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Trattamento dei dati personali: il danno non patrimoniale da illecito trattamento si presume, salvo prova contraria

In tema di danni derivanti dall'illecito trattamento di dati personali, l'art. 15 del d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196 («Codice in materia di protezione dei dati personali») pone due presunzioni: quella secondo la quale il danno è da addebitare a chi ha trattato i dati o si è avvalso di un altrui trattamento, a meno che egli non dimostri di aver adottato tutte le misure idonee ad evitarlo ex art. 2050 c.c.; e quella secondo la quale le conseguenze non patrimoniali del danno - abbia questo natura contrattuale o extracontrattuale - devono considerarsi in re ipsa, a meno che il danneggiante non dimostri che esse non vi sono state ovvero che il danno è irrilevante o bagatellare ovvero ancora che il danneggiato abbia tratto vantaggio dalla pubblicazione dei dati (fattispecie concernente l'illecita diffusione di dati giudiziari).

Corte di cassazione, sezione I civile, 4 giugno 2018, n. 14242

Processo tributario: se non c'è violazione del diritto di difesa, l'atto telematico non conforme alle regole tecniche è meramente irregolare

Ove non incida sul diritto di difesa né pregiudichi altrimenti la decisione finale, la violazione di regole tecniche correlate alla configurazione del sistema informatico non può mai comportare l'invalidità di un atto processuale, ma tutt'al più determina una mera irregolarità, sanabile in virtù del principio del raggiungimento dello scopo.

Corte di cassazione, sezione VI civile, 1° giugno 2018, n. 14042

Adozione: non contrasta con l'ordine pubblico la sentenza straniera che dispone l'adozione piena, da parte di due donne sposatesi all'estero, dei rispettivi figli avuti con l'inseminazione artificiale

Dev'essere riconosciuta nel nostro ordinamento la sentenza del giudice straniero che dispone l'adozione piena, da parte di due donne unite in matrimonio contratto all'estero e trascritto in Italia, dei rispettivi figli concepiti attraverso pratiche di inseminazione artificiale, non essendo detta sentenza contraria all'ordine pubblico, valutato in relazione al superiore interesse del minore e al mantenimento della stabilità della vita familiare venutasi a creare con ambedue le figure genitoriali.

Corte di cassazione, sezione I civile, 31 maggio 2018, n. 14007

Fisco: i chiarimenti della Cassazione sui limiti ai poteri di accertamento dell'Amministrazione finanziaria in caso di concordato biennale

In tema di concordato fiscale biennale, i commi 8 e 8-bis dell'art. 33 del d.l. 30 settembre 2003, n. 269 («Disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e per la correzione dell'andamento dei conti pubblici»), convertito, con modificazioni, dalla l. 24 novembre 2003, n. 326, si pongono in rapporto di complementarità, sicché la soglia prevista dal secondo, al di sotto o al livello della quale sono preclusi gli atti di accertamento, va riferita al reddito che può essere accertato in base ai poteri non preclusi dal primo. In caso di contestazione, spetta al giudice verificare che l'Amministrazione abbia determinato la maggiore materia imponibile ricorrendo ai soli poteri di accertamento consentiti dal predetto comma 8; che, entro tale ambito, l'Ufficio abbia adeguatamente provato la propria pretesa; che questa non risulti in tutto o in parte contrastata da idonea controprova; e che il risultato dell'attività sia superiore al 50% del reddito dichiarato.

Corte di cassazione, sezione tributaria, 31 maggio 2018, n. 13885

Famiglia: al genitore affidatario può essere imposto di non coinvolgere il figlio minore nelle proprie scelte religiose

In caso di conflitto genitoriale, il giudice chiamato a stabilire le modalità dell'affidamento dei figli minori deve avere esclusivo riguardo al superiore interesse della prole, eventualmente adottando provvedimenti contenitivi o restrittivi di quei diritti di libertà individuale dei genitori la cui esteriorizzazione determini conseguenze pregiudizievoli per il figlio che vi presenzi, compromettendone la salute psico-fisica e lo sviluppo (nel caso di specie, il tribunale aveva inibito al genitore affidatario di condurre con sé la figlia agli incontri e alle manifestazioni dei Testimoni di Geova, fede religiosa da lui abbracciata e praticata dopo la fine della convivenza more uxorio con la madre della bambina).

Corte di cassazione, sezione I civile, 24 maggio 2018, n. 12954

Appalti pubblici: l'iscrizione nel casellario ANAC dell'impresa che omette di dichiarare condanne penali non è automatica

In tema di procedure per l'affidamento di contratti pubblici, l'iscrizione nel casellario informatico, tenuto dall'Osservatorio dell'Autorità nazionale anticorruzione, dell'operatore economico segnalato dalla stazione appaltante per aver presentato, in sede di gara o di subappalto, false dichiarazioni o falsa documentazione non è automatica, bensì presuppone uno specifico apprezzamento, di ordine tecnico-discrezionale, circa la concreta rilevanza e gravità della violazione commessa (riforma TAR Lazio, sez. III, sent. n. 13655/2015).

