Appalti pubblici: se il servizio è di natura intellettuale, l'impresa non è tenuta a indicare il costo della manodopera

In tema di procedure per l'affidamento di contratti pubblici, l'art. 95, comma 10, del d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50 («Codice dei contratti pubblici»), là dove impone all'impresa di indicare nell'offerta economica «i propri costi della manodopera e gli oneri aziendali concernenti l'adempimento delle disposizioni in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro ad esclusione [...] dei servizi di natura intellettuale», dev'essere interpretato nel senso che sono «di natura intellettuale» i servizi professionali, svolti in via eminentemente personale, di ideazione di soluzioni o di elaborazione di pareri ad hoc, con carattere prevalente rispetto alle attività materiali e all'organizzazione di mezzi e risorse; mentre non rivestono detta natura i servizi consistenti in attività ripetitive e standardizzate (nel caso di specie, l'appalto aveva per oggetto l'ideazione e la fornitura di un software personalizzato, nonché attività manutentive, di aiuto e di supporto a latere e di formazione del personale) (conferma TAR Puglia, Lecce, sez. III, sent. n. 307/2021). ► V. anche CGARS, sent. n. 278/2021, in questa Rivista.

Consiglio di Stato, sezione IV, 22 ottobre 2021, n. 7094

Processo amministrativo: l'art. 34, comma 2, c.p.a. va interpretato nel senso che il giudice non può pronunciare su poteri amministrativi non ancora esercitati dall'amministrazione competente nel caso concreto

L'art. 34, comma 2, c.p.a., là dove dispone che «[i]n nessun caso il giudice può pronunciare con riferimento a poteri amministrativi non ancora esercitati», dev'essere interpretato nel senso che tale preclusione concerne i poteri amministrativi non ancora esercitati dall'amministrazione competente nel caso concreto (riforma TAR Puglia, Lecce, sez. I, sent. n. 323/2014).

Consiglio di Stato, sezione II, 21 ottobre 2021, n. 7070

Appalti pubblici: la stazione appaltante può stabilire criteri di valutazione delle offerte relativi ad aspetti ambientali o sociali

In tema di procedure per l'affidamento di contratti pubblici, è legittimo il bando di gara che prevede criteri di valutazione delle offerte relativi ad aspetti ambientali o sociali (nella fattispecie, un maggiore livello di tutela dei lavoratori attraverso l'applicazione di un dato contratto collettivo e la loro assunzione a tempo indeterminato), purché detti criteri appaiano connessi con l'oggetto dell'appalto e siano rispettati i principi generali di proporzionalità, trasparenza, non discriminazione e parità di trattamento (riforma TAR Lazio, sez. II-bis, sent. n. 12068/2020, nella parte in cui aveva dichiarato inammissibile e irricevibile il ricorso).

Consiglio di Stato, sezione V, 20 ottobre 2021, n. 7053

Emergenza epidemiologica da Covid-19: legittimo l'obbligo vaccinale per gli esercenti le professioni sanitarie e gli operatori di interesse sanitario (art. 4 d.l. 44/2021)

È legittimo l'obbligo vaccinale per la prevenzione dell'infezione da SARS-CoV-2 imposto agli esercenti le professioni sanitarie e agli operatori di interesse sanitario dall'art. 4 del d.l. 1° aprile 2021, n. 44 («Misure urgenti per il contenimento dell'epidemia da COVID-19, in materia di vaccinazioni anti SARS-CoV-2, di giustizia e di concorsi pubblici»), convertito, con modificazioni, nella l. 28 maggio 2021, n. 76 (riforma in parte TAR Friuli-Venezia Giulia, sent. n. 263/2021, che aveva dichiarato inammissibile il ricorso).

