Diritto civile: il danno da violazione delle distanze legali fra costruzioni va allegato e provato

Il danno derivante dalla violazione delle distanze legali fra costruzioni non è risarcibile per il solo fatto della violazione, ma dev'essere allegato e, ove occorra, provato, anche mediante presunzioni semplici e nozioni di comune esperienza, dal soggetto che l'ha subito.

Corte di cassazione, sezione II civile, 17 giugno 2026, n. 20490

Mutuo a tasso variabile: il TAN può essere ricostruito, ma l'Euribor dev'essere determinabile senza ambiguità

In tema di contratto di mutuo a tasso variabile: a) la clausola relativa agli interessi è validamente stipulata quando il tasso, anche se non espressamente indicato nel suo valore numerico, sia determinato o determinabile sulla base di criteri ed elementi oggettivamente individuabili; b) allorché il tasso sia commisurato a un indice variabile, quale l'Euribor, devono essere univocamente individuabili anche le modalità di rilevazione e di calcolo del parametro, comprese, ove rilevanti, quelle relative alla base temporale e al divisore utilizzato, non potendo residuare margini di incertezza tali da impedire la determinazione del tasso applicabile nel corso del rapporto.

Corte di cassazione, sezione II civile, 11 giugno 2026, n. 19348

Trasporto aereo: l'acquisto online di un biglietto non comporta la competenza del giudice del luogo di residenza del passeggero a conoscere dell'azione per il risarcimento del danno da perdita di bagagli

La Corte di giustizia UE ha dichiarato che: 1) l'art. 1 del regolamento (CE) n. 2027/97 del Consiglio, del 9 ottobre 1997, sulla responsabilità del vettore aereo con riferimento al trasporto aereo dei passeggeri e dei loro bagagli, come modificato dal regolamento (CE) n. 889/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 maggio 2002, letto in combinato disposto con l'art. 3, § 1, del regolamento n. 2027/97, come modificato, dev'essere interpretato nel senso che l'art. 33, § 1, della Convenzione per l'unificazione di alcune norme relative al trasporto aereo internazionale, conclusa a Montreal il 28 maggio 1999, firmata dalla Comunità europea il 9 dicembre 1999 e approvata a nome di quest'ultima con la decisione 2001/539/CE del Consiglio, del 5 aprile 2001, disciplina la determinazione dei giudici territorialmente competenti a conoscere di un'azione per il risarcimento del danno in caso di perdita dei bagagli durante un trasporto aereo effettuato tra due aeroporti situati nel territorio di un unico Stato membro, proposta da una persona residente in tale Stato membro contro un vettore aereo dell'Unione europea avente la propria sede sociale in detto Stato membro; 2) il predetto art. 33, § 1, dev'essere interpretato nel senso che: a) qualora il contratto di trasporto aereo di un passeggero sia stato concluso online, il giudice della residenza principale e permanente di tale passeggero non è competente a conoscere di un'azione di risarcimento nei confronti di un vettore aereo per il danno derivante dalla perdita dei bagagli di detto passeggero in base al foro di competenza territoriale corrispondente al «luogo in cui [il vettore] possiede un'impresa che ha provveduto a stipulare il contratto»; b) il «luogo in cui [il vettore] possiede un'impresa che ha provveduto a stipulare il contratto» si riferisce al luogo in cui il vettore possiede l'impresa che ha provveduto a stipulare il contratto di trasporto aereo del passeggero, anche quando l'azione di risarcimento riguarda il danno derivante dalla perdita dei bagagli di tale passeggero e il contratto di trasporto di tali bagagli è stato concluso da un'impresa di tale vettore situata in un altro luogo.

Corte di giustizia UE, terza sezione, 17 settembre 2026

Edilizia e urbanistica: il manufatto facilmente amovibile (come un dehors) non è per ciò solo un'opera precaria e, quando soddisfa esigenze stabili, richiede il permesso di costruire

In tema di edilizia e urbanistica, la natura precaria di un manufatto, ai fini dell'esenzione dal permesso di costruire, non dipende né dalla sua facile amovibilità, né dalla natura dei materiali impiegati, né dalla temporaneità del titolo amministrativo che ne autorizza l'installazione, ma dalla sua destinazione funzionale a soddisfare esigenze contingenti, temporanee e circoscritte nel tempo; con la conseguenza che un dehors destinato a integrare stabilmente l'attività commerciale, ampliandone in modo duraturo la capacità ricettiva, non può essere qualificato come opera precaria, anche se smontabile e soggetto ad autorizzazioni di durata limitata, e la sua installazione costituisce intervento di nuova costruzione soggetto a permesso di costruire. ● V. anche CdS, sez. VI, sent. n. 638/2024, in questa Rivista.

