Obbligazioni: la disciplina antiusura si applica anche agli interessi moratori

In tema di obbligazioni: 1) la disciplina antiusura si applica anche agli interessi moratori, intendendo essa sanzionare la pattuizione di interessi eccessivi convenuti al momento della stipula del contratto quale corrispettivo per la concessione del denaro, ma anche la promessa di qualsiasi somma usuraria sia dovuta in relazione al contratto concluso; 2) la mancata indicazione dell'interesse di mora nell'ambito del tasso effettivo globale medio (TEGM) non preclude l'applicazione dei decreti ministeriali, i quali contengano comunque la rilevazione del tasso medio praticato dagli operatori professionali, statisticamente rilevato in modo del pari oggettivo e unitario, essendo questo idoneo a palesare che una clausola sugli interessi moratori sia usuraria, perché "fuori mercato", donde la formula «TEGM, più la maggiorazione media degli interessi moratori, il tutto moltiplicato per il coefficiente in aumento, più i punti percentuali aggiuntivi, previsti quale ulteriore tolleranza dal predetto decreto»; 3) ove i decreti ministeriali non rechino neppure l'indicazione della maggiorazione media dei moratori, resta il termine di confronto del TEGM, così come rilevato, con la maggiorazione ivi prevista; 4) si applica l'art. 1815, comma 2, c.c., onde non sono dovuti gli interessi moratori pattuiti, ma vige l'art. 1224, comma 1, c.c., con la conseguente debenza degli interessi nella misura dei corrispettivi lecitamente convenuti; 5) anche in corso di rapporto sussiste l'interesse ad agire del finanziato per la declaratoria di usurarietà degli interessi pattuiti, tenuto conto del tasso-soglia del momento dell'accordo; una volta verificatosi l'inadempimento ed il presupposto per l'applicazione degli interessi di mora, la valutazione di usurarietà attiene all'interesse in concreto applicato dopo l'inadempimento; 6) nei contratti conclusi con un consumatore, concorre la tutela prevista dagli artt. 33, comma 2, lett. f), e 36, comma 1, del d.lgs. 6 settembre 2005, n. 206 («Codice del consumo, a norma dell'articolo 7 della legge 29 luglio 2003, n. 229»), già artt. 1469-bis e 1469-quinquies c.c.; 7) nelle controversie sulla debenza e sulla misura degli interessi moratori, l'onere probatorio, ai sensi dell'art. 2697 c.c., si atteggia nel senso che il debitore, il quale intenda provare l'entità usuraria degli stessi, ha l'onere di dedurre il tipo contrattuale, la clausola negoziale, il tasso moratorio in concreto applicato, l'eventuale qualità di consumatore e la misura del TEGM nel periodo considerato, con gli altri elementi contenuti nel decreto ministeriale di riferimento; mentre è onere della controparte allegare e provare i fatti modificativi o estintivi dell'altrui diritto.

Corte di cassazione, sezioni unite civili, 18 settembre 2020, n. 19597

Procedura civile: in caso di opposizione a decreto ingiuntivo, l'onere di esperire il procedimento di mediazione grava sulla parte opposta

Nelle controversie soggette a mediazione obbligatoria ai sensi dell'art. 5, comma 1-bis, del d.lgs. 4 marzo 2010, n. 28 («Attuazione dell'articolo 60 della legge 18 giugno 2009, n. 69, in materia di mediazione finalizzata alla conciliazione delle controversie civili e commerciali»), i cui giudizi vengano introdotti con un decreto ingiuntivo, una volta instaurato il relativo giudizio di opposizione e decise le istanze di concessione o sospensione della provvisoria esecuzione del decreto, l'onere di promuovere la procedura di mediazione è a carico della parte opposta; e, ove questa non si attivi, alla pronuncia di improcedibilità di cui al citato comma 1-bis conseguirà la revoca del decreto ingiuntivo (v. anche Cass. civ., sez. un., sent. n. 8240/2020, in questa Rivista).

