Ambiente Appalti Banche popolari Concorrenza Concorsi Equa riparazione Precettazione Pubblico impiego Scuola Taricco

Appalti pubblici: il DURC negativo dell'impresa consorziata comporta l'esclusione del consorzio dalla gara

In tema di procedure per l'affidamento di contratti pubblici: a) il requisito della regolarità contributiva dev'essere posseduto dall'impresa concorrente per tutta la durata della gara, senza soluzione di continuità, a pena di esclusione; b) il difetto di tale requisito in capo a una o più delle imprese partecipanti a un consorzio stabile comporta l'esclusione di quest'ultimo dalla gara; c) il giudice amministrativo ha giurisdizione sull'accertamento della regolarità del documento unico di regolarità contributiva (DURC), quando è adito per la definizione di una controversia avente ad oggetto l'aggiudicazione di un appalto pubblico e quell'accertamento rappresenta un atto interno della fase procedimentale di verifica dei requisiti di ammissione alla gara; d) ove il DURC di un'impresa risulti negativo, la stazione appaltante non è tenuta a compiere alcuna ulteriore attività d'indagine e deve considerare definitivamente accertata l'assenza del requisito della regolarità contributiva (riforma TAR Lazio, sez. II, sent. n. 989/2017).

Consiglio di Stato, sezione V, 26 aprile 2018, n. 2537

Processo amministrativo: in presenza di un'ordinanza cautelare propulsiva, può aversi cessazione della materia del contendere solo se il provvedimento favorevole della P.A. è frutto di una nuova e autonoma valutazione della fattispecie

Ai sensi dell'art. 34, comma 5, c.p.a., la declaratoria, con sentenza di merito, di cessazione della materia del contendere può aver luogo soltanto «[q]ualora nel corso del giudizio la pretesa del ricorrente risulti pienamente soddisfatta». Perciò, ove il giudice amministrativo abbia emesso un'ordinanza cautelare propulsiva, occorre distinguere a seconda che il successivo provvedimento adottato dall'Amministrazione sia meramente esecutivo dell'ordinanza oppure sia frutto di una nuova e autonoma valutazione della fattispecie: nel primo caso, non si ha né improcedibilità del ricorso né cessazione della materia del contendere (se l'atto è, rispettivamente, sfavorevole o favorevole al ricorrente), giacché il provvedimento che dà esecuzione alla sospensiva è solo provvisorio e non produce la revoca di quello sub iudice; nel secondo caso, invece, se il provvedimento ha un contenuto del tutto satisfattivo della pretesa azionata dal ricorrente, si ha cessazione della materia del contendere, altrimenti il ricorso diviene improcedibile.

TAR Sardegna, sezione I, 27 aprile 2018, n. 380

Anticorruzione: ai fini del commissariamento dell'impresa ex art. 32, comma 10, del d.l. 90/2014, è sufficiente che il Prefetto, dopo l'interdittiva antimafia, abbia ravvisato l'interesse pubblico alla prosecuzione dell'esecuzione del contratto

In tema di misure straordinarie di gestione, sostegno e monitoraggio di imprese nell'ambito della prevenzione della corruzione, occorre distinguere, nel contesto dell'art. 32 del d.l. 24 giugno 2014, n. 90 («Misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l'efficienza degli uffici giudiziari»), convertito, con modificazioni, dalla l. 11 agosto 2014, n. 114, tra la fattispecie configurata dal primo comma e quella (alternativa) configurata dal decimo comma: mentre l'una è funzionale alla tutela di mere esigenze di trasparenza amministrativa, l'altra si colloca nell'area delle misure di prevenzione amministrativa antimafia e presuppone soltanto la sussistenza, secondo una valutazione ampiamente discrezionale del Prefetto che ha adottato l'informazione interdittiva, di uno specifico interesse pubblico alla prosecuzione dell'esecuzione del contratto, indipendentemente da interessi di tipo privatistico e aziendale.

TAR Campania, sezione I, 27 aprile 2018, n. 2800

Processo penale: la parte civile ha diritto di essere avvisata dell'udienza di riesame del sequestro conservativo e di parteciparvi, altrimenti può ricorrere per cassazione deducendo la nullità ex art. 178, comma 1, lett. c), c.p.p.

