Pubblico impiego: sulla domanda di riammissione in servizio del dipendente che aveva rassegnato le dimissioni decide il giudice ordinario

Appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario la controversia riguardante la domanda di riammissione in servizio presentata dal pubblico dipendente (nella specie, un istruttore di polizia municipale) che aveva in precedenza rassegnato le proprie dimissioni.

Corte di cassazione, sezioni unite civili, 19 giugno 2017, n. 15053

Previdenza: il passaggio dalla ricongiunzione gratuita a quella onerosa non può essere retroattivo

È incostituzionale - per violazione dell'art. 3 Cost., sotto il profilo del principio di ragionevolezza e della tutela del legittimo affidamento - l'art. 12, comma 12-septies, del d.l. 31 maggio 2010, n. 78 («Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica»), convertito, con modificazioni, dalla l. 30 luglio 2010, n. 122, nella parte in cui prevede, con decorrenza retroattiva dal 1° luglio 2010, l'onerosità della ricongiunzione nell'assicurazione generale obbligatoria di periodi contributivi maturati in ordinamenti pensionistici esclusivi o sostitutivi.

Corte costituzionale, 23 giugno 2017, n. 147

Appalti pubblici: la doppia riparametrazione dei punteggi dev'essere espressamente prevista dalla lex specialis (e chi supera i limiti dimensionali dei ricorsi ne paga le conseguenze)

Nelle procedure di gara per l'affidamento di contratti pubblici secondo il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa, la regola della c.d. doppia riparametrazione dei punteggi, non essendo imposta da alcuna norma di carattere generale, dev'essere espressamente prevista dalla lex specialis, né può essere facoltativamente introdotta dalla commissione giudicatrice (la sentenza contiene, altresì, importanti affermazioni di principio in tema di superamento dei limiti dimensionali dei ricorsi) (conferma TAR Sardegna, sez. I, sent. n. 528/2016).

Consiglio di Stato, sezione V, 12 giugno 2017, n. 2852

Lavoro: i lavoratori sono tutelati anche nel caso in cui un'impresa sia trasferita dopo una dichiarazione di fallimento nell'ambito di un pre-pack

La direttiva 2001/23/CE del Consiglio, del 12 marzo 2001, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative al mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimenti di imprese, di stabilimenti o di parti di imprese o di stabilimenti, e in particolare il suo art. 5, § 1, dev'essere interpretata nel senso che la tutela dei lavoratori garantita dagli artt. 3 e 4 di tale direttiva permane qualora un'impresa sia trasferita in seguito ad una dichiarazione di fallimento nell'ambito di un pre-pack, preparato anteriormente a detta dichiarazione e realizzato immediatamente dopo la pronuncia di fallimento, nell'ambito del quale, in particolare, un «curatore designato», nominato da un giudice, esamini le possibilità di un'eventuale prosecuzione delle attività dell'impresa ad opera di un terzo e prepari azioni da svolgere subito dopo la pronuncia di fallimento per realizzare tale prosecuzione; e inoltre che non è rilevante, a tal riguardo, che l'obbiettivo perseguito da tale operazione di pre-pack miri anche a massimizzare gli introiti della cessione per l'insieme dei creditori dell'impresa in oggetto.

Corte di giustizia UE, terza sezione, 22 giugno 2017

Famiglia: legittima la trascrizione dell'atto di nascita di un minore come figlio di due donne italiane sposatesi all'estero

Non è contraria all'ordine pubblico (internazionale) la rettifica in Italia, conformemente a quanto già avvenuto nel Regno Unito, dell'atto di nascita di un minore come figlio di due donne italiane coniugate all'estero, sebbene il bambino fosse stato generato (a seguito di fecondazione assistita) da una di esse, mentre dell'altra assumeva il cognome.

Corte di cassazione, sezione I civile, 15 giugno 2017, n. 14878

Accordo di Schengen: la Corte di giustizia boccia la legge tedesca che consente alla polizia di controllare chiunque attraversi le frontiere interne

