Processo civile: la Consulta estende le ipotesi di compensazione delle spese di lite

È incostituzionale - per violazione degli artt. 3, primo comma, 24, primo comma, e 111, primo comma, Cost. - l'art. 92, comma 2, c.p.c., come modificato dall'art. 13, comma 1, del d.l. 12 settembre 2014, n. 132 («Misure urgenti di degiurisdizionalizzazione ed altri interventi per la definizione dell'arretrato in materia di processo civile»), convertito, con modificazioni, dalla l. 10 novembre 2014, n. 162, nella parte in cui non prevede che il giudice possa compensare le spese tra le parti, parzialmente o per intero, anche qualora sussistano altre analoghe gravi ed eccezionali ragioni.

Corte costituzionale, 19 aprile 2018, n. 77

Atto amministrativo: se non è già stata dichiarata in sede giurisdizionale, l'illegittimità del provvedimento "a monte" non determina la nullità dell'accordo integrativo o sostitutivo

Ove non sia stato previamente accertato in sede giurisdizionale, il vizio di legittimità del provvedimento amministrativo che si pone a monte di un accordo integrativo o sostitutivo non determina la nullità di quest'ultimo, configurandosi come vizio genetico (e non funzionale), inidoneo a integrare un'ipotesi di illiceità della causa (riforma in parte TAR Molise, sent. n. 534/2016).

Consiglio di Stato, sezione IV, 30 marzo 2018, n. 2028

Espropriazione per pubblica utilità: il privato non può rinunciare alla proprietà del fondo occupato, ma poi non espropriato, dalla P.A.

Il privato il cui bene immobile sia stato illegittimamente occupato dalla Pubblica Amministrazione ai fini della realizzazione di un'opera di pubblica utilità, ma poi non espropriato nelle forme di legge, non può abdicare unilateralmente al diritto di proprietà sul bene stesso.

TAR Piemonte, sezione I, 28 marzo 2018, n. 368

Trasporto aereo: lo "sciopero selvaggio" del personale di volo non esime il vettore dall'obbligo di indennizzare i passeggeri

L'art. 5, § 3, del regolamento (CE) n. 261/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 febbraio 2004, che istituisce regole comuni in materia di compensazione ed assistenza ai passeggeri in caso di negato imbarco, di cancellazione del volo o di ritardo prolungato e che abroga il regolamento (CEE) n. 295/91, letto alla luce del considerando 14 dello stesso, dev'essere interpretato nel senso che l'assenza spontanea di una parte significativa del personale di volo («sciopero selvaggio»), che trae origine dall'annuncio a sorpresa da parte di un vettore aereo operativo di una ristrutturazione dell'impresa, a seguito di un appello diffuso non dai rappresentanti dei dipendenti dell'impresa, bensì spontaneamente dai dipendenti stessi, i quali si sono messi in congedo di malattia, non rientra nella nozione di «circostanze eccezionali» ai sensi di tale disposizione.

Corte di giustizia UE, terza sezione, 17 aprile 2018

Lavoro: la decisione di un'organizzazione etico-religiosa di rifiutare un'assunzione per ragioni legate alla religione o alle convinzioni personali del lavoratore deve poter essere oggetto di un controllo giurisdizionale effettivo

