Trattamento dei dati personali: l'attivazione di un sistema di videosorveglianza nelle parti comuni di un immobile a uso abitativo per fini di tutela delle persone e dei beni non richiede il consenso degli interessati

Gli artt. 6, § 1, lett. c), e 7, lett. f), della direttiva 95/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 ottobre 1995, relativa alla tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati, letti alla luce degli artt. 7 e 8 CDFUE, devono essere interpretati nel senso che essi non ostano a disposizioni nazionali le quali autorizzino la messa in opera di un sistema di videosorveglianza installato nelle parti comuni di un immobile ad uso abitativo, al fine di perseguire legittimi interessi consistenti nel garantire la sicurezza e la tutela delle persone e dei beni, senza il consenso delle persone interessate, qualora il trattamento di dati personali effettuato mediante il sistema di videosorveglianza in parola soddisfi le condizioni enunciate nel succitato art. 7, lett. f).

Corte di giustizia UE, terza sezione, 11 dicembre 2019

Processo amministrativo: non è impugnabile l'ordinanza che dispone la sospensione "impropria" del giudizio

È inammissibile il ricorso in appello avverso l'ordinanza che dispone la sospensione c.d. impropria del giudizio (nella specie, per pendenza di una causa dinanzi alla Corte di giustizia dell'Unione europea).

Consiglio di Stato, sezione III, 29 novembre 2019, n. 8204

Pubblico impiego: niente rimborso delle spese legali per il dipendente che ha violato i propri doveri d'ufficio

Ai sensi dell'art. 18, comma 1, del d.l. 25 marzo 1997, n. 67 («Disposizioni urgenti per favorire l'occupazione»), convertito, con modificazioni, dalla l. 23 maggio 1997, n. 135, presupposti per il rimborso delle spese legali relative a giudizi per responsabilità civile, penale e amministrativa, promossi nei confronti di dipendenti di amministrazioni statali, sono: a) la pronuncia di una sentenza o di un provvedimento del giudice, che abbia escluso definitivamente la responsabilità del dipendente; b) la sussistenza di uno specifico nesso causale tra i fatti e gli atti oggetto del giudizio e l'espletamento del servizio o l'assolvimento di obblighi istituzionali, onde è necessario che il dipendente abbia agito in nome e nell'interesse dell'Amministrazione (conferma TAR Marche, sent. n. 743/2016) (v. anche TRGA Trentino-Alto Adige, Trento, sent. n. 126/2017, e Cass. civ., sez. un., sent. n. 13861/2015, entrambe in questa Rivista).

Consiglio di Stato, sezione IV, 28 novembre 2019, n. 8137

Appalti pubblici: l'impresa che non ha partecipato alla gara può impugnare il bando che non consente di presentare un'offerta remunerativa

In tema di procedure per l'affidamento di contratti pubblici, l'operatore economico che non abbia partecipato alla gara è legittimato a insorgere avverso il bando, impugnandone le clausole immediatamente escludenti, ossia quelle che impediscono in modo macroscopico, ovvero rendono estremamente e inutilmente difficoltosa, la formulazione di un'offerta corretta, adeguata e consapevole (nel caso di specie, l'importo a base d'asta previsto nella lex specialis non consentiva la presentazione di un'offerta remunerativa) (conferma TAR Campania, sez. IV, sent. n. 5483/2017) (cfr. C.d.S., ad. plen., sent. n. 4/2018, e sez. III, sent. n. 2535/2019, entrambe in questa Rivista).

Consiglio di Stato, sezione V, 25 novembre 2019, n. 8014

Appalti pubblici: è inammissibile la questione di costituzionalità relativa alla caducazione ex lege dei contratti stipulati dalla Stretto di Messina s.p.a.

È inammissibile, per difetto di motivazione sulla non manifesta infondatezza, la questione di legittimità costituzionale - sollevata dal Tribunale di Roma in riferimento agli artt. 3 e 97 Cost. - dell'art. 1, commi 3 e 8, del d.l. 2 novembre 2012, n. 187 («Misure urgenti per la ridefinizione dei rapporti contrattuali con la Società Stretto di Messina S.p.A. ed in materia di trasporto pubblico locale»), poi trasfuso nell'art. 34-decies del d.l. 18 ottobre 2012, n. 179 («Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese»), inserito dalla legge di conversione 17 dicembre 2012, n. 221, in tema di caducazione dei contratti stipulati dalla Stretto di Messina s.p.a.

