Caccia: non è incostituzionale la normativa della Regione Piemonte che vieta la caccia di alcune specie di animali considerate invece cacciabili dalla legge statale

Non sono fondate le questioni di legittimità costituzionale - sollevate dal TAR Piemonte in riferimento all'art. 117, secondo comma, lett. s), Cost. - della normativa della Regione Piemonte (leggi nn. 26/2015 e 27/2016) che vieta la caccia di alcune specie di animali, considerate invece cacciabili dalla legge statale (è la prima sentenza redatta dal giudice Luca Antonini).

Corte costituzionale, 17 gennaio 2019, n. 7

Pubblico impiego: l'omessa istituzione della vicedirigenza ad opera della contrattazione collettiva non lede alcun interesse legittimo dei dipendenti

In tema di pubblico impiego "privatizzato", l'omessa istituzione, ad opera della contrattazione collettiva nazionale di comparto, della categoria della vicedirigenza non lede alcun interesse legittimo dei dipendenti tutelabile in forma risarcitoria, poiché l'abrogato art. 17-bis del d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165 («Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche»), si limitava ad individuare il livello della contrattazione collettiva facoltizzata ad introdurre tale figura professionale, disciplinando così esclusivamente l'attività negoziale della parte pubblica.

Corte di cassazione, sezione lavoro, 18 dicembre 2018, n. 32697

Previdenza: l'avvocato che esercita saltuariamente la libera professione deve iscriversi alla Gestione separata INPS

L'avvocato che esercita saltuariamente la libera professione - e che, pertanto, versa alla Cassa nazionale di previdenza e assistenza forense soltanto il contributo integrativo (e non anche quello soggettivo) - è tenuto a iscriversi alla Gestione separata presso l'Istituto nazionale della previdenza sociale.

Corte di cassazione, sezione lavoro, 12 dicembre 2018, n. 32167

Intermediazione finanziaria: la sentenza penale definitiva di assoluzione con formula piena dal delitto di abuso di informazioni privilegiate preclude il procedimento amministrativo sanzionatorio per gli stessi fatti storici

In tema di abuso e comunicazione illecita di informazioni privilegiate: 1) la sanzione di cui all'art. 187-bis TUIF [d.lgs. 24 febbraio 1998, n. 58 («Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, ai sensi degli articoli 8 e 21 della legge 6 febbraio 1996, n. 52»)], pur essendo formalmente amministrativa, va considerata sostanzialmente penale, alla stregua sia della Convenzione europea dei diritti dell'uomo sia del diritto eurounitario; e ciò, anche dopo l'entrata in vigore del d.lgs. 10 agosto 2018, n. 107 («Norme di adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) n. 596/2014, relativo agli abusi di mercato e che abroga la direttiva 2003/6/CE e le direttive 2003/124/UE, 2003/125/CE e 2004/72/CE»), che ha mitigato il relativo trattamento sanzionatorio; 2) in base alla sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea, grande sezione, del 20 marzo 2018, resa nelle cause riunite C-596/16 e C-597/16 (in questa Rivista), non è compatibile col principio del ne bis in idem di diritto convenzionale ed eurounitario, e in particolare con l'art. 50 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, l'instaurazione di un procedimento amministrativo sanzionatorio o la sua prosecuzione - eventualmente anche in sede di opposizione giurisdizionale - in relazione alla commissione dell'illecito amministrativo di cui al predetto art. 187-bis, qualora, con riferimento ai medesimi fatti storici, l'incolpato sia stato definitivamente assolto in sede penale con formula piena dal delitto previsto dall'art. 184 TUIF («Abuso di informazioni privilegiate»).