L'art. 67, § 2, TFUE e gli artt. 20 e 21 del regolamento (CE) n. 562/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 marzo 2006, che istituisce un codice comunitario relativo al regime di attraversamento delle frontiere da parte delle persone (codice frontiere Schengen), come modificato dal regolamento (UE) n. 610/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, devono essere interpretati nel senso che: 1) ostano ad una normativa nazionale (come quella tedesca) che attribuisce alle autorità di polizia dello Stato membro interessato la competenza a controllare l'identità di qualunque persona, in una zona di 30 chilometri a partire dalla frontiera terrestre di tale Stato membro con altri Stati aderenti alla convenzione di applicazione dell'accordo di Schengen, allo scopo di prevenire o impedire l'ingresso o il soggiorno illegale nel territorio di detto Stato membro o di prevenire determinati reati contro la sicurezza delle frontiere, indipendentemente dal comportamento della persona interessata o dall'esistenza di circostanze particolari, a meno che tale normativa preveda la necessaria delimitazione di tale competenza, garantendo che l'esercizio pratico della stessa non possa avere un effetto equivalente a quello delle verifiche di frontiera; 2) non ostano ad una normativa nazionale (come quella tedesca) che permette alle autorità di polizia dello Stato membro interessato di effettuare, a bordo dei treni e negli impianti ferroviari di tale Stato membro, controlli dell'identità o dei documenti che consentono di attraversare la frontiera di qualunque persona, nonché di fermare per breve tempo e d'interrogare qualunque persona per questo scopo, qualora tali controlli siano fondati su informazioni concrete o sull'esperienza della polizia di frontiera, a condizione che il diritto nazionale assoggetti l'esercizio di detti controlli a precisazioni e limitazioni che indichino l'intensità, la frequenza e la selettività di tali medesimi controlli.

Corte di giustizia UE, prima sezione, 21 giugno 2017

Previdenza sociale: l'assegno per i nuclei familiari con almeno tre figli minori spetta anche al cittadino straniero titolare di un permesso unico di lavoro

L'art. 12 della direttiva 2011/98/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 2011, relativa a una procedura unica di domanda per il rilascio di un permesso unico che consente ai cittadini di paesi terzi di soggiornare e lavorare nel territorio di uno Stato membro e a un insieme comune di diritti per i lavoratori di paesi terzi che soggiornano regolarmente in uno Stato membro, dev'essere interpretato nel senso che esso osta a una normativa nazionale (come quella italiana) in base alla quale il cittadino di un paese terzo, titolare di un permesso unico ai sensi dell'art. 2, lett. c), di tale direttiva, non può beneficiare di una prestazione come l'assegno a favore dei nuclei familiari con almeno tre figli minori, istituito dalla l. del 23 dicembre 1998, n. 448 («Misure di finanza pubblica per la stabilizzazione e lo sviluppo»).

Corte di giustizia UE, settima sezione, 21 giugno 2017

Responsabilità per danno da prodotti difettosi: in mancanza di consenso scientifico, l'esistenza di un nesso eziologico fra somministrazione di un vaccino difettoso e insorgenza di una malattia può essere desunta da indizi gravi, precisi e concordanti

L'art. 4 della direttiva 85/374/CEE del Consiglio, del 25 luglio 1985, relativa al ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative degli Stati membri in materia di responsabilità per danno da prodotti difettosi, dev'essere interpretato nel senso che: 1) non osta a un regime probatorio nazionale (come quello francese) in base al quale il giudice di merito, chiamato a pronunciarsi su un'azione diretta ad accertare la responsabilità del produttore di un vaccino per danno derivante da un asserito difetto di quest'ultimo, può ritenere, nell'esercizio del libero apprezzamento conferitogli al riguardo, che, nonostante la constatazione che la ricerca medica non stabilisce né esclude l'esistenza di un nesso tra la somministrazione del vaccino e l'insorgenza della malattia da cui è affetto il danneggiato, taluni elementi in fatto invocati dal ricorrente costituiscano indizi gravi, precisi e concordanti i quali consentono di ravvisare la sussistenza di un difetto del vaccino e di un nesso di causalità tra detto difetto e tale malattia. I giudici nazionali devono tuttavia assicurarsi che l'applicazione concreta che essi danno a tale regime probatorio non conduca a violare l'onere della prova instaurato da detto art. 4 né ad arrecare pregiudizio all'effettività del regime di responsabilità istituito da tale direttiva; 2) osta a un regime probatorio fondato su presunzioni secondo il quale, quando la ricerca medica non stabilisce né esclude l'esistenza di un nesso tra la somministrazione del vaccino e l'insorgenza della malattia da cui è affetto il danneggiato, la sussistenza di un nesso di causalità tra il difetto attribuito al vaccino e il danno subito dal danneggiato deve sempre essere considerata dimostrata in presenza di taluni indizi fattuali predeterminati di causalità.