Corte costituzionale, 10 dicembre 2019, n. 265

Edilizia e urbanistica: è incostituzionale la normativa della Regione Calabria sugli interventi edilizi in zona sismica

È incostituzionale - per violazione dell'art. 117, terzo comma, Cost. («protezione civile» e «governo del territorio») - la normativa della Regione Calabria (ll. nn. 37 e 53/2018) sugli interventi edilizi in zona sismica.

Corte costituzionale, 10 dicembre 2019, n. 264

Espropriazione per pubblica utilità: se il concessionario fallisce, l'obbligo di indennizzare il privato grava sulla P.A.

In caso di insolvenza del concessionario incaricato dell'esecuzione di una procedura espropriativa per pubblica utilità, l'obbligo di indennizzare il privato grava sulla pubblica amministrazione beneficiaria dell'espropriazione.

Corte di cassazione, sezione I civile, 21 novembre 2019, n. 30442

Fisco: un'importante pronuncia delle Sezioni unite in tema di rappresentanza e difesa in giudizio dell'Agenzia delle entrate - Riscossione

Impregiudicata la generale facoltà di avvalersi anche di propri dipendenti delegati davanti al tribunale e al giudice di pace, per la rappresentanza e la difesa in giudizio l'Agenzia delle entrate - Riscossione si avvale: a) dell'Avvocatura dello Stato, nei casi a essa riservati dalla relativa convenzione - fatte salve le ipotesi di conflitto e, ai sensi dell'art. 43, comma 4, del r.d. 30 ottobre 1933, n. 1611 («Approvazione del testo unico delle leggi e delle norme giuridiche sulla rappresentanza e difesa in giudizio dello Stato e sull'ordinamento dell'Avvocatura dello Stato»), di apposita motivata delibera da adottare in casi speciali e da sottoporre all'organo di vigilanza - oppure ove vengano in rilievo questioni di massima o aventi notevoli riflessi economici; b) in alternativa, senza bisogno di formalità né della delibera prevista dal richiamato art. 43, comma 4, del r.d. 1611/1933, di avvocati del libero foro - nel rispetto degli artt. 4 e 17 del d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50 («Codice dei contratti pubblici»), e dei criteri di cui agli atti di carattere generale adottati ai sensi dell'art. 1, comma 5, del d.l. 22 ottobre 2016, n. 193 («Disposizioni urgenti in materia fiscale e per il finanziamento di esigenze indifferibili»), convertito, con modificazioni, dalla l. 1° dicembre 2016, n. 225 - in tutti gli altri casi e in quelli in cui, pure riservati convenzionalmente all'Avvocatura erariale, questa non sia disponibile ad assumere il patrocinio. Quando la scelta tra il patrocinio dell'Avvocatura erariale e quello di un avvocato del libero foro discende dalla riconduzione della fattispecie alle ipotesi previste nella convenzione tra l'Agenzia e l'Avvocatura o dalla indisponibilità di questa ad assumere il patrocinio, la costituzione dell'Agenzia a mezzo dell'una o dell'altro postula necessariamente e implicitamente la sussistenza del relativo presupposto di legge, senza bisogno di allegazione e di prova al riguardo, nemmeno nel giudizio di legittimità (v. anche Cass. civ., sez. V, ord. n. 28741/2018, in questa Rivista).

Corte di cassazione, sezioni unite civili, 19 novembre 2019, n. 30008

Protezione umanitaria: la disciplina introdotta dal d.l. 113/2018 ("decreto sicurezza") non è retroattiva

