Bilancio e contabilità pubblica: è illegittimo il silenzio serbato dall'Amministrazione statale sulla richiesta della Regione Umbria di restituzione delle risorse ad essa spettanti in virtù della sentenza della Corte costituzionale n. 13/2017

Non spettava allo Stato, e per esso all'Agenzia per la coesione territoriale, al Ministero dell'economia e delle finanze - Ragioneria generale dello Stato - Ispettorato generale per i rapporti finanziari con l'Unione europea (IGRUE), e al Dipartimento per le politiche di coesione, serbare il silenzio sulla nota della Regione Umbria 13 febbraio 2017, prot. n. 33358-2017, omettendo così di avviare e concludere in tempi ragionevoli, e in accordo con la controparte, il procedimento mirante a quantificare le spettanze regionali e le modalità della loro soddisfazione, a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 13 del 2017 (in questa Rivista).

Corte costituzionale, 20 marzo 2019, n. 57

Bilancio e contabilità pubblica: il decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti che definisce criteri e modalità di accesso al Fondo per la progettazione degli enti locali deve passare per la Conferenza unificata

È incostituzionale - per violazione del principio di leale collaborazione e degli artt. 117, terzo comma, 118 e 119 Cost. - l'art. 1, comma 1080, della l. 27 dicembre 2017, n. 205 («Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020»), nella parte in cui, per l'adozione dell'ivi previsto decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, non richiede l'intesa con la Conferenza unificata.

Corte costituzionale, 20 marzo 2019, n. 56

Salute: è incostituzionale la disposizione che ai nati nel 1958 e nel 1966 riconosce l'indennizzo per la sindrome da talidomide soltanto a partire dal 21 agosto 2016

È incostituzionale - per violazione dell'art. 3 Cost. - l'art. 21-ter, comma 1, del d.l. 24 giugno 2016, n. 113 («Misure finanziarie urgenti per gli enti territoriali e il territorio»), convertito, con modificazioni, nella l. 7 agosto 2016, n. 160, nella parte in cui, ai nati nel 1958 e nel 1966, l'indennizzo per la sindrome da talidomide è riconosciuto dalla «data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto» (21 agosto 2016), anziché dalla «medesima data prevista per i soggetti nati negli anni dal 1959 al 1965».

Corte costituzionale, 20 marzo 2019, n. 55

Trasporto pubblico locale: è incostituzionale, perché viola i principi di tutela dell'affidamento e di ragionevolezza, l'art. 31 del d.l. 4/2006, sui disavanzi di gestione delle ferrovie concesse e in ex gestione commissariale governativa

È incostituzionale - per violazione dell'art. 3, primo comma, Cost. - l'art. 31 del d.l. 10 gennaio 2006, n. 4 («Misure urgenti in materia di organizzazione e funzionamento della pubblica amministrazione»), convertito, con modificazioni, nella l. 9 marzo 2006, n. 80, in materia di disavanzi di gestione delle ferrovie concesse e in ex gestione commissariale governativa.

Corte costituzionale, 20 marzo 2019, n. 54

Tutela dei consumatori: anche le modalità di presentazione del prodotto possono costituire una pratica commerciale scorretta

Ai sensi dell'art. 20, comma 2, del d.lgs. 6 settembre 2005, n. 206 («Codice del consumo, a norma dell'articolo 7 della legge 29 luglio 2003, n. 229»), «[u]na pratica commerciale è scorretta se è contraria alla diligenza professionale, ed è falsa o idonea a falsare in misura apprezzabile il comportamento economico, in relazione al prodotto, del consumatore medio che essa raggiunge o al quale è diretta», inducendolo ad assumere una decisione di natura commerciale che altrimenti non avrebbe preso. Tale incidenza causale sul comportamento della parte debole può riguardare non soltanto la decisione se acquistare o no il prodotto, ma anche in che modo e a quali condizioni farlo (conferma TAR Lazio, sez. I, sent. n. 8030/2015).

Consiglio di Stato, sezione VI, 7 marzo 2019, n. 1585

Accesso civico generalizzato: la Coldiretti ha diritto di accedere ai dati relativi all'importazione dall'estero di latte e di prodotti lattiero-caseari

Il diritto di accesso civico c.d. generalizzato, previsto dall'art. 5, commi 2 e 3, del d.lgs. 14 marzo 2013, n. 33 («Riordino della disciplina riguardante il diritto di accesso civico e gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni»), attiene alla cura dei beni comuni a fini d'interesse generale e si affianca, senza sovrapposizioni, alle forme di pubblicazione obbligatoria e all'accesso ai documenti amministrativi disciplinato dalla l. 7 agosto 1990, n. 241 («Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi»), consentendo a tutti i cittadini - singoli e associati - di accedere alla generalità degli atti e delle informazioni, senza onere di motivazione, in guisa da far assurgere la trasparenza a condizione indispensabile per favorire il coinvolgimento dei consociati nella cura della "cosa pubblica", oltreché a mezzo per contrastare ogni ipotesi di corruzione e per garantire l'imparzialità e il buon andamento dell'Amministrazione (riforma TAR Lazio, sez. III-quater, sent. n. 2994/2018, in questa Rivista).

