AppaltiArt. 105 c.p.a.AutoriciclaggioClaims madeConcorrenzaConsobIn housePrivacyTaricco

Congedo straordinario: è incostituzionale la disposizione che richiede la preesistente convivenza del figlio istante col genitore gravemente disabile

È incostituzionale - per violazione degli artt. 2, 3, 29 e 32 Cost. - l'art. 42, comma 5, del d.lgs. 26 marzo 2001, n. 151 («Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell'articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53»), nella parte in cui non include nel novero dei soggetti legittimati a fruire del congedo ivi previsto, e alle condizioni stabilite dalla legge, il figlio che, al momento della presentazione della richiesta del congedo, ancora non conviva con il genitore in situazione di disabilità grave, ma che tale convivenza successivamente instauri, in caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti del coniuge convivente, del padre e della madre, anche adottivi, dei figli conviventi, dei fratelli e delle sorelle conviventi, dei parenti o affini entro il terzo grado conviventi, legittimati a richiedere il beneficio in via prioritaria secondo l'ordine determinato dalla legge.

Corte costituzionale, 7 dicembre 2018, n. 232

Casellario giudiziale: è incostituzionale la menzione, nel certificato richiesto dall'interessato, dell'ordinanza di sospensione del processo con messa alla prova e della sentenza che dichiara estinto il reato per esito positivo della messa alla prova

Sono incostituzionali - per violazione degli artt. 3 e 27, terzo comma, Cost. - gli artt. 24, comma 1, e 25, comma 1, del d.P.R. 14 novembre 2002, n. 313 [«Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di casellario giudiziale, di anagrafe delle sanzioni amministrative dipendenti da reato e dei relativi carichi pendenti (Testo A)»], nel testo anteriore alle modifiche - non ancora efficaci - recate dal d.lgs. 2 ottobre 2018, n. 122 («Disposizioni per la revisione della disciplina del casellario giudiziale, in attuazione della delega di cui all'articolo 1, commi 18 e 19, della legge 23 giugno 2017, n. 103»), nella parte in cui non prevedono che nel certificato generale e nel certificato penale del casellario giudiziale richiesti dall'interessato non siano riportate le iscrizioni dell'ordinanza di sospensione del processo con messa alla prova dell'imputato ex art. 464-quater c.p.p. e della sentenza che dichiara l'estinzione del reato ex art. 464-septies c.p.p.

Corte costituzionale, 7 dicembre 2018, n. 231

Mandato d'arresto europeo: la Corte di giustizia UE si pronuncia sulle conseguenze dell'omessa menzione della pena accessoria

L'art. 8, § 1, lett. f), della decisione quadro 2002/584/GAI del Consiglio, del 13 giugno 2002, relativa al mandato d'arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri, come modificata dalla decisione quadro 2009/299/GAI del Consiglio, del 26 febbraio 2009, dev'essere interpretato nel senso che l'omessa indicazione, nel mandato d'arresto europeo sulla base del quale ha avuto luogo la consegna dell'interessato, della pena accessoria di messa a disposizione alla quale è stato condannato per lo stesso reato e con la stessa decisione giudiziaria emessa relativamente alla pena principale privativa della libertà, non osta a che l'esecuzione di tale pena accessoria, alla scadenza della pena principale e dopo una decisione formale adottata in tal senso dal giudice nazionale competente in materia di esecuzione delle pene, dia luogo a una privazione della libertà.

Corte di giustizia UE, prima sezione, 6 dicembre 2018

Qualifiche professionali: se sussistono le condizioni minime di formazione stabilite dal diritto UE, i titoli universitari conseguiti al termine di corsi di laurea svolti in parte contemporaneamente vanno riconosciuti in modo automatico

La Corte di giustizia UE ha dichiarato che: 1) gli artt. 21, 22 e 24 della direttiva 2005/36/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 settembre 2005, relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali, devono essere interpretati nel senso che impongono ad uno Stato membro, la cui normativa prevede l'obbligo di formazione a tempo pieno e il divieto della contemporanea iscrizione a due formazioni, di riconoscere in modo automatico i titoli di formazione previsti da tale direttiva e rilasciati in un altro Stato membro al termine di formazioni in parte concomitanti; 2) gli artt. 21 e 22, lett. a), della direttiva 2005/36 devono essere interpretati nel senso che ostano a che lo Stato membro ospitante verifichi il rispetto della condizione che la durata complessiva, il livello e la qualità delle formazioni a tempo parziale non siano inferiori a quelli delle formazioni continue a tempo pieno (questioni pregiudiziali sollevate dal Consiglio di Stato).