Consiglio di Stato, sezione III, 20 ottobre 2021, n. 7045

Emergenza epidemiologica da Covid-19: il d.l. 19/2020 ha attribuito al Presidente del Consiglio dei ministri non poteri legislativi, ma «unicamente il compito di dare esecuzione alla norma primaria mediante atti amministrativi sufficientemente tipizzati»

Non sono fondate le questioni di legittimità costituzionale - sollevate dal Giudice di pace di Frosinone in riferimento agli artt. 76, 77 e 78 Cost. - degli artt. 1, 2 e 4 del d.l. 25 marzo 2020, n. 19 («Misure urgenti per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID-19»), convertito, con modificazioni, nella l. 22 maggio 2020, n. 35 [«le disposizioni oggetto di censura» - ha affermato la Consulta - «non hanno conferito al Presidente del Consiglio dei ministri una funzione legislativa in violazione degli artt. 76 e 77 Cost., né tantomeno poteri straordinari da stato di guerra in violazione dell'art. 78 Cost., ma hanno ad esso attribuito unicamente il compito di dare esecuzione alla norma primaria mediante atti amministrativi sufficientemente tipizzati» (§ 9 in diritto)].

Corte costituzionale, 22 ottobre 2021, n. 198

Procedura penale: la sentenza ex art. 425 c.p.p. non va notificata all'imputato assente

La sentenza ex art. 425 c.p.p. - al pari di quella emessa nel rito ordinario o nel rito abbreviato - non dev'essere notificata (per estratto) all'imputato assente, poiché questi è rappresentato dal difensore che assiste alla lettura del provvedimento. ► V. anche Cass. pen., sez. un., sent. n. 698/2019, dep. 2020, in questa Rivista.

Corte di cassazione, sezione III penale, 16 settembre 2021, n. 37391 (dep. 14 ottobre 2021)

Procedura penale: il provvedimento di sequestro preventivo di beni finalizzato alla confisca (art. 321, comma 2, c.p.p.) deve contenere la concisa motivazione anche del periculum in mora

Il provvedimento di sequestro preventivo di beni ex art. 321, comma 2, c.p.p., finalizzato alla confisca di cui all'art. 240 c.p., deve contenere la concisa motivazione anche del periculum in mora, da rapportare alle ragioni che rendono necessaria l'anticipazione dell'effetto ablativo della confisca prima della definizione del giudizio; motivazione che tuttavia, nell'ipotesi di sequestro «delle cose, la fabbricazione, l'uso, il porto, la detenzione o l'alienazione delle quali costituisce reato», può riguardare la sola appartenenza del bene al novero di quelli confiscabili ex lege.

Corte di cassazione, sezioni unite penali, 24 giugno 2021, n. 36959 (dep. 11 ottobre 2021)

Cooperazione giudiziaria penale: la Corte di giustizia si pronuncia sull'interpretazione della direttiva 2014/42/UE, relativa al congelamento e alla confisca dei beni strumentali e dei proventi da reato nell'Unione europea

La Corte di giustizia UE ha dichiarato che: 1) la direttiva 2014/42/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 3 aprile 2014, relativa al congelamento e alla confisca dei beni strumentali e dei proventi da reato nell'Unione europea, dev'essere interpretata nel senso che: a) la detenzione di stupefacenti a fini di spaccio rientra nell'ambito di applicazione di tale direttiva, anche quando tutti gli elementi inerenti alla commissione di questo reato si collocano all'interno di un unico Stato membro; b) essa non prevede unicamente la confisca dei beni che costituiscono un vantaggio economico derivante dal reato per il quale l'autore dello stesso è stato condannato, ma contempla altresì la confisca dei beni appartenenti a tale autore del reato relativamente ai quali il giudice nazionale investito della causa sia convinto che derivano da altre condotte criminose, nel rispetto delle garanzie previste dall'art. 8, § 8, di tale direttiva e a condizione che il reato di cui detto autore è stato dichiarato colpevole figuri tra quelli elencati all'art. 5, § 2, di detta direttiva e sia suscettibile di produrre, direttamente o indirettamente, un vantaggio economico ai sensi di quest'ultima; 2) l'art. 8, §§ 1, 7 e 9, della direttiva 2014/42, letto in combinato disposto con l'art. 47 CDFUE, dev'essere interpretato nel senso che esso osta ad una normativa nazionale (nella specie, quella bulgara), la quale permetta la confisca, a favore dello Stato, di un bene di cui si affermi che appartiene ad una persona diversa dall'autore del reato, senza che tale persona abbia la facoltà di intervenire quale parte nel procedimento di confisca.

