Diritto civile: non sono fondate le questioni di costituzionalità dell'art. 2033 c.c., in tema di ripetizione di somme indebitamente erogate da enti pubblici

Non sono fondate le questioni di legittimità costituzionale - sollevate dal Tribunale di Lecce e dalla Corte di cassazione in riferimento all'art. 117, primo comma, Cost., in relazione all'art. 1 Protocollo addizionale alla CEDU - dell'art. 2033 c.c., in tema di ripetizione di somme indebitamente erogate da enti pubblici.

Corte costituzionale, 27 gennaio 2023, n. 8

Processo amministrativo: l'ordinanza ex art. 116, comma 2, c.p.a. (accesso documentale) è appellabile

L'ordinanza resa nel corso del giudizio di primo grado sull'istanza di accesso documentale ex art. 116, comma 2, c.p.a. è appellabile davanti al Consiglio di Stato. ► V. anche CdS, sez. III, sent. n. 5944/2020 (che distingue, a seconda del contenuto, fra ordinanze di natura meramente istruttoria e ordinanze di natura decisoria, ritenendo appellabili soltanto queste ultime), e sez. IV, sent. n. 1878/2020 (che esclude tout court l'appellabilità), entrambe in questa Rivista.

Consiglio di Stato, adunanza plenaria, 24 gennaio 2023, n. 4

Appalti pubblici: in caso di RTI "misto", l'incremento del quinto ex art. 61, comma 2, d.P.R. 207/2010 si applica anche alle imprese del singolo sub-raggruppamento orizzontale per l'importo dei lavori della categoria prevalente o scorporata

In tema di procedure per l'affidamento di contratti pubblici, l'art. 61, comma 2, del d.P.R. 5 ottobre 2010, n. 207 (Regolamento di esecuzione ed attuazione del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, recante «Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE»), là dove prevede, per il raggruppamento c.d. orizzontale, che l'incremento premiale del quinto si applica con riferimento a ciascuna impresa raggruppata o consorziata, a condizione che essa sia qualificata per una classifica pari ad almeno un quinto dell'importo dei lavori a base di gara, si applica anche, in caso di raggruppamento c.d. misto, alle imprese del singolo sub-raggruppamento orizzontale per l'importo dei lavori della categoria prevalente o della categoria scorporata a base di gara. ► V. anche TAR Sicilia, sez. I, sent. n. 3228/2021, in questa Rivista.

Consiglio di Stato, adunanza plenaria, 13 gennaio 2023, n. 2

Trattamento dei dati personali: la Corte di giustizia UE si pronuncia sulla raccolta di dati biometrici e genetici da parte delle autorità di polizia a fini di lotta contro la criminalità e di tutela dell'ordine pubblico

La Corte di giustizia UE ha dichiarato che: 1) l'art. 10, lett. a), della direttiva (UE) 2016/680 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativa alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali da parte delle autorità competenti a fini di prevenzione, indagine, accertamento e perseguimento di reati o esecuzione di sanzioni penali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la decisione quadro 2008/977/GAI del Consiglio, letto alla luce dell'art. 52 CDFUE, dev'essere interpretato nel senso che il trattamento di dati biometrici e genetici da parte delle autorità di polizia per le loro attività di ricerca, a fini di lotta contro la criminalità e di tutela dell'ordine pubblico, è autorizzato dal diritto dello Stato membro, ai sensi dell'art. 10, lett. a), di tale direttiva, se il diritto di tale Stato membro contiene una base giuridica sufficientemente chiara e precisa per autorizzare detto trattamento. La circostanza che l'atto legislativo nazionale contenente una simile base giuridica faccia, inoltre, riferimento al regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE (regolamento generale sulla protezione dei dati), e non alla direttiva 2016/680, non è di per sé idonea a rimettere in discussione l'esistenza di una simile autorizzazione, purché dall'interpretazione di tutte le disposizioni applicabili del diritto nazionale risulti in modo sufficientemente chiaro, preciso e inequivocabile che il trattamento di dati biometrici e genetici in questione rientra nell'ambito di applicazione di tale direttiva, e non di tale regolamento; 2) l'art. 6, lett. a), della direttiva 2016/680 nonché gli artt. 47 e 48 CDFUE devono essere interpretati nel senso che essi non ostano a una normativa nazionale (come quella bulgara) che prevede che, in caso di rifiuto della persona formalmente accusata di un reato doloso perseguibile d'ufficio di cooperare spontaneamente alla raccolta dei dati biometrici e genetici che la riguardano, ai fini della loro registrazione, il giudice penale competente è tenuto ad autorizzare una misura di esecuzione coercitiva di tale raccolta, senza avere il potere di valutare se sussistano fondati motivi per ritenere che l'interessato abbia commesso il reato di cui è formalmente accusato, purché il diritto nazionale garantisca successivamente il controllo giurisdizionale effettivo delle condizioni di tale messa in stato di accusa formale, da cui risulta l'autorizzazione a procedere a detta raccolta; 3) l'art. 10 della direttiva 2016/680, in combinato disposto con l'art. 4, § 1, lett. da a) a c), nonché con l'art. 8, §§ 1 e 2, di tale direttiva, dev'essere interpretato nel senso che esso osta a una normativa nazionale (come quella bulgara) che prevede la raccolta sistematica di dati biometrici e genetici di qualsiasi persona formalmente accusata di un reato doloso perseguibile d'ufficio, ai fini della loro registrazione, senza prevedere l'obbligo, per l'autorità competente, di verificare e di dimostrare, da un lato, che tale raccolta è strettamente necessaria per il raggiungimento dei concreti obiettivi perseguiti e, dall'altro, che tali obiettivi non possono essere raggiunti mediante misure che costituiscono un'ingerenza meno grave nei diritti e nelle libertà della persona interessata.