Corte di cassazione, sezione II civile, 6 dicembre 2018, n. 31632

Pubblico impiego: il dipendente può rifiutarsi di eseguire un ordine solo se questo è palesemente viziato da oggettiva illegittimità

L'art. 17 del d.P.R. 10 gennaio 1957, n. 3 («Testo unico delle disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati civili dello Stato»), là dove attribuisce al dipendente pubblico la facoltà di non eseguire un ordine superiore «che egli ritenga palesemente illegittimo» (previa rimostranza a chi lo ha impartito), va interpretato nel senso che la "palese" illegittimità dell'ordine corrisponde a una vera e propria (oggettiva) illegittimità dello stesso, che - anche se non concerna un atto costituente illecito penale o amministrativo (come tale da non compiere) - deve tuttavia derivare da uno dei vizi tipici degli atti amministrativi oppure da altri vizi, che nella specie rilevano come violazioni dei generali principi di buona fede e correttezza di cui agli artt. 1175 e 1375 c.c., i quali - alla stregua dei canoni di imparzialità e di buon andamento ex art. 97 Cost. - devono essere rispettati dalla Pubblica Amministrazione nell'emanare atti che rivestono la natura di determinazioni negoziali assunte con la capacità e i poteri del privato datore di lavoro (fattispecie riguardante un professore che si era rifiutato di eseguire un ordine di servizio del dirigente scolastico).

Corte di cassazione, sezione lavoro, 30 novembre 2018, n. 31086

Concorrenza e mercato: Palazzo Spada ribalta la sentenza del TAR Lazio e ritiene illegittima la sanzione irrogata dall'Antitrust all'ACI per il sovrapprezzo applicato al pagamento del "bollo auto" tramite moneta elettronica

È illegittimo, per difetto di istruttoria, il provvedimento dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato (14 dicembre 2016) che ha irrogato all'Automobile Club d'Italia (ACI) una sanzione pecuniaria per aver applicato un sovrapprezzo (surcharge fee) nel caso di pagamento del "bollo auto" tramite carta di credito o di debito, nonché per il carattere ingannevole del messaggio pubblicitario presente sul sito web "Bollonet" (riforma TAR Lazio, sez. I, sent. n. 565/2018, in questa Rivista).

Consiglio di Stato, sezione VI, 3 gennaio 2019, n. 78

Espropriazione per pubblica utilità: la retrocessione parziale dei beni espropriati è subordinata a una determinazione amministrativa di inservibilità dei fondi

In tema di espropriazione per pubblica utilità: 1) la retrocessione parziale dei beni espropriati è subordinata all'adozione di un provvedimento amministrativo - ampiamente discrezionale - che dichiari l'inservibilità dei fondi all'opera pubblica, per effetto del quale gli espropriati divengono titolari di un diritto soggettivo alla restituzione dei beni inutilizzati; 2) il termine decennale di efficacia dei piani particolareggiati vale soltanto per le disposizioni di contenuto espropriativo, e non anche per le prescrizioni urbanistiche, che rimangono pienamente operanti e vincolanti sino all'approvazione di un nuovo piano attuativo (conferma TAR Emilia-Romagna, sez. I, sent. n. 158/2013).

Consiglio di Stato, sezione IV, 2 gennaio 2019, n. 22

Processo amministrativo: va annullata con rinvio la sentenza che si fonda su una questione rilevata ex officio senza il previo contraddittorio delle parti

La sentenza che si fonda su una questione rilevata d'ufficio senza la previa instaurazione del contraddittorio delle parti viola l'art. 73, comma 3, c.p.a. e, pertanto, ai sensi dell'art. 105, comma 1, c.p.a., deve essere annullata con rimessione della causa al giudice di primo grado (annulla con rinvio TAR Lazio, sez. I-bis, sent. n. 6028/2017).

Consiglio di Stato, sezione V, 2 gennaio 2019, n. 5

Appalti pubblici: Aeroporti di Roma s.p.a. non è un organismo di diritto pubblico

Ai sensi dell'art. 3, comma 1, lett. d), del d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50 («Codice dei contratti pubblici»), per «organismo di diritto pubblico» s'intende qualsiasi organismo, anche in forma societaria: 1) istituito per soddisfare specificatamente esigenze di interesse generale, aventi carattere non industriale o commerciale; 2) dotato di personalità giuridica; 3) la cui attività sia finanziata in modo maggioritario dallo Stato, dagli enti pubblici territoriali o da altri organismi di diritto pubblico oppure la cui gestione sia soggetta al controllo di questi ultimi oppure il cui organo d'amministrazione, di direzione o di vigilanza sia costituito da membri dei quali più della metà è designata dallo Stato, dagli enti pubblici territoriali o da altri organismi di diritto pubblico. I tre requisiti sono cumulativi, fermo restando che quello dell'influenza dominante [sub 3)] è integrato anche in presenza di uno soltanto dei relativi presupposti. Aeroporti di Roma s.p.a. non può essere qualificata come organismo di diritto pubblico, poiché priva del requisito teleologico [sub 1)] (riforma TAR Lazio, sez. III, sent. n. 11841/2017).

