Previdenza: non è incostituzionale la norma che consente d'imporre alle imprese agricole contributi previdenziali sulla base di un fabbisogno presuntivo determinato in forza di una stima tecnica

Non sono fondate le questioni di legittimità costituzionale - sollevate dalla Corte d'appello di Roma in riferimento agli artt. 3, 38, 76 e 77 Cost. - dell'art. 8, comma 3, del d.lgs. 11 agosto 1993, n. 375 («Attuazione dell'art. 3, comma 1, lettera aa, della legge 23 ottobre 1992, n. 421, concernente razionalizzazione dei sistemi di accertamento dei lavoratori dell'agricoltura e dei relativi contributi»), come sostituito dall'art. 9-ter, comma 3, quinto periodo, del d.l. 1° ottobre 1996, n. 510 («Disposizioni urgenti in materia di lavori socialmente utili, di interventi a sostegno del reddito e nel settore previdenziale»), convertito, con modificazioni, nella l. 28 novembre 1996, n. 608, là dove prevede che l'INPS richieda alle imprese agricole contributi previdenziali non collegati a soggetti nominativamente individuati, bensì sulla base di un fabbisogno presuntivo determinato in forza di una stima tecnica.

Corte costituzionale, 17 maggio 2019, n. 121

Lavoro: in caso di trasferimento di un'impresa nell'ambito di una procedura di riorganizzazione giudiziale finalizzata alla salvaguardia totale o parziale dell'impresa cedente, il cessionario non può scegliere i lavoratori da riassumere

La direttiva 2001/23/CE del Consiglio, del 12 marzo 2001, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative al mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimenti di imprese, di stabilimenti o di parti di imprese o di stabilimenti, e segnatamente gli artt. da 3 a 5, dev'essere interpretata nel senso che osta ad una legislazione nazionale (come quella belga) la quale, in caso di trasferimento di un'impresa intervenuto nell'ambito di una procedura di riorganizzazione giudiziale mediante trasferimento soggetto a controllo giudiziario, applicata al fine di conservare in tutto o in parte l'impresa cedente o le sue attività, prevede, per il cessionario, il diritto di scegliere i lavoratori che intende riassumere.

Corte di giustizia UE, terza sezione, 16 maggio 2019

Procedura penale: è ricorribile per cassazione l'ordinanza del riesame che conferma il sequestro probatorio di un pc restituito previa copia dei relativi dati, ma solo se c'è un interesse concreto e attuale all'esclusiva disponibilità degli stessi

È ammissibile il ricorso per cassazione avverso l'ordinanza del tribunale del riesame di conferma del sequestro probatorio di un computer o altro supporto informatico, ove questo sia stato restituito all'avente diritto previa estrazione di copia dei dati ivi contenuti, purché sussista un interesse concreto e attuale all'esclusiva disponibilità di tali dati (v. anche, in questa Rivista: Cass. pen., sez. un., sent. n. 36072/2018; sez. VI, sent. n. 4857/2018, dep. 2019; sez. II, sent. n. 53810/2017).

Corte di cassazione, sezione V penale, 15 febbraio 2019, n. 13694

Delitti contro la P.A.: la riparazione pecuniaria ex art. 322-quater c.p. non può essere disposta in sede di "patteggiamento"

In tema di reati contro la Pubblica Amministrazione, la riparazione pecuniaria di cui all'art. 322-quater c.p. può essere disposta, a carico del pubblico ufficiale o dell'incaricato di un pubblico servizio, solamente con la sentenza di condanna in senso stretto (cioè resa a seguito di rito ordinario o abbreviato), e non anche con la sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti (pur nella forma "allargata").

Corte di cassazione, sezione VI penale, 14 marzo 2019, n. 12541

Diritto penale: non è incostituzionale l'inapplicabilità dell'art. 131-bis c.p. (non punibilità per particolare tenuità del fatto) ai reati di competenza del giudice di pace

Non è fondata la questione di legittimità costituzionale - sollevata dal Tribunale di Catania in riferimento all'art. 3 Cost. - dell'art. 131-bis c.p., in quanto non applicabile ai reati di competenza del giudice di pace.