Consiglio di Stato, sezione V, 24 agosto 2026, n. 6617

Concessioni balneari: la proroga al 30 settembre 2027 è solo tecnica, le gare vanno indette senza indugio e l'indennizzo al concessionario uscente può essere riconosciuto unicamente per gli investimenti non ammortizzati

In tema di concessioni demaniali marittime per finalità turistico-ricreative: a) la proroga dell'efficacia delle concessioni sino al 30 settembre 2027, prevista dalla l. 5 agosto 2022, n. 118 («Legge annuale per il mercato e la concorrenza 2021»), come modificata dal d.l. 16 settembre 2024, n. 131 («Disposizioni urgenti per l'attuazione di obblighi derivanti da atti dell'Unione europea e da procedure di infrazione e pre-infrazione pendenti nei confronti dello Stato italiano»), convertito, con modificazioni, nella l. 14 novembre 2024, n. 166, costituisce una proroga tecnica, funzionale al tempestivo svolgimento delle procedure competitive, sicché il 30 settembre 2027 deve intendersi quale termine massimo di efficacia della proroga, e non quale termine minimo o quale riconoscimento del diritto del concessionario alla permanenza nel rapporto sino a tale data; b) l'Amministrazione concedente è tenuta ad avviare senza indugio la procedura competitiva e, ove questa si concluda anteriormente al 30 settembre 2027, la concessione prorogata è destinata a cessare anticipatamente, con conseguente subentro del nuovo affidatario; c) l'eventuale indennizzo spettante al concessionario uscente non costituisce un diritto automatico e generalizzato, ma presuppone la prova degli investimenti non ammortizzati e non può, neppure in assenza del decreto ministeriale attuativo relativo ai criteri di quantificazione, costituire un ostacolo o una condizione per l'avvio e lo svolgimento della procedura competitiva. ● V. anche, in questa Rivista: CGUE, terza sezione, sent. 20 aprile 2023, causa C-348/22; quinta sezione, sent. 14 luglio 2016, cause riunite C-458/14 e C-67/15; CdS, ad. plen., sent. n. 17/2021; sez. IV, sent. n. 1416/2021; sez. V, sent. n. 4658/2019; sez. VI, sentt. nn. 7874/2019 e 5051/2015; sez. VII, sentt. nn. 4479/2024 e 10378/2023; TAR Abruzzo, Pescara, sent. n. 217/2026; TAR Calabria, sez. II, sent. n. 846/2025; TAR Liguria, sez. I, sent. n. 183/2025; TAR Puglia, sez. I, sent. n. 268/2025; TAR Sicilia, Catania, sez. III, sent. n. 1871/2024; TAR Toscana, sez. II, sent. n. 363/2021.

Consiglio di Stato, sezione VII, 18 agosto 2026, n. 6539

Diritto amministrativo: anche per le false rappresentazioni dei fatti, la P.A. può agire in autotutela oltre i sei mesi solo quando il falso del privato è stato accertato con sentenza penale passata in giudicato

L'art. 21-novies, comma 2-bis, della l. 7 agosto 1990, n. 241 («Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi»), là dove prevede che «[i] provvedimenti amministrativi conseguiti sulla base di false rappresentazioni dei fatti o di dichiarazioni sostitutive di certificazione e dell'atto di notorietà false o mendaci per effetto di condotte costituenti reato, accertate con sentenza passata in giudicato, possono essere annullati dall'amministrazione anche dopo la scadenza del termine di sei mesi di cui al comma 1», va interpretato nel senso che, affinché l'amministrazione possa superare il predetto limite temporale per l'esercizio dei suoi poteri di annullamento in autotutela, il falso commesso dal privato istante dev'essere stato previamente accertato in sede penale, tanto nell'ipotesi di dichiarazioni sostitutive false o mendaci, quanto nell'ipotesi di false rappresentazioni dei fatti.