Corte di giustizia UE, quinta sezione, 26 gennaio 2023

Porti: è incostituzionale l'art. 4, comma 1-septies, lett. a), d.l. 121/2021 (c.d. decreto infrastrutture)

È incostituzionale - per violazione di varî parametri - l'art. 4, comma 1-septies, lett. a), del d.l. 10 settembre 2021, n. 121 («Disposizioni urgenti in materia di investimenti e sicurezza delle infrastrutture, dei trasporti e della circolazione stradale, per la funzionalità del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, del Consiglio superiore dei lavori pubblici e dell'Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali»), introdotto, in sede di conversione, dalla l. 9 novembre 2021, n. 156, là dove: 1) sostituendo l'art. 5, comma 1, della l. 28 gennaio 1994, n. 84 («Riordino della legislazione in materia portuale»), non prevede che il documento di programmazione strategica di sistema (DPSS) sia accompagnato da una relazione illustrativa che descriva i criteri seguiti nel prescelto assetto del sistema e gli indirizzi per la futura pianificazione; 2) sostituendo l'art. 5, comma 1-bis, della l. 84/1994, prevede che il DPSS «è approvato dal Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, che si esprime sentita la Conferenza nazionale di coordinamento delle Autorità di sistema portuale di cui all'articolo 11-ter della presente legge», a seguito di parere della regione territorialmente interessata da esprimere nel termine di quarantacinque giorni, anziché «è approvato, nei quarantacinque giorni successivi all'acquisizione del parere del comune, previa intesa con la regione territorialmente interessata, dal Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili che si esprime sentita la Conferenza nazionale di coordinamento delle Autorità di sistema portuale di cui all'articolo 11-ter della presente legge. In caso di mancanza di accordo si applicano le disposizioni di cui all'art. 14-quinquies della legge 7 agosto 1990, n. 241 in quanto compatibili»; 3) sostituisce l'art. 5, comma 1, lett. b), della l. 84/1994, limitatamente alle parole «che comprendono, oltre alla circoscrizione territoriale dell'Autorità di sistema portuale, le ulteriori aree, pubbliche e private, assoggettate alla giurisdizione dell'Autorità di sistema portuale»; 4) inserisce il comma 1-septies nell'art. 5 della l. 84/1994.

Corte costituzionale, 26 gennaio 2023, n. 6

Responsabilità amministrativa: risponde del danno erariale il privato che, ottenuto un finanziamento pubblico, non adempie ai relativi obblighi e omette di restituirlo

In tema di responsabilità amministrativa, risponde del danno cagionato all'erario il soggetto privato che, ottenuto un finanziamento pubblico, non adempia agli obblighi stabiliti dal relativo bando (nella fattispecie, all'obbligo di rendicontazione finale), determinando così la revoca del contributo, e ometta di restituirlo. ► V. anche Corte dei conti, s.g. Puglia, sent. n. 269/2021, in questa Rivista.