Consiglio di Stato, sezione III, 6 marzo 2019, n. 1546

Processo amministrativo: è improcedibile, per sopravvenuta carenza di interesse, l'appello concernente un provvedimento che nelle more sia stato sostituito da un altro autonomamente lesivo

È improcedibile, per sopravvenuta carenza di interesse, il ricorso in appello concernente un provvedimento amministrativo che, nelle more del giudizio, sia stato annullato o revocato e sostituito da un nuovo provvedimento (anche ove questo integri un atto confermativo proprio e non sia spontaneo, ma indotto da una decisione del giudice amministrativo), dotato di autonoma efficacia lesiva della sfera giuridica del suo destinatario.

Consiglio di Stato, sezione V, 5 marzo 2019, n. 1507

Reati tributari: l'art. 131-bis c.p. può applicarsi soltanto se l'ammontare dell'imposta evasa è di pochissimo superiore alla soglia di punibilità stabilita dalla legge

In tema di reati tributari: 1) qualora il legislatore abbia previsto una soglia di punibilità, l'art. 131-bis c.p. può trovare applicazione soltanto se l'ammontare dell'imposta evasa è di pochissimo superiore alla soglia, poiché l'eventuale tenuità dell'offesa dev'essere valutata in rapporto alla condotta nella sua interezza, avendo dunque riguardo all'intera somma non pagata; 2) nel reato di omesso versamento di ritenute dovute o certificate [art. 10-bis del d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74 («Nuova disciplina dei reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto, a norma dell'articolo 9 della legge 25 giugno 1999, n. 205»)], la colpevolezza del sostituto d'imposta non è esclusa dalla crisi di liquidità intervenuta al momento della scadenza del termine per la presentazione della dichiarazione annuale relativa all'esercizio precedente, a meno che l'imputato non dimostri che le difficoltà finanziarie non siano a lui imputabili e non possano essere altrimenti fronteggiate con misure idonee, anche sfavorevoli per il suo patrimonio personale.

Corte di cassazione, sezione III penale, 17 luglio 2018, n. 52974

Processo penale: la mera circostanza che a carico dell'imputato esistano denunce o "precedenti di polizia", di cui s'ignora l'esito, non osta all'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto

La mera circostanza che a carico dell'imputato esistano denunce o "precedenti di polizia", di cui s'ignora l'esito, non è di per sé ostativa all'applicazione della causa di non punibilità ex art. 131-bis c.p.; con la conseguenza che, qualora tali denunce o precedenti risultino dagli atti, il giudice, d'ufficio o su sollecitazione della difesa, deve verificare l'eventuale sussistenza di concreti elementi fattuali idonei a dimostrare l'abitualità della condotta criminosa.

Corte di cassazione, sezione IV penale, 4 ottobre 2018, n. 51526

Responsabilità amministrativa degli enti: l'appello contro una misura interdittiva nel frattempo revocata per condotte riparatorie non può essere dichiarato inammissibile de plano

In tema di responsabilità amministrativa degli enti, ai sensi del d.lgs. 8 giugno 2001, n. 231 («Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica, a norma dell'articolo 11 della legge 29 settembre 2000, n. 300»): 1) l'appello avverso una misura interdittiva, che nelle more sia stata revocata a seguito delle condotte riparatorie ex art. 17 d.lgs. cit., poste in essere dalla società indagata, non può essere dichiarato inammissibile de plano, secondo la procedura prevista dall'art. 127, comma 9, c.p.p., ma, considerando che la revoca può implicare valutazioni di ordine discrezionale, dev'essere deciso nell'udienza camerale e nel contraddittorio delle parti, previamente avvisate; 2) la revoca della misura interdittiva disposta a seguito delle predette condotte riparatorie, intervenuta nelle more dell'appello cautelare proposto nell'interesse della società indagata, non determina automaticamente la sopravvenuta carenza di interesse all'impugnazione.

