Enti locali: non è incostituzionale l'art. 159 d.lgs. 267/2000 là dove stabilisce l'impignorabilità delle somme di competenza degli enti locali destinate a taluni fini

Non è fondata la questione di legittimità costituzionale - sollevata dal giudice dell'esecuzione del Tribunale di Napoli Nord in riferimento all'art. 3 Cost. - dell'art. 159 del d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267 («Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali»), là dove stabilisce (comma 2) l'impignorabilità delle somme di competenza degli enti locali destinate a taluni fini (pagamento delle retribuzioni al personale dipendente e dei conseguenti oneri previdenziali per i tre mesi successivi; pagamento delle rate di mutui e di prestiti obbligazionari scadenti nel semestre in corso; espletamento dei servizi locali indispensabili).

Corte costituzionale, 23 ottobre 2020, n. 223

Concessioni demaniali marittime: è incostituzionale la normativa della Regione Veneto che impone al concessionario subentrante il pagamento di un indennizzo a favore del concessionario uscente

È incostituzionale - per violazione dell'art. 117, secondo comma, lett. e), Cost. - la normativa della Regione Veneto (l. 33/2002) sulle concessioni demaniali marittime, nella parte in cui impone al concessionario subentrante il pagamento di un indennizzo a favore del concessionario uscente (cfr. Corte cost., sentt. nn. 109/2018 e 157/2017, entrambe in questa Rivista).

Corte costituzionale, 23 ottobre 2020, n. 222

Responsabilità amministrativa: la Corte dei conti può sindacare l'economicità e l'efficacia delle scelte amministrative

La Corte dei conti ha il potere di sindacare la compatibilità delle scelte amministrative con i fini pubblici dell'ente, i quali devono essere ispirati ai criteri di economicità ed efficacia [art. 1, comma 1, l. 7 agosto 1990, n. 241 («Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi»)]: criteri che assumono rilevanza sul piano non già della mera opportunità, ma della legittimità dell'azione amministrativa, consentendo, in sede giurisdizionale, un controllo di ragionevolezza sulle scelte della pubblica amministrazione, onde evitare la deviazione di queste ultime dai fini istituzionali dell'ente e permettere la verifica della completezza dell'istruttoria, della non arbitrarietà e proporzionalità nella ponderazione e scelta degli interessi, nonché della logicità e adeguatezza della decisione finale rispetto allo scopo da raggiungere (cfr. Cass. civ., sez. un., sent. n. 6820/2017, in questa Rivista).

Corte di cassazione, sezioni unite civili, 20 ottobre 2020, n. 22811

Pubblico impiego: sul risarcimento del danno da mancata attuazione della previdenza complementare per il personale del comparto sicurezza, difesa e soccorso pubblico decide il giudice amministrativo

La domanda avente ad oggetto il risarcimento del danno cagionato dalla mancata attuazione della previdenza complementare per il personale del comparto sicurezza, difesa e soccorso pubblico - riservata alla concertazione-contrattazione, ai sensi degli artt. 26, comma 20, della l. 23 dicembre 1998, n. 448 («Misure di finanza pubblica per la stabilizzazione e lo sviluppo»), e 3, comma 2, del d.lgs. 5 dicembre 2005, n. 252 («Disciplina delle forme pensionistiche complementari») - è devoluta alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, attenendo all'inadempimento di prestazioni di contenuto solo genericamente previdenziale e strettamente inerenti al rapporto di pubblico impiego, non già a materia riguardante un trattamento pensionistico a carico dello Stato, sicché la relativa controversia esula dalla giurisdizione della Corte dei conti.

Corte di cassazione, sezioni unite civili, 20 ottobre 2020, n. 22807

Giudizio di cassazione: è inammissibile il ricorso che si limita ad una mera trascrizione compilativa degli atti di causa

Affinché il requisito della «esposizione sommaria dei fatti della causa», prescritto, a pena d'inammissibilità del ricorso per cassazione, dall'art. 366, comma 1, n. 3), c.p.c., possa ritenersi soddisfatto, è necessario che la parte non si limiti a un'attività meramente compilativa, alternando pagine con richiami ad atti processuali del giudizio di merito alla relativa allegazione o trascrizione, bensì rappresenti e interpreti i fatti giuridici in ordine ai quali richiede l'intervento della Corte Suprema, ossia li sintetizzi, selezionando i profili di fatto e di diritto della vicenda sub iudice e indicando le ragioni di critica nell'ambito della tipologia di vizi elencata dall'art. 360 c.p.c., in un'ottica di economia processuale che evidenzi i profili rilevanti ai fini della formulazione dei motivi di ricorso, che altrimenti finiscono per risolversi in censure astratte e prive di supporto storico (v. anche Cass. civ., sez. II, ord. n. 122/2019, e sez. III, sent. n. 17036/2018, entrambe in questa Rivista).