La Corte di giustizia UE ha dichiarato che: 1) l'art. 4, § 2, della direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro, in combinato disposto con gli artt. 9 e 10 di quest'ultima, nonché con l'art. 47 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, dev'essere interpretato nel senso che, qualora una Chiesa o un'altra organizzazione la cui etica è fondata sulla religione o sulle convinzioni personali alleghi, a sostegno di un atto o di una decisione quale il rigetto di una candidatura a un posto di lavoro al suo interno, che, per la natura delle attività di cui trattasi o per il contesto in cui tali attività devono essere espletate, la religione costituisce un requisito essenziale, legittimo e giustificato per lo svolgimento dell'attività lavorativa, tenuto conto dell'etica di tale Chiesa o di tale organizzazione, una siffatta allegazione deve, se del caso, poter essere oggetto di un controllo giurisdizionale effettivo al fine di assicurarsi che, nel caso di specie, siano soddisfatti i criteri di cui all'art. 4, § 2, della suddetta direttiva; 2) l'art. 4, § 2, della direttiva 2000/78 dev'essere interpretato nel senso che il requisito essenziale, legittimo e giustificato per lo svolgimento dell'attività lavorativa ivi previsto rinvia a un requisito necessario e oggettivamente dettato, tenuto conto dell'etica della Chiesa o dell'organizzazione di cui trattasi, dalla natura o dalle condizioni di esercizio dell'attività professionale in questione, e non può includere considerazioni estranee a tale etica o al diritto all'autonomia di detta Chiesa o di detta organizzazione. Tale requisito dev'essere conforme al principio di proporzionalità; 3) un giudice nazionale investito di una controversia tra due privati è tenuto, qualora non gli sia possibile interpretare il diritto nazionale vigente in modo conforme all'art. 4, § 2, della direttiva 2000/78, ad assicurare, nell'ambito delle sue competenze, la tutela giuridica spettante ai singoli in forza degli artt. 21 e 47 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e a garantire la piena efficacia di tali articoli, disapplicando all'occorrenza qualsiasi disposizione nazionale contraria (causa C-414/16).

Corte di giustizia UE, grande sezione, 17 aprile 2018

Cittadinanza UE: il beneficio della protezione rafforzata contro l'allontanamento dal territorio di uno Stato membro presuppone che l'interessato abbia un diritto di soggiorno permanente

L'art. 28, § 3, lett. a), della direttiva 2004/38/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri, che modifica il regolamento (CEE) n. 1612/68 ed abroga le direttive 64/221/CEE, 68/360/CEE, 72/194/CEE, 73/148/CEE, 75/34/CEE, 75/35/CEE, 90/364/CEE, 90/365/CEE e 93/96/CEE, dev'essere interpretato nel senso che: 1) il beneficio della protezione contro l'allontanamento dal territorio prevista in detta disposizione è subordinato alla condizione che l'interessato disponga di un diritto di soggiorno permanente ai sensi degli artt. 16 e 28, § 2, della stessa direttiva; 2) nel caso di un cittadino dell'Unione che sconta una pena privativa della libertà e nei cui confronti è stata adottata una decisione di allontanamento, la condizione di aver «soggiornato nello Stato membro ospitante i precedenti dieci anni», sancita in tale disposizione, può essere soddisfatta purché una valutazione complessiva della situazione dell'interessato, che tenga conto di tutti gli aspetti rilevanti, induca a concludere che, nonostante detta detenzione, i legami di integrazione che uniscono l'interessato allo Stato membro ospitante non siano stati rotti. Tra questi aspetti si annoverano, in particolare, la forza dei legami di integrazione creati con lo Stato membro ospitante prima che l'interessato fosse posto in stato di detenzione, la natura del reato che ha giustificato il periodo di detenzione scontato e le circostanze in cui è stato commesso nonché la condotta dell'interessato durante il periodo di detenzione; 3) la questione se una persona soddisfi la condizione di aver «soggiornato nello Stato membro ospitante i precedenti dieci anni», ai sensi della suddetta disposizione, deve essere valutata alla data in cui viene adottata la decisione iniziale di allontanamento (cause riunite C-316/16 e C-424/16).

Corte di giustizia UE, grande sezione, 17 aprile 2018

Reati previdenziali: ai fini del raggiungimento della soglia di punibilità dell'omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali da parte del datore di lavoro, vanno considerate le scadenze mensili

In tema di omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali operate dal datore di lavoro sulle retribuzioni dei dipendenti, l'importo complessivo superiore ad euro 10.000 annui, rilevante ai fini del raggiungimento della soglia di punibilità introdotta dall'art. 3, comma 6, del d.lgs. 15 gennaio 2016, n. 8 («Disposizioni in materia di depenalizzazione, a norma dell'articolo 2, comma 2, della legge 28 aprile 2014, n. 67»), deve essere individuato con riferimento alle mensilità di scadenza dei versamenti contributivi (periodo 16 gennaio-16 dicembre, relativo alle retribuzioni corrisposte, rispettivamente, nel dicembre dell'anno precedente e nel novembre dell'anno in corso).

