Par condicio: l'Agcom non può irrogare sanzioni senza la previa contestazione dei fatti

È illegittimo il provvedimento sanzionatorio ex art. 10 della l. 22 febbraio 2000, n. 28 («Disposizioni per la parità di accesso ai mezzi di informazione durante le campagne elettorali e referendarie e per la comunicazione politica»), adottato dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni senza la previa contestazione dei fatti (controversia riguardante una sanzione pecuniaria irrogata a RTI per il Tg4 durante la campagna elettorale per le elezioni politiche del 2008).

TAR Lazio, sezione III-ter, 8 settembre 2017, n. 9642

Edilizia: il sequestro penale del cantiere sospende il termine di esecuzione dei lavori

In materia edilizia, il sequestro penale del cantiere comporta automaticamente la sospensione del termine per l'esecuzione dei lavori oggetto del permesso di costruire.

TAR Sardegna, sezione II, 30 agosto 2017, n. 569

Contratti pubblici: illegittimo il bando di gara che prevede una base d'asta sproporzionata

In tema di procedure per l'affidamento di contratti pubblici secondo il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa, è illegittimo il bando di gara che stabilisce una base d'asta del tutto sproporzionata (riforma TAR Lazio, sez. II, sent. n. 13003/2015).

Consiglio di Stato, sezione V, 28 agosto 2017, n. 4081

Reati fallimentari: la bancarotta fraudolenta per distrazione è reato di pericolo concreto a dolo generico

La bancarotta fraudolenta per distrazione ex artt. 216, comma 1, e 223, comma 1, del r.d. 16 marzo 1942, n. 267 («Disciplina del fallimento, del concordato preventivo, dell'amministrazione controllata e della liquidazione coatta amministrativa»), integra un reato di pericolo concreto a dolo generico. L'accertamento dei due elementi - oggettivo e soggettivo - deve basarsi sugli ordinari criteri, valorizzando, in particolare, la ricerca di "indici di fraudolenza" necessari a dar corpo alla prognosi postuma di concreta messa in pericolo dell'integrità del patrimonio dell'impresa funzionale ad assicurare la garanzia dei suoi creditori e alla relativa proiezione soggettiva, ossia all'accertamento, in capo all'agente, della consapevolezza e della volontà della condotta in concreto pericolosa.

Corte di cassazione, sezione V penale, 23 giugno 2017, n. 38396

Reati fallimentari: risponde di infedeltà patrimoniale l'amministratore che con la sua inerzia compromette l'integrità del patrimonio sociale

Ai fini del reato di infedeltà patrimoniale ex art. 2634 c.c., può assumere rilievo anche l'inerzia dell'amministratore, ove questa comprometta l'integrità del patrimonio sociale.

Corte di cassazione, sezione V penale, 12 maggio 2017, n. 37932

Fisco: l'accertamento "a tavolino" di un tributo non armonizzato è valido anche senza contraddittorio

È valido l'avviso di accertamento emesso dall'Amministrazione finanziaria senza la previa instaurazione del contraddittorio endoprocedimentale con il contribuente, ove detto accertamento riguardi tributi non armonizzati (nella specie, IRPEF e IRAP).

Corte di cassazione, sezione VI civile, 5 settembre 2017, n. 20799

Processo civile: la notifica irrituale tramite PEC non è nulla se ha raggiunto il suo scopo

L'irritualità della notificazione eseguita a mezzo di posta elettronica certificata non ne comporta la nullità, se la consegna telematica ha comunque prodotto il risultato della conoscenza dell'atto e determinato così il raggiungimento dello scopo legale.