Corte costituzionale, 16 maggio 2019, n. 120

Sicurezza: è incostituzionale la normativa della Regione Friuli-Venezia Giulia sugli impianti di distribuzione di carburante

È incostituzionale - per violazione dell'art. 117, secondo comma, lett. h), Cost. - la legge della Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia (n. 3/2018) che detta disposizioni in materia di impianti di distribuzione di carburante.

Corte costituzionale, 16 maggio 2019, n. 119

Edilizia e urbanistica: è incostituzionale la legge della Regione Valle d'Aosta che consente di non sottoporre a VAS e alla verifica di assoggettabilità i PUD che determinino modifiche non costituenti variante del PRG

È incostituzionale - per violazione dell'art. 117, secondo comma, lett. s), Cost. - la legge della Regione autonoma Valle d'Aosta (n. 11/1998, come modificata dalla l. n. 5/2018) che: a) consente di non sottoporre a valutazione ambientale strategica (VAS) e alla verifica di assoggettabilità a VAS i piani urbanistici di dettaglio (PUD) che determinino modifiche non costituenti variante del piano regolatore generale (PRG) vigente; b) prevede, in via generale, che le varianti non sostanziali al PRG non sono sottoposte a verifica di assoggettabilità a VAS.

Corte costituzionale, 16 maggio 2019, n. 118

Mediazione civile: il difensore che sostituisce la parte dev'essere munito di apposita procura sostanziale

In tema di procedimento di mediazione obbligatoria disciplinato dal d.lgs. 4 marzo 2010, n. 28 («Attuazione dell'articolo 60 della legge 18 giugno 2009, n. 69, in materia di mediazione finalizzata alla conciliazione delle controversie civili e commerciali»), e successive modifiche: 1) è necessario che le parti compaiano personalmente davanti al mediatore, assistite dal difensore; 2) in tale sede, la parte può farsi sostituire da un proprio rappresentante sostanziale, eventualmente nella persona dello stesso difensore che l'assiste nel procedimento di mediazione, purché dotato di apposita procura sostanziale; 3) la condizione di procedibilità può ritenersi realizzata al termine del primo incontro davanti al mediatore, qualora una o entrambe le parti, richieste dal mediatore dopo essere state adeguatamente informate sulla mediazione, comunichino la propria indisponibilità a procedere oltre (v. anche Corte cost., sent. n. 97/2019, e CGUE, sez. I, sent. 14 giugno 2017, causa C-75/16, entrambe in questa Rivista).

Corte di cassazione, sezione III civile, 27 marzo 2019, n. 8473

Processo civile: un importante chiarimento delle Sezioni unite circa l'improcedibilità del ricorso per cassazione notificato tramite PEC