Consiglio di Stato, sezione V, 23 luglio 2018, n. 4427

Accesso ai documenti amministrativi: il sindacato della scuola ha diritto di conoscere nel dettaglio i destinatari di compensi attinti dal Fondo integrativo d'istituto

Ai sensi dell'art. 24, comma 7, della l. 7 agosto 1990, n. 241 («Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi») e delle disposizioni del Contratto collettivo nazionale di lavoro del Comparto Scuola 2006-2009, l'organizzazione sindacale del settore scolastico ha diritto di accedere ai documenti contenenti i nominativi dei dipendenti (corpo docente e personale ATA) beneficiari di somme attinte dal Fondo integrativo d'istituto (FIS), con l'indicazione degli incarichi a ciascuno di essi conferiti e dei relativi compensi (riforma TAR Veneto, sez. I, sent. n. 950/2017).

Consiglio di Stato, sezione VI, 20 luglio 2018, n. 4417

Processo amministrativo: se manca la prova della vicinitas, il ricorso contro l'autorizzazione di un impianto di telefonia mobile è inammissibile

Ai sensi dell'art. 35, comma 1, lett. b), c.p.a., è inammissibile, per carenza di interesse, il ricorso avverso il provvedimento amministrativo che autorizza l'installazione di un impianto di telefonia mobile, ove la parte non fornisca prova della distanza intercorrente fra il proprio bene immobile e l'area su cui l'impianto insiste (c.d. vicinitas).

TAR Veneto, sezione II, 19 luglio 2018, n. 766

Appalti pubblici: alle procedure di gara non si applica la disciplina dell'accesso civico

Ai sensi dell'art. 5-bis, comma 3, del d.lgs. 14 marzo 2013, n. 33 («Riordino della disciplina riguardante il diritto di accesso civico e gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni»), la disciplina del diritto di accesso civico non trova applicazione alle procedure per l'affidamento di contratti pubblici, rientrando queste fra «i casi in cui l'accesso è subordinato dalla disciplina vigente al rispetto di specifiche condizioni, modalità o limiti».

TAR Emilia-Romagna, Parma, 18 luglio 2018, n. 197

Appalti pubblici: l'impresa che non partecipa alla gara non può, in linea di principio, impugnarne gli atti

In tema di procedure per l'affidamento di contratti pubblici, l'operatore economico che non ha partecipato alla gara non è legittimato ad impugnarne gli atti, in quanto privo di una posizione giuridica differenziata, a meno che esso: a) contesti in radice l'indizione della gara; b) contesti la mancata indizione della gara, avendo l'Amministrazione disposto l'affidamento diretto del contratto; c) impugni le clausole del bando, assumendo che queste siano immediatamente escludenti oppure tali da rendere oggettivamente impossibile la presentazione di un'offerta (cfr. C.d.S., ad. plen., sent. n. 4/2018, in questa Rivista).

TAR Lombardia, Brescia, sezione II, 14 luglio 2018, n. 678

Processo penale: il codice di autoregolamentazione dello "sciopero" degli avvocati non può incidere sulla disciplina legale della libertà personale dell'imputato in vinculis

È incostituzionale - per violazione dell'art. 13, quinto comma, Cost. - l'art. 2-bis della l. 13 giugno 1990, n. 146 («Norme sull'esercizio del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali e sulla salvaguardia dei diritti della persona costituzionalmente tutelati. Istituzione della Commissione di garanzia dell'attuazione della legge»), nella parte in cui consente che il codice di autoregolamentazione delle astensioni dalle udienze degli avvocati - adottato in data 4 aprile 2007 dall'Organismo Unitario dell'Avvocatura (OUA) e da altre associazioni categoriali (UCPI, ANF, AIGA, UNCC), valutato idoneo dalla Commissione di garanzia per lo sciopero nei servizi pubblici essenziali con delibera n. 07/749 del 13 dicembre 2007 e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 3 del 2008 - nel regolare, all'art. 4, comma 1, lett. b), l'astensione degli avvocati nei procedimenti e nei processi in relazione ai quali l'imputato si trovi in stato di custodia cautelare, interferisca con la disciplina della libertà personale dell'imputato.

