Cittadinanza: il diniego della cittadinanza italiana non può basarsi sul mero fatto che lo straniero ha un precedente penale
È illegittimo il diniego di concessione della cittadinanza italiana basato sul mero fatto che lo straniero ha commesso un reato [nel caso di specie, falsità ideologica in atto pubblico (art. 483 c.p.)], tanto più ove questo sia risalente nel tempo e di scarso disvalore sociale, senza che l'Amministrazione abbia contestualizzato l'accaduto all'interno di una più ampia e bilanciata disamina che tenga conto dei legami familiari dell'interessato, della sua attività lavorativa, del suo reale radicamento nel territorio e della sua condotta complessiva, la quale, per quanto non totalmente irreprensibile sul piano morale, deve comunque mostrare una convinta adesione ai valori fondamentali del nostro ordinamento. ● V. anche, in questa Rivista: CdS, sez. III, sentt. nn. 2014/2025, 7716/2024 e 1837/2019; TAR Lazio, sez. V-bis, sent. n. 14165/2024; sez. I-ter, sent. n. 12147/2021.
Consiglio di Stato, sezione III, 1° dicembre 2025, n. 9443
Appalti pubblici: il principio di tassatività delle cause di esclusione vale soltanto per i requisiti di ordine generale
In tema di procedure per l'affidamento di contratti pubblici: 1) il principio di tassatività delle cause di esclusione ex art. 10 del d.lgs. 31 marzo 2023, n. 36 («Codice dei contratti pubblici in attuazione dell'articolo 1 della legge 21 giugno 2022, n. 78, recante delega al Governo in materia di contratti pubblici»), opera soltanto per i requisiti generali, e non anche per quelli speciali; 2) il termine per l'integrazione documentale assegnato dalla stazione appaltante all'operatore economico a seguito dell'attivazione del soccorso istruttorio ha natura perentoria.
Consiglio di Stato, sezione V, 26 novembre 2025, n. 9313
Responsabilità amministrativa: l'amministratore di sostegno che commette peculato in danno della persona assistita lede l'immagine del Ministero della giustizia
In tema di responsabilità amministrativa, il danno all'immagine non si verifica solo quando l'Amministrazione abbia dovuto sostenere spese per porvi rimedio, né la relativa quantificazione si esaurisce nelle stesse, configurandosi ogniqualvolta l'aspettativa di legalità, imparzialità e correttezza che il cittadino e gli appartenenti all'ente pubblico si attendono dall'apparato sia compromessa dall'illecito comportamento dei suoi agenti (fattispecie riguardante un'amministratrice di sostegno condannata per aver commesso il delitto di peculato in danno del proprio assistito). ● V. anche, in questa Rivista: Corte dei conti, sez. II centr. app., sent. n. 131/2025; s.g. Lombardia, sentt. nn. 101 e 67/2023.
Corte dei conti, s.g. Sardegna, 7 gennaio 2026, n. 4
Ordinamento penitenziario: l'impossibilità per il condannato di svolgere attività lavorativa non osta ex se all'affidamento in prova al servizio sociale
In tema di affidamento in prova al servizio sociale [art. 47 l. 26 luglio 1975, n. 354 («Norme sull'ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà»)], l'impossibilità per il condannato di svolgere attività lavorativa per ragioni di età o di salute non osta alla concessione della misura alternativa alla detenzione, ove sussistano altri elementi idonei a fondare il giudizio prognostico favorevole al suo reinserimento sociale.
Corte di cassazione, sezione I penale, 7 novembre 2025, n. 38163 (dep. 24 novembre 2025)
Divorzio: la finalità assistenziale dell'assegno divorzile accordato a uno dei coniugi non priva quest'ultimo del diritto a una quota del TFR dell'altro coniuge
Ai sensi dell'art. 12-bis della l. 1° dicembre 1970, n. 898 («Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio»), il diritto del coniuge beneficiario dell'assegno divorzile a percepire una quota del trattamento di fine rapporto (TFR) spettante all'altro coniuge sussiste anche nell'ipotesi in cui detto assegno sia stato accordato in funzione assistenziale, e non compensativo-perequativa.
