Accesso ai documenti amministrativi: il parlamentare ha diritto di accedere ex lege 241/1990 agli atti del gestore di un servizio pubblico

Il soggetto che ricopre la carica di parlamentare è legittimato ad accedere, ai sensi degli artt. 22 e ss. della l. 7 agosto 1990, n. 241 («Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi»), ad atti e documenti relativi a servizi pubblici che, a prescindere dalla sussistenza di una lesione, siano direttamente o indirettamente collegati o collegabili alla sua funzione (nel caso di specie, un deputato aveva richiesto di accedere agli atti della società gestrice di un impianto di potabilizzazione dell'acqua).

TAR Abruzzo, 15 giugno 2020, n. 225

Diritto amministrativo: il provvedimento privo di sottoscrizione è nullo

Ai sensi dell'art. 21-septies della l. 7 agosto 1990, n. 241 («Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi»), è nullo il provvedimento amministrativo privo di sottoscrizione (autografa o equipollente), essendo questa un elemento essenziale dell'atto.

TAR Abruzzo, Pescara, 8 giugno 2020, n. 174

Immigrazione: la domanda di conversione del permesso di soggiorno per lavoro stagionale può essere presentata anche dopo la scadenza del titolo

Il ritardo nella presentazione della domanda di conversione del permesso di soggiorno per lavoro stagionale ex art. 24 del d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286 («Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero»), non costituisce, di per sé, fatto ostativo al rilascio del titolo, atteso che la legge non prevede alcun termine decadenziale.

TAR Lazio, Latina, 8 giugno 2020, n. 176

Diritto amministrativo: il provvedimento può essere sottoposto a condizione

L'apposizione di elementi accidentali al provvedimento amministrativo è, in linea generale, consentita, purché essa non determini una violazione del principio di legalità (e dei connessi corollari) e non distorca la finalità per la quale il potere è stato attribuito all'Amministrazione (fattispecie riguardante un provvedimento disciplinare sottoposto a condizione sospensiva) (conferma TAR Emilia-Romagna, sez. I, sent. n. 1019/2015).

Consiglio di Stato, sezione IV, 16 giugno 2020, n. 3869

Sanzioni amministrative: sulla sospensione dell'attività imprenditoriale per violazione delle norme a tutela dei lavoratori (art. 14 d.lgs. 81/2008) decide il giudice amministrativo

Appartengono alla giurisdizione del giudice amministrativo le controversie riguardanti i provvedimenti di sospensione dell'attività imprenditoriale previsti dall'art. 14 del d.lgs. 9 aprile 2008, n. 81 («Attuazione dell'articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro») (annulla con rinvio, ex art. 105 c.p.a., TAR Puglia, sez. III, sent. n. 1215/2019).

Consiglio di Stato, sezione III, 15 giugno 2020, n. 3832

Processo amministrativo: ai fini della decorrenza del termine per proporre ricorso, la «piena conoscenza» ex art. 41, comma 2, c.p.a. si ha quando la parte interessata è in grado di percepire l'esistenza e la lesività del provvedimento

Ai fini della decorrenza del termine per proporre ricorso, la «piena conoscenza» cui fa riferimento l'art. 41, comma 2, c.p.a. si ha quando la parte interessata percepisce l'esistenza di un provvedimento amministrativo e degli aspetti che ne rendono evidente la lesività della propria sfera giuridica, e in tal modo l'attualità e la concretezza dell'interesse ad agire contro di esso, vale a dire quando individua l'atto e i suoi elementi essenziali (autorità amministrativa emanante, data, contenuto dispositivo ed effetto lesivo) (riforma TAR Campania, sez. VIII, sent. n. 2094/2016).

Consiglio di Stato, sezione VI, 11 giugno 2020, n. 3731

Processo civile: l'art. 38, comma 3, c.p.c. si applica anche nel caso di regolamento di competenza richiesto d'ufficio dal giudice d'appello ex art. 45 c.p.c.

La disciplina di cui all'art. 38, comma 3, c.p.c. si applica anche nel caso di regolamento di competenza promosso d'ufficio dal giudice di secondo grado ai sensi dell'art. 45 c.p.c.; con la conseguenza che tale regolamento, dovendo immediatamente seguire al rilievo dell'incompetenza, va richiesto entro il termine di esaurimento delle attività di trattazione contemplate dall'art. 350 c.p.c., ossia prima che il giudice del gravame provveda all'eventuale ammissione delle prove a norma dell'art. 356 c.p.c., ovvero, allorché non occorra espletare attività istruttoria, prima che esso inviti le parti a precisare le conclusioni, dando così ingresso alla fase propriamente decisoria.