Corte di cassazione, sezioni unite penali, 18 gennaio 2018, n. 10424

Legge Pinto: se il processo civile si estingue perché tardivamente riassunto, la domanda di equa riparazione può essere disattesa

La domanda di equa riparazione per irragionevole durata del processo, ai sensi della l. 6 marzo 2001, n. 89 («Previsione di equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo e modifica dell'articolo 375 del codice di procedura civile»), può essere disattesa qualora il processo si sia estinto ex art. 393 c.p.c. a causa della sua tardiva riassunzione.

Corte di cassazione, sezione II civile, 14 marzo 2018, n. 6230

Lavoro: nel "rito Fornero", la comunicazione (anche telematica) della sentenza fa decorrere il termine d'impugnazione

Nel procedimento disciplinato dalla l. 28 giugno 2012, n. 92 («Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita»), la comunicazione - anche in via telematica - del provvedimento da parte della cancelleria al difensore fa decorrere il termine per proporre impugnazione (cfr. Cass. civ., sez. lav., sent. n. 13858/2017, in questa Rivista).

Corte di cassazione, sezione VI civile, 13 marzo 2018, n. 6059

Responsabilità civile: le omissioni investigative della polizia delegata dall'A.G. non costituiscono autonoma fonte di responsabilità ex art. 2043 c.c.

La colposa omissione dello svolgimento di indagini delegate alla polizia dall'autorità giudiziaria per l'accertamento di responsabilità penali non può costituire autonoma fonte di responsabilità civile dell'agente o ufficiale delegato nei confronti di terzi, poiché l'attività pubblicistica dell'organo titolare dell'azione penale si sovrappone alla condotta in parola, escludendo la configurabilità di un nesso causale con il danno eventualmente subìto da chi si afferma leso dall'omissione, fermo restando il regime di responsabilità inerente al titolare del suddetto organo.

Corte di cassazione, sezione III civile, 13 marzo 2018, n. 6036

Processo civile: è inammissibile il motivo di ricorso per cassazione che difetta di specificità

Allorquando col ricorso per cassazione si denunci la violazione o falsa applicazione di norme di diritto, processuali o sostanziali, il principio di specificità dei motivi, di cui all'art. 366, comma 1, n. 4, c.p.c., dev'essere letto in correlazione col disposto dell'art. 360-bis, n. 1, c.p.c.; onde è inammissibile, per difetto di specificità, il motivo di ricorso che, nel denunciare la violazione di norme di diritto, ometta di raffrontare la ratio decidendi della sentenza impugnata con la giurisprudenza della Corte Suprema e, ove la prima risulti conforme alla seconda, non fornisca argomenti per mutare orientamento (cfr. Cass. civ., sez. un., sent. n. 7155/2017, in questa Rivista).

Corte di cassazione, sezione VI civile, 2 marzo 2018, n. 5001

Avvocati: l'avvocato che negli atti di causa offende la controparte commette illecito disciplinare

Costituisce illecito disciplinare la condotta dell'avvocato che utilizzi, in un atto giudiziale, espressioni offensive e denigratorie nei confronti della controparte.

Corte di cassazione, sezioni unite civili, 2 marzo 2018, n. 4994

Giurisdizione: sulla gara d'appalto bandita da Poste Italiane s.p.a. per i buoni-pasto ai propri dipendenti decide il giudice ordinario

Appartengono alla giurisdizione del giudice ordinario le controversie riguardanti la procedura di gara indetta da Poste Italiane s.p.a. per l'affidamento del servizio sostitutivo di mensa a favore dei propri dipendenti, non rientrando tale procedura nell'ambito applicativo del d.lgs. 12 aprile 2006, n. 163 («Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE»).

Corte di cassazione, sezioni unite civili, 1° marzo 2018, n. 4899

Bilancio e contabilità pubblica: per i settori di spesa rientranti nelle materie di competenza regionale, i finanziamenti statali a valere sul fondo plurisettoriale MEF ex lege 232/2016 richiedono l'intesa con gli enti territoriali

È incostituzionale - per violazione degli artt. 117, terzo e quarto comma, 118 e 119 Cost., nonché del principio di leale collaborazione - l'art. 1, comma 140, della l. 11 dicembre 2016, n. 232 («Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2017 e bilancio pluriennale per il triennio 2017-2019»), nella parte in cui non prevede un'intesa con gli enti territoriali in relazione ai decreti del Presidente del Consiglio dei ministri riguardanti settori di spesa rientranti nelle materie di competenza regionale.