Corte di cassazione, sezione I civile, 17 dicembre 2025, n. 32910
Procedura civile: la mancata notifica dell'appello incidentale all'appellato rimasto contumace integra una nullità relativa che può essere fatta valere soltanto da quest'ultimo, costituendosi o impugnando la sentenza
In tema di procedura civile, qualora una delle parti raggiunte dalla notificazione dell'appello principale rimanga contumace, l'eventuale proposizione da altro appellato di un appello incidentale anche nei confronti della parte rimasta contumace, sostanziandosi in una nuova domanda (d'impugnazione) nei confronti pure di detta parte rimasta contumace, prefigura l'applicazione, non già degli artt. 331 o 332 c.p.c., bensì dell'art. 292 c.p.c. (ancorché l'art. 343 c.p.c. preveda soltanto che la proposizione di un appello incidentale debba avvenire col deposito tempestivo della comparsa di risposta, e non altresì la sua notificazione), atteso che gli artt. 331 o 332 c.p.c. concernono unicamente le situazioni nelle quali un'impugnazione è proposta senza coinvolgere una parte di una causa inscindibile o scindibile; sicché, in tale ipotesi, la notificazione dell'appello incidentale dev'essere ordinata dal giudice al solo scopo di portare l'impugnazione incidentale a conoscenza del contumace, ossia del soggetto che è già parte nel processo introdotto dall'impugnazione principale, dovendo ritenersi estesa l'impugnazione incidentale anche nei confronti della parte che, essendo convenuta nel processo, ha scelto di rimanere contumace.
Corte di cassazione, sezione III civile, 10 dicembre 2025, n. 32075
Edilizia residenziale pubblica: è incostituzionale la normativa della Regione Toscana che, ai fini delle graduatorie per l'assegnazione degli alloggi, attribuisce punteggi crescenti in base agli anni di stanzialità sul territorio dei richiedenti
È incostituzionale - per violazione dell'art. 3 Cost. - la normativa della Regione Toscana (l. 2/2019) che, ai fini della formazione delle graduatorie per l'assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica, attribuisce punteggi crescenti a seconda della durata della residenza o dell'attività lavorativa sul territorio dei soggetti richiedenti.
Corte costituzionale, 8 gennaio 2026, n. 1
Concorsi pubblici: legittima l'esclusione del candidato che non ha chiuso la "busta piccola"
In tema di concorsi pubblici, è legittima l'esclusione del candidato che abbia omesso di sigillare con l'apposita striscia adesiva la busta piccola, recante i suoi dati anagrafici, inserita nella busta grande contenente l'elaborato scritto da lui redatto, integrando tale condotta una violazione del principio dell'anonimato, la quale non è sanabile per mezzo del soccorso istruttorio.
Consiglio di Stato, sezione VI, 25 novembre 2025, n. 9213
Pubblica sicurezza: non è illegittima la circolare del Ministero dell'interno del 18 novembre 2024 che obbliga i gestori di strutture ricettive a identificare de visu le persone ospitate
Non è illegittima la circolare del Ministero dell'interno, Dipartimento della pubblica sicurezza, 18 novembre 2024, prot. n. 38138, che, sulla base dell'art. 109 del r.d. 18 giugno 1931, n. 773 («Approvazione del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza»), impone ai gestori di strutture ricettive l'obbligo di identificare de visu le persone ivi ospitate, vietando così il check-in da remoto. ● La decisione riforma TAR Lazio, sez. I-ter, sent. n. 10210/2025, in questa Rivista.
Consiglio di Stato, sezione III, 21 novembre 2025, n. 9101
Processo amministrativo: il ricorso elettorale non può avere natura esplorativa
In tema di processo amministrativo, è inammissibile il ricorso elettorale che, attraverso la denuncia del tutto generica e non sorretta da alcun principio di prova di errori o irregolarità nelle operazioni di spoglio dei voti o nella relativa verbalizzazione, miri ad ottenere un riesame complessivo dell'esito della consultazione, assumendo così natura esplorativa. ● V. anche, in questa Rivista, ex plurimis: CdS, sez. II, sent. n. 6182/2024, e sez. III, sent. n. 1249/2020; CGARS, sentt. nn. 731/2024 e 380/2020; TAR Emilia-Romagna, sez. II, sent. n. 1077/2025; TAR Lazio, sez. II-bis, sent. n. 1470/2022; TAR Sicilia, Catania, sez. III, sent. n. 3319/2023.
