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Indennità di maternità: è incostituzionale l'esclusione del beneficio quando siano trascorsi più di 60 giorni tra l'inizio del congedo straordinario per l'assistenza al coniuge o a un figlio gravemente disabili e l'inizio del congedo di maternità

È incostituzionale - per violazione degli artt. 3, 31 e 37 Cost. - l'art. 24, comma 3, del d.lgs. 26 marzo 2001, n. 151 («Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell'articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53»), nella parte in cui non esclude dal computo di sessanta giorni immediatamente antecedenti all'inizio del periodo di astensione obbligatoria dal lavoro il periodo di congedo straordinario ex art. 42, comma 5, del medesimo d.lgs., di cui la lavoratrice gestante abbia fruito per l'assistenza al coniuge convivente o a un figlio, portatori di handicap in situazione di gravità accertata ai sensi dell'art. 4, comma 1, della l. 5 febbraio 1992, n. 104 («Legge-quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate»).

Corte costituzionale, 13 luglio 2018, n. 158

Processo civile: è ricorribile per cassazione la pronuncia del giudice italiano che, adito ai fini della separazione dei beni del defunto da quelli dell'erede, abbia declinato la propria giurisdizione in favore del giudice straniero

È ammissibile il ricorso straordinario per cassazione avverso il decreto col quale il giudice italiano, adito ai fini della separazione dei beni del defunto da quelli dell'erede (artt. 512 e ss. c.c.), abbia declinato la propria giurisdizione in favore del giudice straniero.

Corte di cassazione, sezioni unite civili, 15 maggio 2018, n. 11849

Matrimoni omosessuali contratti all'estero: la Suprema Corte dice no alla trascrizione e sì al riconoscimento come unioni civili

Il matrimonio contratto all'estero fra due persone del medesimo sesso (nel caso di specie, un cittadino italiano e un cittadino straniero) non può essere trascritto nei registri di matrimonio, ma produce gli effetti dell'unione civile regolata dalla legge italiana.

Corte di cassazione, sezione I civile, 14 maggio 2018, n. 11696

Cittadinanza UE: quando un cittadino UE ritorna nel suo Paese d'origine, quest'ultimo deve agevolare l'ingresso e il soggiorno del partner extra-UE con cui il primo abbia una relazione stabile debitamente attestata

La Corte di giustizia UE ha dichiarato che: 1) l'art. 21, § 1, TFUE dev'essere interpretato nel senso che: a) esso obbliga lo Stato membro di cui il cittadino dell'Unione possiede la cittadinanza ad agevolare il rilascio di un'autorizzazione al soggiorno per il partner non registrato, che sia cittadino di uno Stato terzo e con il quale il cittadino dell'Unione abbia una relazione stabile debitamente attestata, laddove detto cittadino dell'Unione, dopo aver esercitato il suo diritto alla libera circolazione in un altro Stato membro per svolgervi un'attività lavorativa, conformemente alle condizioni previste dalla direttiva 2004/38/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri, che modifica il regolamento (CEE) n. 1612/68 e abroga le direttive 64/221/CEE, 68/360/CEE, 72/194/CEE, 73/148/CEE, 75/34/CEE, 75/35/CEE, 90/364/CEE, 90/365/CEE e 93/96/CEE, faccia ritorno con il suo partner nello Stato membro di cui possiede la cittadinanza per soggiornarvi; b) un provvedimento di diniego di rilascio di un'autorizzazione al soggiorno per il partner non registrato, cittadino di uno Stato terzo, di un cittadino dell'Unione il quale, dopo aver esercitato il suo diritto alla libera circolazione in un altro Stato membro per svolgervi un'attività lavorativa, conformemente alle condizioni previste dalla direttiva 2004/38, faccia ritorno con il suo partner nello Stato membro di cui ha la cittadinanza per soggiornarvi, dev'essere fondato su un esame approfondito della situazione personale del richiedente e dev'essere motivato; 2) l'art. 3, § 2, della direttiva 2004/38 dev'essere interpretato nel senso che i cittadini di Stati terzi indicati in tale disposizione devono disporre di un mezzo di impugnazione per contestare un provvedimento di diniego di rilascio di un'autorizzazione al soggiorno adottato nei loro confronti, in seguito al cui esperimento il giudice nazionale deve poter verificare se il provvedimento di diniego si fondi su una base di fatto sufficientemente solida e se le garanzie procedurali siano state rispettate. Fra tali garanzie si annovera l'obbligo, per le autorità nazionali competenti, di effettuare un esame approfondito della situazione personale del richiedente e di motivare ogni rifiuto di ingresso o di soggiorno.

