Mandato d'arresto europeo: un'autorità giudiziaria non può, in linea di principio, rifiutare l'esecuzione di un MAE a motivo del difetto di competenza dell'organo giurisdizionale chiamato a giudicare la persona ricercata nello Stato emittente

Nel pronunciarsi sull'interpretazione della decisione quadro 2002/584/GAI del Consiglio, del 13 giugno 2002, relativa al mandato d'arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri, come modificata dalla decisione quadro 2009/299/GAI del Consiglio, del 26 febbraio 2009, la Corte di giustizia UE ha dichiarato, inter alia, che un'autorità giudiziaria non può, in linea di principio, rifiutare l'esecuzione di un MAE a motivo del difetto di competenza dell'organo giurisdizionale chiamato a giudicare la persona ricercata nello Stato emittente.

Corte di giustizia UE, grande sezione, 31 gennaio 2023

Fisco: non è incostituzionale l'art. 32, comma 1, n. 2), d.P.R. 600/1973, giusta cui i prelievi sul c/c non risultanti dalle scritture contabili costituiscono in via presuntiva ricavi dell'imprenditore commerciale, salvo che ne sia indicato il beneficiario

Non sono fondate, anche «nei sensi di cui in motivazione», le questioni di legittimità costituzionale - sollevate dalla CTP di Arezzo in riferimento agli artt. 3 e 53 Cost. - dell'art. 32, comma 1, n. 2), del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 («Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi»), là dove stabilisce che i prelievi sul conto corrente, se non risultano dalle scritture contabili, sono considerati in via presuntiva ricavi dell'imprenditore commerciale, salvo che ne sia indicato il beneficiario.

Corte costituzionale, 31 gennaio 2023, n. 10

Pubblico impiego: sulla stabilizzazione dei lavoratori precari decide il giudice ordinario

Appartengono alla giurisdizione del giudice ordinario le controversie riguardanti l'assunzione a tempo indeterminato del personale non dirigenziale delle pubbliche amministrazioni ex art. 20, comma 1, del d.lgs. 25 maggio 2017, n. 75 [«Modifiche e integrazioni al decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, ai sensi degli articoli 16, commi 1, lettera a), e 2, lettere b), c), d) ed e) e 17, comma 1, lettere a), c), e), f), g), h), l) m), n), o), q), r), s) e z), della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche»]. ► V. anche, in questa Rivista: TAR Sicilia, sez. I, sentt. nn. 2583/2021 e 2763/2019; TAR Abruzzo, sent. n. 222/2019.

TAR Lombardia, sezione III, 23 gennaio 2023, n. 208

Appalti pubblici: aggiudicazione illegittima se l'impresa quantifica in un importo pari a zero gli oneri aziendali per la sicurezza e la stazione appaltante non richiede alcun chiarimento o giustificativo al riguardo

In tema di procedure per l'affidamento di contratti pubblici, è illegittima l'aggiudicazione della gara all'impresa la cui offerta economica quantifichi in un importo pari a zero gli oneri aziendali per la sicurezza, ove la stazione appaltante, in sede di verifica dell'anomalia, non abbia richiesto alcun chiarimento o giustificativo al riguardo.

TAR Piemonte, sezione II, 20 gennaio 2023, n. 77

Reati edilizi: il proprietario non committente non risponde dell'abuso realizzato a sua insaputa

In tema di reati edilizi, la compartecipazione nel reato materialmente commesso da altri - comproprietario o committente - non può essere desunta dalla mera qualità di proprietario, ma deve poggiare su una serie di elementi indizianti, in primis quello della disponibilità giuridica e di fatto della superficie su cui insiste l'opera e quello dell'interesse specifico a costruirla (c.d. principio del cui prodest), gravando sull'interessato l'onere di allegare circostanze utili a dimostrare che, nella specie, tale opera è stata realizzata da terzi a sua insaputa e senza la sua volontà.

