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Magistratura: la normativa transitoria sull'abolizione dell'istituto del trattenimento in servizio non viola il diritto dei magistrati a maturare i requisiti minimi per la pensione

Non è fondata («perché basata su un erroneo presupposto interpretativo») la questione di legittimità costituzionale - sollevata dal TAR Lazio in riferimento agli artt. 2, 4 e 38 Cost. - dell'art. 1, commi 1, 2 e 3, del d.l. 24 giugno 2014, n. 90 («Misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l'efficienza degli uffici giudiziari»), convertito, con modificazioni, nella l. 11 agosto 2014, n. 114, in tema di trattamento pensionistico dei magistrati a seguito dell'abolizione dell'istituto del trattenimento in servizio.

Corte costituzionale, 22 giugno 2018, n. 131

Processo civile telematico: le firme digitali di tipo CAdES e PAdES sono entrambe valide ed efficaci, anche in Cassazione

Secondo il diritto dell'Unione europea e le norme (comprese quelle tecniche) di diritto interno, le firme digitali di tipo CAdES e PAdES (con le rispettive estensioni p7m e pdf) sono entrambe valide ed efficaci, anche nel processo civile di cassazione, senza eccezione alcuna.

Corte di cassazione, sezioni unite civili, 27 aprile 2018, n. 10266

Sanzioni amministrative: sull'opposizione a preavviso di fermo decide il giudice di pace (non il tribunale)

In tema di sanzioni amministrative, occorre distinguere, ai fini della competenza del giudice di pace, tra quella prevista dall'art. 6 e quella prevista dall'art. 7 del d.lgs. 1° settembre 2011, n. 150 («Disposizioni complementari al codice di procedura civile in materia di riduzione e semplificazione dei procedimenti civili di cognizione, ai sensi dell'articolo 54 della legge 18 giugno 2009, n. 69»): la prima - relativa all'opposizione a sanzioni amministrative per violazione del codice della strada - è competenza per materia e, in alcune ipotesi, con limite di valore; mentre la seconda - relativa all'opposizione al verbale di accertamento - è competenza per materia. Gli stessi criteri di competenza si applicano anche con riferimento all'impugnativa del preavviso di fermo, in quanto azione di accertamento negativo, nei termini delineati da Cass., Sez. un., 22 luglio 2015, n. 15354.

Corte di cassazione, sezioni unite civili, 27 aprile 2018, n. 10261

Cooperazione giudiziaria civile: il datore di lavoro convenuto in giudizio dal lavoratore può proporre una domanda riconvenzionale fondata su un contratto di cessione di credito stipulato in pendenza della causa

L'art. 20, § 2, del regolamento (CE) n. 44/2001 del Consiglio, del 22 dicembre 2000, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, dev'essere interpretato nel senso che esso conferisce al datore di lavoro il diritto di presentare, dinanzi al giudice regolarmente investito della domanda principale presentata da un lavoratore, una domanda riconvenzionale fondata su un contratto di cessione di credito, concluso tra il datore di lavoro e il titolare originario del credito, in data successiva alla proposizione di tale domanda principale (questione pregiudiziale sollevata dalla Corte d'appello di Torino).

Corte di giustizia UE, terza sezione, 21 giugno 2018

Protezione internazionale: gli Stati UE possono disporre il rimpatrio immediato dello straniero irregolare la cui domanda di protezione internazionale sia stata respinta, a meno che egli non ricorra avverso tale rigetto

La direttiva 2008/115/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2008, recante norme e procedure comuni applicabili negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare, nel combinato disposto con la direttiva 2005/85/CE del Consiglio, del 1° dicembre 2005, recante norme minime per le procedure applicate negli Stati membri ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di rifugiato, nonché alla luce del principio di non-refoulement e del diritto ad un ricorso effettivo, sanciti dagli artt. 18, 19, § 2, e 47 della Carta, dev'essere interpretata nel senso che non osta all'adozione di una decisione di rimpatrio ai sensi dell'art. 6, § 1, della direttiva stessa, nei confronti di un cittadino di un paese terzo che abbia proposto domanda di protezione internazionale, direttamente a seguito del rigetto di tale domanda da parte dell'autorità competente ovvero cumulativamente con il rigetto stesso in un unico atto amministrativo e, pertanto, anteriormente alla decisione del ricorso giurisdizionale proposto avverso il rigetto medesimo, subordinatamente alla condizione, segnatamente, che lo Stato membro interessato garantisca la sospensione di tutti gli effetti giuridici della decisione di rimpatrio nelle more dell'esito del ricorso, che il richiedente possa beneficiare, durante tale periodo, dei diritti riconosciuti dalla direttiva 2003/9/CE del Consiglio, del 27 gennaio 2003, recante norme minime relative all'accoglienza dei richiedenti asilo negli Stati membri, e che sia in grado di far valere qualsiasi mutamento delle circostanze verificatosi successivamente all'adozione della decisione di rimpatrio, che presenti rilevanza significativa per la valutazione della situazione dell'interessato con riguardo alla direttiva 2008/115 e, in particolare, all'art. 5 della medesima.

