Appalti pubblici: è legittima l'esclusione de plano dell'offerta che indica un costo della manodopera inferiore a quello delle tabelle ministeriali

In tema di procedure per l'affidamento di contratti pubblici, ai sensi del combinato disposto degli artt. 95, comma 10, secondo periodo, e 97, comma 5, lett. d), del d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50 («Codice dei contratti pubblici»), le stazioni appaltanti, prima dell'aggiudicazione, sono tenute a verificare che i costi del personale indicati nell'offerta vincitrice non siano inferiori ai minimi salariali retributivi riportati dalle tabelle ministeriali; e, ove l'esito della verifica sia negativo, esse devono considerare anomala tale offerta, escludendola perciò dalla gara senza alcun contraddittorio (v., peraltro, C.d.S., sez. V, sent. n. 690/2019, in questa Rivista).

TAR Toscana, sezione II, 1° febbraio 2019, n. 165

Abilitazione scientifica nazionale: nel giudizio di idoneità a professore universitario va adeguatamente valutata l'attività di docenza svolta dal candidato

In tema di abilitazione scientifica nazionale, è illegittimo il giudizio collegiale di inidoneità alle funzioni di professore universitario (nella specie, di seconda fascia) fondato su una valutazione carente e contraddittoria sia della qualità e della rilevanza della produzione scientifica del candidato sia dell'attività didattica da esso svolta.

TAR Lazio, sezione III-bis, 30 gennaio 2019, n. 1203

Trattamento dei dati personali: la registrazione video di agenti di polizia nell'esercizio delle loro funzioni all'interno di un commissariato e la pubblicazione di tale video su Youtube costituiscono trattamento di dati personali

La Corte di giustizia UE ha dichiarato che: 1) l'art. 3 della direttiva 95/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 ottobre 1995, relativa alla tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati, dev'essere interpretato nel senso che la registrazione video di taluni agenti di polizia all'interno di un commissariato, durante la raccolta di una deposizione, e la pubblicazione del video così registrato su un sito Internet dove gli utenti possono inviare, visionare e condividere contenuti video, rientrano nell'ambito di applicazione di detta direttiva; 2) l'art. 9 della direttiva 95/46 dev'essere interpretato nel senso che la registrazione video di taluni agenti di polizia all'interno di un commissariato, durante la raccolta di una deposizione, e la pubblicazione del video così registrato su un sito Internet dove gli utenti possono inviare, visionare e condividere contenuti video, possono costituire un trattamento di dati personali esclusivamente a scopi giornalistici, ai sensi di tale disposizione, sempre che da tale video risulti che detta registrazione e detta pubblicazione abbiano quale unica finalità la divulgazione al pubblico di informazioni, opinioni o idee.

Corte di giustizia UE, seconda sezione, 14 febbraio 2019

Mandato d'arresto europeo: se c'è un rischio di fuga molto elevato, la persona ricercata e arrestata in forza di un MAE non può essere automaticamente rimessa in libertà allo scadere di un termine stabilito dalla legge nazionale

La Corte di giustizia UE ha dichiarato che: 1) la decisione quadro 2002/584/GAI del Consiglio, del 13 giugno 2002, relativa al mandato d'arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri, dev'essere interpretata nel senso che essa osta a una disposizione nazionale (come quella dei Paesi Bassi) che prevede un obbligo generale e incondizionato di rimessa in libertà di una persona ricercata e arrestata in forza di un mandato d'arresto europeo allo scadere di un termine di 90 giorni dal suo arresto, allorché esiste un rischio molto elevato di fuga della medesima, che non può essere ridotto a un livello accettabile mediante l'imposizione di misure adeguate; 2) l'art. 6 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea dev'essere interpretato nel senso che esso osta a una giurisprudenza nazionale che consente il mantenimento in custodia del ricercato oltre tale termine di 90 giorni - sulla base di un'interpretazione di tale disposizione nazionale secondo la quale il suddetto termine è sospeso quando l'autorità giudiziaria dell'esecuzione decide di sottoporre alla Corte di giustizia dell'Unione europea una domanda di pronuncia pregiudiziale o di attendere la risposta a una domanda di pronuncia pregiudiziale presentata da un'altra autorità giudiziaria dell'esecuzione, oppure di rinviare la decisione sulla consegna per il motivo che potrebbe esistere, nello Stato membro emittente, un rischio concreto di condizioni detentive inumane o degradanti - nella misura in cui tale giurisprudenza non garantisce la conformità della succitata disposizione nazionale alla decisione quadro 2002/584 e presenta divergenze che possono dare luogo a durate di mantenimento in custodia diverse.

