Fisco: non è incostituzionale l'indeducibilità dell'IMU sugli immobili strumentali dalla base imponibile dell'IRAP

Non è fondata la questione di legittimità costituzionale - sollevata dalla Corte di giustizia tributaria di primo grado di Torino in riferimento all'art. 53 Cost. - dell'art. 14, comma 1, del d.lgs. 14 marzo 2011, n. 23 («Disposizioni in materia di federalismo Fiscale Municipale»), come sostituito dall'art. 1, comma 715, della l. 27 dicembre 2013, n. 147 [«Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di stabilità 2014)»], là dove prevede l'indeducibilità dell'imposta municipale propria (IMU) sugli immobili strumentali dall'imposta regionale sulle attività produttive (IRAP). ► V. anche Corte cost., sent. n. 262/2020, in questa Rivista.

Corte costituzionale, 20 febbraio 2024, n. 21

Accesso ai documenti amministrativi: è illegittimo il provvedimento che introduce una tariffa per la visione degli atti o impone oneri economici maggiori di quelli previsti dall'art. 25, comma 1, l. 241/1990 per l'estrazione di copia

In tema di accesso ai documenti amministrativi, ai sensi dell'art. 25, comma 1, della l. 7 agosto 1990, n. 241 («Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi»), «[l]'esame dei documenti è gratuito», mentre «[i]l rilascio di copia è subordinato soltanto al rimborso del costo di riproduzione, salve le disposizioni vigenti in materia di bollo, nonché i diritti di ricerca e di visura»; onde è illegittimo il provvedimento (nella specie, una delibera di Giunta comunale) che introduca una tariffa per la visione degli atti e preveda oneri economici maggiori, rispetto a quelli anzidetti, per l'estrazione di copia.

Consiglio di Stato, sezione III, 12 febbraio 2024, n. 1366

Processo amministrativo: la mancata o intempestiva ottemperanza all'ordine del giudice di integrazione del contraddittorio comporta l'improcedibilità del ricorso

In tema di processo amministrativo, la mancata ottemperanza all'ordine del giudice di integrazione del contraddittorio entro il termine a tal fine assegnato comporta l'improcedibilità del ricorso. ► V. anche CdS, sez. VII, sent. n. 861/2024, in questa Rivista.

Consiglio di Stato, sezione VII, 9 febbraio 2024, n. 1320

Accesso ai documenti amministrativi: le istanze ostensive delle organizzazioni sindacali non possono tradursi in un controllo generalizzato dell'attività delle pubbliche amministrazioni

Le organizzazioni sindacali sono legittimate - indipendentemente dal livello di rappresentatività - a esercitare il diritto di accesso ex artt. 22 e ss. della l. 7 agosto 1990, n. 241 («Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi»), per la cognizione di documenti che riguardino le loro prerogative quali istituzioni esponenziali di una determinata categoria di lavoratori ovvero le posizioni dei singoli iscritti nel cui interesse esse operano, sempreché le relative istanze non configurino una forma di controllo generalizzato dell'attività delle pubbliche amministrazioni. ► V. anche, in questa Rivista: CdS, sez. III, sent. n. 2019/2022, e sez. VI, sent. n. 4417/2018; TAR Lazio, sez. III-quater, sent. n. 7704/2020; TAR Puglia, sez. III, sent. n. 1275/2018; TAR Sicilia, Catania, sez. II, sent. n. 3302/2021; TAR Veneto, sez. III, sent. n. 414/2022.

Consiglio di Stato, sezione II, 8 febbraio 2024, n. 1295

Paesaggio: è incostituzionale la normativa della Regione Lombardia che interviene sulla quantificazione della sanzione pecuniaria di cui all'art. 167, comma 5, d.lgs. 42/2004

È incostituzionale - per violazione dell'art. 117, secondo comma, lett. s), Cost. - la normativa della Regione Lombardia (l. 12/2005) che interviene sulla quantificazione della sanzione amministrativa pecuniaria prevista dall'art. 167, comma 5, del d.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 («Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137»).

Corte costituzionale, 19 febbraio 2024, n. 19

Processo amministrativo: il giudice non può integrare la motivazione del provvedimento impugnato

In tema di processo amministrativo, il giudice, allorquando rilevi il difetto di motivazione del provvedimento impugnato, non può che annullare quest'ultimo, essendo inammissibile un'integrazione postuma effettuata in sede di giudizio, mediante atti processuali o, comunque sia, scritti difensivi, poiché la motivazione costituisce contenuto insostituibile della decisione amministrativa, anche in ipotesi di attività vincolata. ► V. anche CdS, sez. VI, sent. n. 3666/2021, in questa Rivista.

