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Processo civile: la Cassazione chiarisce i rapporti fra esecuzione individuale per crediti fondiari e fallimento del debitore

La provvisoria distribuzione delle somme ricavate dalla vendita di un immobile pignorato dall'istituto di credito fondiario, in una procedura esecutiva individuale proseguita (o iniziata) dopo la dichiarazione di fallimento del debitore ai sensi dell'art. 41 del d.lgs. 1° settembre 1993, n. 385 («Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia»), dovrà essere operata dal giudice dell'esecuzione sulla base dei provvedimenti (anche non definitivi) emessi in sede fallimentare ai fini dell'accertamento, della determinazione e della graduazione di detto credito fondiario. In particolare: a) per ottenere l'attribuzione (in via provvisoria, e salvi i definitivi accertamenti operati nel prosieguo della procedura fallimentare) delle somme ricavate dalla vendita, il creditore fondiario dovrà - anche a prescindere dalla avvenuta costituzione del curatore nel processo esecutivo - documentare al giudice dell'esecuzione di aver proposto l'istanza di ammissione al passivo del fallimento e di aver ottenuto un provvedimento favorevole dagli organi della procedura (anche se non definitivo); b) per ottenere la graduazione di eventuali crediti di massa maturati in sede fallimentare a preferenza di quello fondiario, e quindi l'attribuzione delle relative somme, con decurtazione dell'importo attribuito all'istituto procedente, il curatore dovrà costituirsi nel processo esecutivo e documentare l'avvenuta emissione da parte degli organi della procedura fallimentare di formali provvedimenti (idonei a divenire stabili ai sensi dell'art. 26 l.f.) che - direttamente o quanto meno indirettamente, ma inequivocabilmente - dispongano la suddetta graduazione. La distribuzione così operata dal giudice dell'esecuzione ha comunque carattere provvisorio e può stabilizzarsi solo all'esito degli accertamenti definitivi operati in sede fallimentare, legittimando in tal caso il curatore a ottenere la restituzione delle somme eventualmente riscosse in eccedenza.

Corte di cassazione, sezione III civile, 28 settembre 2018, n. 23482

Mercati finanziari: la mera pendenza di un procedimento penale non giustifica la sospensione del procedimento sanzionatorio avviato dalla Consob

Ai sensi dell'art. 187-duodecies del d.lgs. 24 febbraio 1998, n. 58 («Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, ai sensi degli articoli 8 e 21 della legge 6 febbraio 1996, n. 52»), non sussiste alcun rapporto di pregiudizialità fra il procedimento penale e quello amministrativo, vertente sui medesimi fatti, condotto dalla Commissione nazionale per le società e la borsa, sicché la pendenza del primo non giustifica di per sé la sospensione del secondo.

Corte di cassazione, sezione II civile, 27 settembre 2018, n. 23387

Diritto societario: nel sistema "dualistico", il consiglio di sorveglianza non ha poteri di gestione della società

Nel sistema c.d. dualistico, il voto espresso, in sede di approvazione del bilancio, dal consigliere di sorveglianza, ove non contrasti, per le motivazioni che lo sorreggono, col sistema delle competenze degli organi societari, non integra l'illecito amministrativo di cui agli artt. 53, comma 1, lett. d), e 144 del d.lgs. 1° settembre 1993, n. 385 («Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia»), e alle disposizioni della Banca d'Italia del 4 marzo 2008 in materia di organizzazione e governo societario delle banche.

Corte di cassazione, sezione II civile, 27 settembre 2018, n. 23370

Ordinamento giudiziario: non è incostituzionale la rimozione obbligatoria del magistrato condannato in sede disciplinare per i fatti previsti dall'art. 3, lett. e), del d.lgs. 109/2006 (ottenimento di favori)

Non sono fondate le questioni di legittimità costituzionale - sollevate dalla Sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura in riferimento all'art. 3 Cost. - dell'art. 12, comma 5, del d.lgs. 23 febbraio 2006, n. 109 [«Disciplina degli illeciti disciplinari dei magistrati, delle relative sanzioni e della procedura per la loro applicabilità, nonché modifica della disciplina in tema di incompatibilità, dispensa dal servizio e trasferimento di ufficio dei magistrati, a norma dell'articolo 1, comma 1, lettera f), della legge 25 luglio 2005, n. 150»], là dove prevede l'obbligatorietà della sanzione della rimozione nei confronti del magistrato che sia stato condannato in sede disciplinare per i fatti di cui all'art. 3, lett. e), del medesimo decreto legislativo (ottenimento di favori).