Corte di giustizia UE, grande sezione, 19 giugno 2018

Mercati finanziari: non tutte le informazioni possedute dall'autorità di vigilanza sono incondizionatamente riservate

L'art. 54, § 1, della direttiva 2004/39/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 aprile 2004, relativa ai mercati degli strumenti finanziari, che modifica le direttive 85/611/CEE e 93/6/CEE del Consiglio e la direttiva 2000/12/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e che abroga la direttiva 93/22/CEE del Consiglio, dev'essere interpretato nel senso che: a) non tutte le informazioni relative all'impresa soggetta a vigilanza e trasmesse da quest'ultima all'autorità competente, e non tutte le dichiarazioni di detta autorità presenti negli atti relativi alla sua attività di vigilanza, compresa la sua corrispondenza con altri servizi, costituiscono incondizionatamente informazioni riservate, coperte, pertanto, dall'obbligo di mantenere il segreto professionale previsto dalla citata disposizione. Rientrano in tale qualificazione le informazioni detenute dalle autorità designate dagli Stati membri per svolgere le mansioni previste da tale direttiva che, in primo luogo, non hanno carattere pubblico e che, in secondo luogo, rischierebbero, se divulgate, di ledere gli interessi della persona fisica o giuridica che le ha fornite o di terzi, oppure il buon funzionamento del sistema di vigilanza sull'attività delle imprese di investimento che il legislatore dell'Unione ha istituito con l'adozione della direttiva 2004/39; b) la valutazione del carattere riservato di informazioni relative all'impresa soggetta a vigilanza e trasmesse alle autorità designate dagli Stati membri per svolgere le mansioni previste da tale direttiva deve avvenire al momento dell'esame che tali autorità sono tenute a effettuare al fine di pronunciarsi in merito alla domanda di divulgazione riguardante le suddette informazioni, indipendentemente dalla qualificazione di quest'ultime al momento della loro trasmissione a dette autorità; c) le informazioni detenute dalle autorità designate dagli Stati membri per svolgere le mansioni previste da tale direttiva che possono aver costituito segreti commerciali, ma che risalgono a cinque anni addietro o più, sono considerate, in linea di principio, a causa del decorso del tempo, storiche e ormai prive, per tale motivo, del loro carattere segreto, salvo che, in via eccezionale, la parte che invoca tale carattere non dimostri che, sebbene siano risalenti, tali informazioni costituiscono ancora elementi essenziali della propria posizione commerciale o di quelle di terzi interessati. Considerazioni siffatte non valgono per le informazioni detenute da tali autorità la cui riservatezza potrebbe essere giustificata da ragioni diverse dalla loro importanza per la posizione commerciale delle imprese interessate.

Corte di giustizia UE, grande sezione, 19 giugno 2018

Processo amministrativo: nel giudizio elettorale d'appello le parti non possono difendersi da sole

Ai sensi del combinato disposto degli artt. 23 e 95, comma 6, c.p.a., nei giudizi in materia elettorale le parti possono costituirsi personalmente, senza l'assistenza del difensore, soltanto in primo grado (cfr., con riguardo ai giudizi in materia di accesso e trasparenza amministrativa, C.d.S., sez. VI, sent. n. 2394/2017, in questa Rivista).

Consiglio di Stato, sezione III, 29 maggio 2018, n. 3232

Elezioni: la lista che si richiama al fascismo va esclusa dalla competizione elettorale

È legittima l'esclusione dalla competizione elettorale della lista di candidati (nella specie, alla carica di consigliere comunale) che, fin dal nome prescelto («Fasci Italiani del Lavoro») e dal simbolo utilizzato, si richiama in modo esplicito all'ideologia del disciolto partito fascista (riforma in parte TAR Lombardia, Brescia, sez. I, sent. n. 105/2018, disponendo l'annullamento delle intere operazioni elettorali).

Consiglio di Stato, sezione III, 29 maggio 2018, n. 3208

Accesso ai documenti amministrativi: denunce, esposti e segnalazioni alla P.A. non sono inaccessibili

Le denunce, gli esposti e le segnalazioni pervenuti alla Pubblica Amministrazione non sono sottratti al diritto di accesso ex lege 241/1990, dovendosi escludere che l'ordinamento garantisca l'anonimato di chi rende dichiarazioni idonee ad incidere sull'altrui sfera giuridica (riforma in parte TAR Lazio, sez. I-bis, sent. n. 2665/2017) (cfr. TAR Toscana, sez. I, sent. n. 898/2017, in questa Rivista).