In tema di protezione umanitaria: 1) il diritto alla protezione, espressione di quello costituzionale di asilo, sorge al momento dell'ingresso in Italia in condizioni di vulnerabilità per rischio di compromissione dei diritti umani fondamentali, e la domanda volta a ottenere il relativo permesso attrae il regime normativo applicabile. Ne consegue che la normativa introdotta col d.l. 4 ottobre 2018, n. 113 («Disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, nonché misure per la funzionalità del Ministero dell'interno e l'organizzazione e il funzionamento dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata»), convertito, con modificazioni, nella l. 1° dicembre 2018, n. 132, là dove ha modificato la preesistente disciplina contemplata dall'art. 5, comma 6, del d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286 («Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero»), e dalle altre disposizioni consequenziali, non trova applicazione alle domande di riconoscimento del permesso di soggiorno per motivi umanitari proposte prima dell'entrata in vigore del decreto-legge (5 ottobre 2018). Tali domande, pertanto, saranno scrutinate sulla base della normativa esistente al momento della loro presentazione, ma, in tale ipotesi, l'accertamento della sussistenza dei presupposti per il riconoscimento del permesso di soggiorno per motivi umanitari secondo le norme esistenti prima dell'entrata in vigore del d.l. 113/2018, come convertito, comporterà il rilascio del permesso di soggiorno per "casi speciali" previsto dall'art. 1, comma 9, del medesimo decreto-legge; 2) l'orizzontalità dei diritti umani fondamentali comporta che, ai fini del riconoscimento della protezione, occorre operare la valutazione comparativa della situazione soggettiva e oggettiva del richiedente con riferimento al Paese di origine, in raffronto alla situazione d'integrazione raggiunta nel Paese di accoglienza (cfr. Cass. civ., sez. I, sent. n. 4890/2019, in questa Rivista).

Corte di cassazione, sezioni unite civili, 13 novembre 2019, n. 29459

Intermediazione finanziaria: la nullità del contratto per difetto di forma scritta può essere fatta valere solo dal cliente, ma l'intermediario può opporre l'eccezione di buona fede

In forza dell'art. 23, comma 3, del d.lgs. 24 febbraio 1998, n. 58 («Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, ai sensi degli articoli 8 e 21 della legge 6 febbraio 1996, n. 52»), la nullità del contratto per difetto di forma scritta può essere fatta valere esclusivamente dall'investitore, sicché gli effetti processuali e sostanziali dell'accertamento operano soltanto a suo vantaggio. L'intermediario, tuttavia, ove la domanda sia diretta a colpire solo alcuni ordini di acquisto, può opporre l'eccezione di buona fede, se la selezione della nullità determina un ingiustificato sacrificio economico a suo danno, alla luce della complessiva esecuzione degli ordini conseguiti alla conclusione del contratto quadro.

Corte di cassazione, sezioni unite civili, 4 novembre 2019, n. 28314

Procedura penale minorile: è incostituzionale l'esclusione dei benefici penitenziari ai detenuti minorenni per taluni reati gravi che non collaborano con la giustizia

È incostituzionale - per violazione degli artt. 76, 27, terzo comma, e 31, secondo comma, Cost. - l'art. 2, comma 3, del d.lgs. 2 ottobre 2018, n. 121 [«Disciplina dell'esecuzione delle pene nei confronti dei condannati minorenni, in attuazione della delega di cui all'art. 1, commi 82, 83 e 85, lettera p), della legge 23 giugno 2017, n. 103»], il quale prevede che, ai fini della concessione dei benefici penitenziari (misure penali di comunità, permessi-premio e assegnazione al lavoro esterno), si applica l'art. 4-bis, commi 1 e 1-bis, della l. 26 luglio 1975, n. 354 («Norme sull'ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà»), che riconosce simili benefici ai condannati per taluni delitti gravi solo quando c'è collaborazione con la giustizia (v. anche Corte cost., sent. n. 253/2019, in questa Rivista).

Corte costituzionale, 6 dicembre 2019, n. 263

Professioni: è illegittima la decisione dell'Ordine provinciale dei medici chirurghi e degli odontoiatri di Bologna che sanziona con la radiazione dall'albo l'assessore regionale "sgradito"

Non spetta allo Stato, e per esso alla Commissione dell'Ordine provinciale dei medici chirurghi e degli odontoiatri di Bologna, adottare, a conclusione del procedimento disciplinare prot. n. 2501/gp/pm, la sanzione della radiazione dall'albo dei medici a carico dell'assessore alle politiche della salute della Regione Emilia-Romagna, dott. Sergio Venturi, per aver questi proposto e contribuito a formare la delibera della Giunta regionale 11 aprile 2016, n. 508 («Principi e criteri in ordine alla predisposizione di Linee guida regionali per l'armonizzazione dei protocolli avanzati di impiego di personale infermieristico adottati ai sensi dell'art. 10 D.P.R. 27 marzo 1992 per lo svolgimento del servizio di emergenza sanitaria territoriale 118»), e al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della salute non provvedere a seguito dell'Atto di significazione della Giunta regionale dell'Emilia-Romagna, trasmesso in data 27 dicembre 2018.