Il difensore della parte civile ha diritto di ricevere avviso dell'udienza fissata dal tribunale sulla richiesta di riesame proposta dall'imputato avverso un'ordinanza di sequestro conservativo e di partecipare all'udienza. In mancanza di tale partecipazione, la parte civile è legittimata a proporre ricorso per cassazione contro l'ordinanza che abbia annullato o revocato, in tutto o in parte, il sequestro, al solo scopo di fare accertare la nullità ex art. 178, comma 1, lett. c), c.p.p.

Corte di cassazione, sezioni unite penali, 28 settembre 2017, n. 15290

Appalti pubblici: se la normativa nazionale o la lex specialis non lo richiede, le imprese che presentano offerte separate per lo stesso appalto non sono tenute a dichiarare, di propria iniziativa, i loro collegamenti alla P.A. aggiudicatrice

L'art. 2 della direttiva 2004/18/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 31 marzo 2004, relativa al coordinamento delle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori, di forniture e di servizi, dev'essere interpretato nel senso che: a) in assenza di esplicita previsione normativa o di condizione specifica nel bando di gara o nel capitolato d'oneri che disciplina le condizioni di aggiudicazione di un appalto pubblico, offerenti collegati, che presentano offerte separate in una medesima procedura di gara, non sono tenuti a dichiarare, di loro propria iniziativa, i loro collegamenti all'amministrazione aggiudicatrice; b) l'amministrazione aggiudicatrice, quando dispone di elementi che mettono in dubbio l'autonomia e l'indipendenza di offerte presentate da taluni offerenti, è tenuta a verificare, eventualmente richiedendo informazioni supplementari dai suddetti offerenti, se le loro offerte siano effettivamente autonome e indipendenti. Se risulta che le offerte in discussione non sono autonome e indipendenti, l'art. 2 della direttiva 2004/18 osta all'attribuzione dell'appalto agli offerenti che abbiano presentato offerte di tal genere.

Corte di giustizia UE, quarta sezione, 17 maggio 2018

Tutela dei consumatori: la direttiva 93/13/CEE sulle clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori è applicabile a un istituto di libero insegnamento

La Corte di giustizia UE ha dichiarato che: 1) la direttiva 93/13/CEE del Consiglio, del 5 aprile 1993, concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori, dev'essere interpretata nel senso che un giudice nazionale che si pronuncia in contumacia ed è competente, secondo le norme di procedura nazionali, ad esaminare d'ufficio se la clausola su cui si basa la domanda sia contraria alle norme nazionali di ordine pubblico è tenuto ad esaminare d'ufficio se il contratto contenente tale clausola rientri nell'ambito di applicazione della suddetta direttiva e, se del caso, la natura eventualmente abusiva di detta clausola; 2) l'art. 2, lett. c), della direttiva 93/13 dev'essere interpretato nel senso che un istituto di libero insegnamento, che, per contratto, abbia concordato con una delle sue studentesse agevolazioni di pagamento di importi dovuti da quest'ultima a titolo di tasse di iscrizione e di spese relative a un viaggio di studio, dev'essere considerato, nell'ambito di tale contratto, un «professionista» ai sensi di tale disposizione, cosicché detto contratto rientra nell'ambito di applicazione della direttiva medesima.

Corte di giustizia UE, quinta sezione, 17 maggio 2018

Bilancio e contabilità pubblica: è incostituzionale il "blocco" dell'avanzo di amministrazione previsto dalla legge di bilancio 2017

Sono incostituzionali: 1) l'art. 1, comma 466, della l. 11 dicembre 2016, n. 232 («Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2017 e bilancio pluriennale per il triennio 2017-2019»), nella parte in cui: a) stabilisce che, a partire dal 2020, ai fini della determinazione dell'equilibrio del bilancio degli enti territoriali, le spese vincolate provenienti dai precedenti esercizi debbano trovare finanziamento nelle sole entrate di competenza; b) non prevede che l'inserimento dell'avanzo di amministrazione e del fondo pluriennale vincolato nei bilanci dei medesimi enti territoriali abbia effetti neutrali rispetto alla determinazione dell'equilibrio dell'esercizio di competenza [per violazione degli artt. 81, 97 e 119 Cost.]; 2) l'art. 1, comma 475, lett. a) e b), della l. 232/2016, nella parte in cui prevede che gli enti locali delle Province autonome di Trento e di Bolzano e della Regione Friuli-Venezia Giulia sono tenuti a versare l'importo della sanzione per il mancato conseguimento dell'obiettivo di finanza pubblica al bilancio dello Stato, anziché a quello delle suddette autonomie speciali [per violazione dell'art. 117, terzo comma, Cost. («coordinamento della finanza pubblica»)]; 3) l'art. 1, comma 519, della l. 232/2016 [per violazione dell'art. 136 Cost. (giudicato costituzionale)], poiché persegue esiti corrispondenti a quelli dell'art. 1, comma 729, della l. 147/2013, già ritenuto illegittimo, nella parte riguardante la Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia, dalla sentenza della Corte costituzionale n. 188/2016.

