Reati ministeriali: la Corte costituzionale si pronuncia sul "caso Bartolozzi"

Nel pronunciarsi su un ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, sorto a seguito della mancata attivazione, da parte del Collegio per i reati ministeriali presso il Tribunale ordinario di Roma e della Procura della Repubblica presso il medesimo Tribunale e in relazione alle condotte di Giusi Bartolozzi, del procedimento previsto dalla l.c. 16 gennaio 1989, n. 1 («Modifiche degli articoli 96, 134 e 135 della Costituzione e della legge costituzionale 11 marzo 1953, n. 1, e norme in materia di procedimenti per i reati di cui all'articolo 96 della Costituzione»), e dalla l. 5 giugno 1989, n. 219 («Nuove norme in tema di reati ministeriali e di reati previsti dall'articolo 90 della Costituzione»), promosso dalla Camera dei deputati, la Corte costituzionale ha dichiarato che: 1) non spettava al Collegio per i reati ministeriali presso il Tribunale ordinario di Roma non esplicitare le ragioni per le quali non ha ravvisato una possibile responsabilità della dott.ssa Giusi Bartolozzi per concorso nei reati attribuiti al Ministro della giustizia in relazione ai fatti avvenuti tra il 19 e il 21 gennaio 2025 (arresto e successiva liberazione di Osama Almasri), e non spettava alla Procura della Repubblica presso il medesimo Tribunale non comunicare alla Camera la relativa determinazione del Collegio; 2) spettava alla Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Roma avviare indagini ed esercitare l'azione penale nei confronti della dott.ssa Giusi Bartolozzi per il reato di cui all'art. 371-bis c.p., in relazione alle dichiarazioni da lei rese al Collegio per i reati ministeriali presso il medesimo Tribunale il 31 marzo 2025, senza avere ottenuto la previa autorizzazione della Camera competente ai sensi della l.c. 1/1989.

Corte costituzionale, 6 novembre 2026, n. 190

Tutela dei consumatori: la Corte di giustizia chiarisce i criteri per valutare se gli imballaggi di sostanze chimiche pericolose, per la loro somiglianza con quelli di prodotti alimentari, possono indurre in errore il consumatore

L'art. 35, § 2, primo comma, del regolamento (CE) n. 1272/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2008, relativo alla classificazione, all'etichettatura e all'imballaggio delle sostanze e delle miscele, come modificato dal regolamento (UE) n. 1297/2014 della Commissione, del 5 dicembre 2014, e dal regolamento (UE) 2024/2865 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2024, dev'essere interpretato nel senso che: 1) la valutazione del punto se gli imballaggi contenenti una sostanza o miscela pericolosa fornita al pubblico abbiano una presentazione o un disegno simile a quelli utilizzati in particolare per i prodotti alimentari, che indurrebbe i consumatori in errore, ai sensi di tale disposizione, dev'essere effettuata, caso per caso, tenendo conto dell'aspetto generale dell'imballaggio e, in particolare, delle caratteristiche oggettive di quest'ultimo, quali, in particolare, la forma, la dimensione, il volume, il design, il colore, l'etichetta, i materiali di composizione, la consistenza, l'odore o una combinazione di taluni o di tutti questi elementi, e non implica di prendere in considerazione, quale elemento determinante, la presenza di dispositivi di sicurezza apposti sugli imballaggi contenenti una sostanza o miscela pericolosa, diretti a distinguerli da quelli contenenti un prodotto alimentare, qualora tali dispositivi non restino intatti per l'intera durata di vita degli imballaggi contenenti una siffatta sostanza o miscela; 2) ai fini della valutazione della somiglianza tra la presentazione o il disegno di un imballaggio contenente una sostanza o miscela pericolosa e quelli utilizzati per prodotti alimentari, conformemente alle norme armonizzate relative all'etichettatura e all'imballaggio delle sostanze e miscele pericolose, le autorità competenti di uno Stato membro possono tener conto degli elementi propri del mercato nazionale in cui il prodotto in discussione è commercializzato, senza che occorra necessariamente esaminare se tale presentazione o disegno sia considerato atto a indurre in errore anche in altri Stati membri nel cui territorio il prodotto di cui si tratta è commercializzato; 3) la nozione di «consumatori», ai sensi di tale disposizione, riguarda sia il consumatore medio normalmente informato e ragionevolmente attento e avveduto che i bambini e le persone vulnerabili che possono incontrare particolari difficoltà a percepire o a valutare l'aspetto di un imballaggio contenente una sostanza o miscela pericolosa. Nell'ambito della valutazione della somiglianza tra la presentazione o il disegno di un imballaggio contenente una sostanza o miscela pericolosa e quelli utilizzati per i prodotti alimentari, ai sensi di detta disposizione, effettuata mediante una valutazione dell'aspetto generale di tale imballaggio, occorre tener conto della capacità delle menzionate persone di percepire le caratteristiche di detto imballaggio; 4) la caratterizzazione di un rischio di induzione in errore dei consumatori come non trascurabile è sufficiente per ritenere che le prescrizioni previste da tale disposizione non siano soddisfatte, senza che sia determinante, al riguardo, la prova di un comprovato precedente di confusione tra un determinato imballaggio contenente una sostanza o miscela pericolosa e quello contenente un prodotto alimentare; 5) ai fini della valutazione della conformità dell'imballaggio di una sostanza o miscela pericolosa alle prescrizioni previste da suddetta disposizione, non sono determinanti né la classe o la categoria di pericolo in cui rientra tale sostanza o miscela, né il rischio specifico connesso a quest'ultima.