Corte di cassazione, sezioni unite civili, 18 giugno 2020, n. 11866

Circolazione stradale: il verbale di contravvenzione per eccesso di velocità non deve specificare le modalità di segnalazione della presenza dell'autovelox

In tema di sanzioni amministrative per violazione del codice della strada: 1) nel caso di infrazione accertata mediante autovelox, non è affetto da nullità il verbale di contestazione nel quale non sia indicato se la presenza dell'apparecchio fosse preventivamente segnalata mediante apposito cartello, sempreché di detta segnaletica venga comunque accertata l'esistenza; 2) nel giudizio di opposizione a verbale di contravvenzione per superamento del limite di velocità, grava sull'opponente l'onere di provare la concreta inidoneità della segnaletica ad assolvere la funzione di avviso della presenza di postazioni di controllo.

Corte di cassazione, sezione VI civile, 18 giugno 2020, n. 11792

Circolazione stradale: la regolarità dell'autovelox non può essere attestata dagli agenti che hanno elevato la contravvenzione per eccesso di velocità

In tema di sanzioni amministrative per violazione del codice della strada, qualora nel giudizio di opposizione si contesti l'affidabilità dell'autovelox utilizzato dall'Amministrazione, il giudice deve accertare se l'apparecchiatura sia stata sottoposta a verifiche periodiche di funzionalità e taratura, ancorché i verbalizzanti abbiano attestato che la stessa era "debitamente omologata e revisionata", non essendo tale annotazione coperta da fede privilegiata (v. anche, in questa Rivista: Corte cost., sent. n. 113/2015; Cass. civ., sez. II, ordd. nn. 8060 e 1661/2019).

Corte di cassazione, sezione VI civile, 18 giugno 2020, n. 11776

Espropriazione per pubblica utilità: in caso di esproprio parziale per opere stradali che comporti la creazione o l'avanzamento della fascia di rispetto, il deprezzamento dell'area residua va indennizzato

In tema di espropriazione per pubblica utilità, nel caso in cui, per effetto della realizzazione o dell'ampliamento di una strada pubblica (nella specie, un'autostrada), il privato debba subire nella sua proprietà la creazione o l'avanzamento della relativa fascia di rispetto, quest'ultima si traduce in un vincolo assoluto di inedificabilità che di per sé non è indennizzabile, ma che, in applicazione estensiva della disciplina in tema di espropriazione parziale, non esclude il diritto del proprietario di essere indennizzato per il deprezzamento dell'area residua mediante il computo delle singole perdite ad essa inerenti, quando risultino alterate le possibilità di utilizzazione della stessa e anche per la perdita della capacità edificatoria realizzabile sulle più ridotte superfici rimaste.

Corte di cassazione, sezione I civile, 5 giugno 2020, n. 10747

Terzo settore: non è incostituzionale («nei sensi di cui in motivazione») la legge della Regione Umbria sulle cooperative di comunità

Non è fondata, «nei sensi di cui in motivazione», la questione di legittimità costituzionale - promossa dal Presidente del Consiglio dei ministri in riferimento all'art. 117, secondo comma, lett. l), Cost. - della legge della Regione Umbria (n. 2/2019) sulle cooperative di comunità.

Corte costituzionale, 26 giugno 2020, n. 131

Bilancio e contabilità pubblica: è incostituzionale la legge della Regione Siciliana che prevede l'erogazione, nell'ambito della spesa sanitaria, di un'indennità vitalizia agli assistiti affetti da gravi forme di talassemia

È incostituzionale - per violazione dell'art. 117, terzo comma, Cost. («tutela della salute» e «coordinamento della finanza pubblica») - la legge della Regione Siciliana (n. 24/2018) che prevede l'erogazione, nell'ambito della spesa sanitaria, di un'indennità vitalizia agli assistiti affetti da gravi forme di talassemia, trattandosi di spesa ulteriore rispetto a quella che essa Regione deve destinare all'adeguato finanziamento delle prestazioni sanitarie essenziali.