Corte costituzionale, 17 maggio 2018, n. 101

Patrocinio a spese dello Stato: solo l'impugnazione ab origine inammissibile comporta l'esclusione del compenso al difensore ex art. 106 del d.P.R. 115/2002

L'art. 106 del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 [«Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia (Testo A)»], là dove prevede che non sia liquidato il compenso al difensore di una parte ammessa al patrocinio a spese dello Stato qualora l'impugnazione venga dichiarata inammissibile, dev'essere interpretato nel senso che la mancata liquidazione del compenso consegue soltanto alla proposizione di un'impugnazione inammissibile ab origine, e non anche a una pronuncia di inammissibilità per cause sopravvenute di cui l'impugnante non è responsabile (cfr. Corte cost., sent. n. 16/2018, in questa Rivista).

Corte di cassazione, sezione I penale, 14 marzo 2018, n. 14032

Procedura penale: l'esecuzione della pena in Italia giusta la Convenzione di Strasburgo del 1983 sul trasferimento delle persone condannate è regolata dal regime della «continuazione»

In tema di esecuzione della pena a norma della Convenzione sul trasferimento delle persone condannate, adottata a Strasburgo il 21 marzo 1983, ratificata e resa esecutiva dalla l. 25 luglio 1988, n. 334, lo Stato italiano, avendo optato per il regime della «continuazione» previsto dall'art. 10 della predetta Convenzione, «è vincolato alla natura giuridica e alla durata della sanzione così come stabilite dallo Stato di condanna», potendo far luogo, con una decisione giudiziaria, all'adattamento di tale sanzione solamente quando essa sia incompatibile, per natura o durata, con quella prevista dalla propria legge interna per lo stesso tipo di reato ovvero ecceda il massimo stabilito dalla medesima legge [cfr. art. 3 della l. 3 luglio 1989, n. 257 («Disposizioni per l'attuazione di convenzioni internazionali aventi ad oggetto l'esecuzione delle sentenze penali»)].

Corte di cassazione, sezione VI penale, 20 marzo 2018, n. 14505

Delitti contro la personalità dello Stato: ai fini del reato ex art. 270-bis c.p., la partecipazione all'Isis può desumersi dai propositi di partire per combattere "gli infedeli", dalla vocazione al martirio e dall'opera di indottrinamento

In tema di associazioni con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell'ordine democratico (art. 270-bis c.p.), ai fini della configurabilità, in sede cautelare, della partecipazione all'associazione denominata Isis e, in generale, alle moderne organizzazioni terroristiche internazionali di matrice islamica radicale, che propongono una formula di adesione "aperta" e "in progress" alla struttura sociale, i propositi di partire per combattere "gli infedeli", la vocazione al martirio e l'opera di indottrinamento possono costituire gravi indizi di colpevolezza, purché vi siano elementi concreti i quali rivelino l'esistenza di un contatto operativo che consenta di tradurre in pratica i propositi di morte. È necessario, pertanto, che la condotta del singolo s'innesti nella struttura, ovverosia che esista un legame - anche flessibile, ma concreto e consapevole - tra la struttura e il singolo.

Corte di cassazione, sezione VI penale, 19 dicembre 2017, n. 14503

Appalti pubblici: l'ANAC può disporre l'annotazione nel casellario informatico delle notizie utili riguardanti le imprese

Pur a seguito dell'abrogazione dell'art. 8, comma 2, lett. dd), del d.P.R. 5 ottobre 2010, n. 207 (Regolamento di esecuzione ed attuazione del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, recante «Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE»), rientra nelle attribuzioni dell'Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) il potere di disporre l'inserimento nel casellario informatico delle notizie utili riguardanti le imprese, al fine di supportare, anche facilitando lo scambio di informazioni, le stazioni appaltanti [art. 213, comma 2, del d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50 («Codice dei contratti pubblici»)].