CGA Regione Siciliana, 1° febbraio 2024, n. 75

Procedura penale: inammissibile il ricorso per cassazione contro l'archiviazione per particolare tenuità del fatto ex art. 411, comma 1-bis, c.p.p., se manca un interesse concreto e attuale dell'indagato

In tema di procedura penale, è inammissibile il ricorso per cassazione avverso il provvedimento del giudice che dispone, ai sensi dell'art. 411, comma 1-bis, c.p.p., l'archiviazione per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.), ove l'impugnativa non sia sorretta da un interesse concreto e attuale della persona indagata; interesse non desumibile dalla mera circostanza che tale provvedimento è soggetto a iscrizione nel casellario giudiziario, questa non essendo menzionata nei certificati rilasciati su richiesta dell'interessato, del datore di lavoro o della pubblica amministrazione, ma rilevando ai soli fini dell'accertamento dell'abitualità della condotta, ostativa all'applicazione della predetta causa di non punibilità. ► V. anche, in questa Rivista: Cass. pen., sez. un., sent. n. 38954/2019; sez. III, sentt. nn. 46379/2017 e 30685/2017.

Corte di cassazione, sezione VI penale, 22 novembre 2023, n. 611 (dep. 8 gennaio 2024)

Procedura civile: la revoca della costituzione di parte civile in sede penale preclude l'applicazione dell'art. 654 c.p.p. (efficacia del giudicato dibattimentale) nel successivo giudizio civile

L'art. 654 c.p.p., là dove prevede che, nei giudizi civili diversi da quelli per le restituzioni e il risarcimento del danno, la sentenza penale irrevocabile di condanna o di assoluzione pronunciata in seguito a dibattimento ha, nelle ipotesi ivi indicate, efficacia di giudicato nei confronti della parte civile, postula che quest'ultima sia costituita per l'intera durata del dibattimento stesso; onde non si applica nel successivo giudizio civile intrapreso, anche verso l'imputato, dal soggetto la cui costituzione di parte civile in sede penale sia stata revocata.

Corte di cassazione, sezione I civile, 29 gennaio 2024, n. 2700

Servizio idrico integrato: sulla validità ed efficacia di diritto privato della clausola relativa al corrispettivo dovuto dall'utente decide il giudice ordinario

In tema di servizio idrico integrato: 1) non costituisce accordo integrativo di provvedimento amministrativo ai sensi dell'art. 11 della l. 7 agosto 1990, n. 241 («Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi»), l'accordo che, accedendo a un provvedimento che autorizza il privato allo scarico di acque reflue industriali e intervenendo nel rapporto fra gestore e utente del servizio, regola il corrispettivo di quest'ultimo; 2) appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario la controversia riguardante la validità e l'efficacia di diritto privato della clausola dell'accordo relativa al corrispettivo dovuto dall'utente. ► V. anche Cass. civ., sez. III, ord. n. 26281/2023, in questa Rivista.

Corte di cassazione, sezioni unite civili, 23 gennaio 2024, n. 2321

Insindacabilità parlamentare: inammissibile il ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato che non riporta in modo testuale le dichiarazioni asseritamente diffamatorie rese extra moenia dal parlamentare

È inammissibile, perché privo dei necessari requisiti della completezza e dell'autosufficienza, il ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato promosso dal Tribunale di Salerno nei confronti della Camera dei deputati, in riferimento alle deliberazioni (27 luglio 2022) con le quali quest'ultima, approvando le proposte della Giunta per le autorizzazioni (doc. IV-quater, nn. 3 e 4), ha affermato che le dichiarazioni dell'on. Giorgio Mulè e dell'on. Roberto Occhiuto, per le quali è in corso un giudizio civile per diffamazione presso detto Tribunale, costituiscono opinioni espresse nell'esercizio delle funzioni parlamentari ai sensi dell'art. 68, primo comma, Cost.

Corte costituzionale, 15 febbraio 2024, n. 17

Regioni: è incostituzionale la legge della Puglia sulla tutela del riccio di mare, là dove introduce le nozioni di «mari regionali», «mare territoriale della Puglia» e «mari territorialmente non appartenenti alla Regione Puglia»

È incostituzionale - per violazione dell'art. 117, secondo comma, lett. a), Cost. («politica estera e rapporti internazionali dello Stato» e «rapporti dello Stato con l'Unione europea»), in relazione all'art. 2 c.n. - la legge della Regione Puglia (n. 6/2023) recante «Misure di salvaguardia per la tutela del riccio di mare», là dove introduce le nozioni di «mari regionali», «mare territoriale della Puglia» e «mari territorialmente non appartenenti alla Regione Puglia».