Corte costituzionale, 13 aprile 2018, n. 74

Bilancio e contabilità pubblica: la Consulta estende agli enti diversi dallo Stato il meccanismo di definizione agevolata dei procedimenti giudiziari pendenti in tema di canoni di concessioni demaniali marittime, introdotto dalla legge di stabilità 2014

È incostituzionale - per violazione dell'art. 3 Cost. - l'art. 1, commi 732 e 733, della l. 27 dicembre 2013, n. 147 [«Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di stabilità 2014)»], nella parte in cui non prevede che possano essere integralmente definiti anche i procedimenti giudiziari pendenti alla data del 30 settembre 2013 concernenti il pagamento in favore degli enti diversi dallo Stato titolari dei canoni e degli indennizzi per l'utilizzo dei beni demaniali marittimi e delle relative pertinenze.

Corte costituzionale, 13 aprile 2018, n. 73

Ricongiungimento familiare: il minore non accompagnato che diventa maggiorenne nel corso della procedura di asilo conserva il diritto al ricongiungimento familiare

Il combinato disposto degli artt. 2, parte iniziale e lett. f), e 10, § 3, lett. a), della direttiva 2003/86/CE del Consiglio, del 22 settembre 2003, relativa al diritto al ricongiungimento familiare, va interpretato nel senso che dev'essere qualificato come «minore», ai sensi della prima di tali disposizioni, un cittadino di paesi terzi o un apolide che aveva un'età inferiore ai diciotto anni al momento del suo ingresso nel territorio di uno Stato membro e della presentazione della sua domanda di asilo in tale Stato, ma che, nel corso della procedura di asilo, raggiunge la maggiore età e ottiene in seguito il riconoscimento dello status di rifugiato.

Corte di giustizia UE, seconda sezione, 12 aprile 2018

Avvocati: il vademecum delle Sezioni unite per il recupero giudiziale dei compensi professionali

In tema di liquidazione delle spese, degli onorari e dei diritti dell'avvocato nei confronti del proprio cliente: 1) a seguito dell'introduzione dell'art. 14 del d.lgs. n. 150 del 2011, la controversia di cui all'art. 28 della l. n. 794 del 1942, come sostituito dal citato d.lgs., può essere introdotta: a) o con un ricorso ai sensi dell'art. 702-bis c.p.c., che dà luogo a un procedimento sommario "speciale", disciplinato dal combinato disposto dell'art. 14 e degli artt. 3 e 4 del citato d.lgs. e dunque dalle norme degli artt. 702-bis e ss. c.p.c., salve le deroghe previste dalle dette disposizioni del d.lgs.; b) o con il procedimento per decreto ingiuntivo ai sensi degli artt. 633 e ss. c.p.c., l'opposizione avverso il quale si propone con ricorso ai sensi dell'art. 702-bis e ss. c.p.c. ed è disciplinata come sub a), ferma restando l'applicazione delle norme speciali che dopo l'opposizione esprimono la permanenza della tutela privilegiata del creditore e segnatamente degli artt. 648, 649 e 653 c.p.c. (quest'ultimo da applicarsi in combinato disposto con l'ultimo comma dell'art. 14 e con il penultimo comma dell'art. 702-ter c.p.c.). Resta, invece, esclusa la possibilità di introdurre l'azione sia con il rito di cognizione ordinaria sia con quello del procedimento sommario ordinario codicistico, di cui agli artt. 702-bis e ss. c.p.c.; 2) la controversia di cui all'art. 28 della l. n. 794 del 1942 - introdotta con ricorso ex art. 702-bis c.p.c. oppure con ricorso per decreto ingiuntivo - ha ad oggetto la domanda di condanna del cliente al pagamento delle spettanze giudiziali dell'avvocato, tanto se prima della lite vi sia una contestazione sull'an debeatur quanto se non vi sia, e, una volta introdotta, resta soggetta (nel secondo caso, a seguito dell'opposizione) al rito indicato dall'art. 14 del d.lgs. n. 150 del 2011, anche quando il cliente dell'avvocato non si limiti a sollevare contestazioni sulla quantificazione del credito alla stregua della tariffa, ma sollevi contestazioni in ordine all'esistenza del rapporto, alle prestazioni eseguite ed in genere riguardo all'an. Soltanto qualora il convenuto svolga una difesa che si articoli con la proposizione di una domanda (riconvenzionale, di compensazione, di accertamento con efficacia di giudicato di un rapporto pregiudicante), l'introduzione di una domanda ulteriore rispetto a quella originaria e la sua esorbitanza dal rito di cui all'art. 14 comporta - sempre che non si ponga anche un problema di spostamento della competenza per ragioni di connessione (da risolversi ai sensi degli artt. 34, 35 e 36 c.p.c.) e, se è stata adita la corte di appello, il problema della soggezione della domanda del cliente alla competenza di un giudice di primo grado, che ne impone la rimessione ad esso - che, ai sensi dell'art. 702-ter, quarto comma, c.p.c., si debba dar corso alla trattazione di detta domanda con il rito sommario congiuntamente a quella ex art. 14, qualora anche la domanda introdotta dal cliente si presti ad un'istruzione sommaria, mentre, in caso contrario, si impone di separarne la trattazione e di procedervi con il rito per essa di regola previsto (non potendo trovare applicazione, per l'esistenza della norma speciale, la possibilità di unitaria trattazione con il rito ordinario sull'intero cumulo di cause ai sensi dell'art. 40, terzo comma, c.p.c.).

