Processo amministrativo: la dichiarazione del difensore di sopravvenuta carenza d'interesse del proprio assistito alla decisione del ricorso ne comporta l'improcedibilità

Qualora il difensore del ricorrente dichiari la sopravvenuta carenza d'interesse del proprio assistito alla decisione del ricorso, il giudice non può che statuire l'improcedibilità del gravame, essendo il processo amministrativo regolato dal principio dispositivo.

TAR Emilia-Romagna, Parma, 13 gennaio 2021, n. 7

Responsabilità civile della P.A.: sul risarcimento dei danni richiesto dall'imprenditore che lamenta la lesione del proprio legittimo affidamento nella concessione della CIG decide il giudice ordinario

In materia di cassa integrazione guadagni (ordinaria e straordinaria), spetta alla giurisdizione del giudice ordinario la controversia riguardante la pretesa risarcitoria dell'imprenditore fondata sulla lesione dell'affidamento riposto nella condotta della pubblica amministrazione, assunta come difforme dai canoni di correttezza e buona fede. La responsabilità della p.a. per il danno prodotto all'imprenditore quale conseguenza della violazione dell'affidamento dal medesimo riposto nella correttezza dell'azione amministrativa sorge da un rapporto tra soggetti (la pubblica amministrazione e il privato che con questa sia entrato in relazione) inquadrabile nella responsabilità di tipo contrattuale, secondo lo schema della responsabilità relazionale o da "contatto sociale qualificato", inteso come fatto idoneo a produrre obbligazioni ex art. 1173 c.c., sia nel caso in cui tale danno derivi dall'emanazione e dal successivo annullamento di un atto ampliativo illegittimo, sia nel caso in cui non sia stato emanato alcun provvedimento, cosicché il datore di lavoro abbia riposto il proprio affidamento in un mero comportamento dell'amministrazione (cfr. Cass. civ., sez. un., ord. n. 8236/2020, in questa Rivista).

Corte di cassazione, sezioni unite civili, 15 gennaio 2021, n. 615

Avvocati: anche nel procedimento disciplinare dinanzi al CNF, il giudice ricusato non può decidere sul merito della ricusazione

Anche nel procedimento disciplinare che si svolge dinanzi al Consiglio nazionale forense, il giudice nei confronti del quale sia stata avanzata istanza di ricusazione non può decidere sul merito di questa, fermo restando il potere di delibarne l'ammissibilità ai soli fini della sospensione del procedimento stesso.

Corte di cassazione, sezioni unite civili, 13 gennaio 2021, n. 461

Protezione internazionale: il giudice deve valutare l'attendibilità del richiedente alla luce di un apprezzamento globale, congruamente argomentato, delle circostanze da questi narrate

In tema di protezione internazionale: 1) la valutazione effettuata dal giudice del merito in ordine al giudizio di credibilità delle dichiarazioni del richiedente - oltre a rispondere ai criteri predicati dall'art. 3 del d.lgs. 19 novembre 2007, n. 251 («Attuazione della direttiva 2004/83/CE recante norme minime sull'attribuzione, a cittadini di Paesi terzi o apolidi, della qualifica del rifugiato o di persona altrimenti bisognosa di protezione internazionale, nonché norme minime sul contenuto della protezione riconosciuta») - dev'essere argomentata in modo idoneo a palesare la relativa ratio decidendi, non potendo essere basata su elementi irrilevanti ovvero su notazioni prive di riscontri processuali, le quali abbiano la loro fonte nella mera opinione del giudice, cosicché il relativo giudizio risulti privo della conclusione razionale; 2) tale valutazione non può ritenersi volta alla capillare e frazionata ricerca delle singole, eventuali contraddizioni, pur talvolta esistenti, insite nella narrazione dei fatti accaduti, ma postula una valutazione complessiva del racconto e l'osservanza del principio - sancito dall'art. 3, comma 5, lett. e), d.lgs. cit. - secondo cui occorre verificare anche se «il richiedente è, in generale, attendibile», alla luce di un apprezzamento globale, e non già "atomizzato", delle circostanze narrate; 3) nei giudizi di protezione internazionale, a fronte del dovere del ricorrente di allegare, produrre o dedurre tutti gli elementi e la documentazione necessari a motivare la domanda, la valutazione delle condizioni socio-politiche del Paese d'origine del richiedente deve avvenire, mediante integrazione istruttoria officiosa, tramite l'apprezzamento di tutte le informazioni, generali e specifiche, di cui si dispone pertinenti al caso, aggiornate al momento dell'adozione della decisione, sicché il giudice del merito non può limitarsi a valutazioni solo generiche ovvero omettere di individuare le specifiche fonti informative da cui vengono tratte le conclusioni assunte, potendo in tale ipotesi la pronuncia incorrere nel vizio di motivazione apparente; 4) l'art. 8, comma 3, del d.lgs. 28 gennaio 2008, n. 25 («Attuazione della direttiva 2005/85/CE recante norme minime per le procedure applicate negli Stati membri ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di rifugiato»), nel prevedere che «[c]iascuna domanda è esaminata alla luce di informazioni precise e aggiornate circa la situazione generale esistente nel Paese di origine dei richiedenti asilo e, ove occorra, dei Paesi in cui questi sono transitati», va interpretato nel senso che l'obbligo di acquisizione delle informazioni presso gli organi ivi specificamente indicati dev'essere osservato dal giudice in diretto riferimento ai fatti esposti e ai motivi svolti in seno alla richiesta di protezione internazionale (cfr. Cass. civ., sez. I, ordd. nn. 29260 e 21500/2020, entrambe in questa Rivista).