Corte di giustizia UE, ottava sezione, 5 novembre 2026

Cooperazione giudiziaria civile: ai fini del regolamento (CE) n. 864/2007 («Roma II»), il luogo della commercializzazione di un prodotto è anche quello in cui il danneggiato lo acquista da un distributore o gli viene consegnato da un trasportatore

L'art. 5, § 1, del regolamento (CE) n. 864/2007 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 luglio 2007, sulla legge applicabile alle obbligazioni extracontrattuali («Roma II»), deve essere interpretato nel senso che: 1) il luogo della commercializzazione di un prodotto, ai sensi di tale disposizione, è non solo quello in cui il prodotto esce dallo stabilimento del fabbricante, ma anche quello in cui la persona che ha subito il danno acquista il prodotto da un distributore o quello in cui il prodotto le viene consegnato da un trasportatore; 2) la nozione di «prodotto commercializzato», ai sensi di tale disposizione, riguarda anche un prodotto che costituisce una parte componente di un impianto tecnico.

Corte di giustizia UE, sesta sezione, 5 novembre 2026

Trattamento dei dati personali: l'interessato che propone reclamo all'autorità di controllo deve poter accedere ai dati e alle informazioni che lo riguardano trattati da detta autorità

La Corte di giustizia UE ha dichiarato che: 1) l'art. 4, punto 7, del regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE (regolamento generale sulla protezione dei dati), letto in combinato disposto con l'art. 15 di quest'ultimo, dev'essere interpretato nel senso che, nell'ambito di un procedimento avente ad oggetto un reclamo proposto da una persona interessata ai sensi dell'art. 77 di tale regolamento, un'autorità di controllo, ai sensi dell'art. 4, punto 21, di detto regolamento, dev'essere qualificata come «titolare del trattamento» e, pertanto, essere tenuta, in linea di principio, a concedere a tale persona l'accesso ai dati personali che la riguardano e alle informazioni elencate nel predetto art. 15; 2) l'art. 23, § 1, lett. c), h) e i), del regolamento 2016/679 dev'essere interpretato nel senso che esso osta a una disposizione nazionale in forza della quale il reclamante non dispone di alcun diritto di accesso ai dati personali che lo riguardano, come previsto all'art. 15 del suddetto regolamento, e che sono detenuti da un'autorità di controllo, ai sensi dell'art. 4, punto 21, del predetto regolamento.

Corte di giustizia UE, terza sezione, 5 novembre 2026

Diritto penale: non è incostituzionale l'art. 131-bis, comma 3, c.p., là dove esclude dalla non punibilità per particolare tenuità del fatto l'oltraggio a pubblico ufficiale in danno di ufficiali o agenti di pubblica sicurezza o di polizia giudiziaria

Non sono fondate le questioni di legittimità costituzionale - sollevate dal Tribunale di Ancona, dal Tribunale di Brescia e dalla Corte d'appello di Firenze in riferimento, nel complesso, agli artt. 3 e 27, terzo comma, Cost. - dell'art. 131-bis, comma 3, c.p., là dove prevede che l'offesa non può essere ritenuta di particolare tenuità quando si procede per il delitto di oltraggio a pubblico ufficiale (art. 341-bis c.p.) commesso nei confronti di un ufficiale o agente di pubblica sicurezza o di un ufficiale o agente di polizia giudiziaria nell'esercizio delle proprie funzioni.