Corte di cassazione, sezioni unite civili, 18 settembre 2020, n. 19596

Mandato d'arresto europeo: un'importante pronuncia della Corte di Lussemburgo sulla "regola della specialità" ex art. 27 decisione quadro 2002/584/GAI

L'art. 27, §§ 2 e 3, della decisione quadro 2002/584/GAI del Consiglio, del 13 giugno 2002, relativa al mandato d'arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri, come modificata dalla decisione quadro 2009/299/GAI del Consiglio, del 26 febbraio 2009, dev'essere interpretato nel senso che la regola della specialità di cui al § 2 di tale articolo non osta a una misura restrittiva della libertà adottata nei confronti di una persona oggetto di un primo mandato d'arresto europeo a causa di fatti diversi da quelli posti a fondamento della sua consegna in esecuzione di tale mandato e anteriori a tali fatti, qualora tale persona abbia lasciato volontariamente il territorio dello Stato membro di emissione del primo mandato e sia stata consegnata al medesimo, in esecuzione di un secondo mandato d'arresto europeo emesso successivamente a detta partenza ai fini dell'esecuzione di una pena privativa della libertà, a condizione che, in relazione al secondo mandato d'arresto europeo, l'autorità giudiziaria dell'esecuzione di quest'ultimo abbia dato il proprio assenso all'estensione dell'azione penale ai fatti che hanno dato luogo alla suddetta misura restrittiva della libertà.

Corte di giustizia UE, quarta sezione, 24 settembre 2020

Edilizia e urbanistica: il parere sulla compatibilità paesaggistica è espressione di discrezionalità tecnica, sicché non implica alcuna forma di comparazione e valutazione di interessi eterogenei

In tema di edilizia e urbanistica: 1) gli atti adottati dall'autorità preposta alla tutela delle bellezze naturali costituiscono espressione di discrezionalità tecnica, onde sono sindacabili in sede di giurisdizione di legittimità unicamente per manifesta illogicità o travisamento dei fatti o per inadeguatezza dell'istruttoria o della motivazione; 2) la motivazione deve ritenersi sufficiente allorché evidenzi l'impatto dell'opera sulla bellezza naturale e l'esigenza di tutelarla, atteso che l'obiettivo dell'Amministrazione, nell'esercizio della funzione di tutela del paesaggio, è quello di difendere, mercé un giudizio di comparazione, il contesto vincolato nel quale si collochi l'opera, tenendo sì presenti le effettive e reali condizioni dell'area d'intervento, ma pure se l'eventuale sovraccarico di plurimi interventi in situ non abbia raggiunto un livello di saturazione incompatibile col vincolo; 3) il parere negativo formulato dall'autorità preposta alla tutela del vincolo paesaggistico ha valore vincolante e preclusivo del procedimento di condono edilizio; esso può essere sinteticamente motivato col riferimento alla descrizione delle opere e alle concrete circostanze nelle quali le stesse sono collocate, essendo la difesa del paesaggio valore costituzionale primario; 4) in quanto espressione di discrezionalità tecnica, e non già amministrativa, il parere sulla compatibilità paesaggistica non implica alcuna forma di comparazione e valutazione di interessi eterogenei (conferma TAR Sardegna, sez. II, sent. n. 2404/2010).

Consiglio di Stato, sezione II, 15 settembre 2020, n. 5451

Enti locali: il consigliere comunale in conflitto d'interessi (anche solo potenziale) deve astenersi dalla deliberazione