Corte dei conti, s.g. Piemonte, 20 gennaio 2023, n. 8

Processo amministrativo: l'error in iudicando non può dar luogo alla revocazione della sentenza

In tema di processo amministrativo, ai sensi degli artt. 106, comma 1, c.p.a. e 395, comma 1, n. 4), c.p.c., l'errore revocatorio consiste nel supporre l'esistenza di un fatto la cui verità è incontrastabilmente esclusa dagli atti o documenti della causa, oppure nel supporre l'inesistenza di un fatto la cui verità è positivamente stabilita dagli atti o documenti della causa, purché non si tratti di un punto controverso sul quale il giudice abbia deciso. Non costituiscono, invece, causa di revocazione l'errore di valutazione o di giudizio e, in particolare, le ipotesi di erroneo, inesatto o incompleto apprezzamento delle risultanze processuali o di anomalia del procedimento logico di interpretazione del materiale probatorio ovvero quelle in cui la questione controversa sia stata risolta sulla base di specifici canoni ermeneutici o di un esame critico della documentazione acquisita, che semmai danno luogo a un ipotetico errore di giudizio, non censurabile mediante revocazione (dichiara inammissibile il ricorso per la revocazione di CdS, sez. II, sent. n. 7369/2022). ► V. anche, in questa Rivista: CdS, sez. IV, sent. n. 3089/2021, e sez. VI, sent. n. 3306/2020; CGARS, sent. n. 807/2021.

Consiglio di Stato, sezione II, 23 gennaio 2023, n. 741

Edilizia e urbanistica: quando avviene fra categorie edilizie omogenee, il cambio di destinazione d'uso di un preesistente manufatto non richiede alcun titolo abilitativo

In tema di edilizia e urbanistica, il cambio di destinazione d'uso di un preesistente manufatto, quando avviene fra categorie edilizie omogenee, non richiede alcun titolo abilitativo, mentre, quando avviene fra categorie edilizie funzionalmente autonome e non omogenee, integra una modificazione edilizia con effetti incidenti sul carico urbanistico, soggetta pertanto a permesso di costruire (riforma TAR Calabria, Reggio Calabria, sent. n. 56/2018).

Consiglio di Stato, sezione VII, 20 gennaio 2023, n. 710

Appalti pubblici: la causa di esclusione ex art. 80, comma 5, lett. m), d.lgs. 50/2016 non si applica nelle gare suddivise in lotti, salvo che la lex specialis stabilisca altrimenti

In tema di procedure per l'affidamento di contratti pubblici, l'art. 80, comma 5, lett. m), del d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50 («Codice dei contratti pubblici»), che prevede l'esclusione delle imprese fra le quali sussista una situazione di controllo ex art. 2359 c.c. o le cui offerte risultino imputabili a un unico centro decisionale, non si applica nel caso di gara suddivisa in lotti, salvo che la lex specialis abbia stabilito altrimenti in forza dell'art. 51, commi 2 e 3, d.lgs. cit. (riforma TAR Abruzzo, Pescara, sent. n. 44/2022).

Consiglio di Stato, sezione V, 19 gennaio 2023, n. 652

Edilizia e urbanistica: sull'escussione, da parte del Comune, di una polizza fideiussoria a garanzia del pagamento degli oneri di urbanizzazione decide il giudice ordinario

Appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario la controversia riguardante l'escussione, da parte del Comune, di una polizza fideiussoria a garanzia di somme ad esso dovute per oneri di urbanizzazione, in seguito al rilascio di una concessione edilizia (riforma TAR Abruzzo, sent. n. 649/2014).

Consiglio di Stato, sezione IV, 17 gennaio 2023, n. 538

Ordine pubblico: non è incostituzionale l'art. 6 l. 152/1975 (confisca delle armi)

Non sono fondate, anche «nei sensi di cui in motivazione», le questioni di legittimità costituzionale - sollevate dal Tribunale di Milano in riferimento a varî parametri - dell'art. 6 della l. 22 maggio 1975, n. 152 («Disposizioni a tutela dell'ordine pubblico»), là dove: a) impone al giudice di disporre la confisca delle armi anche in caso di estinzione del reato per oblazione; b) prevede come obbligatoria la confisca delle armi anche per la contravvenzione ex art. 38 del r.d. 18 giugno 1931, n. 773 («Approvazione del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza»).

Corte costituzionale, 24 gennaio 2023, n. 5

Processo amministrativo: l'omesso deposito di copia della sentenza impugnata comporta l'inammissibilità dell'appello (anche nel PAT)

In tema di processo amministrativo, ai sensi dell'art. 94 c.p.a., l'omesso deposito, nel termine di trenta giorni dall'ultima notificazione del ricorso in appello, di una copia (non necessariamente autentica) della sentenza impugnata comporta - pure nell'ambito del processo amministrativo telematico (PAT) - l'inammissibilità del gravame (dichiara inammissibile l'appello avverso TAR Sicilia, sez. II, sent. n. 153/2022). ► V. anche CdS, sez. VI, sentt. nn. 10185 e 4520/2022, entrambe in questa Rivista.

