Tributi: anche gli intermediari finanziari hanno diritto all'agevolazione fiscale prevista per i finanziamenti a medio e lungo termine effettuati dalle banche

È incostituzionale - per violazione degli artt. 3 e 41 Cost. - l'art. 15, comma 1, del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 601 («Disciplina delle agevolazioni tributarie»), nel testo anteriore alla l. 24 dicembre 2007, n. 244 [«Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2008)»], il quale esenta dalle imposte di registro, di bollo, ipotecarie e catastali e dalle tasse sulle concessioni governative le operazioni relative ai finanziamenti a medio e lungo termine effettuate da aziende e istituti di credito e da loro sezioni o gestioni, nella parte in cui esclude l'applicabilità di tale agevolazione fiscale alle analoghe operazioni effettuate dagli intermediari finanziari.

Corte costituzionale, 20 novembre 2017, n. 242

Processo civile: è incostituzionale la disposizione che, per i giudizi previdenziali, impone alla parte di quantificare nel ricorso, a pena d'inammissibilità, il valore della prestazione dedotta

È incostituzionale - per violazione dell'art. 3 Cost. - l'art. 152, ultimo periodo, disp. att. c.p.c., come modificato dall'art. 38, comma 1, lett. b), n. 2, del d.l. 6 luglio 2011, n. 98 («Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria»), convertito, con modificazioni, dalla l. 15 luglio 2011, n. 111, là dove è previsto che, nei giudizi previdenziali, «la parte ricorrente, a pena di inammissibilità di ricorso, formula apposita dichiarazione del valore della prestazione dedotta in giudizio, quantificandone l'importo nelle conclusioni dell'atto introduttivo» (affinché il giudice non liquidi le spese in misura superiore al predetto valore).

Corte costituzionale, 20 novembre 2017, n. 241

Università: il direttore generale dell'Azienda sanitaria può sospendere dall'attività assistenziale i medici universitari che vengono meno ai loro doveri d'ufficio

Il potere del Direttore generale dell'Azienda sanitaria di sospendere ed allontanare i medici universitari che ad essa afferiscono non riveste carattere disciplinare, né è strumentale al potere disciplinare del Rettore, ma si configura come un potere autonomo che può essere esercitato in caso di «gravissime mancanze ai doveri d'ufficio» commesse da un docente universitario nell'esercizio dell'attività assistenziale.

Corte di cassazione, sezione lavoro, 27 ottobre 2017, n. 25670

Processo penale: la Cassazione deve rilevare l'intervenuta abolitio criminis anche se il ricorso è inammissibile

Il principio della ragionevole durata del processo (art. 111 Cost.) impone alla Corte di cassazione di rilevare l'abolitio criminis sopravvenuta alla sentenza impugnata anche nel caso di ricorso inammissibile ed indipendentemente dall'oggetto dell'impugnazione, atteso che una pronuncia di inammissibilità avrebbe quale unico effetto un rinvio della soluzione alla fase esecutiva (fattispecie riguardante il reato di ingiuria) (cfr. Cass. pen., sez. V, sent. n. 27820/2017, in questa Rivista).

Corte di cassazione, sezione V penale, 19 luglio 2017, n. 49503

Accesso ai documenti amministrativi: il Comune ha diritto di accedere agli atti della società in house

Ai sensi degli artt. 22 e ss. della l. 7 agosto 1990, n. 241 («Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi»), il Comune ha diritto di accedere agli atti della società affidataria di servizi pubblici locali da esso partecipata, al fine di esercitare il proprio "controllo analogo" (conferma TAR Veneto, sez. I, sent. n. 522/2016).