Corte di cassazione, sezione I civile, 31 agosto 2017, n. 20625

Pubblicità ingannevole: quelli configurati dal Codice del consumo sono illeciti di pericolo, non di danno

Le disposizioni a tutela dei consumatori dettate dal d.lgs. 6 settembre 2005, n. 206 («Codice del consumo, a norma dell'articolo 7 della legge 29 luglio 2003, n. 229») configurano illeciti di pericolo, e non già di danno, essendo volte a prevenire le possibili distorsioni delle iniziative commerciali nella fase pubblicitaria, prodromica a quella negoziale; sicché l'Autorità garante della concorrenza e del mercato non è tenuta a dare contezza né dell'effettivo pregiudizio economico subito dai consumatori, bastando la potenziale lesione della loro autodeterminazione, né dei concreti vantaggi economici conseguiti dal professionista. La relativa sanzione pecuniaria dev'essere commisurata al fatturato globale dell'azienda, e non ai ricavi derivanti dalla commercializzazione del singolo prodotto pubblicizzato (riforma in parte TAR Lazio, sez. I, sent. n. 2565/2011).

Consiglio di Stato, sezione VI, 16 agosto 2017, n. 4011

Appalti pubblici: la normativa italiana che prevede l'esclusione dalla gara nel caso in cui l'impresa ausiliaria perda le qualificazioni richieste non contrasta col diritto UE

Gli artt. 47, § 2, e 48, § 3, della direttiva 2004/18/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 31 marzo 2004, relativa al coordinamento delle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori, di forniture e di servizi, devono essere interpretati nel senso che essi non ostano a una normativa nazionale - come quella italiana - che esclude la possibilità per l'operatore economico, che partecipa a una gara d'appalto, di sostituire un'impresa ausiliaria che ha perduto le qualificazioni richieste successivamente al deposito della sua offerta, e che determina l'esclusione automatica del suddetto operatore.

Corte di giustizia UE, prima sezione, 14 settembre 2017

Cooperazione giudiziaria civile: nelle controversie di lavoro, i membri del personale di volo possono adire il giudice del luogo a partire dal quale adempiono alla parte sostanziale dei loro obblighi nei confronti del datore di lavoro

L'art. 19, punto 2, lett. a), del regolamento (CE) n. 44/2001 del Consiglio, del 22 dicembre 2000, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, dev'essere interpretato nel senso che, nel caso di ricorso presentato da un membro del personale di volo di una compagnia aerea o messo a sua disposizione e al fine di determinare la competenza del giudice adito, la nozione di «luogo in cui il lavoratore svolge abitualmente la propria attività», ai sensi di tale disposizione, non è equiparabile a quella di «base di servizio», ai sensi dell'allegato III del regolamento (CEE) n. 3922/91 del Consiglio, del 16 dicembre 1991, concernente l'armonizzazione di regole tecniche e di procedure amministrative nel settore dell'aviazione civile, come modificato dal regolamento (CE) n. 1899/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006. La nozione di «base di servizio» costituisce nondimeno un indizio significativo per determinare il «luogo in cui il lavoratore svolge abitualmente la propria attività».

Corte di giustizia UE, seconda sezione, 14 settembre 2017

Pubblico impiego: il risarcimento del "danno comunitario" per abuso dei contratti a termine va liquidato alla stregua dell'art. 32, comma 5, della l. 183/2010

In caso di abusivo ricorso ai contratti di lavoro a termine da parte della Pubblica Amministrazione, il risarcimento del c.d. danno comunitario dev'essere liquidato utilizzando non già il parametro dell'art. 8 della l. 15 luglio 1966, n. 604 («Norme sui licenziamenti individuali»), bensì quello (applicabile ratione temporis nel caso di specie) dell'art. 32, comma 5, della l. 4 novembre 2010, n. 183 («Deleghe al Governo in materia di lavori usuranti, di riorganizzazione di enti, di congedi, aspettative e permessi, di ammortizzatori sociali, di servizi per l'impiego, di incentivi all'occupazione, di apprendistato, di occupazione femminile, nonché misure contro il lavoro sommerso e disposizioni in tema di lavoro pubblico e di controversie di lavoro»), il quale esonera il lavoratore dall'onere di provare il danno nella misura in cui questo è presunto e determinato tra un minimo e un massimo.