Corte di cassazione, sezioni unite penali, 27 settembre 2018, n. 51515

Misure di prevenzione: se manca la rivalutazione della pericolosità sociale, il sorvegliato speciale che, dopo lunga detenzione, è di nuovo sottoposto alla misura di prevenzione non risponde del reato di violazione degli obblighi ad essa inerenti

Nei confronti del soggetto destinatario di una misura di sorveglianza speciale, la cui esecuzione sia stata sospesa per effetto di una detenzione di lunga durata, in assenza di una rivalutazione dell'attualità e persistenza della sua pericolosità sociale ad opera del giudice della prevenzione, al momento della nuova sottoposizione alla misura, non è configurabile il reato di violazione degli obblighi inerenti alla sorveglianza speciale, previsto dall'art. 75 del d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159 («Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, nonché nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 13 agosto 2010, n. 136»).

Corte di cassazione, sezioni unite penali, 21 giugno 2018, n. 51407

Sostanze stupefacenti e psicotrope: lo spaccio di stupefacenti diversi non esclude di per sé la lieve entità del fatto ex art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990

In tema di sostanze stupefacenti e psicotrope: 1) la diversità di sostanze stupefacenti oggetto della condotta non è di per sé ostativa alla configurabilità del reato di cui all'art. 73, comma 5, del d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 («Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza»), poiché è necessario procedere a una valutazione complessiva degli elementi della fattispecie concreta, selezionati in relazione a tutti gli indici sintomatici previsti dalla suddetta disposizione al fine di determinare la lieve entità del fatto; 2) l'art. 73, comma 5, del d.P.R. 309/1990, come riformulato dal d.l. 20 marzo 2014, n. 36 («Disposizioni urgenti in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, nonché di impiego di medicinali»), convertito, con modificazioni, dalla l. 16 maggio 2014, n. 79, prevede un'unica figura di reato, alternativamente integrata dalla consumazione di una delle condotte tipizzate, quale che sia la classificazione tabellare dello stupefacente che ne costituisce l'oggetto; 3) la detenzione nel medesimo contesto di sostanze stupefacenti tabellarmente eterogenee, qualificabile nel suo complesso come fatto di lieve entità ai sensi dell'art. 73, comma 5, del d.P.R. 309/1990, integra un unico reato, e non una pluralità di reati in concorso tra loro.

Corte di cassazione, sezioni unite penali, 27 settembre 2018, n. 51063

Immigrazione: non è incostituzionale la disposizione che subordina il riconoscimento dell'assegno sociale in favore degli stranieri alla titolarità del permesso UE per soggiornanti di lungo periodo

Non sono fondate le questioni di legittimità costituzionale - sollevate, in riferimento a vari parametri, dai Tribunali di Torino e di Bergamo - dell'art. 80, comma 19, della l. 23 dicembre 2000, n. 388 [«Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2001)»], là dove subordina il riconoscimento dell'assegno sociale in favore dei cittadini stranieri alla condizione che essi siano titolari del permesso UE per soggiornanti di lungo periodo (ex "carta di soggiorno").

Corte costituzionale, 15 marzo 2019, n. 50

Previdenza: è incostituzionale l'irripetibilità dei contributi indebitamente versati dai datori di lavoro agricolo prima dell'entrata in vigore dell'art. 32, comma 7-ter, del d.l. 69/2013

È incostituzionale - per violazione dell'art. 3 Cost. - l'art. 32, comma 7-ter, secondo periodo, del d.l. 21 giugno 2013, n. 69 («Disposizioni urgenti per il rilancio dell'economia»), convertito, con modificazioni, nella l. 9 agosto 2013, n. 98, il quale esclude la ripetizione «di eventuali versamenti contributivi effettuati» prima dell'entrata in vigore della disposizione de qua (21 agosto 2013), che definisce, anche per il passato, i presupposti per godere degli sgravi contributivi riguardanti le zone agricole svantaggiate o di montagna.

Corte costituzionale, 15 marzo 2019, n. 49

Concorrenza e mercato: le società che rilevano imprese che hanno partecipato a un'intesa vietata ex art. 101 TFUE rispondono del danno cagionato dall'intesa

Nel caso in cui tutte le azioni delle società che hanno partecipato a un'intesa vietata dall'art. 101 TFUE siano state acquistate da altre società, che hanno dissolto le prime e ne hanno proseguito le attività commerciali, le società acquirenti possono essere ritenute responsabili del danno causato da tale intesa.

Corte di giustizia UE, seconda sezione, 14 marzo 2019

Appalti pubblici: la rinuncia dell'impresa aggiudicataria non determina la riapertura del procedimento di evidenza pubblica

In tema di procedure per l'affidamento di contratti pubblici, la rinuncia dell'impresa aggiudicataria non può dar luogo alla riapertura della gara per il ricalcolo dei punteggi attribuiti agli altri concorrenti, ma comporta solamente lo scorrimento della graduatoria finale (conferma TAR Liguria, sez. II, sent. n. 487/2018).