Corte di giustizia UE, quarta sezione, 12 luglio 2018

Appalti pubblici: il concorrente deve provare già nella propria offerta che i prodotti da esso proposti sono equivalenti a quelli originali richiesti dalla lex specialis

L'art. 34, § 8, della direttiva 2004/17/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 31 marzo 2004, che coordina le procedure di appalto degli enti erogatori di acqua e di energia, degli enti che forniscono servizi di trasporto e servizi postali, dev'essere interpretato nel senso che, quando le specifiche tecniche che figurano nei documenti dell'appalto fanno riferimento a un marchio, a un'origine o a una produzione specifica, l'ente aggiudicatore deve esigere che l'offerente fornisca, già nella sua offerta, la prova dell'equivalenza dei prodotti che propone rispetto a quelli definiti nelle citate specifiche tecniche (questioni pregiudiziali sollevate dal Consiglio di Stato).

Corte di giustizia UE, quarta sezione, 12 luglio 2018

Apparecchiature di radio-telecomunicazione: nella procedura di valutazione di conformità alla direttiva 1999/5/CE, l'intervento di un organismo notificato non è sempre necessario

L'art. 12, § 1, secondo comma, della direttiva 1999/5/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 marzo 1999, riguardante le apparecchiature radio e le apparecchiature terminali di telecomunicazione e il reciproco riconoscimento della loro conformità, come modificata dal regolamento (CE) n. 596/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 giugno 2009, dev'essere interpretato nel senso che: a) il fabbricante di un'apparecchiatura radio, quando applica la procedura di cui all'allegato III, secondo comma, di tale direttiva e si basa su norme armonizzate per definire le serie di prove indicate a tale comma, non è tenuto a rivolgersi a un organismo notificato di cui all'art. 11, § 1, della medesima direttiva e, pertanto, non è tenuto ad aggiungere alla marcatura CE il numero di identificazione di tale organismo; b) il fabbricante di un'apparecchiatura radio, che abbia applicato la procedura di cui all'allegato III di tale direttiva ricorrendo alle norme armonizzate che definiscono le serie di prove radio essenziali da effettuarsi, non è tenuto ad aggiungere alla marcatura CE il numero di identificazione di un organismo notificato che egli abbia interpellato di sua volontà, pur non essendovi obbligato, per confermare l'elenco delle serie di prove radio essenziali contenute nelle suddette norme armonizzate (questioni pregiudiziali sollevate dal Consiglio di Stato).

Corte di giustizia UE, nona sezione, 11 luglio 2018

Cooperazione giudiziaria civile: se il trasporto merci tra Stati UE avviene in più tappe, con scali e diversi modi di trasporto, sia il luogo di spedizione sia quello di consegna della merce costituiscono luoghi di prestazione del servizio di trasporto

L'art. 5, punto 1, lett. b), secondo trattino, del regolamento (CE) n. 44/2001 del Consiglio, del 22 dicembre 2000, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, dev'essere interpretato nel senso che, nell'ambito di un contratto vertente sul trasporto di merci tra Stati membri in più tappe, con scali e con diversi modi di trasporto, tanto il luogo di spedizione quanto il luogo di consegna della merce costituiscono luoghi di prestazione del servizio di trasporto ai sensi di tale disposizione.

