Diritto all'oblio: no alla rievocazione giornalistica di vecchi fatti di cronaca se non c'è più un interesse pubblico alla loro conoscenza

In tema di rapporti tra il diritto alla riservatezza (nella sua particolare connotazione del c.d. diritto all'oblio) e il diritto alla rievocazione storica di fatti e vicende concernenti eventi del passato, il giudice di merito - ferma restando la libertà della scelta editoriale in ordine a detta rievocazione, che è espressione della libertà di stampa e di informazione protetta e garantita dall'art. 21 Cost. - ha il compito di valutare l'interesse pubblico, concreto e attuale alla menzione degli elementi identificativi delle persone che di quei fatti e di quelle vicende furono protagoniste. Tale menzione deve ritenersi lecita soltanto ove si riferisca a personaggi che destino nel momento presente l'interesse della collettività, sia per ragioni di notorietà sia per il ruolo pubblico rivestito; in caso contrario, prevale il diritto degli interessati alla riservatezza rispetto ad avvenimenti del passato che li feriscano nella dignità e nell'onore e dei quali si sia ormai spenta la memoria collettiva (nella specie, un omicidio avvenuto ventisette anni prima, il cui responsabile aveva scontato la relativa pena detentiva, reinserendosi poi positivamente nel contesto sociale).

Corte di cassazione, sezioni unite civili, 22 luglio 2019, n. 19681

Regolamento preventivo di giurisdizione: se non ci sono dubbi sulla giurisdizione (come nel caso dell'autodichia delle Camere sui vitalizi degli ex parlamentari), il ricorso alle Sezioni unite è inammissibile

È inammissibile il ricorso per regolamento preventivo di giurisdizione proposto dalla parte che ha adito il giudice, qualora, alla stregua della natura della controversia e delle deduzioni del convenuto, non sia profilabile l'eventualità di una declinatoria della giurisdizione di detto giudice e di una conseguente inutilità dell'attività processuale già svolta (fattispecie riguardante l'autodichia delle Camere in materia di assegni vitalizi spettanti agli ex parlamentari).

Corte di cassazione, sezioni unite civili, 8 luglio 2019, n. 18265

Locazioni immobiliari: la Suprema Corte ribadisce la liceità (a certe condizioni) del patto traslativo d'imposta

La clausola del contratto di locazione che obbliga il conduttore a farsi carico di ogni tassa, imposta e onere relativi ai beni locati e al contratto, manlevandone il locatore, non è affetta da nullità per violazione di norme imperative e, in particolare, dell'art. 53 Cost., qualora sia stata prevista dalle parti come componente integrante la misura del canone locativo e non implichi che il tributo debba essere pagato da un soggetto diverso dal contribuente, trattandosi in tal caso di pattuizione lecita, salvo che la legge stabilisca altrimenti (cfr. Cass. civ., sez. un., sent. n. 6882/2019, in questa Rivista).

Corte di cassazione, sezione III civile, 28 giugno 2019, n. 17453

Avvocati: niente silenzio-assenso per l'iscrizione all'albo professionale

Al procedimento per l'iscrizione agli albi, agli elenchi e ai registri di cui alla l. 31 dicembre 2012, n. 247 («Nuova disciplina dell'ordinamento della professione forense») non è applicabile l'istituto del silenzio-assenso.

Corte di cassazione, sezioni unite civili, 21 giugno 2019, n. 16740

Cooperazione giudiziaria penale: la normativa italiana che prevede il rinnovo dell'audizione della vittima del reato ove muti la composizione dell'organo giudicante, se le parti non acconsentono alla lettura del verbale, non contrasta col diritto UE

Gli artt. 16 e 18 della direttiva 2012/29/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato e che sostituisce la decisione quadro 2001/220/GAI, devono essere interpretati nel senso che essi non ostano a una normativa nazionale - come quella italiana - ai sensi della quale, nel caso in cui la vittima di un reato sia stata sentita una prima volta dal collegio giudicante di un organo giurisdizionale penale di primo grado e la composizione di tale collegio sia successivamente mutata, detta vittima deve, in linea di principio, essere nuovamente sentita dal collegio di nuova composizione qualora una delle parti nel procedimento rifiuti che detto collegio si basi sul verbale della prima audizione di detta vittima (questione pregiudiziale sollevata dal Tribunale di Bari).