Corte di giustizia UE, terza sezione, 6 dicembre 2018

Indagini penali: è incostituzionale la norma che impone agli ufficiali di polizia giudiziaria di trasmettere alla propria scala gerarchica le notizie relative all'inoltro delle informative di reato all'autorità giudiziaria

Nell'accogliere un ricorso per conflitto di attribuzione promosso dal Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Bari nei confronti del Governo, la Corte costituzionale ha dichiarato che non spettava a quest'ultimo adottare l'art. 18, comma 5, del d.lgs. 19 agosto 2016, n. 177 [«Disposizioni in materia di razionalizzazione delle funzioni di polizia e assorbimento del Corpo forestale dello Stato, ai sensi dell'articolo 8, comma 1, lettera a), della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche»], là dove prevede che «[e]ntro il medesimo termine, al fine di rafforzare gli interventi di razionalizzazione volti ad evitare duplicazioni e sovrapposizioni, anche mediante un efficace e omogeneo coordinamento informativo, il capo della polizia-direttore generale della pubblica sicurezza e i vertici delle altre Forze di polizia adottano apposite istruzioni attraverso cui i responsabili di ciascun presidio di polizia interessato trasmettono alla propria scala gerarchica le notizie relative all'inoltro delle informative di reato all'autorità giudiziaria, indipendentemente dagli obblighi prescritti dalle norme del codice di procedura penale»; e, per l'effetto, ha annullato in parte qua tale disposto.

Corte costituzionale, 6 dicembre 2018, n. 229

Professioni: è incostituzionale la legge della Regione Puglia sulla clownterapia

È incostituzionale - per violazione dell'art. 117, terzo comma, Cost. («professioni») - la legge della Regione Puglia (n. 60/2017) recante disposizioni in materia di clownterapia (poiché le Regioni non possono istituire nuove figure professionali).

Corte costituzionale, 6 dicembre 2018, n. 228

Legge Pinto: non è incostituzionale la norma che impone al giudice dell'ottemperanza di scegliere il commissario ad acta fra i dirigenti dell'amministrazione soccombente

Non sono fondate le questioni di legittimità costituzionale - sollevate dal TAR Umbria in riferimento agli artt. 3, 24 e 108 Cost. (quest'ultimo con riguardo alla garanzia di indipendenza dei giudici delle giurisdizioni speciali) - dell'art. 5-sexies, comma 8, della l. 24 marzo 2001, n. 89 («Previsione di equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo e modifica dell'articolo 375 del codice di procedura civile»), che impone al giudice dell'ottemperanza di nominare (ove occorra) commissario ad acta un dirigente di seconda fascia dell'amministrazione soccombente.

Corte costituzionale, 5 dicembre 2018, n. 225

Abuso di informazioni privilegiate: è incostituzionale l'applicazione della nuova disciplina sanzionatoria amministrativa ai fatti pregressi ove questa sia in concreto più sfavorevole di quella penale previgente

È incostituzionale - per violazione degli artt. 25, secondo comma, e 117, primo comma, Cost., quest'ultimo in relazione all'art. 7 CEDU - l'art. 9, comma 6, della l. 18 aprile 2005, n. 62 («Disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle Comunità europee. Legge comunitaria 2004»), nella parte in cui stabilisce che la confisca per equivalente prevista dall'art. 187-sexies del d.lgs. 24 febbraio 1998, n. 58 («Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, ai sensi degli articoli 8 e 21 della legge 6 febbraio 1996, n. 52»), si applica, allorché il procedimento penale non sia stato definito, anche alle violazioni commesse anteriormente alla data di entrata in vigore della stessa l. n. 62 del 2005, quando il complessivo trattamento sanzionatorio conseguente all'intervento di depenalizzazione risulti in concreto più sfavorevole di quello applicabile in base alla disciplina previgente.

Corte costituzionale, 5 dicembre 2018, n. 223

Reati fallimentari: è incostituzionale l'ultimo comma dell'art. 216 l.f., nella parte in cui prevede che la condanna per bancarotta fraudolenta comporta pene accessorie aventi una durata fissa di dieci anni

È incostituzionale - per violazione degli artt. 3 e 27, commi primo e terzo, Cost. - l'art. 216, ultimo comma, del r.d. 16 marzo 1942, n. 267 («Disciplina del fallimento, del concordato preventivo e della liquidazione coatta amministrativa»), nella parte in cui dispone: «la condanna per uno dei fatti previsti dal presente articolo importa per la durata di dieci anni l'inabilitazione all'esercizio di una impresa commerciale e l'incapacità per la stessa durata ad esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa», anziché: «la condanna per uno dei fatti previsti dal presente articolo importa l'inabilitazione all'esercizio di una impresa commerciale e l'incapacità ad esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa fino a dieci anni» (da segnalare i §§ 8 e ss. in diritto della sentenza, circa il sindacato della Corte costituzionale in materia di sanzioni penali).