Corte costituzionale, 15 febbraio 2024, n. 16

Immigrazione: i permessi di soggiorno per protezione speciale rilasciati prima del d.l. 20/2023 ("decreto Cutro") e ancora validi possono essere convertiti in permessi di soggiorno per motivi di lavoro

In tema di immigrazione, ai sensi dell'art. 7, comma 3, del d.l. 10 marzo 2023, n. 20 («Disposizioni urgenti in materia di flussi di ingresso legale dei lavoratori stranieri e di prevenzione e contrasto all'immigrazione irregolare»), convertito, con modificazioni, nella l. 5 maggio 2023, n. 50, i permessi di soggiorno per protezione speciale rilasciati prima dell'entrata in vigore del medesimo decreto-legge e ancora validi possono essere convertiti in permessi di soggiorno per motivi di lavoro, sempreché sussistano i requisiti di legge.

TAR Sicilia, sezione III, 7 febbraio 2024, n. 455

Appalti pubblici: la mancata produzione del PassOE non costituisce ex se causa di esclusione dalla gara

In tema di procedure per l'affidamento di contratti pubblici: 1) la mancata produzione del PassOE non costituisce ex se causa di esclusione dalla gara, essendo sanabile mediante soccorso istruttorio; 2) è illegittima l'esclusione dalla gara dell'operatore economico che, in sede di soccorso istruttorio, abbia, nel rispetto del termine assegnatogli, incolpevolmente fornito documentazione incompleta rispetto a quella richiesta, essendo in tal caso la stazione appaltante tenuta ad attivare di nuovo il predetto istituto.

TAR Lazio, sezione I-bis, 6 febbraio 2024, n. 2234

Giurisdizione: sull'azione risarcitoria promossa contro la P.A. dal privato attivatosi in luogo del proprio debitore ex art. 2900 c.c. (azione surrogatoria) decide il giudice ordinario

Spetta al giudice ordinario conoscere dell'azione risarcitoria (nella specie, a titolo di responsabilità precontrattuale) promossa nei confronti della Pubblica Amministrazione dal privato attivatosi in luogo del proprio debitore ai sensi dell'art. 2900 c.c. (azione surrogatoria).

TAR Puglia, Lecce, sezione II, 5 febbraio 2024, n. 164

Beni culturali: è illegittima la dichiarazione di interesse culturale di un bene immobile adottata senza un previo sopralluogo e non sorretta da un'adeguata valutazione dello stato attuale del bene stesso e del contesto in cui si colloca

È illegittima, per difetto di istruttoria e di motivazione, la dichiarazione di interesse culturale di un bene immobile ex art. 10, comma 3, lett. a) e d), del d.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 («Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137»), ove adottata in assenza di una previa ricognizione dei luoghi e non sorretta da un'adeguata valutazione dello stato attuale del bene stesso e del contesto in cui si colloca. ► V. anche CdS, sez. VI, sent. n. 5950/2017, in questa Rivista.

Consiglio di Stato, sezione VI, 7 febbraio 2024, n. 1245

Edilizia e urbanistica: chi impugna un titolo autorizzatorio edilizio ha l'onere di provare che l'intervento assentito gli arreca uno specifico pregiudizio, non essendo sufficiente la sola vicinitas

Colui che impugna un titolo autorizzatorio edilizio ha l'onere di provare che l'intervento assentito è tale da arrecargli uno specifico pregiudizio, senza potersi limitare ad allegazioni generiche (come, e.g., la perdita del panorama o l'aumento del carico urbanistico), atteso che il criterio della vicinitas, quale elemento di individuazione della legittimazione, non vale ex se a dimostrare la sussistenza dell'interesse al ricorso. ► V. anche, in questa Rivista: CdS, ad. plen., sent. n. 22/2021; sez. IV, sent. n. 7987/2022; sez. VI, sentt. nn. 7371 e 4173/2023.

Consiglio di Stato, sezione IV, 6 febbraio 2024, n. 1211

Sanzioni amministrative: in capo ai soggetti cui l'AGCM ha richiesto informazioni e documenti utili ai fini dell'istruttoria per illecito antitrust sussiste un ampio dovere di collaborazione, che va adempiuto secondo canoni di buona fede e correttezza

In tema di procedure sanzionatorie dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM) per illecito antitrust: 1) il termine per la contestazione della violazione stabilito dall'art. 14, comma 2, della l. 24 novembre 1981, n. 689 («Modifiche al sistema penale»), si applica anche alla fase preistruttoria, con decorrenza dall'accertamento dell'illecito nei suoi termini essenziali, e non dalla ricezione di una semplice segnalazione dello stesso; 2) in capo ai soggetti cui l'AGCM abbia richiesto di fornire informazioni ed esibire documenti utili ai fini dell'istruttoria [art. 14, comma 2, l. 10 ottobre 1990, n. 287 («Norme per la tutela della concorrenza e del mercato»); art. 9 d.P.R. 30 aprile 1998, n. 217 («Regolamento recante norme in materia di procedure istruttorie di competenza dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato»)] si configura un ampio dovere di collaborazione, assistito da sanzione amministrativa, che dev'essere adempiuto secondo canoni di buona fede e correttezza.