In forza dell'art. 78 del d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267 («Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali»): a) sussiste un dovere generale di astensione - il cui fondamento risiede nel principio costituzionale dell'imparzialità dell'azione amministrativa sancito dall'art. 97 Cost. - in capo ai consiglieri comunali che versino in una situazione di conflitto di interessi, sia questo reale o potenziale (fermo restando che, nel caso di «provvedimenti normativi o di carattere generale, quali i piani urbanistici», occorre «sussista una correlazione immediata e diretta fra il contenuto della deliberazione e specifici interessi dell'amministratore o di parenti o affini fino al quarto grado»); b) tale dovere si configura per il solo fatto che i soggetti de quibus siano portatori di interessi divergenti rispetto a quello affidato alle cure dell'organo consiliare, a nulla rilevando che lo specifico fine privato sia stato o meno realizzato e che si sia prodotto o meno un concreto pregiudizio per l'Amministrazione; c) detto dovere impone al consigliere di allontanarsi dalla seduta prima della discussione e dell'approvazione della delibera, in modo da evitare qualunque forma di condizionamento dell'assemblea; d) il concetto di "interesse" comprende ogni situazione di conflitto o di contrasto di situazioni personali che comporti una tensione della volontà verso una qualsiasi utilità che possa ricavarsi dal contribuire all'adozione di una delibera (riforma in parte TAR Abruzzo, sent. n. 432/2011).

Consiglio di Stato, sezione II, 10 settembre 2020, n. 5423

Pubblico impiego: sul conferimento degli incarichi dirigenziali decide il giudice ordinario

Appartengono alla giurisdizione del giudice ordinario le controversie riguardanti le procedure per il conferimento di incarichi dirigenziali nella Pubblica Amministrazione, quand'anche dette procedure includano una fase selettiva (riforma TAR Puglia, Lecce, sez. II, sent. n. 300/2008) (cfr. Cass. civ., sez. un., sentt. nn. 24877/2017 e 13530/2016, entrambe in questa Rivista).

Consiglio di Stato, sezione II, 7 settembre 2020, n. 5398

Processo amministrativo: l'interesse a ricorrere coincide con l'interesse ad agire ex art. 100 c.p.c.

Nel processo amministrativo, l'interesse a ricorrere è connotato dagli stessi requisiti che qualificano l'interesse ad agire ex art. 100 c.p.c., ossia (a) dalla prospettazione di una lesione concreta e attuale della sfera giuridica del ricorrente e (b) dall'effettiva utilità che potrebbe derivare a quest'ultimo dall'eventuale annullamento dell'atto impugnato. Di conseguenza, la postulazione di un evento ipotetico e futuro, subordinato al verificarsi di una serie di condizioni e, quindi, di eventi allo stato incerti, è inidonea a garantire questo risultato; né l'utilità perseguita può consistere in un mero interesse astratto a una più corretta soluzione di una questione giuridica.

TAR Veneto, sezione I, 17 settembre 2020, n. 830

Appalti pubblici: il tardivo pagamento del contributo ANAC non comporta l'esclusione dalla gara

In tema di procedure per l'affidamento di contratti pubblici, il tardivo versamento del contributo in favore dell'Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) non costituisce causa di esclusione dell'impresa dalla gara, salvo che la lex specialis stabilisca altrimenti (cfr. in questa Rivista: CdS, sez. V, sent. n. 2386/2018; TAR Abruzzo, sent. n. 100/2020; TAR Lazio, sez. III-bis, sent. n. 11031/2017).

TAR Calabria, Reggio Calabria, 15 settembre 2020, n. 543

Appalti pubblici: è illegittima l'aggiudicazione dell'appalto a favore dell'impresa che, in sede di verifica dell'anomalia dell'offerta, ha diversamente quantificato, indicandolo come probabile, il costo del personale

In tema di procedure per l'affidamento di contratti pubblici, è illegittima l'aggiudicazione dell'appalto a favore dell'impresa che, in sede di verifica dell'anomalia dell'offerta, abbia diversamente quantificato, indicandolo come probabile, il costo del personale.

