Procedura penale: nel patteggiamento "allargato", le parti possono escludere anche l'applicazione di pene accessorie obbligatorie

In tema di patteggiamento "allargato", ai sensi dell'art. 444, comma 1, c.p.p., come modificato dall'art. 25, comma 1, lett. a), n. 1, del d.lgs. 10 ottobre 2022, n. 150 («Attuazione della legge 27 settembre 2021, n. 134, recante delega al Governo per l'efficienza del processo penale, nonché in materia di giustizia riparativa e disposizioni per la celere definizione dei procedimenti giudiziari»), rientra nel potere negoziale delle parti anche l'esclusione di pene accessorie obbligatorie. ► V. anche Cass. pen., sez. III, sent. n. 25317/2023, in questa Rivista.

Corte di cassazione, sezione V penale, 24 aprile 2024, n. 21177 (dep. 29 maggio 2024)

Pubblico impiego: nel settore contrattualizzato, il trattamento economico dei dipendenti è solo quello stabilito in sede di contrattazione collettiva

In tema di pubblico impiego contrattualizzato: a) l'Amministrazione datrice di lavoro è tenuta a individuare per i propri dipendenti il trattamento economico derivante dal contratto collettivo di comparto correttamente applicabile, essendole preclusa la possibilità di ricorrere a un diverso contratto collettivo, neppure se fonte di un trattamento migliorativo, risultando anzi viziato l'atto deliberativo col quale essa osservi un contratto collettivo diverso da quello correttamente applicabile; b) qualora sia riconosciuto al lavoratore un trattamento economico maggiore di quello previsto dalla contrattazione collettiva correttamente applicabile, tale riconoscimento è affetto da nullità e l'Amministrazione datrice di lavoro, nel rispetto dei principi sanciti dall'art. 97 Cost., è tenuta al ripristino della legalità violata mediante la ripetizione delle somme già corrisposte, in quanto erogate senza titolo; c) in capo al lavoratore cui sia stato illegittimamente applicato un trattamento individuale - anche migliorativo - diverso da quello previsto dalla contrattazione collettiva non è ravvisabile una posizione giuridica soggettiva tutelabile in virtù dell'adozione, da parte dell'Amministrazione, di un provvedimento (illegittimo) di individuazione di un errato regime degli emolumenti, atteso che il trattamento economico deve trovare necessario fondamento nella contrattazione collettiva, con la conseguenza che per il dipendente il diritto si stabilizza solo qualora l'atto sia conforme alla volontà delle parti collettive; d) non può trovare applicazione l'art. 2126 c.c., in quanto tale disposto si riferisce all'ipotesi di prestazione lavorativa resa sulla base di un contratto nullo, e non all'ipotesi in cui il vizio di nullità non concerna il rapporto lavorativo in sé, ma la sua irregolare regolamentazione mediante un atto dell'Amministrazione datrice di lavoro che preveda un trattamento economico diverso da quello contemplato dalla fonte legale vincolante, ossia dalla contrattazione collettiva di settore.

Corte di cassazione, sezione lavoro, 11 giugno 2024, n. 16150

Acquisizione sanante: nella stima del valore venale del bene non si deve considerare l'opera realizzata dalla P.A.

In tema di indennizzo ex art. 42-bis del d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327 [«Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione per pubblica utilità. (Testo A)»], ai fini della determinazione del valore venale del bene oggetto del provvedimento di c.d. acquisizione sanante, alla data della sua adozione, non deve computarsi - in virtù del tenore della predetta disposizione, nonché del richiamo all'art. 37, comma 4, che fa salva la previsione dell'art. 32, comma 1, d.P.R. cit. - anche il valore dell'opera pubblica che sullo stesso bene sia stata, pur solo parzialmente, realizzata dalla Pubblica Amministrazione.

Corte di cassazione, sezione I civile, 6 giugno 2024, n. 15822

Concessioni balneari: la normativa italiana che prevede la cessione gratuita allo Stato delle opere non amovibili realizzate sulle aree del demanio marittimo non contrasta col diritto UE

L'art. 49 TFUE dev'essere interpretato nel senso che esso non osta ad una norma nazionale (come quella italiana) secondo la quale, alla scadenza di una concessione per l'occupazione del demanio pubblico e salva una diversa pattuizione nell'atto di concessione, il concessionario è tenuto a cedere, immediatamente, gratuitamente e senza indennizzo, le opere non amovibili da esso realizzate nell'area concessa, anche in caso di rinnovo della concessione (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Consiglio di Stato).