CGA Regione Siciliana, 13 luglio 2026, n. 478

Edilizia e urbanistica: una volta scaduti i termini di validità della convenzione urbanistica o il diverso termine stabilito dalle parti, le azioni legali per l'adempimento delle relative obbligazioni si prescrivono col decorso dei successivi dieci anni

In tema di edilizia e urbanistica, una volta scaduti i termini di validità della convenzione urbanistica o il diverso termine stabilito dalle parti, le azioni legali per l'adempimento delle relative obbligazioni (incluse quelle di cessione gratuita delle aree urbanizzate o da urbanizzare) si prescrivono col decorso dei successivi dieci anni, non essendo sufficiente l'interesse pubblico perseguito dall'Amministrazione ad alterare, in sé, il rapporto obbligatorio fra gli stipulanti ed a rendere indisponibili (e quindi imprescrittibili ex art. 2934, comma 2, c.c.), in assenza di un'espressa previsione legislativa, i diritti convenzionalmente stabiliti a favore dell'Amministrazione stessa. ● V. anche CdS, sez. IV, sent. n. 4853/2025, in questa Rivista.

TAR Piemonte, sezione II, 3 settembre 2026, n. 1812

Enti locali: l'art. 124, comma 1, d.lgs. 267/2000, che prevede la pubblicazione all'albo pretorio delle «deliberazioni» di comuni e province, si riferisce non solo alle delibere dei consigli e delle giunte, ma anche alle determinazioni dirigenziali

L'art. 124, comma 1, del d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267 («Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali»), a norma del quale «[t]utte le deliberazioni del comune e della provincia sono pubblicate mediante pubblicazione all'albo pretorio, nella sede dell'ente, per quindici giorni consecutivi, salvo specifiche disposizioni di legge», si riferisce non soltanto alle deliberazioni degli organi collegiali (consiglio e giunta), ma anche alle determinazioni dirigenziali.

TAR Liguria, sezione I, 2 settembre 2026, n. 1051

Diritto di accesso: chi è stato sanzionato per una violazione amministrativa deve poter conoscere il nominativo dell'agente accertatore al fine di difendersi

Il destinatario di un provvedimento sanzionatorio è legittimato, ex lege 241/1990, ad accedere ai documenti amministrativi che recano le generalità dell'agente accertatore, ove la conoscenza di queste sia funzionale all'esercizio del diritto di difesa e non esista una specifica previsione normativa che tuteli l'anonimato del predetto agente.

TAR Lazio, sezione I, 31 agosto 2026, n. 14477

Edilizia: il termine per impugnare il titolo abilitativo decorre dall'inizio, se si contesta l'an, oppure dall'ultimazione o dal sufficiente grado di sviluppo, se si contesta il quomodo, dei lavori (e il vicino deve accedere subito agli atti)

In tema di edilizia: 1) il termine per proporre ricorso avverso un titolo abilitativo decorre dall'inizio dei lavori, qualora si contesti l'an dell'edificazione, in quanto già da quel momento si configura la piena conoscenza della realizzazione dell'opera, oppure dalla data di completamento dei lavori, o comunque da quando si rende palese l'esatta dimensione, consistenza e finalità del manufatto, qualora se ne contesti il quomodo dell'edificazione; 2) allorché l'attività edilizia in atto appaia illegittima, il soggetto interessato, e in particolare il vicino, ha l'onere di attivarsi prontamente con l'istituto dell'accesso agli atti; il tardivo utilizzo di tale strumento è inidoneo a procrastinare il dies a quo di decorrenza del termine d'impugnativa, poiché ciò si porrebbe in contrasto con le esigenze di stabilità dei rapporti giuridici e di tutela dell'affidamento dei soggetti titolari del titolo edilizio (fattispecie riguardante una infrastruttura di comunicazione elettronica). ● V. anche, in questa Rivista, ex plurimis: CdS, sez. II, sentt. nn. 5864 e 5170/2020; sez. IV, sentt. nn. 1883/2026, 7053/2024, 2092/2024 e 4502/2021; sez. VI, sent. n. 9500/2022; TAR Campania, sez. VI, sent. n. 4873/2020.