Consiglio di Stato, sezione V, 12 dicembre 2018, n. 7031

Appalti pubblici: è legittima l'esclusione dell'impresa che non rispetta le regole tecniche della piattaforma MEPA

In tema di procedure per l'affidamento di contratti pubblici, è legittimo il provvedimento che dispone l'esclusione dalla gara telematica dell'operatore economico che non abbia osservato le regole tecniche relative all'utilizzo della piattaforma MEPA (Mercato Elettronico della Pubblica Amministrazione).

TAR Puglia, sezione II, 17 dicembre 2018, n. 1609

Telecomunicazioni: legittima la sanzione irrogata nel 2014 dall'AGCOM a Vodafone Omnitel per i disservizi nella migrazione dei numeri telefonici

È legittimo il provvedimento dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (delibera 23 aprile 2014, n. 161/14/CONS) che irroga alla società Vodafone Omnitel B.V. una sanzione pecuniaria per la violazione della normativa in materia di attivazione, migrazione e portabilità del numero telefonico.

TAR Lazio, sezione III, 12 dicembre 2018, n. 12094

Anticorruzione: l'ANAC non può esercitare i propri poteri in materia di pantouflage nei confronti di soggetti privati

I poteri attribuiti dalla legge all'Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) in ordine all'accertamento della sussistenza dell'incompatibilità ex art. 53, comma 16-ter, del d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165 («Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche») - ai sensi del quale «[i] dipendenti che, negli ultimi tre anni di servizio, hanno esercitato poteri autoritativi o negoziali per conto delle pubbliche amministrazioni [...] non possono svolgere, nei tre anni successivi alla cessazione del rapporto di pubblico impiego, attività lavorativa o professionale presso i soggetti privati destinatari dell'attività della pubblica amministrazione svolta attraverso i medesimi poteri» (c.d. divieto di pantouflage) - non sono esercitabili nei confronti di soggetti privati.

TAR Lazio, sezione I, 27 novembre 2018, n. 11494

Bilancio e contabilità pubblica: è incostituzionale la legge statale di bilancio che non destina adeguate risorse finanziarie alla Regione Sardegna

È incostituzionale - per violazione degli artt. 3, 5 e 116 Cost., degli artt. 7 e 8 della l. cost. 26 febbraio 1948, n. 3 («Statuto speciale per la Sardegna»), e del principio di leale collaborazione - l'art. 1, comma 851, della l. 27 dicembre 2017, n. 205 («Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020»), nella parte in cui, nel triennio 2018-2020 e nelle more della definizione dell'accordo di finanza pubblica, non riconosce alla Regione autonoma Sardegna adeguate risorse, determinate secondo i criteri di cui in motivazione (dimensione della finanza della Regione rispetto alla finanza pubblica; funzioni effettivamente esercitate e relativi oneri; svantaggi strutturali permanenti, costi dell'insularità e livelli di reddito pro capite; valore medio dei contributi alla stabilità della finanza pubblica allargata imposti agli enti pubblici nel medesimo arco temporale; finanziamento dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali).

Corte costituzionale, 11 gennaio 2019, n. 6

Trasporti: è incostituzionale la normativa della Regione Piemonte sul trasporto di viaggiatori effettuato mediante noleggio di autobus con conducente

È incostituzionale - per violazione dell'art. 117, secondo comma, lett. e), Cost. - la legge della Regione Piemonte (n. 22/2006) che vieta alle imprese di trasporto di viaggiatori effettuato mediante noleggio di autobus con conducente l'utilizzo di veicoli di età superiore a quindici anni qualora essi abbiano raggiunto una percorrenza di un milione di chilometri.