Corte costituzionale, 5 novembre 2026, n. 186

Commercio: non è incostituzionale la normativa della Campania sulle associazioni di categoria maggiormente rappresentative a livello regionale nell'ambito del commercio

Non sono fondate le questioni di legittimità costituzionale - promosse dal Presidente del Consiglio dei ministri in riferimento all'art. 117, secondo comma, lett. e), Cost. - della normativa della Regione Campania (l. 20/2025) in materia di requisiti delle associazioni di categoria maggiormente rappresentative a livello regionale nell'ambito del commercio.

Corte costituzionale, 5 novembre 2026, n. 185

Energia: sono in parte inammissibili e in parte non fondate le questioni di costituzionalità sollevate dal TAR Lazio sul divieto di fotovoltaico a terra nelle zone agricole

Sono in parte inammissibili e in parte non fondate le questioni di legittimità costituzionale - sollevate dal TAR Lazio in riferimento a vari parametri - dell'art. 20, comma 1-bis, del d.lgs. 8 novembre 2021, n. 199 [«Attuazione della direttiva (UE) 2018/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2018, sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili, come modificata dalla direttiva (UE) 2023/2413 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 ottobre 2023, che modifica la direttiva (UE) 2018/2001, il regolamento (UE) 2018/1999 e la direttiva n. 98/70/CE per quanto riguarda la promozione dell'energia da fonti rinnovabili e che abroga la direttiva (UE) 2015/652 del Consiglio»], come introdotto dall'art. 5, comma 1, del d.l. 15 maggio 2024, n. 63 («Disposizioni urgenti per le imprese agricole, della pesca e dell'acquacoltura, nonché per le imprese di interesse strategico nazionale»), convertito, con modificazioni, nella l. 12 luglio 2024, n. 101, dell'art. 2, comma 2, primo periodo, del d.lgs. 25 novembre 2024, n. 190 [«Disciplina dei regimi amministrativi per la produzione di energia da fonti rinnovabili, in attuazione dell'articolo 26, commi 4 e 5, lettera b) e d), della legge 5 agosto 2022, n. 118»], e dell'art. 5, commi 1 e 2, del d.l. 63/2024, come convertito, in tema di divieto di installazione di impianti fotovoltaici con moduli collocati a terra in zone classificate agricole dai piani urbanistici. ● V. anche, in questa Rivista: Corte cost., sentt. nn. 156/2026, 144/2026, 127/2026, 184/2025, 134/2025 e 28/2025.

Corte costituzionale, 5 novembre 2026, n. 184

Processo amministrativo: per impugnare gli atti che consentono l'insediamento di un esercizio concorrente non basta la sola vicinitas commerciale

In tema di processo amministrativo, la vicinitas commerciale, ossia la prossimità territoriale fra l'esercizio del ricorrente e una struttura commerciale di nuova realizzazione, è idonea a fondare, al più, la legittimazione a ricorrere, ma non determina automaticamente la sussistenza dell'interesse all'impugnazione degli atti che consentono l'insediamento di detta struttura, dovendo la parte allegare e dimostrare un pregiudizio concreto e attuale, direttamente incidente sulla propria sfera giuridica e riconducibile alla lesione di interessi meritevoli di tutela, quali quelli relativi alla salute, ai lavoratori, all'ambiente o ai beni culturali; sicché non è sufficiente lamentare la mera contrazione del fatturato o la perdita di quote di mercato conseguenti all'ingresso di un nuovo operatore economico, trattandosi di effetti fisiologici della libera concorrenza, né può ritenersi sussistente l'interesse al ricorso quando l'annullamento degli atti impugnati non sia idoneo a procurare al ricorrente un'utilità concreta, risolvendosi esclusivamente nel ritardare l'insediamento del concorrente. ● V. anche CdS, sez. IV, sent. n. 7627/2024, in questa Rivista.