Corte costituzionale, 6 dicembre 2019, n. 259

Caccia: è incostituzionale la legge della Regione Marche che stabilisce il calendario venatorio regionale (poiché la normativa statale richiede un atto amministrativo)

È incostituzionale - per violazione dell'art. 117, secondo comma, lett. s), Cost., in relazione all'art. 18, comma 4, della l. 11 febbraio 1992, n. 157 («Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio») - la legge della Regione Marche (n. 46/2018) che stabilisce il calendario venatorio regionale.

Corte costituzionale, 6 dicembre 2019, n. 258

Diritto UE: l'esistenza di una presunzione di responsabilità dell'intestatario del veicolo non giustifica il rifiuto di riconoscimento ed esecuzione di una multa per infrazione stradale, purché detta presunzione sia relativa

La Corte di giustizia UE ha dichiarato che: 1) gli artt. 7, § 2, lett. g), e 20, § 3, della decisione quadro 2005/214/GAI del Consiglio, del 24 febbraio 2005, relativa all'applicazione del principio del reciproco riconoscimento alle sanzioni pecuniarie, come modificata dalla decisione quadro 2009/299/GAI del Consiglio, del 26 febbraio 2009, devono essere interpretati nel senso che, qualora una decisione che infligge una sanzione pecuniaria sia stata notificata conformemente alla normativa nazionale dello Stato membro della decisione con l'indicazione del diritto di proporre ricorso e del termine per farlo, l'autorità dello Stato membro di esecuzione non può rifiutare il riconoscimento e l'esecuzione di tale decisione purché l'interessato abbia avuto un termine sufficiente per proporre un ricorso contro di essa, e che a tale proposito non rileva il fatto che il procedimento di irrogazione della sanzione pecuniaria di cui trattasi fosse di tipo amministrativo; 2) l'art. 20, § 3, della decisione quadro 2005/214, come modificata dalla decisione quadro 2009/299, dev'essere interpretato nel senso che l'autorità competente dello Stato membro di esecuzione non può rifiutare il riconoscimento e l'esecuzione di una decisione che infligge una sanzione pecuniaria riguardante infrazioni stradali qualora tale sanzione sia stata inflitta alla persona a nome della quale il veicolo di cui trattasi è immatricolato sulla base di una presunzione di responsabilità prevista dalla normativa nazionale dello Stato membro della decisione, purché tale presunzione possa essere invertita.

Corte di giustizia UE, prima sezione, 5 dicembre 2019

Diritto UE: gli Stati membri possono prevedere che ciascun proprietario di un appartamento di un immobile in condominio sia tenuto a contribuire alle spese del riscaldamento delle parti comuni

La Corte di giustizia UE ha dichiarato che: 1) l'art. 27 della direttiva 2011/83/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2011, sui diritti dei consumatori, recante modifica della direttiva 93/13/CEE del Consiglio e della direttiva 1999/44/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e che abroga la direttiva 85/577/CEE del Consiglio e la direttiva 97/7/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, nel combinato disposto con l'art. 5, §§ 1 e 5, della direttiva 2005/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 maggio 2005, relativa alle pratiche commerciali sleali delle imprese nei confronti dei consumatori nel mercato interno e che modifica la direttiva 84/450/CEE del Consiglio e le direttive 97/7/CE, 98/27/CE e 2002/65/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e il regolamento (CE) n. 2006/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio («direttiva sulle pratiche commerciali sleali») dev'essere interpretato nel senso che non osta ad una normativa nazionale (nella specie, quella bulgara), per effetto della quale i proprietari di un appartamento in un immobile in condominio allacciato ad una rete di teledistribuzione di calore sono tenuti a contribuire ai costi di consumo d'energia termica delle parti comuni e dell'impianto interno dell'immobile, sebbene non abbiano fatto richiesta individuale di fornitura del riscaldamento e non l'utilizzino nel loro appartamento; 2) l'art. 13, § 2, della direttiva 2006/32/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 aprile 2006, concernente l'efficienza degli usi finali dell'energia e i servizi energetici e recante abrogazione della direttiva 93/76/CEE del Consiglio, e l'art. 10, § 1, della direttiva 2012/27/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, sull'efficienza energetica, che modifica le direttive 2009/125/CE e 2010/30/UE e abroga le direttive 2004/8/CE e 2006/32/CE, devono essere interpretati nel senso che non ostano ad una normativa nazionale (nella specie, quella bulgara), ai sensi della quale, in un immobile detenuto in condominio, la fatturazione relativa al consumo d'energia termica dell'impianto interno venga effettuata, per i singoli proprietari degli appartamenti dell'immobile, proporzionalmente al volume riscaldato del rispettivo appartamento.