Corte di giustizia UE, prima sezione, 12 febbraio 2019

Bilancio e contabilità pubblica: è incostituzionale la norma che consente agli enti locali in predissesto di riformulare o rimodulare un precedente piano di riequilibrio finanziario pluriennale

È incostituzionale - per violazione degli artt. 81 e 97, primo comma, Cost. - l'art. 1, comma 714, della l. 28 dicembre 2015, n. 208 [«Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)»], come sostituito dall'art. 1, comma 434, della l. 11 dicembre 2016, n. 232 («Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2017 e bilancio pluriennale per il triennio 2017-2019»), concernente la riformulazione o rimodulazione dei piani di riequilibrio finanziario pluriennale degli enti locali in predissesto e la restituzione delle anticipazioni di liquidità a essi erogate (questione di legittimità costituzionale sollevata dalla Corte dei conti, sezione regionale per la Campania, in sede di controllo).

Corte costituzionale, 14 febbraio 2019, n. 18

Anticorruzione: la straordinaria e temporanea gestione dell'impresa costituisce una misura ad contractum che mira a garantire la completa esecuzione degli appalti e a neutralizzare il rischio derivante dall'infiltrazione criminale

L'istituto della «straordinaria e temporanea gestione dell'impresa», introdotto dall'art. 32 del d.l. 24 giugno 2014, n. 90 («Misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l'efficienza degli uffici giudiziari»), convertito, con modificazioni, dalla l. 11 agosto 2014, n. 114, costituisce uno strumento di autotutela contrattuale previsto direttamente dalla legge, il quale mira, attraverso il commissariamento, a contemperare due opposte esigenze: garantire, nell'esclusivo interesse delle amministrazioni concedenti, la completa esecuzione degli appalti (in regime di "legalità controllata") e neutralizzare il rischio derivante dall'infiltrazione criminale nelle imprese. Esso riguarda soltanto il contratto (e la sua attuazione), e non la governance dell'impresa come tale, in ciò distinguendosi dalle misure di prevenzione patrimoniali adottate ai sensi della normativa antimafia (conferma TAR Lazio, sez. I, sent. n. 2053/2018) (cfr. C.d.S., sez. III, sent. n. 93/2018, in questa Rivista).

Consiglio di Stato, sezione III, 4 febbraio 2019, n. 867

Misure di prevenzione: per il DASPO non occorre la certezza dei fatti oltre ogni ragionevole dubbio

Il divieto di accesso ai luoghi dove si svolgono manifestazioni sportive (c.d. DASPO) riveste natura preventiva, e non già sanzionatoria, onde la sua adozione non richiede la certezza dei fatti oltre ogni ragionevole dubbio, essendo sufficiente che le condotte previste dalla legge siano ascrivibili ai singoli destinatari della misura questorile - anche quali partecipi di un'azione di gruppo - sulla base di indizi gravi, precisi e concordanti, secondo la logica del "più probabile che non" (riforma TAR Lazio, sez. I, sent. n. 321/2018).

