dalla l. 12 luglio 1991, n. 203.

Corte di cassazione, sezioni unite penali, 19 aprile 2018, n. 40985

Cooperazione giudiziaria civile: la violazione delle norme sulla litispendenza non può costituire motivo per negare riconoscimento a una decisione definitiva in materia matrimoniale, di responsabilità genitoriale o di obbligazioni alimentari

Le norme sulla litispendenza di cui all'art. 27 del regolamento (CE) n. 44/2001 del Consiglio, del 22 dicembre 2000, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, e all'art. 19 del regolamento (CE) n. 2201/2003 del Consiglio, del 27 novembre 2003, relativo alla competenza, al riconoscimento e all'esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e in materia di responsabilità genitoriale, che abroga il regolamento (CE) n. 1347/2000, devono essere interpretate nel senso che, qualora, nell'ambito di una controversia in materia matrimoniale, di responsabilità genitoriale o di obbligazioni alimentari, l'autorità giurisdizionale successivamente adita abbia adottato, in violazione di tali norme, una decisione poi divenuta definitiva, esse ostano a che le autorità giurisdizionali dello Stato membro cui appartiene l'autorità giurisdizionale preventivamente adita neghino, per questo solo motivo, il riconoscimento di tale decisione. In particolare, tale violazione non può, di per sé, giustificare il mancato riconoscimento di detta decisione per sua contrarietà manifesta all'ordine pubblico di tale Stato membro (questioni pregiudiziali sollevate dalla Corte di cassazione).

Corte di giustizia UE, prima sezione, 16 gennaio 2019

Cooperazione giudiziaria penale: ai fini dell'esecuzione di una decisione di confisca adottata nello Stato di emissione, la legge dello Stato di esecuzione può autorizzare l'uso di sanzioni detentive

L'art. 12, §§ 1 e 4, della decisione quadro 2006/783/GAI del Consiglio, del 6 ottobre 2006, relativa all'applicazione del principio del reciproco riconoscimento delle decisioni di confisca, dev'essere interpretato nel senso che esso non osta all'applicazione di una legge di uno Stato d'esecuzione (come quella dei Paesi Bassi) che, ai fini dell'esecuzione di una decisione di confisca emessa nello Stato di emissione, autorizza, se del caso, l'uso di sanzioni detentive finalizzate alla coercizione dell'adempimento. Il fatto che la legge dello Stato di emissione consenta anch'essa l'eventuale ricorso alla sanzione detentiva finalizzata alla coercizione all'adempimento non influisce in alcun modo sull'applicazione di una siffatta misura nello Stato di esecuzione.

Corte di giustizia UE, prima sezione, 10 gennaio 2019

Caccia: non è incostituzionale la normativa della Regione Piemonte che vieta la caccia di alcune specie di animali considerate invece cacciabili dalla legge statale

Non sono fondate le questioni di legittimità costituzionale - sollevate dal TAR Piemonte in riferimento all'art. 117, secondo comma, lett. s), Cost. - della normativa della Regione Piemonte (leggi nn. 26/2015 e 27/2016) che vieta la caccia di alcune specie di animali, considerate invece cacciabili dalla legge statale (è la prima sentenza redatta dal giudice Luca Antonini).

Corte costituzionale, 17 gennaio 2019, n. 7

Pubblico impiego: l'omessa istituzione della vicedirigenza ad opera della contrattazione collettiva non lede alcun interesse legittimo dei dipendenti

In tema di pubblico impiego "privatizzato", l'omessa istituzione, ad opera della contrattazione collettiva nazionale di comparto, della categoria della vicedirigenza non lede alcun interesse legittimo dei dipendenti tutelabile in forma risarcitoria, poiché l'abrogato art. 17-bis del d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165 («Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche»), si limitava ad individuare il livello della contrattazione collettiva facoltizzata ad introdurre tale figura professionale, disciplinando così esclusivamente l'attività negoziale della parte pubblica.

Corte di cassazione, sezione lavoro, 18 dicembre 2018, n. 32697

Previdenza: l'avvocato che esercita saltuariamente la libera professione deve iscriversi alla Gestione separata INPS

L'avvocato che esercita saltuariamente la libera professione - e che, pertanto, versa alla Cassa nazionale di previdenza e assistenza forense soltanto il contributo integrativo (e non anche quello soggettivo) - è tenuto a iscriversi alla Gestione separata presso l'Istituto nazionale della previdenza sociale.