TAR Lazio, sezione V-quater, 26 agosto 2026, n. 14367

Sanità: gli incarichi di direzione di struttura complessa non sono riservati ai soli dirigenti medici, ma possono essere conferiti anche ai dirigenti delle professioni sanitarie

Nell'assetto unitario della dirigenza sanitaria delineato dall'art. 15 del d.lgs. 30 dicembre 1992, n. 502 («Riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma dell'articolo 1 della legge 23 ottobre 1992, n. 421»), gli incarichi di direzione di struttura complessa non sono riservati in via generale ai dirigenti medici, potendo essere conferiti anche ai dirigenti delle professioni sanitarie, sempreché le funzioni della struttura risultino coerenti con le competenze professionali, formative e manageriali del candidato e siano rispettati i requisiti richiesti per lo specifico incarico.

TAR Lombardia, Brescia, sezione II, 24 agosto 2026, n. 1174

Pubblico impiego: il personale militare e delle forze di polizia è escluso dalle procedure di mobilità volontaria ex art. 30, comma 1, d.lgs. 165/2001

In tema di pubblico impiego, il personale militare e delle forze di polizia è escluso dalle procedure di mobilità volontaria di cui all'art. 30, comma 1, del d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165 («Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche»); e ciò, in ragione sia del fatto che tale disposizione fa riferimento soltanto ai «dipendenti di cui all'articolo 2, comma 2», e non anche a quelli di cui all'art. 3 (personale in regime di diritto pubblico), del medesimo decreto legislativo, sia del fatto che il trasferimento, risolvendosi in una cessione del contratto di lavoro, presuppone necessariamente l'omogeneità, qui assente, fra le posizioni dell'amministrazione di provenienza e quelle dell'amministrazione di destinazione.

TAR Piemonte, sezione III, 21 agosto 2026, n. 1774

Processo amministrativo: ricorso inammissibile se la procura al difensore non è "speciale"

In tema di processo amministrativo: 1) l'avviso ex art. 73, comma 3, c.p.a., finalizzato a provocare il contraddittorio delle parti su una questione rilevata d'ufficio dal giudice, non è necessario qualora i difensori non compaiano in udienza, avendo essi implicitamente rinunciato, con la loro assenza, alla possibilità di controdedurre; 2) è inammissibile il ricorso che non sia corredato della «procura speciale» richiesta dall'art. 40, comma 1, lett. g), c.p.a., ossia una procura che indichi gli elementi essenziali del giudizio (oggetto, parti, autorità adita) e ogni altro elemento utile a individuare la controversia, salvo che la procura al difensore sia apposta in calce o a margine del ricorso, nel qual caso il requisito della specialità resta assorbito dal contesto documentale unitario, derivando direttamente dalla relazione fisica fra la delega e il ricorso, nonostante la genericità del testo della prima. ● V. anche, in questa Rivista: 1) CdS, sez. V, sent. n. 3447/2023; 2) CdS, sez. III, sentt. nn. 8253/2025 e 3550/2024; sez. IV, sent. n. 8092/2024; sez. VI, sent. n. 2922/2019; TAR Liguria, sez. II, sent. n. 676/2026; TAR Lombardia, sez. II, sent. n. 339/2020; TAR Molise, sent. n. 38/2022; TAR Sardegna, sez. I, sent. n. 489/2025.

TAR Lombardia, sezione II, 19 agosto 2026, n. 4122

Processo amministrativo: inammissibile il ricorso notificato a una P.A. diversa da quella che ha emesso l'atto impugnato

In tema di processo amministrativo, ai sensi dell'art. 41, comma 2, c.p.a., è inammissibile il ricorso di annullamento notificato a una Pubblica Amministrazione diversa da quella che ha emesso l'atto impugnato. ● V. anche TAR Friuli-Venezia Giulia, sent. n. 386/2025, in questa Rivista.

TAR Sicilia, Catania, sezione I, 13 agosto 2026, n. 2364

Responsabilità amministrativa: la "colpa di apparato" può ridurre o persino elidere la responsabilità del singolo

In tema di responsabilità amministrativa, ai sensi dell'art. 1, comma 1-bis, della l. 14 gennaio 1994, n. 20 («Disposizioni in materia di giurisdizione e controllo della Corte dei conti»), come modificato dall'art. 1, comma 1, lett. a), n. 3), della l. 7 gennaio 2026, n. 1 («Modifiche alla legge 14 gennaio 1994, n. 20, e altre disposizioni nonché delega al Governo in materia di funzioni della Corte dei conti e di responsabilità amministrativa e per danno erariale»), il concorso dell'amministrazione danneggiata nella produzione del danno (c.d. colpa di apparato) può ridurre o finanche elidere la responsabilità del singolo soggetto ad essa legato da un rapporto di servizio (fattispecie di malpractice sanitaria).

