Legge Pinto: costituisce abuso del processo l'artificioso frazionamento dei ricorsi per equa riparazione

La condotta di più soggetti che, dopo aver agito unitariamente nel processo presupposto, in tal modo dimostrando la carenza di interesse alla diversificazione delle rispettive posizioni, propongano contemporaneamente distinti ricorsi per equa riparazione ex lege n. 89/2001 (c.d. "legge Pinto"), con identico patrocinio legale, dando luogo a cause inevitabilmente destinate alla riunione, in quanto connesse per l'oggetto e il titolo, si configura come abuso del processo, contrastando con l'inderogabile dovere di solidarietà, che impedisce di far gravare sullo Stato debitore il danno derivante dall'aumento degli oneri processuali, e col principio costituzionale della ragionevole durata del processo, avuto riguardo all'allungamento dei tempi processuali determinato dalla proliferazione non necessaria dei procedimenti. Pur non essendo sanzionabile con l'inammissibilità dei ricorsi (poiché l'illegittimità riguarda non già lo strumento adottato, bensì le modalità della sua utilizzazione), tale abuso impone per quanto possibile l'eliminazione degli effetti distorsivi che ne derivano, e quindi la valutazione dell'onere delle spese come se il procedimento fosse stato unico fin dall'origine (cfr. Cass. civ., sez. VI, sent. n. 10524/2015, in questa Rivista).

Corte di cassazione, sezione II civile, 6 settembre 2017, n. 20834

Procedura penale: la Corte di giustizia UE si pronuncia sull'interpretazione della decisione quadro 2008/675/GAI, relativa alla considerazione delle decisioni di condanna fra Stati membri dell'Unione europea

La Corte di giustizia UE ha dichiarato che: 1) la decisione quadro 2008/675/GAI del Consiglio, del 24 luglio 2008, relativa alla considerazione delle decisioni di condanna fra Stati membri dell'Unione europea in occasione di un nuovo procedimento penale, dev'essere interpretata nel senso che essa: a) è applicabile a un procedimento nazionale volto a imporre, ai fini dell'esecuzione, una pena detentiva cumulativa che tiene conto della pena inflitta a una persona dal giudice nazionale e altresì di quella imposta nell'ambito di una condanna anteriore pronunciata da un giudice di un altro Stato membro nei confronti della medesima persona per fatti diversi; b) osta a che la considerazione, in uno Stato membro, di una decisione di condanna resa precedentemente da un giudice di un altro Stato membro sia assoggettata allo svolgimento di un procedimento nazionale di previo riconoscimento della decisione stessa da parte dei giudici competenti di tale primo Stato membro; 2) l'art. 3, § 3, della decisione quadro 2008/675 deve essere interpretato nel senso che osta ad una normativa nazionale la quale prevede che il giudice nazionale, adito di una domanda volta all'imposizione, ai fini dell'esecuzione, di una pena detentiva cumulativa che prende segnatamente in considerazione la pena inflitta nell'ambito di una condanna anteriore pronunciata da un giudice di un altro Stato membro, modifichi a tal fine le modalità di esecuzione di detta ultima pena.

Corte di giustizia UE, quinta sezione, 21 settembre 2017

Esame da avvocato: per la valutazione degli scritti basta il voto numerico

In materia di esame di Stato per l'abilitazione all'esercizio della professione di avvocato, la disposizione transitoria di cui all'art. 49 della l. 31 dicembre 2012, n. 247 («Nuova disciplina dell'ordinamento della professione forense») - che rinvia l'entrata in vigore della riforma dell'esame - esclude l'immediata applicabilità dell'art. 46, comma 5, della stessa legge, secondo cui «[l]a commissione annota le osservazioni positive o negative nei vari punti di ciascun elaborato, le quali costituiscono motivazione del voto che viene espresso con un numero pari alla somma dei voti espressi dai singoli componenti». Nella vigenza del predetto art. 49, i provvedimenti della commissione esaminatrice che non ammettono i candidati all'esame orale, per l'inidoneità delle prove scritte, vanno di per sé considerati adeguatamente motivati anche quando si fondano su voti numerici, attribuiti in base ai criteri da essa predeterminati, senza necessità di ulteriori spiegazioni e chiarimenti, valendo comunque il voto a garantire la trasparenza della valutazione.

Consiglio di Stato, adunanza plenaria, 20 settembre 2017, n. 7

Processo amministrativo: l'Adunanza plenaria sancisce la validità della notifica del ricorso tramite PEC senza autorizzazione presidenziale

La notificazione del ricorso introduttivo del processo amministrativo può avvenire tramite posta elettronica certificata (PEC), nel rispetto delle disposizioni che la regolano, anche prima dell'adozione del d.P.C.M. 16 febbraio 2016, n. 40 («Regolamento recante le regole tecnico-operative per l'attuazione del processo amministrativo telematico»), e indipendentemente dall'autorizzazione presidenziale ex art. 52, comma 2, c.p.a.