Corte di giustizia UE, terza sezione, 11 luglio 2018

Lavoro: la Corte di giustizia UE si pronuncia sull'ambito di applicazione della direttiva 2001/23, concernente il mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimenti di imprese, di stabilimenti o di parti di imprese o di stabilimenti

L'art. 1, § 1, della direttiva 2001/23/CE del Consiglio, del 12 marzo 2001, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative al mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimenti di imprese, di stabilimenti o di parti di imprese o di stabilimenti, dev'essere interpretato nel senso che tale direttiva si applica a una situazione in cui un committente ha risolto il contratto di prestazione di servizi di vigilanza di impianti concluso con un'impresa e ha stipulato, ai fini dell'esecuzione di tale prestazione, un nuovo contratto con un'altra impresa che riassume, in forza di un contratto collettivo, una parte essenziale, in termini di numero e di competenze, dell'organico che la prima impresa aveva assegnato all'esecuzione di detta prestazione, a condizione che l'operazione sia accompagnata dal trasferimento di un'entità economica tra le due imprese considerate.

Corte di giustizia UE, decima sezione, 11 luglio 2018

Tributi: non è incostituzionale la normativa della Regione Sicilia sulla riscossione della tassa automobilistica regionale

Sono in parte inammissibili e in parte infondate le questioni di legittimità costituzionale - sollevate dal Presidente del Consiglio dei ministri in riferimento a vari parametri - della legge della Regione Sicilia (n. 24/2016) che detta disposizioni in materia di riscossione della tassa automobilistica regionale.

Corte costituzionale, 11 luglio 2018, n. 152

Ambiente: non è incostituzionale la legge della Regione Basilicata che prevede la sospensione temporanea dei procedimenti per il rilascio di nuove autorizzazioni alla realizzazione di impianti di smaltimento dei rifiuti

Non è fondata la questione di legittimità costituzionale - sollevata dal TAR Basilicata in riferimento agli artt. 117, secondo comma, lett. s), e 41 Cost. - della legge della Regione Basilicata che prevede la sospensione, nelle more dell'aggiornamento del piano regionale di gestione dei rifiuti e comunque fino al 31 dicembre 2016, dei procedimenti per il rilascio di nuove autorizzazioni alla realizzazione di impianti di smaltimento dei rifiuti.

Corte costituzionale, 11 luglio 2018, n. 151

Ambiente: non è incostituzionale la legge della Regione Calabria che prevede la sospensione temporanea dei procedimenti per il rilascio di autorizzazioni al deposito di rifiuti e dei connessi subprocedimenti di VIA e AIA

Non è fondata la questione di legittimità costituzionale - sollevata dal TAR Calabria in riferimento all'art. 117, secondo comma, lett. s), Cost. - della legge della Regione Calabria (n. 8/2016) che prevede la sospensione, nelle more dell'approvazione del nuovo piano regionale di gestione dei rifiuti e al massimo per un anno, dei procedimenti per il rilascio di autorizzazioni al deposito di rifiuti e dei connessi subprocedimenti di VIA e AIA.

Corte costituzionale, 11 luglio 2018, n. 150

Ordinamento penitenziario: è incostituzionale l'esclusione dei benefici penitenziari nei confronti dei condannati all'ergastolo per sequestro di persona a scopo di estorsione, terrorismo o eversione che abbiano cagionato la morte della vittima

È incostituzionale - per violazione degli artt. 3 e 27, terzo comma, Cost. - l'art. 58-quater, comma 4, della l. 26 luglio 1975, n. 354 («Norme sull'ordinamento penitenziario e sull'esecuzione delle misure privative e limitative della libertà»), là dove esclude dai benefici penitenziari i condannati per sequestro di persona a scopo di rapina o estorsione (art. 630 c.p.) oppure di terrorismo o eversione (art. 289-bis c.p.) che abbiano cagionato la morte della vittima.

Corte costituzionale, 11 luglio 2018, n. 149

Regioni: è incostituzionale la legge della Regione Veneto che sanziona chi compie atti di «ostruzionismo» o «disturbo» dell'attività di caccia o pesca

È incostituzionale - per violazione dell'art. 117, secondo comma, lett. h), Cost. («ordine pubblico e sicurezza») - la legge della Regione Veneto (n. 1/2017) che punisce con una sanzione amministrativa chi compia atti di «ostruzionismo» o «disturbo» dell'attività di caccia o pesca, ovvero rechi molestie a chi esercita tale attività.