Corte dei conti, s.g. Liguria, 1° luglio 2026, n. 51

Riparazione per ingiusta detenzione: la scelta dell'imputato di avvalersi della facoltà di non rispondere all'interrogatorio, come pure di non opporsi alla convalida dell'arresto e di non chiederne la revoca, non esclude ex se l'indennizzo

In tema di riparazione per ingiusta detenzione: a) il giudice di merito, per stabilire se chi l'ha patita abbia dato o concorso a darvi causa con dolo o colpa grave, deve valutare tutti gli elementi probatori disponibili, al fine di stabilire, con valutazione ex ante e secondo un iter logico-motivazionale del tutto autonomo rispetto a quello seguito nel processo di merito, non se tale condotta integri gli estremi di reato, ma solo se sia stata il presupposto che abbia ingenerato, ancorché in presenza di errore dell'autorità procedente, la falsa apparenza della sua configurabilità come illecito penale; b) a tal fine, è necessario uno specifico raffronto tra la condotta del richiedente (da ricostruirsi in considerazione della sentenza assolutoria) e le ragioni sottese all'intervento dell'autorità e/o alla sua persistenza, con motivazione che deve apprezzare la sussistenza di condotte che rivelino dolo oppure eclatante o macroscopica negligenza, imprudenza o violazioni di leggi o regolamenti, e che, se adeguata e congrua, è incensurabile in sede di legittimità; c) il giudice della riparazione deve, quindi, muovere non dagli elementi fondanti la misura cautelare, bensì dall'accertamento della condotta del richiedente, anche in ragione dei fatti ritenuti provati o non esclusi dal giudice penale, per poi valutarla ai fini del giudizio circa la condizione ostativa del dolo o della colpa grave e del suo collegamento sinergico con l'intervento dell'autorità in relazione alle circostanze sottese all'ordinanza cautelare; d) ai sensi dell'art. 314, comma 1, c.p.p., come modificato dall'art. 4, comma 1, lett. b), del d.lgs. 8 novembre 2021, n. 188 [«Disposizioni per il compiuto adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni della direttiva (UE) 2016/343 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 marzo 2016, sul rafforzamento di alcuni aspetti della presunzione di innocenza e del diritto di presenziare al processo nei procedimenti penali»], la circostanza che l'imputato, in sede di interrogatorio, si sia avvalso della facoltà di non rispondere non è di per sé ostativa al riconoscimento dell'indennizzo; e) la scelta dell'imputato di non opporsi alla convalida dell'arresto e di non chiedere la revoca della misura non può essere valutata gravemente colposa, non essendo possibile formulare supposizioni sull'esito che tale richiesta avrebbe avuto ed essendo doveroso, invece, fare riferimento a ciò che, in concreto, è avvenuto in fase cautelare e al contenuto della decisione che ha chiuso il giudizio di cognizione. ● V. anche Cass. pen., sez. IV, sent. n. 40349/2022, in questa Rivista.

Corte di cassazione, sezione IV penale, 27 febbraio 2026, n. 20152 (dep. 3 giugno 2026)

Trasporto ferroviario: il regolamento (CE) 1370/2007 consente una compensazione di servizio pubblico senza «ragionevole utile» quando l'operatore non assume rischi economici e rinuncia consapevolmente a tale remunerazione

Gli artt. 4, § 1, lett. b), e 6, § 1, del regolamento (CE) n. 1370/2007 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2007, relativo ai servizi pubblici di trasporto di passeggeri su strada e per ferrovia e che abroga i regolamenti del Consiglio (CEE) n. 1191/69 e (CEE) n. 1107/70, nonché i punti 2, 5 e 6 dell'allegato di tale regolamento, letti alla luce dei considerando 27 e 34 di quest'ultimo, devono essere interpretati nel senso che essi non ostano a un contratto di servizio pubblico di trasporto per ferrovia contemplante la copertura integrale dei costi sostenuti dall'operatore di servizio pubblico, per un periodo transitorio fino alla conclusione di un nuovo contratto di lunga durata riguardante lo stesso obbligo di servizio pubblico, con il quale detto operatore rinuncia alla presa in considerazione di un «ragionevole utile», previsto dalle disposizioni suddette, ai fini del calcolo dell'importo della «compensazione di servizio pubblico», ai sensi dell'art. 2, lett. g), del regolamento sopra citato (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Consiglio di Stato).

