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Esame da avvocato: un'importante pronuncia dell'Adunanza plenaria del Consiglio di Stato sulla composizione delle commissioni

In tema di esame di Stato per l'abilitazione all'esercizio della professione di avvocato, in forza dell'art. 47 della l. 31 dicembre 2012, n. 247 («Nuova disciplina dell'ordinamento della professione forense»), il quale è immediatamente applicabile, è venuto meno il previgente principio di "fungibilità" dei componenti delle commissioni giudicatrici; onde è viziato l'operato delle sottocommissioni che procedano all'elaborazione dei subcriteri, alla correzione degli elaborati scritti e allo svolgimento della prova orale in assenza di commissari appartenenti a ciascuna delle categorie professionali indicate da detto articolo.

Consiglio di Stato, adunanza plenaria, 14 dicembre 2018, n. 18

Processo amministrativo: la pubblicazione dell'ordinanza di rimessione all'Adunanza plenaria non fa decorrere un nuovo termine a difesa ex art. 55, comma 5, c.p.a.

La fase processuale che si svolge innanzi all'Adunanza plenaria rappresenta la continuazione del giudizio pendente davanti alla Sezione rimettente, tanto che l'art. 99, comma 4, c.p.a. consente all'Adunanza plenaria di decidere l'intera controversia, salvo che ritenga di enunciare solo il principio di diritto. Ne consegue che la pubblicazione dell'ordinanza di rimessione all'Adunanza plenaria non può essere equiparata, ai fini della decorrenza di un nuovo termine a difesa ex art. 55, comma 5, c.p.a., alla proposizione del ricorso introduttivo di un autonomo giudizio, al contrario inserendosi, in via incidentale, nell'ambito del medesimo processo già incardinato presso la Sezione rimettente.

Consiglio di Stato, adunanza plenaria, 13 dicembre 2018, n. 1

Procedimento amministrativo: è illegittimo il parere negativo espresso dall'ARPA al di fuori della conferenza di servizi convocata per il rilascio dell'autorizzazione unica relativa ad impianti fotovoltaici

In tema di autorizzazione unica per la realizzazione di impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, è illegittimo, in quanto viziato da incompetenza assoluta, il parere (nella specie, dell'ARPA) espresso al di fuori della conferenza di servizi prevista dall'art. 12, commi 3 e 4, del d.lgs. 29 dicembre 2003, n. 387 («Attuazione della direttiva 2001/77/CE relativa alla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell'elettricità») (conferma TAR Puglia, sez. I, sent. n. 1398/2012).

Consiglio di Stato, sezione V, 12 novembre 2018, n. 6342

Processo amministrativo: ai fini della decorrenza del termine per proporre ricorso, la «piena conoscenza» ex art. 41, comma 2, c.p.a. implica la consapevolezza della illegittimità dell'atto

Ai fini della decorrenza del termine per proporre ricorso, la «piena conoscenza» cui fa riferimento l'art. 41, comma 2, c.p.a. presuppone la consapevolezza, oltre che dell'esistenza, della portata illegittimamente lesiva dell'atto, e quindi la cognizione del suo contenuto essenziale, così da poterne valutare gli eventuali vizi (conferma TAR Umbria, sent. n. 189/2018).

Consiglio di Stato, sezione VI, 9 novembre 2018, n. 6335

Processo penale: è incostituzionale la mancata esclusione dalla competenza del giudice di pace del reato di lesioni volontarie lievissime commesso in ambito familiare

È incostituzionale - per violazione dell'art. 3, primo comma, Cost. - l'art. 4, comma 1, lett. a), del d.lgs. 28 agosto 2000, n. 274 («Disposizioni sulla competenza penale del giudice di pace, a norma dell'articolo 14 della legge 24 novembre 1999, n. 468»), nella parte in cui non esclude dai delitti, consumati o tentati, di competenza del giudice di pace anche quello di lesioni volontarie, previsto dall'art. 582, comma 2, c.p., per fatti commessi in danno dei soggetti di cui all'art. 577, comma 1, n. 1), c.p. (ascendente; discendente; coniuge, anche legalmente separato; altra parte dell'unione civile; persona legata al colpevole da relazione affettiva e con esso stabilmente convivente) (da segnalare il § 8 in diritto della sentenza, circa gli effetti, anche in malam partem, della stessa).

