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Procedura penale: il sequestro preventivo finalizzato alla confisca diretta può essere esteso alle somme depositate sul conto corrente dopo la notifica del provvedimento ablatorio originario

Il sequestro preventivo finalizzato alla confisca diretta può essere esteso alle somme di denaro che siano affluite su conti correnti bancari, depositi bancari e libretti di risparmio successivamente alla notificazione del provvedimento ablatorio originario, fino alla concorrenza dell'importo ivi indicato (fattispecie relativa ai conti della Lega Nord).

Corte di cassazione, sezione II penale, 12 aprile 2018, n. 29923

Misure di prevenzione: la trascrizione del provvedimento di sequestro o confisca del bene sottoposto a garanzia non preclude la cessione del credito

Nel caso in cui la cessione di un credito ipotecario precedentemente insorto avvenga successivamente alla trascrizione del provvedimento di sequestro o di confisca di prevenzione del bene sottoposto a garanzia, tale circostanza non è in quanto tale preclusiva dell'ammissibilità della ragione creditoria, né determina di per sé uno stato di mala fede in capo al terzo cessionario del credito, potendo questo dimostrare la buona fede.

Corte di cassazione, sezioni unite penali, 31 maggio 2018, n. 29847

Reati culturalmente orientati: i paletti della Corte di cassazione

La categoria dei "reati culturalmente orientati" (o "reati culturalmente motivati") postula un attento bilanciamento fra, da un lato, il diritto dell'agente a non rinnegare le proprie tradizioni culturali, religiose e sociali, e, dall'altro, la tutela dei beni offesi o posti in pericolo dalla sua condotta. A tal fine, occorre valutare l'incidenza della matrice culturale sul comportamento criminoso, tenendo conto sia della natura - religiosa o giuridica - e del grado di cogenza, all'interno del gruppo sociale cui l'autore appartiene, della norma culturale in adesione alla quale è stato commesso il reato, sia del livello di integrazione raggiunto dallo stesso soggetto nel nostro Paese (fattispecie riguardante atti sessuali compiuti da un genitore di origine albanese sul figlio minore).

Corte di cassazione, sezione III penale, 29 gennaio 2018, n. 29613

Cooperazione giudiziaria civile: ai fini della competenza in materia di responsabilità genitoriale, la nozione di "residenza abituale del minore" presuppone necessariamente la presenza fisica dello stesso in uno Stato UE

L'art. 8, § 1, del regolamento (CE) n. 2201/2003 del Consiglio, del 27 novembre 2003, relativo alla competenza, al riconoscimento e all'esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e in materia di responsabilità genitoriale, che abroga il regolamento (CE) n. 1347/2000, dev'essere interpretato nel senso che un minore dev'essere stato fisicamente presente in uno Stato membro perché possa essere considerato come residente abitualmente in questo Stato, ai sensi della disposizione sopra citata (senza che possa attribuirsi rilievo ad altre circostanze, come il comportamento illecito messo in atto da uno dei genitori sull'altro, da cui è derivato come conseguenza che il minore è nato e risiede dalla nascita in uno Stato terzo, o la violazione dei diritti fondamentali della madre o di tale minore).

Corte di giustizia UE, prima sezione, 17 ottobre 2018

Famiglia: il decreto della corte d'appello che, in sede di reclamo, conferma, revoca o modifica i provvedimenti relativi ai rapporti fra nonni e nipoti minorenni è ricorribile per cassazione

In tema di famiglia: 1) i provvedimenti che incidono sul diritto degli ascendenti ad instaurare ed a mantenere rapporti significativi con i nipoti minorenni, ai sensi dell'art. 317-bis c.c., nel testo novellato dall'art. 42 del d.lgs. 28 dicembre 2013, n. 154, al pari di quelli ablativi della responsabilità genitoriale emessi dal giudice minorile ai sensi degli artt. 330 e 336 c.c., hanno attitudine al giudicato rebus sic stantibus, in quanto non revocabili o modificabili salva la sopravvenienza di fatti nuovi, sicché il decreto della corte di appello che, in sede di reclamo, conferma, revoca o modifica i predetti provvedimenti, è impugnabile con ricorso per cassazione ex art. 111, settimo comma, Cost.; 2) alla luce dei principi desumibili dall'art. 8 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, dall'art. 24, comma 2, della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e dagli artt. 2 e 30 Cost., il diritto degli ascendenti, azionabile anche in giudizio, di instaurare e mantenere rapporti significativi con i nipoti minorenni, previsto dall'art. 317-bis c.c., cui corrisponde lo speculare diritto del minore di crescere in famiglia e di mantenere rapporti significativi con i parenti, ai sensi dell'art. 315-bis c.c., si pone come un diritto pieno esclusivamente nei confronti dei terzi, laddove costituisce una posizione soggettiva recessiva di fronte al preminente interesse dei nipoti che è, in ogni caso, destinato a prevalere, laddove la frequentazione con i nonni non si esplichi in funzione di una loro crescita serena ed equilibrata, ma si traduca, al contrario, in una ragione di turbamento e di disequilibrio affettivo.