Corte di cassazione, sezione tributaria, 20 ottobre 2020, n. 22753

Procedura penale: in sede di "patteggiamento", il giudice non può prosciogliere o assolvere l'imputato per mancanza, insufficienza o contraddittorietà delle prove desumibili dagli atti

In sede di applicazione della pena su richiesta delle parti (artt. 444 ss. c.p.p.), il giudice non può pronunciare sentenza di proscioglimento o di assoluzione per mancanza, insufficienza o contraddittorietà delle prove desumibili dagli atti, non rientrando tale possibilità fra quelle esplicitamente indicate dall'art. 129, comma 1, c.p.p.

Corte di cassazione, sezione IV penale, 23 luglio 2020, n. 26154 (dep. 17 settembre 2020)

Procedura penale: ai fini della "quasi flagranza" (art. 382 c.p.p.), il requisito dell'essere sorpreso con cose o tracce del reato non esige che la polizia giudiziaria abbia diretta percezione dei fatti, né che la sorpresa avvenga in modo non casuale

Ai fini della sussistenza della condizione di "quasi flagranza" ex art. 382 c.p.p., il requisito dell'essere sorpreso con cose o tracce del reato non esige che la polizia giudiziaria abbia diretta percezione dei fatti, né che la sorpresa avvenga in modo non casuale, essendo sufficiente che la stessa polizia abbia diretta percezione dei soli elementi idonei a far apparire, con altissima probabilità, la responsabilità dell'indiziato, nei limiti temporali determinati dalla commissione del reato «immediatamente prima» (v. anche Cass. pen., sez. II, sent. n. 37303/2019, e sez. V, sent. n. 24760/2018, entrambe in questa Rivista).

Corte di cassazione, sezione V penale, 14 luglio 2020, n. 25247 (dep. 7 settembre 2020)

Diritto penale: l'attenuante ex art. 62, n. 4, c.p. è applicabile a qualunque delitto commesso per motivi di lucro, anche in materia di stupefacenti, inclusa la fattispecie di lieve entità prevista dall'art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990

La circostanza attenuante di cui all'art. 62, n. 4, c.p. («l'avere, nei delitti contro il patrimonio, o che comunque offendono il patrimonio, cagionato alla persona offesa dal reato un danno patrimoniale di speciale tenuità, ovvero, nei delitti determinati da motivi di lucro, l'avere agito per conseguire o l'avere comunque conseguito un lucro di speciale tenuità, quando anche l'evento dannoso o pericoloso sia di speciale tenuità») è applicabile, indipendentemente dalla natura giuridica del bene tutelato, a ogni tipo di delitto commesso per un motivo di lucro, compresi i delitti in materia di stupefacenti, ed è compatibile con la fattispecie di lieve entità prevista dall'art. 73, comma 5, del d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 («Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza»).

Corte di cassazione, sezioni unite penali, 30 gennaio 2020, n. 24990 (dep. 2 settembre 2020)

Processo penale: non è abnorme il provvedimento del giudice dibattimentale che, rilevata l'omessa notifica all'imputato del decreto di citazione a giudizio, anziché procedere alla rinnovazione della stessa, restituisce gli atti al PM

Non è abnorme il provvedimento con cui il giudice del dibattimento, rilevata la mancanza della notifica all'imputato del decreto di citazione a giudizio, anziché procedere autonomamente alla rinnovazione della stessa, dispone la restituzione degli atti al pubblico ministero affinché vi adempia, trattandosi di provvedimento che costituisce espressione dei poteri riconosciuti al giudice dall'ordinamento e non determina la stasi del procedimento (v. anche Cass. pen., sez. I, sent. n. 22315/2020, in questa Rivista).

Corte di cassazione, sezione II penale, 17 luglio 2020, n. 24633 (dep. 1° settembre 2020)

Processo penale: è incostituzionale l'art. 512, comma 1, c.p.p. là dove non prevede la lettura in dibattimento, per irripetibilità, delle dichiarazioni rese al GIP, durante l'interrogatorio di garanzia, dall'imputato di reato collegato

È incostituzionale - per violazione dell'art. 3 Cost. - l'art. 512, comma 1, c.p.p., là dove non prevede che, alle condizioni ivi stabilite, sia data lettura delle dichiarazioni rese al giudice per le indagini preliminari, in sede di interrogatorio di garanzia, dall'imputato di un reato collegato ex art. 371, comma 2, lett. b), c.p.p., che, ricevuto l'avvertimento di cui all'art. 64, comma 3, lett. c), c.p.p., sia stato citato per essere sentito come testimone (c.d. testimone assistito).