Corte costituzionale, 14 dicembre 2018, n. 236

Procedimento amministrativo: è incostituzionale la legge della Regione Puglia che prevede lo svolgimento del dibattito pubblico regionale anche sulle opere nazionali

È incostituzionale - per violazione degli artt. 97, primo comma, e 118, primo comma, Cost. - la legge della Regione Puglia (n. 28/2017) che, nel disciplinare le modalità del dibattito pubblico su opere, progetti o interventi di particolare rilevanza per la comunità regionale, in materia ambientale, paesaggistica, sociale, territoriale, culturale ed economica, prevede che esso si svolga anche sulle opere nazionali.

Corte costituzionale, 14 dicembre 2018, n. 235

Mandato d'arresto europeo: se il condannato a una pena detentiva risiede nello Stato UE di esecuzione e ivi mantiene legami familiari, sociali e professionali, l'autorità giudiziaria dell'esecuzione può rifiutarsi di eseguire il mandato

L'art. 4, punto 6, della decisione quadro 2002/584/GAI del Consiglio, del 13 giugno 2002, relativa al mandato d'arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri, come modificata dalla decisione quadro 2009/299/GAI del Consiglio, del 26 febbraio 2009, dev'essere interpretato nel senso che, qualora la persona oggetto di un mandato d'arresto europeo emesso ai fini dell'esecuzione di una pena privativa della libertà sia residente nello Stato membro di esecuzione e ivi mantenga legami familiari, sociali e professionali, l'autorità giudiziaria dell'esecuzione può rifiutarsi di eseguire detto mandato, sulla base di considerazioni relative al reinserimento sociale di tale persona, anche quando il reato che sta alla base di tale mandato sia punibile, ai sensi del diritto dello Stato membro di esecuzione, con una mera sanzione pecuniaria, allorché, conformemente a tale diritto, siffatta circostanza non osta a che la pena privativa della libertà irrogata alla persona ricercata sia eseguita effettivamente in tale Stato membro.

Corte di giustizia UE, prima sezione, 13 dicembre 2018

Schengen: la Germania non può imporre agli operatori di viaggi in autobus i quali gestiscono linee che attraversano frontiere interne dello spazio Schengen l'obbligo di controllare passaporti e titoli di soggiorno dei passeggeri

L'art. 67, § 2, TFUE nonché l'art. 21 del regolamento (CE) n. 562/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 marzo 2006, che istituisce un codice comunitario relativo al regime di attraversamento delle frontiere da parte delle persone (codice frontiere Schengen), come modificato dal regolamento (UE) n. 610/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, devono essere interpretati nel senso che ostano a una normativa di uno Stato membro (nel caso di specie, la Germania) che obblighi qualsiasi impresa di trasporto a mezzo autobus che offra un servizio di linea transfrontaliero all'interno dello spazio Schengen con destinazione il territorio di tale Stato membro a controllare il passaporto e il titolo di soggiorno dei passeggeri prima dell'attraversamento di una frontiera interna, onde evitare il trasporto di cittadini di paesi terzi sprovvisti di tali documenti di viaggio verso il territorio nazionale, e che consenta alle autorità di polizia, al fine di far rispettare tale obbligo di controllo, di adottare una decisione che vieti siffatti trasporti, accompagnata da una minaccia di sanzioni pecuniarie nei confronti delle imprese di trasporto in capo alle quali sia stato accertato che hanno trasportato in tale territorio cittadini di paesi terzi sprovvisti di detti documenti di viaggio.