In tema di processo civile: 1) il deposito in cancelleria, nel termine di venti giorni dall'ultima notifica, di copia analogica della decisione impugnata predisposta in originale telematico e notificata a mezzo posta elettronica certificata (PEC), priva di attestazione di conformità del difensore ex art. 9, commi 1-bis e 1-ter, della l. 21 gennaio 1994, n. 53 («Facoltà di notificazioni di atti civili, amministrativi e stragiudiziali per gli avvocati e procuratori legali»), oppure con attestazione priva di sottoscrizione autografa, non comporta l'applicazione della sanzione dell'improcedibilità ove l'unico controricorrente o uno dei controricorrenti (anche in caso di tardiva costituzione) depositi copia analogica della decisione stessa ritualmente autenticata ovvero non abbia disconosciuto la conformità della copia informale all'originale notificatogli ex art. 23, comma 2, del d.lgs. 7 marzo 2005, n. 82 («Codice dell'amministrazione digitale»). Invece, per evitare di incorrere nella dichiarazione d'improcedibilità, il ricorrente ha l'onere di depositare l'asseverazione di conformità all'originale della copia analogica sino all'udienza di discussione o all'adunanza in camera di consiglio nell'ipotesi in cui l'unico destinatario della notificazione del ricorso rimanga soltanto intimato (oppure tali rimangano alcuni o anche uno solo tra i molteplici destinatari della notifica del ricorso), oppure comunque il/i controricorrente/i disconosca/no la conformità all'originale della copia analogica non autenticata della decisione tempestivamente depositata; 2) i medesimi principi si applicano all'ipotesi di tempestivo deposito della copia della relata della notificazione telematica della decisione impugnata - e del corrispondente messaggio PEC con annesse ricevute - senza attestazione di conformità del difensore ex art. 9, commi 1-bis e 1-ter, della l. 53/1994, oppure con attestazione priva di sottoscrizione autografa; 3) il deposito in cancelleria, nel termine di venti giorni dall'ultima notifica, di copia analogica della decisione impugnata redatta in formato elettronico e firmata digitalmente (e necessariamente inserita nel fascicolo informatico) senza attestazione di conformità del difensore ex art. 16-bis, comma 9-bis, del d.l. 18 ottobre 2012, n. 179 («Ulteriori misure urgenti per la crescita del paese»), convertito, con modificazioni, nella l. 17 dicembre 2012, n. 221, oppure con attestazione priva di sottoscrizione autografa, non comporta l'applicazione della sanzione dell'improcedibilità ove l'unico controricorrente o uno dei controricorrenti (anche in caso di tardiva costituzione) depositi copia analogica della decisione stessa ritualmente autenticata ovvero non abbia disconosciuto la conformità della copia informale all'originale della decisione stessa. Mentre, se alcune o tutte le controparti rimangono intimate, ovvero depositino controricorso disconoscendo la conformità all'originale della copia analogica non autenticata della decisione tempestivamente depositata, il ricorrente, per evitare di incorrere nella dichiarazione d'improcedibilità, ha l'onere di depositare l'asseverazione di conformità all'originale della copia analogica della decisione impugnata sino all'udienza di discussione o all'adunanza in camera di consiglio; 4) il deposito in cancelleria, nel termine di venti giorni dall'ultima notifica, di copia analogica della decisione impugnata sottoscritta con firma autografa ed inserita nel fascicolo informatico senza attestazione di conformità del difensore ex art. 9, commi 1-bis e 1-ter, della l. 53/1994, oppure con attestazione priva di sottoscrizione autografa, non comporta l'applicazione della sanzione dell'improcedibilità ove l'unico controricorrente o uno dei controricorrenti (anche in caso di tardiva costituzione) depositi copia analogica della decisione stessa ritualmente autenticata ovvero non abbia disconosciuto la conformità della copia informale all'originale della decisione stessa. Mentre, se alcune o tutte le controparti rimangono intimate, ovvero depositino controricorso disconoscendo la conformità all'originale della copia analogica non autenticata della decisione tempestivamente depositata, il ricorrente, per evitare di incorrere nella dichiarazione d'improcedibilità, ha l'onere di depositare l'asseverazione di conformità all'originale della copia analogica della decisione impugnata sino all'udienza di discussione o all'adunanza in camera di consiglio; 5) la comunicazione a mezzo PEC, a cura della cancelleria, del testo integrale della decisione (e non del solo avviso del relativo deposito) consente di verificare d'ufficio la tempestività dell'impugnazione, mentre per quanto riguarda l'autenticità del provvedimento si possono applicare i suindicati principi, sempre che ci si trovi in "ambiente digitale" (v. anche, in questa Rivista: Cass. civ., sez. II, ord. n. 7685/2019; sez. VI, ord. n. 4764/2019; sez. un., sent. n. 22438/2018; sez. VI, ordd. nn. 15139/2018 e 30765/2017; sez. III, sent. n. 23668/2017).

Corte di cassazione, sezioni unite civili, 25 marzo 2019, n. 8312

Circolazione stradale: se l'automobilista sanzionato contesta l'affidabilità dell'autovelox, il giudice deve accertare che questo sia stato sottoposto a verifiche periodiche di funzionalità e taratura

In tema di sanzioni amministrative per violazione del codice della strada, qualora nel giudizio di opposizione si contesti l'affidabilità dell'autovelox utilizzato dall'Amministrazione, il giudice è tenuto ad accertare se l'apparecchio sia stato sottoposto a verifiche periodiche di funzionalità e taratura (cfr. Cass. civ., sez. II, ord. n. 1661/2019, in questa Rivista).