Corte costituzionale, 26 giugno 2020, n. 130

Protezione internazionale: il giudice chiamato a pronunciarsi sul trattenimento dello straniero irregolare può ricevere una domanda di protezione internazionale e deve informare l'interessato circa le modalità di inoltro della domanda

La Corte di giustizia UE ha dichiarato che: 1) l'art. 6, § 1, secondo comma, della direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione internazionale, dev'essere interpretato nel senso che un giudice istruttore chiamato a pronunciarsi sul trattenimento di un cittadino di un paese terzo in situazione irregolare ai fini del suo respingimento rientra nel novero delle «altre autorità» contemplate da tale disposizione, preposte a ricevere domande di protezione internazionale, ma non competenti, a norma del diritto nazionale, per la registrazione; 2) l'art. 6, § 1, secondo e terzo comma, della direttiva 2013/32 dev'essere interpretato nel senso che un giudice istruttore, in qualità di «altra autorità», ai sensi di tale disposizione, deve, da un lato, informare i cittadini di paesi terzi in situazione irregolare delle modalità di inoltro di una domanda di protezione internazionale e, dall'altro, qualora un cittadino abbia manifestato la volontà di presentare una siffatta domanda, trasmettere il fascicolo all'autorità competente ai fini della registrazione di detta domanda affinché tale cittadino possa beneficiare delle condizioni materiali di accoglienza e dell'assistenza sanitaria previste all'art. 17 della direttiva 2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, recante norme relative all'accoglienza dei richiedenti protezione internazionale; 3) l'art. 26 della direttiva 2013/32 e l'art. 8 della direttiva 2013/33 devono essere interpretati nel senso che un cittadino di un paese terzo in situazione irregolare che abbia manifestato la volontà di chiedere la protezione internazionale dinanzi a un'«altra autorità», ai sensi dell'art. 6, § 1, secondo comma, della direttiva 2013/32, non può essere trattenuto per un motivo diverso da quelli previsti all'art. 8, § 3, della direttiva 2013/33.

Corte di giustizia UE, quarta sezione, 25 giugno 2020

Ambiente: un'ordinanza e una circolare che stabiliscono le condizioni generali delle autorizzazioni urbanistiche per l'installazione e la gestione di impianti eolici devono essere sottoposte a valutazione ambientale

La Corte di giustizia UE ha dichiarato che: 1) l'art. 2, lett. a), della direttiva 2001/42/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 giugno 2001, concernente la valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull'ambiente, dev'essere interpretato nel senso che rientrano nella nozione di «piani e programmi» un'ordinanza e una circolare, adottate dal governo di un ente federato di uno Stato membro, contenenti entrambe diverse disposizioni riguardanti l'installazione e la gestione di impianti eolici; 2) l'art. 3, § 2, lett. a), della direttiva 2001/42 dev'essere interpretato nel senso che costituiscono piani e programmi che devono essere sottoposti a valutazione ambientale, in forza di tale disposizione, un'ordinanza e una circolare, entrambe contenenti diverse disposizioni riguardanti l'installazione e la gestione di impianti eolici, tra cui misure relative alla proiezione d'ombra, alla sicurezza e alle norme sul rumore; 3) qualora risulti che una valutazione ambientale, ai sensi della direttiva 2001/42, avrebbe dovuto essere realizzata prima dell'adozione dell'ordinanza e della circolare sulle quali si fonda un'autorizzazione relativa all'installazione e alla gestione di impianti eolici contestata dinanzi al giudice nazionale, cosicché tali atti e tale autorizzazione non sarebbero conformi al diritto dell'Unione, tale giudice può mantenere gli effetti dei citati atti e di tale autorizzazione solo qualora il diritto interno glielo consenta nell'ambito della controversia di cui è investito, e qualora l'annullamento di detta autorizzazione possa avere significative ripercussioni sull'approvvigionamento di energia elettrica dell'intero Stato membro interessato, e unicamente per il lasso di tempo strettamente necessario per rimediare a tale illegittimità.