Corte di giustizia UE, terza sezione, 11 luglio 2024

Trattamento dei dati personali: l'ex amministratore di sostegno è, ai sensi del RGPD, «titolare del trattamento» dei dati personali in suo possesso riguardanti la persona assistita a titolo professionale

L'art. 4, punto 7, del regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE (regolamento generale sulla protezione dei dati), deve essere interpretato nel senso che un precedente amministratore di sostegno, che abbia esercitato le proprie funzioni a titolo professionale nei confronti di una persona da lui assistita, deve essere qualificato, ai sensi di tale disposizione, come «titolare del trattamento» dei dati personali in suo possesso riguardanti tale persona, e un siffatto trattamento deve rispettare tutte le disposizioni di tale regolamento, in particolare l'art. 15 di quest'ultimo.

Corte di giustizia UE, nona sezione, 11 luglio 2024

Enti locali: il consigliere comunale ha diritto di accedere agli atti dei concorsi banditi dall'Amministrazione civica

Ai sensi dell'art. 43, comma 2, del d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267 («Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali»), il consigliere comunale ha diritto di accedere agli atti delle procedure concorsuali svolte dall'Amministrazione civica. ► V. anche, in questa Rivista, ex plurimis: CdS, sez. V, sentt. nn. 3564/2023, 769/2022 e 3345/2020; TAR Calabria, sez. I, sent. n. 1120/2023 (riformata dal Consiglio di Stato con la decisione qui pubblicata); TAR Campania, Salerno, sez. I, sent. n. 346/2024; TAR Friuli-Venezia Giulia, sent. n. 253/2020; TAR Lombardia, sez. I, sent. n. 3222/2023; TAR Lombardia, Brescia, sez. I, sent. n. 298/2021.

Consiglio di Stato, sezione V, 28 giugno 2024, n. 5750

Giurisdizione: sulla proprietà pubblica o privata di una strada decide il giudice ordinario

Appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario la controversia riguardante la proprietà, pubblica o privata, di una strada, ovvero l'esistenza di diritti di uso pubblico su una strada privata, investendo l'accertamento dell'esistenza e dell'estensione di diritti soggettivi dei privati o della Pubblica Amministrazione. ► V. anche TAR Lazio, sez. II stralcio, sent. n. 1885/2024, e TAR Veneto, sez. I, sent. n. 1156/2022, entrambe in questa Rivista.

Consiglio di Stato, sezione V, 26 giugno 2024, n. 5646

Elezioni: la presenza di irregolarità formali nello svolgimento delle operazioni elettorali assume rilievo invalidante solo se determina una sostanziale inattendibilità del risultato finale della consultazione

In tema di elezioni: a) la presenza di irregolarità di natura formale nello svolgimento delle operazioni elettorali, e in particolare nella compilazione dei verbali delle sezioni, assume rilievo invalidante solo allorquando determini una sostanziale inattendibilità del risultato finale della consultazione; b) la mancata corrispondenza numerica fra schede autenticate, schede utilizzate per la votazione e schede inutilizzate costituisce, in mancanza di ulteriori indizi della concreta irregolarità nella conduzione delle operazioni di voto, un mero vizio formale della verbalizzazione. ► V. anche, in questa Rivista, fra le altre: CdS, sez. II, sentt. nn. 9407/2023, 6668/2022 e 6906/2021; CGARS, sent. n. 403/2020; TAR Abruzzo, sent. n. 444/2023; TAR Lazio, sez. II-bis, sent. n. 11537/2017; TAR Lazio, Latina, sent. n. 657/2022.

Consiglio di Stato, sezione II, 24 giugno 2024, n. 5557

Diritto amministrativo: la P.A. non è tenuta a provvedere sulle istanze di autotutela avanzate dai privati

La Pubblica Amministrazione non è tenuta a provvedere sulle istanze di autotutela avanzate dai privati, trattandosi di potere avente natura discrezionale. ► V. anche, in questa Rivista: CdS, sez. IV, sent. n. 4405/2020; sez. V, sent. n. 2911/2023; sez. VI, sent. n. 2540/2020; CGARS, sent. n. 1167/2022.

Consiglio di Stato, sezione II, 21 giugno 2024, n. 5533

Processo amministrativo: l'erronea declaratoria di irricevibilità, inammissibilità o improcedibilità del ricorso non comporta la rimessione della causa al giudice di primo grado ex art. 105, comma 1, c.p.a.