Corte di cassazione, sezioni unite civili, 2 agosto 2017, n. 19165

Pesca: i pescatori italiani non hanno diritto ad alcun risarcimento per il divieto anticipato della pesca del tonno rosso disposto dalla Commissione europea nel 2008

La Corte di giustizia UE ha rigettato l'impugnazione della sentenza del Tribunale UE del 27 aprile 2016, Pappalardo e a./Commissione, che aveva respinto il ricorso di alcuni pescatori italiani diretto a ottenere il risarcimento del danno asseritamente subito a seguito dell'adozione del regolamento (CE) n. 530/2008 della Commissione, del 12 giugno 2008, che istituisce misure di emergenza per quanto riguarda le tonniere con reti a circuizione dedite alla pesca del tonno rosso nell'Oceano Atlantico, ad est di 45° di longitudine O, e nel Mar Mediterraneo.

Corte di giustizia UE, quinta sezione, 13 settembre 2017

Sicurezza alimentare: gli Stati membri dell'UE non possono adottare misure di emergenza in materia di OGM senza che sussista in modo evidente un grave rischio per la salute o per l'ambiente

La Corte di giustizia UE ha dichiarato che: 1) l'art. 34 del regolamento (CE) n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 settembre 2003, relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati, in combinato disposto con l'art. 53 del regolamento (CE) n. 178/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 gennaio 2002, che stabilisce i principi e i requisiti generali della legislazione alimentare, istituisce l'Autorità europea per la sicurezza alimentare e fissa procedure nel campo della sicurezza alimentare, dev'essere interpretato nel senso che la Commissione europea non è tenuta ad adottare misure di emergenza, ai sensi di quest'ultimo articolo, qualora uno Stato membro la informi ufficialmente, in conformità all'art. 54, § 1, di quest'ultimo regolamento, circa la necessità di adottare tali misure, quando non sia manifesto che un prodotto autorizzato dal regolamento n. 1829/2003 o conformemente allo stesso può presentare un grave rischio per la salute umana, per la salute degli animali o per l'ambiente; 2) l'art. 34 del regolamento n. 1829/2003, in combinato disposto con l'art. 54 del regolamento n. 178/2002, dev'essere interpretato nel senso che uno Stato membro, dopo avere informato ufficialmente la Commissione europea circa la necessità di ricorrere a misure di emergenza, e qualora quest'ultima non abbia agito in conformità delle disposizioni dell'art. 53 del regolamento n. 178/2002, può, da un lato, adottare tali misure a livello nazionale e, dall'altro, mantenerle in vigore o rinnovarle, finché la Commissione non abbia adottato, ai sensi dell'art. 54, § 2, di quest'ultimo regolamento, una decisione che ne imponga la proroga, modificazione o abrogazione; 3) l'art. 34 del regolamento n. 1829/2003, in combinato disposto con il principio di precauzione, come formulato all'art. 7 del regolamento n. 178/2002, dev'essere interpretato nel senso che non conferisce agli Stati membri la facoltà di adottare, ai sensi dell'art. 54 del regolamento n. 178/2002, misure di emergenza provvisorie sul solo fondamento di tale principio, senza che siano soddisfatte le condizioni sostanziali previste all'art. 34 del regolamento n. 1829/2003.