Corte costituzionale, 11 luglio 2018, n. 148

Regioni: è incostituzionale, perché priva di copertura finanziaria, la legge della Regione Campania che istituisce il «servizio di sociologia del territorio»

È incostituzionale - per violazione dell'art. 81, terzo comma, Cost. - la legge della Regione Campania (n. 13/2017) che istituisce il «servizio di sociologia del territorio» della medesima Regione.

Corte costituzionale, 11 luglio 2018, n. 147

Processo amministrativo: il termine ex art. 120, comma 2-bis, c.p.a. decorre da quando il ricorrente ha avuto piena conoscenza delle ragioni della ammissione o esclusione

In tema di procedure per l'affidamento di contratti pubblici, il termine di trenta giorni previsto dall'art. 120, comma 2-bis, c.p.a. decorre dal giorno in cui il ricorrente abbia avuto piena contezza delle ragioni poste a base del provvedimento di ammissione o esclusione (nel caso di specie, il provvedimento di ammissione alla gara dell'impresa controinteressata era stato pubblicato sul sito della stazione appaltante senza la relativa motivazione).

TAR Lombardia, Brescia, sezione I, 13 giugno 2018, n. 577

Processo amministrativo: la spontanea rinnovazione in termini della notifica nulla per mancato raggiungimento dello scopo sana il vizio con effetti ex tunc

In caso di nullità della notifica per mancato raggiungimento dello scopo, la spontanea riattivazione del procedimento notificatorio ad opera del medesimo soggetto notificante, ove sia effettuata nei termini e abbia esito positivo, sana il vizio con effetti retroattivi, al pari della rinnovazione della notifica concessa dal giudice ex art. 44, comma 4, c.p.a. Qualora, invece, la seconda notifica avvenga fuori termine, il giudice deve valutare se la nullità della prima sia imputabile alla parte e, nel caso, dichiarare irricevibile il ricorso per tardività (riforma TAR Campania, sez. VI, sent. n. 5406/2017) (v. anche Cass. civ., sez. un., sent. n. 14594/2016, in questa Rivista).

Consiglio di Stato, sezione V, 18 giugno 2018, n. 3732

Ordinamento giudiziario: le delibere del CSM che conferiscono incarichi direttivi o semidirettivi devono essere congruamente motivate, tanto più ove il Plenum disattenda la proposta formulata dalla Commissione

Nel conferimento degli incarichi direttivi e semidirettivi, il Consiglio superiore della magistratura gode di un'ampia discrezionalità, che è sindacabile in sede giurisdizionale solamente qualora risulti inficiata da irragionevolezza, arbitrarietà oppure omissione o travisamento dei fatti, restando precluso al giudice amministrativo qualunque apprezzamento di merito. Nondimeno, il sindacato giurisdizionale deve assicurare la puntuale ed effettiva verifica del corretto e completo apprezzamento dei presupposti giuridico-fattuali costituenti il quadro conoscitivo considerato ai fini della valutazione compiuta, la coerenza tra gli elementi valutati e le conclusioni cui è pervenuta la deliberazione, la logicità della valutazione, l'effettività della comparazione tra i candidati, nonché la sufficienza della motivazione. Quest'ultima deve dar conto delle ragioni, ove sussistenti, che concretano nei fatti l'accertamento di miglior capacità professionale tra i concorrenti e che, perciò, razionalmente conducono a preferire uno di essi rispetto agli altri. In particolare, qualora il Plenum intenda discostarsi dalle conclusioni precedentemente rassegnate dalla Commissione competente a formulare le proposte di assegnazione dell'incarico, la motivazione deve esporre le ragioni sopravvenute (di fatto, giuridiche o anche solo di opportunità, queste ultime insindacabili nel merito dal giudice amministrativo) per le quali si è ritenuto di dover mutare orientamento, a fronte di una precedente valutazione delle medesime circostanze, regolarmente espressa dall'organo a ciò competente (conferma TAR Lazio, sez. I, sent. n. 12618/2017) (cfr. C.d.S., sez. V, sent. n. 3383/2018, in questa Rivista).