Consiglio di Stato, sezione V, 6 novembre 2017, n. 5099

Protezione internazionale: lo straniero richiedente asilo non può essere trasferito in uno Stato che non offre idonee condizioni di accoglienza

In tema di protezione internazionale, il principio di cautela impone al giudice nazionale di annullare il provvedimento che dispone il trasferimento in altro Stato (nella specie, la Bulgaria) di un cittadino straniero richiedente asilo, qualora, all'esito di un'attenta istruttoria, emerga il ragionevole dubbio che tale Stato non assicuri idonee condizioni di accoglienza. Anche questo ragionevole dubbio, infatti, può assurgere a fondato motivo di diniego (o di annullamento) del trasferimento, ai sensi degli artt. 3, § 2, e 17 del Regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013 (che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l'esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide), letti alla luce dell'art. 3 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo e dell'art. 4 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, poiché solo la certezza di condizioni consone alla dignità umana nello Stato di destinazione può costituire il presupposto irrinunciabile per garantire l'effettivo rispetto dei diritti fondamentali dello straniero da trasferire (riforma TAR Lazio, sez. II-quater, sent. n. 11860/2015).

Consiglio di Stato, sezione III, 3 novembre 2017, n. 5085

Immigrazione: la cittadina straniera che convive con un italiano ha diritto al permesso di soggiorno per motivi familiari

In tema di permesso di soggiorno per motivi familiari, l'art. 30, comma 1, lett. b), del d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286 («Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero»), sebbene faccia riferimento alle sole unioni matrimoniali, non può non applicarsi - in base ad un'interpretazione analogica imposta dal principio di uguaglianza sostanziale (art. 3, secondo comma, Cost.) - anche «al partner con cui il cittadino dell'Unione abbia una relazione stabile debitamente attestata con documentazione ufficiale», così come previsto dall'art. 3, comma 2, lett. b), del d.lgs. 6 febbraio 2007, n. 30 («Attuazione della direttiva 2004/38/CE relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri») (riforma TAR Lombardia, Brescia, sez. II, sent. n. 1238/2016).

Consiglio di Stato, sezione III, 31 ottobre 2017, n. 5040

Mercati finanziari: la Corte di giustizia UE si pronuncia sulla nozione di «mercato regolamentato» ai sensi della direttiva 2004/39/CE

L'art. 4, § 1, punto 14, della direttiva 2004/39/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 aprile 2004, relativa ai mercati degli strumenti finanziari, che modifica le direttive 85/611/CEE e 93/6/CEE del Consiglio e la direttiva 2000/12/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e che abroga la direttiva 93/22/CEE del Consiglio, dev'essere interpretato nel senso che rientra nella nozione di «mercato regolamentato», ai sensi di tale disposizione, un sistema di negoziazione nell'ambito del quale più agenti di fondi d'investimento e broker rappresentano, rispettivamente, organismi di investimento di «tipo aperto» e investitori, e che ha l'unico fine di assistere tali organismi di investimento nel loro obbligo di eseguire gli ordini di acquisto e di vendita di quote collocati da tali investitori.

Corte di giustizia UE, quarta sezione, 16 novembre 2017

Aiuti di Stato: l'Agenzia delle entrate deve recuperare le imposte illegittimamente non versate dalle società in house a totale partecipazione pubblica

In tema di aiuti di Stato dichiarati incompatibili col mercato comune dalla decisione della Commissione europea n. 2003/193/CE del 5 giugno 2002, l'Agenzia delle entrate, ai sensi dell'art. 1 del d.l. 15 febbraio 2007, n. 10 («Disposizioni volte a dare attuazione ad obblighi comunitari ed internazionali»), convertito, con modificazioni, dalla l. 6 aprile 2007, n. 46, ha l'obbligo di procedere, mediante ingiunzione, al recupero delle imposte non versate in forza del regime agevolativo previsto dall'art. 66, comma 14, del d.l. 30 agosto 1993, n. 331 («Armonizzazione delle disposizioni in materia di imposte sugli oli minerali, sull'alcole, sulle bevande alcoliche, sui tabacchi lavorati e in materia di IVA con quelle recate da direttive CEE e modificazioni conseguenti a detta armonizzazione, nonché disposizioni concernenti la disciplina dei centri autorizzati di assistenza fiscale, le procedure dei rimborsi di imposta, l'esclusione dall'ILOR dei redditi di impresa fino all'ammontare corrispondente al contributo diretto lavorativo, l'istituzione per il 1993 di un'imposta erariale straordinaria su taluni beni ed altre disposizioni tributarie»), convertito, con modificazioni, dalla l. 29 ottobre 1993, n. 427, e dall'art. 3, comma 70, della l. 28 dicembre 1995, n. 549 («Misure di razionalizzazione della finanza pubblica»), anche nei confronti delle società in house a partecipazione pubblica totalitaria, costituite ai sensi dell'art. 22 della l. 8 giugno 1990, n. 142 («Ordinamento delle autonomie locali»), risultando irrilevante la composizione del capitale sociale rispetto all'obiettivo di evitare che le imprese pubbliche, beneficiarie del trattamento agevolato, possano concorrere nel mercato delle concessioni dei servizi pubblici locali - che è un mercato aperto alla concorrenza comunitaria - in condizioni di vantaggio rispetto alle altre imprese.