Corte costituzionale, 27 luglio 2018, n. 180

Processo penale: il GIP richiesto di emettere decreto penale di condanna può restituire gli atti al PM perché l'omesso accertamento delle capacità economiche dell'imputato non consente di valutare la congruità della pena pecuniaria sostitutiva

Non è abnorme, e quindi non è ricorribile per cassazione, il provvedimento con cui il giudice per le indagini preliminari, investito della richiesta di emissione di decreto penale di condanna, restituisca gli atti al pubblico ministero, rilevando la mancanza di accertamenti sulle capacità economiche dell'imputato e ritenendo che essa osti alla necessaria valutazione di congruità della pena pecuniaria da applicarsi in sostituzione di quella detentiva (v. anche Cass. pen., sez. un., sent. n. 20569/2018, in questa Rivista).

Corte di cassazione, sezione III penale, 29 marzo 2018, n. 22458

Sanzioni pecuniarie: il riconoscimento in ambito UE delle decisioni applicative di sanzioni pecuniarie nei confronti di persone giuridiche prescinde dai presupposti e dai limiti di cui al d.lgs. 231/2001

Il riconoscimento, all'interno dell'Unione europea, delle decisioni applicative di sanzioni pecuniarie nei confronti di persone giuridiche è subordinato alle sole condizioni previste dal d.lgs. 15 febbraio 2016, n. 37 («Attuazione della decisione quadro 2005/214/GAI del Consiglio, del 24 febbraio 2005, sull'applicazione tra gli Stati membri dell'Unione europea del principio del reciproco riconoscimento alle sanzioni pecuniarie»), e prescinde dai presupposti e dai limiti di cui al d.lgs. 8 giugno 2001, n. 231 («Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica, a norma dell'articolo 11 della legge 29 settembre 2000, n. 300»).

Corte di cassazione, sezione VI penale, 10 maggio 2018, n. 22334

Processo penale: se l'imputato non è più sottoposto al 41-bis, la partecipazione al dibattimento non può avvenire tramite videoconferenza

L'art. 146-bis, comma 1-ter, disp. att. c.p.p. («Partecipazione al dibattimento a distanza»), là dove contempla il «caso in cui sono state applicate le misure di cui all'articolo 41-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354», va interpretato nel senso che la partecipazione a distanza al dibattimento dev'essere disposta quando l'imputato si trovi sottoposto alle predette misure al momento della celebrazione del processo, e non già qualora egli vi sia stato sottoposto in epoca passata.

Corte di cassazione, sezione IV penale, 12 aprile 2018, n. 22039

Regioni: è incostituzionale la normativa della Regione Sardegna in materia di compatibilità paesaggistica e usi civici

È incostituzionale la legge della Regione Sardegna (n. 11/2017) che: a) esclude taluni interventi dal vincolo di integrale conservazione dei singoli caratteri naturalistici, storico-morfologici e dei rispettivi insiemi [per violazione dell'art. 117, secondo comma, lett. s), Cost.]; b) prevede il trasferimento del patrimonio edilizio esistente mediante interventi di demolizione e ricostruzione con differente localizzazione degli edifici ricadenti all'interno di alcune zone urbanistiche [per violazione dell'art. 117, secondo comma, lett. s), Cost.]; c) subordina il decreto di autorizzazione alla alienazione, permuta o sdemanializzazione dei terreni civici a un accordo che riconosca l'assenza di valori paesaggistici determinati dall'uso civico [per violazione dell'art. 117, secondo comma, lett. s), Cost. e dell'art. 3, primo comma, lett. n), dello Statuto speciale].

Corte costituzionale, 26 luglio 2018, n. 178

Energia: è incostituzionale la legge della Regione Campania che prevede la sospensione del rilascio di nuove autorizzazioni per impianti eolici

È incostituzionale - per violazione degli artt. 41, 97 e 117, commi primo e terzo, Cost. - la legge della Regione Campania (n. 6/2016) che prevede la sospensione del rilascio di nuove autorizzazioni per impianti eolici nel territorio regionale.

Corte costituzionale, 26 luglio 2018, n. 177

Mandato d'arresto europeo: prima dell'esecuzione del mandato, la verifica delle condizioni di detenzione deve limitarsi agli istituti penitenziari nei quali è probabile che l'interessato sarà detenuto