Corte di giustizia UE, seconda sezione, 21 giugno 2017

Bilancio e contabilità pubblica: lo Stato può liberamente riprogrammare le risorse del PAC non ancora impegnate dalle Regioni

Non sono fondate le questioni di legittimità costituzionale - promosse dalla Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia e dalla Regione Puglia in riferimento a vari parametri - dell'art. 1, commi 109 e 110, della l. 28 dicembre 2015, n. 208 [«Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)»], là dove si prevede una riprogrammazione delle risorse del Piano di Azione Coesione (PAC) che non siano già state impegnate dalle Regioni.

Corte costituzionale, 21 giugno 2017, n. 143

Reati e pene: non è incostituzionale la previsione di una sanzione pecuniaria proporzionale per chi fa entrare illegalmente cittadini stranieri nel territorio dello Stato

Non sono fondate le questioni di legittimità costituzionale - sollevate dal GIP del Tribunale di Ragusa in riferimento agli artt. 3 e 27 Cost. - dell'art. 12, commi 3 e 3-ter, del d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286 («Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero»), nella parte in cui prevede sanzioni pecuniarie che il giudice a quo definisce «fisse» (ma che, in realtà, sono proporzionali) per il delitto di procurato ingresso illegale di cittadini stranieri nel territorio dello Stato.

Corte costituzionale, 21 giugno 2017, n. 142

Appalti pubblici: niente soccorso istruttorio per l'impresa che presenta un'offerta economica ambigua o incerta

Nelle procedure di gara per l'affidamento di contratti pubblici, l'istituto del "soccorso istruttorio" non può operare a favore dell'impresa che abbia presentato un'offerta del tutto ambigua o incerta (nel caso di specie, l'offerta economica riportava, allo stesso tempo, le diciture «IVA esente», «IVA esclusa» e «IVA applicata al 4%»).

TAR Lazio, sezione III-quater, 8 giugno 2017, n. 6791

Concorsi pubblici: il sistema informatico predisposto dalla P.A. per l'invio delle domande di partecipazione deve consentire ai candidati di correggere eventuali errori di compilazione

Il sistema informatico predisposto dall'Amministrazione per l'invio delle domande di partecipazione ad un concorso pubblico deve consentire ai candidati di correggere, dopo l'invio del modulo elettronico, eventuali errori commessi nella compilazione di quest'ultimo (nel caso di specie, la ricorrente era stata inserita, a causa di un suo sbaglio, nell'elenco dei candidati ammessi a sostenere le prove scritte del concorso per l'insegnamento del sostegno G2 nella scuola secondaria di secondo grado, anziché in quella di primo grado, per la quale era effettivamente abilitata).

TAR Toscana, sezione I, 5 giugno 2017, n. 758

Lavoro: è legittimo il licenziamento del dipendente che utilizza la connessione internet dell'azienda per fini personali

È legittimo il licenziamento del dipendente che, servendosi della strumentazione aziendale affidatagli, accede abitualmente alla rete internet per finalità personali, atteso che tale condotta integra una violazione degli obblighi di diligenza e fedeltà prescritti dagli artt. 2104 e 2105 c.c.

Corte di cassazione, sezione lavoro, 15 giugno 2017, n. 14862

Fallimento: sulla prescrizione dei crediti tributari dopo la notifica della cartella di pagamento decide il giudice tributario

Qualora, in sede di ammissione al passivo, sia eccepita dal curatore fallimentare la prescrizione dei crediti tributari successivamente alla notifica della cartella di pagamento, la relativa controversia appartiene alla giurisdizione del giudice tributario (sicché detti crediti saranno ammessi con riserva).

Corte di cassazione, sezioni unite civili, 13 giugno 2017, n. 14648

Diritto internazionale: l'immunità degli Stati esteri dalla giurisdizione italiana non è assoluta

Nella controversia instaurata dalla dipendente di un'Ambasciata di uno Stato estero (nella specie: dell'Ambasciata della Repubblica dello Zambia presso la Repubblica Italiana, con sede in Roma) per sentir dichiarare l'inesistenza, la nullità e l'inefficacia e, in ogni caso, l'illegittimità del licenziamento intimatole dall'Ambasciata stessa con la correlata reintegrazione nel posto di lavoro, in base al principio dell'immunità ristretta, recepito dall'art. 11 della Convenzione delle Nazioni Unite fatta a New York il 2 dicembre 2004 e ratificata in Italia con l. 14 gennaio 2013, n. 5, la giurisdizione del giudice italiano: difetta in ordine alla domanda di reintegrazione nel posto di lavoro, poiché tale pretesa investe in via diretta l'esercizio di poteri pubblicistici dell'ente straniero; mentre sussiste in ordine agli aspetti patrimoniali della controversia - direttamente o indirettamente collegati all'impugnazione del licenziamento, quali il pagamento di differenze retributive - che non sono, di per sé, idonei ad incidere sull'autonomia e sulle potestà pubblicistiche dell'ente straniero, sempre che non ricorrano le ragioni di sicurezza ex art. 2, lett. d), della predetta Convenzione ONU.