TAR Marche, sezione II, 19 dicembre 2025, n. 1062
Appalti pubblici: l'eccessiva durata del subprocedimento di verifica dell'anomalia dell'offerta inficia la gara
In tema di procedure per l'affidamento di contratti pubblici, l'irragionevole dilatazione temporale del subprocedimento di verifica dell'anomalia dell'offerta integra un autonomo vizio di legittimità della gara, per violazione degli artt. 3, 41 e 97 Cost. e degli artt. 1 e 110 del d.lgs. 31 marzo 2023, n. 36 («Codice dei contratti pubblici in attuazione dell'articolo 1 della legge 21 giugno 2022, n. 78, recante delega al Governo in materia di contratti pubblici»).
TAR Veneto, sezione II, 15 dicembre 2025, n. 2387
Appalti pubblici: negli affidamenti di servizi alla persona non è ammesso l'avvalimento
In tema di procedure per l'affidamento di contratti pubblici, negli appalti di servizi alla persona non trova applicazione l'istituto dell'avvalimento, non figurando l'art. 104 del d.lgs. 31 marzo 2023, n. 36 («Codice dei contratti pubblici in attuazione dell'articolo 1 della legge 21 giugno 2022, n. 78, recante delega al Governo in materia di contratti pubblici»), fra le disposizioni richiamate dall'art. 128 del medesimo decreto legislativo.
TAR Emilia-Romagna, sezione II, 12 dicembre 2025, n. 1564
Giurisdizione: sull'annotazione nel PRA di una dichiarazione resa dal proprietario di un veicolo (come quella di perdita di possesso) decide il giudice ordinario
Appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario la controversia riguardante l'annotazione nel pubblico registro automobilistico, gestito dall'ACI, di una dichiarazione (nella fattispecie, di perdita di possesso) resa dal proprietario di un veicolo, non costituendo detta annotazione un atto di esercizio del potere amministrativo e trovando applicazione il procedimento, avente natura di volontaria giurisdizione non contenziosa, disciplinato dall'art. 40 del r.d. 29 luglio 1927, n. 1814 («Disposizioni di attuazione e transitorie del R. decreto-legge 15 marzo 1927, n. 436, concernente la disciplina dei contratti di compra-vendita degli autoveicoli e l'istituzione del pubblico registro automobilistico presso le sedi dell'Automobile Club d'Italia»).
TRGA Trentino-Alto Adige, Trento, 9 dicembre 2025, n. 188
Diritto di accesso: la richiesta ostensiva che fa espresso riferimento alla sola l. 241/1990 non è riqualificabile in sede di giudizio come istanza di accesso civico ex d.lgs. 33/2013
In tema di accesso ai documenti amministrativi, l'istanza ostensiva che faccia espresso riferimento alla sola disciplina dell'accesso documentale dev'essere valutata, da parte sia dell'amministrazione sia del giudice amministrativo adito ex art. 116 c.p.a., esclusivamente alla luce della disciplina di cui alla l. 7 agosto 1990, n. 241 («Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi»), e non anche di quella dettata dal d.lgs. 14 marzo 2013, n. 33 («Riordino della disciplina riguardante il diritto di accesso civico e gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni»), dovendosi escludere la possibilità di una riqualificazione del titolo giuridico dell'istanza stessa. ● V. anche CdS, ad. plen., sent. n. 10/2020, e sez. IV, sent. n. 10275/2022, entrambe in questa Rivista.
TAR Lombardia, sezione IV, 4 dicembre 2025, n. 3957
Giurisdizione: sulle controversie riguardanti accordi tra pubbliche amministrazioni insorte per mere questioni patrimoniali decide il giudice ordinario
Appartengono alla giurisdizione del giudice ordinario le controversie riguardanti accordi tra pubbliche amministrazioni, ove insorte per mere questioni di natura patrimoniale. ● V. anche TAR Lombardia, sez. I, sent. n. 1728/2024, in questa Rivista.