Corte costituzionale, 20 ottobre 2020, n. 218

Regioni: è incostituzionale la normativa della Regione Lazio in materia sanitaria ed edilizia

È incostituzionale la normativa della Regione Lazio (l. 13/2018) in materia di: a) realizzazione di un hub per l'emergenza sanitaria nel Comune di Anagni e controlli sulle prestazioni sanitarie erogate da soggetti privati (per violazione dell'art. 120, secondo comma, Cost.); b) limiti di densità edilizia [per violazione dell'art. 117, terzo comma, Cost. («governo del territorio»)].

Corte costituzionale, 20 ottobre 2020, n. 217

Processo amministrativo: la formazione del silenzio sull'istanza di accesso ai documenti amministrativi non costituisce un presupposto processuale

In tema di ricorso ex art. 116 c.p.a., la formazione del silenzio sull'istanza di accesso ai documenti amministrativi integra non già un presupposto processuale, che deve quindi preesistere alla proposizione della domanda, pena l'inammissibilità, bensì una condizione dell'azione, che può sopravvenire in corso di causa e deve necessariamente sussistere solo al momento della decisione.

TAR Campania, sezione VI, 13 ottobre 2020, n. 4479

Diritto amministrativo: l'atto di revoca dev'essere preceduto da un confronto procedimentale col destinatario e deve motivare la prevalenza dell'interesse pubblico su quello privato

L'atto di revoca di un provvedimento amministrativo dev'essere preceduto da un confronto procedimentale col destinatario e deve esplicitare non soltanto i contenuti della nuova valutazione dell'interesse pubblico, ma anche la prevalenza di tale interesse su quello del privato che aveva ricevuto vantaggi dal provvedimento revocato.

TAR Abruzzo, Pescara, 12 ottobre 2020, n. 276

Edilizia e urbanistica: la pubblicazione del progetto di PRG adottato dal Comune è finalizzata alla presentazione di osservazioni da parte degli interessati, mentre non è richiesta, di regola, per le successive fasi del procedimento

In tema di edilizia e urbanistica, la pubblicazione del progetto di piano regolatore generale, prevista dalle leggi regionali, è finalizzata alla presentazione di osservazioni da parte dei soggetti interessati al progetto quale adottato dal Comune, mentre non è richiesta, di regola, per le successive fasi del procedimento, anche qualora il piano sia stato modificato a seguito dell'accoglimento di osservazioni o di modifiche introdotte in sede di approvazione regionale, salvo che si tratti di modifiche tali da stravolgere il piano e comportare, nella sostanza, una nuova adozione (riforma TRGA Trentino-Alto Adige, Trento, sent. n. 208/2009).

Consiglio di Stato, sezione II, 16 ottobre 2020, n. 6285

Appalti pubblici: l'impresa che non allega il PEF all'offerta economica va esclusa dalla gara

In tema di procedure per l'affidamento di contratti pubblici: 1a) il piano economico finanziario (PEF) costituisce un elemento significativo della proposta contrattuale, giacché permette all'Amministrazione di apprezzare la congruenza e l'affidabilità della sintesi finanziaria contenuta nell'offerta economica in senso stretto; 1b) la mancata allegazione del PEF non è sanabile per mezzo del soccorso istruttorio; 2) il principio di rotazione degli inviti e degli affidamenti, sancito dall'art. 36 del d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50 («Codice dei contratti pubblici»), non si applica quando il nuovo affidamento avvenga mediante procedura aperta, che non preveda una preventiva limitazione del numero di operatori economici fra i quali effettuare la selezione (conferma TAR Abruzzo, sent. n. 132/2020, in questa Rivista) (v. anche TAR Lombardia, sez. IV, sent. n. 1690/2020, in questa Rivista).

Consiglio di Stato, sezione V, 13 ottobre 2020, n. 6168

Appalti pubblici: la disciplina dell'accesso civico generalizzato si applica anche alle procedure per l'affidamento di contratti pubblici, esecuzione compresa

La disciplina dell'accesso civico generalizzato, fermi i divieti temporanei e/o assoluti di cui all'art. 53 del d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50 («Codice dei contratti pubblici»), è applicabile anche agli atti delle procedure di gara e, in particolare, all'esecuzione dei contratti pubblici, non ostandovi in senso assoluto l'eccezione contemplata dal comma 3 dell'art. 5-bis del d.lgs. 14 marzo 2013, n. 33 («Riordino della disciplina riguardante il diritto di accesso civico e gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni»), in combinato disposto con l'art. 53 e con le previsioni della l. 241/1990, che non esenta in toto la materia dall'accesso civico generalizzato, salva la verifica della compatibilità dell'accesso con le eccezioni relative di cui all'art. 5-bis, commi 1 e 2, a tutela degli interessi-limite, pubblici e privati, previsti da tale disposizione, nel bilanciamento tra il valore della trasparenza e quello della riservatezza (conferma TAR Toscana, sez. I, sent. n. 611/2019) (v. anche CdS, ad. plen., sent. n. 10/2020, in questa Rivista).