Corte di giustizia UE, grande sezione, 25 giugno 2020

Lavoro: il lavoratore ha diritto, per il periodo compreso fra il licenziamento illegittimo e la reintegrazione, alle ferie annuali retribuite o, cessato il rapporto, a un'indennità sostitutiva di tali ferie non godute

La Corte di giustizia UE ha dichiarato che: 1) l'art. 7, § 1, della direttiva 2003/88/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 novembre 2003, concernente taluni aspetti dell'organizzazione dell'orario di lavoro, dev'essere interpretato nel senso che esso osta a una giurisprudenza nazionale (nella specie, quella bulgara) in forza della quale un lavoratore illegittimamente licenziato e successivamente reintegrato nel suo posto di lavoro, conformemente al diritto nazionale, a seguito dell'annullamento del suo licenziamento mediante una decisione giudiziaria, non ha diritto a ferie annuali retribuite per il periodo compreso tra la data del licenziamento e la data della sua reintegrazione nel posto di lavoro, per il fatto che, nel corso di detto periodo, tale lavoratore non ha svolto un lavoro effettivo al servizio del datore di lavoro; 2) l'art. 7, § 2, della direttiva 2003/88 dev'essere interpretato nel senso che esso osta a una giurisprudenza nazionale (nella specie, quella bulgara) in forza della quale, in caso di cessazione di un rapporto di lavoro verificatasi dopo che il lavoratore interessato sia stato illegittimamente licenziato e successivamente reintegrato nel suo posto di lavoro, conformemente al diritto nazionale, a seguito dell'annullamento del suo licenziamento mediante una decisione giudiziaria, tale lavoratore non ha diritto a un'indennità pecuniaria a titolo delle ferie annuali retribuite non godute nel corso del periodo compreso tra la data del licenziamento illegittimo e quella della sua reintegrazione nel posto di lavoro.

Corte di giustizia UE, prima sezione, 25 giugno 2020

Pubblico impiego: non è incostituzionale la normativa della Regione Toscana in materia di incarichi di posizione organizzativa

Non sono fondate le questioni di legittimità costituzionale - promosse dal Presidente del Consiglio dei ministri in riferimento agli artt. 3 e 117, secondo comma, lett. l), Cost. - della normativa della Regione Toscana (l. n. 22/2019) in materia di incarichi di posizione organizzativa della medesima Regione.

Corte costituzionale, 25 giugno 2020, n. 128

Filiazione: non è incostituzionale l'art. 263 c.c. là dove non esclude la legittimazione a impugnare il riconoscimento del figlio naturale da parte di chi abbia compiuto tale atto nella consapevolezza della sua falsità

Non è fondata la questione di legittimità costituzionale - sollevata dalla Corte d'appello di Torino in riferimento agli artt. 2 e 3 Cost. - dell'art. 263 c.c., là dove non esclude la legittimazione a impugnare il riconoscimento del figlio naturale da parte di chi abbia compiuto tale atto nella consapevolezza della sua falsità.

Corte costituzionale, 25 giugno 2020, n. 127

Pubblico impiego: non è incostituzionale la normativa della Regione Toscana sullo scorrimento delle graduatorie concorsuali

Non sono fondate le questioni di legittimità costituzionale - promosse dal Presidente del Consiglio dei ministri in riferimento agli artt. 3, 51, primo comma, 97, 117, commi secondo, lett. l) e m), e terzo, Cost. - della normativa della Regione Toscana (l. n. 38/2019) in materia di scorrimento delle graduatorie concorsuali per l'accesso al pubblico impiego.

Corte costituzionale, 25 giugno 2020, n. 126

Processo amministrativo: l'esecuzione in sede di ottemperanza di una decisione del giudice ordinario presuppone necessariamente il passaggio in giudicato o, in ogni caso, la definitività della decisione stessa

Ai sensi dell'art. 112, comma 2, lett. c), c.p.a., l'esecuzione in sede di ottemperanza di una decisione del giudice ordinario presuppone necessariamente il passaggio in giudicato (nel caso di sentenza) o la definitività (nel caso di ordinanza o decreto) della decisione stessa.

TAR Lazio, sezione II, 5 giugno 2020, n. 6028

Processo amministrativo: se il giudice amministrativo non ha giurisdizione sul rapporto sostanziale, il ricorso contro il silenzio della P.A. è inammissibile

È inammissibile il ricorso avverso il silenzio serbato dalla Pubblica Amministrazione (artt. 31 e 117 c.p.a.), ove il giudice amministrativo sia privo di giurisdizione in ordine al rapporto giuridico sottostante (fattispecie relativa alla mancata erogazione di finanziamenti pubblici già riconosciuti) (cfr. CdS, sez. III, sent. n. 4217/2018, e TAR Campania, sez. IV, sent. n. 1077/2019, entrambe in questa Rivista).

TAR Campania, sezione V, 4 giugno 2020, n. 2206
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