Corte di giustizia UE, quarta sezione, 5 dicembre 2019

Sanità pubblica: è legittima la nomina governativa del Commissario ad acta per l'attuazione del piano di rientro dai disavanzi del servizio sanitario della Regione Molise

Spettava allo Stato e, per esso, al Consiglio dei ministri nominare, con la delibera del 7 dicembre 2018, il Commissario ad acta per l'attuazione del vigente piano di rientro dai disavanzi del servizio sanitario della Regione Molise.

Corte costituzionale, 5 dicembre 2019, n. 255

Edilizia e urbanistica: è incostituzionale la normativa della Regione Lombardia sull'insediamento delle attrezzature religiose

È incostituzionale - per violazione degli artt. 2, 3 e 19 Cost. - la legge della Regione Lombardia (n. 12/2005, come modificata dalla l.r. n. 2/2015) che subordina l'insediamento di tutte le nuove attrezzature religiose alla contestuale approvazione del «Piano delle attrezzature religiose» (PAR) e del «Piano di governo del territorio» (PGT) o di una variante generale del secondo (v. anche Corte cost., sent. n. 63/2016, in questa Rivista).

Corte costituzionale, 5 dicembre 2019, n. 254

Processo penale: va annullata senza rinvio la sentenza di "patteggiamento" che applica una pena detentiva inferiore a quella minima (15 giorni) prevista dall'art. 23, comma 1, c.p. per i delitti puniti con la reclusione

La pena detentiva minima di quindici giorni prevista dall'art. 23, comma 1, c.p. per i delitti puniti con la reclusione costituisce limite invalicabile, che dev'essere osservato ai fini sia del computo finale della pena da irrogare sia delle operazioni intermedie di calcolo (annulla senza rinvio una sentenza di "patteggiamento" che aveva applicato una pena detentiva inferiore alla predetta soglia).

Corte di cassazione, sezione II penale, 16 ottobre 2019, n. 44684

Processo penale: in caso di sopravvenuta illegalità della pena concordata in appello (art. 599-bis c.p.p.), la sentenza va cassata limitatamente al trattamento sanzionatorio con rinvio al giudice di secondo grado

In caso di sopravvenuta illegalità della pena concordata in appello ex art. 599-bis c.p.p. (nella specie, per effetto dell'arresto della Corte costituzionale 8 marzo 2019, n. 40), la sentenza dev'essere annullata nella sola parte relativa al trattamento sanzionatorio, con rinvio per nuovo giudizio sul punto al giudice di secondo grado (v. anche Cass. pen., sez. VI, sent. n. 41461/2019, in questa Rivista).

Corte di cassazione, sezione VI penale, 3 ottobre 2019, n. 44625

Reati tributari: risponde di omesso versamento dell'IVA chi decide di proseguire l'attività d'impresa nonostante questa versi in una situazione di grave crisi

In tema di omesso versamento dell'IVA [art. 10-ter del d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74 («Nuova disciplina dei reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto, a norma dell'articolo 9 della legge 25 giugno 1999, n. 205»)]: 1) al fine della dimostrazione dell'assoluta impossibilità di provvedere ai pagamenti, occorre l'allegazione e la prova della non addebitabilità all'imputato della crisi economica che ha investito l'impresa e dell'impossibilità di fronteggiare la crisi di liquidità conseguitane tramite il ricorso a misure idonee, da valutarsi in concreto; talché, per escludere la volontarietà della condotta, è necessaria la dimostrazione della riconducibilità dell'inadempimento dell'obbligazione verso l'Erario a fatti non imputabili all'imprenditore, il quale non abbia potuto tempestivamente porvi rimedio per cause indipendenti dalla sua volontà e che sfuggono al suo dominio finalistico; 2) l'art. 131-bis c.p. può trovare applicazione soltanto se l'ammontare dell'imposta evasa è di pochissimo superiore alla soglia di punibilità stabilita dalla legge.

Corte di cassazione, sezione III penale, 18 giugno 2019, n. 44293
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Fonti del diritto e antinomie

Giappichelli, 2019