Corte di giustizia UE, prima sezione, 29 luglio 2019

Trattamento dei dati personali: i gestori di siti internet sono corresponsabili della raccolta e della trasmissione dei dati personali dei visitatori che cliccano sul pulsante «Mi piace» di Facebook

Il gestore di un sito internet nel quale è incorporato il pulsante «Mi piace» di Facebook può essere congiuntamente responsabile con quest'ultimo della raccolta e della trasmissione dei dati personali dei visitatori che cliccano sul predetto pulsante.

Corte di giustizia UE, seconda sezione, 29 luglio 2019

Appalti pubblici: la "clausola sociale" va interpretata conformemente ai principi nazionali e comunitari in materia di libertà d'iniziativa imprenditoriale e di concorrenza, senza attribuirle un effetto automaticamente e rigidamente escludente

Nelle procedure per l'affidamento di contratti pubblici, la c.d. clausola sociale va interpretata conformemente ai principi nazionali e comunitari in materia di libertà d'iniziativa imprenditoriale e di concorrenza, evitando di attribuirle un effetto automaticamente e rigidamente escludente. Ne deriva che l'obbligo di riassorbimento dei lavoratori alle dipendenze dell'appaltatore uscente, nello stesso posto di lavoro e nel contesto dello stesso appalto, dev'essere armonizzato e reso compatibile con l'organizzazione di impresa prescelta dall'imprenditore subentrante. I lavoratori che non trovano spazio nell'organigramma di quest'ultimo, e che non vengano ulteriormente impiegati dall'appaltatore uscente in altri settori, sono destinatari delle misure legislative in materia di ammortizzatori sociali. Detta clausola non comporta, invece, alcun obbligo per l'impresa aggiudicataria di assumere a tempo indeterminato e in forma automatica e generalizzata il personale già utilizzato dalla precedente affidataria (riforma TAR Lazio, sez. III, sent. n. 3479/2019) (v. anche, in questa Rivista: C.d.S., sez. III, sent. n. 726/2019; TAR Emilia-Romagna, sez. II, sent. n. 387/2019; TAR Calabria, Reggio Calabria, sent. n. 209/2017; TAR Liguria, sez. II, sent. n. 55/2017).

Consiglio di Stato, sezione VI, 24 luglio 2019, n. 5243

Enti locali: è legittima l'ordinanza sindacale contingibile e urgente di sgombero di un immobile a rischio crollo, anche se la situazione di pericolo perdura da tempo

L'emanazione di un'ordinanza sindacale contingibile e urgente (nel caso di specie, di sgombero di un immobile pericolante), ai sensi dell'art. 50 o dell'art. 54 del d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267 («Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali»), presuppone l'esistenza di una situazione eccezionale e imprevedibile. Tale presupposto, tuttavia, va interpretato nel senso che rileva non già la circostanza (estrinseca) che il pericolo sia correlato a una situazione preesistente ovvero a un evento nuovo e imprevedibile, bensì la sussistenza (intrinseca) della necessità e dell'urgenza attuale di intervenire a difesa degli interessi pubblici da tutelare, a prescindere sia dalla prevedibilità sia dall'imputabilità - se del caso, perfino alla stessa Amministrazione - della situazione di pericolo che il provvedimento mira a rimuovere. Il decorso del tempo, dunque, non consuma il potere di ordinanza, ove siano dimostrate l'attualità del pericolo e l'idoneità del provvedimento a porvi rimedio, sicché l'immediatezza dell'intervento urgente del Sindaco va rapportata all'effettiva esistenza di una situazione di pericolo al momento di adozione dell'ordinanza (riforma TAR Campania, sez. V, sent. n. 2095/2011).