TAR Sardegna, sezione II, 1° dicembre 2025, n. 1074
Appalti pubblici: affinché possa limitarsi l'ostensione a un'impresa concorrente di atti e documenti tecnici della controinteressata aggiudicataria, non è sufficiente che questa ne affermi la generica attinenza al proprio know-how
In tema di accesso ai documenti amministrativi nell'ambito delle procedure per l'affidamento di contratti pubblici: a) affinché possa limitarsi l'ostensione a un'impresa concorrente di atti e documenti tecnici della controinteressata aggiudicataria, non è sufficiente che questa ne affermi in modo generico l'attinenza al proprio know-how, ma occorre che sussista una informazione specificatamente individuata, la quale sia suscettibile di sfruttamento economico, in grado di garantire un vantaggio concorrenziale all'operatore nel mercato di riferimento, e presenti effettivi e comprovabili caratteri di segretezza oggettiva; b) allorché un operatore economico si opponga all'accesso al dichiarato scopo di tutelare propri segreti tecnici o commerciali, l'effettiva esistenza di questi dev'essere autonomamente e motivatamente valutata dall'Amministrazione alla luce dell'art. 98 del d.lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 («Codice della proprietà industriale, a norma dell'articolo 15 della legge 12 dicembre 2002, n. 273»). ● V. anche, in questa Rivista: CGUE, quarta sezione, sent. 17 novembre 2022, causa C-54/21; CdS, sez. V, sent. n. 2384/2025; TAR Lazio, sez. I-quater, sent. n. 3811/2024; TAR Piemonte, sez. II, sent. n. 1271/2025; TAR Puglia, sez. II, sent. n. 1005/2024; TAR Veneto, sez. I, sent. n. 2605/2024.
TRGA Trentino-Alto Adige, Bolzano, 27 novembre 2025, n. 314
Turismo: non è incostituzionale la normativa della Toscana in materia di rifugi escursionistici e di affittacamere e B&B
Non sono fondate le questioni di legittimità costituzionale - promosse dal Presidente del Consiglio dei ministri in riferimento a varî parametri - della normativa della Regione Toscana (l. 7/2025) in materia di rifugi escursionistici e di affittacamere e bed and breakfast.
Corte costituzionale, 30 dicembre 2025, n. 218
Procedura penale: inammissibili, per difetto di rilevanza, le questioni di costituzionalità dell'art. 282-bis, comma 6, ultimo periodo, c.p.p. (braccialetto elettronico) sollevate dal Tribunale di Napoli
Sono inammissibili, per difetto di rilevanza, le questioni di legittimità costituzionale - sollevate dal Tribunale di Napoli in riferimento agli artt. 3, 13, primo comma e 27, secondo comma, Cost. - dell'art. 282-bis, comma 6, ultimo periodo, c.p.p., come novellato dall'art. 12, comma 1, lett. c), n. 3), della l. 24 novembre 2023, n. 168 («Disposizioni per il contrasto della violenza sulle donne e della violenza domestica»), là dove prevede l'obbligo di disporre l'applicazione, anche congiunta, di ulteriori misure cautelari, nel caso di accertata infattibilità tecnica della sorveglianza elettronica.
Corte costituzionale, 30 dicembre 2025, n. 217
Previdenza: non è incostituzionale l'art. 69 l. 153/1969, là dove consente il pignoramento delle pensioni per il recupero di indebite prestazioni od omesse contribuzioni
Non sono fondate le questioni di legittimità costituzionale - sollevate dal Tribunale di Ravenna in riferimento agli artt. 3 e 38, secondo comma, Cost. - dell'art. 69 della l. 30 aprile 1969, n. 153 («Revisione degli ordinamenti pensionistici e norme in materia di sicurezza sociale»), là dove consente all'INPS di pignorare le pensioni, nei limiti di un quinto del loro ammontare e ferma restando la salvaguardia del trattamento minimo pensionistico, al fine di recuperare i crediti derivanti da indebite prestazioni od omesse contribuzioni.
Corte costituzionale, 30 dicembre 2025, n. 216
Adozione di maggiorenni: inammissibili le questioni di costituzionalità dell'art. 291, comma 1, c.c., là dove preclude l'adozione di maggiorenni a coloro che hanno figli minori
Sono inammissibili, poiché «la pronuncia richiesta a questa Corte eccede la sfera dei suoi poteri», le questioni di legittimità costituzionale - sollevate dal Tribunale di Civitavecchia in riferimento agli artt. 2, 3 e 117, primo comma, Cost., quest'ultimo in relazione all'art. 8 CEDU - dell'art. 291, comma 1, c.c., là dove non prevede che il giudice possa dichiarare l'adozione del maggiorenne pur in presenza di figli minori dell'adottante, qualora non ravvisi pregiudizio per costoro.
Corte costituzionale, 30 dicembre 2025, n. 215