Consiglio di Stato, sezione IV, 24 maggio 2018, n. 3128

Elezioni amministrative: la rinuncia alla candidatura può essere manifestata fino alla scadenza del termine di presentazione delle liste

L'accettazione della candidatura alle elezioni non crea di per sé vincoli giuridici, ma dà luogo ad un impegno fiduciario, che può essere rinunciato attraverso un'autonoma dichiarazione di volontà, senza necessità di accettazione. Tuttavia tale rinuncia, potendo incidere sull'ammissibilità della lista e, più in generale, sulla posizione di altri candidati, dev'essere manifestata - per esigenze di certezza del procedimento elettorale - con le stesse modalità e negli stessi termini stabiliti per la presentazione delle candidature; diversamente, essa produce effetti soltanto sul diritto all'elezione del rinunciatario, e non anche sulla composizione della lista (riforma TAR Molise, sent. n. 281/2018).

Consiglio di Stato, sezione III, 23 maggio 2018, n. 3091

Diritto penale: il furto commesso di notte è di per sé aggravato ex art. 61, n. 5), c.p. (minorata difesa)

La commissione di un furto in ore notturne integra gli estremi della circostanza aggravante di cui all'art. 61, n. 5), c.p. («l'avere profittato di circostanze di tempo, di luogo o di persona, anche in riferimento all'età, tali da ostacolare la pubblica o privata difesa»), a meno che non risulti che il soggetto passivo del reato era ugualmente in condizione di difendersi.

Corte di cassazione, sezione V penale, 26 febbraio 2018, n. 20480

Diritto penale: anche i post su Facebook valgono a giustificare la custodia cautelare in carcere per apologia di reato (art. 414 c.p.)

La condotta di colui che, attraverso un social media (nella specie, Facebook), esalta un fatto delittuoso o il suo autore, spronando altri all'imitazione, in maniera concretamente idonea a suscitare la commissione di delitti, assume rilievo ai fini dell'applicazione della custodia cautelare in carcere per il delitto di apologia di reato previsto dall'art. 414, commi 3 e 4, c.p.

Corte di cassazione, sezione I penale, 8 febbraio 2018, n. 20198

Processo penale: il Tribunale del riesame può integrare la motivazione dell'ordinanza cautelare personale nella parte relativa alle esigenze cautelari di eccezionale rilevanza ex art. 275, comma 4, c.p.p.

In tema di riesame delle ordinanze cautelari personali, qualora l'ordinanza genetica contenga la motivazione sulle esigenze cautelari di cui all'art. 274 c.p.p., ma non quella sullo specifico requisito delle esigenze cautelari di eccezionale rilevanza previsto dall'art. 275, comma 4, c.p.p., il Tribunale del riesame, anche alla luce della nuova formulazione dell'art. 309, comma 9, c.p.p., può integrare la motivazione mancante, vertendosi in ipotesi di motivazione insufficiente che incide non già sull'an della cautela, bensì soltanto sulla scelta della misura da applicare.

Corte di cassazione, sezione III penale, 6 febbraio 2018, n. 19700

Processo penale: lo "sciopero" della categoria o la mera concomitanza di altri impegni professionali non integra un legittimo impedimento del difensore, onde la prescrizione del reato è sospesa per tutta la durata del rinvio disposto dal giudice

Ai fini della sospensione del corso della prescrizione del reato, la Corte di cassazione deve sindacare le valutazioni compiute dal giudice di merito che abbia ritenuto sussistente, pur difettandone le condizioni, il legittimo impedimento del difensore per concomitante impegno professionale, con la conseguenza che il corso della prescrizione dovrà intendersi sospeso per tutto il periodo del differimento.

Corte di cassazione, sezione III penale, 21 marzo 2018, n. 19687

Fisco: la cartella di pagamento emessa a seguito di controllo formale della dichiarazione del contribuente non richiede una specifica motivazione

La cartella di pagamento emessa dall'ufficio finanziario all'esito di un controllo c.d. formale o automatizzato dei dati contenuti nella dichiarazione presentata dal contribuente può essere motivata col mero richiamo a tale atto, atteso che l'interessato è già in grado di conoscere i presupposti della pretesa, anche qualora si richiedano somme maggiori di quelle risultanti dalla stessa dichiarazione.