Consiglio di Stato, sezione II, 22 luglio 2019, n. 5150

Elezioni amministrative: chi esprime la preferenza per un candidato di una lista diversa da quella votata e ne sbaglia il nome di battesimo non necessariamente vuol farsi riconoscere

In tema di elezioni amministrative: 1) il ricorso concernente le consultazioni elettorali per il rinnovo dei Consigli provinciali di Trento e di Bolzano non deve essere notificato anche alla Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol, non essendo questa, in tale circostanza, l'«ente della cui elezione si tratta» ai sensi dell'art. 130, comma 3, lett. a), c.p.a.; 2) l'espressione della preferenza a favore di una persona il cui cognome corrisponda ad un candidato di lista diversa da quella votata, ma con l'indicazione di un nome di battesimo errato, può trovare non implausibile spiegazione - anziché nella volontà di farsi riconoscere - sia nello sbaglio dell'elettore imperitus, ignaro cioè della norma che non consente di attribuire la preferenza ad un candidato non presente nella lista votata, sia nel ricordo fallace del nome di battesimo di quel medesimo candidato (riforma TRGA Trentino-Alto Adige, Trento, sentt. nn. 57/2019 e 22/2019).

Consiglio di Stato, sezione III, 18 luglio 2019, n. 5053

Edilizia e urbanistica: non è incostituzionale la normativa della Regione Emilia-Romagna in materia di condono edilizio

Non è fondata la questione di legittimità costituzionale - sollevata dal Consiglio di Stato in riferimento all'art. 3, primo comma, Cost. - della legge della Regione Emilia-Romagna (n. 23/2004) che vieta il rilascio del titolo in sanatoria per gli interventi di ristrutturazione edilizia - conformi alla legislazione urbanistica, ma in contrasto con le prescrizioni degli strumenti urbanistici vigenti al 31 marzo 2003 - che «comportino aumento delle unità immobiliari», fatta eccezione solo per quelle «ottenute attraverso il recupero ai fini abitativi dei sottotetti, in edifici residenziali bifamiliari e monofamiliari».

Corte costituzionale, 26 luglio 2019, n. 208

Processo civile: non c'è litispendenza tra la causa riguardante il merito della pretesa azionata e quella riguardante le sole spese processuali

Il rapporto di litispendenza va accertato, nel giudizio successivo, con riferimento alla situazione processuale esistente al tempo della decisione della questione stessa, tenendo anche conto di eventi sopravvenuti incidenti sui rapporti processuali. Ne deriva che non sussiste litispendenza ove, perdurando fra gli stessi soggetti la contemporanea pendenza di due cause identiche per petitum e causa petendi, in una sia in discussione il merito della pretesa azionata, mentre nell'altra residui solo la questione delle spese processuali, essendosi sul merito formato il giudicato.

Corte di cassazione, sezione VI civile, 19 giugno 2019, n. 16374

Avvocati: nel procedimento disciplinare non opera il principio di retroattività in bonam partem

In tema di procedimento disciplinare forense: 1) le sanzioni disciplinari previste dal codice deontologico forense rivestono natura amministrativa, sicché ad esse non si applica il principio di retroattività dello ius superveniens più favorevole all'incolpato; 2) nella fase amministrativa del procedimento disciplinare, svolta dinanzi al Consiglio locale dell'ordine degli avvocati, sono idonei a interrompere la prescrizione l'atto di apertura del procedimento e tutti gli atti procedimentali di natura propulsiva o probatoria (consulenza tecnica d'ufficio, interrogatorio del professionista), di modo che, ai sensi dell'art. 2945, comma 1, c.c., dal momento dell'interruzione inizia un nuovo periodo di prescrizione; nella fase giurisdizionale davanti al Consiglio nazionale forense, invece, opera il principio dell'effetto interruttivo permanente di cui al combinato disposto degli artt. 2945, comma 2, e 2943 c.c., effetto che si protrae durante tutto il corso del giudizio e nelle eventuali fasi successive dell'impugnazione innanzi alle Sezioni unite della Corte di cassazione e del giudizio di rinvio fino al passaggio in giudicato della sentenza.