Corte di cassazione, sezioni unite civili, 23 febbraio 2018, n. 4485

Procedura penale: in sede esecutiva, la confisca "allargata" può essere disposta soltanto per i beni illecitamente acquisiti dal condannato prima della sentenza di condanna

Ai fini della confisca prevista dall'art. 12-sexies del d.l. 8 giugno 1992, n. 306 («Modifiche urgenti al nuovo codice di procedura penale e provvedimenti di contrasto alla criminalità mafiosa»), convertito, con modificazioni, dalla l. 7 agosto 1992, n. 356, il limite temporale cui il giudice dell'esecuzione deve attenersi è costituito dalla pronuncia della sentenza di condanna, onde la misura non potrà essere disposta per quei beni che solo successivamente siano entrati nel patrimonio del condannato.

Corte di cassazione, sezione I penale, 23 gennaio 2018, n. 9984

Processo penale: la querela per il reato ex art. 642 c.p. può essere proposta sia dalla compagnia assicuratrice gestionaria del sinistro sia da quella debitrice

La legittimazione a proporre querela per il reato previsto dall'art. 642 c.p. («Fraudolento danneggiamento dei beni assicurati e mutilazione fraudolenta della propria persona») spetta sia alla compagnia assicuratrice che gestisce il sinistro sia a quella debitrice, perché entrambe, in quanto parti direttamente coinvolte, seppur con ruoli diversi, nella richiesta di risarcimento del danno, hanno interesse alla corretta gestione del sinistro e a non vedere depauperato il proprio patrimonio da false denunce.

Corte di cassazione, sezione II penale, 14 febbraio 2018, n. 9506

Reati tributari: per gli illeciti commessi prima della sentenza CGUE «Taricco» non può essere disapplicata la normativa sulla prescrizione

Ai reati tributari commessi antecedentemente alla sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea, Grande Sezione, 8 settembre 2015, in causa C-105/14, Taricco, continua ad applicarsi integralmente la normativa sulla prescrizione, non potendo il giudice nazionale disapplicarla, stante il divieto di retroattività ex art. 325, §§ 1 e 2, TFUE, come interpretato dalla medesima Corte, Grande Sezione, con sentenza del 5 dicembre 2017, in causa C-42/17, M.A.S. e M.B. (entrambe le pronunce della CGUE sono pubblicate in questa Rivista).

Corte di cassazione, sezione II penale, 7 febbraio 2018, n. 9494

G. Zagrebelsky
V. Marcenò

Giustizia costituzionale
I


Il Mulino, 2018

G. Zagrebelsky
V. Marcenò

Giustizia costituzionale
II


Il Mulino, 2018

R. Carpino

Testo Unico degli Enti locali commentato

Maggioli, 2018

A. Carratta

Codice di procedura civile ragionato

Nel Diritto, 2018