Corte di cassazione, sezione tributaria, 31 ottobre 2017, n. 25899

Contratti della P.A.: anche il contratto di advisoring richiede la forma scritta ad substantiam ai sensi dell'art. 17 del r.d. 2440/1923

Qualora un'Amministrazione (nella specie, un Comune) stipuli un contratto con un intermediario o operatore finanziario (nella specie, un contratto di advisoring), il regime di cui all'art. 17 del r.d. 18 novembre 1923, n. 2440 («Nuove disposizioni sull'amministrazione del patrimonio e sulla contabilità generale dello Stato»), il quale richiede la forma scritta ad substantiam, e quindi a pena di nullità, rilevabile d'ufficio ed eccepibile dalla controparte contrattuale, prevale - in virtù dei principi costituzionali di imparzialità e buon andamento della P.A. (art. 97 Cost.) - su quello di cui all'art. 23, comma 3, del d.lgs. 24 febbraio 1998, n. 58 («Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, ai sensi degli articoli 8 e 21 della legge 6 febbraio 1996, n. 52»), il quale prevede che la nullità per mancanza della forma scritta può essere fatta valere solo dal cliente (al riguardo, v. anche Cass. civ., sez. I, sent. n. 5263/2015, in questa Rivista).

Corte di cassazione, sezione I civile, 27 ottobre 2017, n. 25631

Pubblica sicurezza: lo straniero condannato per reati in materia di stupefacenti non può essere espulso se nel suo Paese rischia la pena capitale

Il provvedimento di espulsione adottato nei confronti dello straniero ai sensi dell'art. 86 del d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 («Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza»), non è eseguibile qualora l'interessato, ricondotto nel Paese d'origine, corra serio rischio di essere sottoposto alla pena di morte, alla tortura o ad altre pene o trattamenti inumani o degradanti.

Corte di cassazione, sezione I penale, 18 maggio 2017, n. 49242

Tributi: non è incostituzionale il regime impositivo delle sigarette elettroniche introdotto nel 2014

Non sono fondate le questioni di legittimità costituzionale - sollevate dal TAR Lazio in riferimento agli artt. 3, 23, 32 e 53, primo comma, Cost. - dell'art. 62-quater, comma 1-bis, del d.lgs. 26 ottobre 1995, n. 504 («Testo unico delle disposizioni legislative concernenti le imposte sulla produzione e sui consumi e relative sanzioni penali e amministrative»), introdotto dall'art. 1, comma 1, lett. f), n. 1), del d.lgs. 15 dicembre 2014, n. 188 («Disposizioni in materia di tassazione dei tabacchi lavorati, dei loro succedanei, nonché di fiammiferi, a norma dell'articolo 13 della legge 11 marzo 2014, n. 23»), nella parte in cui assoggetta alla medesima imposizione - pari al 50% dell'accisa gravante sull'equivalente quantitativo di sigarette - i prodotti da inalazione senza combustione costituiti da sostanze liquide, contenenti o no nicotina, esclusi quelli autorizzati all'immissione in commercio come medicinali (cfr. Corte cost., sent. n. 83/2015, in questa Rivista).

Corte costituzionale, 15 novembre 2017, n. 240

Processo penale: le garanzie difensive ex art. 360 c.p.p. non valgono per l'attività di individuazione e prelievo di reperti utili alla ricerca del DNA

Non sono fondate le questioni di legittimità costituzionale - sollevate dalla Corte d'assise d'appello di Roma in riferimento agli artt. 24 e 111 Cost. - dell'art. 360 c.p.p., «ove non prevede che le garanzie difensive previste da detta norma riguardano anche le attività di individuazione e prelievo di reperti utili per la ricerca del DNA».