Corte di cassazione, sezioni unite civili, 13 giugno 2019, n. 15896

Ripetizione di indebito oggettivo: gli interessi decorrono già dalla messa in mora

In tema di indebito oggettivo: 1) l'onere di allegazione gravante sull'istituto di credito che, convenuto in giudizio, voglia opporre l'eccezione di prescrizione al correntista il quale abbia esperito l'azione di ripetizione di somme indebitamente pagate nel corso del rapporto di conto corrente assistito da un'apertura di credito, è soddisfatto con l'affermazione dell'inerzia del titolare del diritto e con la dichiarazione di volerne profittare, senza che sia anche necessaria l'indicazione di specifiche rimesse solutorie; 2) nel caso di ripetizione di indebito oggettivo, ai fini del decorso degli interessi, il termine «domanda», di cui all'art. 2033 c.c., non va inteso come riferito esclusivamente alla domanda giudiziale, ma comprende anche gli atti stragiudiziali aventi valore di costituzione in mora ex art. 1219 c.c.

Corte di cassazione, sezioni unite civili, 13 giugno 2019, n. 15895

Stampa: le imprese editrici non possono vantare un diritto soggettivo a misure di sostegno dell'editoria (ma l'attuale sistema di sovvenzionamento, che fa capo al Governo, desta dubbi di costituzionalità)

Non sono fondate le questioni di legittimità costituzionale - sollevate dal Tribunale di Catania in riferimento agli artt. 2, 3, 21, 41, secondo comma, Cost. e al principio della tutela dell'affidamento negli atti dello Stato, anche in relazione all'art. 117, primo comma, Cost. - dell'art. 44, comma 1, del d.l. 25 giugno 2008, n. 112 («Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria»), convertito, con modificazioni, nella l. 6 agosto 2008, n. 133, dell'art. 2, comma 62, della l. 23 dicembre 2009, n. 191 [«Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2010)»], e dell'art. 2, comma 1, del d.l. 18 maggio 2012, n. 63 («Disposizioni urgenti in materia di riordino dei contributi alle imprese editrici, nonché di vendita della stampa quotidiana e periodica e di pubblicità istituzionale»), convertito, con modificazioni, nella l. 16 luglio 2012, n. 103, riguardanti i contributi all'editoria.

Corte costituzionale, 25 luglio 2019, n. 206

Bilancio e contabilità pubblica: è incostituzionale la normativa della Sicilia sulla certificazione dei crediti verso i consorzi e le società d'ambito poste in liquidazione

È incostituzionale - per violazione degli artt. 117, terzo comma («coordinamento della finanza pubblica»), e 81, terzo comma, Cost. - la legge della Regione autonoma Sicilia (n. 10/2018) che disciplina la certificazione dei crediti nei confronti dei consorzi e delle società d'ambito poste in liquidazione.

Corte costituzionale, 25 luglio 2019, n. 205

Sanità pubblica: è legittima la delibera del Consiglio dei ministri del 7 dicembre 2018 di nomina del commissario ad acta e del subcommissario per l'attuazione del vigente piano di rientro dai disavanzi del servizio sanitario della Calabria

È legittima la delibera del Consiglio dei ministri del 7 dicembre 2018 con la quale sono stati nominati il commissario ad acta e il subcommissario per l'attuazione del vigente piano di rientro dai disavanzi del servizio sanitario della Regione Calabria (da segnalare il § 2 in diritto della sentenza, dove si afferma che i ricorsi in via principale o per conflitto di attribuzione non possono essere notificati tramite posta elettronica certificata).