Corte di cassazione, sezione I civile, 25 luglio 2018, n. 19779

Responsabilità amministrativa: l'albergatore che non riversa al Comune l'imposta di soggiorno ne risponde dinanzi alla Corte dei conti

Il gestore della struttura ricettiva (o albergatore) che omette di versare all'Amministrazione comunale le somme riscosse a titolo di imposta di soggiorno è sottoposto alla giurisdizione della Corte dei conti.

Corte di cassazione, sezioni unite civili, 24 luglio 2018, n. 19654

Avvocati: le Sezioni unite si pronunciano sull'esercizio in forma associata della professione

Dal 1° gennaio 2018, l'esercizio in forma associata della professione forense è regolato dall'art. 4-bis della l. 31 dicembre 2012, n. 247 («Nuova disciplina dell'ordinamento della professione forense»), introdotto dalla l. 4 agosto 2017, n. 124 («Legge annuale per il mercato e la concorrenza») e poi integrato dalla l. 27 dicembre 2017, n. 205 («Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020»), il quale - sostituendo la previgente disciplina contenuta negli artt. 16 e ss. del d.lgs. 2 febbraio 2001, n. 96 («Attuazione della direttiva 98/5/CE volta a facilitare l'esercizio permanente della professione di avvocato in uno Stato membro diverso da quello in cui è stata acquisita la qualifica professionale») - consente la costituzione di società di persone, di capitali o cooperative i cui soci siano, per almeno due terzi del capitale sociale e dei diritti di voto, avvocati iscritti all'albo, ovvero avvocati iscritti all'albo e professionisti iscritti in albi di altre professioni, e il cui organo di gestione sia composto solo da soci e, nella sua maggioranza, da soci avvocati.

Corte di cassazione, sezioni unite civili, 19 luglio 2018, n. 19282

Edilizia residenziale pubblica: sul diniego di voltura del contratto di locazione decide il giudice ordinario

In tema di edilizia residenziale pubblica, appartengono alla giurisdizione del giudice ordinario le controversie riguardanti la fase successiva all'adozione del provvedimento di assegnazione dell'alloggio, atteso che in tale fase l'Amministrazione non esercita alcun potere autoritativo, ma agisce quale parte di un rapporto privatistico di locazione (cfr. Cass. civ., sez. un., ord. n. 22079/2017, in questa Rivista).

TAR Lazio, sezione II, 28 settembre 2018, n. 9648

Appalti pubblici: il RUP non può sostituirsi alla commissione di gara

In tema di procedure per l'affidamento di contratti pubblici, è illegittimo, in quanto viziato da incompetenza relativa, il provvedimento del responsabile unico del procedimento (RUP) che, ritenendo priva di un requisito essenziale l'offerta tecnica presentata dall'impresa aggiudicataria, dispone la revoca dell'aggiudicazione definitiva e, senza aver previamente riconvocato la commissione di gara al fine di un nuovo giudizio, assegna l'appalto ad altra impresa concorrente.

TAR Lombardia, Brescia, sezione II, 25 settembre 2018, n. 906

Concorsi pubblici: il possesso della certificazione di Auditor/Lead Auditor ISO/IEC/27001 non può costituire requisito di ammissione alla procedura selettiva per l'affidamento dell'incarico di responsabile della sicurezza dei dati

La certificazione di Auditor/Lead Auditor ISO/IEC/27001 non costituisce titolo abilitante ai fini dell'assunzione e dello svolgimento delle funzioni di responsabile della sicurezza dei dati [artt. 37 e ss. del Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE (regolamento generale sulla protezione dei dati)].