Consiglio di Stato, sezione VI, 5 febbraio 2024, n. 1159

Responsabilità della P.A.: niente risarcimento del danno se l'Amministrazione è incorsa in un errore scusabile per l'esistenza di contrasti giudiziari, l'incertezza del quadro normativo di riferimento o la complessità della situazione fattuale

In tema di responsabilità della Pubblica Amministrazione, l'acclarata illegittimità del provvedimento amministrativo costituisce solo uno degli indici presuntivi della colpevolezza, da considerare unitamente ad altri, quali il grado di chiarezza della normativa applicabile, la semplicità degli elementi di fatto, la natura vincolata o discrezionale dell'attività amministrativa svolta; sicché la responsabilità dev'essere negata quando l'indagine conduce al riconoscimento dell'errore scusabile per l'esistenza di contrasti giudiziari, per l'incertezza del quadro normativo di riferimento o per la complessità della situazione di fatto.

Consiglio di Stato, sezione V, 2 febbraio 2024, n. 1087

Elezioni: il presidente della giunta regionale non rientra nel calcolo del numero dei componenti del consiglio regionale

In sede di determinazione del numero dei membri del consiglio regionale, non va computato il presidente della giunta regionale, il quale - non diversamente dal sindaco rispetto al consiglio comunale [art. 37, comma 1, d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267 («Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali»)] - entra nella composizione dell'organo ai soli fini strutturali e deliberativi, ma nella fase elettorale si pone quale soggetto a esso esterno.

Consiglio di Stato, sezione II, 1° febbraio 2024, n. 1012

Edilizia residenziale pubblica: è incostituzionale la normativa del Friuli-Venezia Giulia che, per l'assegnazione dell'alloggio, impone agli stranieri lungosoggiornanti un onere documentale più gravoso rispetto a quello dei cittadini italiani ed europei

La Corte costituzionale: 1) ha dichiarato l'incostituzionalità - per violazione degli artt. 3 e 117, primo comma, Cost., quest'ultimo in relazione all'art. 11, § 1, lett. d), della direttiva 2003/109/CE - dell'art. 29, comma 1-bis, della l.r. Friuli-Venezia Giulia 19 febbraio 2016, n. 1 («Riforma organica delle politiche abitative e riordino delle Ater»), là dove stabilisce che l'ivi prevista documentazione attestante che tutti i componenti del nucleo familiare non sono proprietari di altri alloggi nel Paese di origine e nel Paese di provenienza - documentazione richiesta per dimostrare l'impossidenza di altri alloggi, ai sensi dell'art. 29, comma 1, lett. d), della medesima l.r. - debba essere presentata dai cittadini extra UE soggiornanti di lungo periodo con modalità diverse rispetto a quelle utilizzabili dai cittadini italiani e dell'Unione europea; 2) nell'accogliere un ricorso per conflitto di attribuzione tra enti promosso dalla Regione Friuli-Venezia Giulia, ha dichiarato che non spettava al Tribunale ordinario di Udine, in funzione di giudice del lavoro, ordinare la rimozione dell'art. 12, comma 3-bis, del decreto del Presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia 13 luglio 2016, n. 0144, recante «Regolamento di esecuzione per la disciplina degli incentivi di edilizia agevolata a favore dei privati cittadini, a sostegno dell'acquisizione o del recupero di alloggi da destinare a prima casa di abitazione di cui all'articolo 18 della legge regionale 19 febbraio 2016, n. 1 (Riforma organica delle politiche abitative e riordino delle Ater)», senza prima aver sollevato questione di legittimità costituzionale sull'art. 29, comma 1-bis, della l.r. Friuli-Venezia Giulia n. 1/2016, né, conseguentemente, spettava al medesimo Tribunale adottare l'apparato coercitivo sanzionatorio connesso all'anzidetto ordine di rimozione; e, per l'effetto, ha annullato in parte il provvedimento giurisdizionale de quo.

Corte costituzionale, 12 febbraio 2024, n. 15

R. Danovi

Ordinamento forense e deontologia

Giuffrè, 2024

A. Di Majo

Codice civile

Giuffrè, 2024

A. Sirotti Gaudenzi

Il nuovo diritto d'autore

Maggioli, 2024