Corte di cassazione, sezione III civile, 12 gennaio 2021, n. 265

Regioni: è incostituzionale la normativa del Friuli-Venezia Giulia sugli interventi economici a favore dei nuclei familiari in istato d'indigenza e sulla sospensione delle autorizzazioni alla realizzazione di strutture sanitarie

È incostituzionale la normativa della Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia (l. 13/2019) in materia di: a) interventi economici a favore dei nuclei familiari in istato d'indigenza (per violazione dell'art. 3 Cost.); b) sospensione delle autorizzazioni alla realizzazione di strutture sanitarie [per violazione degli artt. 41, primo comma, e 117, terzo comma («tutela della salute»), Cost.].

Corte costituzionale, 22 gennaio 2021, n. 7

Delitti contro la P.A.: fra il reato di corruzione propria e quello di corruzione per l'esercizio della funzione (art. 318 c.p.), introdotto dalla l. 190/2012, sussiste continuità normativa

In tema di delitti contro la pubblica amministrazione, sussiste continuità normativa fra il reato di corruzione propria e quello - introdotto dalla l. 6 novembre 2012, n. 190 («Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell'illegalità nella pubblica amministrazione») - di corruzione per l'esercizio della funzione (art. 318 c.p.), atteso che, anche antecedentemente alla novella de qua, per l'integrazione del primo reato non occorreva individuare uno specifico atto contrario ai doveri d'ufficio quale oggetto della pattuizione illecita, sempreché emergesse un atteggiamento dell'agente diretto a vanificare la funzione demandatagli e a violare i doveri di fedeltà e imparzialità ad essa inerenti.

Corte di cassazione, sezione VI penale, 23 settembre 2020, n. 1863 (dep. 18 gennaio 2021)

Procedura penale: il ricorso cautelare per cassazione va presentato presso la cancelleria dell'organo che ha emesso il provvedimento impugnato

Il ricorso cautelare per cassazione avverso la decisione del tribunale del riesame o, in caso di ricorso immediato, del giudice che ha emesso la misura dev'essere presentato esclusivamente presso la cancelleria del tribunale che ha emesso la decisione o, nel caso indicato dall'art. 311, comma 2, c.p.p., del giudice che ha emesso l'ordinanza, ponendosi a carico del ricorrente il rischio che l'impugnazione, presentata a un ufficio diverso da quello indicato dalla legge, sia dichiarata inammissibile per tardività, poiché la data di presentazione rilevante ai fini della tempestività è quella in cui l'atto perviene all'ufficio competente a riceverlo.

Corte di cassazione, sezioni unite penali, 24 settembre 2020, n. 1626 (dep. 14 gennaio 2021)

Responsabilità amministrativa: il termine di prescrizione dell'azione risarcitoria nei confronti dei consiglieri regionali per l'utilizzo dei fondi pubblici erogati ai gruppi consiliari decorre dal deposito dei rendiconti

In tema di responsabilità amministrativa dei consiglieri regionali per l'utilizzo dei fondi pubblici erogati ai gruppi consiliari d'appartenenza, il termine quinquennale di prescrizione dell'azione risarcitoria [art. 1, comma 2, l. 14 gennaio 1994, n. 20 («Disposizioni in materia di giurisdizione e controllo della Corte dei conti»)] decorre dalla data del deposito dei rendiconti di esercizio da parte dei rispettivi presidenti, realizzandosi in quel momento (salvo impedimenti giuridici) la conoscibilità obiettiva del danno.