In tema di processo amministrativo, l'erronea declaratoria di irricevibilità, inammissibilità o improcedibilità del ricorso non rientra fra le ipotesi di annullamento della sentenza con rinvio della causa al giudice di primo grado previste dall'art. 105, comma 1, c.p.a., sicché, in forza del principio devolutivo (art. 101, comma 2, c.p.a.), il giudice d'appello decide, nei limiti della domanda riproposta, anche sui motivi di ricorso non affrontati da quello di prime cure. ► V. anche CdS, sez. II, sent. n. 1951/2020, in questa Rivista.

Consiglio di Stato, sezione V, 19 giugno 2024, n. 5491

Giurisdizione: sull'esito dei controlli di appropriatezza effettuati dall'Amministrazione nei confronti delle strutture sanitarie che operano in regime di accreditamento decide il giudice ordinario

Ai sensi dell'art. 133, comma 1, lett. c), c.p.a., appartengono alla giurisdizione del giudice ordinario le controversie riguardanti l'esito dei controlli di appropriatezza effettuati dall'Amministrazione nei confronti delle strutture sanitarie che operano in regime di accreditamento, qualora oggetto della contestazione sia esclusivamente tale esito, il conseguente accertamento dell'inadempimento da parte della concessionaria delle obbligazioni nate dal rapporto concessorio, le relative richieste pecuniarie, ovvero le sanzioni amministrative irrogate. ► Contra, CdS, sez. III, sent. n. 7820/2020, in questa Rivista.

TAR Lazio, Latina, sezione II, 21 giugno 2024, n. 451

Processo amministrativo: il preavviso di rigetto non è impugnabile

In tema di processo amministrativo, è inammissibile il ricorso avverso la comunicazione dei motivi ostativi all'accoglimento dell'istanza (c.d. preavviso di rigetto) ex art. 10-bis della l. 7 agosto 1990, n. 241 («Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi»), trattandosi di atto privo di natura provvedimentale (fattispecie riguardante un diniego di condono edilizio).

TAR Sicilia, sezione IV, 20 giugno 2024, n. 2002

Appalti pubblici: la P.A. deve pronunciarsi sull'istanza di adeguamento dei prezzi entro trenta giorni

In tema di contratti pubblici, l'Amministrazione è tenuta a pronunciarsi sull'istanza di adeguamento dei prezzi, formulata dall'impresa appaltatrice, entro il termine di trenta giorni previsto dall'art. 2, comma 2, della l. 7 agosto 1990, n. 241 («Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi»). ► V. anche TAR Campania, sez. VIII, sent. n. 5058/2023, e TAR Sicilia, sez. I, sent. n. 2629/2023, entrambe in questa Rivista.

TAR Campania, Salerno, sezione I, 19 giugno 2024, n. 1309

Immigrazione: l'assenza dello straniero dal territorio dell'Unione europea per dodici mesi consecutivi non comporta automaticamente la revoca del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo

In tema di immigrazione, l'assenza dello straniero dal territorio dell'Unione europea per un periodo di dodici mesi consecutivi non comporta automaticamente la revoca del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo ai sensi dell'art. 9, comma 7, lett. d), del d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286 («Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero»), dovendo l'Amministrazione valutare le concrete ragioni di tale assenza, ove debitamente rappresentate dall'interessato.

TAR Lombardia, sezione IV, 18 giugno 2024, n. 1857

Processo amministrativo: la sentenza che dichiara la cessazione della materia del contendere definisce la causa nel merito e, pertanto, è idonea ad acquisire autorità di cosa giudicata sostanziale

In tema di processo amministrativo, ai sensi dell'art. 34, comma 5, c.p.a., la sentenza che dichiara cessata la materia del contendere definisce la causa nel merito e, pertanto, è idonea ad acquisire autorità di cosa giudicata sostanziale, con conseguente esperibilità dell'azione di ottemperanza. ► V. anche, in questa Rivista: CdS, sez. VI, sentt. nn. 6824 e 1269/2021; CGA Regione Siciliana, sent. n. 605/2022.

TAR Molise, 17 giugno 2024, n. 202

Regioni: è incostituzionale la normativa della Sardegna sul periodo di cacciabilità della tortora selvatica e sui compiti del Corpo forestale e di vigilanza ambientale (l. 9/2023)

È incostituzionale - per violazione di varî parametri - la normativa della Regione Sardegna (l. 9/2023) in materia di: a) periodo di cacciabilità della tortora selvatica; b) funzioni e compiti del Corpo forestale e di vigilanza ambientale.