Corte di giustizia UE, seconda sezione, 13 dicembre 2018

Lavoro: durante le ferie annuali minime garantite dal diritto UE, al lavoratore spetta la sua retribuzione ordinaria anche qualora vi siano stati periodi di disoccupazione parziale

L'art. 7, § 1, della direttiva 2003/88/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 novembre 2003, concernente taluni aspetti dell'organizzazione dell'orario di lavoro, nonché l'art. 31, § 2, della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea devono essere interpretati nel senso che ostano a una normativa nazionale (come quella tedesca) che, ai fini del calcolo dell'indennità per ferie retribuite, consente di prevedere con contratto collettivo che siano prese in considerazione le riduzioni di retribuzione risultanti dall'esistenza, durante il periodo di riferimento, di giorni in cui, a causa di disoccupazione parziale, non sia prestato lavoro effettivo, circostanza che ha come conseguenza che il dipendente percepisce, per la durata delle ferie annuali minime di cui beneficia a titolo del medesimo art. 7, § 1, un'indennità per ferie retribuite inferiore alla retribuzione ordinaria che egli riceve durante i periodi di lavoro.

Corte di giustizia UE, quarta sezione, 13 dicembre 2018

Telecomunicazioni: l'impresa che trasmette programmi tv in streaming e in diretta su internet non è di per sé un'impresa che fornisce una rete di comunicazione elettronica destinata alla distribuzione di servizi di diffusione radiotelevisiva

La Corte di giustizia UE ha dichiarato che: 1) l'art. 31, § 1, della direttiva 2002/22/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 marzo 2002, relativa al servizio universale e ai diritti degli utenti in materia di reti e di servizi di comunicazione elettronica (direttiva servizio universale), come modificata dalla direttiva 2009/136/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 novembre 2009, dev'essere interpretato nel senso che un'impresa che propone la visione di programmi televisivi in streaming e in diretta su internet non deve, per ciò solo, essere considerata un'impresa che fornisce una rete di comunicazione elettronica destinata alla distribuzione di servizi di diffusione televisiva o radiofonica al pubblico; 2) le disposizioni della direttiva 2002/22, come modificata dalla direttiva 2009/136, devono essere interpretate nel senso che non ostano a che uno Stato membro (nel caso di specie, la Francia) imponga un obbligo di trasmissione alle imprese che, senza fornire reti di comunicazione elettronica, propongono la visione di programmi televisivi in streaming e in diretta su internet.

Corte di giustizia UE, quarta sezione, 13 dicembre 2018

Delitti contro la fede pubblica: il falso su assegno bancario intrasferibile non è più reato, ma costituisce illecito civile

La falsità commessa su un assegno bancario munito della clausola di non trasferibilità configura la fattispecie di cui all'art. 485 c.p., abrogato dal d.lgs. 15 gennaio 2016, n. 7 («Disposizioni in materia di abrogazione di reati e introduzione di illeciti con sanzioni pecuniarie civili, a norma dell'articolo 2, comma 3, della legge 28 aprile 2014, n. 67»), che sanziona il fatto come illecito civile.

Corte di cassazione, sezioni unite penali, 19 luglio 2018, n. 40256

Esecuzione penale: è inammissibile il ricorso per cassazione avverso la pronuncia del giudice dell'esecuzione che, errando, abbia esaminato nel merito e respinto una richiesta di incidente uguale ad altra già rigettata

In tema di esecuzione penale, ai sensi dell'art. 666, comma 2, c.p.p., è inammissibile la richiesta di incidente (nella specie, per l'applicazione del beneficio dell'indulto) che costituisca mera riproposizione di altra già rigettata, basata sui medesimi elementi. Tale inammissibilità è rilevabile anche d'ufficio e si estende al ricorso per cassazione proposto avverso la pronuncia del giudice dell'esecuzione che, erroneamente, abbia esaminato nel merito e respinto siffatta richiesta, anziché dichiararla inammissibile.