TAR Lombardia, sezione IV, 14 settembre 2020, n. 1663

Servizi nel mercato interno: la normativa francese sugli "affitti brevi" non contrasta con la direttiva 2006/123/CE

La Corte di giustizia UE ha dichiarato che: 1) gli artt. 1 e 2 della direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006, relativa ai servizi nel mercato interno, devono essere interpretati nel senso che tale direttiva si applica alla normativa di uno Stato membro relativa ad attività di locazione dietro corrispettivo di locali ammobiliati destinati ad abitazione ad una clientela di passaggio che non vi elegge domicilio, esercitate in maniera reiterata e per brevi periodi, sia a titolo professionale che a titolo non professionale; 2) l'art. 4 della direttiva 2006/123 dev'essere interpretato nel senso che una normativa nazionale che assoggetta ad autorizzazione preventiva l'esercizio di talune attività di locazione di locali destinati ad abitazione rientra nella nozione di «regime di autorizzazione», ai sensi del punto 6 di tale articolo; 3) l'art. 9, § 1, lett. b) e c), della direttiva 2006/123 dev'essere interpretato nel senso che una normativa nazionale che, per motivi diretti a garantire un'offerta sufficiente di alloggi destinati alla locazione a lungo termine economicamente accessibili, assoggetta talune attività di locazione dietro corrispettivo di locali ammobiliati destinati ad abitazione ad una clientela di passaggio che non vi elegge domicilio, esercitate in maniera reiterata e per brevi periodi, ad un regime di autorizzazione preventiva applicabile in determinati comuni in cui la tensione sui canoni di locazione è particolarmente elevata, è giustificata da un motivo imperativo di interesse generale relativo alla lotta contro la scarsità di alloggi destinati alla locazione e proporzionata all'obiettivo perseguito, dato che quest'ultimo non può essere conseguito tramite una misura meno restrittiva, in particolare in quanto un controllo a posteriori interverrebbe troppo tardi per avere reale efficacia; 4) l'art. 10, § 2, della direttiva 2006/123 dev'essere interpretato nel senso che non osta a una normativa nazionale che istituisce un regime che subordina ad un'autorizzazione preventiva l'esercizio di talune attività di locazione dietro corrispettivo di locali ammobiliati destinati ad abitazione, che è fondata su criteri relativi al fatto di concedere in locazione il locale di cui trattasi «in maniera reiterata, per brevi periodi, ad una clientela di passaggio che non vi elegge domicilio» e che conferisce alle autorità locali il potere di precisare, nell'ambito stabilito da tale normativa, le condizioni di rilascio delle autorizzazioni previste da detto regime alla luce di obiettivi di varietà sociale e in funzione delle caratteristiche dei mercati locali delle abitazioni e della necessità di non aggravare la scarsità di alloggi, combinandole, se necessario, con un obbligo di compensazione sotto forma di trasformazione accessoria e concomitante di locali aventi un altro uso in abitazioni, purché tali condizioni di rilascio siano conformi ai requisiti stabiliti da tale disposizione e detto obbligo possa essere assolto in condizioni trasparenti e accessibili.

Corte di giustizia UE, grande sezione, 22 settembre 2020

Processo penale: non è abnorme il provvedimento del giudice dibattimentale che, errando, dichiari la nullità del decreto di citazione a giudizio e disponga la trasmissione degli atti al PM per omesso avviso ex art. 415-bis c.p.p.

Non è abnorme il provvedimento del giudice dibattimentale che, rilevata l'omessa notifica all'indagato dell'avviso di conclusione delle indagini preliminari (art. 415-bis c.p.p.), in realtà ritualmente eseguita, dichiari erroneamente la nullità del decreto di citazione a giudizio (art. 552, comma 2, c.p.p.) e disponga la trasmissione degli atti al pubblico ministero, trattandosi di provvedimento che, lungi dall'essere avulso dal sistema, costituisce espressione dei poteri riconosciuti al giudice dall'ordinamento e non determina la stasi del procedimento, poiché il pubblico ministero può disporre la rinnovazione della notificazione del predetto avviso.