Corte costituzionale, 11 gennaio 2019, n. 5

Processo penale: è abnorme (e perciò ricorribile per cassazione, anche dall'indagato) il provvedimento del GIP che ordina l'imputazione per un reato diverso da quello oggetto della richiesta di archiviazione del PM

È atto abnorme - e quindi ricorribile per cassazione, anche dalla persona sottoposta ad indagine - il provvedimento del giudice per le indagini preliminari che, non accogliendo la richiesta di archiviazione, ordini, ai sensi dell'art. 409, comma 5, c.p.p., che il pubblico ministero formuli l'imputazione per un reato diverso da quello oggetto della richiesta stessa.

Corte di cassazione, sezioni unite penali, 22 marzo 2018, n. 40984

Reato continuato: la continuazione è configurabile anche tra reati puniti con pene eterogenee

In tema di reato continuato: 1) la continuazione, quale istituto di carattere generale, è applicabile in ogni caso in cui più reati - quand'anche appartenenti a diverse categorie e puniti con pene eterogenee - siano stati commessi in esecuzione del medesimo disegno criminoso; 2) nei casi di reati puniti con pene eterogenee (detentive e pecuniarie) posti in continuazione, l'aumento di pena per il reato satellite va comunque effettuato secondo il criterio della pena unitaria progressiva per moltiplicazione, rispettando tuttavia - per il principio di legalità della pena e del favor rei - il genere della pena previsto per il reato satellite, nel senso che l'aumento della pena detentiva del reato più grave andrà ragguagliato a pena pecuniaria ai sensi dell'art. 135 c.p.

Corte di cassazione, sezioni unite penali, 21 giugno 2018, n. 40983

Immigrazione: l'art. 12, comma 3, t.u. imm. configura circostanze aggravanti del reato di pericolo previsto dal comma 1 del medesimo articolo

Le fattispecie previste dall'art. 12, comma 3, del d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286 («Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero»), costituiscono non già figure autonome di reato, bensì circostanze aggravanti del reato di pericolo di cui al comma 1 del medesimo articolo, ponendosi in rapporto di specialità "per aggiunta" riguardo a fatti che accentuano la lesività della condotta-base.

Corte di cassazione, sezioni unite penali, 21 giugno 2018, n. 40982

Resistenza a pubblico ufficiale: se il delitto è commesso nei confronti di più pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio, c'è concorso formale di reati

In tema di resistenza a un pubblico ufficiale (art. 337 c.p.), integra il concorso formale di reati (art. 81, comma 1, c.p.) la condotta di chi usa violenza o minaccia per opporsi a più pubblici ufficiali o incaricati di un pubblico servizio mentre compiono un atto del loro ufficio o servizio.

Corte di cassazione, sezioni unite penali, 22 febbraio 2018, n. 40981

Processo penale: il condannato è sempre tenuto al pagamento delle spese di custodia dei beni sequestrati

Non sono fondate («nei sensi di cui in motivazione») le questioni di legittimità costituzionale - sollevate dal GIP del Tribunale di Venezia in riferimento all'art. 3 Cost. - degli artt. 204 e 205, comma 1, del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 [«Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia (Testo A)»], in tema di recupero delle spese di custodia dei beni sequestrati.

Corte costituzionale, 9 gennaio 2019, n. 3

Edilizia e urbanistica: è incostituzionale la normativa della Regione Lazio sulla sanatoria delle opere abusive

È incostituzionale - per violazione del principio di ragionevolezza ex art. 3 Cost. - la legge della Regione Lazio (n. 15/2008) che, nel disciplinare la procedura di accertamento di conformità di interventi edilizi eseguiti in assenza di titolo abilitativo, in totale difformità dallo stesso o con variazioni essenziali, prevede che il rilascio del permesso in sanatoria o la denuncia di inizio attività in sanatoria - se l'intervento eseguito è conforme alla disciplina urbanistica ed edilizia vigente al momento dell'esecuzione e a quello della richiesta (c.d. "doppia conformità") - siano subordinati al pagamento, a titolo di oblazione, «di un importo pari al valore di mercato dell'intervento eseguito, determinato con riferimento alla data di applicazione dell'oblazione».

Corte costituzionale, 9 gennaio 2019, n. 2
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F. Politi

Diritto pubblico

Giappichelli, 2018

F. Caringella, F.M. Ciaralli, D. Bottega

Codice ragionato delle società pubbliche

Dike, 2018