Consiglio di Stato, adunanza plenaria, 19 settembre 2017, n. 6

Appalti pubblici: un importante chiarimento dell'Adunanza plenaria sul "taglio delle ali" nel caso di offerte anomale

L'art. 86, comma 1, del d.lgs. d.lgs. 12 aprile 2006, n. 163 («Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE»), dev'essere interpretato nel senso che, nel determinare il 10% delle offerte con maggiore e con minore ribasso (da escludere ai fini dell'individuazione di quelle utilizzate per il computo delle medie di gara), la stazione appaltante deve considerare come "unica offerta" tutte le offerte caratterizzate dal medesimo valore, sia che si collochino "al margine delle ali", sia che si collochino "all'interno" di esse. A sua volta, l'art. 121, comma 1, secondo periodo, del d.P.R. 5 ottobre 2010, n. 207 (Regolamento di esecuzione ed attuazione del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, recante «Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE») - secondo il quale, «qualora nell'effettuare il calcolo del dieci per cento di cui all'articolo 86, comma 1, del codice siano presenti una o più offerte di eguale valore rispetto alle offerte da accantonare, dette offerte sono altresì da accantonare ai fini del successivo calcolo della soglia di anomalia» - dev'essere interpretato nel senso che l'operazione di accantonamento deve essere effettuata considerando le offerte di eguale valore come "unica offerta", sia che si collochino "al margine delle ali", sia che si collochino "all'interno" di esse.

Consiglio di Stato, adunanza plenaria, 19 settembre 2017, n. 5

Tutela dei consumatori: la banca che concede un mutuo in valuta estera deve fornire al mutuatario informazioni sufficienti a consentirgli di decidere con prudenza e in piena cognizione di causa

La Corte di giustizia UE ha dichiarato che: 1) l'art. 4, § 2, della direttiva 93/13/CEE del Consiglio, del 5 aprile 1993, concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori, deve essere interpretato nel senso che: a) la nozione di «oggetto principale del contratto», ai sensi di tale disposizione, comprende una clausola contrattuale, inserita in un contratto di mutuo espresso in una valuta estera, che non è stata oggetto di un negoziato individuale e in forza della quale il prestito deve essere restituito nella stessa valuta estera nella quale è stato contratto, poiché tale clausola fissa una prestazione essenziale che caratterizza tale contratto. Di conseguenza, tale clausola non può essere ritenuta abusiva, a condizione che sia stata formulata in modo chiaro e comprensibile; b) il requisito secondo cui una clausola contrattuale deve essere formulata in modo chiaro e comprensibile presuppone che, nel caso dei contratti di credito, gli istituti finanziari debbano fornire ai mutuatari informazioni sufficienti a consentire a questi ultimi di assumere le proprie decisioni con prudenza e in piena cognizione di causa. A tal proposito, tale requisito implica che una clausola, in base alla quale il prestito deve essere rimborsato nella medesima valuta estera nella quale è stato contratto, sia compresa dal consumatore non solo sul piano formale e grammaticale, ma altresì in relazione alla sua portata concreta, nel senso che un consumatore medio, normalmente informato e ragionevolmente attento e avveduto, possa non solo essere a conoscenza della possibilità di apprezzamento o deprezzamento della valuta estera nella quale il prestito è stato contratto, ma anche valutare le conseguenze economiche, potenzialmente significative, di una tale clausola sui suoi obblighi finanziari; 2) l'art. 3, § 1, della direttiva 93/13 deve essere interpretato nel senso che la valutazione del carattere abusivo di una clausola contrattuale deve essere effettuata con riferimento al momento della conclusione del contratto in questione, tenendo conto dell'insieme delle circostanze di cui il professionista poteva essere a conoscenza in tale momento e che erano idonee a incidere sull'ulteriore esecuzione di detto contratto.

Corte di giustizia UE, seconda sezione, 20 settembre 2017

Processo penale: il giudice dell'esecuzione può dichiarare estinto il reato per prescrizione a seguito di una pronuncia di incostituzionalità

Rientra nei poteri del giudice dell'esecuzione, adito per la rideterminazione della pena a seguito della dichiarazione di incostituzionalità dell'art. 181, comma 1-bis, del d.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 («Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137»), dichiarare l'estinzione per prescrizione del reato oggetto della sentenza definitiva di condanna, riqualificato come contravvenzione ai sensi del comma 1 del predetto articolo, qualora la prescrizione sia maturata in pendenza del procedimento di cognizione, e fatti salvi i rapporti ormai esauriti (v. Corte cost., sent. n. 56/2016, in questa Rivista).