Corte costituzionale, 5 dicembre 2018, n. 222

Demanio marittimo: è incostituzionale la legge della Regione Liguria che mira a qualificare e tutelare l'impresa balneare ligure

È incostituzionale - per violazione dell'art. 117, secondo comma, lett. e), Cost. - la legge della Regione Liguria (n. 25/2017) in materia di qualificazione e tutela dell'impresa balneare.

Corte costituzionale, 5 dicembre 2018, n. 221

Reati fallimentari: il reato ex art. 236 l.f. è configurabile anche nel caso di concordato preventivo con continuità aziendale

Le innovazioni normative degli aspetti civilistici dell'istituto del concordato preventivo con continuità aziendale previsto dall'art. 186-bis del r.d. 16 marzo 1942, n. 267 («Disciplina del fallimento, del concordato preventivo, dell'amministrazione controllata e della liquidazione coatta amministrativa») - introdotto dal d.l. 22 giugno 2012, n. 83 («Misure urgenti per la crescita del Paese»), convertito, con modificazioni, dalla l. 7 agosto 2012, n. 134 - non costituiscono modificazioni della norma extrapenale integratrice del precetto di cui all'art. 236 del medesimo regio decreto, che trova applicazione anche in riferimento al concordato preventivo con continuità dell'attività di impresa.

Corte di cassazione, sezione V penale, 15 giugno 2018, n. 39517

Diritto penale: l'abitualità della condotta criminosa (come quella del "furbetto del cartellino") esclude la particolare tenuità del fatto ex art. 131-bis c.p.

Ai sensi dell'art. 131-bis c.p., la punibilità può essere esclusa solamente quando «l'offesa è di particolare tenuità e il comportamento risulta non abituale». L'abitualità non va confusa con la continuazione (art. 81 c.p.), atteso che quest'ultima non implica necessariamente la ripetitività di un comportamento o la reiterazione di una medesima condotta, bensì determina l'unificazione dei fatti in ragione del medesimo disegno criminoso, cui segue un unico giudizio di disvalore, giacché il soggetto, in sostanza, commette più reati per commetterne uno solo (fattispecie concernente un medico dipendente di una ASL condannato per truffa aggravata, in quanto soleva far marcare il proprio badge nell'orologio segnatempo ad altre persone, allontanandosi senza giustificazione dal luogo di lavoro).

Corte di cassazione, sezione II penale, 13 luglio 2018, n. 38997

Responsabilità medica: la motivazione della sentenza non può enunciare la regola di comportamento desumibile da linee-guida senza specificare se sia regola cautelare o regola di giudizio della perizia del sanitario

In tema di responsabilità medica, non può ritenersi satisfattiva né conforme a legge la motivazione della sentenza che ometta di: a) indicare se, e in quale misura, la condotta del sanitario si sia discostata da linee-guida o, in mancanza, da buone pratiche clinico-assistenziali, pertinenti al caso concreto; b) valutare il nesso eziologico tenendo conto del comportamento salvifico indicato dai predetti parametri; c) specificare se ci si trovi in presenza di colpa generica o specifica, eventualmente alla luce di regole cautelari racchiuse in linee-guida, e, nella prima ipotesi, se si tratti di colpa per imperizia, negligenza o imprudenza (v. anche, in questa Rivista: Cass. pen., sez. un., sent. n. 8770/2017, e sez. IV, sentt. nn. 50078/2017 e 28187/2017).

Corte di cassazione, sezione IV penale, 22 giugno 2018, n. 37794

Danno da vaccino antipolio: la domanda di indennizzo va proposta entro tre anni dalla diagnosi della patologia

In caso di danno irreversibile cagionato da vaccinazione antipoliomielite non obbligatoria (ma raccomandata), la domanda di indennizzo deve essere proposta, a pena di decadenza, entro tre anni dall'acquisita consapevolezza dell'esistenza di una patologia eziologicamente ascrivibile alla somministrazione vaccinale (cfr. Corte cost., sent. n. 268/2017, e Cass. civ., sez. lav., sent. n. 11339/2018, entrambe in questa Rivista).

Corte di cassazione, sezione lavoro, 25 ottobre 2018, n. 27101

Fisco: solo l'oggettiva incertezza normativa esclude l'irrogazione delle sanzioni tributarie

Le disposizioni legislative che escludono l'irrogazione di sanzioni nei confronti del contribuente per violazioni tributarie [art. 10, comma 3, della l. 27 luglio 2000, n. 212 («Disposizioni in materia di statuto dei diritti del contribuente»); art. 6 del d.lgs. 18 dicembre 1997, n. 472 («Disposizioni generali in materia di sanzioni amministrative per le violazioni di norme tributarie, a norma dell'articolo 3, comma 133, della legge 23 dicembre 1996, n. 662»); art. 8 del d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546 («Disposizioni sul processo tributario in attuazione della delega al Governo contenuta nell'art. 30 della legge 30 dicembre 1991, n. 413»)] presuppongono l'esistenza di una situazione di obiettiva incertezza normativa, ossia la reale impossibilità, accertabile esclusivamente dal giudice, di individuare la norma giuridica in cui sussumere il caso di specie.