Corte di giustizia UE, terza sezione, 21 ottobre 2021

Ordinamento penitenziario: non è incostituzionale l'applicabilità dell'art. 41-bis anche agli internati, ma con le «sole restrizioni proporzionate e congrue alla condizione del soggetto cui il regime differenziale di volta in volta si riferisce»

Non sono fondate, «nei sensi di cui in motivazione», le questioni di legittimità costituzionale - sollevate dalla Corte di cassazione in riferimento agli artt. 3, 25, 27 e 117, primo comma, Cost., quest'ultimo in relazione all'art. 7 CEDU - dell'art. 41-bis, commi 2 e 2-quater, della l. 26 luglio 1975, n. 354 («Norme sull'ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà»), come modificato dall'art. 2, comma 25, lett. f), della l. 15 luglio 2009, n. 94 («Disposizioni in materia di sicurezza pubblica»), in quanto applicabile anche agli internati per l'esecuzione di una misura di sicurezza. Nella sentenza si legge che, «[i]n conformità agli artt. 3 e 27, terzo comma, Cost., deve essere [...] prescelta un'interpretazione della disciplina censurata che consenta l'applicazione delle sole restrizioni proporzionate e congrue alla condizione del soggetto cui il regime differenziale di volta in volta si riferisce. Così, trattandosi di un internato assegnato ad una casa di lavoro, le restrizioni derivanti dalla sua soggezione all'art. 41-bis ordin. penit. devono adattarsi, nei limiti del possibile, alla necessità di organizzare un programma di lavoro, e, a sua volta, l'organizzazione del lavoro deve adattarsi alle restrizioni (quelle necessarie) della socialità e della possibilità di movimento nella struttura. Ad esempio, devono essere identificate attività professionali compatibili con gli effettivi spazi di socialità e mobilità a disposizione degli internati soggetti al regime differenziale, modulando opportunamente l'applicazione a costoro della "limitazione della permanenza all'aperto" disposta dalla lettera f) del comma 2-quater del citato art. 41-bis. // In definitiva, secondo l'interpretazione qui affermata, gli internati in regime differenziale restano esclusi dall'accesso alla semilibertà ed alle licenze sperimentali, non potendo uscire dalla struttura in cui sono collocati, ma, quanto alla socialità ed ai movimenti intra moenia, deve essere loro garantita la possibilità di lavorare» (§ 5 in diritto).

Corte costituzionale, 21 ottobre 2021, n. 197

Previdenza e assistenza: inammissibili le questioni di costituzionalità dell'art. 3, comma 1, lett. a), n. 1), d.lgs. 147/2017, che riconosceva il reddito di inclusione ai soli stranieri in possesso del permesso di soggiorno UE per lungo-soggiornanti

Sono inammissibili, per difetto di motivazione sulla rilevanza, le questioni di legittimità costituzionale - sollevate dal Tribunale di Brescia in riferimento agli artt. 2, 3, 38 e 117, primo comma, Cost., quest'ultimo in relazione agli artt. 14 CEDU, 20, 21 e 34, § 3, CDFUE e 13 e 30 CSE - dell'art. 3, comma 1, lett. a), n. 1), del d.lgs. 15 settembre 2017, n. 147 («Disposizioni per l'introduzione di una misura nazionale di contrasto alla povertà»), là dove, ai fini dell'ottenimento del reddito di inclusione, richiede(va) agli stranieri il possesso del permesso di soggiorno UE per lungo-soggiornanti.