Corte di cassazione, sezione III penale, 21 dicembre 2022, n. 384 (dep. 10 gennaio 2023)

Procedura penale: in caso di impugnazione del solo imputato, non viola il divieto di reformatio in peius il giudice d'appello che, nel rideterminare l'intera pena, riconosce le attenuanti generiche in misura inferiore a quella stabilita in primo grado

In tema di procedura penale, nel caso di impugnazione proposta solo dall'imputato, non viola il divieto di reformatio in peius la decisione del giudice d'appello che, avendo mutato tutti i componenti del computo della pena per il reato ascritto (diminuito la misura della pena-base; escluso la recidiva; effettuato il bilanciamento, in precedenza omesso, delle attenuanti generiche sulla residua aggravante), operi, per le già applicate attenuanti generiche, una riduzione minore - sia in termini assoluti sia in termini di rapporto proporzionale - rispetto a quella stabilita dal primo giudice in ordine a tale componente.

Corte di cassazione, sezione V penale, 6 ottobre 2022, n. 209 (dep. 5 gennaio 2023)

Procedura penale: la sentenza che ha omesso di applicare una pena accessoria è ricorribile per cassazione sia dal Procuratore della Repubblica sia dal Procuratore generale

In tema di procedura penale: a) la sentenza che abbia omesso di applicare una pena accessoria è ricorribile per cassazione, per violazione di legge, da parte sia del Procuratore della Repubblica sia del Procuratore generale a norma dell'art. 608 c.p.p.; b) la Corte di cassazione, allorquando rilevi l'illegittima applicazione di una pena accessoria predeterminata nella durata, annulla senza rinvio, ex art. 620, lett. l), c.p.p., la sentenza impugnata; c) resta impregiudicato il potere del pubblico ministero, una volta passata in giudicato la sentenza, di attivare, a norma degli artt. 662 e 183 disp. att. c.p.p., nei casi di pena accessoria predeterminata nella durata, il procedimento di esecuzione, da tenersi nelle forme dell'art. 676 c.p.p., non trovando applicazione l'art. 130 c.p.p.

Corte di cassazione, sezioni unite penali, 29 settembre 2022, n. 47502 (dep. 15 dicembre 2022)

Diritto civile: non sono fondate le questioni di costituzionalità dell'art. 2033 c.c., in tema di ripetizione di somme indebitamente erogate da enti pubblici

Non sono fondate le questioni di legittimità costituzionale - sollevate dal Tribunale di Lecce e dalla Corte di cassazione in riferimento all'art. 117, primo comma, Cost., in relazione all'art. 1 Protocollo addizionale alla CEDU - dell'art. 2033 c.c., in tema di ripetizione di somme indebitamente erogate da enti pubblici.

Corte costituzionale, 27 gennaio 2023, n. 8

Processo amministrativo: l'ordinanza ex art. 116, comma 2, c.p.a. (accesso documentale) è appellabile

L'ordinanza resa nel corso del giudizio di primo grado sull'istanza di accesso documentale ex art. 116, comma 2, c.p.a. è appellabile davanti al Consiglio di Stato. ► V. anche CdS, sez. III, sent. n. 5944/2020 (che distingue, a seconda del contenuto, fra ordinanze di natura meramente istruttoria e ordinanze di natura decisoria, ritenendo appellabili soltanto queste ultime), e sez. IV, sent. n. 1878/2020 (che esclude tout court l'appellabilità), entrambe in questa Rivista.

Consiglio di Stato, adunanza plenaria, 24 gennaio 2023, n. 4

Appalti pubblici: in caso di RTI "misto", l'incremento del quinto ex art. 61, comma 2, d.P.R. 207/2010 si applica anche alle imprese del singolo sub-raggruppamento orizzontale per l'importo dei lavori della categoria prevalente o scorporata

In tema di procedure per l'affidamento di contratti pubblici, l'art. 61, comma 2, del d.P.R. 5 ottobre 2010, n. 207 (Regolamento di esecuzione ed attuazione del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, recante «Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE»), là dove prevede, per il raggruppamento c.d. orizzontale, che l'incremento premiale del quinto si applica con riferimento a ciascuna impresa raggruppata o consorziata, a condizione che essa sia qualificata per una classifica pari ad almeno un quinto dell'importo dei lavori a base di gara, si applica anche, in caso di raggruppamento c.d. misto, alle imprese del singolo sub-raggruppamento orizzontale per l'importo dei lavori della categoria prevalente o della categoria scorporata a base di gara. ► V. anche TAR Sicilia, sez. I, sent. n. 3228/2021, in questa Rivista.