Corte costituzionale, 24 luglio 2019, n. 200

Edilizia e urbanistica: non è incostituzionale la normativa della Regione Campania sui progetti di opere e lavori pubblici di «interesse strategico regionale» non conformi al PUC

Non sono fondate le questioni di legittimità costituzionale - promosse dal Presidente del Consiglio dei ministri in riferimento agli artt. 3, 114, primo e secondo comma, e 118, primo comma, Cost. - della legge della Regione Campania (n. 26/2018) che regola il procedimento per l'approvazione di progetti di opere e lavori pubblici di «interesse strategico regionale» non conformi al piano urbanistico comunale (PUC).

Corte costituzionale, 24 luglio 2019, n. 198

Bilancio e contabilità pubblica: è incostituzionale la legge della Sicilia che prevede l'accertamento in entrata sul bilancio regionale di alcune somme senza un titolo giuridico appropriato né una stima credibile

È incostituzionale - per violazione dell'art. 81, terzo comma, Cost. - la legge della Regione autonoma Sicilia (n. 8/2018) che prevede l'accertamento in entrata sul bilancio di alcune somme in assenza di un titolo giuridico appropriato e di una stima credibile (da segnalare che la Corte, con ordinanza istruttoria, ha chiesto alla medesima Regione e al Governo informazioni e documenti circa il finanziamento dei LEA e l'uso dei fondi strutturali).

Corte costituzionale, 24 luglio 2019, n. 197

Decreto sicurezza: sono incostituzionali gli artt. 21-bis, comma 2 (accordi locali per il rafforzamento della sicurezza pubblica), e 28, comma 1 (poteri prefettizi sostitutivi e di commissariamento), del d.l. 113/2018

Sono incostituzionali gli artt. 21-bis, comma 2, e 28, comma 1, del d.l. 4 ottobre 2018, n. 113 («Disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, nonché misure per la funzionalità del Ministero dell'interno e l'organizzazione e il funzionamento dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata»), convertito, con modificazioni, nella l. 1° dicembre 2018, n. 132: a) il primo - per violazione del principio di leale collaborazione - nella parte in cui prevede che gli accordi ivi contemplati sono adottati localmente nel rispetto delle linee-guida nazionali approvate, su proposta del Ministro dell'interno, d'intesa con le organizzazioni maggiormente rappresentative degli esercenti, «sentita la Conferenza Stato-città e autonomie locali», anziché «sentita la Conferenza unificata Stato-Regioni, città e autonomie locali»; b) il secondo - per violazione degli artt. 5, 97, secondo comma, 114, 118, secondo comma, e 120, secondo comma, Cost. - nella parte in cui attribuisce al prefetto poteri sostitutivi e di commissariamento nei confronti degli enti locali territoriali in caso di mala gestio. Non sono, invece, fondate, «nei sensi di cui in motivazione», le questioni di legittimità costituzionale - promosse, in riferimento a vari parametri, dalle Regioni Emilia-Romagna, Toscana e Calabria - dell'art. 21, comma 1, lett. a), del medesimo d.l. 113/2018, come convertito, che estende ai presidi sanitari l'ambito di applicazione del c.d. "DASPO urbano" (tale provvedimento - ha sancito la Consulta - non può riguardare chi necessita di cure).

Corte costituzionale, 24 luglio 2019, n. 195

Decreto sicurezza: sono inammissibili le questioni di costituzionalità - promosse dalle Regioni Umbria, Emilia-Romagna, Marche, Toscana e Calabria - degli artt. 1, 12 e 13 del d.l. 113/2018

Sono inammissibili le questioni di legittimità costituzionale - promosse, in riferimento a vari parametri, dalle Regioni Umbria, Emilia-Romagna, Marche, Toscana e Calabria - degli artt. 1, 12 e 13 del d.l. 4 ottobre 2018, n. 113 («Disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, nonché misure per la funzionalità del Ministero dell'interno e l'organizzazione e il funzionamento dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata»), convertito, con modificazioni, in l. 1° dicembre 2018, n. 132 (c.d. "decreto sicurezza").

Corte costituzionale, 24 luglio 2019, n. 194
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