Corte di giustizia UE, terza sezione, 10 settembre 2026

Appalti pubblici: i chiarimenti dell'Adunanza plenaria sul rito "super-accelerato" in materia di accesso agli atti di gara ex art. 36, comma 4, d.lgs. 36/2023

In tema di procedure per l'affidamento di contratti pubblici, il rito speciale "super-accelerato" ex art. 36, comma 4, del d.lgs. 31 marzo 2023, n. 36 («Codice dei contratti pubblici in attuazione dell'articolo 1 della legge 21 giugno 2022, n. 78, recante delega al Governo in materia di contratti pubblici»): a) essendo previsto da una disposizione eccezionale insuscettibile di estensione analogica, è applicabile solo quando, contestualmente alla comunicazione digitale dell'aggiudicazione di cui al comma 1, la stazione appaltante o l'ente procedente abbia adempiuto agli obblighi informativi contemplati dai commi precedenti, dando anche atto delle decisioni adottate sulle richieste di oscuramento; in caso di inosservanza sostanziale di detti obblighi, si rispande la disciplina del rito dell'accesso dettata dall'art. 116 c.p.a.; b) presuppone l'adozione di una decisione specifica ed espressa sulla richiesta di oscuramento, non potendosi considerare sufficiente, quale provvedimento implicito, la mera pubblicazione dell'offerta tecnica in forma, in tutto o in parte, oscurata, eventualmente accompagnata dalla richiesta di oscuramento. ● V. anche, in questa Rivista: CdS, sez. V, sent. n. 2384/2025; TAR Marche, sez. I, sent. n. 748/2025; TAR Puglia, sez. II, sent. n. 1005/2024; TAR Veneto, sez. I, sent. n. 2605/2024.

Consiglio di Stato, adunanza plenaria, 9 settembre 2026, n. 8

Pianificazione urbanistica: la scadenza del termine decennale per attuare il piano per gli insediamenti produttivi (PIP) non comporta la qualificazione delle aree in esso perimetrate come "zone bianche"

La scadenza del termine decennale previsto dall'art. 27 della l. 22 ottobre 1971, n. 865 («Programmi e coordinamento dell'edilizia residenziale pubblica; norme sulla espropriazione per pubblica utilità; modifiche ed integrazioni alle leggi 17 agosto 1942, n. 1150; 18 aprile 1962, n. 167; 29 settembre 1964, n. 847; ed autorizzazione di spesa per interventi straordinari nel settore dell'edilizia residenziale, agevolata e convenzionata»), per l'attuazione del piano delle aree da destinare ad insediamenti produttivi (PIP) non comporta la qualificazione delle aree in esso perimetrate come "zone bianche" (ossia prive di una specifica disciplina urbanistica efficace), fermo restando quanto già attuato e potendo il Comune adottare un nuovo piano per completare l'assetto urbanistico.

Consiglio di Stato, sezione II, 6 agosto 2026, n. 6409

Edilizia e urbanistica: la perdita di efficacia del permesso di costruire per mancato inizio o mancata ultimazione dei lavori nel termine stabilito dev'essere accertata e dichiarata con un provvedimento formale del competente organo comunale

In tema di edilizia e urbanistica, la perdita di efficacia del permesso di costruire per mancato inizio o mancata ultimazione dei lavori nel termine stabilito dev'essere accertata e dichiarata con un provvedimento formale del competente organo comunale, previa istruttoria e, di regola, nel contraddittorio col privato interessato, trattandosi di un atto dichiarativo e vincolato, che presuppone l'accertamento dei relativi presupposti normativi e fattuali; in mancanza di tale accertamento, il titolo edilizio deve considerarsi vigente, salvo i casi in cui l'effetto decadenziale discenda direttamente dalla legge in maniera del tutto automatica e senza alcun margine di apprezzamento.

Consiglio di Stato, sezione IV, 5 agosto 2026, n. 6348