Corte costituzionale, 12 novembre 2018, n. 197

Istruzione: per iscriversi alla Facoltà di Fisioterapia non basta il diploma triennale di massofisioterapista

Il diploma di massofisioterapista, rilasciato ai sensi della l. 19 maggio 1971, n. 403 («Nuove norme sulla professione e sul collocamento dei massaggiatori e massofisioterapisti ciechi»), non consente ex se l'iscrizione alla Facoltà di Fisioterapia né dà vita, nella fase di ammissione al corso universitario, ad alcuna forma di facilitazione, nemmeno se posseduto unitamente ad altro titolo di scuola secondaria di secondo grado di durata quinquennale. L'iscrizione a detta Facoltà potrà quindi avvenire solo secondo le regole ordinarie, che postulano il possesso di un titolo idoneo all'accesso alla formazione universitaria e il superamento della prova selettiva di cui all'art. 4 della l. 2 agosto 1999, n. 264 («Norme in materia di accessi ai corsi universitari»).

Consiglio di Stato, adunanza plenaria, 9 novembre 2018, n. 16

Enti locali: è valida la convocazione del Consiglio comunale tramite PEC

Ai sensi dell'art. 48 del d.lgs. 7 marzo 2005, n. 82 («Codice dell'amministrazione digitale»), è valida la convocazione del Consiglio comunale effettuata, giusta il relativo regolamento, tramite messaggio di posta elettronica certificata (conferma TAR Sardegna, sez. II, sent. n. 789/2017).

Consiglio di Stato, sezione V, 24 ottobre 2018, n. 6042

Sanzioni amministrative: il principio di legalità vieta (anche all'ANAC) interpretazioni estensive o analogiche delle fattispecie di illecito

Corollari del principio di legalità sancito dall'art. 1, comma 1, della l. 24 novembre 1981, n. 689 («Modifiche al sistema penale») sono quelli di determinatezza e tassatività degli illeciti amministrativi, con conseguente divieto di interpretazione estensiva o analogica delle relative fattispecie (riforma TAR Lazio, sez. I, sent. n. 1621/2017).

Consiglio di Stato, sezione V, 12 ottobre 2018, n. 5883

Responsabilità della P.A.: il mero superamento dei termini procedimentali non basta ad ottenere il risarcimento del danno da ritardo

Ai fini del riconoscimento del danno da ritardo ex art. 2-bis della l. 7 agosto 1990, n. 241 («Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi»), non è sufficiente il mero superamento dei termini dell'azione amministrativa, ma occorre la prova della spettanza definitiva del bene sostanziale della vita collegato all'interesse pretensivo del privato (conferma TAR Lazio, sez. II-bis, sent. n. 3434/2017) (cfr. C.d.S., sez. V, sent. n. 3920/2016, in questa Rivista).

Consiglio di Stato, sezione V, 10 ottobre 2018, n. 5834

Pubblico impiego: è incostituzionale la legge della Regione Liguria che istituisce la vice-dirigenza

Sono incostituzionali - per violazione degli artt. 81, quarto comma, e 117, secondo comma, lett. l), Cost. - le leggi della Regione Liguria (nn. 10 e 42 del 2008) che istituiscono la vice-dirigenza regionale, coprendo la relativa spesa attraverso un aumento del Fondo per il trattamento accessorio del personale (da segnalare i §§ 2 e ss. in diritto della sentenza, circa la legittimazione delle sezioni regionali di controllo della Corte dei conti, in sede di giudizio di parificazione dei rendiconti regionali, a sollevare questioni di legittimità in riferimento a parametri costituzionali diversi e ulteriori rispetto all'art. 81 Cost.).

Corte costituzionale, 9 novembre 2018, n. 196

Previdenza: niente totalizzazione per i contributi versati all'Enasarco

Ai sensi dell'art. 1 del d.lgs. 2 febbraio 2006, n. 42 («Disposizioni in materia di totalizzazione dei periodi assicurativi»), il cumulo ai fini pensionistici dei periodi assicurativi maturati presso gestioni previdenziali diverse (c.d. totalizzazione) è ammesso solo quando tali periodi non siano coincidenti, onde non si applica nel caso dei contributi versati all'Ente nazionale di assistenza per gli agenti e i rappresentanti di commercio (Enasarco).