TAR Friuli-Venezia Giulia, 16 ottobre 2026, n. 509

Procedimento amministrativo: la P.A. non può ignorare le osservazioni presentate dal privato a seguito del preavviso di rigetto (art. 10-bis l. 241/1990)

In tema di procedimento amministrativo, l'Amministrazione è tenuta a valutare le osservazioni presentate dal privato a seguito della ricezione della comunicazione di cui all'art. 10-bis della l. 7 agosto 1990, n. 241 («Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi»), dando adeguatamente conto, nella motivazione del provvedimento finale, delle ragioni del loro eventuale mancato accoglimento, pur senza doverle confutare in maniera analitica. ● V. anche, in questa Rivista: CdS, sez. IV, sent. n. 6770/2022; sez. VI, sentt. nn. 9159/2023 e 9954/2022; CGARS, sent. n. 388/2025; TAR Calabria, sez. II, sent. n. 271/2026.

TAR Lazio, sezione II-bis, 15 ottobre 2026, n. 16100

Processo amministrativo: la competenza territoriale del giudice amministrativo sulle controversie riguardanti il diritto di accesso documentale va individuata secondo il criterio degli effetti diretti

La competenza territoriale del giudice amministrativo sulle controversie relative al diritto di accesso documentale dev'essere individuata, ai sensi dell'art. 13 c.p.a., avendo riguardo al luogo in cui la vicenda amministrativa cui si riferisce la documentazione richiesta produce i propri effetti diretti, e non necessariamente alla sede dell'amministrazione che ha adottato il provvedimento di diniego o detiene la documentazione; ne consegue che, qualora l'istanza di accesso riguardi atti concernenti una vicenda amministrativa territorialmente circoscritta, quale l'esecuzione di un contratto di appalto avente ad oggetto lavori pubblici localizzati in una determinata area geografica, la competenza spetta al T.A.R. nella cui circoscrizione si svolge tale attività, indipendentemente dalla sede legale dell'amministrazione o del soggetto che ha negato, in tutto o in parte, l'accesso.

TAR Liguria, sezione I, 14 ottobre 2026, n. 1137

Mandato d'arresto europeo: la ritenuta sproporzione della pena detentiva inflitta rispetto alla gravità del reato non giustifica ex se il rifiuto della consegna

L'art. 1, §§ 2 e 3, della decisione quadro 2002/584/GAI del Consiglio, del 13 giugno 2002, relativa al mandato d'arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri, come modificata dalla decisione quadro 2009/299/GAI del Consiglio, del 26 febbraio 2009, letto alla luce dell'art. 49, § 3, CDFUE, dev'essere interpretato nel senso che esso osta a che l'autorità giudiziaria dell'esecuzione rifiuti di eseguire un mandato d'arresto europeo emesso ai fini dell'esecuzione di una pena privativa della libertà in quanto ritiene tale pena sproporzionata rispetto alle circostanze specifiche che caratterizzano il reato che ha dato luogo a detta pena, qualora tale autorità non disponga di elementi oggettivi, attendibili, precisi e opportunamente aggiornati che dimostrino un rischio reale di violazione, nello Stato membro emittente, del principio di proporzionalità dei reati e delle pene sancito da tale disposizione della Carta dei diritti fondamentali, a causa dell'esistenza o di carenze sistemiche o generalizzate, o di carenze che riguardano più specificamente un gruppo oggettivamente identificabile di persone al quale appartiene l'interessato. Siffatte carenze possono essere constatate solo qualora la normativa o la prassi giurisprudenziale dello Stato membro emittente sulla base della quale è stata inflitta la pena privativa della libertà di cui trattasi violi tale principio in modo manifesto e grave - in particolare in quanto esse non consentono al giudice competente di tale Stato membro emittente di tener conto delle circostanze individuali del caso di specie relative alla gravità del reato commesso ai fini della modulazione della pena inflitta, eventualmente all'interno dell'intervallo stabilito da tale normativa o delle possibilità di riduzione della pena previste da quest'ultima o mediante una riqualificazione del reato - e non esista, in tale Stato membro, un ricorso giurisdizionale effettivo che consenta di porre rimedio a tale violazione.

Corte di giustizia UE, grande sezione, 3 novembre 2026

Regioni: non è incostituzionale la legge della Sicilia che esonera temporaneamente dalla verifica della regolarità contributiva le imprese beneficiarie degli indennizzi regionali straordinari per i danni provocati dal "ciclone Harry"

Non sono fondate le questioni di legittimità costituzionale - promosse dal Presidente del Consiglio dei ministri in riferimento all'art. 117, secondo comma, lett. e) e o), Cost. e agli artt. 14, lett. g), e 17, lett. f) e h), della l.c. 26 febbraio 1948, n. 2 («Conversione in legge costituzionale dello Statuto della Regione siciliana, approvato con regio decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455») - della legge della Regione Sicilia (n. 3/2026) che esonera temporaneamente dalla verifica della regolarità contributiva le imprese beneficiarie degli indennizzi straordinari, finanziati con risorse regionali, per i danni causati dagli eventi meteorologici avversi del 19, 20 e 21 gennaio 2026 ("ciclone Harry").