Corte di giustizia UE, terza sezione, 13 settembre 2017

Protezione internazionale: un'importante pronuncia della Corte di giustizia UE in tema di trattenimento del richiedente

La Corte di giustizia UE ha dichiarato che: 1) l'art. 28 del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l'esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, letto alla luce dell'art. 6 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, dev'essere interpretato nel senso che: a) esso non osta a una normativa nazionale che prevede che, nella situazione in cui il trattenimento di un richiedente protezione internazionale inizi dopo che lo Stato membro richiesto ha accettato la richiesta di presa in carico, detto trattenimento possa essere mantenuto per un periodo massimo di due mesi, purché, da un lato, la durata del trattenimento non superi il tempo necessario per la procedura di trasferimento, valutato tenendo conto delle esigenze concrete della menzionata procedura in ciascun caso specifico, e, dall'altro, eventualmente, tale durata non si prolunghi per un periodo superiore a sei settimane a partire dalla data in cui il ricorso o la revisione non ha più effetto sospensivo e; b) esso osta a una normativa nazionale che permette, in una situazione siffatta, di mantenere detto trattenimento per tre o dodici mesi nel corso dei quali il trasferimento poteva validamente essere effettuato; 2) l'art. 28, § 3, del regolamento n. 604/2013 dev'essere interpretato nel senso che: a) non si deve detrarre dal termine di sei settimane a partire dal momento in cui il ricorso o la revisione non ha più effetto sospensivo, istituito da tale disposizione, il numero di giorni che la persona interessata ha già trascorso in stato di trattenimento dopo che uno Stato membro ha accettato la richiesta di presa in carico o di ripresa in carico; b) il termine di sei settimane a partire dal momento in cui il ricorso o la revisione non ha più effetto sospensivo, istituito da tale disposizione, si applica anche quando la sospensione dell'esecuzione della decisione di trasferimento non è stata specificamente richiesta dalla persona interessata.

Corte di giustizia UE, terza sezione, 13 settembre 2017

Professioni: Palazzo Spada conferma l'annullamento del decreto Mibact 11 dicembre 2015 sulle guide turistiche

È illegittimo il decreto del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo 11 dicembre 2015, recante «Individuazione dei requisiti necessari per l'abilitazione allo svolgimento della professione di guida turistica e procedimento di rilascio dell'abilitazione», nella parte in cui prevede, per taluni siti (individuati dal d.m. 7 aprile 2015), un ulteriore esame di abilitazione, avente carattere specialistico, su base regionale (conferma, con motivazione parzialmente diversa, TAR Lazio, sez. II-quater, sentt. nn. 2817/2017 e 2831/2017).

Consiglio di Stato, sezione VI, 1° agosto 2017, n. 3859

Mediazione: niente provvigione per il procacciatore d'affari non iscritto all'albo

È configurabile, accanto alla mediazione ordinaria, una mediazione negoziale cosiddetta atipica, fondata su un contratto a prestazioni corrispettive, con riguardo anche ad una soltanto delle parti interessate (c.d. mediazione unilaterale): essa ricorre quando una parte, volendo concludere un singolo affare, incarichi altri di svolgere un'attività intesa alla ricerca di una persona interessata alla conclusione del medesimo affare a determinate, prestabilite condizioni; e rientra, proprio per il suo estrinsecarsi in attività di intermediazione, nell'ambito di applicabilità dell'art. 2, comma 4, della l. 3 febbraio 1989, n. 39 («Modifiche ed integrazioni alla legge 21 marzo 1958, n. 253, concernente la disciplina della professione di mediatore»), che per l'appunto disciplina anche ipotesi atipiche di mediazione per il caso in cui oggetto dell'affare siano beni immobili o aziende. Ove oggetto dell'affare siano altre tipologie di beni - e segnatamente beni mobili - l'obbligo di iscrizione sussiste solo per chi svolga la detta attività in modo non occasionale e quindi professionale o continuativo; e, in tale ipotesi, anche per l'esercizio di questa attività è richiesta l'iscrizione nell'albo degli agenti di affari in mediazione di cui al menzionato art. 2 della citata l. 39/1989 [ora, a seguito dell'abrogazione del ruolo dei mediatori, la dichiarazione di inizio di attività alla Camera di commercio, ai sensi dell'art. 73 del d.lgs. 26 marzo 2010, n. 59 («Attuazione della direttiva 2006/123/CE relativa ai servizi nel mercato interno»)], sicché il suo svolgimento in difetto di tale condizione esclude, ai sensi dell'art. 6 della stessa legge, il diritto alla provvigione.