CGA Regione Siciliana, 23 gennaio 2023, n. 86

Appalti pubblici: l'impresa che non ha pagato il contributo ANAC va esclusa dalla gara, se ciò è previsto nella lex specialis

In tema di procedure per l'affidamento di contratti pubblici, l'operatore economico che non abbia tempestivamente effettuato il pagamento del contributo a favore dell'Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) dev’essere escluso dalla gara, ove ciò sia previsto nella lex specialis. ► V. anche, in questa Rivista: CdS, sez. V, sent. n. 2386/2018; TAR Abruzzo, sent. n. 100/2020; TAR Calabria, Reggio Calabria, sentt. nn. 573/2021 e 543/2020; TAR Lazio, sez. III-bis, sent. n. 11031/2017; TAR Puglia, sez. II, sent. n. 730/2022.

TAR Sardegna, sezione II, 18 gennaio 2023, n. 14

Società in house: sull'assunzione di personale decide il giudice ordinario

Appartengono alla giurisdizione del giudice ordinario le controversie riguardanti le selezioni per l'assunzione di personale indette da una società pubblica costituita secondo il modello dell'in house providing. ► V. anche, in questa Rivista: Cass. civ., sez. un., sent. n. 7759/2017; CdS, sez. IV, sent. n. 4551/2017; TAR Abruzzo, Pescara, sent. n. 101/2018; TAR Sicilia, sez. III, sent. n. 2690/2021.

TAR Veneto, sezione I, 17 gennaio 2023, n. 70

Edilizia e urbanistica: ove sollecitato dai privati, il Comune è tenuto a esercitare il potere di vigilanza ex art. 27 d.P.R. 380/2001

Ove sollecitata dal privato, l'Amministrazione comunale è tenuta ad esercitare il potere di vigilanza sull'attività urbanistico-edilizia previsto dall'art. 27 del d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 [«Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia. (Testo A)»], adottando un provvedimento espresso. ► V. anche CdS, sez. VI, sent. n. 6569/2021, in questa Rivista.

TAR Campania, sezione VIII, 16 gennaio 2023, n. 329

Stato civile: non è trascrivibile il provvedimento giudiziario straniero che indica quale genitore del bambino nato da maternità surrogata il genitore d'intenzione

Poiché la pratica della maternità surrogata, quali che siano le modalità della condotta e gli scopi perseguiti, offende in modo intollerabile la dignità della donna e mina nel profondo le relazioni umane, non è automaticamente trascrivibile il provvedimento giudiziario straniero, e a fortiori l'originario atto di nascita, che indichi quale genitore del bambino il genitore d'intenzione, che insieme al padre biologico ne ha voluto la nascita ricorrendo alla surrogazione nel Paese estero, sia pure in conformità alla lex loci. Nondimeno, anche il bambino nato da maternità surrogata ha un diritto fondamentale al riconoscimento, anche giuridico, del legame sorto in forza del rapporto affettivo instaurato e vissuto con colui che ha condiviso il disegno genitoriale. L'ineludibile esigenza di assicurare al bambino nato da maternità surrogata gli stessi diritti degli altri bambini nati in condizioni diverse è garantita attraverso l'adozione in casi particolari, ai sensi dell'art. 44, comma 1, lett. d), della l. 4 maggio 1983, n. 184 («Diritto del minore ad una famiglia»). Allo stato dell'evoluzione dell'ordinamento, l'adozione rappresenta lo strumento che consente di dare riconoscimento giuridico, con il conseguimento dello status di figlio, al legame di fatto con il partner del genitore genetico che ha condiviso il disegno procreativo e ha concorso nel prendersi cura del bambino sin dal momento della nascita. ► V. anche Corte cost., sent. n. 33/2021, e Cass. civ., sez. un., sent. n. 12193/2019, entrambe in questa Rivista.

Corte di cassazione, sezioni unite civili, 30 dicembre 2022, n. 38162

Procedura penale: è incostituzionale l'art. 656, comma 9, lett. a), c.p.p., là dove esclude la sospensione dell'esecuzione della pena nei confronti dei condannati per incendio boschivo colposo

È incostituzionale - per violazione degli artt. 3 e 27, terzo comma, Cost. - l'art. 656, comma 9, lett. a), c.p.p., là dove stabilisce che non può essere disposta la sospensione dell'esecuzione nei confronti dei condannati per il delitto di incendio boschivo colposo di cui all'art. 423-bis, comma 2, c.p.