Corte di cassazione, sezioni unite penali, 19 aprile 2018, n. 40151

Responsabilità medica: la causa di non punibilità ex art. 590-sexies, comma 2, c.p. non è applicabile in caso di colpa per negligenza

In tema di responsabilità medica, la causa di non punibilità prevista dall'art. 590-sexies, comma 2, c.p. non è applicabile nell'ipotesi di colpa da imprudenza o negligenza, oppure di colpa grave da imperizia nella fase attuativa delle raccomandazioni contenute nelle linee-guida adeguate al caso concreto (fattispecie concernente un intervento chirurgico in equipe) (v. anche, in questa Rivista: Cass. pen., sez. un., sent. n. 8770/2017, e sez. IV, sentt. nn. 50078/2017 e 28187/2017).

Corte di cassazione, sezione IV penale, 19 luglio 2018, n. 39733

Politica economica e monetaria: il programma della BCE di acquisto di titoli del debito pubblico sui mercati secondari (PSPP) non viola il diritto dell'Unione europea

La Corte di giustizia UE sancisce la validità della decisione (UE) 2015/774 della Banca centrale europea, del 4 marzo 2015, su un programma di acquisto di attività del settore pubblico sui mercati secondari, come modificata dalla decisione (UE) 2017/100 della Banca centrale europea, dell'11 gennaio 2017 (v. anche CGUE, grande sezione, sent. 16 giugno 2015, causa C-62/14, in questa Rivista).

Corte di giustizia UE, grande sezione, 11 dicembre 2018

Diritto UE: il Regno Unito può revocare unilateralmente la notifica della propria intenzione di uscire dall'Unione europea

L'art. 50 TUE dev'essere interpretato nel senso che, qualora uno Stato membro abbia notificato al Consiglio europeo, conformemente a tale articolo, la propria intenzione di recedere dall'Unione europea, tale articolo consente a tale Stato membro - fino a quando un accordo di recesso concluso tra tale Stato membro e l'Unione europea non è entrato in vigore o, in mancanza di tale accordo, fino a quando il periodo di due anni previsto all'art. 50, § 3, TUE, eventualmente prorogato conformemente a tale paragrafo, non è scaduto - di revocare unilateralmente detta notifica, in modo inequivocabile e incondizionato, tramite comunicazione scritta indirizzata al Consiglio europeo, dopo che lo Stato membro interessato ha adottato la decisione di recesso secondo le proprie regole costituzionali. La revoca ha lo scopo di confermare l'appartenenza all'Unione europea dello Stato membro interessato in base a termini che rimangono invariati per quanto concerne lo status di Stato membro, ed essa pone fine alla procedura di recesso.

Corte di giustizia UE, seduta plenaria, 10 dicembre 2018

Processo tributario: nel costituirsi in giudizio quale successore ope legis di Equitalia, l'Agenzia delle entrate - Riscossione deve avvalersi, di regola, del patrocinio dell'Avvocatura dello Stato

L'Agenzia delle entrate - Riscossione, quale successore ope legis della disciolta Equitalia s.p.a., ove si limiti a subentrare a quest'ultima negli effetti di un rapporto processuale pendente, senza formale costituzione in giudizio, può validamente avvalersi dell'attività difensiva espletata da avvocato del libero foro già designato da Equitalia secondo la disciplina previgente; mentre, ove si costituisca in un nuovo giudizio o in un giudizio pendente, deve avvalersi del patrocinio dell'Avvocatura dello Stato, pena la nullità del mandato difensivo e dell'atto di costituzione su di esso basato, salvo che alleghi le fonti del potere di rappresentanza e assistenza del professionista prescelto, fonti che vanno congiuntamente individuate sia in un atto organizzativo generale contenente gli specifici criteri legittimanti il ricorso ad avvocati del libero foro, sia in apposita motivata deliberazione, da sottoporre agli organi di vigilanza, la quale indichi le ragioni che, nel caso concreto, giustificano tale opzione alternativa.