Corte costituzionale, 5 luglio 2024, n. 124

Cooperazione giudiziaria penale: l'imputato che ne faccia espressa richiesta può partecipare alle udienze del proprio processo in videoconferenza

L'art. 8, § 1, della direttiva (UE) 2016/343 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 marzo 2016, sul rafforzamento di alcuni aspetti della presunzione di innocenza e del diritto di presenziare al processo nei procedimenti penali, dev'essere interpretato nel senso che esso non osta a che un imputato possa, su sua espressa richiesta, partecipare alle udienze del proprio processo mediante videoconferenza, dovendo peraltro essere garantito il diritto a un equo processo.

Corte di giustizia UE, prima sezione, 4 luglio 2024

Tutela dei consumatori: il giudice nazionale può controllare la trasparenza delle clausole "di tasso minimo" dei contratti di mutuo ipotecario, allorché sia chiamato a pronunciarsi su un'azione collettiva riguardante l'intero sistema bancario di un Paese

La Corte di giustizia UE ha dichiarato che: 1) gli artt. 4, § 1, e 7, § 3, della direttiva 93/13/CEE del Consiglio, del 5 aprile 1993, concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori, devono essere interpretati nel senso che consentono a un giudice nazionale di procedere al controllo della trasparenza di una clausola contrattuale nell'ambito di un'azione collettiva diretta contro numerosi professionisti dello stesso settore economico e riguardante un numero molto elevato di contratti, purché tali contratti contengano la medesima clausola o clausole simili; 2) gli artt. 4, § 2, e 7, § 3, della direttiva 93/13 devono essere interpretati nel senso che consentono a un giudice nazionale, investito di un'azione collettiva diretta contro numerosi professionisti del medesimo settore economico e avente ad oggetto un numero molto elevato di contratti, di procedere al controllo della trasparenza di una clausola contrattuale basandosi sulla percezione del consumatore medio, normalmente informato e ragionevolmente attento e avveduto, quando tali contratti si rivolgono a categorie specifiche di consumatori e tale clausola è stata utilizzata per un periodo molto lungo. Tuttavia, se, durante tale periodo, la percezione globale del consumatore medio riguardo a detta clausola è stata modificata dall'intervento di un evento oggettivo o di un fatto notorio, la direttiva 93/13 non osta a che il giudice nazionale proceda a tale controllo tenendo conto dell'evoluzione della percezione di tale consumatore, fermo restando che la percezione pertinente è quella esistente al momento della conclusione di un contratto di mutuo ipotecario.

Corte di giustizia UE, quarta sezione, 4 luglio 2024

Assistenza: è incostituzionale l'art. 2-quinquies d.l. 151/2008, là dove attribuisce rilievo a legami di parentela o affinità entro il quarto grado ai fini dell'esclusione dai benefici per i superstiti delle vittime di terrorismo e criminalità organizzata

È incostituzionale - per violazione degli artt. 3 e 24 Cost. - l'art. 2-quinquies, comma 1, lett. a), del d.l. 2 ottobre 2008, n. 151 («Misure urgenti in materia di prevenzione e accertamento di reati, di contrasto alla criminalità organizzata e all'immigrazione clandestina»), inserito in sede di conversione dalla l. 28 novembre 2008, n. 186, e successivamente modificato dall'art. 2, comma 21, della l. 15 luglio 2009, n. 94 («Disposizioni in materia di sicurezza pubblica»), limitatamente alle parole «parente o affine entro il quarto grado».

Corte costituzionale, 4 luglio 2024, n. 122

Patrocinio a spese dello Stato: sono incostituzionali gli artt. 144 e 146 d.P.R. 115/2002, là dove non prevedono l'ammissione al beneficio e la prenotazione a debito anche nel caso di liquidazione controllata

Sono incostituzionali - per violazione degli artt. 3 e 24 Cost. - gli artt. 144 e 146 del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 [«Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia. (Testo A)»], là dove non prevedono, rispettivamente, (a) l'ammissione al patrocinio a spese dello Stato della procedura di liquidazione controllata, quando il giudice delegato abbia autorizzato la costituzione in un giudizio e abbia attestato la mancanza di attivo per le spese, e (b) la prenotazione a debito delle spese della procedura di liquidazione controllata.

Corte costituzionale, 4 luglio 2024, n. 121