Corte dei conti, s.g. Piemonte, 18 gennaio 2021, n. 7

Concorrenza e mercato: l'art. 25, § 3, del regolamento (CE) n. 1/2003 (prescrizione del potere sanzionatorio) non si applica alle autorità nazionali antitrust

La Corte di giustizia UE ha dichiarato che: 1) il diritto dell'Unione dev'essere interpretato nel senso che i giudici nazionali non sono tenuti ad applicare l'art. 25, § 3, del regolamento (CE) n. 1/2003 del Consiglio, del 16 dicembre 2002, concernente l'applicazione delle regole di concorrenza di cui agli artt. 101 e 102 TFUE, alla prescrizione dei poteri di un'autorità nazionale garante della concorrenza in materia di imposizione di sanzioni per le infrazioni al diritto in materia di concorrenza dell'Unione; 2) gli artt. 4, § 3, TUE e 101 TFUE, letti alla luce del principio di effettività, devono essere interpretati nel senso che essi ostano a una normativa nazionale, come interpretata dai giudici nazionali competenti, secondo la quale la decisione di avviare un'indagine, adottata dall'autorità nazionale garante della concorrenza, in merito a un'infrazione alle norme del diritto della concorrenza dell'Unione, è l'ultimo atto di tale autorità che può avere l'effetto di interrompere il termine di prescrizione relativo al suo potere di irrogare sanzioni ed esclude che un successivo atto di repressione o di indagine possa interrompere tale termine, qualora risulti, tenuto conto dell'insieme degli elementi del regime di prescrizione di cui trattasi, che una siffatta esclusione presenta un rischio sistemico di impunità per i fatti che integrano infrazioni del genere.

Corte di giustizia UE, seconda sezione, 21 gennaio 2021

Accesso alle informazioni ambientali: la Corte di giustizia si pronuncia sulla nozione di «comunicazioni interne» sottratte all'accesso ex art. 4 della direttiva 2003/4/CE

L'art. 4, § 1, primo comma, lett. e), della direttiva 2003/4/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 gennaio 2003, sull'accesso del pubblico all'informazione ambientale e che abroga la direttiva 90/313/CEE del Consiglio, dev'essere interpretato nel senso che: a) la nozione di «comunicazioni interne» comprende tutte le informazioni che circolano all'interno di un'autorità pubblica e che, alla data della domanda di accesso, non hanno lasciato la sfera interna di tale autorità, eventualmente dopo la loro ricezione da parte di detta autorità e purché non siano state o non avrebbero dovuto essere messe a disposizione del pubblico prima della suddetta ricezione; b) l'applicabilità dell'eccezione al diritto di accesso alle informazioni ambientali da esso prevista per le comunicazioni interne di un'autorità pubblica non è limitata nel tempo. Tuttavia, tale eccezione può applicarsi solo nel periodo in cui la tutela dell'informazione richiesta è giustificata.

Corte di giustizia UE, prima sezione, 20 gennaio 2021

Appalti pubblici: i chiarimenti della Corte di Lussemburgo sul momento in cui cessa la presunta partecipazione di un'impresa a una violazione dell'art. 101, § 1, TFUE

L'art. 101, § 1, TFUE dev'essere interpretato nel senso che, quando un'impresa che si presume abbia partecipato a un'infrazione unica e continuata a tale disposizione, il cui ultimo elemento costitutivo sarebbe consistito nella presentazione di offerte concordate con i suoi concorrenti a una gara d'appalto ai fini dell'aggiudicazione di un appalto pubblico di lavori, ha vinto la gara e ha stipulato con l'amministrazione aggiudicatrice un contratto di lavori che determina le caratteristiche essenziali dell'appalto e, in particolare, il prezzo complessivo da pagare come corrispettivo di detti lavori, la cui esecuzione e pagamento del prezzo sono scaglionati nel tempo, il periodo dell'infrazione corrisponde a quello che va fino alla data della firma del contratto stipulato tra detta impresa e l'amministrazione aggiudicatrice sulla base dell'offerta concordata che quest'ultima aveva presentato.

Corte di giustizia UE, seconda sezione, 14 gennaio 2021

Regioni: non è incostituzionale la normativa della Toscana sul contenimento degli ungulati nelle aree urbane

Non sono fondate le questioni di legittimità costituzionale - promosse dal Presidente del Consiglio dei ministri in riferimento all'art. 117, secondo comma, lett. h) e s), Cost. - della normativa della Regione Toscana (l. 70/2019) in materia di contenimento degli ungulati nelle aree urbane.