Corte di cassazione, sezione tributaria, 9 novembre 2018, n. 28741

Giurisdizione: è inammissibile il ricorso per cassazione ex art. 111, ultimo comma, Cost. avverso la sentenza del Consiglio di Stato che declina la giurisdizione sulla domanda di annullamento di una sanzione disciplinare sportiva

È inammissibile il ricorso per cassazione, proposto ai sensi dell'art. 111, ultimo comma, Cost., avverso la sentenza del Consiglio di Stato che abbia dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo sulla domanda di annullamento di una sanzione disciplinare irrogata dagli organi della giustizia sportiva, trattandosi di questione non già di giurisdizione, bensì di merito, come tale estranea al sindacato delle Sezioni unite.

Corte di cassazione, sezioni unite civili, 9 novembre 2018, n. 28652

Fisco: se c'è evasione, non c'è abuso del diritto

Il contribuente che non versa le imposte dovute a seguito della stipulazione di un negozio, correttamente qualificato sotto il profilo giuridico da parte dell'Amministrazione finanziaria, non pone in essere un comportamento elusivo, volto a conseguire un vantaggio fiscale in ragione di un uso distorto della normativa tributaria, ma risponde semplicemente della relativa evasione d'imposta, sicché non trovano applicazione le disposizioni di legge e i principi elaborati dalla giurisprudenza - interna e unionale - in tema di abuso del diritto.

Corte di cassazione, sezione tributaria, 30 ottobre 2018, n. 27550

Diritto processuale: un'importante pronuncia delle Sezioni unite sugli strumenti idonei a garantire la conservazione degli effetti sostanziali e processuali della domanda erroneamente proposta dinanzi a giudice privo di giurisdizione

In tema di rapporti tra giurisdizioni e di individuazione degli strumenti idonei a garantire la conservazione degli effetti sostanziali e processuali della domanda erroneamente incardinata dinanzi a giudice privo di giurisdizione, l'art. 11 del d.lgs. 2 luglio 2010, n. 104 («Attuazione dell'articolo 44 della legge 18 giugno 2009, n. 69, recante delega al governo per il riordino del processo amministrativo») regola le relazioni tra la giurisdizione amministrativa e le altre giurisdizioni, ordinaria e speciali: esso, ponendosi in rapporto di specialità rispetto alla disciplina dettata in via generale dall'art. 59 della l. 18 giugno 2009, n. 69 («Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività nonché in materia di processo civile»), la quale, quindi, interviene soltanto in via sussidiaria, identifica con la sola riproposizione del processo il mezzo di tutela esperibile, a differenza del predetto art. 59, che contempla anche, ove ricorrano determinate condizioni, l'istituto della riassunzione. Pertanto, la domanda, ai fini della salvezza degli effetti di quella originariamente azionata, deve essere sempre nuovamente - e tempestivamente - proposta, con contenuto non diverso dalla precedente, dinanzi al giudice munito di giurisdizione, così determinando l'instaurazione di un giudizio nuovo, secondo la disciplina applicabile a quest'ultimo, anche con riguardo alla ritualità del contraddittorio.

Corte di cassazione, sezioni unite civili, 26 ottobre 2018, n. 27163

Edilizia e urbanistica: la concessione in sanatoria può contenere prescrizioni a tutela del decoro urbano

È legittimo il permesso di costruire in sanatoria contenente prescrizioni volte a limitare l'impatto paesaggistico-ambientale dell'opera abusiva (riforma TAR Liguria, sez. I, sent. n. 719/2015).

Consiglio di Stato, sezione VI, 9 novembre 2018, n. 6327
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G. Ferrari (cur.)

I quattro codici e leggi complementari

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