Corte costituzionale, 15 novembre 2017, n. 239

Notificazioni: il periodo di giacenza della notifica a mezzo posta decorre dall'invio dell'avviso al destinatario assente

Il termine di dieci giorni, trascorsi i quali la notifica a mezzo posta, in caso di assenza del destinatario, si ha per avvenuta, decorre dalla data di invio - e non già dalla data di ricezione - della raccomandata recante l'avviso di giacenza del plico (fattispecie riguardante un'opposizione a decreto penale di condanna).

Corte di cassazione, sezione III penale, 29 settembre 2017, n. 48191

Cittadinanza UE: lo straniero familiare di un cittadino europeo può beneficiare di un diritto di soggiorno nello Stato membro in cui tale cittadino ha soggiornato prima di acquisirne la cittadinanza in aggiunta alla propria cittadinanza d'origine

La direttiva 2004/38/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri, che modifica il regolamento (CEE) n. 1612/68 ed abroga le direttive 64/221/CEE, 68/360/CEE, 72/194/CEE, 73/148/CEE, 75/34/CEE, 75/35/CEE, 90/364/CEE, 90/365/CEE e 93/96/CEE, dev'essere interpretata nel senso che, in una situazione in cui un cittadino dell'Unione europea abbia esercitato la propria libertà di circolazione recandosi e soggiornando in uno Stato membro diverso da quello di cui ha la cittadinanza in forza dell'art. 7, § 1, o dell'art. 16, § 1, di tale direttiva, abbia successivamente acquisito la cittadinanza di tale Stato membro, conservando al contempo anche la propria cittadinanza d'origine, e, alcuni anni dopo, abbia contratto matrimonio con un cittadino di uno Stato terzo con il quale continui a risiedere nel territorio di detto Stato membro, quest'ultimo cittadino non beneficia di un diritto di soggiorno derivato nello Stato membro in questione sulla base delle disposizioni di detta direttiva. Egli può tuttavia beneficiare di tale diritto di soggiorno in forza dell'art. 21, § 1, TFUE, a condizioni che non devono essere più rigorose di quelle previste dalla direttiva 2004/38 per la concessione di detto diritto a un cittadino di uno Stato terzo, familiare di un cittadino dell'Unione che ha esercitato il proprio diritto di libera circolazione stabilendosi in uno Stato membro diverso da quello di cui possiede la cittadinanza (causa C-165/16).

Corte di giustizia UE, grande sezione, 14 novembre 2017

Concorrenza e mercato: una pratica di concertazione su prezzi e quantitativi e di scambio di informazioni strategiche tra organizzazioni di produttori agricoli e associazioni di tali organizzazioni può costituire un'intesa vietata ex art. 101 TFUE