Corte costituzionale, 21 ottobre 2021, n. 196

Diritto civile: ai fini dell'azione revocatoria ordinaria, è sufficiente che il debitore alienante e il terzo acquirente siano consapevoli della diminuzione della garanzia generica per la riduzione della consistenza patrimoniale del primo

In tema di azione revocatoria ordinaria (artt. 2901 ss. c.c.): 1) ai fini dell'azione, è sufficiente che il debitore alienante e il terzo acquirente siano consapevoli della diminuzione della garanzia generica per la riduzione della consistenza patrimoniale del primo, non occorrendo né che essi siano collusi né che il terzo conosca lo specifico credito per cui l'azione è proposta, conoscenza invece richiesta nel caso di atto a titolo oneroso anteriore al sorgere del credito; 2) il pregiudizio arrecato alle ragioni del creditore consiste nell'insufficienza dei beni del debitore a offrire la garanzia patrimoniale, assumendo rilievo non già una mera diminuzione di detta garanzia, bensì ogni aggravamento della già esistente insufficienza dei beni del debitore ad assicurare la garanzia patrimoniale.

Corte di cassazione, sezione III civile, 15 ottobre 2021, n. 28423

Società: le opzioni put e call possono essere contenute anche nei patti parasociali

Le opzioni put e call possono essere contenute, oltreché nei contratti di borsa, anche nei patti parasociali conclusi fra i soci di una società azionaria; esse violano il divieto di patto leonino (art. 2265 c.c.) solamente quando alterino la struttura e la funzione del contratto sociale, senza che possa assumere rilievo il mero trasferimento del rischio interno fra i soci.

Corte di cassazione, sezione I civile, 7 ottobre 2021, n. 27227

Processo amministrativo: la mancata indicazione, nel provvedimento notificato al destinatario, dell'autorità cui si può presentare ricorso ed entro quando non è causa di illegittimità né giustifica ex se la rimessione in termini per errore scusabile

In tema di processo amministrativo: 1) l'atto oggetto di censura deve essere espressamente indicato nel ricorso ovvero desumersi dal relativo contenuto, a pena d'inammissibilità dell'impugnazione, non essendo sufficiente il generico riferimento ad atti prodromici, contestuali, consequenziali o simili; 2) l'assenza, nel provvedimento notificato al destinatario, delle indicazioni previste dall'art. 3, comma 4, della l. 7 agosto 1990, n. 241 («Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi»), ossia «il termine e l'autorità cui è possibile ricorrere», non costituisce causa di illegittimità, né giustifica ex se la concessione del beneficio della rimessione in termini per errore scusabile (conferma TAR Sicilia, sez. I, sent. n. 1956/2017).

CGA Regione Siciliana, 18 ottobre 2021, n. 868

Processo amministrativo: la carenza d'interesse al ricorso di primo grado sopravvenuta durante il giudizio d'appello comporta l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata

In tema di processo amministrativo, la carenza d'interesse al ricorso di primo grado sopravvenuta durante il giudizio d'appello comporta l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata (annulla senza rinvio TAR Sicilia, Catania, sez. III, sent. n. 1028/2020). ► V. anche, in questa Rivista: CdS, sez. II, sentt. nn. 3739/2021, 7527/2019 e 5861/2019; sez. III, sent. n. 3162/2020.

