Processo amministrativo: nell'ipotesi di translatio iudicii, le prove raccolte davanti al giudice civile possono essere valutate come argomenti di prova

Ai sensi dell'art. 11, comma 6, c.p.a., nell'ipotesi di translatio iudicii, «le prove raccolte nel processo davanti al giudice privo di giurisdizione possono essere valutate come argomenti di prova» (riforma TAR Piemonte, sez. II, sent. n. 305/2011).

Consiglio di Stato, sezione VI, 6 aprile 2018, n. 2128

Appalti pubblici: il principio della suddivisione in lotti può essere derogato

In tema di procedure per l'affidamento di contratti pubblici, il principio della suddivisione in lotti - di cui all'art. 51 del d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50 («Codice dei contratti pubblici») - può essere derogato dalla stazione appaltante. La relativa decisione dev'essere adeguatamente motivata e, avendo natura discrezionale, è sindacabile dal giudice amministrativo soltanto sotto il profilo della ragionevolezza e proporzionalità, oltreché dell'adeguatezza dell'istruttoria (riforma TAR Umbria, sent. n. 391/2017).

Consiglio di Stato, sezione V, 3 aprile 2018, n. 2044

Protezione internazionale: chi ha subito torture nel Paese d'origine può beneficiare della protezione sussidiaria, se ivi corre il rischio effettivo di essere intenzionalmente privato di cure adeguate al suo stato di salute fisica e mentale

Gli artt. 2, lett. e), e 15, lett. b), della direttiva 2004/83/CE del Consiglio, del 29 aprile 2004, recante norme minime sull'attribuzione, a cittadini di paesi terzi o apolidi, della qualifica di rifugiato o di persona altrimenti bisognosa di protezione internazionale, nonché norme minime sul contenuto della protezione riconosciuta, letti alla luce dell'art. 4 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, devono essere interpretati nel senso che è ammissibile allo status di protezione sussidiaria il cittadino di un paese terzo torturato in passato dalle autorità del suo paese di origine e non più esposto a un rischio di tortura in caso di ritorno in detto paese, ma le cui condizioni di salute fisica e mentale potrebbero, in un tale caso, deteriorarsi gravemente, con il rischio che il cittadino di cui trattasi commetta suicidio, in ragione di un trauma derivante dagli atti di tortura subiti, se sussiste un rischio effettivo di privazione intenzionale in detto paese delle cure adeguate al trattamento delle conseguenze fisiche o mentali di tali atti di tortura.

Corte di giustizia UE, grande sezione, 24 aprile 2018

Responsabilità civile: il colpevole ritardo nella diagnosi di una patologia ad esito certamente infausto giustifica ex se la condanna al risarcimento del danno con liquidazione in via equitativa

La violazione del diritto di determinarsi liberamente nella scelta dei propri percorsi esistenziali, in una condizione di vita affetta da patologie ad esito certamente infausto, costituisce lesione di un bene di per sé autonomamente apprezzabile sul piano sostanziale, tale da non richiedere, una volta attestato il colpevole ritardo nella diagnosi della condizione patologica, l'assolvimento di alcun ulteriore onere di allegazione argomentativa o probatoria, potendo giustificare una condanna al risarcimento del danno sulla base di una liquidazione equitativa.

Corte di cassazione, sezione III civile, 23 marzo 2018, n. 7260

Famiglia: l'adottato può conoscere l'identità delle sorelle e dei fratelli biologici adulti, purché essi siano d'accordo

Nei casi di cui all'art. 28, comma 5, della l. 4 maggio 1983, n. 184 («Diritto del minore ad una famiglia»), l'adottato ha diritto di conoscere le proprie origini, accedendo alle informazioni concernenti l'identità - oltre che dei genitori biologici - delle sorelle e dei fratelli biologici adulti, previo interpello di questi ultimi mediante procedimento giurisdizionale idoneo ad assicurare la massima riservatezza e il massimo rispetto della dignità dei soggetti interessati, al fine di acquisirne il consenso all'accesso alle informazioni richieste o di constatarne il diniego, da ritenersi impeditivo dell'esercizio del diritto (v. anche Cass. civ., sez. un., sent. n. 1946/2017, in questa Rivista).