Corte di cassazione, sezione I penale, 8 luglio 2020, n. 22315 (dep. 24 luglio 2020)

Mandato d'arresto europeo: la nullità o la perdita di efficacia del provvedimento applicativo di misura cautelare nei confronti del consegnando non incide sulla legittimità della decisione favorevole alla consegna

In tema di mandato d'arresto europeo, la nullità o la perdita di efficacia del provvedimento applicativo di misura cautelare nei confronti del destinatario di una richiesta di consegna non incide sulla legittimità della decisione favorevole alla consegna stessa, giacché l'applicazione della misura cautelare non costituisce presupposto necessario del procedimento di cui alla l. 22 aprile 2005, n. 69 («Disposizioni per conformare il diritto interno alla decisione quadro 2002/584/GAI del Consiglio, del 13 giugno 2002, relativa al mandato d'arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri»).

Corte di cassazione, sezione VI penale, 17 luglio 2020, n. 21579 (dep. 20 luglio 2020)

Procedura penale: la sentenza di "patteggiamento" è ricorribile per cassazione ex art. 606 c.p.p. relativamente alle sanzioni amministrative accessorie

In forza dell'art. 448, comma 2-bis, c.p.p., è ammissibile il ricorso per cassazione ex art. 606 c.p.p. (con deducibilità, quindi, anche del vizio motivazionale) avverso la sentenza di applicazione della pena su richiesta (c.d. patteggiamento), in riferimento all'applicazione o all'omessa applicazione di sanzioni amministrative accessorie (nel caso di specie, la sospensione della patente di guida).

Corte di cassazione, sezioni unite penali, 26 settembre 2019, n. 21369 (dep. 17 luglio 2020)

Procedura penale: le statuizioni della sentenza di "patteggiamento" relative alle misure di sicurezza che non rientrano nell'accordo fra le parti sono ricorribili per cassazione ex art. 606 c.p.p.

In forza dell'art. 448, comma 2-bis, c.p.p., è ammissibile il ricorso per cassazione ex art. 606 c.p.p. (con deducibilità, quindi, anche del vizio motivazionale) avverso la sentenza di applicazione della pena su richiesta (c.d. patteggiamento), in riferimento alle misure di sicurezza - personali o patrimoniali (nel caso di specie, l'espulsione dal territorio dello Stato a pena espiata) - che non abbiano formato oggetto dell'accordo delle parti (cfr. Cass. pen., sez. VI, sent. n. 3516/2019, dep. 2020, in questa Rivista).

Corte di cassazione, sezioni unite penali, 26 settembre 2019, n. 21368 (dep. 17 luglio 2020)

Ambiente: la P.A. non può imporre oneri di bonifica al proprietario di un'area inquinata se lo stesso non è responsabile dell'inquinamento

La Pubblica Amministrazione non può imporre interventi di riparazione, messa in sicurezza, bonifica o ripristino ambientale al proprietario di un'area contaminata, ove lo stesso non sia responsabile dell'inquinamento (cfr. CGUE, terza sezione, 4 marzo 2015, causa C-534/13, e CdS, sez. VI, sentt. nn. 6138/2017 e 4119/2016, tutte in questa Rivista).

TAR Liguria, sezione I, 11 settembre 2020, n. 610

Enti locali: la surroga del consigliere comunale dimissionario dev'essere deliberata dal Consiglio

In tema di enti locali: 1) ai sensi dell'art. 38, commi 4 e 8, del d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267 («Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali»), la surroga del consigliere comunale dimissionario, pur costituendo un atto dovuto e vincolato, necessita di una specifica ed espressa deliberazione del Consiglio comunale; 2) affinché non ricorra la causa di scioglimento del Consiglio comunale prevista dall'art. 141, comma 1, lett. b), n. 4), d.lgs. cit. («riduzione dell'organo assembleare per impossibilità di surroga alla metà dei componenti del consiglio»), è necessario che sussista, quanto meno in astratto, il quorum legale per la valida costituzione dell'assemblea in prima convocazione.