Consiglio di Stato, sezione III, 4 febbraio 2019, n. 866

Appalti pubblici: la "clausola sociale" va interpretata alla luce dei principi nazionali e comunitari in materia di libertà d'iniziativa economica e concorrenza, evitando di attribuirle un effetto automaticamente e rigidamente escludente

Nelle procedure per l'affidamento di contratti pubblici, la c.d. clausola sociale va interpretata alla luce dei principi nazionali e comunitari in materia di libertà d'iniziativa economica e concorrenza, evitando di attribuirle un effetto automaticamente e rigidamente escludente. Con la conseguenza che: a) l'obbligo di riassorbimento dei lavoratori alle dipendenze dell'appaltatore uscente dev'essere armonizzato e reso compatibile con l'organizzazione aziendale prescelta dall'imprenditore subentrante; b) detta clausola, se da un lato costituisce strumento per favorire la continuità e la stabilità occupazionale dei lavoratori, dall'altro lato non può essere tale da comprimere le esigenze organizzative dell'impresa subentrante che ritenga di potere ragionevolmente svolgere il servizio utilizzando una minore componente di lavoro rispetto al precedente gestore, e dunque ottenendo in questo modo economie di costi da valorizzare a fini competitivi nella procedura di affidamento (conferma, integrandone la motivazione, TAR Puglia, sez. II, sent. n. 1068/2018).

Consiglio di Stato, sezione III, 29 gennaio 2019, n. 726

Sanzioni amministrative: sull'opposizione al preavviso di fermo amministrativo decide il giudice di pace

L'opposizione al preavviso di fermo amministrativo appartiene alla competenza per materia del giudice di pace, trattandosi di giudizio di accertamento negativo per il quale valgono gli stessi criteri di competenza previsti, in tema di controversie aventi ad oggetto opposizione a sanzioni amministrative per violazione del codice della strada e di opposizione al verbale di accertamento, dagli artt. 6 e 7 del d.lgs. 1° settembre 2011, n. 150 («Disposizioni complementari al codice di procedura civile in materia di riduzione e semplificazione dei procedimenti civili di cognizione, ai sensi dell'articolo 54 della legge 18 giugno 2009, n. 69») (cfr. Cass. civ., sez. un., sent. n. 10261/2018, in questa Rivista).

Corte di cassazione, sezione VI civile, 23 gennaio 2019, n. 1722

Fisco: l'attestazione del messo notificatore di aver spedito la raccomandata informativa ex art. 140 c.p.c. riguardante la notifica di un atto impositivo non prova l'effettivo inoltro di tale raccomandata da parte dell'ufficio postale

In tema di contenzioso tributario, l'attestazione del messo notificatore di aver provveduto alla spedizione della raccomandata informativa prevista dall'art. 140 c.p.c., riguardante la notifica di un atto impositivo, è priva di efficacia probatoria privilegiata ex art. 2700 c.c. quanto alla circostanza dell'effettivo inoltro di tale raccomandata da parte dell'ufficio postale, trattandosi di operazione non avvenuta alla presenza del pubblico ufficiale, sicché l'eventuale prova del mancato recapito potrà essere fornita dal destinatario senza necessità di impugnare la relata di notifica mediante querela di falso.

Corte di cassazione, sezione VI civile, 22 gennaio 2019, n. 1699

Circolazione stradale: se l'automobilista sanzionato contesta l'affidabilità dell'autovelox, il giudice deve accertare che questo sia stato sottoposto a verifiche periodiche di funzionalità e taratura