Gli artt. 1, § 3, 5 e 6, § 1, della decisione quadro 2002/584/GAI del Consiglio, del 13 giugno 2002, relativa al mandato d'arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri, come modificata dalla decisione quadro 2009/299/GAI del Consiglio, del 26 febbraio 2009, devono essere interpretati nel senso che l'autorità giudiziaria dell'esecuzione, qualora disponga di elementi comprovanti l'esistenza di carenze sistemiche o generalizzate delle condizioni di detenzione all'interno degli istituti penitenziari dello Stato membro emittente: a) non può escludere l'esistenza di un rischio reale che la persona interessata da un mandato d'arresto europeo emesso ai fini dell'esecuzione di una pena privativa della libertà sia oggetto di un trattamento inumano o degradante, ai sensi dell'art. 4 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, per il solo motivo che tale persona disponga, nello Stato membro emittente, di un mezzo di ricorso che le permette di contestare le sue condizioni di detenzione, sebbene l'esistenza di un simile mezzo di ricorso possa essere presa in considerazione da parte della medesima autorità al fine di adottare una decisione sulla consegna della persona interessata; b) è tenuta unicamente ad esaminare le condizioni di detenzione negli istituti penitenziari nei quali è probabile, secondo le informazioni a sua disposizione, che la suddetta persona sarà detenuta, anche in via temporanea o transitoria; c) deve verificare, a tal fine, solo le condizioni di detenzione concrete e precise della persona interessata che siano rilevanti al fine di stabilire se essa correrà un rischio reale di trattamento inumano o degradante ai sensi dell'art. 4 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea; d) può prendere in considerazione talune informazioni fornite da autorità dello Stato membro emittente diverse dall'autorità giudiziaria emittente, quali, in particolare, la garanzia che la persona interessata non sarà sottoposta a un trattamento inumano o degradante ai sensi dell'art. 4 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea.

Corte di giustizia UE, prima sezione, 25 luglio 2018

Protezione internazionale: uno Stato UE non può ritenere manifestamente infondata una domanda di asilo adducendo l'insufficienza delle informazioni fornite dal richiedente

L'art. 31, § 8, lett. b), della direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione internazionale, letto in combinato disposto con l'art. 32, § 2, di tale direttiva, dev'essere interpretato nel senso che esso non consente di ritenere manifestamente infondata una domanda di protezione internazionale in una situazione nella quale, da un lato, dalle informazioni sul paese di origine del richiedente risulti che a quest'ultimo può essere garantita in tale paese una protezione accettabile e, dall'altro, il medesimo richiedente abbia fornito informazioni insufficienti per giustificare il riconoscimento di una protezione internazionale, qualora lo Stato membro di proposizione della domanda non abbia adottato norme per l'attuazione del concetto di paese di origine sicuro.

Corte di giustizia UE, prima sezione, 25 luglio 2018

Lavoro: la direttiva 2008/94/CE non osta a una legge nazionale che, in caso di fallimento del datore di lavoro, esclude dal beneficio della tutela minima dei diritti salariali quelli derivanti da un rapporto di lavoro cessato da più di tre mesi

La direttiva 2008/94/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 ottobre 2008, relativa alla tutela dei lavoratori subordinati in caso d'insolvenza del datore di lavoro, deve essere interpretata nel senso che non osta ad una normativa nazionale (come quella bulgara) che non garantisce i diritti salariali dei lavoratori subordinati il cui rapporto di lavoro sia cessato più di tre mesi prima della trascrizione nel registro delle imprese della sentenza di apertura della procedura di insolvenza a carico del loro datore di lavoro.

Corte di giustizia UE, settima sezione, 25 luglio 2018

Mandato d'arresto europeo: l'esecuzione del mandato non può essere rifiutata per il fatto che una decisione del PM ha posto fine a indagini preliminari contro ignoti ove, nel corso di queste, la persona ricercata sia stata sentita solo come testimone

La Corte di giustizia UE ha dichiarato che: 1) l'art. 1, § 2, della decisione quadro 2002/584/GAI del Consiglio, del 13 giugno 2002, relativa al mandato d'arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri, come modificata dalla decisione quadro 2009/299/GAI del Consiglio, del 26 febbraio 2009, dev'essere interpretato nel senso che l'autorità giudiziaria dello Stato membro dell'esecuzione è tenuta ad adottare una decisione rispetto a ogni mandato d'arresto europeo trasmessole, anche nel caso in cui, in tale Stato membro, sia stato già statuito su un precedente mandato d'arresto europeo riguardante la stessa persona e vertente sui medesimi fatti e in cui, tuttavia, il secondo mandato d'arresto europeo sia stato emesso soltanto in ragione del rinvio a giudizio, nello Stato membro emittente, della persona ricercata; 2) gli artt. 3, punto 2, e 4, punto 3, della decisione quadro 2002/584, come modificata dalla decisione quadro 2009/299, devono essere interpretati nel senso che una decisione del pubblico ministero che ha posto fine a indagini preliminari avviate contro ignoti, nel corso delle quali la persona oggetto di un mandato d'arresto europeo è stata sentita soltanto in veste di testimone, senza che sia stata esercitata l'azione penale contro tale persona e senza che detta decisione sia stata adottata nei suoi confronti, non può essere invocata per rifiutare l'esecuzione di tale mandato d'arresto europeo in base all'una o all'altra di tali disposizioni.

Corte di giustizia UE, quinta sezione, 25 luglio 2018
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del lavoro


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