Corte di cassazione, sezioni unite civili, 6 giugno 2017, n. 13980

Lavoro: il diritto di indire l'assemblea ex art. 20 dello Statuto dei lavoratori spetta anche alle singole componenti della r.s.u.

Il diritto di convocare l'assemblea di cui all'art. 20 della l. 20 maggio 1970, n. 300 («Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell'attività sindacale, nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento»), spetta, oltre che alla rappresentanza sindacale unitaria come organo collegiale, anche alle sue singole componenti.

Corte di cassazione, sezioni unite civili, 6 giugno 2017, n. 13978

Diffamazione a mezzo stampa: se la notizia è falsa, la forma dubitativa non esclude il reato

In tema di diffamazione a mezzo stampa, la pubblicazione di una notizia falsa, ancorché avvenga in forma dubitativa, può ledere l'altrui reputazione, qualora le espressioni utilizzate nel contesto dell'articolo siano ambigue, allusive, insinuanti ovvero suggestionanti, e perciò idonee ad ingenerare nella mente del lettore il convincimento dell'effettiva rispondenza a verità dei fatti narrati.

Corte di cassazione, sezione V penale, 17 gennaio 2017, n. 27817

Mandato d'arresto europeo: nel procedimento camerale di consegna non è ammessa l'astensione del difensore che aderisce ad una protesta della categoria forense

Nel procedimento camerale di consegna previsto dalla l. 22 aprile 2005, n. 69 («Disposizioni per conformare il diritto interno alla decisione quadro 2002/584/GAI del Consiglio, del 13 giugno 2002, relativa al mandato d'arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri»), non è consentita l'astensione dalle udienze da parte del difensore che aderisca ad una iniziativa di protesta indetta dalla propria categoria.

Corte di cassazione, sezione VI penale, 29 maggio 2017, n. 27482

Prodotti agricoli: la denominazione «latte» e le altre riservate ai prodotti lattiero-caseari non possono essere utilizzate per designare prodotti puramente vegetali

L'art. 78, § 2, e l'allegato VII, parte III, del regolamento n. 1308/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli e che abroga i regolamenti (CEE) n. 922/72, (CEE) n. 234/79, (CE) n. 1037/2001 e (CE) n. 1234/2007 del Consiglio, devono essere interpretati nel senso che ostano, salvo casi eccezionali, a che la denominazione «latte» e le denominazioni che tale regolamento riserva unicamente ai prodotti lattiero-caseari siano utilizzate per designare, all'atto della commercializzazione o nella pubblicità, un prodotto puramente vegetale, quand'anche tali denominazioni siano completate da indicazioni esplicative o descrittive che indicano l'origine vegetale del prodotto in questione.

Corte di giustizia UE, settima sezione, 14 giugno 2017

Tutela dei consumatori: legittima la previsione di procedure di ADR, ma senza imporre alle parti di farsi assistere da un avvocato e di giustificare l'eventuale scelta di ritirarsi dalla mediazione

La direttiva 2013/11/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 maggio 2013, sulla risoluzione alternativa delle controversie dei consumatori, che modifica il regolamento (CE) n. 2006/2004 e la direttiva 2009/22/CE (direttiva sull'ADR per i consumatori), dev'essere interpretata nel senso che essa: 1) non osta a una normativa nazionale (come quella italiana) che prevede il ricorso a una procedura di mediazione, nelle controversie indicate all'art. 2, § 1, di tale direttiva, come condizione di procedibilità della domanda giudiziale relativa a queste medesime controversie, purché un requisito siffatto non impedisca alle parti di esercitare il loro diritto di accesso al sistema giudiziario; 2) osta a una normativa nazionale (come quella italiana) la quale prevede che, nell'ambito di una mediazione siffatta, i consumatori debbano essere assistiti da un avvocato e possano ritirarsi da una procedura di mediazione solo se dimostrano l'esistenza di un giustificato motivo a sostegno di tale decisione.

Corte di giustizia UE, prima sezione, 14 giugno 2017

P. Ferrua
La prova nel processo penale
Volume I: Struttura e procedimento

Giappichelli, 2017

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