In tema di sanzioni amministrative per violazione del codice della strada: 1) nel giudizio di opposizione, legittimate passive sono le singole amministrazioni cui appartengono i vari corpi autorizzati alla contestazione (nel caso della polizia stradale, il Ministero dell'interno); il difetto di legittimazione passiva è rilevabile, anche d'ufficio, in ogni stato e grado del giudizio, compreso quello di legittimità, pena la nullità di tutti gli atti del giudizio stesso e della relativa sentenza, per violazione dell'art. 101 c.p.c.; tuttavia, al di fuori delle ipotesi in cui la legge prevede la specifica competenza di un organo periferico dell'Amministrazione, l'errata identificazione dell'organo legittimato a resistere in giudizio non si traduce nella mancata instaurazione del rapporto processuale, ma costituisce una mera irregolarità, sanabile attraverso la rinnovazione dell'atto nei confronti dell'organo indicato dal giudice, oppure mediante la costituzione in giudizio dell'Amministrazione, che non abbia sollevato eccezioni al riguardo, oppure ancora attraverso la mancata deduzione di uno specifico motivo d'impugnazione; 2) qualora l'opponente contesti l'affidabilità dell'autovelox utilizzato per rilevare la velocità del proprio veicolo, il giudice è tenuto ad accertare se l'apparecchio sia stato sottoposto a verifiche periodiche di funzionalità e taratura, giusta la sentenza della Corte costituzionale n. 113/2015 (in questa Rivista); 3) la preventiva segnalazione - univoca e adeguata - della presenza di sistemi elettronici di rilevamento della velocità costituisce un obbligo specifico e inderogabile degli organi di polizia stradale demandati a tale tipo di controllo, a garanzia dell'utenza stradale, e la violazione di tale obbligo si riverbera sulla legittimità degli accertamenti, determinandone la nullità; 4) ove il verbale di contestazione non dia atto della presenza di detta segnalazione (poiché ciò non è prescritto da alcuna disposizione primaria o secondaria), il relativo onere probatorio incombe sull'Amministrazione opposta, trattandosi di una condizione di legittimità della pretesa sanzionatoria.

Corte di cassazione, sezione II civile, 22 gennaio 2019, n. 1661

Lavoro: la causale del contratto a termine non può risolversi nel generico richiamo delle previsioni della contrattazione collettiva

In tema di contratti di lavoro a tempo determinato, l'art. 1 del d.lgs. 6 settembre 2001, n. 368 («Attuazione della direttiva 1999/70/CE relativa all'accordo quadro sul lavoro a tempo determinato concluso dall'UNICE, dal CEEP e dal CES»), impone al datore di lavoro l'onere di specificare, per iscritto, le ragioni «di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo» che giustificano l'apposizione del termine finale, in modo da consentire la conoscenza della loro effettiva portata e il relativo controllo giurisdizionale; onere, questo, che non può ritenersi soddisfatto dal mero rinvio alle previsioni della contrattazione collettiva.

Corte di cassazione, sezione lavoro, 22 gennaio 2019, n. 1616

Lavoro: il dipendente che esegue un ordine di servizio illegittimo può essere licenziato

In tema di licenziamento disciplinare, l'esecuzione di un ordine illegittimo impartito da un superiore gerarchico equivale alla violazione degli obblighi contrattualmente assunti circa il rispetto delle norme interne legittimamente emanate, giacché nell'ambito del rapporto di lavoro privato non trova applicazione l'art. 51 c.p., stante l'assenza di un potere di supremazia - inteso in senso pubblicistico - del superiore riconosciuto dalla legge.

Corte di cassazione, sezione VI civile, 22 gennaio 2019, n. 1582

Processo penale: il difensore può incaricare un sostituto anche con una semplice delega orale

Gli artt. 96, comma 2, c.p.p. e 34 disp. att. c.p.p. devono essere interpretati nel senso che il difensore titolare può farsi sostituire per l'udienza, o per l'atto processuale da compiere, conferendo incarico anche solo orale al difensore sostituto, la cui dichiarazione sarà raccolta a verbale (con conseguente responsabilità di ordine penale, civile e deontologico, per il caso di mendacio).

Corte di cassazione, sezione I penale, 2 ottobre 2018, n. 48862

Reati in materia di salute e sicurezza sul lavoro: la prescrizione decorre dall'attuazione delle misure antinfortunistiche o dalla sentenza di condanna (anche non definitiva)

I reati contravvenzionali previsti dalla normativa in materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro hanno natura permanente e la situazione antigiuridica si protrae e persiste fino a quando il responsabile non abbia provveduto ad adottare le prescritte misure cautelari, ovvero, in difetto, fino a quando il giudice non si pronunci con sentenza di condanna, anche se non passata in giudicato.