TAR Lazio, sezione I, 24 aprile 2018, n. 4577

Appalti pubblici: se l'impresa ausiliaria ha il DURC irregolare, la stazione appaltante deve chiedere che sia sostituita

In tema di procedure per l'affidamento di contratti pubblici: 1) ai sensi degli artt. 80, comma 4, e 89, comma 3, del d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50 («Codice dei contratti pubblici»), la stazione appaltante che rilevi l'irregolarità della posizione contributiva dell'impresa ausiliaria deve imporne la sostituzione all'impresa ausiliata, senza previo invito alla regolarizzazione; 2) il danno da perdita di chance può essere risarcito solo quando la probabilità di aggiudicazione del contratto appaia seria e concreta, tenendo conto del momento in cui è stato adottato l'atto illegittimo e della successiva evoluzione della procedura (riforma TAR Marche, sent. n. 640/2017).

Consiglio di Stato, sezione V, 26 aprile 2018, n. 2527

Accesso ai documenti amministrativi: gli ordini di servizio della Guardia di finanza non sono accessibili e l'indagato non può avvalersi della l. 241/1990

In tema di accesso ai documenti amministrativi: 1) è legittimo il provvedimento che nega l'ostensione degli ordini di servizio emanati dalla Guardia di finanza, trattandosi di atti strettamente inerenti allo svolgimento di funzioni volte a garantire l'ordine pubblico e la prevenzione e repressione della criminalità; 2) l'interesse conoscitivo dell'indagato trova diretta tutela nelle disposizioni del codice di procedura penale, la cui specialità osta all'applicazione della disciplina dettata dalla l. 7 agosto 1990, n. 241 («Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi») (riforma in parte TAR Puglia, Lecce, sez. II, sent. n. 699/2017).

Consiglio di Stato, sezione IV, 26 aprile 2018, n. 2502

Riforma delle banche popolari: non è incostituzionale la limitazione del diritto al rimborso delle azioni al socio che, a fronte della trasformazione della banca popolare in società per azioni, eserciti il recesso

Non sono fondate le questioni di legittimità costituzionale - sollevate dal Consiglio di Stato in riferimento agli artt. 1, 3, 23, 41, 42, 77, secondo comma, 95, 97 e 117, primo comma, Cost., quest'ultimo in relazione all'art. 1 del protocollo addizionale alla Cedu - dell'art. 1 del d.l. 24 gennaio 2015, n. 3 («Misure urgenti per il sistema bancario e gli investimenti»), convertito, con modificazioni, dalla l. 24 marzo 2015, n. 33, che riforma la disciplina delle banche popolari (v. anche Corte cost., sent. n. 287/2016, in questa Rivista).

Corte costituzionale, 15 maggio 2018, n. 99

Regioni: è incostituzionale la legge della Regione Veneto che attribuisce alla Giunta regionale, con esclusione del Comune, la valutazione urbanistico-edilizia per gli ospedali di comunità, le unità riabilitative territoriali e gli hospice

È incostituzionale - per violazione dell'art. 117, terzo comma, Cost. - la legge della Regione Veneto (n. 30/2016) che attribuisce alla Giunta regionale, con esclusione del Comune, la competenza in materia di autorizzazione alla costruzione, all'ampliamento, alla trasformazione e al trasferimento degli ospedali di comunità, delle unità riabilitative territoriali e degli hospice.

Corte costituzionale, 15 maggio 2018, n. 98

Pubblico impiego: il dipendente cui sono assegnate le mansioni proprie di una posizione organizzativa ha diritto al relativo trattamento economico, anche se il provvedimento formale di attribuzione manca o è illegittimo

In tema di pubblico impiego: 1) la posizione organizzativa si distingue dal profilo professionale e individua, nell'ambito dell'organizzazione dell'ente, funzioni strategiche e di alta responsabilità che giustificano il riconoscimento di un'indennità aggiuntiva; 2) ove il dipendente venga assegnato a svolgere le mansioni proprie di una posizione organizzativa, previamente istituita dall'ente, e ne assuma tutte le connesse responsabilità, la mancanza o l'illegittimità del provvedimento formale di attribuzione non esclude il diritto a percepire l'intero trattamento economico corrispondente alle mansioni di fatto espletate, ivi compreso quello di carattere accessorio, che è diretto a commisurare l'entità della retribuzione alla qualità della prestazione resa.