Corte di cassazione, sezione lavoro, 27 settembre 2018, n. 23349

Tutela dei consumatori: l'avvocato che stipula un contratto di telefonia per il proprio studio non può essere considerato un "consumatore"

Ai fini dell'applicabilità delle disposizioni contenute nel d.lgs. 6 settembre 2005, n. 206 («Codice del consumo, a norma dell'articolo 7 della legge 29 luglio 2003, n. 229»), l'atto compiuto dal professionista è non soltanto quello che costituisce di per sé esercizio della professione, ma anche quello legato alla medesima da un nesso funzionale (fattispecie concernente un contratto di utenza telefonica stipulato da un avvocato per il proprio studio legale).

Corte di cassazione, sezione III civile, 26 settembre 2018, n. 22810

Lavoro: è incostituzionale la disposizione che riconosce al lavoratore illegittimamente licenziato un'indennità risarcitoria commisurata soltanto all'anzianità di servizio

È incostituzionale - per violazione degli artt. 3, 4, primo comma, 35, primo comma, 76 e 117, primo comma, Cost. (questi ultimi due, in relazione all'art. 24 della Carta sociale europea) - l'art. 3, comma 1, del d.lgs. 4 marzo 2015, n. 23 («Disposizioni in materia di contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183»), là dove prevede che al lavoratore illegittimamente licenziato sia corrisposta un'indennità risarcitoria pari a due mensilità dell'ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del TFR per ogni anno di servizio.

Corte costituzionale, 8 novembre 2018, n. 194

Processo amministrativo: la mera presenza del delegato dell'impresa alla seduta della commissione di gara non fa decorrere il termine d'impugnazione ex art. 120, comma 2-bis, c.p.a.

In tema di procedure per l'affidamento di contratti pubblici, il termine di trenta giorni previsto dall'art. 120, comma 2-bis, c.p.a. per l'impugnazione delle ammissioni ed esclusioni decorre dalla pubblicazione del provvedimento sul profilo del committente della stazione appaltante ovvero, qualora se ne dia prova, dal giorno anteriore in cui l'impresa interessata ha acquisito piena conoscenza dell'illegittimità del provvedimento stesso (riforma in parte TAR Basilicata, sent. n. 660/2017) (v. anche, in questa Rivista: C.d.S., ad. plen., sent. n. 1902/2018; sez. III, sent. n. 5182/2017; sez. V, sentt. nn. 5036/2018 e 1843/2018; sez. VI, sent. n. 5870/2017; TAR Lombardia, Brescia, sez. I, sent. n. 577/2018; TAR Piemonte, sez. II, sent. n. 262/2018).

Consiglio di Stato, sezione III, 8 ottobre 2018, n. 5765

Pubblico impiego: in caso di tardiva assunzione per provvedimento illegittimo, il lavoratore può agire a titolo di responsabilità extracontrattuale nei confronti della P.A., cui spetta dimostrare di non essere in colpa

In materia di pubblico impiego contrattualizzato, il lavoratore che sia stato assunto tardivamente a causa di un provvedimento amministrativo illegittimo può agire a titolo di responsabilità extracontrattuale, allegando come danno ingiusto tutti i pregiudizi patrimoniali e non patrimoniali subiti. A tal fine, egli può limitarsi a invocare detta illegittimità quale indice presuntivo della colpa dell'Amministrazione, mentre è onere di quest'ultima dimostrare di essere incorsa in un errore scusabile (riforma in parte TAR Lazio, sez. I, sent. n. 2313/2016).

Consiglio di Stato, sezione IV, 8 ottobre 2018, n. 5762

Appalti pubblici: le questioni inerenti al subappalto non condizionano l'ammissibilità dell'offerta

In tema di procedure per l'affidamento di contratti pubblici, allorquando l'impresa concorrente possegga le qualificazioni necessarie per svolgere autonomamente le prestazioni poste a gara, la dichiarazione di subappalto può risolversi nella mera indicazione della volontà di avvalersene, trattandosi di una facoltà esercitabile, previa autorizzazione della stazione appaltante, nella successiva fase esecutiva.

TAR Emilia-Romagna, sezione I, 8 ottobre 2018, n. 746

Accesso ai documenti amministrativi: il sindacato ha diritto di accedere al DVR

L'organizzazione sindacale (nella specie, la Federazione Italiana Medici di Medicina Generale) ha diritto di accedere al Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) esistenti sul luogo di lavoro (nella specie, al DVR relativo alle sedi aziendali del servizio di Continuità Assistenziale).