Consiglio di Stato, sezione V, 28 febbraio 2019, n. 1414

Diritto amministrativo: un'importante pronuncia del Consiglio di Stato sulle ipotesi in cui si verifica una progressiva riduzione della discrezionalità, anche tecnica, della P.A. (con specifico riguardo alle procedure per il rilascio dell'ASN)

La discrezionalità - anche tecnica - della Pubblica Amministrazione può risultare progressivamente ridotta per effetto: a) sul piano "sostanziale", degli auto-vincoli discendenti dal dipanarsi dell'azione amministrativa, contrassegnata dal crescente impiego di fonti secondarie e terziarie che si pongono spesso come parametri rigidi per sindacare l'esercizio della funzione amministrativa concreta (anche se originariamente connotata in termini discrezionali); b) sul piano "processuale", dei meccanismi giudiziari che, sollecitando l'Amministrazione resistente a compiere ogni valutazione rimanente sulla materia controversa, consentono di focalizzare l'accertamento, attraverso successive approssimazioni, sull'intera vicenda di potere (si pensi alla combinazione di ordinanze propulsive e motivi aggiunti avverso l'atto di riesercizio del potere, ma anche alle preclusioni istruttorie e alla regola di giudizio fondata sull'onere della prova), concentrando in un solo episodio giurisdizionale tutta quella attività di cognizione che prima doveva necessariamente essere completata in sede di ottemperanza. La consumazione della discrezionalità può essere anche il frutto della insanabile "frattura" del rapporto di fiducia tra Amministrazione e cittadino, derivante da un agire reiteratamente capzioso, equivoco, contraddittorio, lesivo quindi del canone di buona amministrazione e dell'affidamento riposto dai privati sulla correttezza dei pubblici poteri. In siffatta evenienza, resta precluso all'Amministrazione di potere tornare a decidere sfavorevolmente nei confronti dell'amministrato anche in relazione ai profili non ancora esaminati. Talvolta può accadere che la pervicacia degli organi amministrativi a reiterare le statuizioni annullate integri una elusione (palese o occulta) del giudicato: nel qual caso, deve ammettersi la possibilità, per il giudice dell'ottemperanza, di sindacare anche su aspetti non pregiudicati dalla sentenza (riforma TAR Lazio, sez. III, sent. n. 4283/2018, ordinando al Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca di rilasciare all'appellante l'abilitazione scientifica nazionale a professore universitario di prima fascia).

Consiglio di Stato, sezione VI, 25 febbraio 2019, n. 1321

Finanziamenti pubblici: sul recupero delle agevolazioni concesse a una società nell'ambito di un contratto di programma decide il giudice amministrativo

Appartengono alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, ai sensi dell'art. 133, comma 1, lett. a), n. 2, c.p.a., le controversie riguardanti il recupero, da parte dell'Amministrazione, delle agevolazioni finanziarie concesse a una società nell'ambito di un contratto di programma (annulla con rinvio TAR Basilicata, sent. n. 52/2019) (cfr. Cass. civ., sez. un., sent. n. 2082/2019, in questa Rivista).

Consiglio di Stato, sezione VI, 25 febbraio 2019, n. 1317

Finanziamenti pubblici: il difetto dei requisiti soggettivi di partecipazione alla procedura non è sanabile col soccorso istruttorio

In tema di procedure per la concessione di finanziamenti pubblici, la posizione della compagine che risulti priva dei requisiti soggettivi di partecipazione alla gara non può essere sanata per mezzo del soccorso istruttorio ex art. 6, comma 1, lett. b), della l. 7 agosto 1990, n. 241 («Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi») (conferma TAR Lazio, sez. II-ter, sent. n. 12348/2017).

Consiglio di Stato, sezione III, 22 febbraio 2019, n. 1236

Segnalazione certificata d'inizio attività: la facoltà del terzo controinteressato di sollecitare la P.A. a compiere verifiche sulla SCIA è soggetta a limiti temporali

Non sono fondate, «nei sensi di cui in motivazione», le questioni di legittimità costituzionale - sollevate dal TAR Toscana in riferimento agli artt. 3, 11, 97 e 117, commi primo (in relazione all'art. 1 del Protocollo addizionale CEDU e all'art. 6, § 3, TUE) e secondo, lett. m), Cost. - dell'art. 19, comma 6-ter, della l. 7 agosto 1990, n. 241 («Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi»), là dove non prevede un termine finale per la sollecitazione, da parte del terzo, dei poteri di verifica sulla segnalazione certificata d'inizio attività (SCIA) spettanti alla Pubblica amministrazione.

Corte costituzionale, 13 marzo 2019, n. 45
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G. Cricenti

La perdita di chance nella responsabilità civile

Giappichelli, 2019

F. Mastragostino (cur.)

Diritto dei contratti pubblici

Giappichelli, 2019