Corte di cassazione, sezione I civile, 20 marzo 2018, n. 6963

Previdenza: alla pensione integrativa non si applica il divieto di cumulo di rivalutazione monetaria e interessi

Il trattamento pensionistico erogato dai fondi pensioni integrativi ha (fin dalla loro istituzione) natura previdenziale, ma - essendo corrisposto da datori di lavoro privati, anziché da enti gestori di forme di previdenza obbligatoria - non soggiace al divieto di cumulo di rivalutazione monetaria e interessi previsto dall'art. 16, comma 6, della l. 30 dicembre 1991, n. 412 («Disposizioni in materia di finanza pubblica»). Dalla natura previdenziale del corrispondente credito discende che: a) ai relativi accessori da cumulare non si applica il regime giuridico proprio delle obbligazioni pecuniarie, sicché il pagamento del solo credito originario si configura come adempimento parziale di una prestazione unitaria; b) nell'ammissione allo stato passivo del fallimento o della liquidazione coatta amministrativa del datore di lavoro, detto credito non è assistito da privilegio.

Corte di cassazione, sezioni unite civili, 20 marzo 2018, n. 6928

Lavoro: il datore di lavoro che non ottempera all'ordine del giudice di riassumere il lavoratore illegittimamente licenziato deve risarcire quest'ultimo

Non è fondata la questione di legittimità costituzionale - sollevata dal Tribunale di Trento (sezione lavoro) in riferimento all'art. 3, primo comma, Cost. - dell'art. 18, comma 4, della l. 20 maggio 1970, n. 300 («Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell'attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento»), come sostituito dall'art. 1, comma 42, lett. b), della l. 28 giugno 2012, n. 92 («Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita»), là dove prevede che il datore di lavoro, qualora non ottemperi all'ordine del giudice di reintegrare nel posto di lavoro il dipendente illegittimamente licenziato, è tenuto a corrispondere a quest'ultimo, in via sostitutiva, una «indennità risarcitoria».

Corte costituzionale, 23 aprile 2018, n. 86

Tutela della riservatezza: quando il personaggio è noto, ma non investito di un ruolo primario nella vita pubblica nazionale, il diritto all'oblio prevale sul diritto di cronaca

In tema di tutela della riservatezza, il diritto fondamentale all'oblio può subire una compressione, a favore dell'ugualmente fondamentale diritto di cronaca, solo in presenza dei seguenti presupposti: 1) contributo arrecato dalla diffusione dell'immagine o della notizia ad un dibattito di interesse pubblico; 2) interesse effettivo e attuale alla diffusione dell'immagine o della notizia (per ragioni di giustizia, di polizia o di tutela dei diritti e delle libertà altrui, ovvero per scopi scientifici, didattici o culturali), da reputarsi mancante in caso di prevalenza di un interesse divulgativo oppure meramente economico o commerciale del soggetto che diffonde la notizia o l'immagine; 3) elevato grado di notorietà del soggetto rappresentato, per la peculiare posizione rivestita nella vita pubblica e, segnatamente, nella realtà economica o politica del Paese; 4) modalità impiegate per ottenere e nel dare l'informazione, che deve essere veritiera (poiché attinta da fonti affidabili, e con un diligente lavoro di ricerca), diffusa con modalità non eccedenti lo scopo informativo, nell'interesse del pubblico, e scevra da insinuazioni o considerazioni personali, sì da evidenziare un esclusivo interesse oggettivo alla nuova diffusione; 5) preventiva informazione all'interessato circa la pubblicazione o trasmissione della notizia o dell'immagine a distanza di tempo, in modo da consentirgli il diritto di replica prima della divulgazione al pubblico [fattispecie riguardante la ripetuta trasmissione, nel corso del programma «La vita in diretta» (Rai1), di un servizio che mostrava un tentativo di intervista al cantante Antonello Venditti, nel momento in cui usciva da un ristorante].