Corte di cassazione, sezione lavoro, 12 dicembre 2018, n. 32167

Intermediazione finanziaria: la sentenza penale definitiva di assoluzione con formula piena dal delitto di abuso di informazioni privilegiate preclude il procedimento amministrativo sanzionatorio per gli stessi fatti storici

In tema di abuso e comunicazione illecita di informazioni privilegiate: 1) la sanzione di cui all'art. 187-bis TUIF [d.lgs. 24 febbraio 1998, n. 58 («Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, ai sensi degli articoli 8 e 21 della legge 6 febbraio 1996, n. 52»)], pur essendo formalmente amministrativa, va considerata sostanzialmente penale, alla stregua sia della Convenzione europea dei diritti dell'uomo sia del diritto eurounitario; e ciò, anche dopo l'entrata in vigore del d.lgs. 10 agosto 2018, n. 107 («Norme di adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) n. 596/2014, relativo agli abusi di mercato e che abroga la direttiva 2003/6/CE e le direttive 2003/124/UE, 2003/125/CE e 2004/72/CE»), che ha mitigato il relativo trattamento sanzionatorio; 2) in base alla sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea, grande sezione, del 20 marzo 2018, resa nelle cause riunite C-596/16 e C-597/16 (in questa Rivista), non è compatibile col principio del ne bis in idem di diritto convenzionale ed eurounitario, e in particolare con l'art. 50 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, l'instaurazione di un procedimento amministrativo sanzionatorio o la sua prosecuzione - eventualmente anche in sede di opposizione giurisdizionale - in relazione alla commissione dell'illecito amministrativo di cui al predetto art. 187-bis, qualora, con riferimento ai medesimi fatti storici, l'incolpato sia stato definitivamente assolto in sede penale con formula piena dal delitto previsto dall'art. 184 TUIF («Abuso di informazioni privilegiate»).

Corte di cassazione, sezione II civile, 6 dicembre 2018, n. 31632

Pubblico impiego: il dipendente può rifiutarsi di eseguire un ordine solo se questo è palesemente viziato da oggettiva illegittimità

L'art. 17 del d.P.R. 10 gennaio 1957, n. 3 («Testo unico delle disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati civili dello Stato»), là dove attribuisce al dipendente pubblico la facoltà di non eseguire un ordine superiore «che egli ritenga palesemente illegittimo» (previa rimostranza a chi lo ha impartito), va interpretato nel senso che la "palese" illegittimità dell'ordine corrisponde a una vera e propria (oggettiva) illegittimità dello stesso, che - anche se non concerna un atto costituente illecito penale o amministrativo (come tale da non compiere) - deve tuttavia derivare da uno dei vizi tipici degli atti amministrativi oppure da altri vizi, che nella specie rilevano come violazioni dei generali principi di buona fede e correttezza di cui agli artt. 1175 e 1375 c.c., i quali - alla stregua dei canoni di imparzialità e di buon andamento ex art. 97 Cost. - devono essere rispettati dalla Pubblica Amministrazione nell'emanare atti che rivestono la natura di determinazioni negoziali assunte con la capacità e i poteri del privato datore di lavoro (fattispecie riguardante un professore che si era rifiutato di eseguire un ordine di servizio del dirigente scolastico).

Corte di cassazione, sezione lavoro, 30 novembre 2018, n. 31086

Concorrenza e mercato: Palazzo Spada ribalta la sentenza del TAR Lazio e ritiene illegittima la sanzione irrogata dall'Antitrust all'ACI per il sovrapprezzo applicato al pagamento del "bollo auto" tramite moneta elettronica

È illegittimo, per difetto di istruttoria, il provvedimento dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato (14 dicembre 2016) che ha irrogato all'Automobile Club d'Italia (ACI) una sanzione pecuniaria per aver applicato un sovrapprezzo (surcharge fee) nel caso di pagamento del "bollo auto" tramite carta di credito o di debito, nonché per il carattere ingannevole del messaggio pubblicitario presente sul sito web "Bollonet" (riforma TAR Lazio, sez. I, sent. n. 565/2018, in questa Rivista).

Consiglio di Stato, sezione VI, 3 gennaio 2019, n. 78

Espropriazione per pubblica utilità: la retrocessione parziale dei beni espropriati è subordinata a una determinazione amministrativa di inservibilità dei fondi

In tema di espropriazione per pubblica utilità: 1) la retrocessione parziale dei beni espropriati è subordinata all'adozione di un provvedimento amministrativo - ampiamente discrezionale - che dichiari l'inservibilità dei fondi all'opera pubblica, per effetto del quale gli espropriati divengono titolari di un diritto soggettivo alla restituzione dei beni inutilizzati; 2) il termine decennale di efficacia dei piani particolareggiati vale soltanto per le disposizioni di contenuto espropriativo, e non anche per le prescrizioni urbanistiche, che rimangono pienamente operanti e vincolanti sino all'approvazione di un nuovo piano attuativo (conferma TAR Emilia-Romagna, sez. I, sent. n. 158/2013).

Consiglio di Stato, sezione IV, 2 gennaio 2019, n. 22

Processo amministrativo: va annullata con rinvio la sentenza che si fonda su una questione rilevata ex officio senza il previo contraddittorio delle parti

La sentenza che si fonda su una questione rilevata d'ufficio senza la previa instaurazione del contraddittorio delle parti viola l'art. 73, comma 3, c.p.a. e, pertanto, ai sensi dell'art. 105, comma 1, c.p.a., deve essere annullata con rimessione della causa al giudice di primo grado (annulla con rinvio TAR Lazio, sez. I-bis, sent. n. 6028/2017).

Consiglio di Stato, sezione V, 2 gennaio 2019, n. 5
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R. Garofoli

Corso di magistratura. Penale

Nel Diritto, 2019

F. Merloni

Istituzioni di Diritto Amministrativo

Giappichelli, 2018