Corte di cassazione, sezione tributaria, 24 aprile 2018, n. 10013

Concorrenza e mercato: la perimetrazione del "mercato rilevante" ai fini dell'accertamento di un illecito antitrust è sindacabile in Cassazione per violazione di legge

In tema di illeciti anticoncorrenziali, presupposto essenziale dell'accertamento di un abuso di posizione dominante è la perimetrazione del "mercato rilevante", attraverso l'analisi della sostituibilità della domanda e dell'offerta di un determinato bene o servizio (mercato del prodotto) in un ambito territoriale caratterizzato da condizioni di concorrenza sufficientemente omogenee (mercato geografico). Tale operazione, implicando l'applicazione di concetti giuridici indeterminati, è sindacabile in sede di legittimità per violazione di legge (cfr. Cass. civ., sez. I, sent. n. 9325/2016, in questa Rivista).

Corte di cassazione, sezione I civile, 18 aprile 2018, n. 9579

Opere pubbliche: le disposizioni del d.l. 50/2017 sulla messa in sicurezza antisismica delle autostrade A24 e A25 non ledono l'autonomia della Regione Abruzzo

Non sono fondate, «nei sensi di cui in motivazione», le questioni di legittimità costituzionale - promosse dalla Regione Abruzzo in riferimento all'art. 117, terzo comma, Cost. e al principio di leale collaborazione - dell'art. 52-quinquies del d.l. 24 aprile 2017, n. 50 («Disposizioni urgenti in materia finanziaria, iniziative a favore degli enti territoriali, ulteriori interventi per le zone colpite da eventi sismici e misure per lo sviluppo»), convertito, con modificazioni, dalla l. 21 giugno 2017, n. 96, concernente i lavori di messa in sicurezza antisismica delle autostrade A24 e A25 [ad avviso della Corte, «l'interpretazione costituzionalmente orientata della disposizione impugnata porta ad escludere che il legislatore abbia inteso assegnare al MIT alcuna funzione regolatoria - in via amministrativa (né tanto meno di normazione subprimaria) - di aspetti della protezione civile, né del governo del territorio o dell'assetto delle due suddette autostrade come grandi reti di trasporto; e a ritenere, invece, che abbia solo dettato una norma riguardante il rapporto concessorio di tali autostrade, appartenenti al demanio statale, nel cui ambito si colloca anche la realizzazione di lavori straordinari per la loro messa in sicurezza dal rischio sismico; rapporto concessorio che afferisce al regime proprietario del bene demaniale e che quindi ricade nella materia "ordinamento civile", di competenza esclusiva del legislatore statale» (§ 9 in diritto)].

Corte costituzionale, 13 giugno 2018, n. 128

Sanità pubblica: non è incostituzionale la normativa della Regione Toscana sull'accreditamento delle strutture sociosanitarie

Non sono fondate le questioni di legittimità costituzionale - promosse dal Presidente del Consiglio dei ministri in riferimento agli artt. 5, 117, terzo comma, 118 e 120 Cost. - della legge della Regione Toscana (n. 21/2017) in materia di accreditamento delle strutture e dei servizi alla persona nel sistema sociale integrato.

Corte costituzionale, 13 giugno 2018, n. 127

Ambiente: non sono incostituzionali le disposizioni del d.l. "sblocca Italia" concernenti la bonifica ambientale e la rigenerazione urbana delle aree di rilevante interesse nazionale

Non è fondata la questione di legittimità costituzionale - sollevata dal Consiglio di Stato in riferimento agli artt. 117, commi secondo, lett. s), e terzo, e 118, primo comma, Cost. - dell'art. 33, commi 3, 9, 10 e 13, del d.l. 12 settembre 2014, n. 133 («Misure urgenti per l'apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l'emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attività produttive»), convertito, con modificazioni, dalla l. 11 novembre 2014, n. 164, in tema di bonifica ambientale e rigenerazione urbana delle aree di rilevante interesse nazionale (con particolare riferimento al comprensorio di Bagnoli-Coroglio).

Corte costituzionale, 13 giugno 2018, n. 126

Bilancio e contabilità pubblica: è incostituzionale la legge della Provincia autonoma di Trento che disciplina le sanzioni a carico degli enti locali per il mancato conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica

È incostituzionale - per violazione dell'art. 79, comma 3, dello Statuto speciale del Trentino Alto-Adige e dell'art. 117, terzo comma, Cost. («coordinamento della finanza pubblica») - la legge della Provincia autonoma di Trento (n. 20/2016) che demanda ad un provvedimento adottato d'intesa tra la Giunta provinciale e il Consiglio delle autonomie locali la determinazione delle sanzioni a carico degli enti locali per il mancato conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica (cfr. Corte cost., sent. n. 101/2018, in questa Rivista).

Corte costituzionale, 13 giugno 2018, n. 124
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