Corte di cassazione, sezione I civile, 20 marzo 2018, n. 6919

Processo civile: è inammissibile l'appello che non censura specificamente ciascuna delle rationes decidendi su cui si fonda la sentenza impugnata

Qualora la sentenza di primo grado pronunci sulla domanda in base ad una pluralità di autonome ragioni, ciascuna di per sé sufficiente a giustificare la decisione, la parte soccombente ha l'onere di censurare con l'atto d'appello ciascuna delle ragioni della decisione, non potendosi, in difetto, trattare successivamente della ragione non tempestivamente contestata e non potendosi, conseguentemente, più nemmeno utilmente discutere, sotto qualsiasi profilo, della stessa statuizione che nella detta ragione trova autonomo sostegno, a nulla valendo a tal fine la richiesta di integrale riforma della sentenza, poiché la non contestata autonoma ragione di decisione resta anche in tal caso idonea a sorreggere la pronunzia impugnata, non potendo il giudice d'appello estendere il suo esame a punti non compresi neppure per implicito nei termini prospettati dal gravame, senza violare il principio della corrispondenza fra il chiesto e il pronunciato.

Corte di cassazione, sezione III civile, 20 marzo 2018, n. 6854

Avvocati: l'avvocato comunitario che risiede e svolge la propria attività in Italia è tenuto ad iscriversi alla Cassa forense

Il cittadino comunitario che è iscritto all'albo degli avvocati in Italia, dove, con continuità, esercita la professione, produce redditi, assolve l'obbligazione tributaria ed ha la residenza e il proprio centro di interessi, è soggetto alla legislazione italiana in materia di sicurezza sociale; in particolare, egli è tenuto ad iscriversi alla Cassa nazionale di previdenza e assistenza forense (quand'anche sia nel contempo iscritto all'albo professionale e alla relativa cassa previdenziale di un altro Stato membro dell'Unione europea), con i relativi obblighi contributivi e di comunicazione periodica del reddito professionale.

Corte di cassazione, sezione lavoro, 19 marzo 2018, n. 6776

Regioni: è incostituzionale la normativa della Regione Veneto in tema di revoca e recupero degli aiuti a favore dell'imprenditoria femminile e di intervento in controgaranzia del fondo di Mediocredito Centrale s.p.a.

È incostituzionale la legge della Regione Veneto (n. 30/2016) che: a) esclude la revoca e il recupero degli aiuti a favore dell'imprenditoria femminile allorquando siano venuti meno i presupposti per la loro erogazione [per violazione dell'art. 117, secondo comma, lett. e), Cost.]; b) limita l'intervento in controgaranzia del Fondo di Garanzia del Mediocredito Centrale alle sole garanzie rilasciate dai confidi aventi sede operativa in Veneto [per violazione degli artt. 3 e 120, primo comma, Cost.].

Corte costituzionale, 20 aprile 2018, n. 83

Regioni: è incostituzionale la legge della Regione Veneto che disciplina il trattamento di previdenza e di quiescenza del personale dell'Agenzia veneta per l'innovazione nel settore primario

È incostituzionale - per violazione dell'art. 117, secondo comma, lett. o), Cost. - la legge della Regione Veneto (n. 30/2016) che disciplina il trattamento di previdenza e di quiescenza del personale dell'Agenzia veneta per l'innovazione nel settore primario.

Corte costituzionale, 20 aprile 2018, n. 82

Regioni: è incostituzionale la legge della Regione Veneto che qualifica il «popolo veneto» come "minoranza nazionale" ai sensi della Convenzione-quadro di Strasburgo del 1995

È incostituzionale - per violazione degli artt. 2, 3, 5 e 6 Cost. - la legge della Regione Veneto (n. 28/2016) che qualifica il «popolo veneto» come "minoranza nazionale" ai sensi della Convenzione-quadro per la protezione delle minoranze nazionali (fatta a Strasburgo il 1° febbraio 1995, ratificata e resa esecutiva con la l. 28 agosto 1997, n. 302).