TAR Friuli-Venezia Giulia, 13 settembre 2018, n. 287

Appalti pubblici: l'autodichia del Senato non si estende alle controversie in materia di appalti

In tema di procedure per l'affidamento di contratti pubblici: 1) l'autodichia (o "giurisdizione domestica") del Senato della Repubblica non si estende alle controversie in materia di appalti; 2) la scelta della stazione appaltante di non invitare alla procedura negoziata l'affidatario uscente rinviene la sua giustificazione nel "principio di rotazione" (finalizzato ad evitare il consolidamento di rendite di posizione) e non necessita, quindi, di specifica motivazione.

TAR Lazio, sezione I, 11 settembre 2018, n. 9268

Pubblicità occulta: è legittima la sanzione irrogata dall'Antitrust a RCS per una rubrica del settimanale «Il Mondo» sulla telefonia cellulare

La pubblicità occulta - la quale rientra nel più ampio genus della pubblicità ingannevole - consiste nel diffondere, in forma apparentemente neutrale e disinteressata, notizie e informazioni aventi in realtà uno scopo promozionale (come nel caso della "pubblicità redazionale"), incidendo così sulla capacità critica del consumatore (conferma TAR Lazio, sez. I, sent. n. 3210/2013).

Consiglio di Stato, sezione VI, 14 settembre 2018, n. 5396

Edilizia residenziale pubblica: la convenzione comunale può estendere i limiti temporali ex lege all'alienabilità degli alloggi

In tema di edilizia residenziale pubblica, la convenzione comunale di cui all'art. 35 della l. 22 ottobre 1971, n. 865 («Programmi e coordinamento dell'edilizia residenziale pubblica; norme sulla espropriazione per pubblica utilità; modifiche ed integrazioni alle leggi 17 agosto 1942, n. 1150; 18 aprile 1962, n. 167; 29 settembre 1964, n. 847; ed autorizzazione di spesa per interventi straordinari nel settore dell'edilizia residenziale, agevolata e convenzionata»), può sottoporre l'alienabilità degli alloggi a limiti temporali diversi e ulteriori rispetto a quelli previsti dalla legge (riforma TAR Lazio, sez. II-bis, sent. n. 1686/2016).

Consiglio di Stato, sezione IV, 10 settembre 2018, n. 5300

Ordinamento penitenziario: è incostituzionale il divieto di cottura dei cibi previsto per i detenuti sottoposti al 41-bis

È incostituzionale - per violazione degli artt. 3 e 27 Cost. - l'art. 41-bis, comma 2-quater, lett. f), della l. 26 luglio 1975, n. 354 («Norme sull'ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà»), come modificato dall'art. 2, comma 25, lett. f), n. 3), della l. 15 luglio 2009, n. 94 («Disposizioni in materia di sicurezza pubblica»), limitatamente alle parole «e cuocere cibi».

Corte costituzionale, 12 ottobre 2018, n. 186

Terzo settore: l'atto d'indirizzo del Ministro del lavoro relativo al Fondo per il finanziamento di progetti e attività di interesse generale deve passare per la Conferenza Stato-Regioni

È incostituzionale - per violazione del principio di leale collaborazione (art. 120 Cost.) - l'art. 72, comma 3, del d.lgs. 3 luglio 2017, n. 117 [«Codice del Terzo settore, a norma dell'articolo 1, comma 2, lettera b), della legge 6 giugno 2016, n. 106»], nel testo antecedente alle modifiche di cui all'art. 19 del d.lgs. 3 agosto 2018, n. 105 [«Disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117, recante: "Codice del Terzo settore, a norma dell'articolo 1, comma 2, lettera b), della legge 6 giugno 2016, n. 106"»], nella parte in cui non prevede che l'atto d'indirizzo con cui il Ministro del lavoro e delle politiche sociali determina annualmente «gli obiettivi generali, le aree prioritarie di intervento e le linee di attività finanziabili nei limiti delle risorse disponibili sul Fondo medesimo» sia adottato previa intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano.

Corte costituzionale, 12 ottobre 2018, n. 185

Processo penale: l'ordinanza dibattimentale che rigetta la richiesta di declaratoria di estinzione del reato per condotte riparatorie ex art. 162-ter c.p. non è autonomamente impugnabile

L'ordinanza del giudice dibattimentale che rigetta la richiesta di declaratoria di estinzione del reato per condotte riparatorie ex art. 162-ter c.p. non è autonomamente impugnabile, potendo essere appellata - giusta l'art. 586 c.p.p. - solo unitamente alla sentenza di primo grado.