Corte costituzionale, 20 gennaio 2021, n. 6

Processo amministrativo: l'opposizione di terzo ex art. 108, comma 1, c.p.a. postula la titolarità di una posizione soggettiva autonoma, giuridicamente qualificata, rispetto al thema decidendum

L'opposizione di terzo contro una sentenza del giudice amministrativo ex art. 108, comma 1, c.p.a. postula la titolarità di una posizione soggettiva autonoma, giuridicamente qualificata, rispetto al thema decidendum; sicché tale impugnazione non può essere proposta da chi versi in una situazione giuridica dipendente o derivante da (o, in ogni caso, meramente secondaria e accessoria a) quella di una delle parti in causa, oppure sia interessato solo di riflesso (fattispecie in materia di concessioni demaniali marittime) (conferma TAR Sicilia, sez. I, sent. n. 903/2020).

CGA Regione Siciliana, 13 gennaio 2021, n. 27

Giurisdizione: sulla delibera del CSM che dichiara la cessazione dalla carica di un membro togato per sopravvenuto pensionamento decide il giudice ordinario

Appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario la controversia riguardante la delibera del Consiglio Superiore della Magistratura che dichiari la cessazione dalla carica di un membro togato di tale organo a seguito del collocamento a riposo per raggiunti limiti d'età, configurandosi nella specie una posizione giuridica di diritto soggettivo (conferma TAR Lazio, sez. I, sent. n. 11814/2020, in questa Rivista).

Consiglio di Stato, sezione V, 7 gennaio 2021, n. 215

Concorsi pubblici: illegittimo il quiz a risposta multipla con più di una risposta esatta

In tema di concorsi pubblici, ciascun quesito a risposta multipla somministrato ai candidati deve prevedere, a pena d'illegittimità della selezione, una sola risposta univocamente esatta (conferma TAR Lazio, sez. III, sent. n. 11565/2018).

Consiglio di Stato, sezione III, 5 gennaio 2021, n. 158

Edilizia e urbanistica: il concetto urbanistico di "pertinenza" è più ristretto di quello civilistico

Il concetto urbanistico di "pertinenza" è più ristretto di quello civilistico, denotando solamente opere di modesta entità accessorie a un'opera principale; onde non vi rientrano le opere che, per dimensione e funzione, appaiano autonome dall'opera principale (conferma TAR Lombardia, sez. II, sent. n. 1408/2020).

Consiglio di Stato, sezione VI, 29 dicembre 2020, n. 8504

Sanzioni amministrative: è incostituzionale, per violazione della riserva relativa di legge, la normativa della Regione Veneto (l. 25/2019)

È incostituzionale - per violazione dell'art. 23 Cost. - la normativa della Regione Veneto (l. 25/2019) in materia di sanzioni amministrative.

Corte costituzionale, 18 gennaio 2021, n. 5

Concorsi pubblici: chi impugna l'esito della procedura deve dimostrare il proprio interesse attuale e concreto alla contestazione della graduatoria

Colui che impugna l'esito di un concorso pubblico ha l'onere di dimostrare la sussistenza di un proprio interesse, attuale e concreto, alla contestazione della graduatoria finale, ossia di potersi collocare in posizione utile qualora il ricorso sia accolto (c.d. prova di resistenza), pena l'inammissibilità di quest'ultimo.

TAR Lazio, sezione III stralcio, 8 gennaio 2021, n. 249

Appalti pubblici: il RUP non può sostituirsi alla commissione di gara

In tema di procedure per l'affidamento di contratti pubblici: 1) la valutazione delle offerte presentate dagli operatori economici spetta esclusivamente alla commissione giudicatrice, fermo restando il potere della stazione appaltante di non procedere all'aggiudicazione ovvero di agire in autotutela; 2) ai sensi dell'art. 77, comma 4, del d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50 («Codice dei contratti pubblici»), il responsabile unico del procedimento (RUP) che abbia predisposto e sottoscritto gli atti di gara non può essere nominato componente di detta commissione.

TAR Campania, sezione I, 5 gennaio 2021, n. 58

Circolazione stradale: la polizia giudiziaria non è tenuta ad attendere l'arrivo del difensore nominato da chi dev'essere sottoposto all'alcooltest

In tema di circolazione stradale, l'accertamento strumentale dello stato di ebrezza (alcooltest) costituisce atto di polizia giudiziaria urgente e indifferibile, che dev'essere preceduto dall'avviso alla persona interessata della facoltà di farsi assistere da un difensore, senza tuttavia che gli operatori siano tenuti ad attendere l'arrivo del professionista eventualmente nominato.

Corte di cassazione, sezione VI civile, 7 gennaio 2021, n. 28

A. Cimellaro, A. Ferruti

La nuova conferenza di servizi

Maggioli, 2021

G. Rossi

Principi di diritto amministrativo

Giappichelli, 2021