CGA Regione Siciliana, 15 ottobre 2021, n. 856

Appalti pubblici: la "clausola sociale" non implica ex se l'obbligo di riassorbimento integrale del personale dell'appaltatore uscente

In tema di procedure per l'affidamento di contratti pubblici: 1) il sindacato di legittimità del giudice amministrativo sulle valutazioni svolte dalla stazione appaltante in sede di verifica dell'anomalia dell'offerta è limitato alla loro intrinseca logicità e ragionevolezza, nonché alla congruità della relativa istruttoria, restando escluso ogni apprezzamento di merito; 2) in sede di verifica dell'anomalia dell'offerta, l'impresa può giustificare diversamente o rettificare le singole voci di costo, per sopravvenienze di fatto o normative ovvero per porre rimedio a originari e comprovati errori di calcolo, sempreché resti ferma l'entità dell'offerta economica complessiva; 3) la c.d. clausola sociale riveste carattere necessariamente flessibile e non implica ex se l'obbligo di riassorbimento integrale del personale impiegato dall'appaltatore uscente (riforma TAR Umbria, sent. n. 62/2021).

Consiglio di Stato, sezione V, 18 ottobre 2021, n. 6957

Elezioni: se ha concretamente inciso sulla genuinità del voto, la violazione delle norme che disciplinano le operazioni elettorali ne comporta l'annullamento

Ove risulti - alla luce di indizi gravi, precisi e concordanti - che abbia concretamente inciso sulla genuinità del voto, la violazione delle norme disciplinanti lo svolgimento delle operazioni elettorali ne comporta l'annullamento (anche solo parziale), a prescindere dalla c.d. prova di resistenza (riforma TAR Campania, Salerno, sez. I, sent. n. 1024/2021).

Consiglio di Stato, sezione II, 14 ottobre 2021, n. 6906

Immigrazione: la "segnalazione Schengen" giustifica di per sé il rigetto della domanda di emersione dal lavoro irregolare presentata dal cittadino straniero

In tema di immigrazione, è legittimo il provvedimento che rigetta la domanda di emersione dal lavoro irregolare in ragione dell'esistenza di una "segnalazione Schengen" disposta da un altro Stato nei confronti del cittadino straniero (riforma TAR Friuli-Venezia Giulia, sent. n. 544/2014).

Consiglio di Stato, sezione III, 14 ottobre 2021, n. 6901

Appalti pubblici: niente "doppia riparametrazione" dei punteggi se non è prevista dalla lex specialis

Nelle procedure per l'affidamento di contratti pubblici secondo il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa, le stazioni appaltanti non sono tenute a effettuare la c.d. doppia riparametrazione dei punteggi, salvo che questa sia espressamente prevista dalla lex specialis (conferma TAR Emilia-Romagna, sez. I, sent. n. 545/2020).

Consiglio di Stato, sezione V, 12 ottobre 2021, n. 6845

Appalti pubblici: se l'offerta non è conveniente o idonea, la stazione appaltante può decidere di non aggiudicare l'appalto

In tema di procedure per l'affidamento di contratti pubblici, ai sensi dell'art. 95, comma 12, del d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50 («Codice dei contratti pubblici»), «[l]e stazioni appaltanti possono decidere di non procedere all'aggiudicazione se nessuna offerta risulti conveniente o idonea in relazione all'oggetto del contratto». Il relativo apprezzamento riveste natura latamente discrezionale e, pertanto, è sindacabile dal giudice amministrativo solo in caso di manifesta illogicità o irragionevolezza. ► V. anche TAR Lazio, sez. III stralcio, sent. n. 7653/2020, in questa Rivista.

TAR Lazio, sezione I-quater, 15 ottobre 2021, n. 10570

Appalti pubblici: legittima l'esclusione dalla gara se l'offerta economica contiene un errore di calcolo non rettificabile sulla mera base della documentazione di corredo

In tema di procedure per l'affidamento di contratti pubblici, è legittima l'esclusione dalla gara dell'impresa la cui offerta economica contiene un errore di calcolo che non sia possibile rettificare sulla mera base della documentazione di corredo.

TAR Piemonte, sezione I, 12 ottobre 2021, n. 905

A. Cassese

Il diritto internazionale in Italia

Il Mulino, 2021

S. Mogorovich

Affitto d'azienda

Maggioli, 2021

M. D'Amico, G. Arconzo, S. Leone

Lezioni di diritto costituzionale

Franco Angeli, 2021