Corte costituzionale, 20 aprile 2018, n. 81

Appalti pubblici: la normativa italiana che esclude la revisione dei prezzi per gli appalti rientranti nei settori speciali non contrasta col diritto UE

La direttiva 2004/17/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 31 marzo 2004, che coordina le procedure di appalto degli enti erogatori di acqua e di energia, degli enti che forniscono servizi di trasporto e servizi postali, come modificata dal regolamento (UE) n. 1251/2011 della Commissione, del 30 novembre 2011, e i principi generali ad essa sottesi devono essere interpretati nel senso che essi non ostano a norme di diritto nazionale (come quelle italiane) che non prevedono la revisione periodica dei prezzi dopo l'aggiudicazione di appalti rientranti nei settori considerati da tale direttiva (questione pregiudiziale sollevata dal Consiglio di Stato).

Corte di giustizia UE, nona sezione, 19 aprile 2018

Appalti pubblici: i principi di trasparenza e di parità di trattamento valgono anche per gli appalti di servizi socio-sanitari

Un'amministrazione aggiudicatrice, qualora attribuisca un appalto pubblico di servizi che ricade sotto l'art. 9 della direttiva 92/50/CEE del Consiglio, del 18 giugno 1992, che coordina le procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di servizi, come modificata dalla direttiva 97/52/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 ottobre 1997, e che, di conseguenza, è in linea di principio assoggettato soltanto agli artt. 14 e 16 di detta direttiva, è però tenuta a conformarsi anche alle norme fondamentali e ai principi generali del Trattato FUE, ed in particolare ai principi di parità di trattamento e di non discriminazione in base alla nazionalità, nonché all'obbligo di trasparenza che ne deriva, a condizione che, alla data della sua attribuzione, tale appalto presenti un carattere transfrontaliero certo. L'art. 27, § 3, della direttiva 92/50 dev'essere interpretato nel senso che esso non si applica agli appalti pubblici di servizi rientranti nell'allegato I B di tale direttiva (questioni pregiudiziali sollevate dalla Corte di cassazione).

Corte di giustizia UE, nona sezione, 19 aprile 2018

Agenti commerciali: la disciplina dell'indennità o del risarcimento del danno prevista dall'art. 17 della direttiva 86/653/CEE si applica anche nel caso in cui la cessazione del contratto avvenga durante il periodo di prova

L'art. 17 della direttiva 86/653/CEE del Consiglio, del 18 dicembre 1986, relativa al coordinamento dei diritti degli Stati membri concernenti gli agenti commerciali indipendenti, dev'essere interpretato nel senso che la disciplina dell'indennità e del risarcimento ivi prevista, rispettivamente ai §§ 2 e 3, è applicabile nel caso in cui la cessazione del contratto di agenzia commerciale abbia luogo nel corso del periodo di prova pattuito nel contratto stesso.

Corte di giustizia UE, quarta sezione, 19 aprile 2018

Cooperazione giudiziaria civile: la Corte di giustizia UE si pronuncia sulla proroga di competenza ex art. 12, § 3, lett. b), del regolamento (CE) n. 2201/2003, ove sia richiesta l'autorizzazione alla rinuncia di un'eredità per conto di un minore