Consiglio di Stato, sezione V, 18 giugno 2018, n. 3716

Trattamento dei dati personali: una comunità religiosa (come quella dei testimoni di Geova) è responsabile, congiuntamente ai suoi membri predicatori, del trattamento dei dati personali raccolti nell'attività di predicazione porta a porta

La Corte di giustizia UE ha dichiarato che: 1) l'art. 3, § 2, della direttiva 95/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 ottobre 1995, relativa alla tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati, letto alla luce dell'art. 10, § 1, della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, dev'essere interpretato nel senso che la raccolta di dati personali da parte dei membri di una comunità religiosa nell'ambito di un'attività di predicazione porta a porta e i trattamenti successivi di tali dati non costituiscono né trattamenti di dati personali effettuati per l'esercizio di attività di cui all'art. 3, § 2, primo trattino, di tale direttiva, né trattamenti di dati personali effettuati da persone fisiche per l'esercizio di attività a carattere esclusivamente personale o domestico, ai sensi dell'art. 3, § 2, secondo trattino, di detta direttiva; 2) l'art. 2, lett. c), della direttiva 95/46 dev'essere interpretato nel senso che la nozione di «archivio», di cui a tale disposizione, include l'insieme di dati personali raccolti nell'ambito di un'attività di predicazione porta a porta, contenente nomi, indirizzi e altre informazioni riguardanti le persone contattate porta a porta, allorché tali dati sono strutturati secondo criteri specifici che consentono, in pratica, di recuperarli facilmente per un successivo impiego. Affinché il suddetto insieme rientri in tale nozione, non è necessario che esso comprenda schedari, elenchi specifici o altri sistemi di ricerca; 3) l'art. 2, lett. d), della direttiva 95/46, letto alla luce dell'art. 10, § 1, della Carta dei diritti fondamentali, dev'essere interpretato nel senso che esso consente di considerare una comunità religiosa, congiuntamente ai suoi membri predicatori, quale responsabile dei trattamenti di dati personali effettuati da questi ultimi nell'ambito di un'attività di predicazione porta a porta organizzata, coordinata e incoraggiata da tale comunità, senza che sia necessario che detta comunità abbia accesso a tali dati o che si debba dimostrare che essa ha fornito ai propri membri istruzioni scritte o incarichi relativamente a tali trattamenti.

Corte di giustizia UE, grande sezione, 10 luglio 2018

Giurisdizione: sull'accantonamento degli utili conseguente al "commissariamento" prefettizio dell'impresa decide il giudice ordinario

Appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario la controversia riguardante il decreto prefettizio che - ai sensi dell'art. 32 del d.l. 24 giugno 2014, n. 90 («Misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l'efficienza degli uffici giudiziari»), convertito, con modificazioni, dalla l. 11 agosto 2014, n. 114 - dispone, su proposta dell'Autorità nazionale anticorruzione (ANAC), la straordinaria e temporanea gestione di un consorzio, con il conseguente accantonamento degli utili derivanti dall'attività di un'impresa consorziata, configurandosi in capo a quest'ultima una posizione giuridica di diritto soggettivo.

Corte di cassazione, sezioni unite civili, 11 maggio 2018, n. 11576

Fisco: sì alla detrazione IVA per lavori di ristrutturazione o manutenzione di immobili altrui

Il diritto alla detrazione dell'IVA per lavori di ristrutturazione o manutenzione di beni immobili dev'essere riconosciuto anche nel caso in cui tali beni siano di proprietà di terzi, a condizione che sussista un nesso di strumentalità con l'attività d'impresa o professionale, benché questa sia potenziale o di prospettiva e non sia stata poi effettivamente svolta per cause estranee al contribuente.

Corte di cassazione, sezioni unite civili, 11 maggio 2018, n. 11533
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Manuale di diritto processuale penale

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Codice
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(curr.)

Giustizia e Costituzione agli albori del XXI secolo

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