Corte di cassazione, sezione lavoro, 3 aprile 2018, n. 8141

Processo civile: se il ricorso in Cassazione è del tutto infondato, scatta la responsabilità aggravata (e l'avvocato che addebita al giudice d'appello di aver deciso «senza leggersi neppure i fascicoli» va segnalato al Consiglio dell'ordine)

In tema di responsabilità aggravata ex art. 385, comma 4, c.p.c. (applicabile ratione temporis nel caso di specie), agire o resistere in giudizio con mala fede o colpa grave vuol dire azionare la propria pretesa, o resistere a quella avversa, con la coscienza dell'infondatezza della domanda o dell'eccezione, oppure senza aver adoperato la normale diligenza per acquisire la coscienza dell'infondatezza della propria posizione.

Corte di cassazione, sezione VI civile, 3 aprile 2018, n. 8064

Protezione internazionale: sui provvedimenti di determinazione dello Stato competente all'esame delle domande ex "Regolamento Dublino" decide il giudice ordinario (anche prima del d.l. 13/2017)

Appartengono alla giurisdizione del giudice ordinario - anche anteriormente all'entrata in vigore del d.l. 17 febbraio 2017, n. 13 («Disposizioni urgenti per l'accelerazione dei procedimenti in materia di protezione internazionale, nonché per il contrasto dell'immigrazione illegale»), convertito, con modificazioni, dalla l. 13 aprile 2017, n. 46 - le controversie riguardanti i provvedimenti adottati dall'autorità preposta alla determinazione dello Stato competente all'esame della domanda di protezione internazionale, in applicazione del Regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l'esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (c.d. Regolamento Dublino).

Corte di cassazione, sezioni unite civili, 30 marzo 2018, n. 8044

Famiglia: ai fini dell'art. 8 del Regolamento Bruxelles II-bis, la residenza abituale del minore in tenera età va individuata sulla base di indicatori di natura proiettiva

Ai fini dell'art. 8 del Regolamento (CE) n. 2201/2003 del Consiglio, del 27 novembre 2003, relativo alla competenza, al riconoscimento e all'esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e in materia di responsabilità genitoriale, che abroga il regolamento (CE) n. 1347/2000 (c.d. Regolamento Bruxelles II-bis), la residenza abituale di un minore in tenera età (nel caso di specie, due anni) dev'essere individuata sulla base di indicatori di natura proiettiva, quali l'iscrizione all'asilo nido di un determinato Paese e l'incardinamento nel sistema sanitario pediatrico dello stesso, da ritenersi prevalenti rispetto ad altri elementi fattuali, come i periodi non brevi trascorsi dal minore in un altro Paese.

Corte di cassazione, sezioni unite civili, 30 marzo 2018, n. 8042

Avvocati: il principio di stretta tipicità dell'illecito non trova applicazione nella materia disciplinare forense

Il principio di stretta tipicità dell'illecito, proprio del diritto penale, non trova applicazione nella materia disciplinare forense, nell'ambito della quale non è prevista una tassativa elencazione dei comportamenti vietati, ma solo l'enunciazione dei doveri fondamentali - tra cui segnatamente quelli di probità, dignità, decoro, lealtà e correttezza (art. 9 del vigente codice deontologico) - ai quali l'avvocato deve improntare la propria attività, fermo restando che anche il tentativo di compiere un atto professionalmente scorretto costituisce condotta lesiva dell'immagine dell'avvocato e assume rilievo ai fini disciplinari.

Corte di cassazione, sezioni unite civili, 30 marzo 2018, n. 8038

S. Bartole, R. Bin
(curr.)

Vezio Crisafulli
Politica e Costituzione
Scritti "militanti"
(1944-1955)


Franco Angeli, 2018

M. Cartabia
L. Violante

Giustizia e mito

Il Mulino, 2018

R. Garofoli

Compendio di diritto amministrativo

Nel Diritto, 2018

L. Simeone

I reati associativi

Maggioli, 2018