Consiglio di Stato, adunanza plenaria, 13 gennaio 2023, n. 2

Trattamento dei dati personali: la Corte di giustizia UE si pronuncia sulla raccolta di dati biometrici e genetici da parte delle autorità di polizia a fini di lotta contro la criminalità e di tutela dell'ordine pubblico

La Corte di giustizia UE ha dichiarato che: 1) l'art. 10, lett. a), della direttiva (UE) 2016/680 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativa alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali da parte delle autorità competenti a fini di prevenzione, indagine, accertamento e perseguimento di reati o esecuzione di sanzioni penali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la decisione quadro 2008/977/GAI del Consiglio, letto alla luce dell'art. 52 CDFUE, dev'essere interpretato nel senso che il trattamento di dati biometrici e genetici da parte delle autorità di polizia per le loro attività di ricerca, a fini di lotta contro la criminalità e di tutela dell'ordine pubblico, è autorizzato dal diritto dello Stato membro, ai sensi dell'art. 10, lett. a), di tale direttiva, se il diritto di tale Stato membro contiene una base giuridica sufficientemente chiara e precisa per autorizzare detto trattamento. La circostanza che l'atto legislativo nazionale contenente una simile base giuridica faccia, inoltre, riferimento al regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE (regolamento generale sulla protezione dei dati), e non alla direttiva 2016/680, non è di per sé idonea a rimettere in discussione l'esistenza di una simile autorizzazione, purché dall'interpretazione di tutte le disposizioni applicabili del diritto nazionale risulti in modo sufficientemente chiaro, preciso e inequivocabile che il trattamento di dati biometrici e genetici in questione rientra nell'ambito di applicazione di tale direttiva, e non di tale regolamento; 2) l'art. 6, lett. a), della direttiva 2016/680 nonché gli artt. 47 e 48 CDFUE devono essere interpretati nel senso che essi non ostano a una normativa nazionale (come quella bulgara) che prevede che, in caso di rifiuto della persona formalmente accusata di un reato doloso perseguibile d'ufficio di cooperare spontaneamente alla raccolta dei dati biometrici e genetici che la riguardano, ai fini della loro registrazione, il giudice penale competente è tenuto ad autorizzare una misura di esecuzione coercitiva di tale raccolta, senza avere il potere di valutare se sussistano fondati motivi per ritenere che l'interessato abbia commesso il reato di cui è formalmente accusato, purché il diritto nazionale garantisca successivamente il controllo giurisdizionale effettivo delle condizioni di tale messa in stato di accusa formale, da cui risulta l'autorizzazione a procedere a detta raccolta; 3) l'art. 10 della direttiva 2016/680, in combinato disposto con l'art. 4, § 1, lett. da a) a c), nonché con l'art. 8, §§ 1 e 2, di tale direttiva, dev'essere interpretato nel senso che esso osta a una normativa nazionale (come quella bulgara) che prevede la raccolta sistematica di dati biometrici e genetici di qualsiasi persona formalmente accusata di un reato doloso perseguibile d'ufficio, ai fini della loro registrazione, senza prevedere l'obbligo, per l'autorità competente, di verificare e di dimostrare, da un lato, che tale raccolta è strettamente necessaria per il raggiungimento dei concreti obiettivi perseguiti e, dall'altro, che tali obiettivi non possono essere raggiunti mediante misure che costituiscono un'ingerenza meno grave nei diritti e nelle libertà della persona interessata.

Corte di giustizia UE, quinta sezione, 26 gennaio 2023

Porti: è incostituzionale l'art. 4, comma 1-septies, lett. a), d.l. 121/2021 (c.d. decreto infrastrutture)