TAR Calabria, sezione I, 9 settembre 2020, n. 1440

Immigrazione: un'importante pronuncia della Corte di giustizia UE sulla previsione di pene detentive per gli stranieri irregolari che contravvengono senza giustificato motivo a un ordine di rimpatrio

La direttiva 2008/115/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2008, recante norme e procedure comuni applicabili negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare, e in particolare l'art. 11 di quest'ultima, dev'essere interpretata nel senso che essa non osta alla normativa di uno Stato membro (nella specie, i Paesi Bassi) che prevede che possa essere inflitta una pena detentiva al cittadino di un paese terzo il cui soggiorno sia irregolare e per il quale la procedura di rimpatrio stabilita da tale direttiva sia stata condotta a termine, senza tuttavia che l'interessato abbia effettivamente lasciato il territorio degli Stati membri, allorché il comportamento incriminato sia definito come il soggiorno irregolare dell'interessato che sia a conoscenza di un divieto d'ingresso, emanato in particolare in ragione dei suoi precedenti penali o del pericolo che egli rappresenta per l'ordine pubblico o la sicurezza nazionale, a condizione che il comportamento incriminato non sia definito con riferimento a una violazione di tale divieto d'ingresso e che tale normativa sia sufficientemente accessibile, precisa e prevedibile nella sua applicazione al fine di evitare qualsiasi pericolo di arbitrio.

Corte di giustizia UE, quinta sezione, 17 settembre 2020

Ambiente: non contrasta con la direttiva 2004/8/CE la normativa italiana che ha esteso oltre il 2010 il regime di sostegno a favore di impianti di cogenerazione non ad alto rendimento

L'art. 12, § 3, della direttiva 2004/8/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 febbraio 2004, sulla promozione della cogenerazione basata su una domanda di calore utile nel mercato interno dell'energia e che modifica la direttiva 92/42/CEE, dev'essere interpretato nel senso che esso non osta ad una normativa nazionale - come quella italiana - la quale permetta ad impianti di cogenerazione che non presentano la caratteristica di essere impianti ad alto rendimento, ai sensi di tale direttiva, di continuare a beneficiare, anche dopo il 31 dicembre 2010, di un regime di sostegno alla cogenerazione, in virtù del quale detti impianti siano così, segnatamente, esentati dall'obbligo di acquistare certificati verdi (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Consiglio di Stato).

Corte di giustizia UE, settima sezione, 17 settembre 2020

Fisco: non è incostituzionale l'art. 5, comma 1, TUIR là dove prevede che, anche ai fini IRPEF, i redditi delle società di persone sono imputati a ciascun socio in proporzione alla quota di partecipazione agli utili, indipendentemente dalla percezione

Non sono fondate le questioni di legittimità costituzionale - sollevate dalla CTP Genova in riferimento agli artt. 3, primo comma, 24, secondo comma, 53, primo comma, e 113, secondo comma, Cost. - dell'art. 5, comma 1, del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 («Approvazione del testo unico delle imposte sui redditi»), a norma del quale «[i] redditi delle società semplici, in nome collettivo e in accomandita semplice residenti nel territorio dello Stato sono imputati a ciascun socio, indipendentemente dalla percezione, proporzionalmente alla sua quota di partecipazione agli utili».

Corte costituzionale, 17 settembre 2020, n. 201

Processo civile: il deposito telematico degli atti si perfeziona nel momento in cui è emessa la ricevuta di avvenuta consegna da parte del gestore di PEC del Ministero della giustizia

Il deposito telematico degli atti processuali: a) si perfeziona nel momento in cui è emessa la seconda e-mail certificata, ossia la ricevuta di avvenuta consegna, da parte del gestore di posta elettronica certificata del Ministero della giustizia; b) si considera tempestivamente effettuato quando detta ricevuta è generata entro il giorno di scadenza del termine da osservare, ferma restando l'applicabilità dell'art. 155, commi 4 e 5, c.p.c.

Corte di cassazione, sezione VI civile, 15 settembre 2020, n. 19163
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Il diritto dell'era digitale

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