Corte di cassazione, sezione II civile, 21 marzo 2019, n. 8060

Lavoro: gli Stati UE devono obbligare i datori di lavoro a istituire un sistema che consenta la misurazione della durata dell'orario di lavoro giornaliero individuale

Gli artt. 3, 5 e 6 della direttiva 2003/88/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 novembre 2003, concernente taluni aspetti dell'organizzazione dell'orario di lavoro, letti alla luce dell'art. 31, § 2, CDFUE e degli artt. 4, § 1, 11, § 3, e 16, § 3, della direttiva 89/391/CEE del Consiglio, del 12 giugno 1989, concernente l'attuazione di misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro, devono essere interpretati nel senso che ostano ad una normativa di uno Stato membro (nel caso di specie, la Spagna) che, secondo l'interpretazione che ne è data dalla giurisprudenza nazionale, non impone ai datori di lavoro l'obbligo di istituire un sistema che consenta la misurazione della durata dell'orario di lavoro giornaliero svolto da ciascun lavoratore.

Corte di giustizia UE, grande sezione, 14 maggio 2019

Protezione internazionale: sono valide le disposizioni della direttiva 2011/95/UE sulla revoca e sul rifiuto del riconoscimento dello status di rifugiato per motivi legati alla protezione della sicurezza o della comunità dello Stato ospitante

Dall'esame dell'art. 14, §§ da 4 a 6, della direttiva 2011/95/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 2011, recante norme sull'attribuzione, a cittadini di paesi terzi o apolidi, della qualifica di beneficiario di protezione internazionale, su uno status uniforme per i rifugiati o per le persone aventi titolo a beneficiare della protezione sussidiaria, nonché sul contenuto della protezione riconosciuta, non risultano elementi tali da incidere sulla validità delle menzionate disposizioni alla luce dell'art. 78, § 1, TFUE e dell'art. 18 CDFUE.

Corte di giustizia UE, grande sezione, 14 maggio 2019

Edilizia e urbanistica: il Comune può ordinare la cessazione dell'utilizzo di un immobile privo del certificato di agibilità

È legittimo il provvedimento dell'Amministrazione comunale che dispone la cessazione dell'utilizzo di un immobile sprovvisto del certificato di agibilità, essendo tale potere repressivo insito nel divieto di cui all'art. 221, comma 1, del r.d. 27 luglio 1934, n. 1265 («Approvazione del testo unico delle leggi sanitarie») (riforma TAR Veneto, sez. II, sent. n. 439/2008).

Consiglio di Stato, sezione II, 8 maggio 2019, n. 2945

Processo amministrativo: ricorso inammissibile se la data della procura speciale è anteriore a quella del provvedimento impugnato

Ai sensi del combinato disposto degli artt. 40, comma 1, lett. g), e 44, comma 1, lett. a), c.p.a., è inammissibile il ricorso che indichi una procura speciale avente data anteriore a quella del provvedimento impugnato; né tale vizio può essere sanato in virtù degli artt. 39, comma 1, c.p.a. e 182, comma 2, c.p.c., essendo l'applicazione di quest'ultimo disposto incompatibile con la disciplina del processo amministrativo (conferma TAR Lombardia, sez. III, sent. n. 381/2015).

Consiglio di Stato, sezione VI, 7 maggio 2019, n. 2922

Appalti pubblici: è illegittima l'esclusione dalla gara dell'impresa destinataria di una risoluzione contrattuale in danno più di tre anni prima della pubblicazione del bando

In tema di procedure per l'affidamento di contratti pubblici, ai sensi dell'art. 80, commi 5 e 10, del d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50 («Codice dei contratti pubblici»), è illegittimo il provvedimento di esclusione dalla gara dell'impresa che abbia subito una risoluzione contrattuale in danno, ove questa sia stata disposta oltre tre anni prima della pubblicazione del bando (riforma TAR Puglia, Lecce, sez. II, sent. n. 1664/2018).