Corte costituzionale, 20 gennaio 2023, n. 3

Responsabilità amministrativa: i costi sostenuti dall'Amministrazione per lo svolgimento di verifiche e controlli straordinari finalizzati all'accertamento dell'illecito erariale costituiscono "danno da disservizio"

In tema di responsabilità amministrativa, il "danno da disservizio" costituisce figura di sintesi di una serie di condotte colpevolmente disfunzionali che incidono sulla qualità, oltreché sulla materiale esecuzione, del servizio. Vi rientrano: il danno da mancata resa del servizio; il danno da disservizio in senso stretto, che si verifica quando il servizio non è conforme alle sue qualità essenziali; il danno da riduzione di efficienza; il danno derivante dagli ulteriori costi sostenuti per il recupero e ripristino della legalità, del servizio o della funzione, ad esempio quelli legati allo svolgimento di verifiche e controlli straordinari volti all'accertamento dell'illecito erariale. ► V. anche Corte dei conti, s.g. Emilia-Romagna, sent. n. 142/2022, e s.g. Marche, sent. n. 11/2018, entrambe in questa Rivista.

Corte dei conti, sezione I centrale d'appello, 13 gennaio 2023, n. 9

Concorrenza: perché integrino un abuso di posizione dominante, le clausole di esclusiva contenute in contratti di distribuzione devono essere capaci di limitare la concorrenza

L'art. 102 TFUE dev'essere interpretato nel senso che: 1) i comportamenti adottati da distributori facenti parte della rete di distribuzione dei prodotti o dei servizi di un produttore che gode di una posizione dominante possono essere imputati a quest'ultimo, qualora sia dimostrato che tali comportamenti non sono stati adottati in modo indipendente da detti distributori, ma fanno parte di una politica decisa unilateralmente da tale produttore e attuata tramite tali distributori; 2) in presenza di clausole di esclusiva contenute in contratti di distribuzione, un'autorità garante della concorrenza è tenuta, per accertare un abuso di posizione dominante, a dimostrare, alla luce di tutte le circostanze rilevanti e tenuto conto, segnatamente, delle analisi economiche eventualmente prodotte dall'impresa in posizione dominante riguardo all'inidoneità dei comportamenti in questione ad escludere dal mercato i concorrenti efficienti tanto quanto essa stessa, che tali clausole siano capaci di limitare la concorrenza. Il ricorso al criterio detto «del concorrente altrettanto efficiente» ha carattere facoltativo. Tuttavia, se i risultati di un siffatto criterio sono prodotti dall'impresa interessata nel corso del procedimento amministrativo, l'autorità garante della concorrenza è tenuta a esaminarne il valore probatorio (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Consiglio di Stato).

Corte di giustizia UE, quinta sezione, 19 gennaio 2023

Processo amministrativo: inammissibile il ricorso giurisdizionale avverso un atto conseguente ad altro già impugnato con ricorso straordinario al Presidente della Repubblica

Il principio di alternatività fra ricorso giurisdizionale e ricorso straordinario al Presidente della Repubblica [art. 8 d.P.R. 24 novembre 1971, n. 1199 («Semplificazione dei procedimenti in materia di ricorsi amministrativi»)] mira ad evitare il rischio di due decisioni contrastanti sulla medesima controversia: sicché trova applicazione non solo quando sia proposta la stessa domanda o sia impugnato lo stesso atto (vale a dire quando vi sia identità del bene della vita oggetto del rimedio giustiziale esperito), ma anche nel caso di due impugnative rivolte dal medesimo soggetto avverso punti diversi dello stesso atto, oppure avverso atti distinti ma legati tra loro da un nesso di presupposizione. In altri termini, detto principio opera ogniqualvolta le due impugnative siano sostanzialmente caratterizzate dall'identità del contendere e della relativa ratio (nella fattispecie, l'appellante aveva prima proposto ricorso straordinario contro l'ordinanza di demolizione di un'opera abusiva, e poi ricorso giurisdizionale contro l'atto di acquisizione gratuita di tale opera) (conferma TAR Campania, Salerno, sez. II, sent. n. 846/2019). ► V. anche CdS, sez. III, sent. n. 112/2020, e TAR Emilia-Romagna, sez. II, sent. n. 734/2022, entrambe in questa Rivista.

Consiglio di Stato, sezione VI, 16 gennaio 2023, n. 479

R. Razzante

Riciclaggio e reati connessi

Giuffrè, 2023

A. Cerrato

Espropriazioni immobiliari

Pacini Giuridica, 2022

M. Gallo

Le formule assolutorie di merito

Giappichelli, 2022