Corte costituzionale, 3 novembre 2026, n. 183

Bilancio e contabilità pubblica: è parzialmente incostituzionale la disciplina dei LEP relativi al servizio di assistenza all'autonomia e alla comunicazione personale degli alunni con disabilità (ASACOM)

Sono incostituzionali - per violazione del principio di leale collaborazione - l'art. 1, comma 707, secondo periodo, e l'art. 1, comma 708, secondo periodo, della l. 30 dicembre 2025, n. 199 («Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2026 e bilancio pluriennale per il triennio 2026-2028»), là dove non prevedono l'intesa in sede di Conferenza unificata, rispettivamente, nella determinazione del contenuto dei livelli essenziali delle prestazioni (LEP) in materia di assistenza all'autonomia e alla comunicazione personale degli alunni con disabilità (ASACOM) e nella definizione dei criteri tecnici e delle modalità di accesso, condivisione e utilizzo dei dati del registro nazionale, nonché delle specifiche tipologie di dati funzionali alla rilevazione e alla quantificazione del fabbisogno di assistenza.

Corte costituzionale, 3 novembre 2026, n. 182

Reati militari: è incostituzionale l'art. 227 del codice penale militare di pace (diffamazione)

È incostituzionale - per violazione degli artt. 21, 52 e 117 Cost., quest'ultimo in relazione all'art. 10 CEDU - l'art. 227 del codice penale militare di pace (diffamazione).

Corte costituzionale, 3 novembre 2026, n. 181

Responsabilità della P.A.: l'illegittimità del provvedimento non determina automaticamente la colpa dell'Amministrazione

In sede di giudizio per il risarcimento del danno derivante da provvedimento amministrativo illegittimo, il privato danneggiato può limitarsi a invocare l'illegittimità dell'atto quale indice presuntivo della colpa dell'Amministrazione, gravando su quest'ultima l'onere di dimostrare di essere incorsa in un errore scusabile; tuttavia, la presunzione di colpa può essere riconosciuta soltanto qualora la violazione sia stata commessa in un contesto di circostanze di fatto e in un quadro di riferimento giuridico e fattuale tale da palesare la negligenza o l'imperizia dell'apparato amministrativo, ossia l'aver agito intenzionalmente o in spregio alle regole di correttezza, imparzialità e buona fede nell'assunzione del provvedimento viziato; con la conseguenza che la responsabilità risarcitoria può essere esclusa ove l'Amministrazione dimostri che l'illegittimità è dovuta a un errore scusabile, determinato, fra l'altro, da contrasti giurisprudenziali sull'interpretazione della disposizione applicabile, dall'incerta formulazione di norme di recente introduzione ovvero dalla rilevante complessità della situazione di fatto. ● V. anche, in questa Rivista: CdS, sez. IV, sentt. nn. 5880/2026 e 4896/2016; CGARS, sent. n. 349/2023.

Consiglio di Stato, sezione III, 22 ottobre 2026, n. 7700

Tutela dei consumatori: il professionista deve rispettare non solo gli obblighi espressamente previsti dalle norme di settore, ma anche gli ulteriori doveri di correttezza, buona fede e diligenza professionale imposti dal codice del consumo