Corte di cassazione, sezione III penale, 11 luglio 2017, n. 38691

Processo penale: la prescrizione del reato prevale sulla nullità assoluta e insanabile della sentenza predibattimentale d'appello pronunciata in violazione del contraddittorio

Nell'ipotesi di sentenza predibattimentale d'appello, pronunciata in violazione del contraddittorio, con la quale, in riforma della sentenza di condanna di primo grado, è stata dichiarata l'estinzione del reato per prescrizione, la causa estintiva del reato prevale sulla nullità assoluta e insanabile della sentenza, a condizione che non risulti evidente la prova dell'innocenza dell'imputato (dovendo la Corte di cassazione adottare in tal caso la formula di cui all'art. 129, comma 2, c.p.p.) e non sussista una questione civile da valutare.

Corte di cassazione, sezione III penale, 31 maggio 2017, n. 38662

Par condicio: l'Agcom non può irrogare sanzioni senza la previa contestazione dei fatti

È illegittimo il provvedimento sanzionatorio ex art. 10 della l. 22 febbraio 2000, n. 28 («Disposizioni per la parità di accesso ai mezzi di informazione durante le campagne elettorali e referendarie e per la comunicazione politica»), adottato dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni senza la previa contestazione dei fatti (controversia riguardante una sanzione pecuniaria irrogata a RTI per il Tg4 durante la campagna elettorale per le elezioni politiche del 2008).

TAR Lazio, sezione III-ter, 8 settembre 2017, n. 9642

Edilizia: il sequestro penale del cantiere sospende il termine di esecuzione dei lavori

In materia edilizia, il sequestro penale del cantiere comporta automaticamente la sospensione del termine per l'esecuzione dei lavori oggetto del permesso di costruire.

TAR Sardegna, sezione II, 30 agosto 2017, n. 569

Contratti pubblici: illegittimo il bando di gara che prevede una base d'asta sproporzionata

In tema di procedure per l'affidamento di contratti pubblici secondo il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa, è illegittimo il bando di gara che stabilisce una base d'asta del tutto sproporzionata (riforma TAR Lazio, sez. II, sent. n. 13003/2015).

Consiglio di Stato, sezione V, 28 agosto 2017, n. 4081

Reati fallimentari: la bancarotta fraudolenta per distrazione è reato di pericolo concreto a dolo generico

La bancarotta fraudolenta per distrazione ex artt. 216, comma 1, e 223, comma 1, del r.d. 16 marzo 1942, n. 267 («Disciplina del fallimento, del concordato preventivo, dell'amministrazione controllata e della liquidazione coatta amministrativa»), integra un reato di pericolo concreto a dolo generico. L'accertamento dei due elementi - oggettivo e soggettivo - deve basarsi sugli ordinari criteri, valorizzando, in particolare, la ricerca di "indici di fraudolenza" necessari a dar corpo alla prognosi postuma di concreta messa in pericolo dell'integrità del patrimonio dell'impresa funzionale ad assicurare la garanzia dei suoi creditori e alla relativa proiezione soggettiva, ossia all'accertamento, in capo all'agente, della consapevolezza e della volontà della condotta in concreto pericolosa.

Corte di cassazione, sezione V penale, 23 giugno 2017, n. 38396

Reati fallimentari: risponde di infedeltà patrimoniale l'amministratore che con la sua inerzia compromette l'integrità del patrimonio sociale

Ai fini del reato di infedeltà patrimoniale ex art. 2634 c.c., può assumere rilievo anche l'inerzia dell'amministratore, ove questa comprometta l'integrità del patrimonio sociale.

Corte di cassazione, sezione V penale, 12 maggio 2017, n. 37932

Fisco: l'accertamento "a tavolino" di un tributo non armonizzato è valido anche senza contraddittorio

È valido l'avviso di accertamento emesso dall'Amministrazione finanziaria senza la previa instaurazione del contraddittorio endoprocedimentale con il contribuente, ove detto accertamento riguardi tributi non armonizzati (nella specie, IRPEF e IRAP).

Corte di cassazione, sezione VI civile, 5 settembre 2017, n. 20799

Processo civile: la notifica irrituale tramite PEC non è nulla se ha raggiunto il suo scopo

L'irritualità della notificazione eseguita a mezzo di posta elettronica certificata non ne comporta la nullità, se la consegna telematica ha comunque prodotto il risultato della conoscenza dell'atto e determinato così il raggiungimento dello scopo legale.