L'art. 101 TFUE, in combinato disposto con l'art. 2 del regolamento n. 26 del Consiglio, del 4 aprile 1962, relativo all'applicazione di alcune regole di concorrenza alla produzione e al commercio dei prodotti agricoli, l'art. 11, § 1, del regolamento (CE) n. 2200/96 del Consiglio, del 28 ottobre 1996, relativo all'organizzazione comune dei mercati nel settore degli ortofrutticoli, l'art. 2 del regolamento (CE) n. 1184/2006 del Consiglio, del 24 luglio 2006, relativo all'applicazione di alcune regole di concorrenza alla produzione e al commercio di taluni prodotti agricoli, come modificato dal regolamento (CE) n. 1234/2007 del Consiglio, del 22 ottobre 2007, l'art. 3, § 1, del regolamento (CE) n. 1182/2007 del Consiglio, del 26 settembre 2007, recante norme specifiche per il settore ortofrutticolo, recante modifica delle direttive 2001/112/CE e 2001/113/CE e dei regolamenti (CEE) n. 827/68, (CE) n. 2200/96, (CE) n. 2201/96, (CE) n. 2826/2000, (CE) n. 1782/2003 e (CE) n. 318/2006 e che abroga il regolamento (CE) n. 2202/96, nonché l'art. 122, primo comma, e gli artt. 175 e 176 del regolamento n. 1234/2007, come modificato dal regolamento (CE) n. 491/2009 del Consiglio, del 25 maggio 2009, deve essere interpretato nel senso che (a) pratiche riguardanti la fissazione collettiva di prezzi minimi di vendita, una concertazione sui quantitativi immessi sul mercato o lo scambio di informazioni strategiche non possono essere sottratte al divieto delle intese previsto all'art. 101, § 1, TFUE qualora siano concordate tra diverse organizzazioni di produttori o associazioni di organizzazioni di produttori, nonché con entità non riconosciute da uno Stato membro ai fini della realizzazione di un obiettivo definito dal legislatore dell'Unione europea nell'ambito dell'organizzazione comune del mercato considerato, come le organizzazioni professionali prive dello status di organizzazione di produttori, di associazione di organizzazioni di produttori o di organizzazione interprofessionale ai sensi della normativa dell'Unione europea, e (b) pratiche riguardanti una concertazione sui prezzi o sui quantitativi immessi sul mercato o scambi di informazioni strategiche possono essere sottratte al divieto delle intese previsto all'art. 101, § 1, TFUE qualora siano concordate tra membri di una medesima organizzazione di produttori o di una medesima associazione di organizzazioni di produttori riconosciuta da uno Stato membro e siano strettamente necessarie al perseguimento dell'obiettivo, o degli obiettivi, assegnati all'organizzazione di produttori o all'associazione di organizzazioni di produttori considerata, conformemente alla normativa dell'Unione europea (causa C-671/15).

Corte di giustizia UE, grande sezione, 14 novembre 2017

Pubblico impiego: se il bambino può essere accudito dalla madre casalinga, il padre non ha diritto al congedo parentale

È legittimo il provvedimento dell'Amministrazione che nega al padre lavoratore (nella specie, un sovrintendente della Polizia di Stato) la fruizione dei periodi di riposo previsti dall'art. 40, lett. c), del d.lgs. 26 marzo 2001, n. 151 («Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell'articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53»), qualora la madre svolga l'attività di casalinga e non sia oggettivamente impossibilitata ad accudire il bambino (riforma TAR Friuli-Venezia Giulia, sent. n. 323/2016).

Consiglio di Stato, sezione IV, 30 ottobre 2017, n. 4993

Contratti pubblici: è inammissibile l'impugnativa immediata del bando che prevede l'aggiudicazione col criterio del massimo ribasso

In materia di procedure per l'affidamento di contratti pubblici, è inammissibile l'impugnazione immediata del bando di gara il quale prevede che l'aggiudicazione abbia luogo secondo il criterio del massimo ribasso, non essendo tale clausola autonomamente lesiva dell'interesse dei partecipanti.

TAR Puglia, sezione III, 30 ottobre 2017, n. 1109

Pubblico impiego: per i licenziamenti illegittimi vale ancora l'art. 18 dello Statuto dei lavoratori nel testo anteriore alla "legge Fornero"

Le modifiche apportate dalla l. 28 giugno 2012, n. 92 («Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita»), all'art. 18 dello Statuto dei lavoratori (l. 20 maggio 1970, n. 300) non si applicano ai rapporti di pubblico impiego privatizzato; con la conseguenza che, in caso di licenziamento illegittimo intimato in data successiva all'entrata in vigore di tali modifiche, la tutela del dipendente pubblico resta quella stabilita dal predetto art. 18 nel testo anteriore alla riforma (cfr. Cass. civ., sez. lav., sent. n. 11868/2016, in questa Rivista).

Corte di cassazione, sezione lavoro, 25 ottobre 2017, n. 25376

Giurisdizione: sull'opposizione all'atto di precetto asseritamente viziato per omessa o invalida notifica della cartella di pagamento decide il giudice tributario

In materia di esecuzione forzata tributaria, sussiste la giurisdizione del giudice tributario nel caso di opposizione riguardante l'atto di precetto, che si assume viziato per la omessa o invalida notificazione della cartella di pagamento di natura tributaria (o degli altri atti presupposti).

Corte di cassazione, sezioni unite civili, 23 ottobre 2017, n. 24965

P. Caretti, U. De Siervo
Diritto costituzionale e pubblico
Giappichelli, 2017

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