Corte di cassazione, sezioni unite civili, 2 agosto 2017, n. 19161

Iniziativa dei cittadini europei: la Corte di giustizia UE conferma che l'iniziativa per la cancellazione del debito pubblico troppo oneroso dei Paesi in stato di necessità (come la Grecia) non può essere registrata

È legittima la decisione della Commissione di negare la registrazione dell'iniziativa dei cittadini europei (art. 24, primo comma, TFUE) «Un milione di firme per un'Europa della solidarietà», volta a far riconoscere nella legislazione dell'Unione il «principio dello stato di necessità, in base al quale, quando l'esistenza finanziaria e politica di uno Stato è minacciata dal rimborso di un debito oneroso, il rifiuto di pagamento di tale debito è necessario e giustificato» (conferma Tribunale UE, 30 settembre 2015, Anagnostakis/Commissione, in questa Rivista).

Corte di giustizia UE, grande sezione, 12 settembre 2017

Enti locali: gli effetti delle dimissioni ultra dimidium dei consiglieri comunali o provinciali non sono scindibili

L'art. 141, comma 1, lett. b), n. 3), del d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267 («Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali»), configura una fattispecie legale tipica di scioglimento del Consiglio comunale o provinciale determinata dalla «cessazione dalla carica per dimissioni contestuali, ovvero rese anche con atti separati purché contemporaneamente presentati al protocollo dell'ente, della metà più uno dei membri assegnati». Tali dimissioni aut simul stabunt aut simul cadent, sicché, se la fattispecie legale tipica per qualsivoglia ragione non si è perfezionata in tutti i suoi elementi (invalidità di alcune sottoscrizioni, assenza delle formalità prescritte come, ad esempio, mancanza della loro autenticazione, assenza di delega in favore del presentatore, e altri vizi parzialmente invalidanti), è arbitrario e contrario alla volontà normativa salvarne o estrapolarne "frammenti", in nome di un criterio conservativo, e ritenere valide le sole dimissioni di uno o di alcuni dei consiglieri, con conseguente loro surroga (riforma TAR Puglia, Lecce, sez. I, sent. n. 1129/2017).

Consiglio di Stato, sezione III, 2 agosto 2017, n. 3875

Beni culturali: il direttore del Parco archeologico del Colosseo non deve essere necessariamente un cittadino italiano

È legittimo il decreto del Direttore generale del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo in data 27 febbraio 2017, che ha indetto una selezione pubblica internazionale per il conferimento dell'incarico di direttore del Parco archeologico del Colosseo, nella parte in cui prevede che tale incarico possa essere attribuito ad un soggetto privo della cittadinanza italiana (riforma TAR Lazio, sez. II-quater, sent. n. 6719/2017).

Consiglio di Stato, sezione VI, 24 luglio 2017, n. 3666

Beni culturali: è legittimo il decreto Mibact che istituisce il Parco archeologico del Colosseo

Sono legittimi il decreto del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo in data 12 gennaio 2017 («Adeguamento delle soprintendenze speciali agli standard internazionali in materia di musei e luoghi della cultura, ai sensi dell'articolo 1, comma 432, della legge 11 dicembre 2016, n. 232, e dell'articolo 1, comma 327, della legge 28 dicembre 2015, n. 208»), che ha istituto il Parco archeologico del Colosseo, e il decreto del Direttore generale del medesimo Ministero in data 27 febbraio 2017, che ha indetto una selezione pubblica internazionale per il conferimento dell'incarico di direttore del predetto Parco (riforma TAR Lazio, sez. II-quater, sent. n. 6720/2017).

Consiglio di Stato, sezione VI, 24 luglio 2017, n. 3665

P. Caretti, U. De Siervo
Diritto costituzionale e pubblico
Giappichelli, 2017

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