Corte di cassazione, sezione I civile, 31 agosto 2017, n. 20625

Pubblicità ingannevole: quelli configurati dal Codice del consumo sono illeciti di pericolo, non di danno

Le disposizioni a tutela dei consumatori dettate dal d.lgs. 6 settembre 2005, n. 206 («Codice del consumo, a norma dell'articolo 7 della legge 29 luglio 2003, n. 229») configurano illeciti di pericolo, e non già di danno, essendo volte a prevenire le possibili distorsioni delle iniziative commerciali nella fase pubblicitaria, prodromica a quella negoziale; sicché l'Autorità garante della concorrenza e del mercato non è tenuta a dare contezza né dell'effettivo pregiudizio economico subito dai consumatori, bastando la potenziale lesione della loro autodeterminazione, né dei concreti vantaggi economici conseguiti dal professionista. La relativa sanzione pecuniaria dev'essere commisurata al fatturato globale dell'azienda, e non ai ricavi derivanti dalla commercializzazione del singolo prodotto pubblicizzato (riforma in parte TAR Lazio, sez. I, sent. n. 2565/2011).

Consiglio di Stato, sezione VI, 16 agosto 2017, n. 4011

Appalti pubblici: la normativa italiana che prevede l'esclusione dalla gara nel caso in cui l'impresa ausiliaria perda le qualificazioni richieste non contrasta col diritto UE

Gli artt. 47, § 2, e 48, § 3, della direttiva 2004/18/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 31 marzo 2004, relativa al coordinamento delle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori, di forniture e di servizi, devono essere interpretati nel senso che essi non ostano a una normativa nazionale - come quella italiana - che esclude la possibilità per l'operatore economico, che partecipa a una gara d'appalto, di sostituire un'impresa ausiliaria che ha perduto le qualificazioni richieste successivamente al deposito della sua offerta, e che determina l'esclusione automatica del suddetto operatore.

Corte di giustizia UE, prima sezione, 14 settembre 2017

Cooperazione giudiziaria civile: nelle controversie di lavoro, i membri del personale di volo possono adire il giudice del luogo a partire dal quale adempiono alla parte sostanziale dei loro obblighi nei confronti del datore di lavoro

L'art. 19, punto 2, lett. a), del regolamento (CE) n. 44/2001 del Consiglio, del 22 dicembre 2000, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, dev'essere interpretato nel senso che, nel caso di ricorso presentato da un membro del personale di volo di una compagnia aerea o messo a sua disposizione e al fine di determinare la competenza del giudice adito, la nozione di «luogo in cui il lavoratore svolge abitualmente la propria attività», ai sensi di tale disposizione, non è equiparabile a quella di «base di servizio», ai sensi dell'allegato III del regolamento (CEE) n. 3922/91 del Consiglio, del 16 dicembre 1991, concernente l'armonizzazione di regole tecniche e di procedure amministrative nel settore dell'aviazione civile, come modificato dal regolamento (CE) n. 1899/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006. La nozione di «base di servizio» costituisce nondimeno un indizio significativo per determinare il «luogo in cui il lavoratore svolge abitualmente la propria attività».

Corte di giustizia UE, seconda sezione, 14 settembre 2017

Pubblico impiego: il risarcimento del "danno comunitario" per abuso dei contratti a termine va liquidato alla stregua dell'art. 32, comma 5, della l. 183/2010

In caso di abusivo ricorso ai contratti di lavoro a termine da parte della Pubblica Amministrazione, il risarcimento del c.d. danno comunitario dev'essere liquidato utilizzando non già il parametro dell'art. 8 della l. 15 luglio 1966, n. 604 («Norme sui licenziamenti individuali»), bensì quello (applicabile ratione temporis nel caso di specie) dell'art. 32, comma 5, della l. 4 novembre 2010, n. 183 («Deleghe al Governo in materia di lavori usuranti, di riorganizzazione di enti, di congedi, aspettative e permessi, di ammortizzatori sociali, di servizi per l'impiego, di incentivi all'occupazione, di apprendistato, di occupazione femminile, nonché misure contro il lavoro sommerso e disposizioni in tema di lavoro pubblico e di controversie di lavoro»), il quale esonera il lavoratore dall'onere di provare il danno nella misura in cui questo è presunto e determinato tra un minimo e un massimo.

Corte di cassazione, sezioni unite civili, 2 agosto 2017, n. 19165

Pesca: i pescatori italiani non hanno diritto ad alcun risarcimento per il divieto anticipato della pesca del tonno rosso disposto dalla Commissione europea nel 2008

La Corte di giustizia UE ha rigettato l'impugnazione della sentenza del Tribunale UE del 27 aprile 2016, Pappalardo e a./Commissione, che aveva respinto il ricorso di alcuni pescatori italiani diretto a ottenere il risarcimento del danno asseritamente subito a seguito dell'adozione del regolamento (CE) n. 530/2008 della Commissione, del 12 giugno 2008, che istituisce misure di emergenza per quanto riguarda le tonniere con reti a circuizione dedite alla pesca del tonno rosso nell'Oceano Atlantico, ad est di 45° di longitudine O, e nel Mar Mediterraneo.

Corte di giustizia UE, quinta sezione, 13 settembre 2017

L. Boiero
Il procedimento disciplinare nel pubblico impiego
Maggioli, 2017

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