È incostituzionale - per violazione di varî parametri - l'art. 4, comma 1-septies, lett. a), del d.l. 10 settembre 2021, n. 121 («Disposizioni urgenti in materia di investimenti e sicurezza delle infrastrutture, dei trasporti e della circolazione stradale, per la funzionalità del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, del Consiglio superiore dei lavori pubblici e dell'Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali»), introdotto, in sede di conversione, dalla l. 9 novembre 2021, n. 156, là dove: 1) sostituendo l'art. 5, comma 1, della l. 28 gennaio 1994, n. 84 («Riordino della legislazione in materia portuale»), non prevede che il documento di programmazione strategica di sistema (DPSS) sia accompagnato da una relazione illustrativa che descriva i criteri seguiti nel prescelto assetto del sistema e gli indirizzi per la futura pianificazione; 2) sostituendo l'art. 5, comma 1-bis, della l. 84/1994, prevede che il DPSS «è approvato dal Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, che si esprime sentita la Conferenza nazionale di coordinamento delle Autorità di sistema portuale di cui all'articolo 11-ter della presente legge», a seguito di parere della regione territorialmente interessata da esprimere nel termine di quarantacinque giorni, anziché «è approvato, nei quarantacinque giorni successivi all'acquisizione del parere del comune, previa intesa con la regione territorialmente interessata, dal Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili che si esprime sentita la Conferenza nazionale di coordinamento delle Autorità di sistema portuale di cui all'articolo 11-ter della presente legge. In caso di mancanza di accordo si applicano le disposizioni di cui all'art. 14-quinquies della legge 7 agosto 1990, n. 241 in quanto compatibili»; 3) sostituisce l'art. 5, comma 1, lett. b), della l. 84/1994, limitatamente alle parole «che comprendono, oltre alla circoscrizione territoriale dell'Autorità di sistema portuale, le ulteriori aree, pubbliche e private, assoggettate alla giurisdizione dell'Autorità di sistema portuale»; 4) inserisce il comma 1-septies nell'art. 5 della l. 84/1994.

Corte costituzionale, 26 gennaio 2023, n. 6

Responsabilità amministrativa: risponde del danno erariale il privato che, ottenuto un finanziamento pubblico, non adempie ai relativi obblighi e omette di restituirlo

In tema di responsabilità amministrativa, risponde del danno cagionato all'erario il soggetto privato che, ottenuto un finanziamento pubblico, non adempia agli obblighi stabiliti dal relativo bando (nella fattispecie, all'obbligo di rendicontazione finale), determinando così la revoca del contributo, e ometta di restituirlo. ► V. anche Corte dei conti, s.g. Puglia, sent. n. 269/2021, in questa Rivista.

Corte dei conti, s.g. Piemonte, 20 gennaio 2023, n. 8

Processo amministrativo: l'error in iudicando non può dar luogo alla revocazione della sentenza

In tema di processo amministrativo, ai sensi degli artt. 106, comma 1, c.p.a. e 395, comma 1, n. 4), c.p.c., l'errore revocatorio consiste nel supporre l'esistenza di un fatto la cui verità è incontrastabilmente esclusa dagli atti o documenti della causa, oppure nel supporre l'inesistenza di un fatto la cui verità è positivamente stabilita dagli atti o documenti della causa, purché non si tratti di un punto controverso sul quale il giudice abbia deciso. Non costituiscono, invece, causa di revocazione l'errore di valutazione o di giudizio e, in particolare, le ipotesi di erroneo, inesatto o incompleto apprezzamento delle risultanze processuali o di anomalia del procedimento logico di interpretazione del materiale probatorio ovvero quelle in cui la questione controversa sia stata risolta sulla base di specifici canoni ermeneutici o di un esame critico della documentazione acquisita, che semmai danno luogo a un ipotetico errore di giudizio, non censurabile mediante revocazione (dichiara inammissibile il ricorso per la revocazione di CdS, sez. II, sent. n. 7369/2022). ► V. anche, in questa Rivista: CdS, sez. IV, sent. n. 3089/2021, e sez. VI, sent. n. 3306/2020; CGARS, sent. n. 807/2021.

Consiglio di Stato, sezione II, 23 gennaio 2023, n. 741

Edilizia e urbanistica: quando avviene fra categorie edilizie omogenee, il cambio di destinazione d'uso di un preesistente manufatto non richiede alcun titolo abilitativo

In tema di edilizia e urbanistica, il cambio di destinazione d'uso di un preesistente manufatto, quando avviene fra categorie edilizie omogenee, non richiede alcun titolo abilitativo, mentre, quando avviene fra categorie edilizie funzionalmente autonome e non omogenee, integra una modificazione edilizia con effetti incidenti sul carico urbanistico, soggetta pertanto a permesso di costruire (riforma TAR Calabria, Reggio Calabria, sent. n. 56/2018).