TAR Puglia, sezione III, 5 ottobre 2018, n. 1275

Ricongiungimento familiare: il rilascio, in favore del cittadino straniero, di un permesso di soggiorno autonomo può essere subordinato al superamento di un esame di integrazione civica

L'art. 15, §§ 1 e 4, della direttiva 2003/86/CE del Consiglio, del 22 settembre 2003, relativa al diritto al ricongiungimento familiare, non osta ad una normativa nazionale (come quella dei Paesi Bassi) che: a) consente di respingere una domanda di permesso di soggiorno autonomo, presentata da un cittadino di un paese terzo che ha soggiornato più di cinque anni nel territorio di uno Stato membro ai fini del ricongiungimento familiare, per il motivo che esso non ha dimostrato di aver superato un esame di integrazione civica vertente sulla lingua e sulla società di tale Stato membro, a condizione che le modalità concrete dell'obbligo di superare tale esame non vadano oltre quanto necessario per conseguire l'obiettivo di facilitare l'integrazione dei cittadini di paesi terzi; b) prevede che il permesso di soggiorno autonomo può essere rilasciato solo a decorrere dalla data di presentazione della domanda ad esso relativa.

Corte di giustizia UE, terza sezione, 7 novembre 2018

Lavoro: il lavoratore che non ha richiesto le ferie prima della cessazione del rapporto di lavoro non può perdere automaticamente le ferie annuali retribuite non godute e la relativa indennità finanziaria

L'art. 7 della direttiva 2003/88/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 novembre 2003, concernente taluni aspetti dell'organizzazione dell'orario di lavoro, deve essere interpretato nel senso che esso osta ad una normativa nazionale (come quella tedesca) la quale implichi che, se il lavoratore non ha chiesto, prima della data di cessazione del rapporto di lavoro, di poter esercitare il proprio diritto alle ferie annuali retribuite, l'interessato perde - automaticamente e senza previa verifica del fatto che egli sia stato effettivamente posto dal datore di lavoro, segnatamente con un'informazione adeguata da parte di quest'ultimo, in condizione di esercitare il proprio diritto alle ferie prima di tale cessazione - i giorni di ferie annuali retribuite cui aveva diritto ai sensi del diritto dell'Unione alla data di tale cessazione e, correlativamente, il proprio diritto a un'indennità finanziaria per le ferie annuali retribuite non godute.

Corte di giustizia UE, grande sezione, 6 novembre 2018

Lavoro: gli eredi di un lavoratore deceduto possono chiedere al suo ex datore di lavoro un'indennità finanziaria per le ferie annuali retribuite non godute dal de cuius

L'art. 7 della direttiva 2003/88/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 novembre 2003, concernente taluni aspetti dell'organizzazione dell'orario di lavoro, e l'art. 31, § 2, della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea devono essere interpretati nel senso che ostano a una normativa nazionale (come quella tedesca) secondo cui, in caso di cessazione del rapporto di lavoro a causa del decesso del lavoratore, il diritto alle ferie annuali retribuite maturate ai sensi di tali disposizioni e non godute dal lavoratore prima del suo decesso si estingue, senza poter far sorgere un diritto a un'indennità finanziaria per dette ferie che sia trasmissibile agli aventi causa del lavoratore in via successoria. Qualora sia impossibile interpretare la normativa nazionale in modo da garantirne la conformità alle predette disposizioni, il giudice nazionale, investito di una controversia tra il successore di un lavoratore deceduto e l'ex datore di lavoro di detto lavoratore, deve disapplicare tale normativa nazionale e assicurarsi che al menzionato successore venga concesso, a carico del suddetto datore di lavoro, il beneficio di un'indennità finanziaria per le ferie annuali retribuite maturate ai sensi delle citate disposizioni e non godute da tale lavoratore prima del suo decesso. Questo obbligo grava sul giudice nazionale sulla base dell'art. 7 della direttiva 2003/88 e dell'art. 31, § 2, della Carta dei diritti fondamentali se detta controversia intercorre tra un tale successore e un datore di lavoro che riveste la qualità di autorità pubblica, e sulla base della seconda di queste disposizioni se la controversia ha luogo tra il successore e un datore di lavoro che ha la qualità di privato.

Corte di giustizia UE, grande sezione, 6 novembre 2018

Aiuti di Stato: l'Italia deve recuperare l'ICI non pagata da enti ecclesiastici o religiosi

La Corte di giustizia UE ha annullato la decisione (2013/284/UE) con cui la Commissione ha rinunciato a ordinare il recupero di aiuti illegali concessi dall'Italia sotto forma di esenzione dall'imposta comunale sugli immobili.

Corte di giustizia UE, grande sezione, 6 novembre 2018
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P. Grossi

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S. Gallo e al.

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