Nel caso in cui i genitori di un minore, abitualmente residenti con quest'ultimo in uno Stato membro, abbiano presentato, per conto di tale minore, una domanda di autorizzazione alla rinuncia di un'eredità dinanzi a un giudice di un altro Stato membro, l'art. 12, § 3, lett. b), del regolamento (CE) n. 2201/2003 del Consiglio, del 27 novembre 2003, relativo alla competenza, al riconoscimento e all'esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e in materia di responsabilità genitoriale, che abroga il regolamento (CE) n. 1347/2000, dev'essere interpretato nel senso che: a) il deposito effettuato congiuntamente dai genitori del minore dinanzi all'autorità giurisdizionale da loro scelta costituisce accettazione univoca di tale giudice da parte degli stessi; b) un pubblico ministero che, a norma del diritto nazionale, è per legge parte al procedimento instaurato dai genitori è parte al procedimento ai sensi dell'art. 12, § 3, lett. b), del regolamento n. 2201/2003. L'opposizione mossa da tale parte contro la scelta dell'autorità giurisdizionale effettuata dai genitori del minore successivamente alla data in cui tale autorità è stata adita osta a riconoscere che a detta data tutte le parti al procedimento abbiano accettato la proroga di competenza. In mancanza di una siffatta opposizione, l'accordo di tale parte può considerarsi implicito e la condizione relativa all'accettazione della proroga di competenza, in modo univoco da tutte le parti al procedimento alla data in cui tale giudice è adito, può ritenersi soddisfatta; c) la circostanza che la residenza del de cuius alla data del suo decesso, il suo patrimonio, oggetto della successione, e le passività dell'asse ereditario si trovassero nello Stato membro cui appartiene il giudice adito consente, in mancanza di elementi che dimostrino che la proroga di competenza rischierebbe di incidere negativamente sulla situazione del minore, di considerare che una siffatta proroga di competenza è conforme all'interesse superiore del minore.

Corte di giustizia UE, sesta sezione, 19 aprile 2018

Concorrenza: la Corte di giustizia UE si pronuncia sulla nozione di «svantaggio per la concorrenza» ex art. 102, secondo comma, lett. c), TFUE

La nozione di «svantaggio per la concorrenza», di cui all'art. 102, secondo comma, lett. c), TFUE, dev'essere interpretata nel senso che essa riguarda, nell'ipotesi in cui un'impresa dominante applica prezzi discriminatori a talune controparti commerciali sul mercato a valle, la situazione in cui detto comportamento può avere come effetto una distorsione della concorrenza tra dette controparti commerciali. L'accertamento di un siffatto «svantaggio per la concorrenza» non richiede la prova di un deterioramento effettivo e stimabile della posizione concorrenziale, ma deve basarsi su un'analisi del complesso delle circostanze rilevanti del caso di specie, la quale consenta di concludere che detto comportamento ha un'influenza sui costi, sugli utili o su un altro interesse rilevante di una o più di dette controparti, di modo che tale comportamento è in grado di incidere su detta posizione.

Corte di giustizia UE, seconda sezione, 19 aprile 2018

Sanità: i vincoli di scopo alla spesa sanitaria regionale previsti dalla legge di bilancio 2017 non valgono per la Sardegna

Non sono fondate, poiché muovono da un erroneo presupposto interpretativo, le questioni di legittimità costituzionale - promosse dalla Regione autonoma della Sardegna in riferimento agli artt. 7 e 8 dello Statuto speciale e agli artt. 5, 117 e 119 Cost. - dell'art. 1, commi 393, 397, 400, 401, 408 e 409, della l. 11 dicembre 2016, n. 232 («Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2017 e bilancio pluriennale per il triennio 2017-2019»), in tema di spesa sanitaria regionale.

Corte costituzionale, 19 aprile 2018, n. 79

Trasporto pubblico locale: i finanziamenti statali per il rinnovo del parco autobus richiedono il coinvolgimento decisionale delle Regioni

È incostituzionale - per violazione del principio di leale collaborazione (artt. 5 e 120 Cost.) - l'art. 1, comma 615, della l. 11 dicembre 2016, n. 232 («Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2017 e bilancio pluriennale per il triennio 2017-2019»), nella parte in cui non prevede alcuna forma di coinvolgimento decisionale delle Regioni, in relazione all'approvazione con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del Piano strategico nazionale della mobilità sostenibile e all'emanazione dell'ivi previsto decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti.

Corte costituzionale, 19 aprile 2018, n. 78

G. Zagrebelsky
V. Marcenò

Giustizia costituzionale
I


Il Mulino, 2018

G. Zagrebelsky
V. Marcenò

Giustizia costituzionale
II


Il Mulino, 2018

R. Carpino

Testo Unico degli Enti locali commentato

Maggioli, 2018

A. Carratta

Codice di procedura civile ragionato

Nel Diritto, 2018