Consiglio di Stato, sezione VII, 20 gennaio 2023, n. 710

Appalti pubblici: la causa di esclusione ex art. 80, comma 5, lett. m), d.lgs. 50/2016 non si applica nelle gare suddivise in lotti, salvo che la lex specialis stabilisca altrimenti

In tema di procedure per l'affidamento di contratti pubblici, l'art. 80, comma 5, lett. m), del d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50 («Codice dei contratti pubblici»), che prevede l'esclusione delle imprese fra le quali sussista una situazione di controllo ex art. 2359 c.c. o le cui offerte risultino imputabili a un unico centro decisionale, non si applica nel caso di gara suddivisa in lotti, salvo che la lex specialis abbia stabilito altrimenti in forza dell'art. 51, commi 2 e 3, d.lgs. cit. (riforma TAR Abruzzo, Pescara, sent. n. 44/2022).

Consiglio di Stato, sezione V, 19 gennaio 2023, n. 652

Edilizia e urbanistica: sull'escussione, da parte del Comune, di una polizza fideiussoria a garanzia del pagamento degli oneri di urbanizzazione decide il giudice ordinario

Appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario la controversia riguardante l'escussione, da parte del Comune, di una polizza fideiussoria a garanzia di somme ad esso dovute per oneri di urbanizzazione, in seguito al rilascio di una concessione edilizia (riforma TAR Abruzzo, sent. n. 649/2014).

Consiglio di Stato, sezione IV, 17 gennaio 2023, n. 538

Ordine pubblico: non è incostituzionale l'art. 6 l. 152/1975 (confisca delle armi)

Non sono fondate, anche «nei sensi di cui in motivazione», le questioni di legittimità costituzionale - sollevate dal Tribunale di Milano in riferimento a varî parametri - dell'art. 6 della l. 22 maggio 1975, n. 152 («Disposizioni a tutela dell'ordine pubblico»), là dove: a) impone al giudice di disporre la confisca delle armi anche in caso di estinzione del reato per oblazione; b) prevede come obbligatoria la confisca delle armi anche per la contravvenzione ex art. 38 del r.d. 18 giugno 1931, n. 773 («Approvazione del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza»).

Corte costituzionale, 24 gennaio 2023, n. 5

Processo amministrativo: l'omesso deposito di copia della sentenza impugnata comporta l'inammissibilità dell'appello (anche nel PAT)

In tema di processo amministrativo, ai sensi dell'art. 94 c.p.a., l'omesso deposito, nel termine di trenta giorni dall'ultima notificazione del ricorso in appello, di una copia (non necessariamente autentica) della sentenza impugnata comporta - pure nell'ambito del processo amministrativo telematico (PAT) - l'inammissibilità del gravame (dichiara inammissibile l'appello avverso TAR Sicilia, sez. II, sent. n. 153/2022). ► V. anche CdS, sez. VI, sentt. nn. 10185 e 4520/2022, entrambe in questa Rivista.

CGA Regione Siciliana, 23 gennaio 2023, n. 86

Appalti pubblici: l'impresa che non ha pagato il contributo ANAC va esclusa dalla gara, se ciò è previsto nella lex specialis

In tema di procedure per l'affidamento di contratti pubblici, l'operatore economico che non abbia tempestivamente effettuato il pagamento del contributo a favore dell'Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) dev’essere escluso dalla gara, ove ciò sia previsto nella lex specialis. ► V. anche, in questa Rivista: CdS, sez. V, sent. n. 2386/2018; TAR Abruzzo, sent. n. 100/2020; TAR Calabria, Reggio Calabria, sentt. nn. 573/2021 e 543/2020; TAR Lazio, sez. III-bis, sent. n. 11031/2017; TAR Puglia, sez. II, sent. n. 730/2022.

TAR Sardegna, sezione II, 18 gennaio 2023, n. 14

G. Di Dio, A. Pezzinga

Codice tributario

La Tribuna, 2023

R. Razzante

Riciclaggio e reati connessi

Giuffrè, 2023

R. Giordano (cur.)

Provvedimenti cautelari

Giuffrè, 2022