In tema di tutela dei consumatori: 1) la disciplina sulle pratiche commerciali scorrette ha portata generale e autonoma rispetto alle norme di settore, sicché il professionista è tenuto a rispettare non solo gli obblighi espressamente previsti da queste ultime, ma anche gli ulteriori doveri di correttezza, buona fede e diligenza professionale imposti dal codice del consumo (d.lgs. 206/2005); 2) il professionista deve rappresentare in maniera chiara e completa tutte le informazioni rilevanti relative alle caratteristiche e alle modalità di effettivo utilizzo del prodotto commercializzato, comprese quelle concernenti i rischi per la salute, quando siano idonee a incidere sulla scelta di acquisto del consumatore medio; 3) la scorrettezza della pratica commerciale, derivante da una rappresentazione non trasparente delle caratteristiche e dei rischi del prodotto, non può ritenersi sanata dalla possibilità per il consumatore di ottenere, anche in un momento immediatamente successivo, ulteriori dettagli informativi, qualora il messaggio promozionale, per il suo contenuto e le modalità di presentazione, risulti già idoneo ad agganciare il consumatore sin dal primo contatto; 4) la pratica commerciale scorretta costituisce un illecito di pericolo, la cui configurazione richiede l'accertamento ex ante dell'idoneità della condotta a falsare il comportamento economico del consumatore medio, senza necessità di dimostrare la produzione di un pregiudizio concreto o l'effettivo condizionamento della decisione commerciale.

Consiglio di Stato, sezione VI, 21 ottobre 2026, n. 7653

Processo amministrativo: l'azione di ottemperanza non è di regola ammissibile per l'esecuzione delle sentenze di accoglimento di interessi oppositivi

In tema di processo amministrativo: a) in sede di giudizio di ottemperanza, non può essere riconosciuto un diritto nuovo e ulteriore rispetto a quello fatto valere e affermato con la sentenza da eseguire, anche se ad essa conseguente o collegato, né possono essere proposte domande che non siano contenute nel decisum della sentenza da eseguire, trovando ingresso solo questioni che sono state oggetto dell'accertamento nel giudizio di cognizione; sicché l'azione di ottemperanza non è di regola ammissibile per l'esecuzione delle sentenze di accoglimento di interessi oppositivi, le quali sono autoesecutive e si esauriscono nell'immediata cancellazione del provvedimento impugnato dal mondo giuridico; b) nell'ipotesi di sentenza caducatoria autoesecutiva, volta a soddisfare un interesse oppositivo, il vincolo che deriva dal giudicato riguarda l'atto annullato (ossia l'oggetto dell'accertamento), con la conseguenza che l'Amministrazione, in mancanza di sopravvenienze, non potrà riadottare un atto dello stesso tenore. ● V. anche, in questa Rivista: CdS, sez. V, sent. n. 1235/2025; TAR Lazio, Latina, sent. n. 363/2022; TAR Sardegna, sez. II, sent. n. 578/2025.

Consiglio di Stato, sezione II, 16 ottobre 2026, n. 7583

Procedura penale: non è incostituzionale l'art. 168-bis, comma 1, c.p., là dove esclude dalla sospensione del procedimento con messa alla prova i delitti di traffico di influenze illecite e di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente

Non sono fondate le questioni di legittimità costituzionale - sollevate dal GUP del Tribunale di Pescara in riferimento agli artt. 3, 27, terzo comma, e 76 Cost. - dell'art. 168-bis, comma 1, c.p., là dove esclude dall'ambito di applicazione della sospensione del procedimento con messa alla prova dell'imputato i delitti di traffico di influenze illecite (art. 346-bis c.p.) e di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente (art. 353-bis c.p.).

Corte costituzionale, 2 novembre 2026, n. 180

Edilizia e urbanistica: non è incostituzionale la normativa della Regione Puglia sul contributo di costruzione per l'ampliamento volumetrico di edifici residenziali unifamiliari entro il limite del 20% della volumetria esistente

Non è fondata la questione di legittimità costituzionale - sollevata dal Consiglio di Stato in riferimento all'art. 117, terzo comma, Cost. («governo del territorio») - della normativa della Regione Puglia (l. 14/2009) in materia di contributo di costruzione per gli interventi di ampliamento volumetrico di edifici residenziali unifamiliari entro il limite del 20% della volumetria esistente.

Corte costituzionale, 2 novembre 2026, n. 179

Diritto tributario: illegittima la notifica dell'atto impositivo mediante procedura di irreperibilità assoluta se la relata non dà conto in modo puntuale delle attività di ricerca effettivamente svolte dal messo notificatore

È illegittima la notificazione dell'atto impositivo eseguita mediante la procedura di irreperibilità assoluta ex art. 60, comma 1, lett. e), del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 («Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi»), ove dalla relativa relata non risultino in modo puntuale le attività di ricerca effettivamente svolte dal messo notificatore, così da consentirne la verifica, non essendo a tal fine sufficiente il ricorso a formule generiche o prestampate.

CGT II grado Abruzzo, sezione 6, 13 luglio 2026, n. 525