Corte di cassazione, sezione III penale, 3 luglio 2018, n. 47455

Reati tributari: il trasporto pubblico urbano unito a servizi turistico-ricreativi non è esente dall'IVA

In tema di reato di omessa dichiarazione [art. 5 del d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74 («Nuova disciplina dei reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto, a norma dell'articolo 9 della legge 25 giugno 1999, n. 205»)], la prestazione di trasporto pubblico urbano con contestuale offerta di servizi aventi finalità turistico-ricreativa (animazione a bordo, somministrazione di bevande, biglietto d'ingresso nelle strutture da visitare) non fruisce del regime di esenzione dall'imposta sul valore aggiunto di cui all'art. 10, comma 1, n. 14, del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 («Istituzione e disciplina dell'imposta sul valore aggiunto»), non trattandosi di servizi accessori o secondari.

Corte di cassazione, sezione III penale, 28 marzo 2018, n. 46715

Procedura penale: la mancata richiesta di riesame della misura cautelare reale non ne preclude la revoca per difetto delle condizioni di applicabilità, pure in assenza di fatti sopravvenuti

La mancata tempestiva proposizione, da parte dell'interessato, della richiesta di riesame avverso il provvedimento applicativo di una misura cautelare reale non ne preclude la revoca - a seguito di impugnazione ex art. 322-bis c.p.p. - per difetto delle condizioni di applicabilità, pure in assenza di fatti sopravvenuti.

Corte di cassazione, sezioni unite penali, 31 maggio 2018, n. 46201

Giustizia costituzionale: è inammissibile il conflitto di attribuzione interorganico promosso da trentasette senatori in relazione alle modalità di approvazione, da parte del Senato, del disegno di legge di bilancio dello Stato per il 2019

È inammissibile il ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato promosso da trentasette senatori - a titolo di singoli parlamentari, di «Gruppo parlamentare "Partito democratico"» e di minoranza qualificata pari a un decimo dei componenti del Senato - in relazione alle modalità con cui il Senato della Repubblica ha approvato il disegno di legge «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021» (da segnalare che la Consulta ammette, in linea di principio, la legittimazione del singolo parlamentare a sollevare conflitto di attribuzione).

Corte costituzionale, 8 febbraio 2019, n. 17

Caccia: non è incostituzionale la normativa della Regione Veneto sull'esercizio della mobilità venatoria

Non è fondata la questione di legittimità costituzionale - promossa dal Presidente del Consiglio dei ministri in riferimento all'art. 117, secondo comma, lett. s), Cost., in relazione all'art. 14, comma 5, della l. 11 febbraio 1992, n. 157 («Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio») - della legge della Regione Veneto (n. 45/2017) in materia di esercizio dell'attività venatoria.

Corte costituzionale, 8 febbraio 2019, n. 16

Previdenza: il diritto UE non richiede che una persona eserciti un lavoro subordinato in uno Stato membro al fine di beneficiarvi di prestazioni familiari per i figli residenti in un altro Stato membro

Il regolamento (CE) n. 883/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativo al coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale, e in particolare il suo art. 67, letto in combinato disposto con l'art. 11, § 2, dello stesso, dev'essere interpretato nel senso che l'ammissibilità di una persona a prestazioni familiari nello Stato membro competente non richiede che tale persona eserciti un'attività professionale subordinata in tale Stato membro né che quest'ultimo le versi una prestazione in denaro a motivo o in conseguenza di tale attività.

Corte di giustizia UE, terza sezione, 7 febbraio 2019
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L. Alibrandi (cur.)

Codice penale e leggi complementari

La Tribuna, 2019

N. D'Angelo

Abusi e reati edilizi

Maggioli, 2019