Consiglio di Stato, sezione V, 9 ottobre 2020, n. 6009

Appalti pubblici: è nulla la clausola del bando di gara che subordina l'avvalimento dell'attestazione SOA alla produzione di questa anche da parte dell'impresa ausiliata

In tema di procedure per l'affidamento di contratti pubblici: a) la clausola del disciplinare di gara che subordini l'avvalimento dell'attestazione SOA alla produzione, in sede di gara, dell'attestazione SOA anche della stessa impresa ausiliata si pone in contrasto con gli artt. 84 e 89, comma 1, del d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50 («Codice dei contratti pubblici»), ed è perciò affetta da nullità ai sensi dell'art. 83, comma 8, ultimo periodo, del medesimo decreto legislativo; b) tale nullità non si estende all'intero provvedimento, il quale conserva natura autoritativa, ma è limitata alla predetta clausola, da considerare come non apposta; c) i successivi provvedimenti adottati dall'amministrazione, che facciano applicazione o comunque si fondino sulla clausola nulla, ivi compresi quelli di esclusione dalla gara e di aggiudicazione, vanno impugnati nell'ordinario termine di decadenza, anche per far valere l'illegittimità derivante dall'applicazione della medesima clausola.

Consiglio di Stato, adunanza plenaria, 16 ottobre 2020, n. 22

Espropriazione per pubblica utilità: sul risarcimento del danno da "occupazione usurpativa" decide il giudice ordinario

In tema di espropriazione per pubblica utilità, appartengono alla giurisdizione del giudice ordinario le controversie riguardanti il risarcimento del danno patito dal proprietario allorquando la realizzazione dell'opera pubblica abbia interessato un terreno diverso o più esteso rispetto a quello considerato dai provvedimenti amministrativi di occupazione e di espropriazione, oltre che dalla dichiarazione di pubblica utilità (c.d. sconfinamento), poiché in tal caso l'occupazione e la trasformazione del terreno da parte dell'Amministrazione costituisce un comportamento di mero fatto, perpetrato in carenza assoluta di potere, integrante un illecito a carattere permanente, che lede il diritto soggettivo (c.d. occupazione usurpativa).

Corte di cassazione, sezioni unite civili, 14 ottobre 2020, n. 22193

Giudizio di cassazione: quando ricorre l'ipotesi prevista dall'art. 360-bis, n. 1), c.p.c., il ricorso va dichiarato inammissibile, anche se per ragioni di merito

In tema di giudizio di cassazione, lo scrutinio ex art. 360-bis, n. 1), c.p.c., da svolgersi rispetto a ogni singolo motivo e con riguardo al momento della decisione, impone una declaratoria d'inammissibilità, che può rilevare ai fini dell'art. 334, comma 2, c.p.c., sebbene sia fondata, alla stregua dell'art. 348-bis c.p.c. o dell'art. 606 c.p.p., su ragioni di merito, atteso che la funzione di filtro della disposizione de qua consiste nell'esonerare la Suprema Corte dall'esprimere compiutamente la sua adesione al persistente orientamento di legittimità, così consentendo una più rapida delibazione dei ricorsi "inconsistenti".

Corte di cassazione, sezione II civile, 12 ottobre 2020, n. 21949

Protezione internazionale: se manca la videoregistrazione del colloquio dinanzi alla Commissione territoriale, il giudice ha l'obbligo di fissare l'udienza di comparizione, ma non anche quello di ascoltare il richiedente, salvo casi particolari

Nei giudizi in materia di protezione internazionale, il giudice, in assenza della videoregistrazione del colloquio svoltosi dinanzi alla Commissione territoriale, ha l'obbligo di fissare l'udienza di comparizione, ma non anche quello di disporre l'audizione del richiedente, a meno che: a) nel ricorso vengano dedotti fatti nuovi a sostegno della domanda; b) il giudice ritenga necessaria l'acquisizione di chiarimenti in ordine alle incongruenze o contraddizioni rilevate nelle dichiarazioni del richiedente; c) quest'ultimo ne faccia istanza nel ricorso, precisando gli aspetti sui quali intende fornire i predetti chiarimenti, sempreché la domanda non venga ritenuta manifestamente infondata o inammissibile.

Corte di cassazione, sezione I civile, 7 ottobre 2020, n. 21584
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Diritto costituzionale e pubblico

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La consulenza tecnica

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