Consiglio di Stato, sezione V, 6 maggio 2019, n. 2895

Processo amministrativo: la Plenaria si pronuncia sulla modificabilità dell'astreinte in sede di ottemperanza di chiarimenti

In sede di "ottemperanza di chiarimenti", è sempre possibile modificare la statuizione relativa alla penalità di mora (astreinte) contenuta in una precedente sentenza d'ottemperanza, ove siano comprovate sopravvenienze fattuali o giuridiche che dimostrino, in concreto, la manifesta iniquità, in tutto o in parte, della sua applicazione. Salvo il caso delle sopravvenienze, non è in via generale possibile la revisione ex tunc dei criteri di determinazione dell'astreinte dettati in una precedente sentenza d'ottemperanza, sì da incidere sui crediti a titolo di penalità già maturati dalla parte beneficiata. Tuttavia, ove il giudice dell'ottemperanza non abbia esplicitamente fissato, a causa dell'indeterminata progressività del criterio dettato, il tetto massimo della penalità, e la vicenda successiva alla determinazione abbia fatto emergere, a causa proprio della mancanza del tetto, la manifesta iniquità, quest'ultimo può essere individuato in sede di chiarimenti, con principale riferimento, fra i parametri indicati nell'art. 614-bis c.p.c., al danno da ritardo nell'esecuzione del giudicato.

Consiglio di Stato, adunanza plenaria, 9 maggio 2019, n. 7

Regioni: non è incostituzionale la legge dell'Umbria in materia di prevenzione e contrasto del bullismo e del cyberbullismo

Non sono fondate le questioni di legittimità costituzionale - promosse dal Presidente del Consiglio dei ministri in riferimento all'art. 117, secondo comma, lett. h), Cost. - della legge della Regione Umbria (n. 4/2018) in materia di prevenzione e contrasto del fenomeno del bullismo e del cyberbullismo.

Corte costituzionale, 10 maggio 2019, n. 116

Comunicazioni elettroniche: non è incostituzionale l'entità della sanzione pecuniaria prevista per chi non provvede, nei termini e con le modalità prescritti, alla comunicazione dei documenti, dei dati e delle notizie richiesti dal MISE o dall'AGCOM

Non sono fondate le questioni di legittimità costituzionale - sollevate dal Tribunale di Livorno in riferimento agli artt. 3 e 97 Cost. - dell'art. 98, comma 9, del d.lgs. 1° agosto 2003, n. 259 («Codice delle comunicazioni elettroniche»), come modificato dall'art. 2, comma 136, lett. d), del d.l. 3 ottobre 2006, n. 262 («Disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria»), convertito, con modificazioni, nella l. 24 novembre 2006, n. 286, là dove prevede una sanzione amministrativa pecuniaria da 15.000,00 a 1.150.000,00 euro per coloro che non provvedono, nei termini e con le modalità prescritti, alla comunicazione dei documenti, dei dati e delle notizie richiesti dal Ministero dello sviluppo economico o dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.

Corte costituzionale, 10 maggio 2019, n. 115

Amministrazione di sostegno: nessun divieto di donazione per chi beneficia dell'amministrazione di sostegno (a meno che il giudice tutelare disponga altrimenti)

Non sono fondate le questioni di legittimità costituzionale - sollevate dal Giudice tutelare del Tribunale di Vercelli in riferimento agli artt. 2 e 3, commi primo e secondo, Cost. - dell'art. 774, comma 1, primo periodo, c.c., nella parte in cui non prevede che siano consentite, con le forme abilitative richieste, le donazioni da parte dei beneficiari di amministrazione di sostegno.

Corte costituzionale, 10 maggio 2019, n. 114

Circolazione stradale: è incostituzionale la sanzione pecuniaria prevista per la collocazione di cartelloni pubblicitari in difformità alle prescrizioni del provvedimento autorizzatorio (un tipico caso di legislazione "estemporanea")

È incostituzionale - per violazione dell'art. 3 Cost. - l'art. 23, comma 12, del d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285 («Nuovo codice della strada»), nel testo sostituito dall'art. 36, comma 10-bis, del d.l. 6 luglio 2011, n. 98 («Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria»), convertito, con modificazioni, nella l. 15 luglio 2011, n. 111, limitatamente alla sanzione amministrativa pecuniaria ivi prevista per la collocazione di cartelloni pubblicitari in difformità alle prescrizioni del provvedimento autorizzatorio.

Corte costituzionale, 10 maggio 2019, n. 113
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S.M. Cicconetti

Diritto parlamentare

Giappichelli, 2019

L. Tramontano

Compendio di diritto penale

La Tribuna, 2019