Corte di cassazione, sezione VI civile, 22 ottobre 2018, n. 26582

Lavoro: la Cassazione fa il punto sulla pignorabilità della pensione INPS (prima e dopo la riforma del 2015)

Le limitazioni al pignoramento degli emolumenti pensionistici previste dall'art. 545 c.p.c. - nel testo anteriore alle modifiche apportate dal d.l. 27 giugno 2015, n. 83 («Misure urgenti in materia fallimentare, civile e processuale civile e di organizzazione e funzionamento dell'amministrazione giudiziaria»), convertito, con modificazioni, dalla l. 6 agosto 2015, n. 132 - si applicano solo al pignoramento eseguito presso l'ente erogatore delle somme, e non anche a quello eseguito sul conto corrente del debitore.

Corte di cassazione, sezione lavoro, 17 ottobre 2018, n. 26042

Lavoro: la causale del contratto a termine stipulato dall'ente lirico deve essere specifica

In tema di contratti di lavoro a tempo determinato conclusi «per specifici spettacoli ovvero specifici programmi radiofonici o televisivi o per la produzione di specifiche opere audiovisive» [art. 23, comma 2, lett. d), del d.lgs. 15 giugno 2015, n. 81 («Disciplina organica dei contratti di lavoro e revisione della normativa in tema di mansioni, a norma dell'articolo 1, comma 7, della legge 10 dicembre 2014, n. 183»)], affinché possa ritenersi soddisfatto il requisito della "specificità", occorre che le caratteristiche oggettive dello spettacolo, del programma o dell'opera richiedano un apporto peculiare e temporaneo, non fornibile dal personale assunto in pianta stabile; sicché va esclusa la liceità dell'apposizione del termine nell'ipotesi in cui il contratto si limiti a individuare lo spettacolo, il programma o l'opera per la cui realizzazione viene stipulato, senza nulla precisare circa la natura e lo scopo degli stessi e prescindendo dalla temporaneità delle esigenze che rendono necessaria l'assunzione (fattispecie concernente contratti di lavoro a tempo determinato conclusi da una fondazione lirico-sinfonica) (v. anche, in questa Rivista: CGUE, decima sezione, sent. 25 ottobre 2018, causa C-331/17; Corte cost., sent. n. 260/2015).

Corte di cassazione, sezione VI civile, 16 ottobre 2018, n. 25800

Concorsi pubblici: lo scorrimento della graduatoria è la regola

In presenza di una graduatoria concorsuale valida ed efficace, la scelta dell'Amministrazione di indire un nuovo concorso per profili uguali o equivalenti dev'essere congruamente motivata, atteso che lo scorrimento delle preesistenti graduatorie costituisce la regola generale, mentre l'indizione di un altro concorso rappresenta l'eccezione (v. anche, in questa Rivista: Cass. civ., sez. lav., sentt. nn. 24995/2016 e 280/2016; C.d.S., sez. IV, sent. n. 3329/2017, e sez. V, sent. n. 6249/2013).

TAR Lazio, sezione III-bis, 12 novembre 2018, n. 10862

Accesso ai documenti amministrativi: gli atti delle procedure di selezione del personale indette dalla RAI soggiacciono all'accesso ex lege 241/1990

Gli atti delle procedure di selezione del personale indette dalla RAI - Radiotelevisione Italiana s.p.a., quale concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo, rientrano nell'ambito di applicazione della disciplina in materia di accesso ai documenti amministrativi, di cui agli artt. 22 e ss. della l. 7 agosto 1990, n. 241 («Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi»).

TAR Lazio, sezione III, 9 novembre 2018, n. 10837

Processo amministrativo: il termine a ritroso che scade di sabato non va anticipato al venerdì

Ai sensi dell'art. 52, commi 3, 4 e 5, c.p.a., il termine processuale computato a ritroso: se scade di sabato, non dev'essere anticipato al venerdì; se scade di domenica, dev'essere anticipato al sabato (e non al venerdì).

TAR Campania, sezione V, 5 novembre 2018, n. 6425
NewsletterRssFacebookTelegramTwitter

E. Bruti Liberati

Magistratura e società nell'Italia repubblicana

Laterza, 2018

R. Chieppa
R. Giovagnoli

Manuale di diritto amministrativo

Giuffrè F.L., 2018

P. Consorti
L. Gori
E. Rossi

Diritto del Terzo settore

Il Mulino, 2018

G. Ferrari (cur.)

I quattro codici e leggi complementari

Hoepli, 2018