Corte di cassazione, sezione I penale, 29 maggio 2018, n. 29562

Mandato d'arresto europeo: l'ipotesi di rifiuto della consegna ex art. 18, comma 1, lett. r), l. 69/2005 non vale per i cittadini extracomunitari

In tema di mandato d'arresto europeo, l'art. 18, comma 1, lett. r), della l. 22 aprile 2005, n. 69 («Disposizioni per conformare il diritto interno alla decisione quadro 2002/584/GAI del Consiglio, del 13 giugno 2002, relativa al mandato d'arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri»), il quale prevede il rifiuto della consegna «ai fini della esecuzione di una pena o di una misura di sicurezza privative della libertà personale», si applica soltanto al cittadino italiano o al cittadino di un altro Stato membro dell'Unione europea che legittimamente ed effettivamente abbia residenza o dimora nel territorio italiano.

Corte di cassazione, sezione VI penale, 21 giugno 2018, n. 29290

Processo penale: in caso di "patteggiamento" per omicidio colposo commesso con violazione delle norme sulla circolazione stradale, il giudice deve sempre disporre la sospensione della patente di guida (diversamente, il PM può ricorrere per cassazione)

In caso di applicazione della pena su richiesta delle parti (artt. 444 ss. c.p.p.) per il reato di omicidio colposo commesso con violazione delle norme relative alla circolazione stradale, il giudice deve sempre disporre la sospensione della patente di guida, quale sanzione amministrativa accessoria prevista dall'art. 222 del d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285 («Nuovo codice della strada»). In difetto, il Pubblico ministero può proporre ricorso per cassazione avverso la sentenza a mente dell'art. 606, comma 2, c.p.p. (v. anche Cass. pen., sez. IV, sent. n. 21061/2018, in questa Rivista).

Corte di cassazione, sezione IV penale, 23 maggio 2018, n. 29179

Processo penale: i chiarimenti della Cassazione sulle ipotesi di revoca della sospensione del procedimento con messa alla prova ex art. 168-quater c.p.

Ai fini della revoca della sospensione del procedimento con messa alla prova, il giudice deve limitarsi ad accertare la sussistenza di una delle ipotesi previste dall'art. 168-quater c.p., dandone specifica motivazione nell'ordinanza emessa ai sensi dell'art. 464-octies c.p.p., censurabile in sede di ricorso per cassazione. In particolare, il giudice deve: a) nell'ipotesi sub 1), valutare l'effettiva sussistenza dei requisiti di gravità e reiterazione della trasgressione al programma o ai contenuti prescrittivi della misura, ovvero la mancanza di valide giustificazioni al rifiuto dell'interessato di svolgere il lavoro; b) nell'ipotesi sub 2), verificare, sulla base di un attento vaglio del complessivo incartamento processuale e delle eventuali dichiarazioni rese dall'interessato, l'avvenuta «commissione», in termini di elevata probabilità, di un nuovo «delitto non colposo» o - con un maggiore spazio valutativo - di un «reato della stessa indole di quello per cui si procede», senza dover attendere il passaggio in giudicato della sentenza pronunciata nell'autonomo procedimento penale instaurato in relazione a detto illecito.

Corte di cassazione, sezione VI penale, 23 febbraio 2018, n. 28826

Medici specializzandi: un'importante pronuncia delle Sezioni unite sul diritto al risarcimento del danno per omesso recepimento delle direttive comunitarie da parte dello Stato italiano

In tema di remunerazione dei medici specializzandi, il diritto al risarcimento del danno per omesso recepimento, da parte dello Stato italiano, delle direttive comunitarie compete, nel caso di corsi di specializzazione iniziatisi in data anteriore al 1° gennaio 1983, anche per l'anno accademico 1982-1983, limitatamente al periodo che va da quella data fino al termine della formazione (v. anche CGUE, ottava sezione, sent. 24 gennaio 2018, cause riunite C-616/16 e C-617/16, e Cass. civ., sez. lav., sent. n. 4449/2018, entrambe in questa Rivista).

Corte di cassazione, sezioni unite civili, 18 luglio 2018, n. 19107
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